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postato il 18 novembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: A #Cartabianca, col Sì più certezze per chi investe in Italia

Intervistato da Francesca Lagorio nel programma di approfondimento politico di Bianca Berlinguer su Rai 3 

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postato il 15 novembre 2016 da redazione | in "Politica, Riforme"

«Casini contro Salvini: aiuta i 5 Stelle. I moderati devono allearsi col Pd»

«La sfida di Parisi è impossibile. Per il centrodestra la partita è finita»11370467404_f60a564cea_o

L’intervista di Antonella Coppari a Pier Ferdinando Casini pubblicata su QN

«Salvini e il centrodestra sono fuori dalla partita. Non saranno loro a determinare i giochi in futuro».
Ma come, presidente Casini: con la vittoria di Trump non scatta l’ora dei populisti al governo?
«Non c’è dubbio che oggi il grande confronto è tra chi ha una ricetta per risolvere i problemi e chi li agita per prendere il consenso popolare. A quale categoria appartiene Trump lo vedremo nei prossimi mesi. in Italia, mi pare già tutto chiaro: il grande scontro sarà fra Grillo e la coalizione di governo».

E perché mai Salvini non dovrebbe incassare il dividendo elettorale di questa ondata anti-sistema? In fin dei conti, il leader della Lega cavalca il No al referendum come Grillo.
«Lui semina ma il raccolto andrà ai Cinquestelle, e questo oramai l’hanno capito tutti. La forza anti-sistema più credibile è la loro. L’unico effetto che otterrà Salvini sarà quello di minare irrimediabilmente la credibilità del centrodestra, impedendo che si trasformi compiutamente sia in un senso che in un altro».

Non ha fatto i conti senza Stefano Parisi?
«Francamente la possibilità che il centrodestra si coaguli intorno a lui mi sembra impossibile. Glielo auguro ma non ci credo. Per questo motivo, ritengo che i moderati oggi abbiano una sola strada: aiutare Renzi ad evitare che il Paese finisca nelle mani di Grillo». [Continua a leggere]

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postato il 4 novembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: A confronto con Giovanni Maria Flick a Tagadà

Al programma di approfondimento di La7, il presidente della Commissione Affari esteri del Senato illustra le ragioni del Sì in un dibattito con l’ex presidente della Corte costituzionale.

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postato il 1 novembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: al Confronto del Tg2

Insieme alla portavoce di Forza Italia, Mara Carfagna

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postato il 31 ottobre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: chi è per il No lo fa solo in funzione anti-Renzi

cattura_mattinoL’intervista di Gigi Di Fiore pubblicata su Il Mattino.

