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postato il 14 febbraio 2015 da Redazione | in "Esteri"

Libia: L’ Onu convochi al più presto il Consiglio di sicurezza

Non esiste l’ipotesi di un intervento militare italiano in Libia. Esiste, invece, la necessità che l’Onu si assuma la responsabilità di convocare al più presto il Consiglio di sicurezza e non si limiti al rituale invio di un suo emissario. Oggi si vedono i guai di una gestione pressappochista e sbrigativa all’indomani dell’azione militare contro Gheddafi. La minaccia di un califfato islamico a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste richiede un’immediata assunzione di responsabilità, in un contesto multilaterale.

Pier Ferdinando

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postato il 11 febbraio 2015 da Redazione | in "Politica"

Casini: “Silvio dà l’egemonia alla Lega. Così apre un’autostrada al Pd”

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Andrea Garibaldi a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

Pier Ferdinando Casini, dopo una carriera di 35 anni al centro dello schieramento politico, si confessa così: «Io? Faccio con convinzione il presidente della commissione Esteri del Senato. Credo che i partiti abbiano bisogno di protagonisti nuovi. Se qualcuno si profila posso dargli consigli. Se non me li chiedono, li capisco».

Ha rischiato di diventare presidente della Repubblica.
«Tsipras in Grecia proporrà come presidente un esponente del Partito popolare europeo scelto dal suo avversario, Samaras. Renzi avrebbe potuto scegliere questa strada accettando le proposte di Berlusconi e Alfano, cioè Amato e il sottoscritto».

Lei ha sperato?

«Fa piacere che il mondo moderato mi abbia indicato e sono grato anche a Berlusconi, dopo anni di incomprensioni. Ma non mi sono mai illuso. Ero sicuro che Renzi cercasse di compattare il Pd piuttosto che gettare un ponte verso il centrodestra. Ma tutto è bene quel che finisce bene».

Che presidente sarà Mattarella?

«Scrupoloso e serio, terrà conto delle ragioni di chi non lo ha votato, come e più di quelle di chi lo ha sostenuto».

L’elezione del presidente ha lasciato rancori. Le riforme andranno avanti?

«La vicenda del Quirinale ha avuto un ottimo epilogo ed è stata condotta con un molto “meno ottimo” metodo. Ma guai alla logica della ritorsione o della legittima delusione: confido che Berlusconi possa votare le riforme».

Non è quello che sta manifestando.

«Il superamento del bicameralismo, una legge elettorale che semplifichi il confronto politico servono all’Italia, non a Renzi. Una opposizione di livello ha bisogno che il sistema funzioni. Berlusconi ha sperimentato in prima persona che il sistema, così com’è, è inceppato».

Berlusconi si è avvicinato alla Lega di Salvini. Che succede nel centrodestra?

«Nel contesto europeo esistono due novità: da una parte Tsipras in Grecia e Podemos in Spagna, che contestano il rigore della politica europea; dall’altra, Marine Le Pen in Francia sta diventando un modello per tanti partiti, ma non può essere la strada per dare in Italia una prospettiva ai moderati».

Renzi in qualche modo ha risposto a queste novità.

«Renzi tenta di inserire nella tradizione della sinistra contenuti e persone nuove. Non si possono bollare tutte le adesioni al Pd degli ultimi tempi come esempi di funambolismo parlamentare. C’è un effettivo interesse per un partito che non ha più il volto ex Pci-Pds-Ds».

E nel centrodestra?

«L’area moderata è alla ricerca di identità smarrite, non trovano pace, non riescono a costruire un insediamento politico e sociale alternativo a Renzi. Così, ci può essere un revival del passato, ma gli equilibri sono cambiati: Bossi era trainato da Forza Italia, oggi è Salvini la lepre dietro cui corrono tutti».

Il centrodestra italiano da vent’anni è Berlusconi.

«I moderati si sono adagiati su Berlusconi e hanno rinunciato a raggiungere la maggiore età. Oggi lui sta cercando di rispondere al disagio del suo elettorato. Ma dare l’egemonia a Salvini è il più grande favore per Renzi».

E Alfano con il suo Nuovo centrodestra?

«La maggioranza di governo, di cui faceva parte anche Berlusconi, è nata da un’alleanza fra i riferimenti italiani di Ppe e Pse. Non mi meraviglia che Alfano possa lavorare per un’alternativa futura a Renzi. Il presidente del Consiglio — se vuole fare lo statista — dovrebbe favorire questo processo e non umiliare gli alleati».

