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Archivio ultimi post:

postato il 26 maggio 2015 da | in "Esteri"

Isis e migranti: ospite di Uno mattina

Nello spazio di approfondimento politico di Rai1, rispondo alle domande di Franco Di Mare

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postato il 25 aprile 2015 da | in "Esteri"

Pier Ferdinando Casini a Yerevan nel 100° anniversario del genocidio armeno: “Ma non alziamo steccati contro la Turchia. L’Italia vuole il dialogo”

yerevanL’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

“La memoria della tragedia armena e delle responsabilità turco-ottomane non può paralizzarci nel passato. Ma serva anche da sprone per il dialogo tra Europa e Ankara”; sostiene il Presidente della Commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini, che guida la delegazione italiana a Yerevan.

Anche per l’Italia quello armeno 100 anni fa fu chiaramente un genocidio?
“Non abbiamo problemi a sostenerlo. Venne testimoniato con una risoluzione del parlamento italiano agli inizi degli anno Duemila. E oggi lo ripetiamo con forza in un mondo in cui le persecuzioni e i genocidi si moltiplicano. Penso al Boko Haram in Africa, ai cristiani perseguitati in Medio Oriente. Voglio essere chiaro: in Italia non c’è spazio per il negazionismo. Ma il nostro Paese per cultura e vocazione vuole il dialogo, incluso quello tra armeni e turchi, nella convinzione che la ricerca della verità storica non sia da impedimento e cancelli piuttosto i peccati di omissione”. [Continua a leggere]

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postato il 19 aprile 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Migranti: blocco navale per fermare i trafficanti

Il rapporto Jihad-barconi è acclarato, equiparare gli scafisti ai terroristi

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L’intervista di Claudio Marincola a Pier Ferdinando Casini, pubblicata su “Il Messaggero”

Non c’è più un minuto da perdere. Le aggressioni in mare, l’esodo ininterrotto verso le nostre coste, destinato ad crescere con l’avvicinarsi della stagione estiva, impongono all’Italia interventi immediati. La contaminazione tra immigrazione e terrorismo è ormai un dato di fatto. Dinanzi al nuovo scenario e alle infiltrazioni jihadiste, i richiami all’Europa e al principio delle responsabilità condivise servono ma non bastano più. Il confronto con l’inviato dell’Onu Bernardino Leon e il tentativo di formare un governo libico deve proseguire. Ma se non si realizza va attuato un piano B, autorizzato dall’Onu, per predisporre un blocco navale in grado di arrestare il traffico criminale di esseri umani. Per Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, il tempo del “buonismo” é finito.

L’Italia non può contare sull’Europa. Ma da sola ce la può fare?
«I viaggi si moltiplicheranno e noi rischiamo di rimanere impotenti davanti a un esodo di migliaia e migliaia di immigrati. Dobbiamo continuare a richiamare l’Europa alle sue responsabilità ma senza farci soverchie illusioni. Il rapporto tra il terrorismo jihadista e i barconi è acclarato. La Jihad riceve soldi, c’è un flusso finanziario, un business in cui probabilmente saranno coinvolti molti europei e qualcuno magari con la carta d’identità italiana. È un problema che si riversa su di noi ma riguarda l’Europa che è la destinazione finale. Gli scafisti lavorano perché i gruppi estremisti gli consentono di lavorare».

La saldatura tra terrorismo e “scafismo” è un dato di fatto. Come si contrasta?
«Dobbiamo usare verso i trafficanti di morte lo stesso pugno di ferro che la coalizione anti-Isis usa nei confronti dei terroristi e dello jihadismo. Non dobbiamo lasciarci intimorire dal loro gioco. Un gioco cinico, una speculazione orribile sulla disperazione di migliaia di persone che vengono imbarcate spesso in condizione avverse, su barche che possono fare solo qualche miglio. Cercano le disgrazie in mare. Vogliono giocare sullo spirito di compassione che il mondo civile ha per spingerci a provvedimenti che alla fine a loro possono far comodo. Mi spiego: sono fiero di Mare nostrum, sono convinto che è stata una operazione di cui essere orgogliosi ma anche che questi criminali l’hanno usata a loro fini per moltiplicare gli utili e gli sbarchi».

