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postato il 29 agosto 2018 da redazione | in "Mezzogiorno, Politica"

Saltati tutti i vecchi sistemi, la sfida è tra populisti e riformatori


L’intervista al Nuovo Quotidiano di Puglia di Oronzo Martucci

Presidente Pier Ferdinando Casini, lei da anni trascorre le vacanze nel Salento. Ha colto elementi di stanchezza e criticità che possono portare i turisti a scegliere altre mete, come è emerso a giugno e luglio nella zona di Gallipoli?
«Frequento il Salento dal 1997 e la contabilità si fa a fine stagione, perché è cambiato il modo di fare vacanza. Ora chi può non concentra le ferie su luglio e agosto, ma su 4 mesi. Vedo in qualche posto che c’è meno gente, ma nei posti di qualità davvero la crisi non viene avvertita. Gallipoli merita un discorso a sé».
In che senso?
«Se a Gallipoli il chiasso e il caos erano diventati prevalenti mi pongo la domanda: la flessione eventuale è un danno o un bene? Senza essere classisti, non si può organizzare il turismo e l’accoglienza su strutture andanti, messe su per fare cassa. Io sono per il modello turistico che accoglie le famiglie e il ceto medio, non per il modello Costa Smeralda. Ma il Salento deve anche puntare a sostenere e intensificare la presenza delle strutture di elite che sono sorte in modo diffuso. Anche le città d’arte attraggono sempre più visitatori. E questo è un bene».
Vittorio Sgarbi ha dichiarato che Lecce è la pornostar del turismo pugliese, evidenziando le criticità che la caratterizzano. Anche il critico d’arte Philippe Daverio ha parlato della necessità di ridefinire il modello turistico di Lecce. Qual è la sua idea a proposito?
«Lungi da me il voler alimentare polemiche con Sgarbi. Nell’occasione tra l’altro mi sento di condividere la necessità di definire un modello che sia capace di attrarre e allo stesso tempo accogliere turisti. Il Salento presenta una straordinaria bellezza in ogni suo angolo. Ho fatto un giro in parapendio nei giorni scorsi e ho constatato ancora volta che il mare del Salento non è paragonabile a quello dell’Emilia Romagna, la mia regione. Lì non ho voglia di fare il bagno, nel Salento starei sempre in mare. Però, in quanto a servizi, l’Emilia Romagna batte la Puglia di molte lunghezze».
Le sue frequentazioni salentine?
«Ho un rapporto di stima e amicizia con il collega Dario Stefàno, che è un difensore e un amante del Salento. Ma riconosco anche il valore di Raffaele Fitto, di cui il Salento e la Puglia hanno ancora bisogno. Ha tentato la missione impossibile, con la sua nuova formazione politica, di arrivare in parlamento e non ce l’ha fatta. Ma ha fatto bene il presidente della Regione e il ministro e ora fa bene l’europarlamentare. La Puglia ha ancora bisogno di lui».
A proposito di Regione, come giudica il lavoro dell’attuale presidente, Michele Emiliano, con il quale dovrebbe avere qualche sintonia visto che lei è stato eletto al Senato con il Pd, il partito del presidente? [Continua a leggere]

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postato il 2 agosto 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Uip: ringrazio i colleghi, lavorerò con spirito bipartisan

Questa mattina eletto, con voto bipartisan, presidente dell’Interparlamentare italiana, organismo bicamerale che aderisce all’organizzazione mondiale dei Parlamenti (UIP) con sede a Ginevra

Ringrazio i colleghi che mi hanno affidato la responsabilità di presiedere l’Interparlamentare italiana. Lavorerò con spirito bipartisan come richiedono i principi di questa organizzazione e come è necessario per rappresentare l’Italia nella sede dei Parlamenti mondiali

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postato il 25 luglio 2018 da redazione | in "Esteri"

