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Archivio ultimi post:

postato il 24 aprile 2013 da gebuono | in "Politica"

Letta avrà compito difficile

Partiti abbassino pretese in modo che si possa partire

Enrico Letta avrà un compito difficile, ma è un politico preparato. E’ una scelta significativa che unisce rinnovamento ed esperienza internazionale. Ora bisogna che si abbassi il tasso delle pretese di tutti i partiti in modo che si possa partire.

Pier Ferdinando

 

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postato il 22 aprile 2013 da gebuono | in "Politica, Spunti di riflessione"

Napolitano ha messo tutti davanti alle proprie responsabilità

Il Presidente della Repubblica e’ stato grande. Ha messo tutti davanti alle proprie responsabilita’, ha chiesto di non perdere altro tempo. Ora chi e’ andato a chiedergli di rimanere , chi lo ha pressato per fare cio’ che non voleva, ha il dovere morale di fare subito un governo. Più che gli applausi serve constatare quali forze politiche sapranno essere coerenti con il messaggio vero del Capo dello Stato: ovvero non abbiate paura di contaminarvi con la diversità politica, perché se non c’e’ una maggioranza per governare bisogna fare un governo di coalizione.

Pier Ferdinando

 

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postato il 20 aprile 2013 da gebuono | in "Politica"

Grazie Napolitano!

Questa vicenda e’ finita nel modo migliore, con un Presidente che non divide gli italiani e supera il clima di contrapposizione e di odio che si vuole creare. Dobbiamo ringraziare Napolitano che ha saputo, col suo gesto di accettazione e sacrificio personale, dare una risposta agli italiani che la cercavano.
So che non perderà tempo e non farà melina. E ciascuno si dovrà assumere le proprie responsabilità.

Pier Ferdinando

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postato il 19 aprile 2013 da gebuono | in "Spunti di riflessione"

Quirinale: sosteniamo Cancellieri per convinzione profonda

È donna che ha servito le istituzioni. Prodi divide gli italiani 

Ho amicizia verso Prodi ma cercavamo un presidente che unisse tutti gli italiani e rischiamo di trovare un presidente che unisce tutto il Pd.
Sulla Cancellieri, che voteremo, si può trovare una convergenza più ampia. È una donna che ha servito le istituzioni nella sua vita. Non la sosteniamo per un gioco, per contrattazione politica, ma per convinzione profonda.

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postato il 17 aprile 2013 da gebuono | in "Spunti di riflessione"

Sabotatori in campo, vogliono le urne

Dopo due mesi di paralisi senza governo si va dritti al voto

C’era da aspettarselo: come ad ogni elezione del Presidente della Repubblica, all’ultimo momento entrano in azione i sabotatori. Ma sia chiaro a tutti che, dopo due mesi di paralisi governativa, se non si trova un’intesa su un presidente condiviso si va dritti alle urne. Chi sabota oggi persegue solo il proprio disegno elettorale.

Pier Ferdinando

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postato il 16 aprile 2013 da gebuono | in "Spunti di riflessione"

Ora Presidente che affermi il valore della politica, noi lavoriamo per unire

Noi lavoriamo per unire, non siamo disponibili ad aggiungere i nostri voti per eleggere un Presidente della Repubblica che spacchi gli italiani, che sia interpretato da una parte come ostile e dall’altra come amico. Il Presidente della Repubblica deve poter rappresentare maggioranza e opposizione. Personalmente penso che il centrodestra debba essere parte di questa intesa nazionale. Peraltro  non è la rivincita delle primarie del Pd e non è il primo tempo di un nuovo congresso di quel partito. Al Quirinale serve un uomo che ascolta il Paese, il suo disagio, il malumore che c’è, dopo quaranta giorni di paralisi assoluta, e nello stesso tempo che affermi il valore e la dignità della politica.

Pier Ferdinando

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postato il 7 aprile 2013 da gebuono | in "Politica"

Con Monti ho fatto una scelta sbagliata. La prossima volta il centro si schiererà.

Pubblichiamo l’intervista di Aldo Cazzullo a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera di oggi.

«Davanti all’Italia vera, la politica è in ritardo inammissibile. Le aziende chiudono. Gli esodati si suicidano. L’edilizia è ferma. Un sistema politico che, in questa situazione, non riesce in 40 giorni a formare un governo da di sé una prova devastante».