Se l’immigrazione si farà sempre più “aggressiva”, se si ripeteranno gli atti di pirateria le regole d’ingaggio risulteranno sempre più inadeguate.
«Dobbiamo fare due cose. Primo lavorare accanto a Bernardino Leon per arrivare ad un governo che ci dia la possibilità di interlocuire con uno Stato. Perché questo stato libico ora non c’è. Secondo, se questo non fosse possibile, avere un piano B pronto. Farsi autorizzare una blocco navale nelle acque territoriali libiche con una delibera dell’Onu che ci consenta di stroncare questo traffico sul nascere. E dirò di più: dobbiamo distruggere le barche anche in territorio libico. La vicende del peschereccio di Mazara del Vallo assaltato proprio l’altro giorno da una “strana” motovedetta dimostra che sono a corto di barche, che si fingono poliziotti libici e cercano di confiscarle per continuare le spedizioni».

Come valuta presidente l’incontro tra Renzi e Obama e la scelta di non parlare dell’utilizzo dei droni?
«Il feeling tra Renzi e Obama è molto importante per il nostro presidente del Consiglio e anche per il nostro Paese. Rafforza un legame tradizionale determinante per l’Italia. Il fatto che non si sia parlato dei droni e non si siano dati dettagli sull’intervento in Libia lo trovo più che naturale. I droni si mandano, non si annunciano! È chiaro che gli americani per questioni geopolitiche hanno un interesse molto minore rispetto a qualche decennio fa. E questo aumenta le nostre responsabilità».

Tanto più che l’Europa ci sta lasciando soli. E forse è arrivato il momento di prenderne atto piuttosto che ripeterlo all’infinito.
«Non c’è dubbio che l’Europa ci stia lasciando da soli. E sono curioso di vedere cosa succederà lunedì prossimo nel consiglio dei ministri degli esteri europei presieduto da Federica Mogherini. Temo però che non si vada oltre. Siamo soli, e proprio per questo dobbiamo avere le idee chiare e procedere con azioni mirate».

Sembra che lei non si aspetti molto dal vertice.
«Non mi aspetto molto perché ho partecipato a decine di incontri parlamentari in cui si parla molto dell’Ucraina e poco della Libia. Sembra quasi che se ne parli per fare una cortesia a noi. Dal Mediterraneo nei prossimi anni potranno venire grandi potenzialità di sviluppo economico per l’Europa o problemi irrisolvibili, esportazione dello jihadismo, se non addirittura insediamenti di stati terroristici. Sta a noi scegliere cosa vogliamo e intervenire in tempo».

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postato il 17 aprile 2015 da | in "Esteri"

Libia: mano pesante contro i trafficanti, sono uguali ai terroristi

QNL’intervista di Alessandro Farruggia a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “QN”

«Serve una doppia via per uscire dalla crisi che dalla Libia si riverbera sul Mediterraneo. Dialogo politico per giungere ad un governo di unità nazionale a Tripoli e interventi decisi contro i trafficanti di esseri umani, che vanno parificati al terrorismo». E’ netta la posizione di Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.

Presidente Casini, come si può pacificare la Libia se tutti non collaborano al successo dei negoziati di Rabat?
«I negoziati sponsorizzati dall’Onu non hanno alternativa. E tutte le parti devono farsene una ragione. Abbiamo bisogno di un governo di unità nazionale in Libia per poter avere uno Stato con cui fare accordi per stroncare il terrorismo jihadista da un lato e il traffico di esseri umani dall’altro. Noi non crediamo affatto alla possibilità di una prevalenza delle forze di Tobruk o del governo islamista di Tripoli. L’idea che a volte gli egiziani esprimono che la Libia possa essere normalizzata da Tobruk è fuori dalla realtà. Senza un accordo con le forze islamiste di Tripoli e con le principali tribù la Libia non avrà pace».

Il premier di Tobruk, Al Thani, visto il nostro no ad armarlo, si è rivolto a Mosca.
«Le armi possono essere date ma solo dopo un accordo tra le fazioni in lotta e a quel punto la creazione di un esercito unitario può servire a combattere il jihadismo che si annida tra Derna e Sirte. Non si può prescindere da un governo di unità nazionale. E credo che questo sia chiaro anche a Mosca».