Libia: condivisione su decreto motovedette, in continuità con governi precedenti

La politica si fa col cuore e con la mente

Cari colleghi, non è semplicissimo intervenire in questo dibattito perché naturalmente, come sempre capita quando si parla di temi così delicati e quando si parla di Libia, un conto è il voto che noi siamo chiamati a dare, un conto è l’analisi che siamo chiamati a fare, un conto sono le sensibilità diverse che attraversano il nostro Parlamento.
Allora partiamo dal primo punto: il Gruppo per le Autonomie voterà a favore di questo decreto-legge perché è in continuità con il lavoro dei governi precedenti e perché è giusto dotare di un equipaggiamento navale le forze di controllo costiero libico, perché è giusto, perché è giusto.
Poi, colleghi, facciamo un passo in avanti: la senatrice Bonino ci ha ricordato che non esiste la statualità libica. Purtroppo lo sapevamo tutti in quest’Aula che non esiste la statualità libica. Sappiamo addirittura che c’è un Governo, quello di Haftar, che con la collaborazione di statualità estere e anche europee ha lavorato in questi anni per arrivare ad una tripartizione della Libia nonostante la comunità internazionale abbia insediato un Governo che noi sempre abbiamo appoggiato, con Letta, con Renzi, con Gentiloni e oggi con il Governo Conte in uno spirito di continuità, perché era il Governo legittimato dall’ONU. Ma questo Governo controlla la Libia? Scusate, non siamo su “scherzi a parte”, lo sappiamo benissimo che questo Governo non controlla la Libia. Sappiamo benissimo che non la controllano neanche gli altri due governi. Sappiamo benissimo che ci sono dei soggetti tribali municipali che non a caso sono stati al centro del lavoro che nei mesi scorsi ha fatto il Governo Gentiloni con il ministro Minniti.
Abbiamo in Aula la senatrice Pinotti che è stata parte di quel lavoro che oggi, in continuità, viene ripreso dal Governo Conte.

Allora, scusate, un conto è il mondo che vorremmo vivere, un conto è il mondo che viviamo perché la politica estera non è un pranzo di gala e noi, purtroppo, dobbiamo fare i conti con quello che c’è non con quello che vorremmo che ci fosse. Ho sentito prima alcuni colleghi che hanno detto che chi arriva non ha i documenti. Scusate, ma volete che vadano a chiedere il certificato penale a Mogadiscio quando partono da realtà che sono devastate, prive di qualsiasi statualità?
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postato il 22 luglio 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Grillini? Rispetto i rivali e ora lotto per lui

L’intervista al Corriere della Sera di Olivio Romanini

Sono nati tutti e due nella Bologna del 1955, a pochi chilometri di distanza, ed entrambi hanno avuto fin da ragazzi la passione per la politica. Ma per il resto, Franco Grillini e Pier Ferdinando Casini, sono stati come il diavolo e l’acqua santa: il primo ad aprire il primo circolo omosessuale d’Italia e l’altro nella Dc. Hanno avuto scontri epici, ma ora che Grillini si trova a combattere contro il cancro e protesta per il taglio al vitalizio che mette a rischio la sua assistenza, è proprio l’ex rivale a tendergli la mano.

Lei ha deciso di investire i questori della Camera del caso Grillini. Perché?
«Perché — spiega Casini — in un momento in cui si è perso il senso della verità sui politici e la politica, ho voluto rendere l’onore delle armi a chi, come Franco, si è battuto per i suoi ideali: lo merita».
Negli ultimi quarant’anni non ve le siete mandata a dire.
«Sì, ma non c’è mai stata disumanità: le nostre erano battaglie politiche, ma restava il rispetto personale. È una distinzione che la politica vera ha sempre mantenuto, solo oggi sono saltate queste regole».
Vi siete sentiti?
«Mi ha chiamato per ringraziarmi ma non ce n’era bisogno. Quando molti hanno fatto polemica per la mia candidatura alle Politiche da alleato del Pd, lui ha spiegato che non avrebbe avuto alcun imbarazzo a votarmi perché mi conosceva».
Eppure il vento tira da un altra parte, sui vitalizi ma anche sul fair play tra avversari politici.
«C’è un processo di imbarbarimento in atto. Ma mi lasci dire che quando un politico non riesce a riconoscere anche nell’avversario delle ragioni, allora è molto debole».