Alfano aveva avviato un nuovo rapporto con Berlusconi.

«Non ha sbagliato. Nessuno ha il radicamento politico di Berlusconi e senza il suo apporto ogni tentativo è destinato a fallire. Però se privilegia la Lega può vincere in qualche regione, ma prepara un’autostrada per Renzi».

Si attribuisce a Renzi l’idea di un Partito della Nazione (o degli Italiani), che raccolga tutte le domande politiche. Anche lei lanciò il Partito della Nazione.

«Il mio progetto voleva rappresentare gli italiani moderati, che sono grande maggioranza, nel nome della responsabilità anziché del populismo. Poi però ha prevalso l’idea che ci si dovesse rivolgere a personalità e movimenti della società civile, descritti come superiori rispetto alla politica “malata”».

Montezemolo, Monti…

«Non personalizziamo. Ma, come oggi riconoscono tutti, alla prova dei fatti la società civile ha dimostrato di non poter sostituire la politica».

Renzi è il ritorno della politica sulla scena.

«Su questo mi trovo in sintonia con lui, politico di professione almeno come me (con la fortuna di avere molti anni di meno). D’altronde, abbiamo eletto un presidente della Repubblica che dimostra il valore della politica se è onesta e pulita e il valore della competenza».

Da presidente della commissione Esteri: che succede in Ucraina?

«Con superficialità abbiamo pensato che la Russia fosse ancora quella di Eltsin e Gorbaciov. Abbiamo consentito che a Bruxelles si parlasse con leggerezza di Ucraina nella Nato e di nuovi partner della Ue. Ora Merkel e Hollande stanno coprendo le assenze dell’Europa: va continuato il negoziato, senza armare gli ucraini».

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postato il 31 gennaio 2015 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Auguri a Mattarella, corrisponderà ad aspettative italiani

Rivolgo al Presidente della Repubblica il mio più deferente augurio di buon lavoro. Sono certo che saprà corrispondere alle aspettative di tutti gli italiani che chiedono concordia e unità nell’affrontare la gravissima crisi morale ed economica.
Pier Ferdinando
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postato il 13 gennaio 2015 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

In ricordo di Giovanni Bersani: una vita al servizio degli ultimi

Il momento di riflessione in ricordo del senatore ed europarlamentare Giovanni Bersani, scomparso il 24 dicembre 2014  all’età di cent’anni, presso l’Aula della Commissione Difesa del Senato.
All’iniziativa sono intervenuti il presidente emerito del Parlamento europeo Enrique Barón Crespo; Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato; Mons. Tommaso Ghirelli, Vescovo di Imola e Pierluigi Castagnetti, presidente della Fondazione ‘Persona Comunità Democrazia’; a coordinare i lavori il Sen. Luigi Marino.
In apertura il messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

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postato il 24 dicembre 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Il sofferto Natale dei troppi cristiani perseguitati

La lettera pubblicata su Il Messaggero
Dobbiamo evitare un peccato di omissione che non potremmo mai farci perdonare: quello dell’indifferenza e del silenzio

Arriva il Natale, ma in molte parti del mondo per i cristiani sarà un giorno di passione e di sofferenza come noi possiamo solo immaginare. Secondo recenti rapporti i cristiani perseguitati a vario titolo sono 150 milioni. Dal primo novembre 2012 al 31 marzo 2014 sono stati uccisi, a causa della loro fede, almeno 5.479 cristiani, ma la cifra è approssimativa per difetto e non tiene conto dell’avanzata dell’Isis. In quel lasso di tempo si sono verificati oltre 13 mila atti di violenza contro i cristiani e 3.641 edifici, tra luoghi di culto, negozi e abitazioni sono stati rasi al suolo
Nel 2013 nel nord dell’Iraq le comunità cristiane hanno festeggiato la nascita di Gesù come facevano ogni anno, da duemila anni. Ma quest’anno a festeggiare, tra Mosul e la piana di Ninive, saranno molti di meno. Chi è sopravvissuto alla furia dei terroristi passerà il Natale da profugo, in rifugi di fortuna , lontano da casa, tra mille disagi e mille preoccupazioni. Non potranno non pensare, infatti, a tanti congiunti caduti sotto i colpi dei jihadisti, in combattimento, durante una fuga precipitosa o in vere e proprie esecuzioni. Sempre per lo stesso motivo: per non aver voluto abiurare la loro fede.
Non so se quest’anno si potrà festeggiare il Natale a Maloula e nei villaggi vicini, in Siria, gli unici luoghi dove da duemila anni si continua a parlare aramaico, la lingua di Gesù, ma chissà per quanto ancora. Villaggi rimasti cristiani, con i loro monasteri, sopravvissuti a millenni di guerre e di conquiste persiane, arabe, turche, e oggi spopolati i per l’avanzata della follia qaedista. In Siria, del milione e 750 mila cristiani presenti nel 2011, ne sono rimasti solo 700 mila, e sono sotto assedio, bersagli inermi di ogni forma di violenza, non solo del cosiddetto Daesh.