Con un governo si potrebbe pensare, su mandato Onu, all’invio di un contingente militare con truppe anche italiane? [Continua a leggere]

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postato il 15 aprile 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Turchia: da Italia porte aperte, ma debito ricordare armeni

L’intervista ai microfoni del Tg5 a cura di Guido del Turco

Le parole di Erdogan su Papa Francesco? Sono inaccettabili. Per noi è una cosa triste perchè siamo amici della Turchia, ma vogliamo che la verità non venga mai manomessa; la storia parla chiaro.
Per Salvini Istanbul è indegna di entrare in Europa? Dal suo punto di vista oggi è il momento giusto per fare questa affermazione e giocare sullo stato d’animo della gente. Ma noi dobbiamo guardare avanti e pensare agli interessi italiani e a quelli europei: la Turchia è un Paese membro della Nato ed è un bastione fondamentale contro l’estremismo islamico, a due passi dall’Isis. Da Berlusconi a Prodi, tenere le porte aperte per l’ingresso della Turchia nell’Ue è stata la linea comune del nostro Paese.

 

 

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postato il 15 aprile 2015 da | in "Esteri"

Casini: «La deriva islamica? Colpa della Ue»

Il presidente della commissione Esteri del Senato: l’incoerenza di Bruxelles ha frustrato la Turchia

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Anna Maria Greco a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Il Giornale”

Il Papa condanna il genocidio armeno e la Turchia lo accusa di discriminazione, mentre il governo italiano parla con voci discordanti.
«Credo – risponde Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato – che bisogna fare i conti con la storia degli ultimi 20 anni, prima di parlare di fatti di cent’ anni fa. Nessun Paese come l’Italia può vantare una posizione limpida verso la Turchia. Si sono alternati governi di destra e di sinistra, ci sono stati Prodi e Berlusconi a Palazzo Chigi, ma sempre ha tenuto le porte aperte alla Turchia per favorire le sue prospettive di adesione all’Europa. E questo per tre motivi: perché è un grande Paese della Nato, è un importante bastione contro il terrorismo e l’Isis, e un mercato dove i nostri investitori operano con successo. L’Europa, invece, non ha avuto la stessa coerenza. Francia e Germania hanno appoggiato a intermittenza le richieste d’ integrazione turche, provocando una frustrazione in tutta la classe dirigente di quel Paese. Ciò ha portato a un riflusso, verso la deriva islamica».

Vuol dire che la posizione dura della Turchia nella vicenda armena nasce anche da colpe europee?
«Ricordo il primo Erdogan, che bussava alle porte d’Europa. Solo quando le ha trovate chiuse ha pensato di giocarsi la partita della leadership nel mondo islamico, anche scommettendo sui Fratelli musulmani e sponsorizzando la svolta egiziana di Morsi, finita come sappiamo. Erdogan non ha grandi possibilità, visto che quel mondo è polarizzato, da un lato, su Egitto e Arabia Saudita e, dall’altro, sull’Iran, ma questa sua ambizione ha fatto allentare i rapporti con l’Europa. Oggi l’atteggiamento della Turchia nella lotta all’Isis è assai tiepido e questo non ci giova ». [Continua a leggere]

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postato il 1 aprile 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Ospite di Punto Europa

Allo spazio di approfondimento politico di Rai Parlamento parlo di emergenza sbarchi e di lotta al terrorismo.

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postato il 31 marzo 2015 da | in "Esteri"

Italia-Vietnam: Casini incontra Ministro Esteri Pham Binh Minh

Amoruso e Farina nella delegazione, focus su Partenariato strategico ed Expo
IMG_4729La delegazione italiana guidata da Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, e composta dal Sen. Francesco Amoruso (FI) e dall’On. Gianni Farina (PD), ha incontrato ad Hanoi il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri della Repubblica Socialista del Vietnam, Pham Binh Minh.

Al centro dei colloqui il negoziato in corso per la definizione del nuovo Piano d’Azione 2015-2016 del Partenariato Strategico tra Italia e Vietnam e l’Accordo di partenariato e cooperazione (PCA) in tema di lotta al terrorismo, sviluppo sostenibile e diritti umani, già approvato al Senato e in via di ratifica definitiva alla Camera dei Deputati. Oltre a un focus sul rafforzamento delle relazioni economiche tra i due Paesi, in apertura d’incontro un approfondimento su sviluppo sostenibile, tema al centro della 132° Assemblea dell’Unione Interparlamentare (UIP), e sulla prossima presenza vietnamita all’Expo di Milano.

Precedentemente la delegazione si era recata presso il Dipartimento di Studi Cinesi dell’Accademia Vietnamita di Scienze Sociali per un approfondimento con il Direttore Do Triem Sam sulla situazione nel Mare Cinese Meridionale.

