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postato il 10 gennaio 2016 da redazione | in "Esteri"

Libia: Isis teme il nuovo governo

Serve l’intervento militare
casiniL’intervista di Alessandro Farruggia a Pier Ferdinando Casini pubblicata su QN

«Gli spari e l’autobomba contro il corteo del premier incaricato Sarraj, la strage di Zliten e l’attacco ai pozzi di petrolio della Cirenaica fanno parte di una stessa strategia. Bloccare l’insediamento dell’esecutivo di unità nazionale libico favorito dall’Onu, che i terroristi vedono come il fumo negli occhi. Ora più che mai, dobbiamo fare tutto quanto serve per fare insediare quel governo». Pier Ferdinando Casini (nella foto), presidente della commissione Esteri del Senato e docente di geopolitica mediterranea alla Lumsa, legge con preoccupazione gli eventi di questi giorni in Libia. Ed è convinto che il momento decisivo, se vogliamo evitare che la bandiera nera di Daesh sventoli su Tripoli, è agire adesso. Anche militarmente.
Presidente Casini, cosa significa l’attacco ai pozzi della Cirenaica?
«In questi anni tutte le parti in guerra in Libia hanno rispettato le risorse petrolifere, anche perché la società di Stato che li gestiva ha poi suddiviso i proventi con tutti gli attori principali. Con l’ingresso in scena dell’Isis, a partire dal 2015, questo non è più valido. Lo Stato Islamico è fuori dall’accordo tra fazioni, non vuole spartire, ma distruggere quelle infrastrutture. L’attacco ai pozzi, già tentato la scorsa estate, è strategico per il Califfato perché toglie risorse ai suoi avversari. Gli attacchi si ripeteranno perché i terroristi vogliono impedire che il nuovo governo possa contare sui proventi degli idrocarburi. Vogliono chiudere il rubinetto per innescare il caos».
Si attendono giornate di fuoco da qui alla data per l’insediamento del nuovo governo?
«Ogni giorno che passa il governo Sarraj è destinato a vedere un aumento degli attacchi da parte di chi gioca al ‘tanto peggio, tanto meglio’. Eppure non deve mollare. E non lo sta facendo. Membri del consiglio di presidenza e lo stesso Sarraj sono andati ieri sul suolo libico, a Misurata come a Zintan, per rendere omaggio alle vittime del camion bomba e per fare politica. Moltiplicare la propria base, stringere accordi con altri gruppi politici o tribali. E questo è un salto di qualità». [Continua a leggere]

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postato il 8 gennaio 2016 da redazione | in "Esteri"

Libia: se necessario inviare militari per insediamento governo

Senza pacificazione Mediterraneo i muri non basteranno

In Libia l’isis, con altri gruppi estremisti con cui si sta raccordando, ha una strategia chiara: impedire l’insediamento a Tripoli del governo di unità nazionale che la comunità internazionale ha varato. Noi dobbiamo fare esattamente l’opposto; far sì che si insedi al più presto anche assumendoci la responsabilità, se necessario, di mandare i nostri militari a protezione dell’esecutivo libico, perché senza di esso la minaccia del terrorismo sarà destinata a moltiplicarsi.
Quanto all’escalation della tensione tra Iran e Arabia saudita, “lo scontro non è solo tra sciiti e sunniti; anche all’ interno del mondo sunnita esistono forti incomprensioni, come tra Turchia ed Egitto. Ma una cosa deve chiara a noi europei: non ci difenderemo dal flusso sempre più imponente di rifugiati costruendo dei muri, perché questa è un’illusione che serve solo per la propaganda. Noi o pacifichiamo l’area del Mediterraneo trovando nuovi assetti, visto che sono saltate le vecchie statualità, inviando anche i militari se c’è bisogno, oppure avremo un Europa destinata a subire un’invasione.

