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postato il 7 Ottobre 2019 da redazione | in "Interventi"

Conte impari dal passato e ceda la delega agli 007

La mia intervista pubblicata su La Stampa a firma Carlo Bertini 

«Io non la metterei in termini di dovere, perché ritenere che da parte del presidente del consiglio ci sia un obbligo costituzionale, o anche solo politico, di rinunciare alla delega ai servizi, equivale a depositare una mozione di sfiducia contro di lui».
Da ex presidente della Camera, con trent’anni di esperienza nelle aule parlamentari (ultimo incarico la guida della commissione Banche nella scorsa legislatura), Pierferdinando Casini, oggi eletto in alleanza col Pd, giudica pertanto «una richiesta forte» l’invito rivolto a Conte da Renzi.
«Se non si ha fiducia politica che il premier riesca a gestire questa delega, vuol dire che lo si ritiene istituzionalmente inaffidabile. Se invece Renzi intende solo consigliare al premier di rinunciare alla delega, allora condivido anche io».
Perché?
«La motivo con la mia esperienza. I premier più esperti e più capaci hanno sempre delegato questa responsabilità, perché c’è la necessità di competenze specifiche e di un impegno al cento per cento. E peraltro rischia di essere inavveduta l’idea che qualche consigliere del presidente possa supplire dando i consigli giusti. Perché ciascuno risponde a una cordata e quindi in quel ruolo serve un’autorità con delle competenze specifiche».
Come prassi però anche altri premier tra cui Gentiloni l’hanno mantenuta questa delega…
«Ci sarà però un motivo per cui la maggior parte dei presidenti del consiglio l’ha delegata. Anche a garanzia della posizione in sé del Presidente, che può essere ingiustamente trascinato a dover spiegare delle cose. Mentre se c’è un ‘autorità che fa da schermo tra lui e il Parlamento, questo lo garantisce maggiormente. Secondo me, meno si coinvolge un premier, meglio è. E sto dando al presidente un consiglio, basato sull’esperienza. Ma se vuole tenere la delega, la tenga. A suo rischio e pericolo».
La vicenda Barr solleva interrogativi da chiarire. Come si è mosso il premier in questo frangente?
«Non voglio dare giudizi, ho opinioni maturate dalla lettura della stampa, non suffragate da elementi su cui formulare un giudizio. Ma è chiaro che questa è una vicenda che rischia di finire in Parlamento. Proprio per l’esposizione in prima persona del premier, il rischio che qualcuno chieda un dibattito in aula, anche dopo la sua audizione al Copasir, c’è. E sotto il profilo politico, Conte farebbe fatica a sottrarsi a questa richiesta».
Questa della delega ai servizi è solo una delle ultime richieste di Renzi. Le pare che stia facendo ballare troppo il governo?
«Renzi è un cavallo di razza e i cavalli di razza sono scalpitanti per natura. Non mi meraviglio di ciò che capita. La mia preoccupazione da esperto della politica è che questa cosa finisca per indebolire il governo, creando un clima di fibrillazione permanente. Perché se anche Renzi non lo vuole, sarà troppo forte la tentazione di dare visibilità al suo nuovo partito. Cosa che il Pd non può tollerare perché rischia di indebolirsi. Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino, allacciamo le cinture…».
Ma perché tutti temono le mosse di Renzi se la carta di far cadere il governo non sembra averla, visto che ha appunto bisogno di tempo per far crescere Italia Viva?
«In teoria è così, ma in realtà tutti hanno molta più paura di Renzi di quanto dicono. Anche a causa della sua grande determinazione. Tutti hanno capito che sta coprendo uno spazio politico straordinario, che nessuno finora ha coperto. E proprio questo grande spazio politico è la ragione per cui fibrillano tutti. In presenza di Forza Italia che si sta disgregando, è chiaro che lui può fare la differenza».
Il premier può essere un concorrente temibile per Renzi, tanto da indurlo ad attaccarlo? Visto che si muove da ex democristiano, che ha buoni uffici con la Chiesa e parla al centro…
«Onestamente non lo credo. La sua forza è essere un premier terzo, se scendesse in campo politicamente verrebbe triturato. E poiché è una persona avveduta, non credo che lo farà».

 

 

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postato il 10 Settembre 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Governo: Fiducia a tempo, occhio ad antipolitica e retorica porti aperti

Il mio intervento, nell’Aula del Senato, nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio

Se da convergenza delle forze che partecipano al Governo si creerà nuovo partito della sinistra, i centristi e i moderati avranno la responsabilità di far nascere un contenitore che oggi non esiste e che è necessario per l’Europa e per l’Italia

La lunga presenza nelle aule parlamentari mi consente il privilegio di parlare senza usare perifrasi, dicendo a tutti i colleghi esattamente quello che penso.
La prima verità è che la maggioranza giallorossa non sarebbe stata possibile senza il miracolo di Salvini che, chiedendo pieni poteri agli italiani e pretendendo subito dopo il 20 agosto la calendarizzazione della mozione di sfiducia, ha accelerato l’avvicinamento di 2 forze politiche fino a ieri antagoniste e forse anche qualcosa di più.
Successivamente, reiterando all’onorevole Di Maio l’offerta della Presidenza del Consiglio, ha tolto qualsiasi credibilità alle rivendicazioni ribadite ieri in piazza, dimostrando semplicemente un tardivo ripensamento su quella che appare essere stata un’autentica mossa di autolesionismo politico.
Colleghi, le elezioni sono ogni 5 anni e il Presidente della Repubblica – non solo secondo la Costituzione, ma anche secondo il buon senso – è tenuto non a leggere i sondaggi o ad assecondare i variabili umori dell’opinione pubblica, ma a preservare la continuità della legislatura se esistono possibili maggioranze.
M5S e Lega avevano fatto la campagna elettorale gli uni contro gli altri. Né più né meno come M5S, Pd e Leu. Ogni evocazione di complotto o di lesioni della volontà popolare è solo propaganda politica: comprensibile, ma istituzionalmente irrilevante. E poi, in questo caso, Il demiurgo ha un nome e un cognome ed è quello dell’ex ministro dell’Interno.
Questa premessa è per rispetto della verità.

