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postato il 15 luglio 2015 da redazione | in "Esteri"

Iran: bene accordo Vienna, Italia coltiva dialogo

Contribuisce alla stabilità dell’area

L’accordo raggiunto a Vienna sul nucleare iraniano va salutato con soddisfazione e premia la linea di apertura al dialogo con l’Iran che l’Italia ha sempre coltivato, sia a livello governativo che parlamentare. Ci auguriamo che lo Stato persiano possa dare un contributo più forte alla stabilità di un’area mediorientale che è essenziale anche per il Mediterraneo e per l’Europa. Infine, è fin troppo chiaro che questo accordo non allenta di un millimetro la tradizionale solidarietà e amicizia dell’Occidente con lo Stato d’Israele.
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postato il 13 luglio 2015 da redazione | in "Esteri"

Marò: positiva decisione corte suprema indiana

Arbitrato è via d’uscita
Ritengo molto positiva la decisione della Corte suprema indiana: evidentemente per entrambe le parti l’arbitrato internazionale può essere la via d’uscita di una situazione imbarazzante che pregiudica i rapporti tra due grandi Paesi come India e Italia.

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postato il 11 luglio 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Egitto: colpito paese fondamentale in lotta a jihadismo

Serve impegno Ue e concertazione forte con Usa e Russia

Quando l’Europa capirà che dobbiamo concentrarci tutti sul Mediterraneo sarà sempre troppo tardi. L’attentato di oggi in Egitto è solo l’ultima triste conferma che la minaccia terroristica tenta di destabilizzare i Paesi considerati fondamentali nella lotta al jihadismo e al fondamentalismo. L’Italia da tempo sta facendo la sua parte, ma senza l’aiuto di tutta l’Europa e una concertazione forte con Usa e Russia la sfida rischia di essere persa.

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postato il 10 luglio 2015 da redazione | in "Esteri"

Idc: solidarietà al popolo venezuelano

La nota congiunta Pastrana- Casini alla riunione dei leader dell’Internazionale Democratico cristiana e di Centro in corso nella capitale messicana.

IMG_4066Città del Messico, 10 lug. – “Solidarietà al popolo venezuelano per le ripetute violazioni dei diritti umani e per la drammatica crisi economica e sociale che sta vivendo.
Non dimentichiamo il sindaco di Caracas, Antonio Ledesma, illegalmente detenuto: siamo vicini a lui e alla sua famiglia”.

Andrès Pastrana, presidente dell’Idc ;
Pier Ferdinando Casini, presidente onorario dell’Idc.

 

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postato il 10 luglio 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Con Gustavo e Andrès

A Città del Messico per la riunione dei leader dell’Internazionale Democratico cristiana e di Centro insieme a Gustavo Madero, presidente del Pan, e Andrès Pastrana, presidente dell’Idc.

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postato il 4 luglio 2015 da redazione | in "Europa"

Referendum in Grecia: Il “sì” un argine alla demagogia

L’Ue sia solidale
messagg
«Quando si vota è sempre un fatto di democrazia e poi il popolo greco è maggiorenne e non ha bisogno dei nostri consigli. Tuttavia ritengo segno dei tempi che una politica senza coraggio decida di scaricare l’onere della decisione sulla gente che non conosce le trattative europee e i dettagli del debito. Il referendum è stato un atto di disperazione ma soprattutto di disperazione di chi l’ha voluto: il governo Tsipras».
«I primi responsabili sono quei governanti greci che hanno falsificato i conti. Ma non sono da meno le autorità Ue che hanno fatto finta di non vedere. Una fortissima responsabilità ce l’ha la demagogia di un governo che ha fatto promesse impossibili. E poi l’Europa ha prodotto cure da cavallo che hanno tarpato le ali all’economia. Da questa politica bisogna uscire come chiesto nel semestre italiano di guida dell’Ue».

