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postato il 2 aprile 2014 da Redazione | in "Politica"

«Matteo un po’ pazzo, la follia serve. E chi è intelligente lo asseconda»

Il piano su Palazzo Madama porterà più efficacia

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Aldo Cazzullo a Pier Ferdinando Casini

«Renzi è un po’ pazzo. Ma non c’è dubbio che un elemento di follia in questo momento serva. Mi ricorda molto qualcun altro…».

Casini, non dirà anche lei che Renzi è come Berlusconi.
«Ci sono differenze. Renzi ha il cinismo di chi capisce i meccanismi della politica: ad esempio capisce perfettamente che, se non crea una discontinuità con i governi precedenti, ne fa anche la fine. E ha una grande forza: non essendo un neofita della politica, né uno che si schifi della politica, perché ne è il prodotto, ha preso le misure al Parlamento ed è nelle condizioni di dire che o va avanti l’impianto di riforma, o si va alle elezioni».

Praticamente, un ricatto.
«Sarà un ricatto, ma non è che con i metodi delle Bicamerali, da Bozzi alla Iotti a D’Alema, si siano avuti grandi risultati».

Ma il Senato deve essere elettivo o no?
«Renzi sarà anche stato troppo ruvido, brutale. Ma mi rifiuto di pensare che un Senato a elezione indiretta sia un attentato alla democrazia; è un modo per rendere più efficace il processo legislativo. Non sono un resistente, non mi iscrivo all’albo dei conservatori. Non sono un nostalgico del Cnel: sfido a trovare un italiano che sappia cosa fa il Cnel e a cosa può essere utile, oltre che a sistemare sindacalisti a fine carriera. La riforma del titolo V sarà un merito storico di questo governo, come il superamento delle Province. Noi l’avevamo proposto. Se ora si riesce a farlo, meglio».

Ha ragione Renzi, quando dice che Grasso è andato oltre le sue funzioni?
«Non sarei così severo. Grasso non si è certo macchiato di lesa maestà. Ma è ovvio che chi esprime opinioni di parte si pone sul terreno della politica, e deve accettare risposte proporzionate. Noi non possiamo schierare Renzi, per poi evirarlo il giorno dopo».

Cosa intende con “noi”?
«La politica ha messo in campo Renzi come antivirus, come ultimo antidoto all’antipolitica, al grillismo. Se lo priviamo del corpo contundente che ha, vale a dire la capacità di riforma del sistema, lo narcotizziamo. A quel punto Renzi non serve più alla politica per rimontare Grillo e batterlo sul suo terreno».

Casini, lei è il leader dell’Udc…
«Lasci in pace l’Udc, che ha i suoi dirigenti. Io sono un battitore libero. Renzi taglia trasversalmente i partiti e gli schieramenti».

…non crede che, per Renzi, anche voi facciate parte di quel sistema di cui intende liberarsi?
«Renzi è stato votato dalla politica. Il suo non è un governo del presidente, è un governo del Parlamento; perché siamo ancora una Repubblica parlamentare. Renzi si è presentato con un atto di ostilità verso chi aveva più esperienza di lui: la rottamazione. Noi abbiamo vissuto con insofferenza quel passaggio del passato. Ma oggi dalla forma si passa alla sostanza, alle riforme. La parte intelligente della politica asseconda Renzi, non lo frena. Lo considera un’opportunità, non un problema. Dobbiamo riconoscere che ha più energia di noi; se avrà anche più successo, sarà un bene per il Paese. Un Paese in cui io ho quattro figli: voglio che ci rimangano. Dei vincoli di parte non mi interessa più nulla. Questa è l’ultima chiamata».

Lo si diceva anche di Monti. E di Letta.
«Monti e Letta hanno fatto il loro dovere, ma non sono riusciti ad arginare l’antipolitica. Serve un cambio di marcia in Europa».

Renzi ha fatto cadere Letta.
«Ma non c’è stato nessun complotto. Semplicemente, il segretario del Pd dopo l’investitura delle primarie non poteva pagare il conto di un governo in cui non metteva la faccia. Non so come una parte del Pd non lo abbia capito. Mentre fa benissimo Alfano a non essere l’ufficiale frenatore: un’area moderata di governo che si limitasse a essere così modesta da bloccare le riforme di Renzi sarebbe autolesionista».

Se vi trovate così bene con Renzi, perché vorreste tornare con Berlusconi?
«Non corra… Le segnalo che, pur nella confusione di Forza Italia, Berlusconi non si è messo di traverso rispetto al premier. Prova di intelligenza».

Ma alle elezioni politiche andrete con questa maggioranza di governo?
«Questa maggioranza intanto deve riscrivere le regole del gioco. Renzi rompe tabù consolidati a sinistra. Anche in Francia Hollande ha dovuto chiamare Valls, il Sarkozy della sinistra: il guaio è che in Italia, tra Renzi e Grillo, è diventata afona la destra. Con la sua polemica contro i “professoroni” e i “professionisti dell’appello”, il premier ha messo il dito nell’ingranaggio del politically correct della sua parte. Noi dobbiamo assecondarlo. E chiedergli di mantenere un impegno fondamentale che ha preso nel discorso di insediamento».

Quale?
«La riforma della giustizia. Non possiamo andare avanti così: giudici che pretendono di fare la politica industriale, pm che si costruiscono carriere nei partiti, cause civili e penali che durano 15 anni. Qui va dal magistrato solo chi ha torto; chi ha ragione ha paura di affidarsi alla giustizia. Si scandalizzeranno le vestali del giustizialismo; ma la riforma va affrontata».

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postato il 31 marzo 2014 da Redazione | in "Europa, Spunti di riflessione"

Serve un’Europa diversa. Il premier ponga il problema

L’intervento di Pier Ferdinando Casini pubblicato su ‘la Stampa’

Casini Pier FerdinandoCaro Direttore,
è in corso un dibattito molto serio, anche su La Stampa, sui rischi che le prossime elezioni europee segnino una grande vittoria delle coalizioni e dei partiti populisti ed antieuropei che sembrano godere non solo nel nostro Paese delle «migliori condizioni di salute». Dalle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, nel 1979, è risultato chiaro che queste competizioni favoriscono i partiti antisistema, o comunque collocati alle estremità dello spettro politico. Lo stesso elettore che alle elezioni politiche nazionali privilegia un «voto utile» per un partito che ha concrete possibilità di partecipare alla formazione del governo, alle elezioni europee, in assenza del vincolo della governabilità, compie una scelta diversa, magari anche solo per segnalare insoddisfazione nei confronti del proprio governo.