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postato il 7 gennaio 2016 da redazione | in "Esteri"

La comunità internazionale non dimentichi la questione israelo-palestinese


Nell’ultima giornata della missione parlamentare in Israele e Palestina, il Presidente della Commissione Affari esteri del Senato Pier Ferdinando Casini ha incontrato il Presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen: “L’Europa riconosca la centralità della questione israelo-palestinese che non può uscire dalle priorità dell’agenda politica internazionale”.
In precedenza l’incontro con Monsignor Pizzaballa, Custode di Terra Santa, e la visita al Patriarca latino di Gerusalemme, S.B. Fouad Twal, e ai luoghi sacri della cristianità.

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postato il 6 gennaio 2016 da redazione | in "Esteri"

Dai sauditi aut aut agli Usa ma è una mossa azzardata

Il Mediterraneo ha bisogno della pace in Palestina, non rassegnamoci allo status quo

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L’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini, pubblicata su Il Messaggero

I sauditi, con l’esecuzione dell’Imam sciita Nimr Al Nimr, « hanno voluto dire agli Stati Uniti: o con noi o con l’Iran. L’America deve tornare nella sala di regia del Medio Oriente. Ma anche l’Europa deve tornare a essere un soggetto attivo nell’area». Anche per dare soluzione all’emergenza migratoria.

Queste le conferme che ha ricavato Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato, dalla visita in Israele e Cisgiordania dove ha incontrato il capo dello Stato, Rivlin, amico di lunga data, il predecessore Shimon Peres, i principali esponenti di maggioranza e opposizione e i leader dei Territori, poi una giovane israeliana accoltellata dagli estremisti palestinesi e, nello stesso ospedale, il piccolo Ahmad, 5 anni, sopravvissuto miracolosamente all’assalto incendiario di fanatici ebrei nel quale sono morti tutti i familiari.

Presidente Casini, Medio Oriente e migrazioni: che rapporto c’è?
«L’Europa per troppi anni non ha pensato al Mediterraneo, che è la fonte di tante opportunità ma anche di giganteschi problemi. L’Italia è stata lasciata sola quando gli arrivi si centralizzavano a Lampedusa. Poi, all’improvviso, tutti hanno capito che si aprivano altre rotte e che la meta predestinata erano i Paesi del Nord Europa.»
Svezia e Danimarca hanno deciso di riprendere i controlli alle frontiere, il sistema di Schengen è in pericolo. Che fare?
«Oggi vogliamo creare nuove illusioni, immaginando che ci difenderanno i muri? Liberi tutti di fare ciò che vogliono, ma sia chiaro che questa è un’altra fuga dalla realtà. O l’Europa concorre in prima persona alla stabilità del Medio Oriente, o sarà travolta dai suoi problemi».
Parliamo di Israele. Che cosa l’ha colpita di più? [Continua a leggere]

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postato il 5 gennaio 2016 da redazione | in "Esteri"

Ue rafforzi dialogo tra Israele e Palestina

In missione parlamentare gli incontri con autorità politiche e religiose
In missione in Israele e Palestina


Palestinesi e israeliani, e lo ha ripetuto il presidente Reuven Rivlin, sono destinati a vivere insieme ma ritenere, come fanno molti, che il caos in Medio Oriente allontani l’importanza decisiva della questione tra Israele e Palestina e’ un atto di grande miopia. Così come è assai pericoloso il tentativo che si vede di trasformare un conflitto in una guerra di religione. Un fatto che metterebbe ancora più fuoco in un’area che certamente non ne ha bisogno. Per questo l’Ue deve rafforzare il dialogo tra palestinesi e israeliani non favorito certamente dalla propaganda e dall’incitamento all’odio nei media e nella scuola da parte dei primi e dalla politica degli insediamenti dei secondi. Una politica sulla quale ho trovato nei miei incontri con alcune forze politiche molte perplessità’.
Israele e l’Europa hanno una questione in comune: quella di costruire un politica per il Mediterraneo, tema oggi decisivo sul quale servono fatti concreti. Uno di questi e’ il lavoro che l’Italia sta facendo nel campo della politica energetica insieme ad altri paesi del Mediterraneo. L’Italia e Israele hanno del resto interessi e obiettivi comuni. Perche’ con tutte le critiche che si possono fare, la realtà è che Israele è l’unico paese democratico della regione.