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postato il 27 giugno 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Consiglio Ue: Solo visione comunitaria tutela interessi italiani

Se c’è una visione intergovernativa dell’Europa, è chiaro che ciascuno si fa gli affari suoi e ciascun Governo tutela gli interessi dei propri cittadini

 La mia dichiarazione di voto sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018

 

 

Signor Presidente, colleghi, devo confessare al Presidente e al ministro Savona che, avendo una certa pratica delle comunicazioni del Governo prima del Consiglio europeo, sono rimasto un po’ colpito dall’irritualità. In effetti, nonostante il ministro Savona abbia fatto senz’altro delle considerazioni interessanti – che, anzi, credo giusto che siano al centro del nostro dibattito – in termini logici forse la sua doveva essere un’introduzione e quella del presidente Conte probabilmente una replica.
Non so che cosa dire perché lei, ministro Savona, ha fatto un discorso generale su problemi che riguardano l’Europa che a noi interessano moltissimo, e la ringraziamo, ma probabilmente all’interno di un altro contesto. Quello di oggi è un contesto molto più limitato.
Capisco che il Governo ha una missione storica e capisco anche un po’ – mi consenta di dirlo, Ministro – la retorica dell’evocazione storica di un comportamento spartiacque, ma io rimango ai dieci punti del presidente Conte, che sinceramente è difficile non condividere. Quando infatti tra i dieci punti c’è un impegno come quello di superare e non già di riformare il Trattato di Dublino – che, come a tutti è chiaro, fu sottoscritto dal centrodestra nel 2003 – oppure quando si dice che si deve fissare il principio per il quale chi sbarca in Italia in realtà sbarca in Europa, penso che in quest’Aula e nel Paese non ci sia nessuno italiano che possa dire di essere contrario a questi principi di riforma.
Io ho una grande paura, lo dico con sincerità: temo l’approccio che noi abbiamo seguito per arrivare a questo Consiglio europeo, a partire dal doppio binario in base al quale il Ministro dell’interno fa una parte, anche nei confronti di alleati come i francesi, e il Presidente del Consiglio ne fa un’altra. Salvini oggi ha detto che ognuno va a pranzo con chi vuole, ma non mi sembra che quello tra Macron e Conte possa essere derubricato ad un incontro privato, perché parliamo di due Presidenti che si incontrano alla vigilia del vertice europeo. Io temo che questa strategia del doppio binario e tutto quello che è successo in queste settimane ci indeboliscano.
Detto questo, se la finalità è quella che voi ponete al centro della vostra risoluzione, è difficile non essere d’accordo.

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postato il 13 giugno 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Aquarius: serve spirito di continuità istituzionale. Insulti francesi? Respinti da tutti italiani

Salvini offra una caffè a suo predecessore Minniti


Il mio intervento nell’Aula del Senato sull’informativa del Ministro dell’interno sulla vicenda della nave Aquarius

Signor Presidente, signor Ministro, questa mattina 932 persone sono state salvate e portate nel porto di Catania dalla nave Diciotti della Guardia costiera italiana. 932 persone che si aggiungo alle tante che abbiamo salvato in tutti questi anni. Apro una parentesi e la chiudo, solo per una piccola correzione al Ministro che ha dimenticato di dire che diverse delle persone che erano sulla nave Acquarius sono state ivi trasportate da imbarcazioni della Guardia costiera italiana.
Scusatemi, cerco solo di ragionare. In quel caso, quindi, la ONG ha svolto un’azione di supporto anche rispetto ad un servizio richiesto dalle autorità italiane. 932 persone che sono sbarcate sono l’ultimo tassello di una catena. Io vorrei dire alle autorità estere, agli Stati amici, all’Europa: i Governi passano, gli Stati rimangono. Noi non possiamo non privilegiare sempre, e lo dico anche a voi in quest’Aula, uno spirito di continuità istituzionale perché su questo principio è fondata la Repubblica. L’Italia non può accettare lezioni e gli insulti che i francesi ci hanno rivolto in queste ore, non sono respinti solo dal Ministro pro tempore Salvini, sono respinti da tutta l’Aula del Senato e da tutti gli italiani.