Presidente della commissione Affari esteri al Senato, l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, fa ora parte in Parlamento del gruppo di Area popolare. Con i «Centristi per il sì» è schierato a favore del sì al referendum costituzionale ed è impegnato nella campagna elettorale, che lo ha portato, negli ultimi giorni, a Salerno e Isernia. Sabato prossimo, sarà al cinema Filangieri di Napoli.
Presidente Casini, perché continua a schierarsi a favore del sì? «
La mia posizione è coerente con il voto che, a più riprese, ho formulato in Parlamento. Rispecchia l’impegno che ho sempre manifestato per le riforme sin dai tempi della commissione D’Alema di cui facevo parte».
Una scelta di coerenza?
«Sicuramente. Non ho dimenticato l’applauso tributato al presidente Napolitano in Parlamento, quando ci invitava a realizzare le riforme in questa legislatura. C’è da meravigliarsi che chi ha votato per le riforme ora inviti a votare per il no».
Nel centrodestra le posizioni sono molto eterogenee, cosa ne pensa?
«Ritengo che si comporti con la maggiore intelligenza, come al solito, Berlusconi. Fa il minimo indispensabile in questa campagna elettorale e non credo che si tratti di un problema legato a condizioni di salute».
Secondo lei, invece, da cosa dipende?
«Ha capito che, se vince il no, l’unico che se ne avvantaggerà sarà il movimento di Grillo. Speriamo che, prima o poi, qualcuno lo spieghi anche a Salvini».
Crede che ci sia ancora qualcuno che ricorda la posta in gioco nei contenuti di questa campagna elettorale?
«Pochi. Nessuno parla più del merito di questo referendum. Si discute di tutto, tranne che dei contenuti. Eppure, c’è un aspetto che, più degli altri, ritengo sia di una rilevanza assoluta».
A cosa si riferisce?
«Alla clausola di supremazia dello Stato sulle Regioni. Il nostro è un Paese in cui i troppi veti scoraggiano gli investitori stranieri. L’eccessiva burocratizzazione locale è ulteriore elemento di blocco e, su questo, lo Stato centrale si è riservato l’ultima parola».
Che pensa dell’atteggiamento di Renzi in questa campagna elettorale, così polemico e a volte fuori le righe?
«Renzi le prende e le dà. Mi sembra evidente che oggi gran parte degli schierati per il no lo fa in funzione anti-Renzi. Si tratta di una battaglia politica, che nulla ha a che vedere con il contenuto della riforma».
Che idea si è fatto dei contrasti interni al Pd?
«Credo che alla gente importi poco delle questioni interne al Pd. Importa più, invece, che si possano fare le riforme. Chi non è riuscite a realizzarle ora si prefigge per obiettivo non farle realizzare da Renzi».
È un conflitto politico generazionale?
«Forse. Io sono tra i politici di esperienza, ma credo che chi ha più esperienza non possa vivere di risentimenti. Sa cosa dicevano gli ateniesi? Che ci si difende con le armi dei giovani e i consigli degli anziani. Le battaglie di potere non fanno andare avanti questo Paese».
Che scenario prevede in caso di vittoria del no?
«Certo, aumenterà la confusione e favorirà Grillo, ma alla maggioranza di Renzi non c’è alternativa in questa legislatura».
Non esiste un problema di costi per far funzionare le istituzioni?
«Sui costi della politica c’è sempre chi si spinge più avanti degli altri. La democrazia ha dei costi e ignorarlo consegna la politica ai nullafacenti, che non si sa da dove provengano. Il vero obiettivo deve essere il recupero dell’efficienza nelle istituzioni».
Se vincesse il sì, sarà necessario un difficile periodo di transizione?
«Ci vorrà sicuramente una legge che stabilisca criteri uniformi di designazione dei consiglieri regionali che andranno in Senato. Poi ci sarà da riformare i regolamenti di Camera e Senato. Ma avremo un anno di legislatura, per affrontare la transizione con l’approvazione di queste leggi, necessarie a rendere operative le riforme costituzionali».
Cosa pensa degli schieramenti politici in campo a favore e contro la riforma?
«Penso che la gente si sia resa conto che, comunque vada, da una parte ci sono i moderati alleati con il Pd, mentre dall’altra parte c’è una vera armata Brancaleone che non si sa da che parte vada. Renzi mette il suo entusiasmo, le sue energie giovanili per pilotare cambiamenti non più rinviabili. Non penso, lo ripeto, esistano alternative credibili».

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postato il 21 ottobre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: finalmente si cambia e si cambia in meglio

L’intervista di Sebastiano Sterpa ai microfoni del Tg5 sulla riforma costituzionale

 

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postato il 20 ottobre 2016 da redazione | in "Politica, Riforme"

«La famiglia Bush con la Clinton come i moderati con Renzi»

Nel mondo lo scontro non è più tra destra e sinistra ma tra populismo e serietà
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L’intervista di Marco Ventura pubblicata sul Messaggero

Pier Ferdinando Casini di nuovo in campo nazionale con l’iniziativa dei “centristi per il Sì” al referendum, dopo due anni di impegno esclusivo in politica estera da presidente della Commissione al Senato.

Perché proprio adesso?
«Il referendum sarà lo spartiacque della politica italiana, finalmente avremo un momento di verità. Più ci si avvicina al 4 dicembre, più le posizioni si chiariscono: da un lato chi tenta di riformare le istituzioni dopo decenni di insuccessi, dall’altro una variegata convergenza di persone che cercano solo di bocciare il governo e il premier Renzi».

Anche Mario Monti è per il No. Sorpreso?
«Le parole di Monti hanno il pregio di essere esplicite: lui riconosce che la riforma migliora la Costituzione, ma boccia il governo e per questo dice No».

Non è una buona ragione?
«Da D’Alema a Monti, da Pomicino a Zagrebelsky, tutti seminano vento, ma a raccogliere i frutti saranno Grillo e i 5 stelle che potranno dimostrare che siamo irriformabili e solo loro sono i demiurghi del cambiamento».