Il discorso del Presidente del Consiglio è pieno di spunti interessanti. Penso al tema demografico ed al provvedimento sulle gratuità degli asili nidi.
Condivido in particolare il riferimento all’atlantismo e all’europeismo che ritrovano dignità nelle aule del parlamento italiano. Questa è la nostra tradizione, queste sono le nostre radici, questo è il nostro ineludibile futuro se noi non vogliamo consegnarci a un sovranismo irresponsabile che porterebbe solo guai all’Italia, rendendoci – come lo siamo stati in quest’ultimo anno – completamente ininfluenti.
Il resto del programma è un impasto, come sempre capita, di buone intenzioni e di propositi che andranno tutti verificati alla luce del cammino parlamentare.
La mia preghiera è di evitare la retorica dell’antipolitica che purtroppo ha avuto diritto di cittadinanza fino ad oggi, a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari. Un provvedimento demagogico a cui rimango fermamente contrario, pur sapendo che è nell’accordo di programma. L’esperienza mi dice, cari colleghi, che tante volte le condizioni più stupide sono anche quelle più irrinunciabili.
D’altronde mi auguro che i 5 Stelle stiano cominciando a comprendere che un conto sono le mirabolanti promesse politiche, un altro è la dura pratica del governo quotidiano.
Condivido i cenni critici sui social network, straordinario strumento del nostro progresso: ma la democrazia della rete non esiste, perché l’unica vera democrazia è quella del popolo.
È il governo più giovane della Repubblica. Viva il governo! Ma se non ci sarà la professionalità, l’esperienza e le capacità giuste per affrontare tematiche molto delicate, questo dato diventerà importante solo per la statistica.
Signor Presidente, ho espresso pubblicamente – e lo ripeto nell’Aula del Senato – le mie preoccupazioni per il futuro, che in questi giorni non sono diminuite.
Spero di sbagliarmi e in quel caso sarò il primo a rallegrarmi per il complessivo vantaggio che il Paese ne ricaverà.
Richiamo la vostra attenzione, ad esempio, sul tema dell’immigrazione. Mi è piaciuto il riferimento a Saragat e al volto umano della democrazia: è questo che vogliamo, una gestione umana nel rispetto della legalità. Ma se alla politica dei porti chiusi corrisponderà la politica opposta – che all’estrema sinistra si invoca – dei porti aperti, faremmo tutti il più grande regalo che l’ex ministro Salvini possa auspicare.
L’orientamento del governo è quello di condividere con l’Europa le responsabilità e certamente Paolo Gentiloni, ottimamente designato a Commissario europeo darà una mano.
Ma non facciamoci grandi illusioni, se è vero che anche i governi precedenti – da Letta, a Renzi – pur essendo in sintonia con le autorità europee hanno più volte lamentato di essere stati lasciati soli dai nostri partner.
Infine, signor Presidente, una questione essenzialmente politica: molti ritengono che la mission di questo esecutivo debba essere la creazione di un nuovo partito della sinistra, determinato dalla convergenza delle forze che partecipano al Governo.
Non auspico questo esito ed è sin troppo ovvio che in questo caso i centristi e i moderati non potranno far parte di questa entità e avranno la responsabilità di far nascere un contenitore che oggi non esiste e che è necessario per l’Europa e per l’Italia.
Il mio voto di Fiducia, che le chiedo di considerare a tempo, è coerente con quanto enunciato dal mio Gruppo in primo luogo al presidente della Repubblica e anche a lei nel corso delle consultazioni.

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postato il 7 Settembre 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

GOVERNO: VOTO LA FIDUCIA. MA IL GOVERNO VA TROPPO A SINISTRA

La mia intervista pubblicata su Affaritaliani.it

“Voto la fiducia a un governo che verificherò nel corso del suo cammino. Ma se il buongiorno si vede dal mattino certamente non c’è da essere soddisfatti, perché è chiaro che è un esecutivo che guarda prevalentemente a sinistra”.
Lo afferma ad Affaritaliani.it il senatore Pier Ferdinando Casini alla vigilia del voto sulla fiducia in Parlamento.

“Il rischio che io intravedo – dal tema delle acque a quello delle concessioni fino a quello della politica economica – è che questo governo nel corso della sua navigazione accentui un’attenzione unilaterale verso i temi che pone la sinistra politica nel nostro Paese”.

“D’altronde – afferma Casini – tutto è confermato dal fatto che per molti nel Pd questa alleanza non è un’alleanza nata dallo stato di necessità, ma è strategica per ricreare una nuova sinistra in Italia. E se questa è la direzione di marcia è chiaro che io non ci sto. E’ giusto votare la fiducia, è giusto aprire una linea di credito a questo governo, ma tenendo molto alta l’asticella e la guardia. La presenza di LeU nel governo è un indizio di cui preoccuparsi. Peraltro – continua l’ex presidente della Camera – io ritenevo che fosse indispensabile bloccare la pretesa di Salvini di definire i tempi e le modalità della fine di questa legislatura. Per cui è stata positiva la formazione di questo governo, però il difficile inizia adesso perché bisogna vedere come viene interpretato questo indirizzo politico”.

Quanto alla durata del governo Conte bis, Casini afferma: “Se le mie preoccupazioni, come io mi auguro, risulteranno infondate durerà tutta la legislatura. Se le mie preoccupazioni fossero fondate, andrà poco avanti. Mai come in questo caso mi auguro di sbagliarmi”.
Di Maio agli Esteri? “No comment”. Gentiloni commissario europeo? “Benissimo, è una scelta molto rassicurante e positiva del governo”.
In generale, come valuta la compagine del Pd al governo?
“Direi che l’elemento di spicco è Franceschini, lo ritengo l’elemento più rassicurante”.
E i ministri M5S, a parte Di Maio? “Sono una grandissimo estimatore di Patuanelli, che ritengo sia la persona migliore dei 5 Stelle. Sono contento che l’abbiano messo al governo”, conclude Casini.

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postato il 6 Settembre 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Governo: ecco perché darò “una fiducia a tempo”

L’intervista pubblicata su Il Foglio

Un sospiro, ad aprire la conversazione. “E’ un governo che nasce gracile e che dovrebbe rafforzarsi strada facendo”. E però? “E però, se il buongiorno si vede dal mattino, direi che c’è un problema”, dice Pier Ferdinando Casini. “E il problema sta nel fatto che questo esecutivo è troppo sbilanciato a sinistra”.
Ancora non parte, insomma, e già iniziamo a picconarlo?
E qui l’ex presidente della Camera, oggi senatore nel gruppo delle Autonomie, uno che pure ha dato un contributo non del tutto secondario nelle trattative che hanno portato alla formazione del BisConte in salsa rousseaugialla, mette le mani avanti.
“No, nessun tentativo di sabotaggio. Bisogna essere generosi, con questo governo che nasce in condizioni di indubbia difficoltà, sulla scia di una decisione folle di Matteo Salvini che, dopo avere fatto propaganda per un anno dal Viminale, ha preteso di dettare lui i tempi della crisi, scatenando la reazione di tutto il Parlamento, compreso un pezzo significativo di Forza Italia”.
Operazione riuscita, allora: il nuovo governo Conte ha appena giurato al Quirinale.
“Sì, ma al Colle ci è arrivato dopo avere imbarcato anche LeU. E sia chiaro: io non ho niente contro gli amici di LeU, né tanto meno contro quella bravissima persona che è Roberto Speranza. Ma un governo così connotato a sinistra risulta minoritario, così rischiamo di spaventare i moderati e il mondo delle imprese. Per questo mi sono sentito di esprimere le mie riserve rispetto al pieno coinvolgimento di LeU”.
Scatenando non poche critiche, negli eredi del Pci, che le rimproverano di non avere affatto disdegnato i voti della sinistra, quando si è candidato col Pd a Bologna.
“Ricordo che nell’uninominale della mia città, il 4 marzo 2018, vinsi il mio collegio col 35 per cento. L’amico Vasco Errani, di LeU, era contro di me in quel collegio e non arrivò al 10. Ieri anche Massimo D’Alema mi ha scritto per dirmi che lui non è affatto un pericoloso sovversivo. E ha ragione, io non lo credo affatto. Ma il problema è politico”.
Tuttavia il sostegno di LeU, in Parlamento, è decisivo per garantire la maggioranza. Specie al Senato.
“Infatti, a mio avviso, questo doveva essere un governo composto da Pd e M5s, appoggiato esternamente da altre compagini, con possibilità di espansione anche nell’area moderata. Ma così diventa tutto più difficile”.
Difficile è anche prevedere che possa essere stabile un esecutivo che deve sperare in appoggi esterni, però.
“Attenzione a non considerare un elemento di forza l’acquisto di quattro o cinque voti in Parlamento, se per ottenerli si perde la sintonia col paese. Penso ad esempio al Viminale. Vedo che Salvini ha già cominciato ad attaccare il nuovo ministro dell’Interno Lamorgese, eccellente servitrice dello Stato, in quanto ex capo di gabinetto di Alfano. Si tratta di demagogia spicciola, certo. Però, ecco, stiamo attenti: non vorrei che si passasse dalla becera politica dei ‘porti chiusi’ a quella dei ‘porti aperti per tutti’. Spero che la linea tracciata da Minniti, a suo tempo, non venga valicata in senso opposto”.
Ma insomma, Casini, le piace questo governo?
“Lo voterò, se è questo che volete sapere. Ma si tratterà di una fiducia a tempo, non illimitata, concessa sforzandoci di non vedere alcuni elementi non proprio entusiasmanti”.
Del tipo: Luigi Di Maio ministro degli Esteri?
“Una scelta poco felice. Ma anche San Paolo era un libertino che si convertì sulla via di Damasco. Di Maio non è sciocco, e credo che si farà guidare dalle ottime strutture della Farnesina, che è un po’ una grande, accogliente famiglia. Magari Elisabetta Belloni, segretario generale, potrà fargli un corso accelerato di diplomazia”.
Chi ne è uscito meglio, da questo crisi?
“Malissimo Salvini: si è suicidato. Renzi se l’è giocata bene, Franceschini strabene. E decentemente se l’è giocata Berlusconi, che col suo garbo istituzionale ha dimostrato che senza di lui il centrodestra è al primitivismo del populismo”.
E Zingaretti?
“Gli darei la sufficienza. Ha adottato una politica di contenimento, e da vecchio giovane del Pci è passato all’incasso sui posti di potere”.
Prodi pensa già a una nuova stagione di maggioritario.
“Io rispetto Romano, ma la penso all’opposto. Quello che serve, ora, è un proporzionale. Altro che bipolarismo: io mi auguro proprio che questo governo non sia l’embrione di un nuovo futuribile centrosinistra. E io in ogni caso, non ne farei parte”.