Pier Ferdinande Casini, lei per 40 giorni ha praticamente taciuto. Del resto ha preso una bella botta.

«Nella vita si vince e si perde; l’importante è avere il tempo per la rivìncita. E successo questo: il bipolarismo che io ho sempre combattuto, secondo me con buone ragioni, è stato messo in crisi non dall’irruzione dal centro, ma dall’esplosione di Grillo. Un fenomeno che unisce tante cose: antipolitica, invidia sociale, giusto bisogno di partecipazione, il senso dei giovani di una mancanza di futuro. Un fenomeno che si nutre di sentimenti anche divaricanti; per questo non si può contaminare, Grillo deve fare il cane da guardia e dire no a tutto. Alla prima scelta che il movimento fa, si spacca, fosse pure il no alla Tav; perché c’è anche chi le infrastrutture le vuole. Nel frattempo immette nel sistema politico tossine oggi molto sottovalutate, il ritiro immediato dall’Afghanistan, subito apprezzato da una certa sinistra, sarebbe una Caporetto, uno “sciogliete le righe” che comprometterebbe i sacrifici che l’Italia ha fatto per avere voce nella comunità internazionale».

Tra le cause del boom di Grillo dimentica però i ritardi di voi “professionisti della politica”.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Però bisognerebbe riportare un po’ tutti al senso della realtà. Vengono annunciate come svolte epocali cose sempre accadute: i dipendenti della Camera mi hanno visto spesso alla loro mensa, e nell’appartamento presidenziale credo di aver dormito non più di due o tre sere in cinque anni. Noi politici dobbiamo liberarci dal complesso di colpa: l’esperienza e la tecnica sono necessarie; guardi questa discussione surreale sulle commissioni, che palesemente non si possono costituire finché non c’è un governo e non si sa quale sia la maggioranza e quale l’opposizione, il problema vero non è mangiare alla mensa dei dipendenti: è rendere la politica efficiente”.

Il centro è pronto a un governo con Pd e Pdl?

«Oggi la sfida non è più tra destra, centro e sinistra, ma tra un’idea della democrazia rappresentativa che si vuole conservare e un’idea della democrazia diretta via Web, che porta alle drammatiche contraddizioni di parlamentari scelti on line con 50 voti, che arrivano a Roma convinti che la perestrojka l’abbia fatta Stalin. Oggi questa è la nostra sfida. Abbiamo cercato di fare una battaglia limpida per superare il bipolarismo, e l’hanno superato gli altri. Noi abbiamo scosso l’albero, altri hanno raccolto i frutti. E il tentativo di Monti di ammiccare all’antipolitica non ha intercettato gli elettori, che all’imitazione preferiscono l’originale».

E’ deluso da Monti?

«Monti ha fatto sino in fondo il suo dovere: l’Italia rischiava la deriva greca, lui l’ha evitata. Va ricordato da una parte che tutti hanno votato i provvedimenti di Monti ma solo noi ci abbiamo messo la faccia, e dall’altra che Monti non può essere responsabile di tutti i ritardi italiani. Questo calcio dell’asino collettivo, questo tentativo di rimozione mi pare prova di immaturità».

Ma come leader politico Monti ha fallito.

«Non sono deluso da Monti, sono deluso da una scelta cui anche io ho concorso e che si è rivelata sbagliata. Io ne porto parte dì responsabilità: non vado a emendare gli altri, emendo me stesso. Abbiamo cambiato noi stessi i connotati di Monti: da servitore dello Stato, da Cincinnato che era, abbiamo pensato potesse essere l’uomo della Provvidenza per l’affermazione del centro. E in campagna elettorale noi abbiamo donato il sangue, ma alla fine il centro ha preso appena 3 o 4 punti in più di quando andai da solo contro Veltroni e Berlusconi».

Quindi ora cosa farete?

«Oggi noi dobbiamo essere i collanti di chi ritiene che la partita sia tra populismo e difesa della democrazia rappresentativa. In questo senso si deve affrontare la sfida del Quirinale e del governo. Se il calvario cui Bersani si è sottoposto con i Cinque Stelle era il modo per tranquillizzare un’ala del Pd e dimostrare che lui non ha pregiudizi ma li ha subiti, lo capisco. Se invece l’idea è sperare di governare con la complicità un movimento che non solo non intende essere complice ma rischia di cambiare i connotati della nostra idea di democrazia, allora è un gravissimo errore. Non possiamo inseguire Grillo, mettendoci metaforicamente con i cronisti che devono raccontare le pratiche quasi esoteriche cui sottopone i suoi adepti. L’unico modo di battere Grillo è riformare le istituzioni».

