Tutti i post della categoria: Rassegna stampa

«Unire le forze moderate, primarie per il leader»

postato il 22 marzo 2017

Berlusconi non ceda alla propaganda di Salvini

L’intervista di Paolo Mainiero pubblicata sul Mattino

Costruire un centro moderato che raccolga le forze che aderiscono al Ppe. È la proposta di Pier Ferdinando Casini, fondatore di Centristi per l’Europa, per sfidare il populismo di M5s e Lega.

I sondaggi danno il M5s m crescita: primo partito, al 32 per cento.
«Scopriamo l’ acqua calda. Siamo succubi culturalmente e psicologicamente dei grillini. Mi limito a due esempi: l’Europa e la politica».

Cavalcare l’ antieuropeismo porta voti?
«Siamo vittime di una incapacità a spiegare che l’Europa, pur con tutti i problemi, è una storia di successi e che procedere in ordine sparso significa condannarsi all’ irrilevanza. Negli anni ’50 l’Europa produceva circa il 50 per cento del Pil mondiale, oggi è al 20; l’Europa copriva la gran parte della popolazione mondiale, oggi è appena 1’8 per cento. Serve più Europa, non meno Europa e invece siamo sballottati di qua e di là dalla propaganda sul nulla di Grillo e Salvini. Dobbiamo uscire da una logica di complesso di inferiorità come se gli europeisti dovessero farsi perdonare qualcosa».

Il voto olandese dice che il populismo può essere battuto?
«In tutto il mondo vincono i partiti di opposizione. Ma come dimostra l’Olanda e, spero accadrà in Francia, arriva il momento in cui la gente si accorge che la propaganda non risolve i problemi. I populisti agitano i problemi per ingrossare il consenso ma raramente li risolvono».

Il secondo esempio, la politica. Dove nasce la sudditanza culturale e psicologica a Grillo e più in generale ai populisti?
«Il mio amico Renzi per sorreggere la campagna referendaria ci ha spiegato che per abbattere i costi della politica andava soppresso il Senato. Io ho votato sì, tuttavia non mi è sembrata una scelta saggia inseguire i grillini sul terreno dell’antipolitica. Così come c’è una classe politica che rincorre i cinque stelle nella battaglia per l’abolizione dei vitalizi, che sono già stati aboliti. Tra una copia e un originale, gli italiani sceglieranno sempre l’originale». [Continua a leggere]

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“Delirio Pd, senza di noi regala l’Italia ai populisti”

postato il 14 marzo 2017

L’intervista di Gianluca Luzi pubblicata su Repubblica

«Il delirio di autosufficienza della sinistra in Italia ha già prodotto abbastanza danni. Se nei pressi del Pd c’è nostalgia di questi disastri, affari loro». Il giorno dopo il Lingotto, la vocazione maggioritaria dei democratici, la chiusura al centro pretesa da molti, forse anche quel richiamo a Gramsci e il ritorno della parola “compagni” non hanno avuto un bell’effetto su Pier Ferdinando Casini, promotore dei Centristi per l’Europa, che invita a riflettere i suoi alleati di governo.

Senatore Casini vi sentite scaricati?
«Noi non andiamo con il piattino in mano per elemosinare una alleanza. Anche perché è tutto da dimostrare che in questo momento convenga allearsi con la sinistra, in termini di voti. Da soli forse sarebbe più vantaggioso».

Il Lingotto non le è piaciuto per niente, vero ?
«Sono rimasto molto sorpreso perché a parte Franceschini e Renzi, c’è stata una gara a chi diceva: mai con i moderati».

Soprattutto ce l’avevano con Verdini.
«Ma questa è una interpretazione caricaturale. Come se fosse stato solo Verdini a tenere in piedi il governo Renzi. Io non sono stato eletto con la destra, ma riconosco che se non fosse stato anche per Alfano e per Lupi il governo sarebbe caduto e la legislatura si sarebbe chiusa molto tempo fa».

Quindi ci vorrebbe almeno un po’ di gratitudine.
«Non c’entra la gratitudine. Il discorso è più serio e riguarda l’analisi della società italiana». [Continua a leggere]

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Così non si governa, coalizioni in campo e premio già al 35%

postato il 28 gennaio 2017

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L’intervista di Paola di Caro, pubblicata sul Corriere della Sera.