 

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postato il 30 marzo 2015 da | in "Esteri"

Uip: bilaterale Italia-Siria su Isis e terrorismo

Colloqui anche su liberta’ religiosa e necessita’ dialogo tra Assad e forze opposizione

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Incontro bilaterale questa mattina ad Hanoi, a margine della 132ª Assemblea dell’Unione Interparlamentare (UIP), tra la delegazione italiana composta da Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato; Francesco Amoruso, presidente onorario dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo (PAM) e l’on. Gianni Farina e quella siriana, guidata dal Presidente del Parlamento, Mohamed Jihad Lahham.

Al centro del colloquio la sfida dell’Isis e del terrorismo; la difesa della liberta’ religiosa, con particolare riferimento alle minoranze cristiane dell’area mediorientale, e la necessita’, sottolineata da parte italiana, che il Presidente Assad realizzi un serio dialogo con le forze di opposizione attualmente impegnate nella lotta contro il regime.

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postato il 30 marzo 2015 da | in "In evidenza"

Ipu 132: Sviluppo sostenibile, passare dalle parole ai fatti

FullSizeRenderL’intervento in plenaria alla 132ª Assemblea dell’Unione Interparlamentare (UIP)

Hanoi (Vietnam), 30 marzo 2015 – “La Terra del terzo millennio – con i suoi nuovi meccanismi socio-economici, con le sue diverse dinamiche del lavoro e della definizione di modelli di sviluppo –ha bisogno di un profondo ripensamento, di un nuovo sforzo culturale che tenga conto di esigenze di sostenibilità ignoratefino a pochi anni fa.
Nel 1950 gli abitanti della terra erano 2 miliardi e mezzo, oggi sono triplicati, sono oltre 7 miliardi ed una quantità sempre maggiore di popolazione mondiale pretende migliore qualità di vita, che comporta accresciuti consumi energetici e alimentari. La Terra è la stessa di 65 anni fa, e sarà la stessa anche fra 35 anni quando saremo 10 miliardi.

Oggi il superamento del concetto di inesauribilità e’ ormai un convincimento diffuso. Bisogna limitare il consumo di risorse naturali, produrre diversamente, recuperare e riciclare quanto più possibile i materiali, viaggiare con mezzi alimentati da energia autoprodotta e rinnovabile. Questi obiettividevono essere alla base delle scelte del legislatorein tutto il mondo;le assemblee nazionali rappresentano gli attori principali del cambiamento sostenibile.
L’esauribilita’ delle risorse energetiche e quella del territorio hanno bisogno di una risposta globale; il terzo millennio impone questo cambio di prospettiva.
Ripensare le attività umane in chiave di “costruire e vivere sostenibile” significa dunqueimprimere un forte cambio di passo.
La sfida che stiamo affrontando in questa antica e vasta assemblea e’ proprio questa: passare dalle parole ai fatti; rendere la sostenibilità ambientale e sociale come pre-condizione delle attività economiche e delle scelte politiche.

La sostenibilità ruota attorno adue elementi fondamentali, energia e cibo, che sono anche i temi dell’EXPO 2015 che si aprirà in Italia a Milano il primo maggio e a cui speriamo che vogliate partecipare in gran numero.
Ma entrambi gli elementi sono condizionati da un terzo elemento la cui gestione è importantissima e strategica per costruire un modello di sviluppo sostenibile: l’acqua, anch’essa oggetto qui della nostre riflessioni e delle nostre proposte d’azione.
L’accesso all’acqua potabile e’ entrato a far parte dei diritti umani che noi siamo chiamati a tutelare. Trascurarne la salvaguardia avrebbe inimmaginabili ricadute sulla possibilità di nutrimento di ampie fasce di popolazione, innescando tensioni socio-economiche, guerre, cosi’ come e’ stato tante volte nel corso della storia – anche recentissima – e finendo persino per diventare mezzonon convenzionale di offesa bellica, come ad esempio in Irak dove gli attacchi dell’ISIS puntano al controllo delle dighe perché dal controllo dell’acqua discende il potere su quella regione.
Bisogna dunque difendere le risorse idriche esistenti, razionalizzarne l’uso, creare moderne infrastrutture per la loro distribuzione a fini irrigui e potabili e dall’altro proteggere le isole, le città costiere e lungo i fiumi dall’innalzamento dei livello dei mari ma anche dagli eventi meteorologici estremi che causano alluvioni e inondazioni: occorre difendere l’acqua, ma anche proteggersene.
Acqua ed energia: è su questi campi che si gioca la partita principale della sostenibilita’ ambientale perché il modello di sviluppo del pianeta dipende dal modo in cui nei prossimi anni gestiremo queste risorse.