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postato il 10 Agosto 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

«Mai vista una crisi così. Ora occorre non essere servi né oppositori compiacenti»

«Dicevano che Craxi e De Mita prima, Berlusconi poi, erano dispotici. Io dico che erano mammolette in confronto a quello a cui stiamo assistendo»

L’intervista pubblicata sul Corriere di Bologna 

Nell’agosto del 1983 c’erano il primo governo Craxi, il Pentapartito e Vamos a la Playa dei Righeira in cima alla hit parade. E c’era anche Pier Ferdinando Casini alla Camera, fresco di elezione con la Dc guidata da De Mita. Trentasei
anni e dieci legislature dopo, il senatore centrista ha perso il conto delle crisi di governo vissute da parlamentare, ma
non la capacità di analisi di chi ha attraversato Prima, Seconda e Terza Repubblica.
«Quella aperta da Salvini — sottolinea — è la crisi più inconsueta che si sia mai vista nella storia parlamentare italiana. Non ci sono precedenti di una crisi che avviene a Camere chiuse (per la pausa estiva, ndr). Forse si stava meglio quando si stava peggio…».

Senatore Casini, secondo lei cosa sta succedendo a Roma?
«Succede che c’è un signore che cerca di diventare padrone dell’Italia, una cosa che francamente in tutti questi anni in Parlamento non avevo visto. Dicevano che Craxi e De Mita prima, Berlusconi e Renzi poi, erano dispotici. Ma erano delle mammolette rispetto a quello a cui stiamo assistendo». [Continua a leggere]

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postato il 24 Luglio 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Russia: ieri ci andavano Fanfani e Agnelli, oggi Savoini…alzare livello frequentazioni!

Il mio intervento nell’Aula del Senato a seguito dell’informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sulle presunte trattative tra esponenti del partito Lega-Salvini Premier e personalità di nazionalità russa.

La Costituzione italiana prevede che la sua autorità non discenda direttamente dal corpo elettorale, ma dal Parlamento che le dà la fiducia, per cui tutto quello che è una premessa condivisibile è un atto semplicemente dovuto nel rispetto tra noi che siamo Parlamento, al di là della maggioranza e dell’opposizione, e lei che è Governo.
Vorrei dire anche un’altra cosa: come lei ha detto che è rispettoso nei nostri confronti, mi sembra che una parte del Parlamento non sia rispettoso nei suoi.
Mi riferisco a questi banchi che sono vuoti, alle mie spalle, del MoVimento 5 Stelle, che sono un fatto politico di prima grandezza e che non si può minimizzare come se questo fatto non esistesse. Io faccio tanti rilievi ai miei colleghi dei Cinque Stelle, onorevole Patuanelli, ma non ho mai fatto rilievo che essi non siano presenti, perché riconosco che siete sempre puntualmente presenti in Parlamento.

È proprio strano che oggi viene il Presidente del Consiglio a rendere un’informativa su un tema così rilevante e improvvisamente i vostri banchi sono vuoti. Un uccellino mi ha detto che è arrivata una comunicazione ai senatori del MoVimento 5 Stelle di uscire dall’Aula, che francamente secondo me è un elemento di grandissima preoccupazione istituzionale che noi abbiamo.

La seconda considerazione, Presidente, è che lei sostanzialmente è stato un po’ malizioso e in questo è stato avvocato, non so se del popolo o di se stesso, ma certamente è stato un avvocato furbo, perché lei sostanzialmente ha detto che nessuna forza politica avrebbe potuto incidere su una diversa collocazione del nostro Governo sul piano internazionale per la sua vigilanza. Scusate, colleghi, ma anche questo è un elemento di grande preoccupazione istituzionale, perché il fatto che non sia la convinzione che guida le forze politiche che hanno sottoscritto un patto, cioè la convinzione di non trasgredire gli interessi indisponibili della Nazione, e sia solo la sua vigilanza il dissuasore rispetto a comportamenti cattivi, anche questa – consentitemi – non è una cosa particolarmente confortante.

Quanto alla posizione lineare dell’Italia, io vi do un consiglio: se vogliamo essere lineari, ad esempio sul tema delle sanzioni, maneggiamole con cura, perché esponenti del Governo di primo piano non possono dichiarare in tutte le sedi che sono contrari alle sanzioni, e poi il Governo italiano alla fine piegarsi a votare le sanzioni con gli altri Governi europei.

Si perde credibilità. Perché noi non abbiamo credibilità in Europa? Perché diciamo una cosa e ne facciamo un’altra e questo è quello che puntualmente è avvenuto rispetto alle sanzioni nei confronti della Russia. Noi siamo appartenenti all’Alleanza atlantica, per fortuna, sono rassicurato da questo e mi verrebbe da dire che manca solo che questa affermazione non sia ribadita in questa sede, siamo europeisti. Sì, siamo europeisti, ma alcune forze politiche della sua maggioranza, una forza politica ha trovato il modo di isolarsi in Europa quando anche gli alleati che avevamo scelto, come Orbán e i polacchi, hanno votato per la signora Presidente dell’Unione europea.

Colleghi, noi oggi la concorrenza non l’avremo. Noi siamo destinati ad avere portafogli di serie B per l’incapacità di incidere del Governo italiano. Questa è la verità! E se rappresentiamo una realtà diversa, siamo sulla luna.

Infine, vorrei fare una considerazione a proposito di Savoini. Io non conosco savoini. Non conosco Vannucci. Non conosco Meranda. E vi devo dire la verità. Il ministro Salvini, qualche ora fa, ha detto: “al Senato stanno cercando i rubli”. No, io non cerco i rubli. Io sono un garantista, nei confronti di Salvini oggi, come nei confronti di altri in passato.

Per me, le indagini le fa la magistratura e non il Senato. E quando qualcuno, impropriamente, anche su questa vicenda, propone l’ennesima Commissione d’inchiesta, io rispondo di stare calmi. A forza di Commissioni d’inchiesta, infatti, noi stiamo trasformando questioni maledettamente serie in strumentalizzazioni politiche permanenti.