Se questa tendenza è insita nel gioco elettorale europeo, alle elezioni di fine maggio, nonostante l’aumento dei poteri del Parlamento europeo, nonostante l’inedita indicazione da parte delle principali famiglie politiche di un proprio candidato a Presidente della Commissione, rischia di andare ben oltre il livello di guardia.

In realtà la questione europea è diventata un banco di prova permanente, su cui emergono divisioni trasversali tra i partiti e al loro interno. Da una comune accettazione, spesso acritica, dell’Europa come denominatore comune di popoli e Paesi, fattore di pace e di progresso, si è oggi scivolati ad una visione dell’Europa come mostro burocratico e parassitario, prima responsabile di un disagio sociale generalizzato e di uno scontro intergenerazionale.

Il fatto è che a una Marine Le Pen in carne ed ossa non si possono contrapporre uno Spinelli o un De Gasperi imbalsamati in una teca da museo. Il populismo anti-europeo non si combatte con una retorica europeista vuota di contenuti e di proposte legati alle condizioni presenti della società europea. Occorre mettere in discussione non l’Europa o l’euro, ma alcune scelte fondamentali nelle politiche europee degli ultimi anni, a cominciare da quella, sbagliata, di una austerità senza costrutto. Certo ci vuole coraggio. Un coraggio che, negli ultimi anni, è mancato alle classi politiche europee, spesso interessate solo a difendere gli interessi del proprio Paese o a scaricare sull’Europa la colpa delle proprie debolezze. Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo «ce lo chiede l’Europa»? Francamente un po’ troppe per non pensare ad un processo di deresponsabilizzazione crescente e ad una sorta di permanente «scaricabarile».

Bene dunque fa il nostro presidente del Consiglio a porre al tavolo di Bruxelles, col piglio che gli è proprio, il tema di un cambiamento delle politiche economiche comuni. Il futuro della costruzione europea si gioca sui temi del lavoro e della competitività delle imprese, sullo stimolo alla domanda interna e sul rilancio della ricerca e soprattutto sull’obiettivo di sanare il gap generazionale che si è aperto tra gli anziani «occupati» e i giovani «in permanente ricerca del lavoro». Lo stesso Obama, a fronte di tante incertezze in politica estera, i successi maggiori li ha ottenuti proprio nel rilanciare l’economia americana, anche grazie a un atteggiamento più dinamico nei confronti dei vincoli di bilancio e a un ruolo più deciso dello Stato. Fatti i compiti a casa, non sarà il caso di gettare lo sguardo anche oltre atlantico?

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postato il 21 marzo 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Presentazi​one del Gruppo di amicizia Italia-Vie​tnam

Alla Sala Zuccari con il Presidente dell’Assemblea Nazionale vietnamita Nguen Sinh Hung
Casini Pier FerdinandoL’Unione Interparlamentare si è sempre rivelata un importante strumento di diplomazia parlamentare, di pace e cooperazione. E’ per me un onore presiedere un Gruppo di amicizia tra due Paesi e due popoli legati da lunga amicizia.
Mi auguro che le nostre consolidate relazioni si rafforzino ulteriormente non solo sotto il profilo politico ed economico, ma anche sotto quello culturale e sociale.

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postato il 20 marzo 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Solidarietà al popolo ucraino

A colloquio a Bruxelles col primo ministro dell’Ucraina, Arsenij Jacenjuk.
Casini Pier Ferdinando

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postato il 13 marzo 2014 da Redazione | in "Politica"

Renzi ha archiviato belzebù, pure i moderati adesso ci devono stare

Il dialogo tra il premier e il Cav. fa bene a tutti. Alfano lo capisca. La legge elettorale? Non piace, ma si fa
Casini Pier Ferdinando

L’intervista di Salvatore Merlo a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Il Foglio”