«C’è un proverbio che dice: «Chi ha più intelligenza l’adoperi». Anche se vincesse il “no” la Grecia deve restare in Ue. Per ragioni geopolitiche: Atene è Europa e il Mediterraneo ribolle di problemi. Il rischio dracma sarebbe fortissimo: la Grecia ne pagherebbe le conseguenze perché ha poco da esportare mentre il suo debito resterebbe in euro. Come sempre i più poveri pagherebbero per tutti».
«L’Italia non ha alcun interesse a tornare ad un clima di stagnazione economica generale in Europa né ad un aumento degli interessi sul debito pubblico determinato da una risalita dello spread. Ma è chiaro che l’Europa del futuro non può essere iniqua: i greci non possono andare a riposo a 57 anni mentre gli altri europei prendono la pensione oltre i 65 anni».
«E’ fondamentale un’Europa che parli il linguaggio della solidarietà ma i singoli Paesi europei sono chiamati a dotarsi di classi dirigenti che rifuggano dalla demagogia. Spero che gli italiani capiscano che la convergenza con Tsipras dei Grillo, dei Salvini, dei Fassina è il segno di un populismo che promette l’irrealizzabile e porta solo catastrofe soprattutto per i ceti più deboli».

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postato il 27 giugno 2015 da | in "Esteri"

Attentati e Isis: ospite di Porta a Porta

Nello spazio di approfondimento di Rai 1, condotto da Bruno Vespa, si parla degli attentati in Tunisia, Kuwait e Francia e dell’emergenza migranti.

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postato il 26 giugno 2015 da | in "Esteri"

Marò: bene arbitrato, istituzioni e paese uniti

marò2La nota congiunta dei presidenti delle Commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera, Pier Ferdinando Casini, Nicola Latorre, Fabrizio Cicchitto ed Elio Vito.

“Esprimiamo apprezzamento per la decisione del Governo di attivare, come richiesto da tempo dal Parlamento, la procedura dell’arbitrato internazionale per la risoluzione con l’India della vicenda dei Fucilieri di Marina, attivazione della quale eravamo stati informati nelle ore precedenti.

Ora e’ il momento dell’unita’ delle Istituzioni e del Paese per vedere finalmente affermati, secondo le norme del diritto nazionale ed internazionale, l’innocenza e i diritti dei Maro’ e dell’Italia, dopo oltre tre anni di ingiusta detenzione.
A Massimiliano Latorre e Salvatore Girone rinnoviamo a nome nostro personale e delle intere Commissioni che rappresentiamo, i sentimenti di vicinanza e solidarieta’ che abbiamo piu’ volte manifestato”.

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postato il 20 giugno 2015 da | in "Esteri"

Un errore isolare il Cremlino

È un alleato contro i jihadisti
casini
Il colloquio con Alberto Custodero pubblicato su La Repubblica

«Le sanzioni alla Russia sono un danno gravissimo alla nostra economia». Pier Ferdinando Casini, presidente commissione Esteri del Senato, interviene sui rapporti Italia-Russia dopo la pubblicazione della ricerca dell’istituto Wifo secondo cui le sanzioni costerebbero al nostro Paese 12 miliardi e 215 mila posti di lavoro.
«Il problema vero- dice Casini – è la sbagliata impostazione dell’Ue nei confronti della Russia». Casini non ha dubbi sul fatto che Putin abbia «commesso atti illegali in Crimea e in Ucraina. «Ma – aggiunge – vagheggiare una politica che spinge l’Ue e la Nato ai confini della Russia, non può vedere i russi insensibili».
A proposito delle emergenze internazionali, il presidente della commissione Esteri è chiaro: «Siamo circondati nel Mediterraneo e nel mondo da un nascente jihadismo. Se guardiamo a cosa succede in Libia, in Siria e al Mediterraneo (il caso degli immigrati sono solo l’aspetto visibile del problema), l’aspetto reale è che sono saltati i confini nazionali e il sistema di stati definiti dopo la Prima Guerra mondiale. Sono saltate la Somalia, la Libia, gli Stati Africani, la Siria, l’Iraq».

Insomma, di fronte a questo drammatico scenario, Casini chiede: «Possiamo consentirci anche la Guerra Fredda con la Russia? O la Russia può essere un partner essenziale per stabilire il nuovo ordine mondiale?» «La Russia – osserva ancora – ci sta aiutando nei negoziati con l’Iran e la Siria e ci aiuta in l’Egitto: è un attore fondamentale». «L’Italia deve mantenere questa linea di apertura con la Russia perché questo fa parte della migliore intuizione della nostra politica estera che ha visti uniti Berlusconi e Prodi».
A proposito della linea del governo, Casini spiega: «Fa benissimo Renzi a mantenere una posizione equilibrata nell’ambito della solidarietà atlantica. Con gli Usa, del resto, non ci sono incomprensioni, i rapporti sono talmente forti che tra amici ci si dice la verità, e non le bugie».