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postato il 28 dicembre 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Legittima la sfida di Matteo ma no a inchieste in Aula

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L’intervista di Giovanna Casadio a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Repubblica

«L’Europa ha avuto un doppiopesismo nei confronti dell’Italia sulla vicenda delle banche, che è inaccettabile». Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, ne ha per tutti, per la Ue e per il Pd che ha voluto la commissione parlamentare d’inchiesta sullo scandalo delle 4 piccole banche, tra cui Etruria.

Casini, proprio sulle banche lo scontro con l’Europa si poteva evitare?
«Se vogliamo ricostruire la storia degli ultimi anni a partire dal primo intervento della Ue in Grecia, ebbene anche i bambini sanno che è stato fatto per salvare le banche tedesche e francesi fortemente esposte. Nessuno è esente da peccati… Il sistema bancario italiano è complessiva solido e non può essere stressato da formalismi applicati solo al nostro paese».
Una commissione parlamentare d’inchiesta farà chiarezza nel merito?
«Ho idiosincrasia per le commissioni d’inchiesta parlamentari. Da presidente della Camera dissi no a quella su Igor Marini che attaccava Prodi. Una commissione d’inchiesta rischia di avere effetti nefasti».
Perché?
«Al di là dei propositi, che possono essere i migliori del mondo, la commissione d’inchiesta soprattutto con indagini corso, interferisce inevitabilmente sui procedimenti giudiziari, anche perché i poteri che la regolano sono uguali a quelli della magistratura, per cui si possono acquisire materiali dai magistrati e si arriva a fare un processo nel processo».
Ma questa volta non è indispensabile per fare un po’ di chiarezza?
«Finirebbe col diventare una palestra di polveroni ad uso di maggioranza o opposizione. La maggioranza ha la tentazione di usare la commissione d’inchiesta per regolare i conti e l’opposizione di usare i poteri dell’autorità giudiziaria di cui i membri godono, per ribaltare le accuse che si ritengono più convenienti sulla maggioranza. Diventa insomma una succursale di campagna elettorale. È utile che ciascuno faccia il proprio mestiere. Se ci sono commissioni d’inchiesta opportune sono quelle di tipo storico-politico, sulle stragi o sulle deviazioni degli apparati dello Stato, che hanno una ragion d’essere. Ma non quelle piegate all’attualità».
Conviene a Renzi sfidare la Merkel?
«Renzi è troppo intelligente per sfidare la Merkel. Ha la forza nella famiglia socialista, in mancanza di altre voci autorevoli, e può mirare a cogestire l’Europa con la cancelliere Merkel».
Però una battaglia con l’Europa è opportuno che il governo la ingaggi?
«Proprio chi è europeista convinto non può non ritenere legittima la battaglia del governo italiano, perché l’Europa non può essere solo quella del rigore. Un suggerimento però a Renzi: il governo non proceda per battute ma metta in atto una strategia, più si imposta strategicamente una linea e più si ottengono risultati».

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postato il 22 dicembre 2015 da redazione | in "Esteri"

Spagna e antipolitica: ospite di Otto e mezzo

Nello spazio di approdondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber si parla delle ultime elezioni iberiche e dei fenomeni di antipolitica in Europa

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postato il 20 dicembre 2015 da redazione | in "Esteri"

Ue: La battaglia italiana è giusta ma Angela è un osso duro

Renzi ha le sue buone ragioni: il Paese paga le disattenzioni del passato, è difficile rimontare la situazione

Pier Ferdinando Casini

L’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

Nella disputa con la cancelliera Merkel, «Matteo Renzi ha le sue buone ragioni, alcune addirittura clamorose, come quella del raddoppio del gasdotto North Stream. Ma una cosa va detta: le posizioni polemiche in Europa o sono sorrette da una strategia di lungo periodo o rischiano di essere solo il segno di una frustrazione». A sostenerlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato. Quanto alla politica estera portata avanti dal Governo, l’ex Presidente della Carnea sei Deputati, rimarca: «Renzi è stato intelligente ed ha evitato protagonismi fuori misura. A cosa sarebbero serviti due o tre aerei italiani impegnati nei bombardamenti? Praticamente a nulla, se non ad una vuota esibizione muscolare»…