Pier Ferdinando Casini fa finta di parlare di sé , ma in realtà, senza dirlo, parla dei centristi, da Ncd al suo stesso partito: “E’ sbagliato vivere con irritazione il dialogo tra Berlusconi e Renzi. Piuttosto i moderati dovrebbero aiutare questo dialogo. Renderlo più solido. In passato noi abbiamo subìto sulla nostra stessa pelle le contraddizioni di una sinistra ossessionata, che combatteva ideologicamente il Cavaliere. Adesso che la sinistra è cambiata, non possiamo essere noi a farci ossessionare. Ne va del futuro del sistema politico e del centrodestra”. E insomma, mentre passeggia su e giù per il suo studio di Palazzo Giustiniani masticando sigari e barrette dietetiche (“qui prima ci stava Andreotti”) il leader dell’Udc dice di voler essere “un facilitatore” di questo dialogo: “Si può aprire una fase del tutto nuova. Di pacificazione. E credo sia ineludibile che tra le riforme istituzionali ci si metta anche quella della giustizia. Il ministro Orlando ha una prova difficile davanti a sé. L’Italia non può più permettersi di vivere tra tabù e belzebù, siano questi i magistrati o Silvio Berlusconi. Abbiamo tollerato per anni che le procure diventassero il piedistallo per le carriere politiche di qualche magistrato. Ciò non è accettabile”.
La Camera ha approvato la riforma elettorale, e Renzi ha centrato il suo primo successo. Ma con i voti del Cavaliere. Dice Casini: “Questa è una legge che in realtà non piace a nessuno. E come tutte le leggi disconosciute da padri e madri è destinata a diventare in fretta legge. Non piace alla gente, perché non assicura ai cittadini la scelta dei parlamentari. Non la voleva Berlusconi che ha sempre preferito lo spagnolo. Non la volevo io, che ho sempre preferito il sistema tedesco. Non la volevano le donne parlamentari, perché non contiene nessuna tutela di genere. E non la voleva nemmeno Renzi. Inoltre è una legge elettorale che di per sé non assicura niente, nemmeno una maggioranza solida. Anche se, d’altra parte, come dimostra anche il sistema elettorale inglese, non esiste una legge elettorale garantisca maggioranze solide e omogenee. L’unica cosa seria di tutto questo pacchetto, che comprende anche la riforma costituzionale del Senato, è che viene seppellito il Titolo V e con questa parte della Costituzione anche tutto il velleitarismo federalista in salsa leghista. Che ha fatto moltissimi danni, come peraltro le regione italiane”.
Si farà sul serio la riforma del Senato? “Renzi si sta già predisponendo a un compromesso. Sa bene che così com’è questa riforma non passa. E’ un argomento negoziale con chi, come noi dell’Udc, come Alfano e come Anna Finocchiaro, pensa che il bicameralismo vada superato, sì, ma senza trasformare le riforme istituzionali in uno spot. Costituire un Senato che ha come unico vantaggio quello di poter esibire la gratuità dei suoi elementi, cioè un Senato che non costi denaro pubblico, è semplicemente ridicolo. Il primo dei problemi è l’inefficienza dell’Istituzione, a quello dobbiamo pensare. Il costo è il secondo problema”.
Rino Formica sostiene che la riforma non si può fare, che l’articolo 138 non consente modifiche di architettura costituzionale. “E’ un dibattito di forma, che non mi appassiona. La riforma va fatta e basta, se ne parla da troppo tempo. E’ una condizione minima per poter poi andare a votare”. E Renzi vuole le elezioni? “No. Renzi adesso sta cercando di capire se questa strana maggioranza ‘assistita’ – assistitita dai voti di Berlusconi – può essere utilizzata per fare delle cose serie”. Dunque Renzi non è andato al governo per ottenere le elezioni il prima possibile. “Renzi non poteva che prendere il posto di Letta. Non poteva permettersi di pagare i conti di Letta senza alcuna responsabilità nella gestione del governo. Non era possibile. Gli si chiedeva di non contare nulla, ma di subire l’impopolarità del governo. Una follia. E mi meraviglio che tanti, intorno a Letta, adesso facciano gli sdegnati”.
Dunque Renzi è andato a Palazzo Chigi per governare, a lungo. “Ha preso il bastone del comando. Poteva gestirlo a mo’ di spot: ‘prendo Palazzo Chigi e al primo ostacolo alzo le mani, denuncio tutti e chiedo le urne. Ma non ha fatto così. Renzi cercherà di andare avanti. Ma adesso dipende anche da noi, dai suoi alleati e dai suoi strani oppositori come Berlusconi. Io penso che il ruolo della mia generazione, che comprende tutti i protagonisti degli ultimi vent’anni, dev’essere quello di facilitatore. Doabbiamo aitarlo. Ha una vena di follia, sembra un po’ pazzarello, ma ha anche una straordinaria capacità di sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda dell’opinione pubblica. E credo che anche Berlusconi l’abbia capito. Il Cavaliere sta dando grande prova d’intelligenza politica aiutando Renzi. Spero che in futuro non sia condizionato dai suoi guai giudiziari nel rapporto con il presidente del Consiglio”. In che senso? “Berlusconi aveva detto che il suo rapporto con Letta non sarebbe stato turbato dalle condanne e dalle inchieste. Ma non è stato così. Spero con Renzi non accada la stessa cosa in futuro”. E qui Casini parla di cose che stanno parecchio a cuore. Forse manda anche qualche messaggio in codice: “I moderati, i centristi, dovrebbero avere il ruolo di cerniera tra Renzi e Berlusconi”, dice. “E’ anche l’unico modo per parlare del futuro del centrodestra. Renzi ha invitato Berlusconi nella sede del Pd, al Nazzareno. Ha dato un messaggio fortissimo al suo mondo di provenienza e sta dimostrando una superiorità di visione politica anche rispetto agli alleati moderati del suo governo. Ha archviato definitivamente ciò che è stato il collante della sinistra italiana, cioè l’antiberlusconismo. E’ una sfida d’innovazione formidabile. Adesso sta a noi: ad Alfano, a Scelta civica, ai Popolari per l’Italia… Mi riferisco a tutta questa entità più o meno vaporosa che è destinata a stare con Renzi o a creare un’alleanza diversa imperniata sul Ppe”. Cioè con Berlusconi. “O i suoi epigoni e successori”.

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postato il 6 marzo 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Al Congresso del Ppe di Dublino


Con l’euro retorica non si batteranno i populismi presenti nei singoli Stati. Questa Europa va cambiata: non puo’ chiedere solo rigore, ma pensare alla crescita e all’occupazione dei giovani. Le prossime elezioni europee non possono essere la rivincita delle passate elezioni nazionali. I grandi partiti devono
presentarsi uniti nei singoli Stati e anche il Ppe e’ chiamato alla sfida del futuro. Superare, in Italia come altrove, le vecchie contrapposizioni e le laceranti divisioni significa dare un messaggio chiaro: quello del Ppe italiano, come riferimento comune dei riformisti e dei moderati

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postato il 4 marzo 2014 da Redazione | in "Esteri"

Ucraina: governo ineccepibile, no alternativa a dialogo

La linea del governo è ineccepibile. In Ucraina ci sono interessi vitali della Russia, interessi energetici nostri, ci sarà bisogno di un grande supporto finanziario a un Paese disastrato. La via della collaborazione tra Russia, Ue e Usa non ha alternative, tantomeno le armi.

Pier Ferdinando

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postato il 19 febbraio 2014 da Redazione | in "Esteri"

Marò: no al processo in India

Non accettiamo per Massimiliano Girone e Salvatore Latorre il processo in India perche’ il sistema giudiziario indiano si e’ dimostrato incapace e inaffidabile, come hanno dimostrato i fatti di questi due anni. Un potere giudiziario che si subordina a quello del governo non puo’ che essere definito inaffidabile. Ci inchiniamo davanti ai due pescatori morti, ma in questa vicenda noi siamo le vittime: dopo due anni non c’e’ ancora un’imputazione nei confronti dei due nostri fucilieri di Marina, ma solo una presunzione di colpevolezza mai dimostrata.

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postato il 18 febbraio 2014 da Redazione | in "Esteri"

Maro’: Arbitrato internazionale e intervento immediato Onu

Chiediamo un arbitrato internazionale e un intervento immediato dell’Onu. Dobbiamo essere uniti per rispondere a quella che e’ una vera e propri provocazione. Non si e’ mai visto in un Paese civile che il potere giudiziario chieda consigli al governo sull’applicazione di una legge. Noi siamo molto preoccupati per questo nuovo vulnus che ci proviene dall’India. Il nostro Paese e’ unito e noi siamo soddisfatti dell’attenzione con cui Renzi ci ha promesso che seguira’ questa vicenda che ci brucia fortemente. Noi chiediamo un arbitrato internazionale immediato un intervento delle Nazioni unite immediato perche’ i nostri maro’ non possono essere giudicati da un sistema inaffidabile come quello indiano.