Ma anche al di fuori del Medio oriente martoriato le cose non vanno meglio. Penso ai cristiani del nord della Nigeria, che ogni volta che vanno a Messa, anche la notte di Natale, sanno di esporsi al rischio di un attentato o di un attacco. Dal 2009 i miliziani islamisti di Boko Haram hanno già provocato più di 13 mila morti e un milione e mezzo di sfollati, senza contare tutte le giovani donne rapite e costrette alla conversione coatta all’islam matrimoni forzosi o alla vendita come schiave. E penso alle loro famiglie che, pur senza rinunciare alla speranza, passeranno un Natale straziato dal dolore.
Ricordo Asia Bibi, la madre di 44 anni che trascorrerà in carcere il suo sesto Natale, in Pakistan, condannata a morte per blasfemia, con l’accusa, mai provata, di aver insultato l’islam, il solito espediente per regolare i conti con le minoranze religiose.
E non è facile neanche per i cristiani d’Ucraina, cattolici e ortodossi, dall’una o dall’altra parte del fronte: tutti devono fare ogni giorno i conti con la violenza e la sofferenza che hanno invaso le loro vite.

Tutto questo capita quando arriva una festa che per tutti, e non solo per i cristiani, significa pace, speranza e serenità. Mai come oggi siamo chiamati all’assunzione di responsabilità nuove. Dobbiamo evitare un peccato di omissione che non potremmo mai farci perdonare: quello dell’indifferenza e del silenzio.

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postato il 26 novembre 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Ospite di Uno Mattina

Nello spazio di approfondimento di Rai 1, si parla di tematiche internazionali: dall’intervento di Papa Francesco all’emiciclo di Strasburgo, ai rischi legati alla situazione libica

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postato il 21 novembre 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

#Icn2: risposte coordinate dei parlamenti per sconfiggere la fame

L’intervenento oggi alla conclusione dei lavori della seconda Conferenza internazionale sulla nutrizione (Icn2), presso la sede della Fao

Per sconfiggere la piaga della malnutrizione e dell’insicurezza alimentare occorre che i parlamenti e i legislatori di tutto il mondo sostengano risposte piu’ efficaci, garantendo nel contempo che le politiche pubbliche siano salvaguardate da conflitti di interessi. Il dialogo interparlamentare è di grande importanza per condividere le buone pratiche e le esperienze volte a garantire la sicurezza alimentare e una nutrizione adeguata: per questo occorre continuare a lavorare per rafforzare le istituzioni parlamentari.
Tra le conclusioni emerse dalla riunione interparlamentare organizzata alla vigilia della Icn 2, sulla base della Dichiarazione finale e del Quadro d’azione adottati dalla conferenza, vi sono l’adozione di una serie di obiettivi nazionali sulla nutrizione da raggiungere entro il 2025, ; l’adozione di politiche per promuovere l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi; l’adozione di politiche volte alla riduzione della poverta’ e alla creazione di occupazione e di protezione sociale. Inoltre, il sostegno all’empowerment delle donne; l’incremento degli stanziamenti di bilancio per affrontare la malnutrizione e l’insicurezza alimentare; la promozione di accordi di collaborazione in seno ai parlamenti per una migliore nutrizione, incentivando la cooperazione Sud-Sud e la cooperazione triangolare.

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postato il 19 novembre 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Da Parlamenti supporto a ICN2 per lotta alla fame

Alla conferenza “Parliaments for better nutrition”, organizzata dall’Unione Interparlamentare (UIP) in collaborazione con la FAO e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), presso la Sala della Protomoteca del Comune di Roma, preparatoria dei lavori della seconda Conferenza internazionale (ICN2) contro fame e denutrizione.