La data delle elezioni non lo appassiona: «È un falso problema. Si può votare a giugno come a febbraio, non sono 7-8 mesi che cambiano la situazione». Quello che invece interessa, e molto, a Pier Ferdinando Casini — leader dei Centristi per l’Italia — è che i partiti si impegnino perché il giorno dopo l’apertura delle urne il capo dello Stato «non sia costretto a sciogliere di nuovo le Camere per l’impossibilità di formare un governo». Rischio concreto con la legge uscita dalla Consulta, che va modificata per arrivare a una competizione reale fra i tre poli.

Poli formati da chi?
«Bisognerà capire verso quali modifiche alla legge si andrà. Perché bisognerà assolutamente lavorare sui punti critici, se non vogliamo ritrovarci in una situazione come quella della Spagna senza avere la solidità di fondo di quel Paese. Sarebbe un disastro».

L’attuale legge prevede un premio di maggioranza.
«Ma se non è attribuito alla coalizione, o comunque se è troppo alto, rischia di non scattare, e invece un premio di governabilità è assolutamente essenziale. Si potrebbe pensare ad esempio ad abbassare la soglia al 35% e attribuire un premio di governabilità alla prima lista o coalizione che la porti al 42-43%. Questo eviterebbe frammentazioni e sventerebbe un grande pericolo».

Quale?
«Si parla con troppa leggerezza di grande coalizione dopo il voto. Se passasse l’idea che alcune forze sono rassegnate a questo scenario, sarebbe il trionfo dei partiti populisti, è un messaggio che metterebbe loro le ali. E va cambiata anche la legge del Senato. Così com’è si correrebbe in collegi regionali con le preferenze: immaginiamo cosa possa significare in termini di costi, e quale dispendio comporti, un candidato che debba battersi per conquistare il voto di milioni di persone».

Parlava della necessità di costruire aggregazioni. Come vedrebbe un listone Renzi-Alfano-Pisapia?
«Immagino che le coalizioni si formino partendo da quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Mi sorprenderebbe se Alfano e Renzi, che hanno governato assieme, non corressero assieme. Pisapia? Personalmente ho grande stima di lui da quando sedeva sui banchi di Rifondazione comunista: persona seria, perbene, garantista. Ma immaginare di correre in un listone che ci veda assieme non è nel novero delle cose. Se si trattasse di coalizione poi, la domanda andrebbe rivolta a lui».

E il centrodestra come può ricostruirsi?
«Seguo sempre attentamente quello che dice Berlusconi, è grandissimo nel percepire gli umori dell’opinione pubblica, ma sinceramente non ho capito come pensa di sviluppare il rapporto con la Lega. Noi abbiamo collaborato con Renzi, lui ha sostenuto i governi Monti e Letta, cosa abbiamo a che fare con questa Lega sempre più lepenista? Vorrei capirlo».

Quali strade ha?
«Deve decidere se seguire la linea sovranista di Salvini, Meloni, Toti con FI a seguito, o guardare a quel mondo che fa riferimento al Ppe che – a differenza di Salvini – ha votato compatto per Tajani. Il bivio è questo».

E Renzi, che insiste per il Mattarellum o il voto subito, la convince davvero?
«Ho sostenuto con forza il Sì al referendum e non sono pentito. Ritengo fondamentale che si renda possibile la nascita di un governo della prossima legislatura da lui capeggiato e non mi piace il clima di accanimento contro di lui. Noi siamo impegnati ad aiutarlo, ma è importante che anche lui si aiuti. In politica si vince e si perde, ma è importante che quando si perde si sia subito pronti a comprendere le ragioni della maggioranza. Questa è la premessa per tornare a vincere. Se non c’è, è difficile»

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«Sarraj non basta, dialogo con Haftar»

postato il 13 gennaio 2017

Così fallisce l’obiettivo di contrastare la lotta agli scafisti

Pier Ferdinando Casini

Il colloquio con Lorenzo Bianchi pubblicato su QN

La Colpa dell’Italia in Libia? «È stata – è la tesi di Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione esteri del Senato – più leale di altri Paesi. Ha adottato la posizione delle Nazioni Unite e si è comportata con la correttezza che è mancata ad altri Stati che formalmente hanno sottoscritto l’appoggio a Sarraj. L’Italia l’ha sostenuto sul serio, questa è la lealtà alle organizzazioni internazionali nelle quali militiamo e crediamo».