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postato il 16 febbraio 2014 da Redazione | in "Politica"

Casini: Il governo non è uno spot serve un patto senza ombre

Tre le priorità: economia, lavoro, fìsco. Inaccettabile se l’esecutivo si sposta a sinistra, con Ned e Popolari lavoriamo per il Ppe in Italia

L’intervista pubblicata sul Messaggero di Carlo Fusi

Veniamo subito al sodo. Chissà se anche Pier Ferdinando Casini pensa, come fa Angelino Alfano, che il governo Renzi abbia solo il 50 per cento di possibilità di riuscire. «Rispondo. La vicenda della crisi è stata degna della pagine meno edificanti della prima Repubblica. Per cui onore a Letta: scaricare su di lui le presunte inefficienze del governo è una grande falsificazione della realtà. Diciamo la verità: il suo grande errore è maturato nel congresso del Pd quando ha totalmente confidato nei nuovi equilibri del partito. Ma voltata una pagina, la si è voltata per intero. Tuttavia Letta non rimarrà troppo in panchina».

Le chiedevo del presumibile governo Renzi.
«Bisogna capire il passo che riuscirà ad imprimere e la tipologia di coalizione che intende varare. E’ chiaro che le forze centriste e moderate non possono assistere ad una trasformazione della natura del governo verso sinistra».

Secondo lei quale piega deve prendere la soluzione della crisi?
«Mi piacerebbe una piega alla tedesca. Loro che se lo possono permettere hanno aspettato 55 giorni; io penso che qui da noi si possono aspettare 5 giorni per realizzare un accordo preciso, circostanziato e limpido. Questo è l’unico modo per evitare di sottoscrivere una intera frettolosa che naufraga e porta alle elezioni dietro l’angolo. Noi possiamo vincolarci al governo solo sulla base di un programma preciso, del tipo che non si rimette in discussione il giorno dopo, e che si fonda su tre priorità: economia, lavoro e fisco».

Anche lei tira fuori la storia delle elezioni anticipate. Ma non era proprio lei a dire che le elezioni anticipate sarebbero una sciagura?
«Le elezioni sono un danno: era il mio pensiero di ieri, rimane il mio pensiero di oggi. Però ci vuole chiarezza. Renzi ha le armi per minacciare una classe politica impaurita dicendo: o mangiate la mia ministra o si va a votare. Poiché la classe politica impaurita non vuole andare a votare, molti sono tentati di mangiare la ministra. Io che ho un pò più di esperienza di altri, dico che nessuno può imporci di accettare contraddizioni e perciò costringerci a mangiare una minestra che non ci piace. Perchè a votare ci si va con il Consultellum, senza doppio turno, e perciò la minaccia di Renzi è un’arma spuntata».

Ma insomma a suo avviso qual è il principale errore che Renzi deve evitare?
«Ritenere che il governo del Paese sia un continuo di fuochi di artificio e di spot. Questo cliché purtroppo l’abbiamo già visto, come abbiamo visto i roghi dalle leggi bruciate da Calderoli. E non sono stati spettacoli positivi per il Paese».

Senatore, quello che nascerà sarà un governo privo dell’ombrello del Quirinale che invece ha coperto in tante occasioni Letta. Per Renzi è un vantaggio o uno svantaggio?
«Premesso che il presidente Napolitano è un geloso custode delle norme costituzionali e che sia il governo Monti che quello Letta sono stati votati dal Parlamento, non c’è dubbio che l’assunzione in prima persona da parte del leader del Pd della premiership sgrava il capo dello Stato della supplenza che ha dovuto esercitare. Forza o debolezza? Nella fisiologia istituzionale dovrebbe essere la normalità. Ma se Napolitano ha esercitato una moral suasion è stato per evitare guai all’Italia, non certo per provocarli. I timidi ma realisti miglioramenti dell’economia ci dicono che quella supplenza è stata la benvenuta».

E i nuovi ministri a quale criterio devono obbedire? Renzi si gioca parecchio sui volti della sua squadra…
«Deve individuare gente competente e seria. Del dilettantismo e del pressappochismo non sappiamo che farcene. Ok alle esigenze di rinnovamento che giustamente anche l’opinione pubblica reclama, ma niente concessioni all’immagine. Contano più la professionalità e la conoscenza che il bel volto».

Ma insomma alla fine lei la fiducia la voterà o asseconderà la posizione di Berlusconi?
«Premesso che se il governo Renzi avrà alcuni specifici requisiti lo voterò altrimenti no, proprio quello che dice lei mi preme sottolineare. C’è stata una gigantesca campagna di falsificazione costruita sul titolo di una mia intervista».

Sicuro che solo da un titolo di giornale possa discendere una affiliazione politica? O non c’è qualcosa di più concreto che lei non ammette?
«Io non devo ammettere o smentire alcunché. La mia opinione è che con la nuova legge elettorale che si prospetta e con Grillo al 25 per cento è necessario pensare in Italia alla costruzione di un’area imperniata sul Ppe che fronteggia un’area imperniata sul Pse. Un percorso difficile e lungo, che poggia sul fatto che ognuno di noi è convinto della validità delle scelte fin qui fatte. Tuttavia il terreno da arare è quello. Ogni evocazione di ritorno da Berlusconi, di vitello grasso o cose simili lascia il tempo che trova. Assieme a Ncd e ai Popolari per l’Italia noi lavoriamo, nel perimetro dell’attuale maggioranza, per la prospettiva che le ho detto».

Sì, ma nell’attesa con Berlusconi ci parla o i rapporti sono chiusi?
«Se è riuscito Renzi a dimostrare di non essere afflitto dal morbo di Berlusconi incontrandolo e sfidando ogni critica nel suo schieramento, non possiamo certo essere noi a restare prigionieri della sindrome berlusconiana e non pensare più a fare il Ppe italiano perché c’è lui».

E l’idea di un governo di legislatura le piace?
«Un governo dura se fa le cose che deve fare. Il resto sono chiacchiere».