Sono convinto che il negoziato internazionale sui cambiamenti climatici, che speriamo ci porti a Parigi nel dicembre prossimo alla firma di un accordo sottoscritto da tutti, sara’ il luogo in cui si decide una buona parte di quello che sarà il futuro socio-economico del pianeta.
Ma se i governi hanno le proprie responsabilita’, altrettanto i Parlamenti hanno il dovere di esercitare la propria funzione legislativa svolgendo una azione di stimolo e di indirizzo politico a garanzia e presidio dell’esercizio dei diritti dei cittadini di cui noi siamo prima espressione, valorizzando e traducendo in norme le best practises ambientali e industriali; richiamando gli stake holders ad armonizzare la produzione mondiale alla luce del concetto di sostenibilita’.
A una così rapida intensificazione delle relazioni economiche internazionali; a una globalizzazione consolidata e strutturata, deve corrispondere una linea di indirizzo che solo i parlamenti, in coordinamento tra loro, possono assicurare. Si tratta di un esercizio di responsabilità a cui evidentemente non possiamo sottrarci perche’ chiama direttamente in causa la nostra responsabilita’ verso le giovani generazioni”.

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postato il 29 marzo 2015 da | in "Esteri"

Vietnam: incontro con l’arcivescovo di Hanoi

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Questa mattina Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, e il Sen. Francesco Amoruso (FI) hanno incontrato l’Arcivescovo di Hanoi, Card. Pierre Nguyen Van Nhon. Al centro dell’incontro, avvenuto presso l’Arcivescovado della capitale vietnamita, il tema della libertà religiosa, con riferimento a quella educativa e sanitaria.
Il Vietnam è la nazione dove vive la seconda comunità cattolica più numerosa del Sud Est asiatico, dopo le Filippine, e rappresenta il 10% della popolazione del Paese.

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postato il 26 marzo 2015 da | in "Esteri"

Vietnam: Casini in missione ad Hanoi per Uip

A Ho Chi Min City incontra Presidente della Municipalità e imprenditori

imagePier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, ha guidato una delegazione all’incontro con il Presidente della Municipalità di Ho Chi Minh City, Le Hoang Quan. Successivamente, presso il Consolato d’Italia, ha partecipato a un confronto con i rappresentanti del mondo produttivo, commerciale e manifatturiero per fare il punto sullo stato della presenza imprenditoriale nazionale in Vietnam e sugli strumenti a supporto della promozione del Made in Italy.

Da sabato 28 marzo, Pier Ferdinando Casini sarà a capo di una delegazione, composta fra gli altri dall’on. Gianni Farina e dal sen. Francesco M. Amoruso, che rappresenterá l’Italia alla 132esima Assemblea dell’Unione Interparlamentare che si svolgerà fino all’1 aprile ad Hanoi.

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postato il 25 marzo 2015 da | in "Esteri"

Vietnam: Casini a firma memorandum per collaborazione industriale e accademica

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Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, è intervenuto all’Università di Tecnologia ed Ingegneria di Ho Chi Min City (HCMUTE) in occasione della firma del protocollo d’intesa “DAN S.T.A.R.” tra il Centro di ricerca e il Gruppo Danieli. Il memorandum nel settore della collaborazione industriale e accademica è stato siglato alla presenza del Console generale d’Italia, Carlotta Colli, del Direttore dell’Ice, Bruna Santarelli, e del Presidente della Camera di Commercio, Michele D’Ercole, e si inserisce nell’ambito della partnership strategica tra Italia e Vietnam.

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postato il 25 marzo 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Libia: “Dobbiamo impedire la scissione, darebbe spazio all’Is”

casini1L’intervista di Vincenzo Nigro a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Repubblica”

«L’ idea che Tobruk da sola sia in grado di pacificare, di controllare la Libia è una fuga dalla realtà, un sogno pericoloso. Fra l’altro i libici non accetteranno mai degli stranieri, come gli egiziani, come dominus del loro processo di pace. Per cui c’è una sola via d’uscita: con le buone o con le cattive i libici devono negoziare fra loro l’accordo politico che le Nazioni Unite stanno provando faticosamente a raggiungere».
Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, è in partenza per il Vietnam. Ma il primo tema di cui si occupa in questi giorni è la crisi libica. «Quella che si sta svolgendo in Libia è una guerra per procura. Non ci sono due fronti definiti e individuabili, non c’è per esempio un fronte liberale, filo-occidentale, una alleanza da sostenere per la stabilizzazione del Paese. Così come non c’è un fronte unico integralista, unico portatore di terrorismo contro cui schierarsi. L’unico sostegno dobbiamo darlo alle forze che mirano all’accordo politico: il protrarsi degli scontri e dell’incertezza lascerebbe spazio a gruppi come l’Is o ad altre formazioni jihadiste».