Sono vent’anni che parlate dì legislatura costituente.

«Sì. Oggi però c’è l’occasione per farlo davvero. Capisco che per i militanti di sinistra pensare di sostenere un governo con il Pdl sia un pugno nello stomaco; lo stesso vale per gli aficionados che vanno in piazza con Berlusconi. Ma se noi vogliamo vincere questa sfida dobbiamo fare un percorso limitato nel tempo, di uno o due anni, affidato a un governo che prenda i provvedimenti più urgenti per l’economia e faccia le riforme indispensabili: superamento del bicameralismo, abolizione del Senato — e parlo da senatore —, legge elettorale che consenta agli italiani di scegliersi i parlamentari».

Quale legge elettorale?

«Dobbiamo riflettere seriamente se tornare o meno ai collegi uninominali. Insomma, occorre un’operazione gigantesca di restyling istituzionale. Solo così i partiti possono sconfìggere l’antipolitica; perché l’antipolitica non si farà mai cooptare. Se no, meglio votare subito; però rischiamo di prorogare questo stallo per sei mesi avendo gli stessi risultati».

Il premier può essere Bersani?

«Monti è stato un tecnico chiamato al capezzale dell’Italia: le sue scelte migliori le ha fatte nei primi tempi, quando appariva chiaro che c’era un sostegno del Pd e del Pdl; più si è appannato il sostegno, più i tecnici hanno cominciato ad avanzare senza bussola, come nel caso dei marò. Oggi occorre un’assunzione di responsabilità della politica. O accettiamo l’idea di essere tutti ladri e tutti incapaci; oppure, se vogliamo riscattare la politica, dobbiamo farcene carico. Senza delegare a terzi».

Questo implica un’intesa con Berlusconi.

«Io non sono mai stato tenero con Berlusconi Ora un governo di uno-due anni con Pd e Pdl su economia e riforme. Ma dobbiamo prendere atto che una fetta di italiani crede in lui. Mi auguro un patto leale tra Bersani e Berlusconi per rimettere in moto la politica. Altrimenti, chiunque vincesse, vìncerà sulle macerie».

Chi va al Quirinale?

«Un uomo o una donna frutto di una scelta condivisa, che non sia percepito dal popolo di centrodestra come nemico e dal popolo di centrosinistra come imposto da Berlusconi. La legge ha dato alla coalizione che ha prevalso per lo 0,5% un premio di maggioranza spropositato. Fare un’operazione da 51% per il Quirinale sarebbe una lesione fortissima».

Cosa pensa di Renzi?

«Leggo la sua intervista al Corriere e penso che abbia ragione. Poi lo guardo da Maria De Filippi vestito come Fonzie, e mi cadono le braccia. Vedremo se è più un maratoneta o un centometrista».

Colpisce che proprio lei parli di collegi uninominali. Questo implica che il centro scelga dove andare. A destra o a sinistra.

«Il centro cos’è? Una cultura della responsabilità, che vuole le riforme mai fatte per i veti ideologici della sinistra e una certa incapacità della destra. Ora comincia una nuova stagione. È evidente che la prossima volta dovremo schierarci. Faremo una scelta coerente con l’idea che abbiamo della democrazia, dell’Europa, delle riforme sodali. Misureremo le alleanze sul grado di affinita che avremo nel processo costituente».

Come va in famiglia? Sua moglie Azzurra ha smentito via Twitter le voci di separazione…

«Cosa vuole che le dica? Sto felicemente con mia moglie da più di 13 anni, c’è ancora chi non si rassegna. Si mettano il cuore in pace».

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postato il 21 marzo 2013 da gebuono | in "In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Riforme"

La Sicilia del cambiamento: abolite le province

“Riceviamo e pubblichiamo” di Stefano Barbero.

Ci siamo. Una grande Regione italiana, per la verità a statuto speciale, ha deciso l’abolizione delle province. Trattasi della Sicilia, la cui maggioranza Pd-Udc ha realizzato ciò che prima stava nei programmi e nei proclami. La tanto annunciata cancellazione delle province ha trovato una sua prima e inedita realizzazione nell’isola. Le forze politiche della maggioranza hanno approvato un maxi-emendamento che prevede appunto questa storica decisione: da ieri la sorte delle nove province regionali è segnata. Scompariranno e in luogo di questi enti compariranno i cosiddetti “liberi consorzi dei comuni”, enti di secondo livello.

