Archivio per Gennaio 2014

Marò ai Parlamentari: vostra presenza ci dà forza

postato il 27 Gennaio 2014

In missione a New Delhi

maròdelhi

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A ‘Telecamere’

postato il 26 Gennaio 2014

Ospite dell’approfondimento politico di Rai 3 condotto da Anna La Rosa

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«In missione a Delhi per sostenere i marò e far valere il diritto»

postato il 26 Gennaio 2014

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul “Corriere della Sera” di Virginia Piccolillo

Da quasi due anni Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono sotto accusa per la morte di due pescatori del Kerala. Ancora non sanno se il 3 febbraio verrà formulata per loro un’accusa di omicidio o di terrorismo, in base al Sua Act che prevede la pena di morte. In questi giorni sui media indiani è filtrato uno scontro tra il ministro dell’Interno, accusato di aver «ignorato un determinante parere legale» e quello degli Esteri, «furioso» perché il collega intende accusare i marò dì terrorismo.

Presidente Pier Ferdinando Casini, oggi con una delegazione italiana volerà a Delhi. Andate a riprenderli?
«No. Non spetta a noi. E non vogliamo alimentare false aspettative. È però importante che una delegazione composta dalle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, con i presidenti e rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, si presenti unita in India». [Continua a leggere]

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Quel che andiamo a fare in India per i nostri marò

postato il 24 Gennaio 2014

La lettera di Pier Ferdinando Casini al direttore di “Libero” Maurizio Belpietro

Caro direttore,
ho letto con grande interesse l’articolo che Maria Giovanna Maglie ha dedicato alla missione che una delegazione parlamentare compirà tra breve per visitare i due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India da quasi due anni. E mi preme fare qualche precisazione sulle motivazioni della visita. Come tutti sanno, si tratta di una vicenda complessa e dolorosa, che ha ancora molti punti oscuri e che da parte italiana, fin dall’inizio, non è stata sicuramente gestita nel migliore dei modi. Per questo ho proposto che il Parlamento attivi una commissione d’inchiesta sulla vicenda, in modo che ciascuno, compreso chi ha sbagliato, si assuma in pieno la sua responsabilità. Ma ho precisato che questo chiarimento sarà bene avviarlo solo dopo che Latorre e Girone saranno tornati a casa, perché farlo adesso, mentre loro sono sotto processo in india, rischia solo di peggiorare le cose. [Continua a leggere]

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Casini: “Il Parlamento non è un passacarte, non rinunceremo alle preferenze”

postato il 22 Gennaio 2014

Buono l’impianto della legge ma servono modifiche come la soglia di accesso al premio. Non temo lo sbarramento.

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Repubblica”

«L’impianto della legge elettorale è buono ma dobbiamo inserire le preferenze e alzare la soglia per accedere al premio di maggioranza». Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, non vuole alzare barricate. Le modifiche al nuovo sistema di voto le chiederà in Parlamento «dialogando con Renzi e Berlusconi», senza mettere in pericolo la maggioranza. E apre a un nuovo rassemblement di centro che unisca i popolari e il Nuovo Centrodestra di Alfano, magari per poi coalizzarsi con il Cavaliere alle elezioni politiche.

Presidente Casini, come giudica l’Italicum?
«Complessivamente mi sembra abbia una buona impalcatura e il doppio turno assicura un vincitore certo. Giudico invece troppo bassa la soglia al 35% per accedere al premio di maggioranza che oltretutto sembra non tenere conto della sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum. C’è poi c’è il tema delle preferenze: con le circoscrizioni così piccole inserire il voto di preferenza significa rendere più trasparente il processo di selezione della classe dirigente evitando gli sperperi che si verificano alle europee, dove le circoscrizioni sono ben più ampie».

Siete pronti a dare battaglia per ottenere queste modifiche?
«Il Parlamento non è un passacarte ma nessuno può dire prendere o lasciare, nemmeno noi. Su questi punti porteremo avanti una riflessione serena con tutu gli interlocutori a partire da Renzi e Berlusconi».

Quindi il governo non rischia.
«Non abbiamo intenzione di fare barricate, sono sempre segno di debolezza. Faremo dei ragionamenti seri con persone che ritengo ragionevoli. D’altra parte sarebbe un peccato disperdere il valore di questo accordo che ritengo molto importante per il futuro dell’Italia con il superamento del bicameralismo perfetto e la revisione del Titolo V della Costituzione».

L’Italicum prevede una soglia di sbarramento alta per entrare in Parlamento: vi porterà alla creazione di un nuovo soggetto di centro con Alfano, Mauro e magari i montiani?
«Oggi la sfida delle forze moderate non è più fare da argine all’area socialista, ma battere il populismo e l’antieuropeismo che in Italia con Grillo è ormai un polo consolidato. Non mi spaventa il fatto che ci dobbiamo schierare e che ci sia una soglia di sbarramento che anzi porterà ad aggregazioni e a processi virtuosi».