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postato il 12 giugno 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Libia e Migranti: Ospite di SkyTg24

Nello spazio di approfondimento a cura di Federica De Santis

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postato il 4 giugno 2015 da | in "Esteri"

La guerra all’Isis dell’Occidente: così si perde

L’intervento pubblicato su “Il Messaggero”

Pier Ferdinando CasiniLe frasi di circostanza e le dichiarazioni ottimistiche non possono occultare la verità: il vertice di Parigi della coalizione anti-Isis è stato deludente. Al di là delle questioni di strategia militare, pure importanti, appare oggi chiaro che senza sciogliere i nodi geopolitici di fondo non c’è possibilità di vittoria nel contrasto all’estremismo terroristico che minaccia la nostra civiltà.
Nel Mediterraneo il progressivo disimpegno americano, favorito dall’auto-sufficienza energetica, ha consentito che tra i paesi dell’area si aprisse una lotta senza esclusione di colpi per l’egemonia regionale. Nello scacchiere più vasto, che va dallo Yemen alla Siria, senza più un quadro di riferimento consolidato, nessuno ha remore a giocare in proprio, anche a costo di finanziare l’estremismo religioso o tirare le fila di sanguinose guerre per procura.
Così la coalizione anti-Isis, senza una forte guida, è in realtà straordinariamente divisa, ostaggio di visioni strategiche antitetiche e di interessi contrastanti, come sono oggi quelli della Turchia e dell’Egitto, dell’Iran, dell’Arabia Saudita e degli altri Stati del Golfo.
E’ un “grande gioco” che si intreccia alle divisioni religiose (la frattura tra sunniti e sciiti ma anche quella interna al mondo sunnita), spesso estremizzate ad arte ed usate a fini puramente politici.
Di fronte a questo scontro, la strategia di contenimento del Daesh passa in secondo piano. E infatti sta fallendo, in Siria come in Iraq. Potrà dipendere dalla limitata efficacia dei raid aerei, dalle divisioni etniche e dalle tante decisioni sbagliate del recente passato (come la dissoluzione dell’esercito baathista dopo la caduta di Saddam), ma anche dal fatto che ci sono governi a cui la caduta di Damasco e l’indebolimento dell’Iran interessano molto di più del destino di Palmira, dei suoi abitanti e dei suoi monumenti. [Continua a leggere]

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postato il 29 maggio 2015 da | in "Temi etici"

Sui gay no a fotocopie del matrimonio o si aprirà la strada alle madri in affitto

Difendo la famiglia tradizionale, su questo tema non c’è un vincolo di governo

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di A. Cazzullo a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

Pier Ferdinando Casini, in Irlanda il 60% dice sì alle nozze gay. E in Italia?
“Il pensiero unico sta diventando quello politically correct: l’Irlanda ha votato per le nozze gay; l’Irlanda è un paese cattolico che finalmente ha ascoltato la società civile; dobbiamo fare tutti mea culpa per il ritardo nella comprensione dell’evoluzione sociale, e chiedere scusa; chi difende un’idea tradizionale della famiglia è una specie di paria. A tutto questo io mi ribello”.

L’Italia è l’unico Paese dell’Occidente a non avere una legge sulle unioni civili.
“Facciamola, la legge. Ma unioni civili e matrimonio devono rimanere su un terreno diverso: il matrimonio è legato alla generazione e all’educazione dei figli. Io ho rispetto per l’affettività di tutti. Ho molti amici gay, l’ultima cosa che potrei pensare è imporre una morale agli altri. Ma chiedo rispetto anche per chi la pensa diversamente”.
Possibile che voi cattolici in politica non vi siate accorti del grande cambiamento impresso da Papa Francesco?
“Intanto la grande rivoluzione della Chiesa l’ha fatta Benedetto, con il gesto più rivoluzionario rispetto alla tradizione: dimettersi da Papa non era concepibile per la mente di nessuno di noi. Nel governo della Chiesa era necessario che il suo successore imponesse uno stile nuovo; e abbiamo papa Francesco, diventato giustamente un’icona anche dei non credenti. Sul Papa vedo però oggi una visione un po’ caricaturale. Certi interpreti del pensiero di Francesco lo apprezzano nella misura in cui lo raffigurano come qualcosa in contrasto con la Chiesa. Ma questo è profondamente sbagliato. Tutti i grandi discorsi del Papa sulla famiglia sono occultati: non se ne trova quasi traccia nei media. Il polically correct richiede che si interpreti il Papa per quello che noi vogliamo che dica”. [Continua a leggere]