Questo lo voglio dire perché, signor Ministro, lei deve sapere che nessuna polemica politica, anche aspra, che ci potrà dividere nei prossimi anni, ci potrà portare ad assumere un connotato e una veste anti-istituzionali e anti-italiani. Mai, perché questo contrasterebbe con la nostra storia. Tra l’altro, è inutile che si ricordino i comportamenti inumani che i nostri colleghi hanno avuto a Bardonecchia o a Ventimiglia, ma io vorrei aggiungere un aspetto importante: in questi mesi, c’è stato un traffichìo che non mi è piaciuto, in Libia, da parte delle autorità francesi, che sono le stesse che negli anni scorsi hanno lavorato, probabilmente sottobanco, per una tripartizione della Libia, mentre i Governi Renzi e Gentiloni lavoravano per garantire l’unità della Libia e aiutare il Governo legittimamente insediato dalle Nazioni Unite. 
Qui, allora, non si tratta solo dell’inumanità di certi respingimenti, ma anche di un lavoro sottobanco che noi dobbiamo portare all’attenzione della comunità internazionale e dell’Europa, perché non è possibile che i principali attori, o player europei giochino parti diverse nella stessa commedia su uno scenario come quello libico. Non è un caso che in queste ore dalla Libia ci segnalino 50.000 persone pronte a partire, mentre questo fenomeno si era attenuato o per lo meno era in qualche modo diminuito.

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postato il 1 giugno 2018 da redazione | in "In evidenza"

In ricordo di Antonio Ramenghi

La mia lettera inviata alla cronaca di Bologna di Repubblica

La notizia della scomparsa di Antonio Ramenghi mi ha colpito nel profondo del cuore, suscitandomi un rimpianto immenso per quest’uomo buono e giusto, profondamente coerente nella vita personale e professionale. Chiudendo gli occhi in un momento di commozione, ho ripensato al nostro primo incontro, tanti anni fa, quando fu nominato capo della redazione di Repubblica nella nostra città.
Eravamo ancora tutti sconvolti per la repentina scomparsa di un altro grande, Luca Savonuzzi, che dal Resto del Carlino alla nascente redazione di Repubblica, aveva avuto modo di maturare con tanti di noi una profonda amicizia.

Ricordo come fosse ora che abitavo in Via Indipendenza e invitai Antonio Ramenghi a cena. Quella sera ci studiammo a lungo, sentii che aveva nei miei confronti una certa diffidenza, forse derivata dagli stereotipi e dagli ambienti diversi che avevamo frequentato nella nostra giovinezza.
Ma poi ci siamo profondamente capiti. Da quel giorno non ci siamo lasciati più ed io ho potuto contare sempre su un interlocutore intransigente ma sincero, capace di critiche spietate ma anche di profondi gesti di amicizia.
Antonio era così con me e con gli altri. Un cristiano esigente, un giornalista rigoroso ma, alla fine, soprattutto un uomo profondamente buono, timido e a volte addirittura introverso nell’esprimere i suoi sentimenti.

Entrambi siamo poi diventati “bolognesi a Roma”. Ci siamo rivisti episodicamente, ci siamo sentiti di tanto in tanto, anche mentre dirigeva quotidiani locali. L’ultima volta che l’ho visto è stato all’inizio della scorsa campagna elettorale, per me molto impegnativa e densa di significati: “Sei tornato a casa?”, mi chiese.
Conserverò solo nei miei ricordi i pensieri che mi ha voluto lasciare in quell’occasione: amici tornati dopo un lungo cammino.