I Parlamenti, rappresentati qui da oltre cento deputati di tutto il mondo, offriranno ai lavori della seconda Conferenza internazionale (ICN2) di domani un forte supporto nell’impegno contro la fame e la denutrizione.
All’emergenza che continua a colpire soprattutto i paesi in via di sviluppo e specialmente i bambini, occorre rispondere strutturando un’agenda di interventi che sia capace di mettere in campo azioni coordinate in grado di assicurare ulteriore efficacia alle politiche sulla nutrizione. Per raggiungere questo obiettivo è necessario l’appassionato impegno di tutti i soggetti coinvolti: sono stati compiuti importanti passi in avanti, ma resta ancora molta strada da fare

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postato il 8 novembre 2014 da Redazione | in "Esteri"

Libia: è emergenza assoluta, diventi priorità per l’Europa

Pier Ferdinando CasiniLa lettera pubblicata su Il Messaggero

Caro Direttore,

mai come adesso il Mediterraneo è il crocevia di una serie di tensioni e di crisi, che impongono all’Europa di far sentire la sua voce. Sulla sponda orientale l’avanzata dell’Isis rappresenta una minaccia straordinaria alla sicurezza globale, oltre che alla stabilità regionale, e rischia di cancellare le minoranze etniche e religiose, a partire da quelle curda e cristiana. La tragedia della guerra civile siriana sembra quasi passata in secondo piano, ma continua a provocare vittime e ondate di profughi, non più sostenibili dai paesi vicini, a cominciare dal Libano.
E poi c’è la Libia. Alla situazione in questo paese dedichiamo un’attenzione ancora insufficiente. E’ un atteggiamento forse comprensibile, considerata la situazione complicata di tutta la regione, ma miope. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la situazione in Libia è un’emergenza assoluta. Dalla caduta di Gheddafi, tre anni fa, il paese è precipitato in un’anarchia di cui non si vede la fine. Gli scontri tra le centinaia di milizie armate hanno distrutto ogni parvenza di statualità. L’instabilità libica continua ad avere ripercussioni in tutta la regione, dall’Algeria al Mali, mentre in Tunisia, l’unico paese in cui la “primavera araba” non ha disatteso le sue aspettative, sono affluiti già più di centomila profughi.
E se il paese è allo stremo anche noi occidentali abbiamo qualche colpa. Con l’intervento armato abbiamo favorito la caduta di Gheddafi, ma non ci siamo preoccupati di quello che sarebbe successo dopo. E’ stato un errore capitale, che ha di fatto aperto la strada al caos attuale.
Ancora peggiore è la situazione sul fronte della lotta al terrorismo. La Libia rischia di trasformarsi in un campo di addestramento di tutte le frange dell’islamismo radicale, in una testa di ponte verso quel continente africano che è il nuovo obiettivo strategico sia di Al-Queda che dell’Isis. C’è poi la questione dei migranti. Senza alcun controllo del territorio il flusso verso l’Italia è sempre più fuori controllo. E le recenti esperienze, a partire dal precedente dell’Albania, che pure presenta alcune differenze, insegnano che gli accordi con i paesi rivieraschi sono l’unico modo per fronteggiare le emergenze. E questo non è un problema solo dell’Italia, anche se l’Europa non sembra ancora averlo capito, visti i limiti evidenti della missione Triton.
Per questo la crisi libica interessa direttamente anche noi. C’è dunque più di una ragione perché la Libia diventi la priorità della politica estera dell’Unione.
Per questo ci vuole un gruppo di contatto permanente, che coinvolga i paesi vicini, in raccordo con la missione dell’Onu. Bisogna partire da un’analisi più accurata delle forze in campo. Non si può dividere la Libia in buoni e cattivi, perché la situazione è molto più complicata. E nemmeno si possono gettare tutte le componenti islamiche tra le braccia dei terroristi, perché l’emergere di una forte identità religiosa nazionale è un dato reale di cui occorre tener conto. Bisogna accompagnare il delicato processo di scrittura della nuova Costituzione, e rimettere insieme i cocci di un faticoso processo di nation building, ridando credibilità alle istituzioni. Occorre ricostruire le reti su cui si fondava la struttura sociale e politica del paese, senza più l’elemento unificante rappresentato, nel bene e nel male, da Gheddafi.
Ma la prima condizione è garantire un livello minimo di sicurezza per i cittadini libici e per gli operatori internazionali, con un cessate il fuoco accettato da tutte le parti. E per farlo, nella situazione di disfacimento del paese, si deve cominciare a pensare a una forza di peace-keeping internazionale. Non possiamo lasciare la Libia a se stessa, perché da sola non è in grado di riemergere dal caos ed è indifesa di fronte alle interferenze delle potenze regionali: Turchia e Qatar da un lato, e l’Egitto, con gli Emirati arabi, dall’altro, con la Russia sullo sfondo. Per questo ci vuole un intervento più deciso, che però deve essere concertato e neutrale. E solo una coalizione con una forte leadership europea, e perché no, anche italiana, può garantire queste condizioni.
Scriveva il grande storico Fernand Braudel: “Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate l’una sulle altre”. Tra queste civiltà c’è pure la nostra. Anche se troppo spesso ce ne dimentichiamo.