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postato il 26 maggio 2015 da | in "Esteri"

Isis e migranti: ospite di Uno mattina

Nello spazio di approfondimento politico di Rai1, rispondo alle domande di Franco Di Mare

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postato il 25 aprile 2015 da | in "Esteri"

Pier Ferdinando Casini a Yerevan nel 100° anniversario del genocidio armeno: “Ma non alziamo steccati contro la Turchia. L’Italia vuole il dialogo”

yerevanL’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

“La memoria della tragedia armena e delle responsabilità turco-ottomane non può paralizzarci nel passato. Ma serva anche da sprone per il dialogo tra Europa e Ankara”; sostiene il Presidente della Commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini, che guida la delegazione italiana a Yerevan.

Anche per l’Italia quello armeno 100 anni fa fu chiaramente un genocidio?
“Non abbiamo problemi a sostenerlo. Venne testimoniato con una risoluzione del parlamento italiano agli inizi degli anno Duemila. E oggi lo ripetiamo con forza in un mondo in cui le persecuzioni e i genocidi si moltiplicano. Penso al Boko Haram in Africa, ai cristiani perseguitati in Medio Oriente. Voglio essere chiaro: in Italia non c’è spazio per il negazionismo. Ma il nostro Paese per cultura e vocazione vuole il dialogo, incluso quello tra armeni e turchi, nella convinzione che la ricerca della verità storica non sia da impedimento e cancelli piuttosto i peccati di omissione”. [Continua a leggere]

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postato il 19 aprile 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Migranti: blocco navale per fermare i trafficanti

Il rapporto Jihad-barconi è acclarato, equiparare gli scafisti ai terroristi

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L’intervista di Claudio Marincola a Pier Ferdinando Casini, pubblicata su “Il Messaggero”

Non c’è più un minuto da perdere. Le aggressioni in mare, l’esodo ininterrotto verso le nostre coste, destinato ad crescere con l’avvicinarsi della stagione estiva, impongono all’Italia interventi immediati. La contaminazione tra immigrazione e terrorismo è ormai un dato di fatto. Dinanzi al nuovo scenario e alle infiltrazioni jihadiste, i richiami all’Europa e al principio delle responsabilità condivise servono ma non bastano più. Il confronto con l’inviato dell’Onu Bernardino Leon e il tentativo di formare un governo libico deve proseguire. Ma se non si realizza va attuato un piano B, autorizzato dall’Onu, per predisporre un blocco navale in grado di arrestare il traffico criminale di esseri umani. Per Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, il tempo del “buonismo” é finito.

L’Italia non può contare sull’Europa. Ma da sola ce la può fare?
«I viaggi si moltiplicheranno e noi rischiamo di rimanere impotenti davanti a un esodo di migliaia e migliaia di immigrati. Dobbiamo continuare a richiamare l’Europa alle sue responsabilità ma senza farci soverchie illusioni. Il rapporto tra il terrorismo jihadista e i barconi è acclarato. La Jihad riceve soldi, c’è un flusso finanziario, un business in cui probabilmente saranno coinvolti molti europei e qualcuno magari con la carta d’identità italiana. È un problema che si riversa su di noi ma riguarda l’Europa che è la destinazione finale. Gli scafisti lavorano perché i gruppi estremisti gli consentono di lavorare».

La saldatura tra terrorismo e “scafismo” è un dato di fatto. Come si contrasta?
«Dobbiamo usare verso i trafficanti di morte lo stesso pugno di ferro che la coalizione anti-Isis usa nei confronti dei terroristi e dello jihadismo. Non dobbiamo lasciarci intimorire dal loro gioco. Un gioco cinico, una speculazione orribile sulla disperazione di migliaia di persone che vengono imbarcate spesso in condizione avverse, su barche che possono fare solo qualche miglio. Cercano le disgrazie in mare. Vogliono giocare sullo spirito di compassione che il mondo civile ha per spingerci a provvedimenti che alla fine a loro possono far comodo. Mi spiego: sono fiero di Mare nostrum, sono convinto che è stata una operazione di cui essere orgogliosi ma anche che questi criminali l’hanno usata a loro fini per moltiplicare gli utili e gli sbarchi».