Presidente Casini, come valuta il confronto serrato tra il premier italiano Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel che ha caratterizzato il Consiglio Europeo di Bruxelles?
«L’Italia, e dunque Renzi che ne è oggi il premier, paga i prezzi di pesanti disattenzioni del passato, ad esempio per quanto riguarda il sistema bancario. Ed è sempre difficile rimontare una situazione parzialmente compromessa. E poi, né la politica estera né quella europea sono un pranzo di gala. Ciascuno difende il proprio interesse e si sono allontanate nel tempo personalità come quella di Helmut Kohl che aveva un anelito europeista capace di fargli compiere, da cancelliere tedesco, scelte impopolari».

La politica, soprattutto quella estera, è anche confronto-scontro di personalità. Un passo indietro nel tempo. È la fine dell’estate del 2012 e nel Pd inizia la “rottamazione” e la campagna delle primarie vinte da Pier Luigi Bersani. La battuta più gettonata fu la sua, presidente Casini: “Fa ridere immaginare che al vertice con la Merkel l’Italia mandi Renzi. E finché rido io non c’è problema, ma se si comincia a ridere in giro per l’Europa altroché se il problema c’è…”. Renzi le rispose così: “A parte che far ridere la Merkel sarebbe già un bel risultato. Pier sa che se un giorno dovesse accadere, lì non ci sarebbe Matteo Renzi, ma l’Italia…”. La Merkel “ride” davvero?
«La Merkel è un osso duro, molto duro. Ha visione politica, ha un grande e strutturato Paese alle spalle, ha una egemonia nella politica europea che viene da lontano e cede poco a mozioni degli affetti e dei sentimenti. Detto questo, non è certamente la “crocerossina dell’Europa” e non c’è dubbio che per lei spesso si attua a Bruxelles una politica di due pesi e due misure. Renzi ha le sue buone ragioni, alcune addirittura clamorose come quella del raddoppio del North Stream. Ma una cosa va detta: le posizioni polemiche in Europa o sono sorrette da una strategia di lungo periodo o rischiano di essere solo il segno di una frustrazione».

Anche alla luce di quanto è avvenuto al Consiglio europeo, come valuta la politica estera perseguita dall’Italia?
«L’Italia e il Governo Renzi hanno assunto una posizione in politica estera corretta e saggia. Abbiamo affermato la nostra centralità sul dossier libico, che risponde a precisi interessi geopolitici, e abbiamo seguito una linea razionale nella lotta contro l’Isis. Stiamo formando i quadri dell’esercito curdo, li stiamo aiutando, probabilmente proteggeremo la Diga di Mosul…».

Ma qualcuno dice e scrive che Renzi è stato timido, reticente, rispetto alla chiamata alla guerra contro lo Stato islamico lanciata dal presidente francese Francois Hollande all’indomani delle stragi di Parigi del 13 Novembre.
«Renzi è stato intelligente ed ha evitato protagonismi fuori misura. A cosa sarebbero serviti due o tre aerei italiani impegnati nei bombardamenti? Praticamente a nulla, se non ad una vuota esibizione muscolare. La coalizione c’è già, da tempo, ma se il Daesh è ancora vivo e vegeto lo si deve alla confusione e alla eterogeneità dei fini che caratterizzano ciascun protagonista. Mi viene il più che fondato sospetto che il primo a volere un Califfato islamico ben vitale, sia lo stesso presidente siriano, Bashar al Assad, che da questo trae una insperata legittimazione politica».

Per concludere, vorrei che tornassimo al Vecchio Continente. Quale immagine di sé sta dando l’Europa in uno scenario internazionale così perturbato?
«Dopo più di sessant’anni, l’Europa oggi è costretta a tornare a De Gasperi. Mi spiego: capiamo oggi che economia e finanza se non sono sorrette da una politica estera e di difesa comune, rischiano di condurci a una rinazionalizzazione e alla fine dell’Europa. Questo problema è ineludibile. Avremo la forza per affrontarlo? I dubbi sono più che legittimi, ma l’alternativa è la completa subalternità di tutti i Paesi europei, Germania inclusa, nei nuovi equilibri geopolitici mondiali»