Nella variegata compagine del No ci sono tanti moderati…
«Oh, sì, c’è anche chi ha votato la riforma ed è tra i capifila del No, e chi nel centrodestra ne ha votata una analoga nel 2005 e oggi denuncia la deriva autoritaria di Renzi con gli stessi argomenti stucchevoli usati per vent’anni contro Berlusconi. Girando l’Italia coi “centristi per il Sì” ho visto che la maggior parte dei moderati voterà Sì: hanno capito che con il No a vincere non sarà Berlusconima Grillo». [Continua a leggere]

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postato il 11 ottobre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: Al duello con Antonio Padellaro

Nella trasmissione di approfondimento politico di La7, l’Aria che tira, condotta da Myrta Merlino

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postato il 9 ottobre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: chi dice no vuole solo colpire Renzi

catturaoL’intervista di Gerardo Marrone pubblicata su Il Giornale di Sicilia

«È in corso un processo di manipolazione: si vuole colpire il governo Renzi usando il referendum. Le questioni di merito, quindi, non interessano più a nessuno e si uniscono le tesi di persone che hanno visioni politiche contrapposte. Così, si ritrovano a braccetto Brunetta con Zagrebelsky e Grillo con Salvini».
Ieri a Taranto, stamattina alle «Ciminiere» di Catania, Pierferdinando Casini è impegnato a sostenere le ragioni dei «Centristi per il Sì», ma soprattutto un’idea di fondo: «Serve un disegno “per” e, invece, vedo – afferma il presidente della commissione Esteri al Senato – troppi disegni “contro”. E non va bene».

I sondaggi non danno certezze sull’esito del referendum confermativo, ma un’indicazione la forniscono: gli indecisi sono tantissimi, almeno il 40 per cento. Forse, è il caso di spiegare meglio la riforma. Vuol provarci lei?
«È una riforma semplicissima che, innanzitutto, consente di superare il bicameralismo perfetto. In nessun Paese occidentale esistono due Camere che hanno esattamente le stesse competenze, le stesse attribuzioni, come in Italia. Inoltre, si mette ordine nel rapporto tra Stato centrale e Regioni in modo da evitare che, ad esempio su dossier importantissimi come quelli energetici, una Regione possa bloccare le scelte del governo. Non è finita…».
 Altro?
«Si abolisce il Cnel, il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro. Nessuno ha capito cosa fa, tranne appaltare un po’ di studi che magari sono interessanti ma per i quali non serve certo un organo costituzionale».  Doppio incarico per consiglieri regionali e sindaci che saranno chiamati a far parte del nuovo Senato. Non è un po’ troppo? «Un po’ troppo, solo se si guarda con la lente di oggi. Il prossimo Senato non sarà paragonabile a quello attuale, perchè potrà lavorare in tempi ben più limitati».
 Anche lei come Renzi ritiene che, senza la riforma Boschi, il Paese non si salva?
«Io sono sempre meno drastico di Renzi, ma dico che un successo del “no” sarebbe un pessimo segnale dopo trent’anni di tentativi abortiti di riforme istituzionali. Grave se l’Italia dimostrasse di essere un Paese irriformabile».
Il giurista Massimo Villone ha affermato in un’intervista al Giornale di Sicilia che, in caso di vittoria del sì, «l’esecutivo avrà il controllo pieno dell’Assemblea e del procedimento legislativo». Sbaglia?
«Sì, sbaglia. È un’altra delle mistificazioni che si stanno facendo, cioè mettere sullo stesso piano due cose diverse: la riforma costituzionale e la legge elettorale. Il dibattito sulla legge elettorale procede in parallelo, sicuramente “Italicum” sarà cambiato. In ogni caso, non credo che questa provocherebbe una deriva autoritaria. A me, poi, viene da sorridere sentendo parlare di deriva autoritaria per attaccare Renzi, come si faceva contro Berlusconi. Dire che correva il rischio di essere un dittatore, mi sembra una cosa ridicola».
 A proposito. Il premier ha recentemente affermato che «il Cav usa il referendum per ritornare in campo». Ma davvero Berlusconi le sembra così «in campo»?
«In primo luogo, ricordo che i sondaggi rivelano come la metà degli elettori di Forza Italia si dichiari a favore della riforma. Questo perchè, se passasse il no, sarebbe la vittoria di gente come Grillo e non certo di Berlusconi che, in effetti, non mi sembra così in campo. Il solo fatto di consentire che trapelino le simpatie per il sì di uomini a lui così vicini, come Fedele Confalonieri e Gianni Letta, ciò vuol dire che Berlusconi è più intelligente di tanti suoi sostenitori».
 Altra obiezione alla legge di revisione costituzionale: i tagli ai costi della politica saranno modesti, 48 milioni l’anno – stando alla Ragioneria dello Stato – e non i 500 di cui parla il presidente del Consiglio. Propaganda?
«Non è un argomento che mi ha mai appassionato. E, quando io parlo di referendum, non ho mai usato il tema dei costi della politica anche perchè la democrazia costa. Questo è un argomento che usa Renzi e che è molto pericoloso!».  C’è chi dice no, tra questi D’Alema e Bersani. Sorpreso? «Di Bersani, un po’ sì. Nessuna sorpresa da D’Alema, invece. In questa fase, lui privilegia la sua ostilità verso Renzi. Una battaglia personale: di politico c’è molto poco».
 C’era una volta il centrodestra che vinceva le elezioni, anche grazie a Pierferdinando Casini. E adesso?
«Molto difficile che lei possa vedermi nello stesso schieramento con Matteo Salvini e Giorgia Meloni. In questa fase così difficile per il Paese, dunque, credo che la collaborazione con Renzi vada confermata pure per la prossima legislatura».
 In Sicilia si andrà alle urne tra un anno per le Regionali. Crocetta vuole ricandidarsi. Voi lo sosterrete?
«Questa è una domanda che dovete fare a Gianpiero D’Alia. Io non intervengo sulle questioni siciliane. E se un consiglio devo dare, lo faccio in privato e non certo sui giornali».
 Lei è il presidente della commissione Esteri a Palazzo Madama. Sulle quote-migranti, l’Unione Europea ha ormai perso la faccia?
«L’Unione Europea ha perso la faccia nel Mediterraneo e la sta perdendo anche sul punto della ripartizione dei migranti. Voglio aggiungere, però, una cosa: ai tanti che in Italia vorrebbero rialzare i muri, dico di stare bene attenti. Guardate a cosa sta capitando ai nostri connazionali oggi in Gran Bretagna e ai transfrontalieri in Svizzera. Se si rialzano i muri, non ce n’è per nessuno».

