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Archivio ultimi post:

postato il 8 gennaio 2017 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Voto anticipato? Per Renzi sarebbe un harakiri

Sì alla sfida di Parisi: primarie di centro aperte alle forze che si riconoscono nel Ppe
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L’intervista di Tommaso Ciriaco pubblicata su Repubblica

“Sa cosa penso, quando ascolto questa discussione demenziale sul voto anticipato?”
Cosa, presidente Pier Ferdinando Casini?
“Che è in atto una sorta di gara di harakiri collettivo”.

Perché, non sarebbe meglio tornare presto al voto?
“Gli italiani hanno di fronte grandi problemi, dalle banche all’immigrazione. E invece nella maggioranza è in atto una discussione brutale o allusiva sul tema della data del voto: è una gigantesca fuga dalla realtà. Se qualcuno pensa che basta fissare le elezioni per vincere, non ha capito che così facendo andrà incontro a una seconda catastrofe, dopo quella del referendum.”

Non vi prestate all’accusa di voler tirarla per le lunghe?
“Bisogna fare una legge elettorale che abbia un senso, innanzitutto. E i 5 stelle vanno contrastati solo con il buon governo. C’è davvero chi pensa che i problemi della Raggi e le vacanze in Kenya di Grillo servono ad abbattere il Movimento? Magari… [Continua a leggere]

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postato il 20 dicembre 2016 da redazione | in "Esteri, Europa"

Strage Berlino: serve salto di qualità della Ue, non demagogia

L’intervista di Valentina Antonello ai microfoni di Rainews24

Gli attentati di queste ore sono la logica conseguenza dei fallimenti che l’Isis sta registrando in Siria e in Iraq. L’Unione europea deve fare finalmente un salto di qualità nella prevenzione, vigilanza e repressione: con la propaganda di qualche demagogo non si combatte di certo né il Daesh né lo jihadismo.

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postato il 2 dicembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: Riforma è per l’Italia, che aspettiamo da 30 anni

L’intervista ai microfoni del Tg2

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postato il 22 novembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: Ospite di Otto e Mezzo

Nel programma di approfondimento di Lilli Gruber su La7, insieme a Federico Rampini e Andrea Scanzi, in una puntata dal titolo “Grillo e i serial killer del SI'”.
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postato il 21 novembre 2016 da redazione | in "Politica, Riforme"

“Sì inevitabile, il premier punti sui moderati”

7460931474_fd7a34d900_bL’intervista di Annalisa Cuzzocrea pubblicata su Repubblica

Sostiene Pier Ferdinando Casini, leader dei centristi per il Sì, che sul referendum – e nella politica italiana – è in atto un nuovo tipo di scontro: «Tra riformismo e serietà da una parte e demagogia e irresponsabilità dall’altra».

Non crede sia un giudizio troppo netto? Il fronte del No è composito, difficile ricondurlo a un’unica matrice.
«Mettiamo che vinca il No. Da un lato avremmo una coalizione politica che magari perde il referendum per qualche punto, dall’altra una sorta di armata Brancaleone dove difficilmente Zagrebelsky e Brunetta o Grillo e Berlusconi potrebbero andare d’accordo».

Condivide l’idea dell’accozzaglia”, quindi?
«Al netto del folklore è giusto. Ma questa non è la resa dei conti all’interno del Pd e sono i moderati che faranno la differenza. È così in tutt’Europa: in Germania la Merkel fa presidente della Repubblica un socialista e si ricandida; in Francia gran parte della sinistra si appresterà a votare il candidato della destra per evitare la Le Pen; in Spagna i socialisti devono votare Rajoy per bloccare Podemos. E in Italia non c’è alternativa a Renzi».

C’è un’intera opposizione e perfino un pezzo di Pd che non pensa sia così.
«Dico che non c’è alternativa per le persone responsabili. E la vicenda del centrodestra, il buco nell’acqua che ha fatto Stefano Parisi, ne è la dimostrazione. Lo schema di oggi è peggio di quello del passato: Bossi aveva accettato una Lega in posizione subordinata. Salvini gioca a fare il leader e questo condanna i moderati a un ruolo di subalternità». [Continua a leggere]

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postato il 18 novembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: A #Cartabianca, col Sì più certezze per chi investe in Italia

Intervistato da Francesca Lagorio nel programma di approfondimento politico di Bianca Berlinguer su Rai 3 

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postato il 4 novembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: A confronto con Giovanni Maria Flick a Tagadà

Al programma di approfondimento di La7, il presidente della Commissione Affari esteri del Senato illustra le ragioni del Sì in un dibattito con l’ex presidente della Corte costituzionale.