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postato il 8 febbraio 2014 da Redazione | in "Politica"

Casini: il Pd smetta di rinnegare il governo

Berlusconi? Il progetto del Ppe in Italia non ha alternative
casini

L’intervista di Pietro Perone  a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Il Mattino”

Non c’è giallo sulle future alleanze dell’Udc, o quantomeno sulla riflessione che Pier Ferdinando Casini ha avviato alla vigilia del congresso del suo partito e in vista delle elezioni «formato Italicum», sia che si svolgano in primavera o il prossimo anno. Nel frattempo, a guidare il governo potranno essere Enrico Letta o Matteo Renzi, non fa la differenza purché i democratici ci «mettano il corpo e l’anima. Non è accettabile per noi partecipare a un esecutivo nei confronti di cui il Pd assume l’atteggiamento di considerarlo solo un governo amico prendendo le distanze un giorno sì e pure l’altro», avverte Casini.

Il ministro Mauro intanto ha sostenuto, dopo aver parlato con lei, che l’Udc non andrà con Berlusconi, avvalorando la tesi di un ripensamento. È così?
«Non debbo assicurare nulla a nessuno, nel senso che il mio comportamento è stato sempre lineare. Sono trent’anni che è così. Mentre molti sedevano tranquillamente nei banchi del Pd o in quelli del Pdl, ho rischiato l’osso del collo per creare in Italia un centro politico, il terzo polo. L’ho fatto nel 2008 e sono stato coerente nel 2013. Ora prendo atto, con realismo politico e con la stessa onestà di allora, che si sono verificati due fatti: in primo luogo la politica si trova ad arginare il populismo di Grillo che può provocare solo disastri in questo Paese; in secondo luogo è in arrivo una legge elettorale che ci impone un’aggregazione di centrodestra e un’altra di centrosinistra».

Condivide dunque la bozza di legge elettorale che la prossima settimana arriverà in aula?
«Avrei potuto capeggiare la rivolta dei ”piccoli” contro una riforma che sicuramente avvantaggerà le forze maggiori oppure accettare la sfida di Renzi e di Berlusconi. Ho deciso per la seconda perché non mi interessa issare la bandiera delle piccole forze in una sorta di sindacalismo corporativo. Credo piuttosto che bisogna organizzare in Italia l’area del socialismo europeo, a cui sono chiamati Renzi e Vendola; e l’area moderata del centrodestra».

L’adesione di Forza Italia al Partito popolare europeo proprio negli ultimi tempi è stata più volte in discussione.
«Non nascondo che per creare quest’area ci siano ancora tanti macigni, problemi seri da superare. Stiamo discutendo di avviare un percorso con un atto di onestà reciproca. Non sono disposto ad atti di abiura e non ne chiedo ad altri, ritengo di avere fatto in questi anni delle scelte che si sono dimostrate giuste sul federalismo, come sull’abolizione delle Province o le quote latte. Abbiamo cantato fuori dal coro e la nostra testimonianza è stata utile».

E ora non si rischia di cancellare questo patrimonio di idee?
«Quando Berlusconi è salito sul predellino dissi che non volevo farmi annettere e forse non mi sbagliavo, visto che il primo a tornare indietro è stato proprio il Cavaliere ricostituendo Forza Italia, mentre altri della destra hanno preso strade diverse, a cominciare da Fratelli d’Italia. È giusto che ognuno sia fiero delle scelte compiute e le rivendichi con orgoglio, ma non si può andare avanti con gli specchietti retrovisori. In Italia non ci sono soltanto Grillo e Renzi, ma esiste un’area moderata che chiede di essere rappresentata».

Tra le vostre fila, soprattutto in Campania, ci sono malesseri rispetto alla futura alleanza con Berlusconi: si profila una spaccatura nel partito?
«Il 21 ci sarà il congresso dell’Udc e credo che questa mia riflessione contribuirà a rendere il nostro appuntamento un avvenimento vero. Se la maggioranza dissente dalla mia linea mi rimetterò ad essa e dirò obbedisco, come fanno i carabinieri. È inutile però che ci si lamenti dell’annuncio, perché c’era il rischio che il nostro congresso finisse per essere irrilevante, mentre così sarà un momento di dibattito autentico».

Fin qui la politica: ma Berlusconi in questi vent’anni è stato un leader padre-padrone non solo del suo partito ma anche nell’alleanza che di volta involta si è costituita intorno a lui. Fini, per esempio, le ricordala gestione personalistica, quasi aziendale. Non teme di entrare nuovamente in conflitto con Silvio?
«Non debbo essere io a spiegare a Fini perché si verificò la rottura, ma quando Renzi non ha esitato a incontrare Berlusconi, e secondo me ha fatto bene, è partito dalla consapevolezza che il leader di Forza Italia può piacere o meno, ma è stato legittimato dagli elettori e rappresenta una parte consistente del Paese e del voto moderato. Se non vogliamo fare solo testimonianza accademica dobbiamo cercare di capire se in Italia nei prossimi anni ci sarà la possibilità di costituire un’area moderata. È ovvio che non potrà essere quella che va a Strasburgo a contestare Napolitano, un atto di infantilismo politico oltre che di autolesionismo nazionale».

Un’alleanza di centrodestra si fa anche insieme con la Lega: convivenza possibile?
«Nel Carroccio si dicono cose diverse. Maroni alla commemorazione di Tatarella ha sostenuto una tesi che condivido: “nel ’94 – ha detto – ci mettemmo insieme per vincere ma poi non sapevamo cosa fare”. Ecco, non si tratta di fare un revival del passato né di costruire un’adunata di generali senza esercito ma di innovare il centrodestra così come Renzi cerca di fare nella coalizione opposta».

Una staffetta a Palazzo Chigi è quello che serve oggi al Paese?
«Non mi scandalizza né l’ipotesi che Renzi assuma il comando delle operazioni perché è stato legittimato dagli elettori; né l’ipotesi che a Palazzo Chigi continui Letta, una persona seria e a cui è ingeneroso addossare una difficoltà del governo. L’unica cosa che non è accettabile per noi è partecipare a un esecutivo nei confronti di cui il Pd assuma l’atteggiamento di considerarlo solo un governo amico. I democratici devono starci con il corpo e con l’anima. Non si può continuare a prendere le distanze un giorno sì e pure l’altro».