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postato il 4 ottobre 2016 da redazione | in "Politica, Riforme"

Referendum: «Il Sì è la sfida al populismo. Poi popolari e sinistra alleati»

Meglio togliere il ballottaggio, crea troppi rischi
Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Paola Di Caro pubblicata sul Corriere della Sera  

Se è tornato in campo nell’agone politico nazionale con tutte le sue energie — nel weekend terrà manifestazioni per il Sì al referendum a Taranto e a Catania, e molto altro è previsto — è perché Pier Ferdinando Casini crede che questa sia la battaglia campale tra due modelli alternativi: «La sfida oggi non è più tra destra e sinistra, e nemmeno fra tre poli. È invece tra un populismo becero, anti-politico e sfascista alla Grillo e il riformismo e la serietà». Per questo, è il momento di fare appello agli elettori e ai politici «moderati, che come i sondaggi indicano, decideranno chi vincerà».

In pratica, chiede ai moderati di schierarsi con Renzi?
«Chiamo ad una scelta di campo, sì, pur sapendo che la riforma dovrà essere perfezionata, e nonostante Renzi abbia commesso errori nella gestione del referendum».

Ma nel fronte del No c’è anche Berlusconi
«Vero, ma l’equivoco dal quale i moderati devono uscire è che se vince il No vince Berlusconi. Non è vero: vincerebbero Grillo, Il Fatto, Zagrebelsky, persone pur rispettabili ma che non hanno nulla a che fare con i valori della destra moderata e responsabile. Vincerebbe proprio quel fronte che per anni ha accusato Berlusconi di “deriva autoritaria” e che oggi usa gli stessi argomenti contro Renzi, ridicoli in entrambi i casi al di là dei limiti che pure i due hanno». [Continua a leggere]

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postato il 22 settembre 2016 da redazione | in "Esteri"

Libia: incontro all’Onu con l’inviato speciale Kobler

A margine della 71esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite
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Lungo incontro alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite tra Martin Kobler, Rappresentante Speciale Onu per la Libia, e la delegazione parlamentare composta da Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto, presidenti delle Commissioni Affari esteri di Senato e Camera, e da Andrea Manciulli, vicepresidente della terza Commissione di Montecitorio.
Al centro del colloquio, avvenuto ieri sera a margine della 71esima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, il contrasto al terrorismo e al Daesh e l’esigenza di preservare l’unità della Libia, evitando ipotesi di tripartizione. Infine, condivisione tra le parti anche sulla necessità di intensificare il dialogo politico tra il Consiglio presidenziale libico ed il Generale Khalifa Haftar

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postato il 18 settembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: se non passa il Sì, Italia giudicata irriformabile

Parole Parisi di buon senso, ma senza novità
Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Angelo Picariello pubblicata su Avvenire

Al di là di quanto sostiene l’ambasciatore americano, se non passasse il referendum in tutto il mondo si dirà che l’Italia è definitivamente irriformabile, con gravi danni per l’immagine e la credibilità del nostro Paese». Pier Ferdinando Casini mette in campo i “centristi per il sì”, e per il futuro, «con questo centrodestra», ritiene inevitabile continuare il sostegno al governo Renzi.