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postato il 1 novembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: al Confronto del Tg2

Insieme alla portavoce di Forza Italia, Mara Carfagna

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postato il 21 ottobre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: finalmente si cambia e si cambia in meglio

L’intervista di Sebastiano Sterpa ai microfoni del Tg5 sulla riforma costituzionale

 

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postato il 11 ottobre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: Al duello con Antonio Padellaro

Nella trasmissione di approfondimento politico di La7, l’Aria che tira, condotta da Myrta Merlino

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postato il 9 ottobre 2016 da redazione | in "Riforme"

Referendum: Centristi per il Sì alle Ciminiere di Catania

Qui tutti gli interventi

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postato il 22 settembre 2016 da redazione | in "Esteri"

Libia: incontro all’Onu con l’inviato speciale Kobler

A margine della 71esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite
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Lungo incontro alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite tra Martin Kobler, Rappresentante Speciale Onu per la Libia, e la delegazione parlamentare composta da Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto, presidenti delle Commissioni Affari esteri di Senato e Camera, e da Andrea Manciulli, vicepresidente della terza Commissione di Montecitorio.
Al centro del colloquio, avvenuto ieri sera a margine della 71esima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, il contrasto al terrorismo e al Daesh e l’esigenza di preservare l’unità della Libia, evitando ipotesi di tripartizione. Infine, condivisione tra le parti anche sulla necessità di intensificare il dialogo politico tra il Consiglio presidenziale libico ed il Generale Khalifa Haftar

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postato il 16 settembre 2016 da redazione | in "Riforme"

Ospite di Otto e Mezzo

Nello spazio di approfondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber dal titolo “Renzi senza alternative?”, insieme a Beppe Severgnini e Andrea Scanzi.

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postato il 11 settembre 2016 da redazione | in "Politica, Riforme"

“Caro Matteo, dammi retta il ballottaggio è pericoloso”

Votare sì al referendum è un dovere morale Ma eliminiamo il doppio turno dalla legge elettorale

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L’intervista di Alessandro di Matteo a Pier Ferdinando Casini pubblicata su La Stampa.

Pier Ferdinando Casini, perché ha riunito i “centristi per il sì”?
«Credo sia un dovere morale che chi ha votato la riforma in Parlamento la sostenga nel paese e non mi piace che il dibattito sul referendum diventi un regolamento di conti nel Pd. Inoltre, io sostengo Renzi convintamente – perché è unica alternativa allo sfascio – ma gli ho voluto dire che se gli argomenti che usa per il sì sono quelli dei costi della politica allora siamo al grillismo di ritorno, sono argomenti deboli e autolesionisti».

Tocca a lui aprire il tavolo sulI’Italicum per salvare il referendum?
«Renzi ha capito di avere regalato ai suoi avversari un argomento in più di cui non c’era affatto bisogno, quando ha personalizzato il referendum. Ora è troppo burocratico dire che si rimette alla volontà del Parlamento, il governo dovrà prendere l’iniziativa. L’Italicum cambierà, lo sanno anche i sassi. Ma si farà dopo il referendum». [Continua a leggere]

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postato il 11 settembre 2016 da redazione | in "Politica, Riforme"

«Un dovere dare all’Italia la riforma. Il mio Sì è coerente»

Casini: il no al referendum è masochista

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L’intervista di Natalia Lombardo a Pier Ferdinando Casini  pubblicata su L’Unità

I “Centristi per il Sì” hanno esordito ieri mattina al Teatro Quirino di Roma con Pier Ferdinando Casini. Un evento promosso da varie associazioni, come «Centro popolare», «La buona direzione» e «Estremo centro». Ora il “tour” referendario avrà altre tappe a Catania, Milano, Napoli e Bologna.