I paesi arabi però armano e sostengono una o l’altra fazione.
«Egitto, sauditi ed Emirati sostengono Tobruk. La Turchia e il Qatar sono con il gruppo di Tripoli. L’Europa ha bisogno di allontanarsi da questa polarizzazione. Dobbiamo triangolare con gli Stati Uniti e la Russia per creare le condizioni per la stabilizzazione. Se non prosciugheremo a monte il flusso di armi e di destabilizzazione nessuno potrà intervenire a valle per stabilizzare il paese».

Che ruolo può avere l’Italia? Finora ci sono state dichiarazioni a favore del negoziato politico e segnali di sostegno al ruolo dell’Egitto.
«In questa partita sinceramente devo dire che ci stiamo comportando con equilibrio e giudizio. L’analisi della nostra dirigenza politica è che non c’è una soluzione militare, perché non c’è una sola armata che possa prendere il controllo del Paese, debellare il terrorismo, ricevere sostegno delle popolazioni della Libia. Per essere chiari: l’idea che Tobruk sia capace di stabilizzare il Paese è fuori dalla realtà. Tutti i segnali, assolutamente tutti, ci dicono che radicalizzeranno lo scontro e lo renderanno endemico, per anni».

Che via deve seguire la comunità internazionale?
«Dobbiamo chiedere a un leader politico come il presidente Al Sisi di adoperare la sua influenza per portare Tobruk a collaborare pienamente con il piano per un governo condiviso. Aggiungo: Italia ed Europa non accetteranno mai una spartizione di fatto o in qualunque modo della Libia».

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postato il 20 marzo 2015 da | in "Esteri"

Tunisia e Libia: Ospite a L’Aria che tira

Alla trasmissione condotta da Mirta Merlino su La7 si parla degli ultimi avvenimenti di politica internazionale

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postato il 20 marzo 2015 da | in "Esteri"

“Su terrorismo e immigrati l’Europa sta sbagliando tutto”

“Devono capire che il problema è la Libia: blocco navale per le armi e trattative fra le parti”

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Giovanni Miele a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Libero”

Presidente Casini, di fronte a episodi come quello di Tunisi con i primi morti italiani per mano di terroristi islamici, cresce nel paese un senso di paura e di sconcerto. Possiamo ancora dire che le nostre frontiere sul mediterraneo sono sicure?
Questo attentato terroristico segue una strategia precisa. Si mira a destabilizzare l’ultimo avamposto di stabilità che c’è in un’area delicatissima. Le primavere arabe sono fallite ovunque, forse solo in Tunisia hanno avuto uno sbocco positivo, con un parlamento legittimato democraticamente e un governo che sta scegliendo la strada delle riforme, favorendo un processo che porti ad un islamismo temperato, così come deve essere. Per cui siamo sicuri per come lo si può essere nel mondo di oggi, perché certamente siamo sotto assedio e dobbiamo reagire con fermezza e con determinazione.

Però la sensazione è che le Istituzioni, il mondo politico e soprattutto l’Europa siano piuttosto incerti sul da farsi.
Bisogna essere chiari. L’Europa per anni ha ritenuto che il suo problema fosse quello del Nord est, dei Paesi che si avviavano alla democrazia, uscendo dall’Unione Sovietica e per anni ha ritenuto che il tema del Mediterraneo fosse un tema secondario. L’Europa da questo punto di vista ha sbagliato tutto e continua a sbagliare perché continua a non ritenere che sia quella del Mediterraneo l’area da dove derivano le principali potenzialità, ma anche i principali problemi.