Quindici giorni per chiarirsi, basteranno?
«La direzione Pd convocata per il 20 febbraio prossimo deve essere risolutiva. Non ci potrà essere un secondo tempo».

Conflittualità sempre più alta in Parlamento: la decisione di Grasso sulla costituzione diparte civile contro Berlusconi da parte del Senato rischia di rendere ingovernabile Palazzo Madama così sta avvenendo già a Montecitorio
«Voglio dare un giudizio sereno, anche da ex presidente della Camera: sono assolutamente contrario a processi contro chi gestisce le aule, peraltro non previsti. Detto ciò sono rimasto meravigliato che Grasso, dopo aver convocato l’ufficio di presidenza del Senato, abbia avocato a sé la decisione. O non si convoca l’organismo e si assume la scelta da soli, oppure l’organo collegiale ha l’ultima parola. Neanche sul caso Lusi è arrivata la costituzione di parte civile, proprio in virtù della divisione dei poteri. Per quanto riguarda invece Boldrini, non c’è dubbio che alla fine della vicenda abbia fatto bene a mettere in votazione i decreti, se no l’avesse fatto avrebbe ricevuto critiche più motivate rispetto a quelle avute finora. E’ evidente, però, che la capacità di una presidente della Camera si basa sulla possibilità di minacciare la tagliola ma non di applicarla».

E lei quando è stato presidente della Camera ha mai fatto scattare la ghigliottina?
«No, ho sempre trattato con i gruppi. Ma se dovessi fare l’avvocato difensore della Boldrini, e non mi compete, direi che la moral suasion è efficace nella misura in cui c’è una civiltà di rapporti, ma dopo aver visto quanto è avvenuto alla Camera purtroppo ne è rimasta ben poca».

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postato il 7 febbraio 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

L’intervista a ‘Le invasioni barbariche’

Alla trasmissione di La7, condotta da Daria Bignardi

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postato il 6 febbraio 2014 da Redazione | in "Esteri"

MARO’: LETTERA PRESIDENTI COMMISSIONI BICAMERALI ESTERI E DIFESA A 162 PAESI UIP

I presidenti delle Commissioni Esteri e Difesa del Senato, Pier Ferdinando Casini e Nicola Latorre, e della Camera, Fabrizio Cicchitto ed Elio Vito, che recentemente hanno guidato una missione parlamentare bicamerale a Nuova Delhi per la vicenda dei marò, insieme al presidente del Gruppo italiano dell’Unione interparlamentare (UIP), Antonio Martino, hanno indirizzato, a questo riguardo, una lettera a tutti i presidenti dei 162 Paesi aderenti all’Unione Interparlamentare.
L’UIP è l’organizzazione internazionale più antica e riunisce, nella sede di Ginevra, delegazioni di tutte le assemblee legislative del mondo, tra cui l’India. Recentemente ne sono stati presidenti l’on. Pier Ferdinando Casini e prima di lui, dal 1999 al 2002, la parlamentare indiana, Najma Heptulla”.
Di seguito il testo della lettera.

Caro Collega,
ti scriviamo come rappresentanti dell’Unione interparlamentare italiana, in relazione al caso dei due militari, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India da oltre due anni in quanto coinvolti in un incidente avvenuto il 15 febbraio 2012, in acque internazionali, al largo delle coste del Kerala.
I due militari – che si trovavano a bordo di una nave petroliera italiana nell’esercizio di funzioni connesse al contrasto alla pirateria marittima e loro attribuite e riconosciute ai sensi della legge italiana ed internazionale – sono coinvolti in una complessa controversia a seguito della morte di due cittadini indiani che quel giorno si trovavano a bordo di un’imbarcazione che avrebbe incrociato la nave italiana.
A distanza di due anni, la dinamica dei fatti non è stata ancora chiarita. Nonostante questo i militari sono da allora trattenuti in India, prima in stato di detenzione e attualmente presso l’Ambasciata d’Italia, anche se nei loro confronti non è stato formulato alcun capo d’imputazione.
E’ evidente il contrasto con le norme del diritto internazionale. Trattandosi di fatti avvenuti a bordo di una nave italiana, in acque internazionali (come riconosciuto dalla Corte Suprema indiana), la competenza ad accertare le eventuali responsabilità di militari italiani non può che essere del nostro Paese.
L’Italia ha fin qui collaborato con l’India nel contesto di relazioni amichevoli e non nel convincimento di adempiere ad obblighi internazionali. Tale condotta è da ritenersi, quindi, senza pregiudizio dei diritti dell’Italia all’immunità giurisdizionale dei suoi fucilieri e alla giurisdizione sugli stessi in base al diritto internazionale, temi sui quali permane, dalla data dell’incidente Enrica Lexie, una divergenza di valutazioni sotto il profilo del diritto internazionale.
La consapevolezza dell’esistenza di un conflitto di giurisdizione avrebbe dovuto portare le Autorità indiane verso una composizione negoziata della controversia, nel rispetto di quanto previsto dal diritto internazionale in questi casi, così come era nell’auspicio italiano, e dello stesso dettato costituzionale indiano. E’ prevalso, invece, un atteggiamento di ricerca di una soluzione unilaterale in termini peraltro indeterminati nei tempi e nei contenuti.
E’ grave che le autorità indiane, a due anni di distanza dai fatti, non abbiano ancora formulato alcun capo d’imputazione nei confronti dei due militari, ma al contempo impediscano loro di far ritorno in Italia, in attesa dell’eventuale processo.