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postato il 1 dicembre 2015 da redazione | in "Esteri"

«L’Isis si avvicina troppo all’Italia. È un’atomica alle nostre porte»

Aumenta il rischio di infiltrazioni terroristiche tra i rifugiati
Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Luca Bolognini a Pier Ferdinando Casini pubblicata su QN

«Per l’Italia il trasferimento in Libia del Califfato sarebbe come avere una bomba atomica innescata a pochi chilometri da casa». Per Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato e docente di Geopolitica del Mediterraneo all’università Lumsa di Roma, il rischio che lo Stato Islamico si sposti da Siria e Iraq per stabilirsi nel Nord Africa è concreto. «Ci sono segnali che vanno in questo senso. La concezione statuale dell’Isis non si basa sul territorio, ma su dove si trovano i suoi adepti. La Libia è un territorio vergine. Cosa c’è di meglio che ripararsi in una realtà così ospitale, dove non esiste uno Stato e non ci sono pressioni internazionali?»

Per il nostro Paese quali sarebbero i pericoli?
«I rischi sarebbero enormi: saremmo esposti alla criminalità più minacciosa. Nessun terrorista dell’Isis, se decidesse di raggiungere l’Italia, arriverebbe sui barconi, ma il pericolo di infiltrazioni c’è. Una Libia stabile è quello per cui stiamo lavorando in queste ore». [Continua a leggere]

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postato il 1 dicembre 2015 da redazione | in "Esteri"

«Giusta la linea del premier rimettiamo in gioco Mosca»

11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Gerardo Pelosi a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Sole 24 Ore

Sostiene con convinzione la linea prudente di Matteo Renzi e del suo Governo nella coalizione anti Isis, insiste sulla necessità di avere chiari gli obiettivi per il dopo raid e guarda con attenzione a una futura posizione di leadership dell’Italia nella stabilizzazione della Libia. Ma è soprattutto sulla necessità di rimettere in gioco Mosca (riducendo le sanzioni) e di stringere un patto vero tra Ue e Usa che manifesta grande sintonia con il presidente del Consiglio, Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato e docente di geopolitica del Mediterraneo all’Università Lumsa dopo una lunga carriera politica che lo ha visto alla presidenza della Camera e leader dell’Udc.

Qualcuno dice che Eni e Casa Bianca sono ormai diventati i riferimenti del “renzismo mediterraneo”. E’ proprio così?
Non so se si può semplificare in questo modo. Ma una cosa è certa: i fatti stanno dando ragione alla linea del Governo italiano ed è questa la politica di un Paese che ha senso di responsabilità. In politica estera è bene mettere i puntini sulle “i” ed io non comprendo davvero in cosa sbaglierebbe Renzi. Abbiamo espresso la nostra indisponibilità ai bombardamenti perché siamo impegnati in altri scacchieri e in Irak stiamo addestrando i peshmerga curdi. Abbiamo detto – e secondo me abbiamo fatto bene – che senza un chiarimento sulle strategie si può bombardare quanto si vuole ma non si risolve il problema perché occorre capire cosa accadrà dopo. [Continua a leggere]

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postato il 25 novembre 2015 da redazione | in "Esteri"

Ospite a diMartedì: la priorità ora è la lotta all’Isis

Nello spazio di approfondimento politico di La7, condotto da Giovanni Floris

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postato il 22 novembre 2015 da redazione | in "Esteri"

Decisivo il ruolo di Putin, adesso l’Europa deve svegliarsi

Serve un’intelligence comune per poterci difendere
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L’intervista di Antonio Galdo al Presidente della Commissione Affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, pubblicata sul Mattino

«L’Europa è a un bivio, e non può continuare a restare nell’immobilismo. Dopo gli attacchi dell’Isis, o la nostra integrazione fa un salto in avanti, oppure ci assumeremo la responsabilità di diventare irrilevanti»: Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato e docente di Geopolitica del Mediterraneo all’università Lumsa di Roma, prova a fare il punto sui tre fronti del conflitto esploso in questi giorni a Parigi e nel Mali. Militare, diplomatico e culturale.