Parisi l’ha convinta?
Nelle sue parole ho trovato un condensato di buon senso, ma non vedo atti di coraggio o vere novità. È una persona seria, ha messo in fila le questioni. È un’occasione persa, i veri problemi del centrodestra li ha elusi.
Meglio collaborare al progetto riformatore di Renzi?
Non ho dubbi che il nostro compito sia quello di continuare a sostenere questa maggioranza. Se le prospettive sono queste non vedo come il centrodestra possa costituire un’alternativa credibile a Renzi.
Voi votaste anche la riforma, poi bocciata, del centrodestra. C’è chi dice che non era poi così diversa.
Lo penso anch’io, e non mi spiego come mai, a parte singole personalità come Pera e Urbani, nessun altro nel centrodestra lo dica. C’è un aspetto in cui esse differiscono, il recupero di centralità delle scelte su alcune materie. Ma l’equilibrio energetico del Paese, ad esempio, non può esser messo a repentaglio dall’ultimo Comune italiano. E questo, insieme al superamento del bicameralismo perfetto, l’abolizione del Cnel, ci induce al sì convinto.
Forza Italia insiste per il no.
Ne fa una scelta contro Renzi. O forse c’è la riserva mentale di sostituirsi, in caso di vittoria del no, all’area centrista. Ma non ce ne sarà bisogno, quest’area è solida, ampia e contribuirà a dare stabilità alla legislatura.
C’è dolore per la scelta diversa dell’Udc?
Il dolore è una categoria dell’animo, non la scomoderei. Ognuno fa le sue scelte, va dove lo porta il cuore.
L’Italicum non può creare problemi nel combinato disposto con la riforma?
 Dopo aver parlato di rischio di deriva autoritaria per Berlusconi, ora la cosa si ripete con Renzi. Ma non era vero ieri e non è vero oggi. La legge elettorale si può cambiare con legge ordinaria, e credo verrà cambiata per alcuni aspetti (penso al ballottaggio, al premio alla coalizione) ma se anche rimanesse così non ci sarebbe da spaventarsi. Anzi, visto che i parlamentari della maggioranza verranno eletti quasi tutti con le preferenze, è sbagliato pensare che Renzi riuscirà a tenerli a bada facilmente, altro che deriva autoritaria. D’altronde se tutti sono sempre stati favorevoli a dare più poteri al premier, questo è un capitolo che manca nella riforma, e questa legge elettorale sarebbe in grado di completalo.

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postato il 18 settembre 2016 da redazione | in "Memoria"

Ciampi: ha ridato al Paese l’orgoglio di essere italiani

ciampi_casiniL’intervista di Marco Ventura pubblicata su Il Messaggero

Fu con Ciampi al Quirinale che entrò nel gergo della politica l’espressione «bipartisan»? Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri al Senato e all’epoca presidente della Camera, invita a «capire il contesto in cui Ciampi fu eletto nel 1999: si veniva da una presidenza Scalfaro in alcuni passaggi molto divisiva, il clima politico era incandescente. C’era l’esigenza di un voto ampio per evitare la solita bagarre dei franchi tiratori e delle votazioni interminabili».

Non c’era la candidatura del popolare Franco Marini?
«Veltroni virò immediatamente sul nome di Ciampi e attorno a quella scelta costruì un consenso ampio. Il centrodestra non vedeva l’ora di votare un candidato non solo super partes, ma che apparisse anche tale. Il partito della sinistra non portò popolari al voto, e dietro la spinta di Veltroni propose senza esitazione Ciampi».
Cinque dei suoi 7 anni furono poi segnati dalla coabitazione con Berlusconi.
«Non furono anni facili e al netto della cortesia, Ciampi non ha mai amato Berlusconi. Però lo ha sempre rispettato, rispettando con lui il risultato delle urne. Chi ha lavorato molto, e molto bene, per smussare gli angoli, è stato Gianni Letta, nel quale Ciampi aveva una fiducia totale. È stato un gioco di pesi e contrappesi, di moral suasion esercitata con intelligenza dal Presidente».
Momenti di maggior disaccordo e, invece, condivisione?
«Il cammino della legge Gasparri fu costellato da una sorveglianza stretta del capo dello Stato che non ne condivideva l’impianto. Fu un continuo lavoro di correzione, esercitato in modo morbido. In realtà quella legge respinta per alcuni articoli alle Camere era stata già molto emendata dall’operato sottotraccia di Ciampi. I presidenti della Repubblica non hanno il compito di farsi applaudire ma di incidere. Ciampi lo ha fatto con determinazione. Se non ci fosse stato questo lavoro, non ci sarebbero stati neanche i momenti di unità fondamentali che ci consentirono di affrontare quei tempi».
Per esempio?
«Ricordo il suo straordinario spessore umano la notte in cui rientrarono i caduti di Nassiriya. Dalle famiglie era visto come un nonno che non li lasciava soli. Ciampi si schierò subito per l’unità nazionale e non diede spazio ad alcuna possibile polemica. Per questo subì contestazioni dalla sinistra, che lo accusava di non essere sufficientemente assertivo contro Berlusconi. Il che dice quanto il suo atteggiamento sia stato equilibrato e ispirato al senso dello Stato». [Continua a leggere]

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postato il 16 settembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Ospite di Otto e Mezzo

Nello spazio di approfondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber dal titolo “Renzi senza alternative?”, insieme a Beppe Severgnini e Andrea Scanzi.