 

 

 

 

 

 

 

 

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postato il 30 maggio 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Governo: “Salvini ha giocato con Di Maio come il gatto col topo”

L’intervista di Nino Luca ai microfoni di CorriereTV

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postato il 29 maggio 2018 da redazione | in "Politica"

NESSUN ESPROPRIO “GOVERNO DEL CAMBIAMENTO”, CIO’ CHE È CAPITATO CHIARO A TUTTI ITALIANI

Uno dei due contraenti si è preso gioco dell’altro

Il mio intervento nell’Aula del Senato sulla situazione politica italiana

Signor Presidente, vorrei far notare ai colleghi che l’Italia, come ha detto giustamente il Capogruppo del Movimento 5 Stelle, che mi ha preceduto, merita rispetto, ma non c’è nessuno in quest’Aula che ha il monopolio della rivendicazione del rispetto. Tutti noi vogliamo rispetto, soprattutto davanti ad affermazioni come quelle del commissario Oettinger, che sono esempio di eurostupidità.
Per cui, onorevoli colleghi, la distinzione in quest’Aula non è tra chi accetta qualcosa e chi non la accetta, perché davanti alla stupidità, all’arroganza, all’autolesionismo. Siamo tutti italiani, dalla stessa parte.

All’onorevole senatore che mi ha preceduto vorrei far presente una cosa con riferimento alla stampa internazionale. Per favore, evitiamo di scandalizzarci. La critica a volte dà fastidio, soprattutto quando la si riceve, ma io non ho visto eguale indignazione da parte del Movimento 5 Stelle quando i Governi di Berlusconi, prima, e di Renzi e Gentiloni, dopo, sono stati attaccati con eguale arroganza dalla stampa internazionale. Silenzio totale. 
E forse, colleghi, c’è stato anche qualcuno che ha approfittato della lettura di questi giornali internazionali per operare, all’interno del Paese, al fine di delegittimare i Governi – fossero essi di centrodestra o di centrosinistra – che si sono democraticamente susseguiti alla guida del nostro Paese.

Qui, colleghi, non siamo all’anno zero. Lo dico perché c’è una rappresentazione di comodo di tutto quello che sta capitando nelle ultime ore in Italia come se fossimo all’anno zero della democrazia. Finora qualcuno ha estorto al popolo il Paese in modo antidemocratico; oggi c’è qualcuno, cavaliere solitario, che ha restituito lo scettro al popolo. No, colleghi, da De Gasperi a Gentiloni, qui nessuno ha espropriato niente e gli italiani si sono espressi con il voto democratico.

Onorevoli colleghi, purtroppo per tutti noi, nessuno ha vinto le elezioni dello scorso 4 marzo.

Qui c’è un partito che ha avuto la maggioranza relativa e c’è un raggruppamento – una coalizione – che ha avuto la maggioranza relativa. Tuttavia, quello che non era stato detto ad alcun italiano era che questa coalizione era virtuale e che il giorno dopo un pezzo di essa si sarebbe staccato per fare un’alleanza con coloro con cui, in campagna elettorale, si erano aspramente contrapposti. E questo è un grande inganno, cari colleghi.

Dunque, nessuno ha vinto le elezioni e probabilmente va detto agli italiani che questo patto che ci è stato annunciato come il “Governo del cambiamento” non era voluto da almeno uno dei due contraenti, che si è preso gioco dell’altro, portandolo nel fosso.

Cari colleghi, vi capisco. Vi esprimo solidarietà, cari colleghi, perché capisco che essere presi in giro dà fastidio, ma questo è quello che è capitato ed è sotto gli occhi di tutti gli italiani.

Infine, esiste la Carta costituzionale. Quello che valeva per tutti i Governi della Repubblica nell’atto della nomina dei Ministri non poteva non valere anche per questo. E se voi difendete la Costituzione, con la tensione morale che avete enunciato, dovete difenderla tutta, non a piacimento e a intermittenza, a seconda dei vostri comodi.

Allora, cari colleghi, qui non c’è in fieri alcun Governo che espropria. Semmai, c’è un Governo che, per la correttezza istituzionale, viene istituito per evitare che il Governo passato possa gestire – perché frutto di un equilibrio politico diverso – il processo elettorale.
Pertanto, ci sarà semmai un Governo di garanzia, per dare agli italiani la parola che voi richiedete, a dimostrazione del cumulo di contraddizioni che sono state portate anche oggi all’Assemblea del Senato.