Se l’immigrazione si farà sempre più “aggressiva”, se si ripeteranno gli atti di pirateria le regole d’ingaggio risulteranno sempre più inadeguate.
«Dobbiamo fare due cose. Primo lavorare accanto a Bernardino Leon per arrivare ad un governo che ci dia la possibilità di interlocuire con uno Stato. Perché questo stato libico ora non c’è. Secondo, se questo non fosse possibile, avere un piano B pronto. Farsi autorizzare una blocco navale nelle acque territoriali libiche con una delibera dell’Onu che ci consenta di stroncare questo traffico sul nascere. E dirò di più: dobbiamo distruggere le barche anche in territorio libico. La vicende del peschereccio di Mazara del Vallo assaltato proprio l’altro giorno da una “strana” motovedetta dimostra che sono a corto di barche, che si fingono poliziotti libici e cercano di confiscarle per continuare le spedizioni».

Come valuta presidente l’incontro tra Renzi e Obama e la scelta di non parlare dell’utilizzo dei droni?
«Il feeling tra Renzi e Obama è molto importante per il nostro presidente del Consiglio e anche per il nostro Paese. Rafforza un legame tradizionale determinante per l’Italia. Il fatto che non si sia parlato dei droni e non si siano dati dettagli sull’intervento in Libia lo trovo più che naturale. I droni si mandano, non si annunciano! È chiaro che gli americani per questioni geopolitiche hanno un interesse molto minore rispetto a qualche decennio fa. E questo aumenta le nostre responsabilità».

Tanto più che l’Europa ci sta lasciando soli. E forse è arrivato il momento di prenderne atto piuttosto che ripeterlo all’infinito.
«Non c’è dubbio che l’Europa ci stia lasciando da soli. E sono curioso di vedere cosa succederà lunedì prossimo nel consiglio dei ministri degli esteri europei presieduto da Federica Mogherini. Temo però che non si vada oltre. Siamo soli, e proprio per questo dobbiamo avere le idee chiare e procedere con azioni mirate».

Sembra che lei non si aspetti molto dal vertice.
«Non mi aspetto molto perché ho partecipato a decine di incontri parlamentari in cui si parla molto dell’Ucraina e poco della Libia. Sembra quasi che se ne parli per fare una cortesia a noi. Dal Mediterraneo nei prossimi anni potranno venire grandi potenzialità di sviluppo economico per l’Europa o problemi irrisolvibili, esportazione dello jihadismo, se non addirittura insediamenti di stati terroristici. Sta a noi scegliere cosa vogliamo e intervenire in tempo».

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postato il 17 aprile 2015 da | in "Esteri"

Libia: mano pesante contro i trafficanti, sono uguali ai terroristi

QNL’intervista di Alessandro Farruggia a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “QN”

«Serve una doppia via per uscire dalla crisi che dalla Libia si riverbera sul Mediterraneo. Dialogo politico per giungere ad un governo di unità nazionale a Tripoli e interventi decisi contro i trafficanti di esseri umani, che vanno parificati al terrorismo». E’ netta la posizione di Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.

Presidente Casini, come si può pacificare la Libia se tutti non collaborano al successo dei negoziati di Rabat?
«I negoziati sponsorizzati dall’Onu non hanno alternativa. E tutte le parti devono farsene una ragione. Abbiamo bisogno di un governo di unità nazionale in Libia per poter avere uno Stato con cui fare accordi per stroncare il terrorismo jihadista da un lato e il traffico di esseri umani dall’altro. Noi non crediamo affatto alla possibilità di una prevalenza delle forze di Tobruk o del governo islamista di Tripoli. L’idea che a volte gli egiziani esprimono che la Libia possa essere normalizzata da Tobruk è fuori dalla realtà. Senza un accordo con le forze islamiste di Tripoli e con le principali tribù la Libia non avrà pace».

Il premier di Tobruk, Al Thani, visto il nostro no ad armarlo, si è rivolto a Mosca.
«Le armi possono essere date ma solo dopo un accordo tra le fazioni in lotta e a quel punto la creazione di un esercito unitario può servire a combattere il jihadismo che si annida tra Derna e Sirte. Non si può prescindere da un governo di unità nazionale. E credo che questo sia chiaro anche a Mosca».