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postato il 6 novembre 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

L’intervento alla Conferenza Interparlamentare su politica estera, di sicurezza e difesa comuni

Al Senato della Repubblica, dal 5 al 7 novembre, i lavori della Conferenza Interparlamentare delle Commissione Esteri e Difesa dei 28 Stati membri dell’Ue, e dei Paesi candidati, sulla Politica Estera e di Sicurezza comune (PESC) e la Politica di Sicurezza e Difesa comune (PSDC)

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postato il 6 novembre 2014 da Redazione | in "Esteri"

Libia: l’Europa si svegli o avremo di fronte un altro Califfato

Pier Ferdinando CasiniIl colloquio di Vincenzo Nigro con Pier Ferdinando Casini pubblicato su La Repubblica

“L’Europa si deve svegliare o avremo un Califfato anche alle porte della Sicilia: in Libia la mediazione dell’Onu deve essere dotata di poteri persuasivi più forti. Non basta una ‘testimonianza disarmata’ del nostro inviato speciale, Bernardino Leon. Bisogna dargli mezzi, prima che il contagio si estenda a paesi come la Tunisia”.
Il presidente della Commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini sarà oggi uno degli ospiti italiani dell’Interparlamentare europea che si riunisce a Roma. “La Libia sarà uno degli argomenti principali, la nostra diplomazia parlamentare deve essere sempre più incalzante”.

Presidente Casini, di fronte al caos libico lei ha detto che quasi sarebbe stato meglio tenersi Gheddafi….
È ovvio che questo è un paradosso ma certo abbiamo prodotto troppi guai. Una volta che si decise di intervenire in Libia, la comunità internazionale e innanzitutto l’Europa dovevano continuare nella loro missione, politica e di sicurezza. Con l’Onu dal primo momento bisognava pensare a creare un quadro di garanzia per accompagnare la nascita vera e propria di uno Stato libico, per permettere alle fazioni e alle tribù di deporre le armi e iniziare a negoziare. Non avendo fatto questo abbiamo delle condizioni peggiori di quelle che garantiva Gheddafi: ma dobbiamo lavorare per cambiare le cose.

È ancora possibile fare qualcosa? Un intervento militare è possibile, è utile?
Quello che fu fatto nei Balcani negli anni ’90, quando la comunità internazionale accompagnò la ricostruzione politica con un’operazione di stabilizzazione militare, in Libia andava fatto nel 2011. Ma adesso un’azione di “contenimento militare” è indispensabile.

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postato il 23 ottobre 2014 da Redazione | in "Interventi"

Legge di stabilità: non possiamo farla sotto dettatura

A Bruxelles per il vertice Ppeproxy

Ascoltiamo tutti i consigli, ascoltiamo l’Europa, ma non possiamo fare una legge di stabilità sotto dettatura: questo significherebbe una violazione della nostra sovranità nazionale. Abbiamo guardato alla stabilità dei conti pubblici e allo sviluppo e alla crescita del nostro paese. E’ una legge di stabilità equilibrata, può essere anche cambiata entro alcuni margini, ma con la serietà che si deve dare a queste cose.

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postato il 20 ottobre 2014 da Redazione | in "Europa"

Albania: I governi cambiano, amicizia con Italia no

“E’ un minimo comune denominatore della politica estera italiana: i governi passano ma l’amicizia con Tirana rimane”. Con Romano Prodi ed il premier albanese Edi Rama al convegno “Albania-Italia, una partnership per l’Europa”. Una due giorni organizzata dall’ambasciata d’Italia, nell’ambito della presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, per riflettere sul futuro dell’Albania e sulle sue prospettive di adesione all’Ue.