 

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postato il 29 maggio 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

“Basta steccati, serve un’alleanza con i moderati”

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Repubblica Bologna

«Ci troviamo in una situazione drammatica. Per uscirne, credo che si debbano superare le tradizionali case politiche, e che il Pd debba unire tutti quelli che sono dalla stessa parte, in difesa dei valori della Costituzione e della permanenza dell’Italia in Europa». L’alleato centrista del Pd, Pier Ferdinando Casini, eletto a Bologna, resta nel centrosinistra e anzi sprona i dem a diventare il perno di un nuovo rensemblement che raccolga tutti i “non sovranisti” contro Lega e M5S. Senza escludere a priori nemmeno i moderati di Forza Italia, a questo punto.

Casini, l’ha sorpresa il gesto di Sergio Mattarella?
«No, conosco Mattarella ed è una persona mansueta. Ma quando è convinto che si calpestino le istituzioni che lui rappresenta diventa intransigente».

Ora siamo di nuovo sprofondati nella crisi istituzionale. Come se ne esce?
«Parliamo di una situazione gravissima, che non ha precedenti e di fronte alla quale bisogna creare un grande raggruppamento di forze che condividano i valori di appartenenza europea e di rispetto della Costituzione. Le tradizionali case politiche oggi lasciano il tempo che trovano e vanno superate o siamo sul baratro».

Lei parla di superamento di case politiche. Significa superare la contrapposizione tra centrosinistra e centrodestra e “aprire” anche a Forza Italia, per mettere insieme un unico fronte anti-populista?
«Io credo che il problema sia superare le collocazioni politiche come le abbiamo conosciute finora. Il Pd deve essere il seme di un fronte più ampio, di tutti quelli che difendono i nostri valori europeisti. Io lavorerò perché si realizzi una convergenza la più ampia possibile contro le forze antisistema. Senza esitazione, perché è in ballo qualcosa di più importante di noi».

Il grillino Massimo Bugani dice che se si torna al voto loro e la Lega faranno il pieno.
«Che facciano il pieno o meno lo vedremo il giorno dopo, non oggi. Quello che deve essere chiaro oggi che siamo in una battaglia come fu quella del ‘48. I grillini hanno dimostrato grande irresponsabilità, con Di Maio che da Roma a Fiumicino è passato dall’ossequio a Mattarella a chiedere l’impeachement. Nel dramma, credo sia positivo che oggi la posta in palio sia esplicita. Che sia evidente che qui c’è in ballo una idea diversa dell’Italia, e che dietro l’angolo ci sia anche il rischio di un’uscita dall’euro».

Lei è stato eletto in alleanza col Pd, ma il Pd oggi è senza guida. Come farà a riorganizzarsi senza un segretario?
«Tutto quello che riguarda gli assetti, le candidature, i segretari, è assolutamente ridicolo in questo momento. Io spero solo che il Pd non perda altro tempo a litigare e si metta al lavoro, altrimenti arriverà tardi all’appuntamento con la storia».

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postato il 4 maggio 2018 da redazione | in "Politica"

Ospite di Piazzapulita

Al programma di La7, rispondo alle domande di Corrado Formigli su consultazioni e prospettive di legislatura

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postato il 23 aprile 2018 da redazione | in "Esteri"

Italia-Albania: dal presidente Meta il conferimento dell’onorificenza Madre Teresa

Oggi a Tirana il presidente della Repubblica dell’Albania mi ha conferito la medaglia dell’Ordine di Madre Teresa, una delle massime onorificenze dello Stato albanese

Ringrazio il presidente Meta dell’onorificenza, che in realtà è tributo non a me personalmente, ma al rapporto speciale fra Italia e Albania. Sono certo che chiunque guiderà l’Italia nel prossimo governo sara’ coerente con la tradizione migliore della nostra politica estera. Anche le forze nuove che si avvicinano al governo del paese, saranno come noi lo siamo stati, testimoni e ambasciatore dell’Albania in Europa. Mi conforta molto oggi vedere tra i punti programmatici che i colleghi del Movimento Cinque Stelle hanno presentato, la conferma di quello che sto dicendo, perché si parla di continuità nell’impegno della politica europea.