Anche i centristi quindi scendono in campo attivamente. Perché?
«Lo ritengo un dovere per chi ha votato in Parlamento la riforma, è un fatto di coerenza e di serietà. E poi voglio chiarire che non è una resa dei conti all’interno del Pd, è qualcosa che riguarda l’Italia e gli italiani. Rispetto le dinamiche interne al Pd ma si deve coinvolgere tutti coloro che hanno sostenuto questo cambiamento. Le parole di Napolitano sono state il sunto della nostra manifestazione». [Continua a leggere]

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postato il 2 settembre 2016 da redazione | in "Esteri"

Italia-Birmania: delegazione bipartisan incontra San Suu Kyi

Prima visita parlamentare italiana alle istituzioni del Myanmar. Cordoglio per le vittime del terremoto
Missione in Birmania

Questa mattina nella capitale Nayopyidaw, una delegazione bipartisan guidata dal Presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, ha incontrato la leader del Paese, Aung San Suu Kyi, e i Presidenti delle due Camere del Parlamento birmano. Fola la delegazione italiana, composta dalla senatrice Emma Fattorini (PD), dal senatore Vito Rosario Petrocelli (M5S) gia’ capogruppo a Palazzo Madama, dall’onorevole Sandra Zampa (PD), Presidente del Gruppo di Amicizia parlamentare Italia-Birmania, accompagnata dalla ex senatrice Albertina Soliani, in rappresentanza dell’Associazione di Amicizia Italia-Birmania. Agli incontri ha partecipato l’ambasciatore d’Italia, Pier Giorgio Aliberti.

Si tratta della prima storica visita di una delegazione parlamentare italiana alle istituzioni del Myanmar. E la missione assume un particolare rilievo perche’ avviene nel corso della Conferenza di pace, tra il governo centrale e i gruppi etnici armati, che si e’ aperta giovedi’.
“Stiamo lavorando per consolidare la trasformazione del Paese, garantire a tutti i diritti democratici e rafforzare le relazioni di amicizia con i Paesi vicini”, ha detto Aung San Suu Kyi al termine dell’incontro, illustrando ai parlamentari italiani i progressi in corso nei campi dell’istruzione scolastica, specie per i piu’ piccoli, e della lotta alla poverta’.
Nel corso della visita, svoltasi in un clima particolarmente cordiale, sono state ribadite le speciali relazioni bilaterali tra Italia e Myanmar.
L’onorevole Zampa ha rinnovato l’invito ad Aung San Suu Kyi a partecipare alla Conferenza parlamentare in ambito G7, che si terra’ a Roma nel mese di maggio. Il presidente Casini ha sottolineato come, dopo la recente visita del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il rafforzamento della cooperazione parlamentare tra i due Paesi rappresenta un’ulteriore tappa di consolidamento dell’amicizia reciproca in una fase molto importante della vita del Myanmar. A margine degli incontri, le espressioni reciproche di solidarieta’ per i terremoti che hanno colpito, negli stessi giorni, il Centro Italia e – in Myanmar – in particolare il sito archeologico di Bagan.

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postato il 14 agosto 2016 da redazione | in "Esteri"

Libia: Mogherini convochi subito un vertice Ue

Tra noi e la Francia ancora troppi equivoci

5863651052_f5db0e5a2d_bL’intervista di Marco Ventura pubblicata su Il Messaggero
«L’Europa non può continuare ad andare in ordine sparso sulla Libia. L’alto rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, convochi al più presto un vertice europeo per decidere una linea comune. Non può essere che la Francia vada da una parte e Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti dall’altra».

Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, invita anche a riconoscere che «il dialogo con Russia e Turchia è fondamentale se si vuole una vera stabilità nel Mediterraneo». E quanto al rischio di infiltrati jihadisti nei barconi: «Non possiamo arrenderci alla difficoltà di discernere tra migranti e infiltrati. I controlli più elevati in tutta Italia sono la risposta migliore a chi alza polveroni a Ferragosto solo per prendere qualche voto».
La sconfitta dell’Isis a Sirte non aumenta questo rischio?
«Il pericolo di infiltrati c’è sempre, in questi casi. Ma la priorità per noi era liberare Sirte: questa è una grande vittoria delle forze della coalizione e del governo di Al-Sarraj, che noi abbiamo tutto l’interesse a rafforzare. I rischi sono due. Il primo: che avanzi sottotraccia la strategia egiziana e francese di una tripartizione della Libia. Americani, italiani e britannici lavorano al fianco del governo insediato dall’Onu. La sensazione di queste ultime ore è che la liberazione di Sirte dia fastidio a chi punta sulla tripartizione e su Haftar a Bengasi. L’Europa deve chiarirsi le idee.»
Come?
«Dicendo basta alla retorica delle affermazioni pubbliche. La Mogherini convochi un vertice europeo per chiarire la strategia dei singoli Paesi. Il problema non siamo noi. Gli italiani sono coerenti sul campo con le dichiarazioni a favore di Al-Sarraj e dell’inviato dell’Onu, Kobler.»
La Francia in pubblico dice una cosa e poi ne fa un’altra?
«È evidente un tentativo dilatorio che incide con forza anche nei rapporti tra Unione Europea ed Egitto. Gli equivoci vanno chiariti senza perdere altro tempo. I problemi vanno trasformati in opportunità. Italia e Francia sono paesi amici, lavorino assieme per un accordo tra Haftar e Al-Sarraj che consenta al parlamento di Tobruk di votare a favore dell’esecutivo di unità libico.»
Sui migranti occorre una stretta maggiore come chiede la Lega?
«Ci sono professionisti della paura che continuano ad alimentare i timori nella speranza di strappare voti, e c’è poi chi cerca di risolvere i problemi ragionando. Noi dobbiamo distinguere tra disperati e jihadisti senza fare di tutta l’erba un fascio. Gli infiltrati sono una minoranza, ma dobbiamo tenere alta la guardia.»
Il leader turco Erdogan si lamenta della scarsa solidarietà dell’Europa dopo il tentato golpe
«L’ho detto subito anch’io. Non mi sono piaciute le lunghe ore di esitazione, quella notte, da parte dell’Occidente e dell’Europa. È sembrato che ci fosse chi confidava nella vittoria dei golpisti piuttosto che in quella del governo legittimo. In Europa le prime reazioni ci sono state dopo che aveva parlato Obama. La chiusura delle porte dell’Unione alla Turchia nel 2003 non ha giovato né all’Europa, né alla Turchia. Dobbiamo lavorare per recuperare una partnership con Ankara, non solo per la gestione dei flussi migratori ma anche perché la Turchia è un paese fondamentale, membro della Nato. Io non ho trovato scandalosa la ripresa di dialogo con la Russia, anzi: il puzzle siriano dimostra che senza un’intesa tra Putin e Erdogan la situazione è destinata a incancrenirsi. E ho trovato positiva, poco prima del tentato golpe, anche la riapertura verso Israele.»
Che dire della repressione?
«Gli arresti di massa non ci piacciono. Ma la Turchia è stata a un passo dal golpe, il che può spiegare le reazioni di questi giorni. Dobbiamo capire chi è il nostro nemico, che non è la Russia né la Turchia. Il nostro nemico è il jihadismo, il Califfato, che non possiamo non combattere insieme a Russia e Turchia.»
La Turchia rivuole indietro il dissidente Gülen dagli Stati Uniti
«La Turchia chiede, gli Stati Uniti risponderanno secondo le regole dello Stato di diritto, ma questa freddezza non porterà a una rottura, perché la rottura tra Turchia e Usa sarebbe un lusso che nessuno può permettersi.»
Come si esce dalla logica della contrapposizione con Mosca?
«La Russia di Putin non è quella di Eltsin o Gorbaciov, disposta a smantellare il proprio sistema. I governanti europei se ne rendano conto. Bisogna non dare l’impressione di avere nostalgia per la guerra fredda. La politica assertiva e nazionalista di Putin è quella che gli procura il consenso popolare che ha. La Russia com’è oggi è anche figlia delle scelte americane, compreso il disimpegno dal Mediterraneo per via della raggiunta autonomia energetica. La Russia ha coperto questi spazi e il mio invito è a continuare la politica del dialogo che tutti i governi italiani, di qualsiasi colore, hanno avuto verso Mosca. Le sanzioni non sono una politica per il futuro.»

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postato il 12 agosto 2016 da redazione | in "Esteri"

La pace tra Russia e Turchia aiuta tutti

Casini ZuccariL’intervista di Francesca Schianchi, pubblicata su La Stampa.

«L’Occidente deve fare un’analisi della situazione internazionale e capire quali battaglie sono prioritarie e chi costituisce una minaccia – predica il presidente della Commissione esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini – e non sono né Erdogan, né Putin».