I risparmi sono il capitolo più interessante. Secondo il presidente della Regione, Rosario Crocetta, artefice insieme ai centristi della riforma, i denari che eviterebbero di uscire dalle casse pubbliche si quantificherebbero in 100 milioni di euro circa. Una cifra importante, in tempi di grandi ristrettezze economiche e di difficoltà contabili delle pubbliche amministrazioni, che detto in soldoni sono alla canna del gas.

È il primo passo verso una semplificazione dei livelli di governo. È il primo passo ma ce ne aspettiamo altri, soprattutto noi che da sempre sosteniamo la razionalizzazione del sistema delle autonomie locali. In un certo senso possiamo esultare, ma dovremo stare attenti a tante cose, dovremo tenere gli occhi aperti, perché le riforme all’italiana hanno qualcosa di gattopardesco: non vorremmo che le nuove realtà locali individuate dalla Regione Sicilia diventino una riedizione degli enti appena cancellati. Non vorremmo che il percorso di rimodulazione, che sta avvenendo, trovi nuove battute d’arresto in una politica sorda e attaccata agli interessi costituiti, concentrata sul potere locale da mantenere e distribuire, e chiusa a qualsiasi forma di cambiamento in melius. Aspettiamo con fiducia una nuova fase, inaugurata da episodi inaspettati di risparmio e chiusura di enti-poltronifici. Il governo Monti ha sancito l’addio alle province come le conosciamo (dal 1° gennaio dell’anno venturo diventeranno organi di secondo grado, con Presidente e consiglio provinciale, quest’ultimo eletto “dagli organi elettivi dei comuni ricadenti nel territorio” dell’ente, e non più direttamente dai cittadini), mentre in queste ore l’amministrazione di centro-sinistra della più grande isola italiana stacca la spina a quelle del territorio regionale. Staremo a vedere che piega prenderanno le vicende delle autonomie locali (stanno vivendo un momento molto travagliato della loro esistenza) in questo confuso e nervoso momento politico-istituzionale.

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postato il 14 marzo 2013 da gebuono | in "Spunti di riflessione"

Papa Francesco è la persona giusta al momento giusto

Il nome Francesco è già il programma di un pontificato che si annuncia meraviglioso

La grande saggezza millenaria della Chiesa ha individuato la persona giusta al momento giusto e l’individuazione del nome Francesco è già il programma di un pontificato che si annuncia meraviglioso. In questi ultimi anni la Chiesa è stata al centro di un attacco spesso ingiustificato, ma credo che questa volta la Provvidenza abbia funzionato davvero. C’e’ bisogno di una rigenerazione della Chiesa nel mondo, di una ripartenza. Abbiamo avuto Benedetto che e’ stato un grande Papa, un Papa teologo. Oggi c’e’ un Papa che viene dall’America Latina, che apre una dimensione inedita alla Chiesa cattolica in un’area di grande importanza per l’umanità: questa scelta è un messaggio a tutto il terzo mondo che oggi è in grandissima evoluzione ma è anche il segno della storia di una Chiesa che si apre nel segno del rigore, della povertà francescana, della solidarietà verso i più umili e che recupera una sua grande ispirazione evangelica. Francesco e’ il patrono d’Italia, Benedetto e’ il patrono d’Europa. Nella storia dei due pontificati, quello di Benedetto e quello di Francesco, c’e’ probabilmente anche il recupero delle radici cristiane d’Europa che noi non vogliamo vanificare in questa stagione di convulsione e grandi disorientamenti.

Pier Ferdinando

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postato il 7 marzo 2013 da gebuono | in "Politica"

Lettera al Consiglio Nazionale UDC

Roma, 7 marzo 2013

On. Rocco Buttiglione
Presidente UDC

On. Lorenzo Cesa
Segretario UDC

Cari amici

dall’atto di fondazione dell’UDC ho dedicato a questo partito ogni mia energia con convinzione e passione: anche all’indomani di un amarissimo risultato elettorale, sta a voi giudicare se i risultati, nel corso di questi dieci anni, siano stati all’altezza delle aspettative.

Per quanto mi riguarda so che una stagione si è chiusa e conservo verso ciascuno, a partire da Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione, un debito di risconoscenza profondo.