***

La medaglia – si legge nelle motivazioni del conferimento a Pier Ferdinando Casini – è in segno di apprezzamento per la sua personalità’ di spicco come politico il quale incarna i valori più’ alti del parlamentarismo, del dialogo e della democrazia, e per essere stato un ponte di collegamento per la permanente amicizia italo-albanese.
Nel suo intervento il presidente Ilir Meta ha sottolineato “lo straordinario aiuto del senatore Casini nel promuovere l’Albania sul campo internazionale. Lui e’ stato un avvocato dell’adesione del paese alla Nato e un fermo sostenitore della prospettiva europea dell’Albania e della regione dei Balcani. L’Italia è un nostro insostituibile partner strategico. Perciò un’Italia forte, stabile e prospera è importante per un’Albania per sviluppata e prospera”.

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postato il 17 aprile 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Siria: non c’è Governo credibile fuori da europeismo-atlantismo

L’intervento nell’Aula del Senato sull’Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, sulla situazione in Siria 

Signor Presidente, cari colleghi, questo è il primo dibattito che svolgiamo in quest’Assemblea e lo facciamo sull’argomento principe, secondo me, della vita politica delle Nazioni, cioè sulla politica internazionale.

Parlo a nome del Gruppo Per le Autonomie. Noi siamo europeisti. Quando qualcuno si definisce europeista non può in alcun modo non pensare a come questa parola si debba declinare in modo congiunto a un altro concetto: l’atlantismo. Se non ci fosse stata la scelta atlantica del Dopoguerra, noi non avremmo realizzato l’Europa, con tutti i pregi e i difetti che essa ha.

Oggi siamo chiamati dal Governo uscente, in carica per il disbrigo degli affari correnti, come si suol dire, a ragionare su questo tema e sul comportamento che l’Esecutivo ha tenuto non partecipando alle azioni militari e dando un sostegno logistico condizionato. Noi, caro presidente Gentiloni Silveri, le diciamo che siamo pienamente convinti della sua azione. La nostra fiducia non è figlia di un riflesso condizionato del passato, non è una forma di nostalgia della passata legislatura. No, colleghi, la nostra approvazione è una precisa indicazione per il futuro, perché secondo noi non ci può essere un Governo credibile nel nostro Paese fuori dalla conferma prioritaria della scelta atlantica ed europea del nostro Paese. Una scelta che forse è stata divisiva negli anni dell’immediato Dopoguerra, ma che, già dal 1977 in poi, è diventata patrimonio politico comune tra le forze maggiormente rappresentative del nostro Paese, forse anche antagonistiche nel passato, ma che si ritrovarono su questa scelta. Per la sinistra di allora fu difficile compiere una scelta in controtendenza con le centrali del comunismo di quel tempo. Tuttavia, questa scelta fu proprio la caratteristica autonoma della strada italiana. Dunque, europeismo ed atlantismo.

Rapporto con la Russia: colleghi, vorrei essere esplicito sul rapporto con la Russia. [Continua a leggere]

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postato il 23 marzo 2018 da redazione | in "Politica"

Ospite di Otto e mezzo

Nessuno può imporre un programma di governo con il 30% dei voti

Penso che potrebbe essere una legislatura molto rapida perché nessuno di coloro che ha vinto queste elezioni, Salvini e Di Maio, è in grado di formare un governo autonomamente. In alternativa, ci deve essere un armistizio, perché nessuno può imporre un programma con il 30% dei voti. C’è bisogno di una composizione parlamentare per evitare nuove elezioni che producano un nuovo risultato di stallo.

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postato il 20 marzo 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

C’è grande rinnovamento, speriamo l’Italia vada avanti

Presidente Senato rappresenti tutta l’Assemblea

Speriamo che l’Italia vada avanti. C’è un grande rinnovamento. Diceva un famoso ateniese: ‘La Repubblica si difende con le armi dei giovani e con i consigli degli anziani’. Speriamo di dare una mano ed evitare che vada fuori strada.