Con un governo si potrebbe pensare, su mandato Onu, all’invio di un contingente militare con truppe anche italiane? [Continua a leggere]

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postato il 15 aprile 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Turchia: da Italia porte aperte, ma debito ricordare armeni

L’intervista ai microfoni del Tg5 a cura di Guido del Turco

Le parole di Erdogan su Papa Francesco? Sono inaccettabili. Per noi è una cosa triste perchè siamo amici della Turchia, ma vogliamo che la verità non venga mai manomessa; la storia parla chiaro.
Per Salvini Istanbul è indegna di entrare in Europa? Dal suo punto di vista oggi è il momento giusto per fare questa affermazione e giocare sullo stato d’animo della gente. Ma noi dobbiamo guardare avanti e pensare agli interessi italiani e a quelli europei: la Turchia è un Paese membro della Nato ed è un bastione fondamentale contro l’estremismo islamico, a due passi dall’Isis. Da Berlusconi a Prodi, tenere le porte aperte per l’ingresso della Turchia nell’Ue è stata la linea comune del nostro Paese.

 

 

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postato il 15 aprile 2015 da | in "Esteri"

Casini: «La deriva islamica? Colpa della Ue»

Il presidente della commissione Esteri del Senato: l’incoerenza di Bruxelles ha frustrato la Turchia

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Anna Maria Greco a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Il Giornale”

Il Papa condanna il genocidio armeno e la Turchia lo accusa di discriminazione, mentre il governo italiano parla con voci discordanti.
«Credo – risponde Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato – che bisogna fare i conti con la storia degli ultimi 20 anni, prima di parlare di fatti di cent’ anni fa. Nessun Paese come l’Italia può vantare una posizione limpida verso la Turchia. Si sono alternati governi di destra e di sinistra, ci sono stati Prodi e Berlusconi a Palazzo Chigi, ma sempre ha tenuto le porte aperte alla Turchia per favorire le sue prospettive di adesione all’Europa. E questo per tre motivi: perché è un grande Paese della Nato, è un importante bastione contro il terrorismo e l’Isis, e un mercato dove i nostri investitori operano con successo. L’Europa, invece, non ha avuto la stessa coerenza. Francia e Germania hanno appoggiato a intermittenza le richieste d’ integrazione turche, provocando una frustrazione in tutta la classe dirigente di quel Paese. Ciò ha portato a un riflusso, verso la deriva islamica».

Vuol dire che la posizione dura della Turchia nella vicenda armena nasce anche da colpe europee?
«Ricordo il primo Erdogan, che bussava alle porte d’Europa. Solo quando le ha trovate chiuse ha pensato di giocarsi la partita della leadership nel mondo islamico, anche scommettendo sui Fratelli musulmani e sponsorizzando la svolta egiziana di Morsi, finita come sappiamo. Erdogan non ha grandi possibilità, visto che quel mondo è polarizzato, da un lato, su Egitto e Arabia Saudita e, dall’altro, sull’Iran, ma questa sua ambizione ha fatto allentare i rapporti con l’Europa. Oggi l’atteggiamento della Turchia nella lotta all’Isis è assai tiepido e questo non ci giova ». [Continua a leggere]

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postato il 1 aprile 2015 da | in "Spunti di riflessione"

Ospite di Punto Europa

Allo spazio di approfondimento politico di Rai Parlamento parlo di emergenza sbarchi e di lotta al terrorismo.

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postato il 31 marzo 2015 da | in "Esteri"

Italia-Vietnam: Casini incontra Ministro Esteri Pham Binh Minh

Amoruso e Farina nella delegazione, focus su Partenariato strategico ed Expo
IMG_4729La delegazione italiana guidata da Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, e composta dal Sen. Francesco Amoruso (FI) e dall’On. Gianni Farina (PD), ha incontrato ad Hanoi il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri della Repubblica Socialista del Vietnam, Pham Binh Minh.

Al centro dei colloqui il negoziato in corso per la definizione del nuovo Piano d’Azione 2015-2016 del Partenariato Strategico tra Italia e Vietnam e l’Accordo di partenariato e cooperazione (PCA) in tema di lotta al terrorismo, sviluppo sostenibile e diritti umani, già approvato al Senato e in via di ratifica definitiva alla Camera dei Deputati. Oltre a un focus sul rafforzamento delle relazioni economiche tra i due Paesi, in apertura d’incontro un approfondimento su sviluppo sostenibile, tema al centro della 132° Assemblea dell’Unione Interparlamentare (UIP), e sulla prossima presenza vietnamita all’Expo di Milano.

Precedentemente la delegazione si era recata presso il Dipartimento di Studi Cinesi dell’Accademia Vietnamita di Scienze Sociali per un approfondimento con il Direttore Do Triem Sam sulla situazione nel Mare Cinese Meridionale.

 

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