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postato il 11 settembre 2016 da redazione | in "Politica, Riforme"

“Caro Matteo, dammi retta il ballottaggio è pericoloso”

Votare sì al referendum è un dovere morale Ma eliminiamo il doppio turno dalla legge elettorale

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L’intervista di Alessandro di Matteo a Pier Ferdinando Casini pubblicata su La Stampa.

Pier Ferdinando Casini, perché ha riunito i “centristi per il sì”?
«Credo sia un dovere morale che chi ha votato la riforma in Parlamento la sostenga nel paese e non mi piace che il dibattito sul referendum diventi un regolamento di conti nel Pd. Inoltre, io sostengo Renzi convintamente – perché è unica alternativa allo sfascio – ma gli ho voluto dire che se gli argomenti che usa per il sì sono quelli dei costi della politica allora siamo al grillismo di ritorno, sono argomenti deboli e autolesionisti».

Tocca a lui aprire il tavolo sulI’Italicum per salvare il referendum?
«Renzi ha capito di avere regalato ai suoi avversari un argomento in più di cui non c’era affatto bisogno, quando ha personalizzato il referendum. Ora è troppo burocratico dire che si rimette alla volontà del Parlamento, il governo dovrà prendere l’iniziativa. L’Italicum cambierà, lo sanno anche i sassi. Ma si farà dopo il referendum». [Continua a leggere]

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postato il 11 settembre 2016 da redazione | in "Politica, Riforme"

«Un dovere dare all’Italia la riforma. Il mio Sì è coerente»

Casini: il no al referendum è masochista

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L’intervista di Natalia Lombardo a Pier Ferdinando Casini  pubblicata su L’Unità

I “Centristi per il Sì” hanno esordito ieri mattina al Teatro Quirino di Roma con Pier Ferdinando Casini. Un evento promosso da varie associazioni, come «Centro popolare», «La buona direzione» e «Estremo centro». Ora il “tour” referendario avrà altre tappe a Catania, Milano, Napoli e Bologna.

Anche i centristi quindi scendono in campo attivamente. Perché?
«Lo ritengo un dovere per chi ha votato in Parlamento la riforma, è un fatto di coerenza e di serietà. E poi voglio chiarire che non è una resa dei conti all’interno del Pd, è qualcosa che riguarda l’Italia e gli italiani. Rispetto le dinamiche interne al Pd ma si deve coinvolgere tutti coloro che hanno sostenuto questo cambiamento. Le parole di Napolitano sono state il sunto della nostra manifestazione». [Continua a leggere]

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postato il 2 settembre 2016 da redazione | in "Esteri"

Italia-Birmania: delegazione bipartisan incontra San Suu Kyi

Prima visita parlamentare italiana alle istituzioni del Myanmar. Cordoglio per le vittime del terremoto
Missione in Birmania

Questa mattina nella capitale Nayopyidaw, una delegazione bipartisan guidata dal Presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, ha incontrato la leader del Paese, Aung San Suu Kyi, e i Presidenti delle due Camere del Parlamento birmano. Fola la delegazione italiana, composta dalla senatrice Emma Fattorini (PD), dal senatore Vito Rosario Petrocelli (M5S) gia’ capogruppo a Palazzo Madama, dall’onorevole Sandra Zampa (PD), Presidente del Gruppo di Amicizia parlamentare Italia-Birmania, accompagnata dalla ex senatrice Albertina Soliani, in rappresentanza dell’Associazione di Amicizia Italia-Birmania. Agli incontri ha partecipato l’ambasciatore d’Italia, Pier Giorgio Aliberti.