RamaL’Italia sara’ sempre l’avvocato dell’Albania in seno all’Unione europea. Non e’ un caso che il tema dell’allargamento dell’Unione europea all’intera area dei Balcani, ed ovviamente all’Albania, e’ uno degli obiettivi del programma del semestre di Presidenza italiano: e’ uno strumento indispensabile per rafforzare la stabilita’ e la crescita non solo di quell’area geografica ma dell’intera Europa. L’allargamento dei Balcani serve anche a riportare verso il Mediterraneo il baricentro dell’Unione, che per troppi anni e’ stato troppo a nord.
L’Europa ha bisogno di paesi come l’Albania, non meno di quanto un paese come l’Albania ha bisogno dell’Europa. Ne ha bisogno per tanti aspetti, primo tra tutti la stabilizzazione dell’area, ma anche come arricchimento culturale.
L’ingresso nell’Unione di un paese a maggioranza musulmana, come l’Albania, significa dimostrare una volta di piu’ l’assurdita’ di chi sostiene che quello in atto sia uno scontro di civilta’ e non, invece, uno scontro tra la civilta’, che e’ cristiana e musulmana allo stesso modo, e l’incivilta’ degli estremisti e dei terroristi, di qualsiasi religione siano. E l’Albania e’ un modello di convivenza di diverse religioni e diverse sensibilita’, come ha riconosciuto Papa Francesco nella sua recente visita a Tirana.

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postato il 11 ottobre 2014 da Redazione | in "Esteri"

Truppe dell’Onu per battere l’Isis

Occidente ed Europa non lascino soli i peshmerga
Casini Cicchitto
La lettera al Corriere della Sera dei presidenti delle Commissioni Affari esteri di Senato e Camera, Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto

Caro Direttore,
il dramma in atto nel Medio Oriente, segnato dall’offensiva della formazione terrorista dell’IS, richiede un chiarimento di fondo sia sulla sua effettiva natura sia sull’azione più efficace per contrastarla e sconfiggerla. Mentre il terrorismo di Al Qaeda era concentrato contro l’Occidente, l’IS è concentrato contro una larga parte dell’Islam e punta a costruire una sorta di statualità alternativa ed eversiva, il cosiddetto “califfato”. Questo nuovo soggetto si nutre di ingenti proventi finanziari, amministra un cospicuo mercato nero nel settore petrolifero, sperimenta inediti progetti di educazione dei giovani secondo precetti integralisti, rafforzandosi costantemente con l’apporto dei foreign fighters che proviene dal cuore delle nostre società.
Ci troviamo di fronte ad un autentico salto di qualità che ha colto tutti di sorpresa, soprattutto quei governi arabi moderati che nel passato hanno civettato in vario modo con l’estremismo islamico per mettere sotto scacco altri leader arabi e altri stati, dall’Iraq alla Siria. Adesso i Paesi del Golfo, ma anche la stessa Turchia, si ritrovano di fronte ad un demone che si sta rivoltando contro di loro. Questo atteggiamento si è purtroppo intrecciato con una catena di errori che hanno segnato negativamente l’operato dell’Occidente nel suo complesso.

Così in Libia, dopo il durissimo intervento armato per liquidare un efferato dittatore come Gheddafi, si è aperta una stagione di completo dissolvimento di ogni statualità.
Al Cairo, le improvvide aperture di credito ai fratelli musulmani hanno messo in serio pericolo anche i difficili equilibri del conflitto israelo-palestinese, prima che Al-Sisi riuscisse a rinsaldare il patto tra forze armate e popolazione.
In Iraq, nel corso del secondo intervento militare, il brusco trapasso da una trentennale egemonia sunnita ad un governo prevalentemente sciita ha provocato la radicalizzazione di una parte dei sunniti i quali sono stati tra i soci fondatori dell’IS.
In Siria, dopo aver abbandonato a se stessa l’opposizione moderata, si è pericolosamente oscillato tra l’abbattimento del regime ed il contrasto dei più temibili estremisti, che sono venuti a costituire l’altro polo dell’IS. La saldatura fra l’IS iracheno e quello siriano ha sviluppato una massa critica sul terreno militare che nel contempo dà sfogo alla sua intrinseca natura terroristica uccidendo e opprimendo altri musulmani, i cristiani, gli yazidi, insomma liquidando lo storico patrimonio multi-confessionale della regione.
Ora, quello che sta accadendo nella città di Kobane evidenzia che lo schema di contrasto nei confronti dell’IS, fondato su una divisione dei compiti e dei ruoli fra l’aviazione USA e di alcuni altri Stati e la resistenza di terra affidata ai soli Peshmerga, non funziona e rischia di produrre altre tragedie. In sostanza, ci troviamo di fronte alla contraddizione fra un giusto e sensato progetto politico, che è quello di costruire una grande coalizione fra stati arabi moderati e stati occidentali, e la sua traduzione strategico-militare, che è invece assai debole. Allora non è possibile che il mondo assista in modo sostanzialmente passivo alla tragedia che sta avvenendo. La comunità internazionale deve prendersi le sue responsabilità e quindi porre in essere un risoluto e risolutivo intervento politico-militare di contrasto all’IS, realizzato dalle forze dell’ONU che non lascino soli i Peshmerga, i quali in ogni caso stanno pagando un significativo tributo di sangue. Siamo ad uno snodo cruciale della sicurezza globale, che prescinde dalle vecchie e nuove contrapposizioni tra Est ed Ovest oppure tra Nord e Sud, e dovrebbe perciò indurre ad una mobilitazione generale, cui l’Unione europea, in particolare, potrebbe dare impulso. Se non si riuscirà a fare questo, si potrà verificare una pericolosissima contraddizione fra teoria e pratica dagli esiti imprevedibili.