Conferma che è in corso un dialogo con Alfano e Mauro per questo rassemblement?
«Se non ci fosse sarebbe strano: siamo tutti nel Ppe e tutti sosteniamo il governo Letta per cui non vedo perché dovremmo essere competitivi tra noi anziché collaborativi. Di punti di unione ce ne sono tanti».

La lista si farà?
«Lo scopriremo vivendo».

Ci proverete per le europee o guardate alle politiche?
«Le elezioni europee hanno uno sbarramento più basso e credo che i processi politici non vadano subiti ma cavalcati».

Vede la possibilità che questo nuovo soggetto si possa alleare con Berlusconi in una nuova coalizione di centrodestra?
«Questa riforma a mio parere assicura un orizzonte di medio raggio alla legislatura e le alleanze si fanno sulla base della condivisione dei valori e dei programmi. Detto questo non c’è dubbio che a me piaccia di più il Berlusconi che va al tavolo con Renzi piuttosto del Berlusconi che sale sull’Aventino per far cadere il governo Letta. E mi lasci dire che non capisco le critiche al Renzi che dialoga con il Cavaliere visto che tutti sosteniamo che le riforme si fanno coinvolgendo maggioranza e opposizione. Non solo l’atteggiamento del segretario del Pd è stato coerente, ma mi ha sorpreso positivamente la scelta di percorrere la strada più difficile, quella di coinvolgere anche noi forze intermedie, anziché di fare l’accordo solo con Berlusconi. Non ha preso una facile scorciatoia il che è segno di grande intelligenza politica».

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Alla Moncloa con Mariano Rajoy

postato il 18 Gennaio 2014

L’incontro a Madrid col premier spagnolo

Con Rajoy alla MoncloaI rapporti tra la Spagna e l’Italia, la situazione politica ed economica nei due Paesi e le eventuali azioni in comune in ambito europeo sono stati alcuni dei temi trattati in un incontro con il premier spagnolo, Mariano Rajoy, e il presidente dell’internazionale democristiana e della Commissione esteri del Senato italiano, Pier Ferdinando Casini.

 

Casini e Rajoy – che dell’Internazionale DC e’ vicepresidente – hanno concordato sulla necessita’ della politica europea di contrastare piu’ efficacemente il crescente populismo e l’ondata di antieuropeismo che si riscontra in alcuni Paesi.

Altro argomento dell’incontro sono state anche le prossime elezioni europee e le future scelte del Ppe.

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Marò: Riportiamoli a casa. E poi indaghi il nostro Parlamento

postato il 12 Gennaio 2014

Caro Direttore,

ho motivo per ritenere che l’esasperazione della campagna elettorale in corso in India e la crescente influenza nazionalista possano essere contrastate più efficacemente da parte nostra mettendo a punto nelle sedi competenti strategie serie che chiamino in causa autorità sovranazionali nell’ambito della giurisdizione Onu. Di qui il vertice che si è svolto ieri in sede di governo e le determinazioni che potranno avere anche un carattere riservato per evitare un gigantesco polverone che, a questo punto, può solo danneggiare ulteriormente i nostri marò. A questo orientamento si sono peraltro ispirate le Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento italiano che in più di un’occasione hanno approfondito il tema con i ministri interessati e con il commissario straordinario, Staffan De Mistura.
Detto questo, mi preme essere chiaro e non reticente: una grande nazione come l’Italia nei momenti di difficoltà deve trovare l’unità necessaria per affrontare le avversità. Non c’è spazio per polemiche né per strumentalizzazioni che potrebbero servire a raccattare qualche voto in più, ma certo non farebbero l’interesse nazionale. D’altronde quando Danilo Taino scrive «non lasciamoli soli», penso intenda cogliere questo aspetto del problema. Ho già espresso in sede parlamentare che all’indomani della soluzione, in Italia si dovrà avviare un serio approfondimento su modalità di gestione, disfunzioni nella catena di comando e mancanza di una coerente strategia di approccio a questo incidente internazionale.
Nessuno di noi ha dimenticato l’inspiegabile rientro in porto della nostra nave, o il pericoloso ondeggiamento in ordine ad ipotesi diverse e formulate nel giro di pochi giorni circa il rientro dei nostri militari dopo le vacanze di Natale dell’anno scorso. Una commissione d’inchiesta parlamentare sarà a mio parere lo strumento più serio perché questa vicenda si concluda assegnando a ciascuno la sua precisa parte di responsabilità. Ma solo dopo il rientro dei due militari a casa, non prima.

 

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Casini: «Interessi comuni fra l’Iran e l’Occidente»

postato il 8 Gennaio 2014

Senza gli ayatollah, qualsiasi strategia regionale rischia il fallimento

«Sarebbe un errore, anzi un gravissimo errore, non portare l’Iran al tavolo per la conferenza internazionale sulla Siria. Nessuna pace potrà dirsi durevole, nell’intera area del Medio Oriente, senza il supporto e il sostegno di Teheran. Qualsiasi strategia regionale rischia il fallimento senza l’Iran». Pier Ferdinando Casini in questi giorni è nella capitale iraniana come presidente della commissione Affari esteri del Senato. Sta incontrando molti protagonisti della scena politica iraniana, incluso il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif.