Io, però, voglio terminare dicendo questo. Io vengo dal passato, come voi sapete. Io ho assistito, in questi mesi, a un dileggio continuo, da parte dei colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega, nei confronti delle personalità della Prima Repubblica, che io ritengo, in gran parte, abbiano servito lo Stato e lo abbiano fatto con decoro. Colleghi del Senato, quando Andreotti, Fanfani, Colombo andavano a Mosca, ci andavano con l’avvocato Agnelli, che realizzava Togliattigrad, creando migliaia di posti di lavoro in Russia. Non ci andavano con Savoini e compagni!

Allora, io vi chiedo almeno di alzare il livello delle vostre frequentazioni, perché, a presentarsi negli incontri ufficiali con questa “gentina”, lo Stato si degrada. Questo, se noi crediamo al decoro dello Stato.

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postato il 16 Luglio 2019 da redazione | in "Economia, Memoria, Politica"

L’intervento al convegno “Economia e società nel pensiero di Emilio Rubbi”

A Bologna con il Presidente della Repubblica nel ricordo del grande amico Millo Rubbi

La parabola umana e politica di Emilio Rubbi è iscritta profondamente nella storia della comunità bolognese e nazionale. La cerimonia odierna testimonia di un legame ancora vitale, che non ha perso nulla della sua forza originaria.
Se coltivare la memoria ed essere gelosi delle nostre radici migliori ha ancora un senso, ciò è testimoniato oggi dalla presenza, nella sede della nostra Fondazione, del Presidente della Repubblica, interprete saggio e lungimirante dell’unità della nostra Nazione. Con lui abbiamo condiviso un sentimento di familiarità e di amicizia, con Millo: la sensibilità personale del suo gesto è più eloquente delle mie parole. Per quanto mi riguarda aggiungo nei confronti di Rubbi una profonda gratitudine per come ha saputo essermi vicino nei primi anni della mia esperienza politica.
A distanza di 19 anni dalla sua scomparsa, possiamo vedere ora con chiarezza la linea di continuità che unisce le tappe del suo percorso: in tutti i prestigiosi incarichi che ha ricoperto ha sempre saputo coniugare un appassionato e leale impegno civile a una grande competenza tecnica nel settore finanziario e industriale mettendoli al servizio delle Istituzioni e della sua città.
Formatosi nell’Azione Cattolica bolognese e dal punto di vista scientifico nell’Università di Bologna, egli iniziò il suo impegno civile e la sua storia pubblica nel ’56, con l’esperienza politica di Dossetti fino a diventare – grazie alla stima personale di Paolo VI – amministratore dell’Azione Cattolica nazionale, a fianco di un’altra straordinaria figura del laicato cattolico italiano, Vittorio Bachelet.

Rubbi è appartenuto a quella generazione che ha portato emiliano romagnoli di grande spessore, cultura e passione civile ai vertici della politica italiana.
Per lunghi anni fu collaboratore di Angelo Salizzoni, fedele sottosegretario di Aldo Moro di cui Rubbi fu sempre un leale sostenitore. Da subito emerse per la solidità delle sue convinzioni, la lucidità dei suoi interventi, la limpida concretezza delle sue iniziative. In Parlamento lo ricordiamo accanto a colleghi prestigiosi come Nino Andreatta, Giovanni Bersani, Virginangelo Marabini e Giancarlo Tesini, che voglio salutare qui come socio della nostra Fondazione. Non mancando di ricordare che tra i suoi giovanissimi colleghi, nei primi anni ’80, figurava anche l’attuale presidente dell’ABI, Antonio Patuelli. [Continua a leggere]

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postato il 26 Giugno 2019 da redazione | in "Esteri"

Venezuela: Solidarietà alla famiglia Zambrano, l’applauso del Senato

Oggi nella tribuna del Senato erano presenti Sobella Mejias, moglie di Edgar Zambrano, il Vice Presidente dell’Assemblea nazionale del Venezuela, arrestato dai servizi segreti e detenuto illegalmente nelle carceri venezuelane dall’8 maggio scorso.
Con lei, anche le loro figlie, Sue e Soley Zambrano, ed il deputato Jesús Yánez.
In questi 50 giorni di detenzione il Vice Presidente Zambrano ha potuto ricevere soltanto una visita: quella della moglie, per soli 10 minuti.
A questa famiglia che sta soffrendo ho chiesto l’applauso dei colleghi del Senato in segno della solidarietà dell’Italia verso la battaglia dei democratici venezuelani.

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postato il 19 Giugno 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Consiglio Ue: evitare procedura di infrazione e rispettare voto continentale, avanti col sovranismo europeo

Il mio intervento, oggi nell’Aula del Senato, sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del prossimo Consiglio europeo del 20 e 21 giugno.

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, nelle sue comunicazioni ha parlato di diversi argomenti che francamente sono, per quanto mi riguarda, del tutto condivisibili.
Presidente, sono un esponente dell’opposizione, ma non ho mai ritenuto che, quando viene il Presidente del Consiglio a parlare del Consiglio europeo, dobbiamo per forza dissentire da tutto ciò che dice se siamo all’opposizione.

Non vorrei intervenire su questi temi perché credo che la maggior parte e non solo io ci ritroviamo su quanto lei ha detto, anche perché, essendo di scuola antica, penso che i Governi passino, ma le grandi linee della politica estera ed europea dovrebbero almeno permanere. Quando parliamo ad esempio – lei lo ha citato espressamente – di allargamento ai Balcani, questa è una storia tipicamente italiana. Noi siamo stati gli avvocati difensori dei Paesi balcanici che devono entrare in Europa e lo abbiamo fatto anche per un nostro interesse: i Balcani stabili e inseriti nell’Unione europea sono fonte di stabilità e non esportatori di problemi di instabilità anche per l’Italia.
Presidente, le auguro buon lavoro. Sulla Brexit ci ritroviamo perché vogliamo continuare ad avere con il Regno Unito, qualsiasi sia la fine di questa vicenda, un rapporto privilegiato. Ci sentiamo europei come loro; loro sono europei e possono stare fuori dall’Unione europea, ma non possiamo attenuare i rapporti storici anche sintetizzati da tanti britannici che stanno in Italia e da tanti italiani che stanno nel Regno Unito.

Le considerazioni che vorrei fare sono essenzialmente due.
Innanzitutto c’è il tema che lei ha evocato qui. Ha parlato della domanda di cambiamento emersa dagli elettori europei. In proposito, dobbiamo essere sinceri e franchi.
La domanda di cambiamento quando il popolo vota c’è sempre, ma non facciamo la retorica del cambiamento sull’esito del voto europeo perché il voto europeo ha dimostrato, almeno per quanto riguarda i sovranisti locali, che in Europa la pensano esattamente in modo opposto. Al netto della posizione di Macron, infatti, che è fuori dai tradizionali partiti popolari e socialisti, abbiamo una maggioranza popolare, socialista e liberale che sostanzialmente si è consolidata in queste elezioni europee. A me non piace la parola sovranista e, se la dovessi usare in qualche modo, userei l’espressione «sovranismo europeo».
Io mi sento sovranista europeo, ma non «sovranista italiano» perché credo che tutti i Paesi se vanno in ordine sparso, nel mondo in cui viviamo, solo semplicemente irrilevanti. Comunque, l’esito delle elezioni europee è stato chiaro: le grandi famiglie politiche si sono ritrovate vincitrici di questa sfida e, purtroppo, la presenza italiana nelle sue espressioni di maggioranza – parlo di chi ha vinto le elezioni: la Lega e il MoVimento 5 Stelle che hanno preso il 51 per cento alle urne – è fuori dalle famiglie politiche. Sono sostanzialmente irrilevanti; fanno fatica a trovare agganci europei. Francamente la Lega ne ha trovati di assai preoccupanti: andare a fare un Gruppo parlamentare con l’Alternativa per la Germania è veramente inquietante, considerando anche ciò che sono, da dove vengono e ciò che esprimono. Anche il MoVimento 5 Stelle mi sembra navighi un po’ nel buio perché non ha interlocutori europei. Ciò non rafforza, ma indebolisce la posizione italiana.