Intanto la Francia è stata lasciata sola a combattere, proprio dall’Europa.
«La Francia ha deciso, in modo unilaterale, di partecipare ai bombardamenti in Iraq e in Siria, anche perché finora è il paese europeo che ha pagato il prezzo più alto in termini di vite umane. Ma l’Italia sta facendo la sua parte in diversi punti dello scacchiere di guerra, e abbiamo un ruolo fondamentale nella stabilizzazione della Libia».

Un obiettivo importante, ma ancora lontano.
«C’è una novità che ci fa ben sperare: il nuovo mediatore tedesco lunedì prossimo partirà proprio da Roma per sbloccare il nuovo governo nazionale che potrebbe nascere entro la settimana. I libici devono arrivarci, e presto, se non vogliono diventare la pattumiera del mondo». [Continua a leggere]

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postato il 21 novembre 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Alla manifestazione ‘Not in my name’

In piazza dei Santi Apostoli a Roma alla manifestazione ‘Not in my name’, organizzata dalle comunità musulmane d‘Italia per ribadire il fermo “no” ad ogni forma di violenza e terrorismo.
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Vi aspettavamo in piazza e siete venuti; ci teniamo per mano e siamo contenti di essere qui. Assieme possiamo costruire un mondo di pace. Come diceva il nostro papa Giovanni Paolo II, nessun atto di violenza può essere compiuto nel nome della fede. Grazie per quello che state dimostrando oggi: è un atto molto importante. Sempre insieme per un’Italia e un’Europa libera.

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postato il 19 novembre 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Isis: ospite di Fatti e Misfatti

Nello spazio di approfondimento politico condotto da Paolo Liguori
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postato il 18 novembre 2015 da redazione | in "Esteri, Interventi"

Non possiamo che essere amici della Russia

Il mio intervento su Il Foglio

La Russia è un obiettivo dei terroristi esattamente come l’Europa e gli Stati Uniti. Per capirlo non serve nemmeno far riferimento all’ultimo attentato che ha abbattuto l’aereo russo in terra egiziana; basta vedere quello che capita a Kunduz, in Afghanistan, dove i talebani sono affiancati da molti foreign fighters ceceni e originari delle repubbliche caucasiche. Putin sa che il terrorismo jihadista si rivolge contro di lui non meno che contro di noi. Il presidente russo ha constatato inoltre un vuoto americano sull’asse Siria-Iraq. L’America manca di una strategia chiara, e con il suo intervento in Siria Putin ha ottenuto tre importati obiettivi. Ha messo in sicurezza l’unico accesso al mar Mediterraneo che i russi hanno a Tartous, ha rafforzato il suo alleato Bashar el Assad, e soprattutto ha obbligato l’occidente a fare i conti con la Russia per la soluzione siriana “nonostante l’Ucraina”. Oggi si conferma così la validità della linea italiana: noi non possiamo combattere lo jihadismo senza avere la Russia strettamente alleata e non possiamo credibilmente parlare di exit strategy per Assad senza la garanzia russa.

Non possiamo che essere amici della Russia. L’occidente e gli Stati Uniti devono recuperare lo spirito di Pratica di Mare e capire che Putin è parte della soluzione e non il problema. Per questo arrivare a una Yalta contro lo Stato islamico è l’unica soluzione. Se non si prende questa strada e se ognuno non contribuisce a questa coalizione amplissima sebbene disordinata il califfo non sarà mai sconfitto. La linea italiana si è dimostrata nei fatti la più coerente rispetto a certe opinioni un po’ dissennate che abbiamo sentito in Europa da parte di alcuni nostalgici della Guerra fredda che si preoccupano soprattutto di escogitare delle strategie antirusse.

Sul campo, contro lo Stato islamico, esiste già un coordinamento di fatto, ed è necessario che una coalizione contro il Califfato tagli immediatamente le unghie alla tacita accettazione dei traffici dello Stato islamico, che si finanzia grazie ai proventi del petrolio, ma anche del traffico di droga e dei reperti archeologici- e i compratori non sono solo i paesi sunniti. I “boots on the ground”, invece, sono un errore. Su questo ha ragione Obama: è esattamente quello che vogliono i terroristi dello Stato islamico. Un intervento di terra non serve, lo Stato islamico si vince con molto meno. Ma bisogna iniziare la battaglia, finora nessuno l’ha ancora fatto.

