postato il 27 Settembre 2011 | in "Economia, Giovani, In evidenza, Mezzogiorno, Politica, Spunti di riflessione"

Svimez 2011, dal Sud si continua a emigrare

Disoccupazione in aumento, fuga e spreco di cervelli. È un ritratto a tinte fosche quello che emerge dai dati del Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno. Al sud Italia meno di un giovane su tre lavora (meno di uno su quattro per se si parla delle donne), mentre continua il ‘drenaggio’ dalle aree deboli del Paese a quelle con maggiori possibilità di trovare un’occupazione.
Dal 2000 al 2009 sono state quasi 600mila le persone che hanno abbandonato il Mezzogiorno. A livello locale, le perdite più forti si sono registrate a Napoli (-108mila), Palermo (-29mila), Bari e Caserta (-15mila), Catania e Foggia (-10mila).
Secondo lo studio, inoltre, nei prossimi vent’anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro. Una tendenza che, nel 2050, porterà gli under 30 dagli attuali 7 milioni a meno di 5. Le cause? Bassa natalità, bassissima attrazione di stranieri, emigrazione.
Il rischio paventato è quello di un vero e proprio “tsunami” demografico: da un’area giovane e ricca di menti e braccia, il sud Italia si trasformerà nel prossimo quarantennio in un’area spopolata, anziana, sempre più dipendente dal resto del Paese.
E la politica come incide su questi dati?
Secondo lo Svimez la Manovra economica avrà un effetto ulteriormente depressivo sul Mezzogiorno, e il contributo delle regioni meridionali al risanamento finanziario arriverà al 35% del totale nazionale, una quota superiore di 12 punti percentuali al suo peso economico. I motivi? I tagli agli enti locali (6 miliardi di euro) e la contrazione degli investimenti pubblici nazionali e regionali, per effetto del Patto di stabilità.
Il Paese, da quanto emerge, continuerà a marciare a due velocità. Motivo che ha spinto il presidente della Repubblica a rivolgere, ancora una volta, un appello a colmare il divario Nord-Sud, perché il rilancio della crescita economica e sociale del Paese “Non può trovare uno sbocco effettivo – sottolinea Napolitano – senza una strategia di valorizzazione del potenziale e decisivo apporto delle risorse del Mezzogiorno a un nuovo più intenso e soddisfacente sviluppo nazionale”.
Dite la Vostra

2 Commenti

Commenti

  1. Il divario tra il nord ed il sud sembra sempre più incolmabile ed il fatto che, come sottolinea la ricerca dello Svimez, la manovra economica rischia di avere un effetto ancor più depressivo sul Mezzogiorno, rappresenta la chiara dimostrazi…one di un’azione politica, da parte del governo, che non guarda assolutamente agli interessi del sud e non è un caso che molti amministratori del Pdl, eletti in comuni, province e regioni del sud, siano sul piede di guerra…


  2. La manovra ha colpito soprattutto le fasce più deboli, quindi è vero che contro la crisi, c’è stata una manovra contro il Sud.
    Gli enti locali, ne soffriranno più al Sud che al Nord.
    Vero anche questo, ma è anche vero che più denaro hanno in cassa e più ne sperperano, in opere inutili e/o addirittura dannose, in clientelismo ed assistenzialismo diseducativo che allontana i giovani dal mercato del lavoro, e le imprese dalla produttività e dall’efficienza. Gran parte dei bilanci regionali và alla sanità, ebbene i servizi forniti sono inesistenti, e quando ci sono inefficaci, a volte riescono a fare più danni della malattia. Chi può và a curarsi al Nord!
    Il personale nella sanità, come altrove tutto raccomandato ed intoccabile, protetto politicamente, nella 1a, nella 2a e nella terza Repubblica. Tanto i politici vanno a farsi curare altrove, tutti gli atti amministrativi che gli servono, per loro e per i loro “clientes” li ottengono, in modo lecito o illecito.
    Anche chi governa e rimprovera al sud tutto ciò, opera allo stesso modo e non si sogna nemmeno di creare le condizioni per stroncare l’andazzo. Ormai non c’è più nemmeno la speranza di far cambiare le cose. Potremmo sperare di spazzare i partiti dalle amministrazioni locali, rimpiazzando tutti gli uomini, ma con chi? Con quali uomini? Ormai non c’è più cultura dello stato, della legalità, delle regole, del senso civico, del bene sociale, dell’amore per gli altri.
    Senza valori, senza uomini di valore, c’è il grosso rischio che la nostra civiltà decada lentamente ogni giorno di più, e la storia purtoppo ci insegna che questo è già accaduto molte volte.




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