Il ministro dell’interno Marco Minniti lunedì era a Tripoli per cercare un accordo sul contrasto al traffico di clandestini. Il 95 per cento dei migranti che sbarcano in Italia arriva dalla Libia. Non pare che sia tornato a casa con risultati clamorosi. Secondo i documenti ufficiali è stato concordato «un progetto di memorandum d’intesa» al termine di un incontro al quale hanno partecipato il premier Sarraj, il ministro degli esteri Siyala e i membri del consiglio presidenziale, Maitig e Kajman.

«Giustamente – osserva il presidente della commissione esteri del Senato – Minniti si è rivolto al governo in carica e opportunamente Alfano ha riaperto l’ambasciata. Siamo il primo Paese occidentale a farlo. Il punto è che sul terreno si muovono due forze, ossia il governo di accordo nazionale legittimato dall’Onu e altre componenti. Fra esse la più sostanziale è quella del generale Khalifa Haftar. [Continua a leggere]

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«Gli italiani a Caracas senza cibo né medicine assediati dai criminali»

postato il 29 dicembre 2016

con-la-stampa-venezuelana-alluscita-del-parlamento-venezuelano-1Il colloquio con P. Di Caro pubblicato sul Corriere

Le linee telefoniche non reggono, si comunica faticosamente con WhatsApp dal Paese che fu tra i più ricchi dell’America Latina e che oggi è sprofondato in una crisi politica ed economica senza fine.

Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri, ha deciso di andare a vedere con i suoi occhi il dramma del Venezuela, è arrivato martedì sera in una Caracas quasi deserta- «E il vuoto, la gente ha paura, si chiude in casa, non c’è nessuno in giro» – ha incontrato prima la Comunità italiana al centro Italiano-Venezuelano della capitale, poi ieri mattina il gruppo parlamentare di Amicizia tra i due paesi e Julio Borges, il coordinatore della coalizione di opposizione al presidente Maduro, già fedelissimo di Chàvez, e infine il presidente della Conferenza episcopale venezuelana.

Un’esperienza forte, quasi violenta quella della sua missione parlamentare: ieri mattina Casini ha tentato di fare visita al sindaco di Caracas Antonio Ledezma, agli arresti domiciliari da quasi due anni con l’accusa di tentato golpe (ma il processo non è mai iniziato), è stato bloccato dalla polizia, ha improvvisato una conferenza stampa in strada con la moglie del «mio amico, da tanti anni, figlio di un italiano, esempio di grande sacrificio». [Continua a leggere]

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«L’uomo solo ha fallito. Ora intesa tra responsabili»

postato il 27 dicembre 2016

Il centrista apre a un nuovo patto del Nazareno: «Con il proporzionale non ci saranno alternative»7460931474_07caa972db_o

L’intervista di A. Greco pubblicata su Il Giornale

Per il leader centrista Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera oggi alla guida della Commissione Esteri del Senato, il dopo referendum apre una fase nuova, in cui serviranno larghe intese. Al Centro.

Da cosa è caratterizzata questa fase nuova?
«Da due elementi su cui devono riflettere quelli che sono stati impegnati per il Sì come me e quelli che hanno votato No. Il primo è il sistema elettorale proporzionale, verso il quale si torna, che vuol dire la fine dell’idea dell’uomo solo al comando e dell’incapacità di stringere alleanze. Il secondo è lo scontro in Europa e nel mondo tra populismo demagogico e forze che cercano di risolvere i problemi».

Eppure, quelle in crescita sembrano le forze populiste.
«Capisco le condizioni che portano al successo le formazioni estreme: il disagio sociale, i problemi economici, la bomba immigrazione. Ma le loro ricette non sono sufficienti a cambiare cose, molto più complesse di come sono state descritte. Lo ha dimostrato la Lega, quando Maroni è stato per anni al ministero dell’Interno e ora il M5s, con la Raggi sindaco di Roma». [Continua a leggere]

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«Matteo e Silvio tornino insieme»

postato il 22 dicembre 2016

Larghe intese e proporzionale. La prossima legislatura Renzi può rifare il premier

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L’intervista di Veronica Passeri pubblicata su QN

Renzi di nuovo a Palazzo Chigi e un governo di larghe intese con Berlusconi. Ma niente fretta sul voto. E’ lo scenario che disegna l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: «Renzi serve al Paese, ha fatto degli sbagli ma ha pagato, è l’unico che si è dimesso e in fondo poteva non farlo».