Noi dell’opposizione pensiamo e speriamo che porti a casa il più possibile per quanto riguarda la trattativa, anche per quanto riguarda il nostro commissario europeo. Vogliamo un commissario europeo che non solo auspichiamo venga scelto tra persone autorevoli, ma che abbia un portafoglio che pesa, che possa dire la sua nel contesto del Governo europeo.

Presidente, io ho però molti dubbi sinceramente perché non vedo un’Italia che pesa di più in Europa. Tra l’altro, vedo un’Italia che a molti tavoli europei non partecipa. Questa idea che, quando ci sono le riunioni di settore, i Ministri principali non vanno è del tutto singolare. Se fosse capitato in passato, saremmo stati sbranati. Oggi regolarmente non vanno, come se fosse irrilevante. Si tratta di materie come l’immigrazione e tutte le questioni che ci riguardano in prima persona.

C’è, pertanto, da un lato la diserzione e, dall’altro, un peso piuma dell’Italia a livello europeo.
Gli interlocutori che abbiamo scelto sono quelli che sul piano concreto delle politiche che chiediamo sono più contrari dell’Italia. Voglio dire, troviamo più assonanza – dico paradossalmente – con Germania e Francia di quella che troviamo con Ungheria e con Paesi affini all’Ungheria. Qui c’è qualcuno che quando ci guida non so dove va a parare. O meglio, lo so. So benissimo che lei è una cosa, altri sono altra. Lo sappiamo tutti perché siamo alfabetizzati, però francamente anche questo è un elemento di preoccupazione. E perché è elemento di preoccupazione? Una parte del Governo vuole i minibot, un’altra parte la flat tax, un’altra il salario minimo, un’altra il cuneo fiscale, un’altra ancora misure di inclusione sociale: non si capisce assolutamente nulla. Non si capisce chi è il Governo né quanti Governi ci sono.

Lei ieri ha detto: facciamo una manovra contiana. Bene, facciamo una manovra contiana; il Presidente del Consiglio è uno, è Conte. Lo dico a voi: fate una manovra contiana, però mettetevi d’accordo perché – concludo, Presidente – noi tutti sappiamo cosa significa una procedura di infrazione. Sapete cosa significa? Che chiunque vada a governare nei prossimi anni avrà un pezzo di sovranità che gli viene sottratta: può andare a governare Di Maio, Salvini, chiunque, ma questo sarà un problema costante.
Se si apre una procedura di infrazione avremo una sottrazione di sovranità: non dipenderemo solo da noi perché ci sarà qualcuno che ci controllerà ancora più strettamente; altro che sovranismo nazionale. È chiaro, allora, che siamo tutti contrari a che si apra questa procedura, ma, nello stesso tempo, non ci possiamo dividere tra chi vuole alzare le tasse e chi vuole abbassarle: siamo tutti per abbassarle – in teoria – ma siamo tutti anche per constatare, se siamo persone serie, la compatibilità economica e finanziaria delle manovre che andiamo a proporre, altrimenti è semplicemente una presa in giro alle spalle degli italiani.

Voglio dire una cosa: la procedura di infrazione è pericolosissima e per evitarla è necessario che ci sia una linea chiara del Governo, a meno che qualcuno in realtà faccia finta di mostrare i muscoli perché ha un obiettivo diverso in termini, ad esempio, di elezioni e di anticipo del dato elettorale e voglia lo scontro con l’Europa per precostituirsi le condizioni per una fuga dalla realtà e andare a elezioni. È chiaro che questa sarebbe una manovra talmente scoperta da essere denunciata perché fatta sulle spalle degli italiani, che porterebbe alla procedura di infrazione per cui sarebbe del tutto irresponsabile anche per chi la approva.

Infine, mi auguro che nessuno in quest’Aula giochi a un gioco pericoloso. Mi fa piacere che Salvini sia andato negli Stati Uniti, mi fa piacere che consolidi i rapporti tradizionali con gli amici americani: nel mio DNA politico c’è l’europeismo e l’atlantismo; se non ci fosse stato l’atlantismo non ci sarebbe stato l’europeismo perché sono stati due concetti legati nel Dopoguerra e fino ad oggi. Mi auguro che tutti capiscano, però, che il gioco dell’amministrazione Trump, così come il gioco dei russi – che è esattamente parallelo – è di utilizzare europei per dividere gli europei. E guai se ci prestassimo a questo gioco così meschino perché indebolire la casa in cui stiamo porterebbe solo sventure per tutti gli italiani.

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postato il 30 Maggio 2019 da redazione | in "Politica"

Ora nuovo centro alleato col Pd

La ricetta per battere la Lega: «Nella coalizione anche i delusi da Forza Italia»

L’intervista di Francesco Ghidetti pubblicata su Quotidiano Nazionale.

ESISTE al centro uno spazio enorme (da riempire) e i 5 Stelle rischiano grosso (ma non bisogna infierire sugli sconfitti). Pier Ferdinando Casini, 63 anni, bolognese senza se e senza ma, ha dedicato la sua vita alla politica. Ora siede a Palazzo Madama, in passato è stato il numero uno della Camera dei deputati e molto altro.
«Prima di discutere degli sconfitti, permettetemi un’osservazione. Queste elezioni dimostrano che lo spazio da conquistare al centro è largo e ampio. Se il Pd vuol tornare davvero protagonista, per contrastare la Lega, non ha che una via: realizzare una coalizione che convinca i moderati, i delusi da Forza Italia e quel 15-20 per cento in più che aveva votato Renzi cinque anni fa. A noi spetta il compito di organizzare una forza politica che va messa in campo senza autorizzazione preventiva di Zingaretti e che si allei col Pd e sia caratterizzata da una pluralità di soggetti».

Intanto, la politica italiana s’è persa i 5 Stelle…
«Non è mio costume infierire sugli sconfitti, fossi in loro non starei tranquillo. Perdere, nel giro di un anno, un voto su due è grave».
Ma sono finiti o no?
«Certo è che si sono infilati in un vicolo cieco o, comunque, in una via molto stretta».
Da cui è difficile uscire…
«Difficilissimo. Che fanno? Alzano i toni con il leader della Lega Matteo Salvini? Improbabile. Vanno a elezioni anticipate? Non è possibile perché dal 17 di domenica potrebbero crollare al 10».
La sua ricetta se fosse grillino quale sarebbe?
(risata). «Eventualità remota… A parte le battute, credo dovrebbero seguire un antico insegnamento del democristiano Emilio Colombo: calma, calma, calma. Dovrebbero prendere fiato perché per loro si annunciano tempi grami».
Ma più attenzione alla formazione della classe dirigente?
«Certo, anche se la questione non riguarda solo loro. Sia chiaro: non è che siano incapaci. Hanno molte ragazze e ragazzi bravi, ma di poca esperienza. Se la stanno facendo ora sul campo».
Il che spiega la catastrofe?
«No. I pentastellati hanno pensato di governare il Paese riempiendo il vuoto con un’incredibile arroganza. Come posseduti da un delirio di onnipotenza che ha portato scarsi risultati, direi».
In Sicilia, uno dei loro granai…
«La fermo subito. I granai non esistono più. Ora è tutt’altra storia. Basti guardare a che cosa è successo nella nostra Emilia-Romagna, con la Lega che diventa il primo partito».
E conta in Europa. Parecchio.
«La Lega non conta in Europa e si gioca una partita davvero difficile. In fondo, popolari e socialisti, le grandi famiglie europeiste, potranno ancora governare. Tanto è vero che il Carroccio chiede alleanze al Ppe, sa da soli i sovranisti non ce la faranno mai».
E il Pd?
«Rischia grosso se pensa di accontentarsi del recupero di chi aveva votato D’Alema e Bersani. Devono guardare al centro, altro che ‘operazione identitaria’ come sento dire… Proprio il contrario».
Zingaretti: pronti alle elezioni.
«Per far che? Per perdere e cambiare i gruppi parlamentari da ‘renziani’ ad ‘antirenziani’? Per restare a vita all’opposizione?».