Abbiamo combattuto una buona battaglia, in coerenza con i nostri valori: mi auguro, per il bene dell’Italia, che le nostre ragioni non vengano riconosciute solo tra qualche anno.

Le ragioni della mia odierna assenza penso siano comprensibili per tutti voi: è necessario che il dibattito del Consiglio Nazionale sia scevro da ogni condizionamento personale e da ogni riguardo anche nei miei confronti.

Cordiali saluti

Pier Ferdinando

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postato il 3 marzo 2013 da gebuono | in "app, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, VotoUDC"

Il nuovo teatro dell’assurdo: aspettando Grillot

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

In questi giorni si assiste alla rinascita del teatro dell’assurdo, non con “Aspettando Godot”, ma con “Aspettando Grillot”, interpretato appunto da Grillo e, in alcune scene, dai suoi elettori.

Battute a parte, si sta verificando una situazione assurda: Grillo non si fa eleggere, però vuole essere lui a parlare con Napolitano; dice che nel suo movimento si decide collegialmente, ma poi è lui a decidere eventuali sostegni ad un ipotetico futuro governo, anche se la base sul suo blog ha fatto sapere che vuole partecipare al governo per cambiare le cose.

Insomma, si assiste a una serie infinita di giravolte, che però condannano l’Italia all’immobilismo assoluto.

La cosa più divertente è andata in onda nel programma di Santoro del 28/02/2013, con un dialogo tra la Carfagna, un minatore (che ha votato Grillo) e Santoro, che ha rasentato l’assurdo:

Grillino: “lei, Carfagna! è colpa sua e del suo capo (e non ho paura a dirlo) che io, minatore sardo, sono disoccupato. venite in Sardegna solo per fare le vacanze. Stia zitta. Non ha parlato? Stia zitta ugualmente”.

Santoro: “ma lo sa che Grillo ha detto che le miniere bisogna chiuderle tutte?”

Grillino: “no, allora su quello non sono d’accordo”.

Questo è stato il voto di Grillo: un voto di protesta che è legittimo, intendiamoci, ma che è stato completamente disgiunto da qualsiasi lettura del programma e delle dichiarazioni di Grillo stesso.

Peggio ancora, queste dichiarazioni Grillo le fece anche di fronte ai minatori del Sulcis quando affermò che bisognava chiudere le miniere, con i minatori che, esasperati da una attesa infinita sul loro destino, lo hanno applaudito senza neanche ascoltarlo.

In questa vicenda vi sono le due colpe della politica attuale: da un lato abbiamo i politici dei “partiti tradizionali” che non hanno saputo comunicare con le persone come i minatori del Sulcis, e che sono stati lenti nel recepire le loro istanze e agire di conseguenza; dall’altro abbiamo Grillo che ha raccolto il voto di protesta (ripeto legittima) con un programma che non è stato neanche letto bene dagli elettori che volevano semplicemente dare un segnale forte.

Queste colpe stringono oggi la politica in un maglio d’acciaio che rischia di stritolare la nostra nazione.

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postato il 27 febbraio 2013 da gebuono | in "Politica"

Nella vita si vince e si perde, vale per la vita e per la politica, abbiamo dato tutto per un progetto. Siamo sereni perché abbiamo fatto ciò in cui credevamo.

Pier Ferdinando

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postato il 24 febbraio 2013 da gebuono | in "app, Economia, Elezioni, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, VotoUDC"

Anche gli svizzeri scaricano Berlusconi: niente soldi per l’Imu.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Berlusconi aveva detto che avrebbe restituito l’Imu grazie ad un accordo con la Svizzera. Peccato che nessuno abbia avvisato il governo svizzero che ,in maniera garbata,  ha fatto sapere che non è disponibile ad un accordo.

E soprattutto hanno anche specificato che il gettito di un eventuale accordo non potrà essere usato per rimborsare l’Imu 2012. E sapete perché?

Intanto perché le trattative sono ad un punto morto e non si sa se e quando verranno chiuse; ma soprattutto, fa sapere Eveline Widmer Schlumpf, ministro delle finanza svizzero, che anche se per magia si riuscisse a firmare gli accordi quest’anno (cosa ritenuta altamente improbabile dagli svizzeri), i soldi arriveranno molto dopo.

Anzi, precisa il ministro svizzero “è difficile prevedere un’entrata in vigore prima del 1 gennaio 2015”.