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postato il 4 ottobre 2014 da Redazione | in "Esteri, Europa"

Ospite di Punto Europa

Futuro dell’Ue, crisi in Ucraina, Isis e Libia al centro dell’intervista di Giuseppe Ardica
clicca per il video

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postato il 29 settembre 2014 da Redazione | in "Esteri"

Isis punta ad esportare schegge terroristiche in Occidente

Intervento da New York a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu

L’Isis mette a repentaglio la nostra sicurezza in Italia, in Europa e nel mondo. L’obiettivo dello Stato Islamico è l’esportazione di schegge terroristiche in Occidente e anche in Oriente, e la grande coalizione anti-Isis è una necessità a cui l’Italia non può che corrispondere.
Non ci si può limitare ai raid, ma possono far parte della strategia, e contribuiscono a rendere vulnerabile il mito dell’invincibilità’. L’offensiva anti-Isis deve anche porre sul tavolo il tema del doppio ruolo che stanno avendo molti Paesi i quali con una mano finanziano l’Isis e con l’altra biasimano le sue azioni e ne hanno paura. Molte volte a proposito dello Stato Islamico si cita impropriamente il connotato religioso, mentre qui la religione non c’entra nulla. Non e’ un caso che alla coalizione partecipino anche tanti Stati islamici.

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postato il 19 settembre 2014 da Redazione | in "Esteri"

Scozia, bene vittoria “no”, ma frazionismi forti per indecisioni Ue

Per fortuna in Scozia hanno prevalso i ‘no’. Se guardiamo agli indici della sterlina e dello spread di questa mattina, pensiamo a che cosa sarebbe capitato se, al contrario, avessero prevalso i sì; i mercati sarebbero stati soggetti a fibrillazioni enormi. Mi sembra che il referendum ci dica comunque che il Regno Unito non sarà più come prima, perché il ‘sì’ che ha prevalso in città come Glasgow è indicativo di uno stato d’animo, di un atteggiamento di frustrazione che c’è su grandi questioni. Anche Cameron non mi è sembrato molto trionfalista, mi è apparso piuttosto riflessivo dichiarando di voler onorare impegni che hanno preso in termini di autonomia. È questa semmai la strada da intraprendere, non quella del separatismo.
In Spagna c’è un braccio di ferro tra Barcellona e Madrid che è ancora più forte di quello che è capitato nel Regno Unito e anche in Italia si fanno avanti voci del genere. Ma bisogna essere seri non si possono sottoporre gli Stati a continui stress di questo tipo. Davanti ad una Ue che non sa se andare avanti o se tornare indietro i frazionismi prendono forza, ma possiamo immaginare che sia un elemento positivo favorire una Europa delle disgregazioni?. L’Ue ha smarrito il proprio disegno politico generale, mentre occorre tornare alla spinta ideale dei padri costituenti e a quella della generazione di Mitterrand e Kohl nella quale l’Europa riusciva a superare le difficoltà gettando il cuore oltre l’ostacolo, progettando un futuro in grado di attrarre i sentimenti degli europei.

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postato il 14 settembre 2014 da Redazione | in "Esteri, Interventi"

Califfato: quello spettro che non turba l’Europa?!