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postato il 26 Aprile 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Guazzaloca: Caro Giorgio sono passati due anni, Bologna non ti dimentica

La mia lettera pubblicata sul Resto del Carlino a due anni dalla scomparsa di Giorgio Guazzaloca

Caro Giorgio,

sono passati 2 anni da quando ci hai lasciato, ma non ci siamo dimenticati di te.
Bologna continua a volerti bene e a ricordare quello che hai saputo fare per tutti noi, partendo dall’associazionismo, poi approdando alle Istituzioni e infine a Palazzo d’Accursio.
Sei stato un grande poiché hai capito prima degli altri che Bologna aveva bisogno di una svolta civica, ma ancora di più perché diventato primo cittadino non hai amministrato piccole rivalse, ma sei stato il punto più alto di tutta la città. Ricordo che qualcuno ti chiedeva di fare epurazioni, ma tu scegliesti i tuoi più stretti collaboratori tra quei funzionari leali e preparati che sono il lievito di ogni buona amministrazione, tra quei cittadini votati al servizio degli altri come il nostro indimenticabile Franco Pannuti, che ti ha raggiunto proprio in questi mesi.
Capivi che la bolognesità è prima di tutto rispetto delle diversità e non hai mai amministrato il potere come vendetta degli uni contro gli altri. Sei stato un uomo di parte, capace di essere sopra alle parti quando hai avuto la responsabilità di guidare una città unica per spirito e per tradizione. Dai portici restaurati di San Luca, alla statua di San Petronio sotto le Due Torri, vi sono stati tanti piccoli segni della tua presenza che ancora permangono e che anzi meritano di non essere abbandonati.
Quando vedo mio figlio Francesco girare con la maglia rossoblù col nome ‘Guazza’ che gli hai regalato, penso che tante cose sono cambiate in questi pochi mesi: tante cose nella politica, nel mondo e in genere tra noi. Ma non vengono meno i valori semplici e puliti che hanno dato significato al tuo e al nostro percorso umano. E tantomeno si attenua quell’amore verso Bologna e i bolognesi. Non hai mai voluto lasciare un segno nella politica nazionale, ma solo qui, nella città che hai vissuto e scelto di amare: ci sei riuscito e per questo la tua mancanza è ancora più profonda oggi di ieri.

P.S. Caro Giorgio, dimenticavo di parlarti del Campionato: sono sicuro che non ti perdi una partita, ma come vedi purtroppo in questo ambito non è cambiato molto. Soffriamo come sempre. Per fortuna che tu, con Giacomino, Ezio, Marino e gli altri ragazzi del ‘64, ci avete dato una mano per restare nel Paradiso della serie A!! Coraggio ancora un piccolo sforzo…

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postato il 3 Aprile 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Venezuela: solidarietà a Magallanes, solleveremo vicenda a Assemblea Uip

Stamattina una delegazione di parlamentari venezuelani diretta in Qatar è stata bloccata a Caracas

Oggi a margine del convegno ‘Venezuela: tra crisi umanitaria e violenza del regime. Racconti e testimonianze dirette’, svoltasi nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.

Solidarieta’ alla collega e amica Mariela Magallanes, impedita a partecipare in Qatar all’Assemblea dell’Unione Interparlamentare a causa della solita arroganza del regime narcotrafficante di Maduro. Solleveremo la questione a Doha, davanti ai parlamentari provenienti da tutto il mondo, nel nome della liberta’ e della solidarieta’ al popolo venezuelano

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postato il 2 Aprile 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Venezuela: la battaglia deve continuare, Italia riconosca Guaidò

Lo scorso giovedì 28 marzo il Parlamento europeo ha varato una risoluzione importante, in cui ha chiesto per il Venezuela elezioni presidenziali immediate, trasparenti e credibili.
È ormai acclarato a livello internazionale che nei giorni scorsi sono arrivati aiuti militari russi, aerei russi e mercenari russi, che sono atterrati a Caracas e che stanno costruendo il nerbo dei cosiddetti colectivos, gruppi paramilitari che stanno sorgendo in questo momento in Venezuela e che sono organizzati, direttamente al servizio del regime, dai presidenti delle province e dagli alcalde, cioè dai sindaci delle principali città, che sono vicini al presidente Maduro.
Credo che non abbiamo bisogno di dimostrazioni ulteriori: ormai le interferenze estere, che denuncio in quest’Aula del Senato della Repubblica italiana, ci sono, sono acclarate e non hanno niente a che fare col presunto imperialismo americano, ma hanno a che fare solo con Cuba, con la Russia e con una serie di Paesi, che in questo momento, come sanguisughe, stanno approfittando della drammatica situazione del Venezuela. Abbiamo solo sentimenti di amicizia per il popolo russo e credo che nessuno di noi coltivi sentimenti che non siano di grande rispetto per il presidente Putin, ma non possiamo tacere davanti a questi fatti, che in questi giorni stanno ancora una volta colpendo l’inerme popolazione venezuelana. In queste ore una donna è stata uccisa proprio dai colectivos e abbiamo episodi giornalieri, che ci dimostrano come va avanti questo processo di intimidazione, che è l’unico che può consentire a Maduro di tenere in pugno la situazione, perché il popolo è tutto dall’altra parte. È stato anche messo in prigione il capo della segreteria del presidente Guaidò, a cui rinnoviamo la nostra stima, la nostra amicizia e il riconoscimento del popolo italiano.
Vorrei rivolgermi ai colleghi del Gruppo MoVimento 5 Stelle: do atto al presidente di Maio del fatto che, uscendo dagli incontri che ha avuto con Bolton a Washington, ha dichiarato pubblicamente – di questo gli sono personalmente grato, perché la posizione del Governo italiano fino a qualche settimana fa era diversa – che non riconosciamo Maduro come presidente. È qualcosa, ma non basta. Come i principali Paesi europei dobbiamo arrivare al riconoscimento di Guaidò e chiedere alle Nazioni Unite un intervento assai più significativo di quello che abbiamo avuto fino ad oggi, perché le elezioni libere mentre I colectivos impazzano in Venezuela sono semplicemente impossibili da realizzare. Signor Presidente, la ringrazio dell’attenzione e ringrazio colleghi: penso che la nostra battaglia per il Venezuela debba continuare

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postato il 30 Marzo 2019 da redazione | in "Economia, Politica"

Commissione banche: Spero che i parlamentari non debordino dal mandato

Ineccepibile la lettera del Presidente Mattarella. Il sistema bancario italiano è una risorsa preziosa per il Paese; c’è anche il pericolo che venga calpestato il ruolo di terzietà della Banca d’Italia e delle altre autorità garanti 