A questo punto la domanda è scontata: come farà Berlusconi a rimborsare l’Imu prima casa e coprire i costi delle mancate entrate per il 2013?

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postato il 23 febbraio 2013 da gebuono | in "app, Elezioni, In evidenza, Politica, Riceviamo e pubblichiamo, VotoUDC"

Scacciare la paura con un voto

di Adriano Frinchi

Non è un appuntamento elettorale sereno quello che ci apprestiamo a vivere: previsioni fosche e toni da Terrore giacobino sono stati i protagonisti degli ultimi giorni. Poi ci sono stati i sondaggi che fino all’ultimo anche sotto forma di corse di cavalli ci hanno detto come deve finire causando anche un senso di frustrazione come ha scritto Luca Sofri:

“non possiamo accettarlo, di essere prevedibili, e i piccoli fallimenti dei sondaggi ci eccitano e gratificano. Ci fanno sperare di essere noi, quelli diversi che non erano stati previsti. Io-sono-diverso.
Ma non è vero, e hanno ragione loro, per quanto inconcepibile sia: siamo qualunque”.

Tutto già scritto allora? No, il finale non è stato già scritto, al contrario possiamo scriverlo noi: quelli a cui i sondaggisti non telefonano mai, quelli a cui non è arrivato il “rimborso Imu” perché stiamo in affitto, quelli che non si fanno rincretinire dalla televisione, quelli che credono che nella vita come in politica non basta mandare a quel paese.

Domani e Lunedì i protagonisti saremo noi, con le nostre schede e le nostre matite sfidando anche le intemperie di un improbabile voto invernale. Saremo noi a decidere del nostro futuro, saremo noi a fare la differenza. Solo noi possiamo scacciare le nostre paure più grosse.

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postato il 23 febbraio 2013 da gebuono | in "Politica"

Vota UDC alla Camera (scheda rosa) e Lista MONTI al Senato (scheda gialla)

In questa campagna elettorale ne abbiamo sentite di tutti i colori: il Pdl vuole restituire l’IMU, Grillo vuole dare mille euro al mese a tutti, il Pd se ne esce fuori con l’abolizione del ticket. Noi non perdiamo il senno e ci impegnamo unicamente a diminuire le tasse, aumentando detrazioni e deduzioni, per le famiglie con figli, disabili e anziani a carico. Un aiuto alla famiglia perché non ci stancheremo mai di affermarlo: la famiglia, che strenuamente difendiamo, è stato il principale, se non unico, ammortizzatore sociale contro questa crisi che è economica e valoriale. Proposte realizzabili e non promesse al vento. Domenica e Lunedì vota e fai votare UDC alla Camera e Lista Monti al Senato.

Pier Ferdinando

Su votoudc.it programma e materiali.

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postato il 22 febbraio 2013 da gebuono | in "In evidenza, Trasporti"

Rimettiamo al centro il Trasporto Pubblico Locale

Da troppi anni, ormai, la politica sembra aver accantonato i problemi di 3 milioni di pendolari (di cui 1/3 lombardi) che, ogni giorno, utilizzano il trasporto pubblico per recarsi a scuola, all’Università o a lavoro.

I disagi sono tanti e le risorse sempre meno: tanti dei soldi investiti nei trasporti, negli anni, si sono persi in corruzione e sprechi, finendo col rendere il viaggio in treno, un inferno giornaliero.

La politica, però, non può limitarsi a gettare la spugna: per questo motivo, i giovani dell’UDC lombardo, guidati dal segretario regionale Federico Villa, hanno deciso di utilizzare capillarmente i TPL lombardi raccogliendo le rimostranze, i reclami, i suggerimenti e le proposte dei viaggiatori al fine di rilevare il punto di vista dei cittadini sulle principali criticità dei trasporti regionali.

Un modo per evidenziare quanto i trasporti siano un elemento strategico per il territorio lombardo e quanto il trasporto pubblico possa essere la chiave di volta per risolvere problemi legati al traffico e all’inquinamento e, al contempo, rimettere in moto l’economia, creando nuovi posti di lavoro.

Una bella iniziativa per riportare al centro della discussione politica i problemi reali dei cittadini, in una campagna elettorale dove molti sembrano averlo dimenticato.