Si tratta della prima storica visita di una delegazione parlamentare italiana alle istituzioni del Myanmar. E la missione assume un particolare rilievo perche’ avviene nel corso della Conferenza di pace, tra il governo centrale e i gruppi etnici armati, che si e’ aperta giovedi’.
“Stiamo lavorando per consolidare la trasformazione del Paese, garantire a tutti i diritti democratici e rafforzare le relazioni di amicizia con i Paesi vicini”, ha detto Aung San Suu Kyi al termine dell’incontro, illustrando ai parlamentari italiani i progressi in corso nei campi dell’istruzione scolastica, specie per i piu’ piccoli, e della lotta alla poverta’.
Nel corso della visita, svoltasi in un clima particolarmente cordiale, sono state ribadite le speciali relazioni bilaterali tra Italia e Myanmar.
L’onorevole Zampa ha rinnovato l’invito ad Aung San Suu Kyi a partecipare alla Conferenza parlamentare in ambito G7, che si terra’ a Roma nel mese di maggio. Il presidente Casini ha sottolineato come, dopo la recente visita del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il rafforzamento della cooperazione parlamentare tra i due Paesi rappresenta un’ulteriore tappa di consolidamento dell’amicizia reciproca in una fase molto importante della vita del Myanmar. A margine degli incontri, le espressioni reciproche di solidarieta’ per i terremoti che hanno colpito, negli stessi giorni, il Centro Italia e – in Myanmar – in particolare il sito archeologico di Bagan.

Commenti disabilitati su Italia-Birmania: delegazione bipartisan incontra San Suu Kyi
postato il 14 agosto 2016 da redazione | in "Esteri"

Libia: Mogherini convochi subito un vertice Ue

Tra noi e la Francia ancora troppi equivoci

5863651052_f5db0e5a2d_bL’intervista di Marco Ventura pubblicata su Il Messaggero
«L’Europa non può continuare ad andare in ordine sparso sulla Libia. L’alto rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, convochi al più presto un vertice europeo per decidere una linea comune. Non può essere che la Francia vada da una parte e Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti dall’altra».

Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, invita anche a riconoscere che «il dialogo con Russia e Turchia è fondamentale se si vuole una vera stabilità nel Mediterraneo». E quanto al rischio di infiltrati jihadisti nei barconi: «Non possiamo arrenderci alla difficoltà di discernere tra migranti e infiltrati. I controlli più elevati in tutta Italia sono la risposta migliore a chi alza polveroni a Ferragosto solo per prendere qualche voto».
La sconfitta dell’Isis a Sirte non aumenta questo rischio?
«Il pericolo di infiltrati c’è sempre, in questi casi. Ma la priorità per noi era liberare Sirte: questa è una grande vittoria delle forze della coalizione e del governo di Al-Sarraj, che noi abbiamo tutto l’interesse a rafforzare. I rischi sono due. Il primo: che avanzi sottotraccia la strategia egiziana e francese di una tripartizione della Libia. Americani, italiani e britannici lavorano al fianco del governo insediato dall’Onu. La sensazione di queste ultime ore è che la liberazione di Sirte dia fastidio a chi punta sulla tripartizione e su Haftar a Bengasi. L’Europa deve chiarirsi le idee.»
Come?
«Dicendo basta alla retorica delle affermazioni pubbliche. La Mogherini convochi un vertice europeo per chiarire la strategia dei singoli Paesi. Il problema non siamo noi. Gli italiani sono coerenti sul campo con le dichiarazioni a favore di Al-Sarraj e dell’inviato dell’Onu, Kobler.»
La Francia in pubblico dice una cosa e poi ne fa un’altra?
«È evidente un tentativo dilatorio che incide con forza anche nei rapporti tra Unione Europea ed Egitto. Gli equivoci vanno chiariti senza perdere altro tempo. I problemi vanno trasformati in opportunità. Italia e Francia sono paesi amici, lavorino assieme per un accordo tra Haftar e Al-Sarraj che consenta al parlamento di Tobruk di votare a favore dell’esecutivo di unità libico.»
Sui migranti occorre una stretta maggiore come chiede la Lega?
«Ci sono professionisti della paura che continuano ad alimentare i timori nella speranza di strappare voti, e c’è poi chi cerca di risolvere i problemi ragionando. Noi dobbiamo distinguere tra disperati e jihadisti senza fare di tutta l’erba un fascio. Gli infiltrati sono una minoranza, ma dobbiamo tenere alta la guardia.»
Il leader turco Erdogan si lamenta della scarsa solidarietà dell’Europa dopo il tentato golpe
«L’ho detto subito anch’io. Non mi sono piaciute le lunghe ore di esitazione, quella notte, da parte dell’Occidente e dell’Europa. È sembrato che ci fosse chi confidava nella vittoria dei golpisti piuttosto che in quella del governo legittimo. In Europa le prime reazioni ci sono state dopo che aveva parlato Obama. La chiusura delle porte dell’Unione alla Turchia nel 2003 non ha giovato né all’Europa, né alla Turchia. Dobbiamo lavorare per recuperare una partnership con Ankara, non solo per la gestione dei flussi migratori ma anche perché la Turchia è un paese fondamentale, membro della Nato. Io non ho trovato scandalosa la ripresa di dialogo con la Russia, anzi: il puzzle siriano dimostra che senza un’intesa tra Putin e Erdogan la situazione è destinata a incancrenirsi. E ho trovato positiva, poco prima del tentato golpe, anche la riapertura verso Israele.»
Che dire della repressione?
«Gli arresti di massa non ci piacciono. Ma la Turchia è stata a un passo dal golpe, il che può spiegare le reazioni di questi giorni. Dobbiamo capire chi è il nostro nemico, che non è la Russia né la Turchia. Il nostro nemico è il jihadismo, il Califfato, che non possiamo non combattere insieme a Russia e Turchia.»
La Turchia rivuole indietro il dissidente Gülen dagli Stati Uniti
«La Turchia chiede, gli Stati Uniti risponderanno secondo le regole dello Stato di diritto, ma questa freddezza non porterà a una rottura, perché la rottura tra Turchia e Usa sarebbe un lusso che nessuno può permettersi.»
Come si esce dalla logica della contrapposizione con Mosca?
«La Russia di Putin non è quella di Eltsin o Gorbaciov, disposta a smantellare il proprio sistema. I governanti europei se ne rendano conto. Bisogna non dare l’impressione di avere nostalgia per la guerra fredda. La politica assertiva e nazionalista di Putin è quella che gli procura il consenso popolare che ha. La Russia com’è oggi è anche figlia delle scelte americane, compreso il disimpegno dal Mediterraneo per via della raggiunta autonomia energetica. La Russia ha coperto questi spazi e il mio invito è a continuare la politica del dialogo che tutti i governi italiani, di qualsiasi colore, hanno avuto verso Mosca. Le sanzioni non sono una politica per il futuro.»