Alla tavola rotonda organizzata a Chianciano con Domenico Minniti, Sottosegretario di Stato ai Servizi segreti e Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”. Coordina il dibattito Paolo Messa, fondatore Formiche. In apertura la testimonianza di Rezan Kader, Alto rappresentante del Governo regionale del Kurdistan.
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postato il 12 settembre 2014 da Redazione | in "Esteri"

Marò: vicenda tutt’altro che conclusa, ma si intravede luce

marò2Premiata iniziativa politica e diplomatica di Governo e Parlamento

La decisione che riguarda Massimiliano Latorre premia l’iniziativa politica e diplomatica del Governo e del Parlamento. Continuiamo a lavorare senza trionfalismi perché Salvatore Girone è ancora in India e la vicenda è tutt’altro che conclusa. Questa prima luce che si intravede deve essere consolidata con un nuovo governo indiano e con un Parlamento che dimostrano maggiore senso di responsabilità.

 

Pier Ferdinando

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postato il 11 settembre 2014 da Redazione | in "Giustizia, Spunti di riflessione"

I Pm non decidano le primarie

Pier Ferdinando CasiniI Dem devono sostenere quei candidati

L’intervista di Francesco Bei a Pier Ferdinando Casini pubblicata su La Repubblica

ROMA. Emiliano d’Appennino, bolognese d’adozione, Pier Ferdinando Casini guarda con preoccupazione al terremoto politico-giudiziario che sta scuotendo il Pd nella sua regione.


Le primarie forse saltano, i candidati vengono inchiodati uno dopo l’altro. Che sta succedendo?

«Succede che i nodi sono venuti al pettine e la politica deve assumersi la responsabilità di decidere. Altrimenti tanto vale andare alla procura della Repubblica e chiedere a loro il nome del candidato alla presidenza della Regione. Non possiamo accettare l’idea che – dalle candidature alla politica industriale – siano i magistrati a determinare tutto».

Lei guarda il dito ma dimentica la luna: la corruzione dei politici. Che cosa dovrebbero fare i pm a questo punto, voltarsi dall’altra parte?
«La colpa non è dei magistrati, è nostra: abbiamo trasformato lo Stato di diritto in una gogna mediatica. Andando avanti di questo passo le persone perbene non faranno più politica. Se il tritacarne mediatico-giudiziario continua ad avere mano libera e basta un avviso di garanzia a trasformarti in un mostro, tanto vale alzare tutti le mani in alto».

In Emilia è un’intera classe dirigente a essere finita sotto accusa. Come è potuto accadere, come è stato possibile secondo lei?
«Appunto, l’Emilia. Qualche anno fa la Finanza fece irruzione a casa di Guazzaloca, uomo della massima correttezza, che poi è stato del tutto scagionato. Intanto ci ha rimesso la salute. Vogliamo parlare della sinistra? Errani è stato assolto in primo grado e poi, condannato in appello, si è visto costretto a lasciare. Ed è unanimemente considerato una persona specchiata. Ora, proprio nel momento della consegna delle firme per le primarie, arriva quest’altra ondata».

Anche lei con la giustizia ad orologeria?
«Qualche strana coincidenza c’è. Come diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato ma… Non si può tenere aperta un’inchiesta del genere per due anni. Oltretutto c’è anche il diritto dei cittadini di sapere se sono stati amministrati da banditi oppure no».

Cosa dovrebbe fare il Pd?
«Se la politica continua ad accettare di essere liquidata come un affare da malfattori non andiamo da nessuna parte. Non possiamo avallare l’idea che pasteggiamo tutti ad aragoste a spese dei cittadini».

Di casi “Batman” nelle regioni ce ne sono stati a iosa…
«Ci sono i ladri, ma fare di tutta l’erba un fascio serve solo ai banditi che si nascondono nel mucchio. Se il Pd è convinto che quelli siano i candidati giusti per le primarie si assuma la responsabilità di sostenerli. Altrimenti si crea un precedente pericoloso per la democrazia».

Ne ha parlato con Renzi?
«No, ma dopo ciò che ha detto a Porta a Porta voglio sperare che non sia distante dal mio modo di pensare. Mi sembra che sia cosciente del fatto che vada salvaguardato l’equilibrio dei poteri dello Stato».

Parla della riforma della giustizia? L’Anm non è stata tenera nel giudizio sulla legge…
«Una reazione che non mi è piaciuta affatto. Sull’autonomia della magistratura la riforma è molto vellutata, non ci sono norme ad personam, la responsabilità civile è molto light. Eppure, nonostante questo, il governo è stato considerato colpevole di lesa maestà. Sembra quasi che una parte della magistratura sia nostalgica dello scontro perenne con Berlusconi. Ma tutti devono accettare che non esistono più santuari intoccabili».

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