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postato il 22 febbraio 2013 da gebuono | in "app, Politica, VotoUDC"

«Ingovernabilità, un rischio che non possiamo permetterci»

Pubblichiamo da “Il Messaggero” l’intervista a Pier Ferdinando Casini
di Carlo Fusi

La campagna elettorale? «Un’occasione persa. In troppi, a partire da Berlusconi, si sono gingillati con la demagogia e le promesse irrealizzabili». Adesso, una volta chiuse le urne, l’impegno principale «dovrà essere quello di evitare l’ingovernabilità». Il metodo da seguire è chiaro: «Due sono gli appuntamenti che ci attendono: formare il nuovo governo ed eleggere i successore di Napolitano. Le due partire devono essere giocate su tavoli diversi, e per il Colle è doveroso coinvolgere tutte le forze politiche, grillini compresi».

E’ un quadro dell’Italia in chiaroscuro, quello che tratteggia Pier Ferdinando Casini. E in qualche passaggio della sua analisi si coglie anche il rammarico, seppur temperato dalla consapevolezza, che serietà e senso di responsabilità faticano a diventare spendibile merce elettorale.
«Voglio ribadire una cosa: senza l’Udc questo Paese non si sarebbe salvato, staremmo ancora a contemplare il bipolarismo. Senza il governo Monti ci saremmo avvicinati alla Grecia. Abbiamo saputo cantare fuori dal coro, siamo gli unici ad aver votato contro un federalismo barzelletta; ad aver chiesto più volte ed aver poi votato per l’abolizione delle Pro vince, dopo esserci opposti alla truffa delle quote latte. Tutto dimenticato? Spero che gli italiani abbiano memoria».

Dunque, onorevole Casini, il giudizio conclusivo sulla campagna elettorale è deludente. Ma di chi è la colpa?
«E’ stata un’ennesima occasione persa per affrontare nel concreto i problemi degli italiani, che sono giganteschi, e per dimostrare che l’ultimo anno di lavoro comune non è stata una parentesi da archiviare. Un’occasione persa di essere persone serie. Ci lamentiamo che Grillo esplode ma se l’immagine che fornisce la politica è questa, si tratta di una esplosione del tutto logica. Se ancora pensiamo di promettere quattro milioni di posti di lavoro o il rimborso dell’Imu sulla prima casa – cosa che, poverini, molti italiani rischiano anche di credere, se cioè pensiamo che la politica sia questa… beh, il successo di Grillo è scritto nelle cose».

E in questo modo il pericolo è che dalle urne esca un quadro di assoluta ingovernabilità.
«Parliamoci chiaro: l’ingovernabilità è un rischio che non ci possiamo assolutamente permettere. Perché noi siamo ad un bivio. Potremmo far finta che tutto ciò che abbiamo fatto in questi anni, in primis i sacrifici dei dodici mesi trascorsi, non vale più e ricominciamo a fare le cicale. Risultato: nel giro di due o tre anni avremmo vanificato gli sforzi compiuti a caro prezzo e ci ritroveremmo con lo spread alle stelle. L’altra possibilità è capire fino in fondo, naturalmente chi lo vuoi fare, che bisogna continuare sulla strada delle riforme indicata dal governo Monti a partire dalla fine del 2011».

Scusi, il rischio ingovernabilità è nei numeri che eventualmente usciranno dalle urne o nell’incapacità dei partiti di comprendere la vera posta in palio e la necessità di un passaggio – le riforme da completare – così impopolare?
«Sta in entrambe le cose. Io penso che molti oggi vorrebbero togliersi la soddisfazione di dare un calcio alla politica e ai politici. Tuttavia bisogna rendersi conto del risultato che in questo modo si potrebbe produrre. In altri termini che uno il calcio rischia di dario a se stesso. L’ingovernabilità mette a repentaglio tutto ciò che di buono è stato fatto per mettere in sicurezza il Paese. Mi auguro che prevalgano le forze responsabili e serie e che non vinca la demagogia».

Insisto: il pericolo di una situazione di ingovernabilità sta nel voto alle forze anti-sistema; a Grillo?
«Alle forze anti-sistema e a quelle che hanno scelto il populismo

E’ l’identikit del Pdl e di Silvio Berlusconi.
«Purtroppo sono loro che nella campagna elettorale si sono ubriacati di promesse. Ne hanno fatte troppe. E troppo smaccatamente false».