La vicenda rischia di costituire un pericoloso precedente, perché introduce un elemento di incertezza giuridica che mina alla radice le operazioni di contrasto al fenomeno della pirateria e, più in generale, l’azione della comunità internazionale a sostegno della pace e della sicurezza.
Non si tratta dunque solo di una questione bilaterale tra Italia e India, ma di una controversia che riguarda le regole fondamentali della convivenza e della cooperazione tra i Paesi.
Anche per questo la delegazione delle Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento italiano, rappresentativa di tutte le forze politiche, che la scorsa settimana si è recata a Delhi, ha incontrato i rappresentanti diplomatici degli Stati Uniti e degli alti Paesi europei, insieme al Capo della delegazione dell’Unione europea. Non è stato invece possibile effettuare alcun colloquio a livello parlamentare bilaterale. Nonostante le nostre ripetute richieste, infatti, il Parlamento indiano non ha ritenuto di incontrare la delegazione italiana. Si tratta di un gesto incomprensibile, che contrasta con la tradizione di amicizia tra i due Paesi e la fitta rete di relazioni interparlamentari esistenti.
Ti saremmo grati se vorrai segnalare a tutti i componenti del tuo Parlamento questa spiacevole vicenda, anche al fine di assumere ogni iniziativa che riterrai utile per una sua giusta soluzione.
Con i migliori saluti

Sen. Pier Ferdinando Casini
Presidente Commissione affari esteri del Senato, Presidente onorario Unione interparlamentare

On. Fabrizio Cicchitto
Presidente Commissione affari esteri della Camera dei deputati

Sen. Nicola Latorre
Presidente Commissione difesa del Senato

On. Elio Vito
Presidente Commissione difesa della Camera dei deputati

On. Antonio Martino
Presidente Gruppo italiano dell’Unione interparlamentare

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postato il 6 febbraio 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Ospite del Tg3

3 commenti
postato il 3 febbraio 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"
postato il 1 febbraio 2014 da Redazione | in "Politica"

Svolta di Casini, addio al sogno centrista: “Torno nel centrodestra con Alfano e Fi”

Il Terzo Polo ormai è Grillo. Renzi? Non lo ostacolerò

Casini Pier Ferdinando

L’intervista di Francesco Bei pubblicata su “Repubblica”

Alla Camera molti suoi amici delle forze minori -dai Popolari all’Ncd- si sforzano di cambiare l’Italicum. Ha un senso opporsi alla corrente?
«Gli ultimi dei mohicani difendevano un mondo che non c’era più. Aveva senso pensare a un terzo polo di centro, e dunque dare battaglia contro uno sbarramento così drastico, quando ancora si poteva immaginare uno schema “tedesco”, con socialisti, democristiani e liberali. Oggi tuttavia la partita che stiamo giocando è un’altra».

Quale?
«Quella contro un populismo anti-europeo e anti-istituzionale, che mette a soqquadro il Parlamento e attacca in maniera dissennata il capo dello Stato. Le forze responsabili — centrodestra e centrosinistra—sono chiamate a serrare le file. Non c’è più spazio per procedere in ordine sparso, non servono a niente le battaglie di retroguardia. Al punto in cui siamo l’unico antidoto allo sfascismo è l’accordo fra Renzie Berlusconi per fare la riforma elettorale, quella del Senato e del Titolo V».

Proprio lei, il campione delle critiche al «bipolarismo malato»!
«Sia chiaro, io voterò un emendamento sulle preferenze, penso che ci sia ancora spazio per migliorare questa legge, ma vada come vada: meglio l’Italicum che continuare così. È in corso una ristrutturazione drastica delle forze politiche, Vendola l’ha già capito e punta a mettersi d’accordo con Renzi. A noi moderati invece spetta il compito di lavorare sullo schema del partito popolare europeo. E dobbiamo anche fare in fretta, perché il centrodestra è molto indietro, sul piano dei contenuti, rispetto alla carica innovativa rappresentata da Renzi».

Renzi le piace?
«Può sembrare uno smargiassone e io stesso non gli ho risparmiato critiche. Ma non voglio mettergli i bastoni tra le ruote. Ci siamo parlati e ci siamo intesi. E lo sa perché? »

Perché è un “piacione”, come dicono a Roma?

«No, perché è un politico. E sono i politici, non gli apprendisti stregoni, che producono le reali innovazioni. Renzi è un prodotto del laboratorio politico, esattamente come Casini. Solo che, a differenza mia, ha vent’anni di meno e per questo lo invidio».

Dunque costruirete il nuovo centro destra, il Ppe italiano. Con chi?
«Con Alfano ovviamente. Ma da Toti a Fitto, insieme a slogan del passato ho sentito anche cose sensate».

Non giriamoci intorno, la vera questione è la presenza ingombrante di Berlusconi. Accettate pure lui?
«Certamente quella di Berlusconi per noi è una grande questione che esiste. Le divaricazioni drammatiche che ci sono state non possono essere ricomposte con una battuta ma con un dibattito politico serio. Del resto, se la cosa fosse
facile, non staremmo qui parlarne».

Alle Europee che accadrà, si parlava di una federazione di centro.
«Se serve mettere insieme una federazione di centro per superare lo sbarramento, la si faccia pure. Ma con la consapevolezza che si tratta di un progetto residuale rispetto alla ristrutturazione in corso».

Casini torna a casa?
«Io per costruire il centro ho rischiato, ho rotto con Berlusconi e sono passato all’opposizione. Poi ho combattuto accanto a Monti, mettendoci la faccia da solo, mentre Berlusconi e Bersani, che pure governavano con noi, si sono defilati. Ma la sera delle elezioni ci siamo accorti che il nostro terzo polo era evaporato. Anzi, l’aveva fatto Beppe Grillo».

E lei cosa farà?

«Io, come dice il mio amico D’Alema, ora mi occupo di politica estera».

21 commenti
postato il 27 gennaio 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

Marò ai Parlamentari: vostra presenza ci dà forza

In missione a New Delhi

maròdelhi

2 commenti
postato il 26 gennaio 2014 da Redazione | in "Spunti di riflessione"

A ‘Telecamere’

Ospite dell’approfondimento politico di Rai 3 condotto da Anna La Rosa

1 commento
postato il 26 gennaio 2014 da Redazione | in "Esteri"

«In missione a Delhi per sostenere i marò e far valere il diritto»

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul “Corriere della Sera” di Virginia Piccolillo

Da quasi due anni Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono sotto accusa per la morte di due pescatori del Kerala. Ancora non sanno se il 3 febbraio verrà formulata per loro un’accusa di omicidio o di terrorismo, in base al Sua Act che prevede la pena di morte. In questi giorni sui media indiani è filtrato uno scontro tra il ministro dell’Interno, accusato di aver «ignorato un determinante parere legale» e quello degli Esteri, «furioso» perché il collega intende accusare i marò dì terrorismo.

Presidente Pier Ferdinando Casini, oggi con una delegazione italiana volerà a Delhi. Andate a riprenderli?
«No. Non spetta a noi. E non vogliamo alimentare false aspettative. È però importante che una delegazione composta dalle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, con i presidenti e rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, si presenti unita in India».