Le parole di Mattarella sono un freno alle urne anticipate?
«La corsa all’interpretazione non mi piace: è la gara tra chi vuole immedesimare le parole del Capo dello Stato nelle proprie opinioni e non è rispettoso. Mattarella non ha indicato una data del voto, né ha escluso la possibilità che sia anticipato ma ha chiesto serietà e chiarezza nelle leggi elettorali. Mattarella alla prima prova importante merita veramente dieci e lode, ha condotto la crisi in modo impeccabile e senza clamori».

Se il voto slitta all’autunno Renzi finisce nell’angolo?
«Ho conosciuto i più grandi leader politici del Paese, da Fanfani ad Andreotti, da Craxi a Berlusconi. Tutti sono entrati in scena e usciti, i grandissimi sono riusciti a rientrare. I tempi sono cambiati, ma Renzi non è un comprimano: se riuscirà a dominare il suo carattere e una certa impulsività potrà tornare a Palazzo Chigi e governare questo Paese».

La fine del patto del Nazareno è l’origine di tutti i mali di Renzi?
«Il patto del Nazareno è stato rotto e questo ha provocato delle conseguenze, come una certa impostazione sul referendum. Ma il governo Renzi ha lavorato bene e oggi le condizioni oggettive riportano Berlusconi là dove lo avevamo lasciato: lui ha bisogno del governo e probabilmente la maggioranza ha bisogno di Berlusconi. Guai se Renzi la sciasse nelle mani di altri il processo: se sarà capace di essere un punto di forza come Pd e di equilibrio con le altre forze politiche tornerà a Palazzo Chigi». [Continua a leggere]

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“E’ Renzi l’unica risorsa contro Grillo ma faccia alleanze”

postato il 13 dicembre 2016

11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Alberto D’Argenio pubblicata su Repubblica

«Matteo Renzi è l’unica risorsa del Paese se vogliamo evitare di finire in mano a Grillo, ma non deve sprecarsi». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione esteri del Senato, all’ex premier Matteo Renzi consiglia calma, equilibrio e capacità di tessere alleanza. Così tornerà a Palazzo Chigi.

Presidente, cosa deve fare Renzi per riprendersi la leadership del Paese?
«Deve recuperare quella forza, quella sicurezza e quella tranquillità che gli italiani chiedono».

È stato troppo irruento?
«Gli italiani puniscono gli eccessi, Renzi pensava che il Paese avesse bisogno di un elettroshock per risollevarsi ma il suo atteggiamento è stato scambiato per arroganza. Ora deve riequilibrare la sua posizione e deve anche cambiare schema».

Cosa intende per schema?
«Con la futura legge elettorale proporzionale non contano solo i muscoli, ma anche le alleanze».

Ne sarà capace?
«Non ci sono alternative a Matteo quindi tornerà certamente in pista se farà capire che su di lui si può contare, che non è capace di correre solo i 100 metri ma anche i 1.500. In questo modo riprenderà quella campanella che oggi ha ceduto».

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Aiutiamo il giovane Matteo. La mia generazione ha fallito con le riforme

postato il 3 dicembre 2016

10471952983_b6032e6073_zL’intervista di Monica Guerzoni pubblicata sul Corriere della Sera