Sul fronte opposto, Pier Luigi Bersani polemizza con Monti riguardo l’atteggiamento della Merkel sull’esito del voto a favore del Pd. Il premier ha fatto una gaffe sì o no?

«Monti è stato equivocato. Votano gli italiani, non vota né Hollande né la Merkel. Ma proprio perché votano gli italiani non penso che si vogliano veder riproporre la fotografia del 2006. Prodi in piazza Duomo ci fa pensare che l’unica differenza con allora sia quella di Vendola al posto di Bertinotti».

E tuttavia, onorevole, il perimetro della governabilità è per forza di cose racchiuso nell’area centrista e nella coalizione Pd-Sel. E’ da lì che nascerà la maggioranza post-voto?
«Guardi, le elezioni indicheranno inevitabilmente un vincitore. Ci auguriamo di essere noi. In caso contrario spetterà a chi ha prevalso assumersi l’onere di fare una proposta: noi la valuteremo. Poiché siamo in un sistema bicamerale, la vittoria può essere piena se riguarda entrambi i rami del Parlamento oppure dimezzata se si realizza in uno solo. In ogni caso nessuno ci può chiedere, in nome della governabilità, di essere la stampella ad esecutivi che non condividiamo. Non sarebbe possibile. Né serio».

In tanti pongono l’accento sul disgusto degli italiani verso la politica. Lei che Italia ha visto, che sentimento popolare ha colto?
«Le dico la verità: la gente che ho incontrato io è gente che vuole ricominciare, che magari è anche arrabbiata ma non ha smarrito la speranza nella politica e nella sua fondamentale funzione».

La coalizione mondana doveva essere la novità vera di questa tornata elettorale. Fermo restando il risultato che verrà, c’è qualcosa che ha impedito o sta impedendo ai centristi di raccogliere un consenso pari alle ambizioni della vigilia?
«La verità, la responsabilità, la serietà non fungono mai da richiamo elettorale. Non mi meraviglio se elettoralmente ci rivolgiamo ad una minoranza del Paese. Ma è da quella minoranza che bisogna ripartire. E’ dalle persone serie che un Paese può avere le risposte giuste per garantirsi un futuro che invece la demagogia impedisce».

A suo avviso l’elezione del nuovo Presidente dovrà essere frutto esclusivamente dell’intesa tra i partiti che formeranno la futura maggioranza di governo o bisognerà coinvolgere anche altre forze politiche? E quali, in particolare?
«In ordine temporale, il primo adempimento del nuovo Parlamento sarà votare la fiducia al nuovo governo. Io credo che l’elezione del presidente della Repubblica non può in alcun modo essere frutto di pateracchi politici. Su di essa va raggiunta la più ampia intesa parlamentare perché si elegge un garante di tutti, maggioranza e opposizione. Ritengo che le due questioni vadano svincolate l’una dall’altra. Individuazione di una maggioranza che poi vota la fiducia al governo è un capitolo; altro capitolo è l’elezione del capo dello Stato. E’ naturale e opportuno che tutti, grillini compresi, vadano associati alla riflessione che deve portare ad individuare il successore del presidente Napolitano».

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postato il 21 febbraio 2013 da gebuono | in "app, Politica, VotoUDC"

Caro Grillo, la trasparenza in tutto e per tutti.

Caro Grillo, per me non c’è problema. Sono prontissimo a portare davanti alle telecamere della web tv che preferisci qualsiasi documento contabile sul mio patrimonio o sul mio reddito. Ma mi raccomando: porta anche tu i tuoi documenti sul tuo patrimonio e sui tuoi redditi, così la trasparenza varrà davvero per entrambi.

Pier Ferdinando

Bravo Gian Luca Galletti, trasparenza in tutto e per tutti.

6 commenti
postato il 20 febbraio 2013 da gebuono | in "app, Elezioni, Politica, VotoUDC"

Governo per le riforme, non c’è spazio per forze demagogiche

L’intervista al Tg2

Per le forze demagogiche che promettono di tutto in questa campagna elettorale, e che poi ci hanno portato in questa situazione, non c’è spazio. Dico no alla demagogia del passato, serve un governo che parli anche di crescita e di sviluppo per le famiglie e per i giovani. E serve anche un grande investimento per il Mezzogiorno.

2 commenti
postato il 20 febbraio 2013 da gebuono | in "app, Elezioni, Politica, VotoUDC"

Ospite di Uno Mattina

Nello spazio di approfondimento mattutino di Rai 1

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