Soprattutto quello dell’invasione di migranti provenienti dal Nord Africa?
Certamente, ritenere che il tema dei rifugiati sia un tema che riguarda soltanto l’Italia, la Spagna o i paesi rivieraschi significa non capire che c’è una bomba atomica ai nostri confini. Invece, come Europa, nelle politiche di vicinato, dobbiamo indicare come priorità quella del Mediterraneo. [Continua a leggere]

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postato il 15 marzo 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Migranti: l’Europa si svegli

Cattura
L’intervista di Matteo Massi a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Quotidiano nazionale

“E’ inutile fare leggi nuove, per colpire anche più duramente i reati, se poi la macchina burocratica fa acqua da tutte le parti. Risultato: i tribunali finiscono con l’ingolfarsi”.
Si parte da Terni per arrivare alla Libia. L’ultimo caso di cronaca – l’omicidio di un giovane da parte di un marocchino che aveva fatto ricorso contro il no alla richiesta di asilo politico e quindi era rimasto in Italia, in attesa dell’ultimo pronunciamento – tira in ballo trattati europei, quello di Dublino, e aule giudiziarie. Ne è convinto Pier Ferdinando Casini, Presidente della Commissione Esteri al Senato.

Che idea si è fatto di tutta questa vicenda?
“Che serve efficienza e tempestività dell’autorità giudiziaria. Qui ci troviamo di fronte a uno sbandato, un disadattato. Aveva chiesto asilo politico e glielo hanno negato”.
E lui ha fatto ricorso?
“O passa il principio che una volta respinta la richiesta di asilo politico, si procede all’espulsione, in attesa dell’esito del ricorso o altrimenti il pronunciamento dell’autorità giudiziaria deve avere dei tempi congrui”.
Torna ad aleggiare lo spettro del trattato di Dublino? L’Italia deve fare mea culpa per quell’intesa?
“Noi siamo un Paese di prima accoglienza e credo che sbadatamente abbiamo firmato quei trattati che ci hanno messo in una condizione drammatica rispetto agli altri Paesi europei”.
[Continua a leggere]

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postato il 12 marzo 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Libia: ospite di Uno Mattina

Al programma di approfondimento mattutino di Rai1 rispondo alla domande di Franco Di Mare.

 

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postato il 8 marzo 2015 da | in "Esteri, Spunti di riflessione"

LIbia, blocchiamo navi e petrolio

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Il Messaggero

 

«Il blocco navale alla Libia sotto l’egida dell’Onu va fatto, è necessario. E bisogna pensare pure al blocco delle importazioni di petrolio come spinta verso una soluzione politica». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, invita a non confondere «blocco navale e missione Mare Nostrum o Frontex. Il blocco servirebbe contro l’afflusso di altre armi leggere e pesanti in Libia. Solo l’arsenale dei gruppi di Misurata è stimato in 800 carri armati per 40mila uomini, più le forze islamiste di Tripoli e quelle di Tobruk: una “bomba atomica” nel deserto, davanti alle nostre coste».

C’è ancora spazio per una soluzione politica?

«La nostra strategia dev’essere il dialogo politico con una mano e il blocco navale con l’altra, a supporto del dialogo. Bisogna poi far leva su tutte le parti in guerra che ricevono denaro dalla vendita di petrolio attraverso la Banca centrale libica. Quanto meno, dovremmo minacciare di bloccare le importazioni. Il petrolio libico non è indispensabile come prima. I blocchi, navale ed energetico, possono contribuire a far camminare la mediazione».

Errori da evitare?

«Guai se il Parlamento “legittimo” di Tobruk nutrisse l’illusione pericolosa di poter normalizzare da solo il Paese. Né le potenze coinvolte, dal Qatar alla Turchia, né il popolo libico potranno mai accettare un governo sotto l’influenza diretta dell’Egitto».

I nostri partner Ue sono consapevoli della situazione?

«Sono reduce da un incontro tra membri delle Commissioni Esteri e Difesa dei Parlamenti Ue a Riga e ho constatato con amarezza che molti nostri colleghi vedono l’Europa proiettata solo sullo scacchiere nord-orientale, non su quello meridionale, mentre le opportunità ma anche le insidie maggiori per l’Europa vengono dal Mediterraneo.»

Sembra difficile addirittura far parlare tra loro i libici…

«Questa difficoltà non deve scandalizzarci. L’Onu e il suo inviato Bernardino Leon stanno facendo un buon lavoro».

Il suo mandato sta scadendo. Romano Prodi potrebbe succedergli?

«Si farà un bilancio in sede Onu. Le Nazioni Unite potrebbero avvalersi di personalità come Prodi, ma vanno evitate polemiche domestiche che sanno di provincialismo».

Intanto si moltiplicano i barconi verso l’Italia. Che fare?