L’Italia continua a credere nel dialogo con l’Iran. Pochi giorni fa la visita del ministro Emma Bonino, primo ministro degli Esteri dell’Unione Europea a raggiungere Teheran da dieci anni a questa parte. Ora lei, Casini…

«L’Italia vanta un credito nei confronti dell’Iran. La visita del ministro Bonino, l’incontro di Enrico Letta alle Nazioni Unite col presidente iraniano Rouhani, ora noi del Parlamento… Non nascondiamoci dietro a un dito, stiamo subendo il pregiudizio negativo di non essere al tavolo di Ginevra. Nonostante questo, I’Italia è vista come un interlocutore privilegiato. In Iran abbiamo sia grandi che medie e piccole imprese italiane molto attive, tutte nei settori non colpiti dall’embargo».

Intanto l’Iran non appare nella prima lista dei Paesi convocati al tavolo di Ginevra sulla Siria. E Teheran non intende accettare comunque un «ruolo secondario».

«La verità è che l’Occidente ha un grandissimo bisogno dell’Iran per una strategia regionale convincente. In Afghanistan siamo alla vigilia del ritiro delle truppe e c’è un serio rischio di ritorno al passato, con oltretutto un preoccupante aumento della coltivazione e produzione di oppiacei e in generale delle droghe: l’aiuto dell’Iran sarà essenziale. In quanto alla stabilizzazione dell’Iraq, unico altro Paese sciita dell’area, è ovvio dover contare su Teheran: pure qui l’Iran e l’Occidente hanno un interesse comune, battere i militanti sunniti di Al Qaeda. Hezbollah è un attore ormai globale, sia per la Siria che per il Libano. E la stessa questione palestinese trova nell’Iran un interlocutore obbligato».

 Lei crede che gli Stati Uniti la pensino così? Cioè che arrivino alle sue stesse conclusioni?

«Il disgelo tra Iran e Occidente, quindi con gli Stati Uniti, non è frutto di un sentimento generico ma, appunto, di interessi comuni. E se l’Occidente ha le sue esigenze di stabilità in quel quadrante geografico, l’Iran subisce pesantemente gli effetti delle sanzioni soprattutto nei settori di alta tecnologia. In quanto agli Usa, io credo che se l’amministrazione Obama ha deciso di impegnarsi nei negoziati sul nucleare, sa che non possono fallire. E lo stesso vale per la dirigenza iraniana: e qui bisogna tenere conto che molti settori interni, soprattutto quelli più conservatori, prosperano anche economicamente proprio sulle sanzioni».

In tutto questo quadro internazionale, però, Israele appare duramente ostile verso qualsiasi accordo con l’Iran. Cosa ne pensa?

«Credo che Israele svolga ottimamente il suo ruolo e faccia bene a mettere in guardia l’Occidente da qualsiasi eccesso di ingenuità. Ma Israele sa con altrettanta chiarezza che la sua difesa è imperniata sul realismo. Una volta garantito che il processo di intesa sul nucleare è una cosa seria, anche Israele capirà. Avremo, come Italia, il nostro ruolo, in questo chiarimento: nel nostro Paese non c’è una sola forza politica che possa essere considerata in alcun modo anti-israeliana…».

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Visita ufficiale in Iran

postato il 7 Gennaio 2014

Incontri della delegazione italiana con il ministro degli Affari esteri iraniano Zarif, il Presidente del Consiglio del Discernimento, Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, il Nunzio apostolico in Iran, monsignor Leo Boccardi ed il presidente Commissione sicurezza nazionale ed Affari esteri del parlamento iraniano, Alaeddin Boroujerdi.

Amicizia Italia- Iran – C’e’ una tradizione di amicizia fra il parlamento italiano e quello iraniano che abbiamo rinnovato in questa circostanza. Le incomprensioni e fatti che ci hanno diviso in questi anni sono chiari a tutti, pero’ oggi non si tratta di sollevare problemi del passato ma di guardare avanti. Abbiamo colto nei nostri interlocutori un grande interesse per l’Italia e per la nostra posizione che il ministro Bonino e’ gia’ venuto qui ad esprimere direttamente.
Ripresa degli scambi commerciali. Auspico che, superata questa fase si rinnovino quegli scambi commerciali ed economici che sono stati drasticamente abbattuti, quantitativamente, dall’embargo e da questa stagione.
Ginevra 2. Il negoziato a Ginevra e’ complicato, tutt’altro che scontato nei suoi esiti ma noi auspichiamo che si possa raggiungere un’intesa anche perche’ l’Iran e’ un grande paese, importante per la stabilita’ dell’area, e puo’ essere associato a scelte fondamentali per il futuro dell’Afghanistan, della stessa Siria, del Libano e della questione palestinese.

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