La vita del Parlamento nasce e si consolida su un principio: il rispetto della maggioranza e l’eguale dignità di chi sta all’opposizione. Al governo ci va chi vince, ma nel Parlamento tutti abbiamo diritto di cittadinanza. L’importante è che il Presidente del Senato faccia sentire a tutti i parlamentari, indipendentemente dalla loro collocazione, questo sentire collettivo.

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postato il 17 marzo 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Grazie Bologna!

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postato il 5 marzo 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Grazie Bologna!

Ringrazio Bologna e i bolognesi che, dopo tanti anni in Parlamento, mi hanno rinnovato la loro fiducia e la loro stima. Sarò il senatore di tutti: di chi mia ha votato e di chi non lo ha fatto. Il mio impegno nei prossimi anni sarà rivolto a questa città.
La democrazia ha le sue regole, hanno vinto i 5Stelle e la Lega. Hanno vinto sulla protesta, ora è loro compito – se ne sono capaci –  avanzare una proposta di governo per il Paese. Auguri a loro e al nostro Paese!

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postato il 2 marzo 2018 da redazione | in "Politica"

Con alleanza moderati-progressisti abbiamo fatto ripartire l’Italia

Oggi il rischio è la vittoria della Lega o dei 5Stelle, un misto di incompetenza e arroganza

 

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postato il 2 marzo 2018 da redazione | in "Spunti di riflessione"

“Qui c’è ancora un’aria da Peppone e don Camillo, esistono rapporti saldissimi. Io ho scelto di andare dove mi conoscono”

Il racconto di Marco Imarisio della campagna elettorale di Pier Ferdinando Casini pubblicato sul Corriere della Sera

«Fratello, guarda qua». L’applicazione sul telefonino gli ha appena fatto i complimenti. «Anche oggi ho fatto 15.000 passi, quasi undici chilometri a piedi, visitando negozi, circoli, associazioni. E sono appena le sei di sera».
Il moto perpetuo elettorale ha la funzione secondaria di compensare il pieno di friselle, mortadella, salami e salsicce, ma dopo essersi trascinato a lungo la fama del bambino nato vecchio, Pier Ferdinando Casini ha l’aria di divertirsi come un bambino in questa sua prima campagna da peone, un fai da te porta a porta nella città dove è nato ma che non è mai stata politicamente sua.
«Il democristiano Casini nella tana dei vecchi comunisti» era uno scherzo della storia troppo ghiotto per non diventare un sotto genere giornalistico di quest’ultimo mese. Lo abbiamo fatto tutti, più o meno, sempre aspettando il momento in cui l’antico militante bolognese si sarebbe alzato per chiedergli perché dovrebbe dare il suo voto a un rivale di sempre, all’allievo prediletto di Arnaldo Forlani, all’uomo considerato l’inventore della candidatura di Giorgio Guazzaloca, che fece saltare in aria la roccaforte rossa. «Ma è una leggenda. Quando nel suo ufficio mi annunciò che voleva fare il sindaco io lo guardai come si guarda un matto e gli dissi: Giorgio, ma dove c… vai? Aveva ragione lui, invece. Era un amico, che mi manca tanto». [Continua a leggere]

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postato il 28 febbraio 2018 da redazione | in "Politica"

Oggi rafforzare il centrosinistra è rafforzare un’idea d’Italia

Il centrodestra non è più come una volta, oggi è lepenista

 

Dal 2008 sono stato all’opposizione di Berlusconi e, con Bersani, ho preparato il governo Monti. Poi ho sostenuto Letta, Renzi e Gentiloni: per cui non è una novità che un moderato sostenga il centrosinistra.

Da presidente della Camera, in tempi non sospetti, mi sono espresso a favore dello Ius soli e il segno che questo Paese sta regredendo è dimostrato dal fatto che quando ne parlai all’epoca, il centrodestra non polemizzò con me.  Ma il centrodestra di oggi non è più quello di qualche anno fa: oggi l’elemento trainante è rappresentato dai lepenisti di Salvini e tutti hanno capito la differenza.

Poi ci sono i Cinque Stelle che hanno idee come Scientology, una specie di setta.

Io non sono del Pd sono, un alleato. Ma oggi rafforzare il centrosinistra è rafforzare un’idea d’Italia.

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