«In Albania i nostri servizi segreti bonificarono i porti affondando le carrette del mare e installammo presidi di terra. Ma c’era un governo albanese con cui fare questo accordo. Intanto, dobbiamo evitare scelte sull’onda dell’emotività».

In che senso?

«Mare Nostrum è stata un’azione meravigliosa, che però ha avuto anche l’effetto di facilitare la criminalità organizzata che tiene le fila di questo traffico umano. Addirittura nel kit dei naviganti c’è il telefono del centro operativo di Roma per i salvataggi…»

Frontex parla però di un milione di migranti pronti a partire…

«Numeri tutti da verificare e che in Commissione Esteri ci sono stati forniti dai funzionari del Ministero dell’Interno mesi fa. La strategia dev’essere quella di restaurare in Libia una qualche statualità per poi passare alla fase “albanese”.»

In che modo avremmo fatto anche il gioco dei criminali?

«Ci sono testimonianze plurime sul fatto che bambini e famiglie vengono costretti a imbarcarsi col mare in burrasca su carrette che non possono che fare qualche miglio. Quella gente mira a provocare e usare le tragedie del mare per spingere le opinioni pubbliche europee ad assumere determinati comportamenti.»

In Ucraina la situazione è migliorata rispetto a qualche settimana fa…

«Sì, ma poi? Ho verificato di persona nei Paesi Baltici e in certi settori del Nord Europa un isterismo riguardo alla Russia che non aiuta a risolvere la situazione. L’errore è che molti ritengono di poter trattare con Putin come con Eltsin o Gorbaciov. Ma Putin è un leader politico che ha consenso nel paese e cerca di tutelare gli interessi nazionali russi. Non sono a costo zero affermazioni come quelle di chi dice che bisogna portare il partenariato Ue e la Nato ai confini con la Russia.

Condivide l’approccio di Matteo Renzi?

«Sì. Da Prodi a Berlusconi a Renzi c’è una continuità nella politica verso la Russia. Sappiamo tutti che lo Stato di diritto in Russia fa acqua, ma noi dobbiamo ritrovare lo spirito che portò all’associazione della Russia alla Nato a Pratica di Mare. È facile per l’America ipotizzare sanzioni quando a pagarne il prezzo siamo soprattutto noi europei. Occorre una politica estera e di difesa comune in Europa. Abbiamo visto troppa confusione anche sul riconoscimento dello Stato palestinese. In ordine sparso siamo tutti marginali. Fa parte di una strategia anche associare l’Iran a questa sistemazione nuova del mondo.»

C’è pure la guerra ai siti archeologici da parte dell’Isis…

«Lo sfregio alla cultura è la dimostrazione che si vuole sfregiare l’umanità.»

3 commenti
postato il 5 marzo 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Ue: manca strategia per Mediterraneo, urge cambio

IMG_3948Alla Conferenza interparlamentare per la Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la Politica comune di sicurezza e difesa (PSDC) organizzata a Riga

In alcuni momenti come questi l’ottimismo è un dovere istituzionale, anche se non possiamo ignorare che la realtà è diversa. Manca una politica estera europea: a Mosca sono andati Hollande e Merkel e, per fortuna, l’Europa ha evitato che gli Stati Uniti imponessero la loro visione, distante dalla nostra sensibilità .Ma manca soprattutto la strategia per il Mediterraneo, da dove posso venire grandi opportunità ma anche grandi rischi e i Paesi del Sud, in primo luogo l’Italia, sono lasciati soli ad affrontarli.
Manca una strategia europea verso la Turchia; gli stop and go sulle prospettive di adesione hanno dato l’alibi alla classe dirigente di quel Paese di compiere scelte discutibili e allontanarsi dall’Europa. Così come manca una capacità di incidere sulla questione palestinese con i Parlamenti nazionali che affrontano in ordine sparso questo tema senza riuscire a coordinare le rispettive posizioni. Il Mediterraneo rappresenta un tema centrale per l’Europa, che deve essere affrontato da tutti i Paesi, anche quelli che dal punto di vista geografico sono più lontani: dal nostro mare possono venire grandi problemi o grandi opportunità e un cambio di passo è necessario e urgente. A cominciare dalla Libia dove, da un lato, dobbiamo spingere le parti a un dialogo politico, dall’altro occorre valutare l’ipotesi del blocco navale per evitare l’afflusso di ulteriori armamenti in un’area già sovraffollata di bande estremiste e di gruppi terroristici.

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