Però molti guardano con timore al loro avvicinamento…
«Io invece dico: per fortuna si sono avvicinati! Non si combatte l’Isis, non si risolve la crisi siriana, se non vanno d’accordo Russia e Turchia».
Non teme un asse eurasiatico in funzione antioccidentale?
«No, la Turchia non è nella Nato per farci un favore, ma perché starci rispecchia i suoi interessi strategici e politici. E poi a San Pietroburgo ho letto un alto tasso di furbizia da parte di entrambi, per spaventare l’Europa. Cerchiamo di non cadere nel tranello».
Non la preoccupa l’incontro di due pulsioni autoritarie?
«Mi preoccupano di più le pulsioni autoritarie di Stati che fanno parte dell’Ue. Vorremmo tutti lo standard di democrazia europea, ma sappiamo cos’è successo quando abbiamo provato a esportarlo, ad esempio in Iraq».
La Turchia però alza i toni e minaccia di far saltare il rapporto con gli Usa se non consegnano Gulen…
«Vedrà: la Turchia non lascerà la Nato, né il rapporto con gli Usa, né introdurrà la pena di morte. Ma sulla Turchia siamo convinti di non avere niente da rimproverarci?».
Cosa intende dire?
«Ricordo Erdogan nel 2003 alle riunioni del Ppe, quando bussava alle porte dell’Europa: Chirac e Schroeder le chiusero e la Turchia è rifluita su posizioni islamiste. E, in un passato quasi presente, a me non è piaciuta per niente l’esitazione europea durante la notte del golpe».
Anche nei confronti della Russia dobbiamo fare qualche autocritica?
«Dobbiamo dire con chiarezza che, a differenza dei Paesi baltici, non siamo nostalgici della guerra fredda: la linea deve essere quella di associare la Russia alla Nato. Per questo le sanzioni fanno male a noi e a loro e vanno progressivamente superate: il rispetto degli accordi di Minsk dipende anche dall’Ucraina, e i suoi governanti hanno dato pessima prova in termini di credibilità. In quella vicenda i russi hanno commesso un’illegalità, ma ricordo che l’Ucraina è un ponte tra Russia e Europa: non è Europa. La rappresentazione di una Russia che ci espropria dell’Ucraina è sbagliata».

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postato il 10 agosto 2016 da redazione | in "Esteri"

Libia: giusti i raid Usa a Sirte, l’Isis a un passo dalle nostre coste

10471952983_507e30d160_oL’intervista di Umberto De Giovannangeli,  pubblicata su L’Unità.

«La guerra di Sirte» e il ruolo che l’Italia sta giocando, o dovrebbe giocare, in Libia. Parte da questi temi di strettissima attualità, l’intervista a tutto campo al presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini.

Presidente Casini, in questo giorni in molti, e troppi senza cognizione di causa, si sono esercitati sulla “guerra di Sirte” e sul ruolo che l’Italia dovrebbe giocare. Qual è in proposito il suo punto di vista?
«A Sirte si gioca una battaglia che ci riguarda molto da vicino: l’Isis è a qualche centinaio di chilometri dalle coste italiane e un lusso che non possiamo permetterci è far finta di non vedere. Gli americani sono intervenuti rispondendo a una richiesta del governo libico legittimato dalla comunità internazionale, la loro azione è ineccepibile e per questo dobbiamo solo ringraziarli. L’intervento aereo era indispensabile per supportare l’azione da terra anti Daesh dei misuratini che, prima dei raid americani, avevano già contato 350 morti e 1800 feriti».
Di questo avviso non sono i Cinque Stelle. Di Battista, nel recente question time alla Camera della ministra della Difesa, Roberta Pinotti, ha parlato di «follia» in riferimento alla possibilità che l’Italia conceda l’uso della base di Sigonella per i raid su Sirte. 
«I Cinque Stelle hanno un tasso di confusione molto alto per quanto riguarda la politica estera. Basti pensare all’esito delle loro missioni in Europa e in Palestina. La concessione delle nostre basi agli americani è un atto dovuto. A meno che non vogliamo fare ponti d’oro agli esponenti del “Califfato” e magari invitarli a cena».
Restano le polemiche su ciò che l’Italia ha fatto o non ha fatto in Libia Presidente Casini: stiamo facendo troppo o troppo poco a Sirte e non solo?
«Voglio essere chiaro. Stiamo facendo il minimo indispensabile per non perdere credibilità internazionale. Non si può rivendicare per mesi il ruolo guida dell’Italia in Libia e poi essere così esitanti e timidi. Nelle prossime settimane dovremo riflettere molto su questo punto e porre anche in sede europea il tema di un atteggiamento unitario sulla Libia».
Perché, questa unità non esiste? 
«In Libia, l’Europa sta procedendo in ordine sparso. C’è chi collabora con Haftar e con l’Egitto, magari pensando ad una tripartizione della Libia e chi, come noi, sostiene il governo Sarraj, in sintonia con gli americani. Ma su questo non sbagliamo noi. Sono gli atteggiamenti altrui che richiedono spiegazioni serie. Non si può al mattino all’Onu, nel suo massimo organismo decisionale, il Consiglio di Sicurezza, dare via libera ad una legittimazione internazionale del Governo di Tripoli, e poi la sera fare l’opposto in sintonia con Haftar. Se si vuole essere credibili nello stabilizzare la Libia e nel combattere il terrorismo jihadista, occorre coerenza nei comportamenti e nel fare seguire alle parole i fatti, con un supporto concreto quanto tempestivo. Altrimenti si finisce per non risultare credibili».
Dalla Libia emerge un altro dato inquietante, soprattutto per quanto ci riguarda più da vicino: il legame operativo tra i jihadisti del Daesh, e non solo, e i trafficanti di esseri umani. [Continua a leggere]