L’intervista di Roberto Giovannini, pubblicata su La Stampa

«Mi chiede se questa Commissione può trasformarsi in una bomba istituzionale ed economica? Non mi faccia parlare… dico solo che oggi, con tutti i problemi che abbiamo, non vedo proprio l’esigenza di crearne di nuovi. Per questo sarebbe auspicabile una riflessione dei gruppi parlamentari. Del resto, consapevole dei rischi potenziali, io votai contro la legge istitutiva di questa Commissione».
Parla Pier Ferdinando Casini, senatore, ex presidente della Camera e presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche istituita alla fine della scorsa legislatura.
Casini, che ne pensa della lettera del presidente Mattarella su questa nuova Commissione d’inchiesta?
«È ineccepibile. La Commissione che ho presieduto partiva da fatti di corruzione all’attenzione della magistratura che avevano coinvolto sette banche ben precise e i loro risparmiatori coinvolti. Noi non potevamo sindacare la gestione di Intesa piuttosto che di Unicredit. Ora, invece, c’è l’intenzione di creare una Commissione con un potere di vigilanza permanente rispetto all’autonomia degli istituti bancari, che è sancita da leggi europee e leggi nazionali. Un potere che può calpestare lo stesso ruolo di terzietà della Banca d’Italia e delle altre autorità garanti. Nella lettera di Mattarella, dunque, è specificato bene quel che dovrebbe fare questa Commissione e ciò che non può fare. Perché sono in ballo questioni che riguardano gli assetti legislativi, la necessità di non interferire rispetto all’autonomia di gestione degli istituti di credito».
Problemi certo molto delicati…
«Problemi centrali per una democrazia liberale: i politici sono terminali di interessi legittimi, ma le banche ad esempio sono vincolate sul segreto bancario, l’erogazione del credito e altro ancora. Non è possibile che una Commissione senza un campo di azione delimitato possa agire in base a una presunzione di colpevolezza dell’intero sistema bancario».
La lettera del Capo dello Stato è chiara, ma è un fatto che la nuova Commissione avrà amplissimi poteri, e potrebbe operare anche al di là dei limiti richiamati nella missiva, spedita ai presidenti delle Camere.
«L’unica garanzia, purtroppo, è affidata alla moral suasion dei presidenti delle Camere, che dovrebbero intervenire nel caso che all’ordine del giorno dei lavori della Commissione venissero posti temi impropri o sconfinanti. Ma il meccanismo è fragile».
Le pongo la domanda in quanto presidente emerito della Camera: concretamente, cosa possono fare Fico e Alberti Casellati se i limiti indicati dal Capo dello Stato venissero violati?
«Una volta istituita e insediata, una Commissione d’inchiesta si rapporta con le istituzioni esterne autonomamente, al punto di poter sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale su decisioni della Magistratura. E quindi c’è solo la moral suasion».
Dunque, se ad esempio fosse convocato Mario Draghi, o l’ad di una banca importante al centro di un’operazione di mercato?
«Una Commissione d’inchiesta ha ampi poteri. Nel caso di Draghi, finché è presidente della Bce, c’è da rispettare la normativa internazionale che ne estende le prerogative in modo forte. Ma un banchiere certamente deve presentarsi».
E stanti così le cose è fondato il timore di potenziali clamorosi conflitti istituzionali, politici ed anche economico-finanziari?
«Spero con tutto il cuore che la lettera di Mattarella non susciti polemiche, ma riflessioni. C’è un grande bisogno di riflettere approfonditamente: il sistema bancario italiano è una risorsa preziosa per il Paese. E i primi che dovrebbero esserne consapevoli sono le autorità politiche di maggioranza. Non dimentichiamo che negli “stress test” europei sulla solidità patrimoniale le banche italiane escono bene, tengono nonostante una precaria situazione economica e sociale. Sarebbe molto meglio evitare di destabilizzare questo sistema, con tutti i gravi rischi del caso»

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postato il 12 Febbraio 2019 da redazione | in "Esteri"

Venezuela: Siamo con Guaidò e chiediamo al Governo di riconoscerlo

Il mio intervento nell’Aula del Senato a seguito delle comunicazioni del Ministro degli esteri sulla situazione in Venezuela

Il Ministro Moavero ha posto quattro punti all’attenzione del Parlamento: emergenza umanitaria; condanna delle violenze; elezioni presidenziali; garanzie per i nostri connazionali. C’è innanzitutto il tema dell’emergenza umanitaria (forniture essenziali, assistenza ai profughi e tutto il resto). Siamo d’accordo, Ministro, ma questo non è un tema nuovo, l’emergenza c’è da mesi. In effetti, come potrebbe infatti considerarsi diversamente il fatto che in un Paese tre, quattro milioni di profughi sono costretti a scappare a piedi? Come dovremmo definire la situazione che ha portato il 90% dei bambini a non andare a scuola e a frugare nella spazzatura? Ministro, lei ha ragione: c’è un’emergenza umanitaria, ma non si tratta di nulla di nuovo rispetto alla situazione di cui un anno e mezzo fa, già nella scorsa legislatura, il Parlamento aveva parlato. Non c’è dunque niente di nuovo in quello che sta capitando oggi. C’è solo il fatto che il mondo ha aperto gli occhi, tutto il mondo salvo noi, che siamo il Paese che ha fornito tradizionalmente al Venezuela il maggior numero di connazionali.

Il secondo punto riguarda la condanna alla violenza e alla repressione dei diritti umani. Ministro, ma lei non può fare la parte di Alice nel paese delle meraviglie. Noi abbiamo avuto centinaia di prigionieri politici, ma quando la Chiesa ha fatto la mediazione poi se ne è ritirata, perché il primo punto che ha posto è stato quello dell’afflusso del materiale per i diseredati venezuelani e per i profughi, perché ha chiesto la liberazione dei prigionieri politici e un processo elettorale credibile. È stato risposto di no su tutta la linea da Maduro e, addirittura, la Chiesa si è ritirata dalla mediazione.
Oggi parliamo di condanna della violenza e della repressione, ma non si può fare un discorso così generico. La condanna della violenza e della repressione ha un nome e cognome: la condanna del regime di Maduro che è fortemente connesso al narcotraffico, che oggi ha spostato le sue rotte tradizionali. Dalla Colombia oggi passa tutto dal Venezuela. Il traffico internazionale della droga passa da lì! Apriamo gli occhi, se non altro per contrastarlo meglio!

Andiamo oltre. Voglio dirlo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle: so che è una loro posizione tradizionale ma, dato che essi dicono che in questa vicenda non si accettano le interferenze estere, io dico loro quanto segue. L’interferenza estera più grande che c’è in Venezuela è l’esercito venezuelano controllato dagli osservatori cubani. Infatti, cubani in permanenza ai vertici dell’esercito oggi rappresentano la garanzia che l’esercito non molli Maduro, perché i gradi medi e bassi dell’esercito già si sono rifiutati di sparare sulla popolazione.
Vorrei farvi notare una cosa: per la prima volta, nell’ultima manifestazione, non vi sono stati morti. E perché questo è capitato oggi e non è capitato nelle manifestazioni degli anni scorsi e dei mesi scorsi? Perché l’esercito ha paura; perché comincia ad avere paura di continuare a perpetrare gli omicidi di massa che ha perpetrato in questi anni; perché c’è un controllo degli osservatori internazionali; perché si sono accesi i fari.
Quando, qualche mese, fa c’è stato l’insediamento di Maduro, nessun ambasciatore europeo vi è andato, neanche quello italiano. L’Italia non si dissociò allora da questa posizione internazionale, che ci viene presentata come se fosse qualcosa di nuovo, mentre è qualcosa di acclarato e anche di sottoscritto dall’Italia.
Lei Ministro dice che l’Assemblea parlamentare è legittimata. Grazie, lo sappiamo anche noi. È l’unico organismo legittimato, ma ci siamo dimenticati di dire che parte dei suoi membri sono stati incarcerati, che i deputati venezuelani non ricevono gli stipendi, che hanno chiuso la possibilità di accesso al Parlamento e che la Corte costituzionale nelle mani di Maduro ne ha dichiarato l’illegittimità. Per cui, anche qui noi scopriamo l’acqua calda sempre in ritardo.