Commenti disabilitati su Libia: Mogherini convochi subito un vertice Ue
postato il 12 agosto 2016 da redazione | in "Esteri"

La pace tra Russia e Turchia aiuta tutti

Casini ZuccariL’intervista di Francesca Schianchi, pubblicata su La Stampa.

«L’Occidente deve fare un’analisi della situazione internazionale e capire quali battaglie sono prioritarie e chi costituisce una minaccia – predica il presidente della Commissione esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini – e non sono né Erdogan, né Putin».

Però molti guardano con timore al loro avvicinamento…
«Io invece dico: per fortuna si sono avvicinati! Non si combatte l’Isis, non si risolve la crisi siriana, se non vanno d’accordo Russia e Turchia».
Non teme un asse eurasiatico in funzione antioccidentale?
«No, la Turchia non è nella Nato per farci un favore, ma perché starci rispecchia i suoi interessi strategici e politici. E poi a San Pietroburgo ho letto un alto tasso di furbizia da parte di entrambi, per spaventare l’Europa. Cerchiamo di non cadere nel tranello».
Non la preoccupa l’incontro di due pulsioni autoritarie?
«Mi preoccupano di più le pulsioni autoritarie di Stati che fanno parte dell’Ue. Vorremmo tutti lo standard di democrazia europea, ma sappiamo cos’è successo quando abbiamo provato a esportarlo, ad esempio in Iraq».
La Turchia però alza i toni e minaccia di far saltare il rapporto con gli Usa se non consegnano Gulen…
«Vedrà: la Turchia non lascerà la Nato, né il rapporto con gli Usa, né introdurrà la pena di morte. Ma sulla Turchia siamo convinti di non avere niente da rimproverarci?».
Cosa intende dire?
«Ricordo Erdogan nel 2003 alle riunioni del Ppe, quando bussava alle porte dell’Europa: Chirac e Schroeder le chiusero e la Turchia è rifluita su posizioni islamiste. E, in un passato quasi presente, a me non è piaciuta per niente l’esitazione europea durante la notte del golpe».
Anche nei confronti della Russia dobbiamo fare qualche autocritica?
«Dobbiamo dire con chiarezza che, a differenza dei Paesi baltici, non siamo nostalgici della guerra fredda: la linea deve essere quella di associare la Russia alla Nato. Per questo le sanzioni fanno male a noi e a loro e vanno progressivamente superate: il rispetto degli accordi di Minsk dipende anche dall’Ucraina, e i suoi governanti hanno dato pessima prova in termini di credibilità. In quella vicenda i russi hanno commesso un’illegalità, ma ricordo che l’Ucraina è un ponte tra Russia e Europa: non è Europa. La rappresentazione di una Russia che ci espropria dell’Ucraina è sbagliata».

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