Per fare cosa?
«Innanzitutto esprimere solidarietà ai marò. A dir loro che non sono soli. Poi per dire che non è possibile confondere chi lotta contro il terrorismo con i terroristi. Non so cosa sia successo, ma so che i marò erano a garanzia di equipaggi e navi insidiate da terroristi. Le autorità indiane devono sapere che se passasse una tesi dissennata come questa sarebbe ritenuta un precedente pericoloso per tutta la comunità internazionale. Non ci sarebbe più certezza del diritto. Nessuno se la sentirebbe più di partecipare a missioni internazionali antiterrorismo».

Non andava fatto prima?
«Avremmo potuto, ma abbiamo voluto evitare che d fossero accuse di protagonismo».

Le accuse abbozzate sono ben più gravi. C’è chi ha ipotizzato che il destino dei marò abbia obbedito a ragioni di scambio commerciale. «Non penso che nessuna convenienza economica possa giustificare un atteggiamento diverso da quello necessario a salvare i nostri marò. Ma in coscienza non credo sia accaduto. Le commesse economiche e i buoni rapporti commerciali sono l’ultimo dei problemi rispetto alla vita».

Altri hanno accusato una gestione diplomatica pasticciata del caso. Il «no» del ministro Terzi all’India sulla riconsegna dei marò giunti in Italia, la retromarcia del governo Monti. Lei che lo sosteneva, cosa ne pensa?
«Non voglio parlare né del ministro Terzi né di altri. Non escludo affatto che ce ne siano stati, ma il capitolo “pasticci” si aprirà solo quando i marò saranno tornati a casa. E io sono per fare chiarezza, anche con una commissione d’inchiesta parlamentare, sulle troppe contraddizioni. Prima fra tutte quella, inconcepibile, di consentire che la Enrica Lexie entrasse nel porto indiano. Ma i panni sporchi si laveranno dopo. Ora significherebbe solo mettere in difficoltà i marò».

L’accusa di far passerella non può esserci anche ora?
«No, perché dopo che diversi gruppi, anche i Cinquestelle, avevano annunciato missioni, abbiamo ricevuto sollecitazioni dal ministero degli Esteri e dalla difesa dei marò ad evitare di presentarsi in ordine sparso, dando l’immagine di un Paese che non riesce a presentarsi unito neanche in questo».

Chi incontrerete?
«Vedremo Girone e Latorre per far capire loro che non sono una delle tante pratiche ma la questione principale, e alcuni ambasciatori europei per chiarire che questo e un problema di tutta l’Europa. Che è poi ciò che ha detto il ministro Emma Bonino a Davos e ciò che il commissario europeo per la politica estera, Catherine Ashton, ha fatto presente alle autorità indiane. Poi speriamo di poter incontrare i nostri omologhi indiani per esprimergli il nostro stato d’animo. Un grande Paese come l’India non può, dopo due anni, non aver ancora formulato un’accusa. È stata una grande inciviltà».

I ministri dell’Interno e degli Esteri sarebbero ancora te disaccordo su quale vada formulata.
«Purtroppo nelle turbolenze della politica indiana la vicenda è diventata strumentale. E i marò sono nel tritacarne di questi contrasti palesi».

C’è stato qualche ritardo da parte nostra?
«No. Dopo i primi concitati momenti, con il governo Letta rappresentato lì da Staffan de Mistura, i contatti, anche se non pubblicizzati, sono continui. Non li abbiamo dimenticati. E siamo pronti a chiedere il coinvolgimento nell’eventuale processo di giudici terzi internazionali per dimostrare che Girone e Latorre hanno solo tentato di fare il loro dovere».

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postato il 24 gennaio 2014 da Redazione | in "Esteri"

Quel che andiamo a fare in India per i nostri marò

La lettera di Pier Ferdinando Casini al direttore di “Libero” Maurizio Belpietro

Caro direttore,
ho letto con grande interesse l’articolo che Maria Giovanna Maglie ha dedicato alla missione che una delegazione parlamentare compirà tra breve per visitare i due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India da quasi due anni. E mi preme fare qualche precisazione sulle motivazioni della visita. Come tutti sanno, si tratta di una vicenda complessa e dolorosa, che ha ancora molti punti oscuri e che da parte italiana, fin dall’inizio, non è stata sicuramente gestita nel migliore dei modi. Per questo ho proposto che il Parlamento attivi una commissione d’inchiesta sulla vicenda, in modo che ciascuno, compreso chi ha sbagliato, si assuma in pieno la sua responsabilità. Ma ho precisato che questo chiarimento sarà bene avviarlo solo dopo che Latorre e Girone saranno tornati a casa, perché farlo adesso, mentre loro sono sotto processo in india, rischia solo di peggiorare le cose. Le Commissioni esteri e difesa del Parlamento hanno seguito la vicenda fin dall’inizio, approfondendo in varie occasioni con i ministri interessati e con il commissario straordinario del governo. I resoconti parlamentari stanno lì a dimostrarlo. Ci siamo sempre mossi d’intesa col governo, nel rispetto della distinzione dei ruoli, per dare il nostro contributo ed esprimere vicinanza ai nostri militari, ma sempre con cautela, evitando ogni mossa che potesse peggiorare le cose. Con la stesso senso di responsabilità, insieme ai presidenti Cicchitto, Latorre e Vito, abbiamo scelto accuratamente tempi e modi della nostra missione, evitando che iniziative scomposte di singoli parlamentari e di singole forze politiche dessero l’immagine di un Paese che procede in ordine sparso, magari per qualche piccolo interesse elettorale. Partiamo adesso, in una fase cruciale della vicenda, sotto il profilo sia processuale che diplomatico, visto che finalmente la questione ha assunto un profilo internazionale ed europeo (anche per questo, a Delhi, incontreremo gli ambasciatori dei principali Paesi dell’Unione). E abbiamo deciso che a partire fosse una delegazione ampia, rappresentativa di tutti i gruppi parlamentari, per portare ai nostri fucilieri la solidarietà di tutti gli italiani. Se avessimo voluto strumentalizzare la vicenda non avremmo aspettato tanto: in questi due anni di occasioni ce ne sarebbero state tante. Caro direttore, conosco la passione professionale con cui “Libero” sta seguendo questa vicenda: mi auguro che almeno per una volta uomini politici e carta stampata possano fare squadra “insieme”.

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