Infine, vi è l’aspetto più grottesco, signor Ministro: garanzie per i nostri connazionali e operatività delle aziende italiane. Scusate, ma andate a chiedere ad Astaldi, andate a chiedere a Ghella, andate a chiedere a Salini, andate a chiedere agli operatori italiani. Alcune di queste aziende italiane sono in crisi, come leggiamo su tutti i giornali, perché devono ricevere tra i 300 e i 400 milioni di crediti dal Venezuela. Noi oggi parliamo di garanzie per le aziende italiane, ma queste garanzie noi ce le siamo sognate negli ultimi dieci anni e oggi, qui, non so cosa si possa fare. Oggi, forse, Maduro, anche se volesse, non potrebbe pagare le aziende italiane.
Oggi parliamo di un fatto concernete l’Italia, e lo dico mandando un abbraccio ideale a coloro che ci ascoltano in questo momento, che sono i nostri connazionali in Venezuela, che trepidano e si vergognano poi la posizione italiana, quando invece vorrebbero che l’Italia fosse in prima fila.
Stiamo parlando del fatto che siamo l’unico Paese europeo significativo ad assumere questa posizione Sembra che addirittura l’Italia abbia messo il veto sul riconoscimento di Guaidó da parte dell’Unione europea.
La festa è finita. Questo dibattito è chiaro. Una serie di cose, acclarate e risapute, ci sono state presentate come se si fossero prodotte per incidenti della storia e non per la volontà di un regime che oggi è narcotrafficante. Aspettiamo di vedere che cosa succede, auspicando che non accada niente di grave, che non ci siano morti e si possa arrivare con un cordone umanitario. Ma quale cordone umanitario, ministro Moavero, quando Maduro ha già chiuso le strade di accesso? Il cordone umanitario non può arrivare dal cielo.
Con questo regime non ci possono essere il dialogo (perché sarebbe un’ipocrisia e una finzione), né l’aiuto umanitario (che può essere ricevuto solo a danno del Governo). Il Governo non accetterà mai che l’aiuto umanitario arrivi. Noi ci laviamo allora la coscienza, dicendo che auspichiamo che tutte queste brutte cose non accadano. Purtroppo, invece, stanno capitando.

Mi sarei augurato che il Governo italiano non facesse un’equazione tra la dittatura e la democrazia, come quando, negli anni Settanta, durante la lotta tra lo Stato e le Brigate rosse, si diceva: «Né con lo Stato, né con le Brigate rosse». Allora grandi forze popolari rifiutarono quest’equazione, che oggi rifacciamo per il Venezuela: noi non siamo né con Maduro, né con Guaidó.
Onorevole Ministro, noi siamo con Guaidó e chiediamo alla maggioranza e al Governo di riconoscerlo. Siamo con il Parlamento venezuelano, a cui idealmente ci congiungiamo in un abbraccio leale. Domani audiremo il Presidente della Commissione esteri dell’Assemblea nazionale del Venezuela. Questi sono donne e uomini coraggiosi, che stanno combattendo per dei principi che ormai sembrano da noi dimenticati: libertà e democrazia. Viva il Venezuela!

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postato il 1 Febbraio 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Recessione? Lo scaricabarile del Governo è ridicolo

Questa mattina ad Omnibus intervengo sulle dichiarazioni del vicepremier Di Maio che attribuisce ai governi precedenti l’entrata in recessione dell’Italia (dopo 15 trimestri consecutivi che il Pil italiano registrava il segno positivo)

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postato il 31 Gennaio 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Venezuela: Dal governo imbarazzante equidistanza tra Maduro e Assemblea legislativa

Il mio intervento al Senato dopo l’informativa del ministro degli Esteri sul Venezuela


Il Governo italiano è per una equidistanza tra Maduro e l’Assemblea legislativa. Cioè il Governo italiano ci spiega: che devono dialogare; che i due ragazzi che litigano si mettano al tavolo, perché per noi c’è il Presidente e c’è il Parlamento; noi non sappiamo da che parte stare; sappiamo che devono dialogare. No, no, i conti non tornano. Io so da che parte stare, il Gruppo per le Autonomie sa da che parte stare: noi scegliamo l’unico organismo legittimato dal voto popolare, quello vero, che è l’Assemblea legislativa.
Noi scegliamo di essere solidali con i nostri colleghi venezuelani che sono stati privati dello stipendio, che sono stati privati della sede. Se non vi è chiaro vi vorrei dire che il regime ha provveduto anche a tagliare la luce all’Assemblea nazionale venezuelana. Almeno per solidarietà tra parlamentari, io credo che noi dovremmo esprimerci con chiarezza su questo. E invece noi scegliamo l’equidistanza. Io spero che il Governo italiano cambi posizione.

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postato il 24 Gennaio 2019 da redazione | in "Esteri, Politica"

Venezuela: Italia batta un colpo, Moavero scelga posizione Paesi liberi

Governo stia a fianco Guaidó e Parlamento venezuelano

Signor Presidente,
anzitutto vorrei cominciare questo breve intervento mandando un pensiero affettuoso e sincero, spero rappresentativo di tutto il Parlamento, agli italiani che stanno in Venezuela e che in questo momento soffrono pesantemente le conseguenze di una situazione che si protrae da diversi anni.
Onorevoli colleghi, credo che tutti abbiamo assistito con apprensione a quello che sta capitando in Venezuela. Io vorrei dire una cosa in premessa. Sul Venezuela la politica italiana negli anni passati si è divisa pesantemente: del Venezuela abbiamo dato giudizi diversi; storicamente del chavismo sono stati dati giudizi diversi. Ma oggi non è il momento di riaprire la pagina delle discussioni storico-politiche. Oggi è il momento di guardare in faccia la realtà e di vedere come uno dei Paesi che negli anni Settanta erano tra i più ricchi del mondo, ai vertici di tutte le statistiche mondiali, oggi si è ridotto ad un Paese in cui un decimo della popolazione è scappata; il 90 per cento vive sotto i livelli di dignità; i bambini in gran parte non vanno più a scuola, ma li trovate accanto ai bidoni della spazzatura per cercare per le loro famiglie qualcosa da mangiare; il cibo è razionato; la produzione petrolifera è scesa da 3 milioni di barili a 900.000, e probabilmente nei prossimi mesi si arresterà, per la semplice ragione che non sono state adeguate le attrezzature in tutti questi anni, pertanto anche l’unica risorsa che il Paese ha si sta inaridendo.
Davanti a questa situazione, colleghi, voi sapete benissimo che negli anni scorsi sono intervenute autorità internazionali, dall’ONU all’Organizzazione degli Stati americani, dal Mercosur a quella che è la principale risorsa spirituale del Venezuela, ossia la Chiesa cattolica e la Conferenza episcopale. Non solo. Il Santo Padre, Papa Francesco, e il Vaticano sono intervenuti più volte per cercare anche di proporsi – poiché avevano il consenso di tutti, del regime e dell’opposizione – come elemento di dialogo politico.
Io ricordo ai colleghi – molti di voi sono arrivati un anno fa – che un anno e mezzo fa il Senato approvò a larghissima maggioranza una mozione e il Governo espresse parere favorevole su di essa. Vi faccio solo notare che, allora, il Ministro degli affari esteri venne in quest’Aula a ricordarci come i nostri connazionali volessero medicinali; alcuni nostri funzionari dell’ambasciata avevano avuto congiunti morti per malattie abbastanza banali e non c’erano medicinali. Ma davanti alla richiesta delle autorità italiane di fare arrivare i medicinali alla nostra comunità, il Ministro degli esteri venezuelano aveva detto al nostro Ministro degli esteri che in Venezuela le cose andavano bene; che dei medicinali non ce n’era bisogno; che se avessimo avuto bisogno di medicinali per i nostri connazionali, li avrebbero forniti loro; e che avremmo dovuto solo dare un elenco. [Continua a leggere]

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postato il 22 Gennaio 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

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postato il 22 Gennaio 2019 da redazione | in "Spunti di riflessione"

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