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postato il 2 agosto 2016 da redazione | in "Esteri"

Libia: sapevamo del blitz, il Paese va stabilizzato

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L’intervista di Sabrina Pignedoli, pubblicata su Il Resto del Carlino

Gli USA hanno cominciato raid aerei in Libia. Pier Ferdinando Casini, lei attualmente è presidente delle Commissione esteri del Senato. Come valuta questo attacco?
«Credo sia un ottimo intervento. Prima di tutto è stato il governo libico di Sarraj a richiederlo e questo legittima sempre di più la sua autorità. Inoltre è importante la completa liberazione di Sirte, di fatto è già avvenuta. Questo avrà come risultato stabilizzare maggiormente la Libia».

In cosa consiste l’intervento?
«A Sirte i misuratini hanno già avuto 350 morti e 1.800 feriti. Non possono permettersi altre perdite. Per questo è stato chiesto l’intervento Usa. Sirte è già per la maggior parte sotto il controllo del nuovo governo libico, ma manca una piccola enclave, dove si sono asserragliati pochi resistenti attorno a un palazzo dei congressi. I civili, invece, hanno già lasciato la città».

Era inevitabile un attacco militare?
«Prima o poi bisognava fare i conti con la stabilizzazione della Libia. Solo le anime belle potevano pensare che fosse a costo zero».

L’Italia è stata avvertita di questo raid?
«Certamente».

Perché Sarraj non ha chiesto il nostro intervento? Il governo Renzi aveva detto di voler essere in prima linea in Libia.
«Probabilmente Sarraj sa quanto sarebbe stato lungo per l’Italia approvare un raid aereo come quello che, invece, è stato autorizzato senza troppe lungaggini dal presidente americano dopo aver sentito il parere del segretario della Difesa. Il nostro ruolo è stato fondamentale in questi mesi, abbiamo aiutato la formazione di un governo in Libia, lo abbiamo reso protagonista. E anche oggi, con questa richiesta ha mostrato una sua autosufficienza».

Questi attacchi cambieranno gli equilibri internazionali, soprattutto per quel che riguarda il terrorismo?
«L’Isis è una minaccia chiara e più si allenta la presa territoriale del Califfato in alcune aree, come Siria, Iraq e Libia, più rimangono schegge impazzite che vengono esportate per attacchi. A queste poi si uniscono i lupi solitari che, di fatto, colpiscono dopo un indottrinamento su internet. La minaccia del terrorismo, al di là di questi raid, è permanente, duratura e inevitabile».

Le azioni militari, quindi, non risolvono il problema dei foreign fighter?
«Nei giorni scorsi parlavo con il premier tunisino. Mi spiegava che loro hanno circa 6mila foreign fighter che stanno rientrando dai campi di addestramento del Califfato. Mi ha detto: ‘Non possiamo metterli tutti in galera’. Anche perché tra quelle migliaia di persone ce ne sono molte che rientrano maledicendo il giorno in cui sono partiti. Altri si fingono ‘pentiti’, ma invece tramano attacchi. Vengono monitorati. Ma il problema per queste persone, anche quelle deluse dallo Stato islamico, è il contesto sociale in cui rientrano».

In che senso?
«Per paura di attacchi terroristici la gente non va più in vacanza nei paesi del Nordafrica. C’è un livello di disoccupazione crescente. L’Europa non può solo pensare a bloccare i rifugiati, deve anche aiutare le attività economiche locali, altrimenti è una battaglia che non si vince».

Non crede che l’attacco militare possa essere in contraddizione con questa visione?
«L’aiuto militare è la prima fase. In Libia è necessario per la stabilizzazione. Dopo sarà necessaria una seconda fase di aiuto sociale. Occorrono politiche di vicinato coi paesi del Mediterraneo, non solo accordi con la Turchia di Erdogan per bloccare i migranti. Non c’è solo il contenimento: l’obiettivo è aiutarli a casa loro».

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