Pier Ferdinando Casini
docente di Geopolitica del Mediterraneo all’Università Lumsa e Presidente della Commissione Affari esteri del Senato

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postato il 17 novembre 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Francia: La priorità è la lotta all’Isis

Il mio intervento nell’Aula del Senato dopo l’informativa del Governo sugli attentati di Parigi
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Credo che non bastino più le parole di rito e che questo dibattito – lo abbiamo sentito già dalle introduzioni dei nostri Ministri – debba assumere un contorno di verità.
Ma consentitemi, prima di dire ogni altra cosa, di esprimere anch’io, da italiano, da padre e da parlamentare, tutta la mia profonda ammirazione per i genitori di Valeria Solesin.

Perché hanno detto delle cose bellissime, che valgono più di tanti nostri dibattiti parlamentari, raffigurando l’impegno della loro figlia come l’impegno esemplare di un cittadino italiano. Credo che, se il nostro Stato è grande e se il nostro Paese sa recuperare le proprie energie migliori nei momenti più difficili, lo è per persone come Valeria.

Ho sempre nel cuore e nella mente, non mi abbandoneranno mai, le immagini della folla di italiani, in una serata di pioggia, quando rientrarono i corpi dei nostri caduti di Nassiriya, in corteo da Ciampino al centro di Roma, a dimostrazione che nei momenti veramente difficili i grandi popoli sanno emergere per la loro capacità di forza morale.
Questa è stata anche la lezione della Francia in queste ore. Io sinceramente ho trovato molto decorosa la reazione del Presidente della Repubblica e delle forze politiche; e debbo dire che anche in quel Paese, in una condizione così difficile, si è riusciti a far capire la superiorità della democrazia e della civiltà, che noi, con tutte le nostre imperfezioni, rappresentiamo.
Abbiamo sentito due relazioni per me impeccabili; lo dico a nome del Gruppo di Area Popolare. Si dice che è il momento di mostrare i muscoli, di alzare la voce e di fare propositi roboanti. Scusate se sono tradizionalista, forse un po’ passato di moda, ma io credo che sia il momento della serietà e della ragionevolezza, perché i propositi roboanti il più delle volte si scontrano con il buonsenso e con l’azione doverosa e magari silenziosa che un uomo di Stato deve portare avanti. Il Ministro degli esteri ci ha detto che facciamo tanto e che dobbiamo essere pronti a fare di più. Noi siamo con lui. [Continua a leggere]

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postato il 17 novembre 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Attentati di Parigi: ospite di Porta a Porta

Nello spazio di apprfondimento di Rai 1 condotto da Bruno Vespa per affrontare il tema dell’Isis e della minaccia jihadista

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postato il 17 novembre 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Primo, battere il Califfato. Serve l’intesa con Putin

La Russia può garantire l`exit strategy di Assad. Gli Usa hanno ragione, l`intervento di terra sarebbe un regalo ai terroristi

11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

«Occorre avere consapevolezza che la battaglia contro Daesh sarà lunga e difficile, ed essa si fonda su un presupposto essenziale: che tutti i Paesi che partecipano alla coalizione anti-Daesh remino davvero nella stessa direzione, ma finora non è stato così». A sostenerlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato, oltre che docente di Geopolitica del Mediterraneo alla Lumsa di Roma. Quanto al dibattito sulle strategie militari da adottare, Casini è perentorio: «Sono totalmente d`accordo con il presidente Obama – dice a “l`Unità” – l`intervento di terra in Siria oggi sarebbe un regalo ai terroristi». Quanto al coinvolgimento della Russia, Casini lo ritiene essenziale: «Noi dobbiamo trasformare l`intervento della Russia in Siria da problema a opportunità».