«Bisogna dare una mano a questo ragazzo».
Pier Ferdinando Casini, teme la sconfitta del premier?
«Noi saggi – sorride il presidente della commissione Esteri del Senato – non possiamo restare intrappolati nel gioco delle invidie, dei risentimenti, dei revanchismi. Se lo facessimo, non avremmo nulla della saggezza che gli anziani dovrebbero avere».
Gli «anziani» non erano tutti con il fronte del No?
«Per Plutarco la città si difende con le lance dei giovani e i consigli degli anziani. Ma perché gli anziani siano considerati saggi, non possono dire “non ce l’abbiamo fatta noi, non deve farcela neanche lui”. Vendicarsi perché non si è avuto un posto, non è saggio».
Ce l’ha con D’Alema?
«Dobbiamo prendere atto che la nostra generazione non è riuscita a fare quel che Renzi sta facendo. Sembrava inimmaginabile far votare ai senatori una riforma che li decapita. Gli italiani possono pure bocciarla, ma non ce n’è un’altra dietro l’angolo. E non ci si illuda che i senatori siano disponibili a rivotare la loro riduzione».
Perché Prodi ha detto Sì?
«Non ci possiamo consentire il benaltrismo. Piuttosto che nulla, meglio il piuttosto. Se Berlusconi non si fosse fatto abbindolare da Salvini, oggi lui e Prodi potevano chiudere la Seconda Repubblica con una pacificazione ed essere i costituenti di una nuova fase».
La riforma la convince?
«Che nel contenzioso tra Regioni e Stato debba prevalere l’interesse nazionale è sacrosanto. In Italia non si sa mai chi e quando decide».
Non teme che decida uno solo?
«Questa roba della deriva autoritaria fa crepare dal ridere».
Davvero la partita è aperta?
«La differenza la faranno gli elettori moderati. Tutto quello che troveremo nelle urne in più, rispetto al 30% che i sondaggi assegnano al Pd, sono moderati che hanno capito il rischio enorme di fare un favore a Grillo».
Convinto che, se prevale il No, Grillo vincerà le Politiche?
«Sarà lui l’unico beneficiario della vittoria del No, per questo i moderati come me pensano che a Renzi non c’è alternativa. Lo scontro non è tra destra e sinistra, ma tra demagogia populista e politica di responsabilità».
Se vince il No, Renzi si dimette?
«Bisogna vedere come si perde. E comunque deciderà lui, di concerto con il capo dello Stato. Da una parte ci sarebbero Grillo, Salvini, Berlusconi, dall’altra Renzi e una maggioranza solida».
Il voto all’estero è a rischio brogli?
«È a rischio stupidità. A meno che non si scoprano brogli, è previsto dalle nostre norme, proprio come il voto italiano. Ho una figlia che ha votato a Buenos Aires, i suoi diritti di cittadina italiana vanno rispettati».
Sua figlia ha votato Sì, come lei?
«Penso proprio di sì».

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“Riforme, ultima occasione. Il nostro sì, un no a Grillo”

postato il 2 dicembre 2016

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L’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Messaggero

Sono molte le ragioni forti per votare Sì. La prima è che il Sì è il voto della stabilità ed è un no a Grillo». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, ha fatto campagna referendaria con i centristi per il Sì. «Dopo tanti anni che parliamo di riforme dice – finalmente abbiamo la possibilità di realizzarle. Qualcuno sostiene che anche votando No, le si potrà fare nei prossimi mesi. La verità è che invece si metterebbe la pietra tombale sul cambiamento. Questa è la prima volta che si riesce a far votare il Senato per la propria abolizione. Se prevarrà il No, si potrà convincere nuovamente i parlamentari a dimezzarsi? In passato lo stesso Berlusconi dovette inserire nel testo, poi bocciato, una norma transitoria che escludeva effetti immediati. Se la riforma non passa, la reputazione dell’Italia finisce sotto i piedi».
Eppure, perfino l’Economist si è schierato per il No.
«La libertà di pensiero è un elemento vitale della società contemporanea. Io so che nella mia missione in Sud America, la prima cosa che mi hanno chiesto i presidenti è stata che fine avrebbe fatto la riforma. Un piccolo segnale dell’attenzione spasmodica che c’è anche nel mondo, soprattutto dopo il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump. Chi pensa diversamente finge di vedere una realtà che non c’è. Il referendum sarà il banco di prova della capacità italiana di progredire e non restare intrappolata nei propri vizi tradizionali».

I critici obiettano che non c’è superamento del bicameralismo. È così?
«Il superamento è totale. Ci si dimentica che oggi il compromesso fra il centro e le amministrazioni locali si realizza in un organismo che è la conferenza Stato-Regioni. La riforma, di fatto, la sostituisce con il nuovo Senato in modo trasparente. Inoltre, lo Stato avrà l’ultima parola e questo rassicurerà gli imprenditori che in Italia non sanno mai chi decide, come e perché. Un trasporto speciale da Nord a Sud non può essere costretto ad attraversare diverse Regioni con regole ogni volta diverse. Né una Regione può bloccare per mesi una decisione come la costruzione di un gasdotto. I guasti del titolo V della Costituzione vengono riparati da questa riforma». [Continua a leggere]

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