“La Francia è in guerra” ha annunciato solennemente Francois Hollande. Ma Daesh può essere sconfitto con i bombardamenti aerei e solo “manu militari”?
«Daesh è il tentativo di creare una piattaforma geopolitica nuova, su un territorio specifico, una sorta di Califfato che s`insedia su un territorio specifico, esercitando un controllo sulle risorse idriche e su quelle petrolifere, e che ha suoi messaggeri di morte nelle nostre città, determinati, addestrati per mesi in Siria e Iraq, contro cui non possiamo più permetterci, noi europei, di agire in ordine sparso. Sconfiggerlo sarà una battaglia lunga e difficile, ma c`è un presupposto che fin qui non si è concretizzato: che tutti i Paesi che partecipano alla coalizione anti-Daesh remino nella stessa direzione. Sono in troppi quelli che fino a oggi hanno addirittura finanziato il Daesh in funzione anti-sciita e anti-Assad – penso alle monarchie del Golfo e altri che fino a ieri hanno pensato più alle loro priorità che alla lotta all`Isis. Non c`è dubbio, ad esemplo, che la preoccupazione maggiore della Turchia sia stata la creazione di un possibile Stato curdo che unisse i curdi iracheni, siriani e turchi». [Continua a leggere]

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postato il 16 novembre 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Parigi: coalizione esca con strategia comune dal G20

Commissioni Esteri riunite nella sala del Mappamondo alla Camera con l’Ambasciatrice di Francia in Italia, Catherine Colonna. Un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Parigi in contemporanea con l’iniziativa francese.
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La coalizione che fronteggia la minaccia del califfato deve avere una strategia e dal male parigi ci auguriamo nasca il bene della definizione di una strategia, di una rinnovata collaborazione perché se ciascuno combatterà l’Isis combattendo proprie private battaglie che hanno altre priorità noi vivremo altre stagioni come questa.
Mi auguro esca dal G20 una rinnovata volontà di andare avanti assieme perché non è sfidata la Francia né l’Europa ma la nostra civiltà.
Mi auguro vi sia una maturità delle forze politiche italiane e francesi cioè che ci sia fino in fondo quel comune sentire, quel mettere davanti interessi nazionali che la drammaticità del momento richiede. Mi auguro che le polemiche politiche e le strumentalizzazioni lascino spazio al senso della sfida che abbiamo di fronte, una sfida che colpisce il nostro modo di essere.
Papa Giovanni Paolo II in visita alla Camera disse: “Nessuna guerra si può fare in nome di Dio”. Quindi non accettiamo di trasformare questo conflitto in guerra di religione, non vogliamo compromettere il nostro modo di vivere basato sulla libertà e la democrazia che sono valori indiscutibili.

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postato il 16 novembre 2015 da redazione | in "Spunti di riflessione"

All’Occidente manca strategia contro l’Isis

Non cadiamo nella trappola dello scontro di civiltà

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Claudio Marincola a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Messaggero

Non cadiamo nella trappola dello scontro di civiltà. Capisco che è difficile quando i nostri figli sentono alla tv che questi pazzi uccidono gridando il nome di Allah, spiegare che i terroristi sono una sparuta minoranza del mondo islamico. Che non c’è una guerra dell’Islam contro il mondo cristiano. Ma solo un gruppo di pazzi fanatici che colpisce l’intera civiltà. Dall’Egitto al Libano hanno colpito sia islamici che cristiani». Non fare il gioco dell’Isis. Non trasformare il nichilismo dei kamikaze, la negazione dei nostri valori in una guerrra di religione è la prima preoccupazione di Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.

Dove l’Europa deve trovare gli anticorpi per opporsi a questa ondata di terrore?
«Credo che vada fatta una riflessione: qualcuno dice la Francia è stata colpita perché è andata in Iraq a bombardare. Oppure perché ha iniziato l’azione contro Gheddafi o perché è intervenuta in Ciad. Non credo che queste siano le ragioni vere. La ragione vera è che in Francia esiste un substrato sociale che sono le banlieu entro cui si reclutano a man bassa i foreign fighters che hanno scorazzato per l’Europa. La metodologia di quello che è successo a Parigi è impressionante per la quantità di persone coinvolte e per le modalità». [Continua a leggere]

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