Archivio per agosto 2011

1 settembre, Labro (RI)

postato il 31 agosto 2011

Ore 17.00 – (Antico Borgo)

Partecipa  alla Festa Nazionale di Api

 

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La manovra è un insulto agli italiani

postato il 31 agosto 2011

La manovra è ormai senza padri e senza madri e senza copertura finanziaria. Il governo è in stato confusionale e cambia idea ogni giorno: sulle Province, sul contributo di solidarietà e oggi sulle pensioni. E’ veramente un insulto agli italiani che avrebbero bisogno prima di tutto di serietà.

Pier Ferdinando

 

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Rassegna stampa, 31 agosto ’11

postato il 31 agosto 2011
Era tanto che non vedevamo un Berlusconi così in “forma” come quello di ieri: presentando, infatti, la “nuova” manovra (quella che, per intenderci, hanno subito bocciato sia i mercati che la BCE) ha giurato che essa ora è “più equa” e che serve quindi “la collaborazione delle opposizioni”: sarà, ma a noi sembra il solito giochetto del “tiro il sasso e ritiro la mano”. I giornali di oggi riportano infatti le dichiarazioni “congiunte” di Bersani e Casini, che hanno fatto i conti in tasca alla manovra e che si sono accorti benissimo che manca assolutamente la copertura finanziaria per realizzarla: è solo un pasticcio truffaldino, che non garantirà l’introito previsto. Senza contare il fatto che l’ennesimo decreto continua a scontentare dentro e fuori la maggioranza: La Stampa ha raccolto il parere di due amministratori locali, Alemanno e Tabacci, che si dicono ugualmente delusi, perché “i tagli restano” e così il grosso resta sul groppone dei sindaci che saranno costretti a diventare degli esattori. Se infatti per B. questa manovra è “equa” (ma piace solo a lui, chiosa ItaliaOggi),  per il nostro Pezzotta su Liberal è quanto di più “immorale” si potesse produrre: perché grava sui soliti noti, non presenta nessuna riforma strutturale, continua a mentire al popolo italiano; per Libero, però, questa, oltre che la vittoria di Berlusconi, è soprattutto la sconfitta di Umberto Bossi e Giulio Tremonti, che escono sconfitti e supini dal lungo tira e molla con il resto della maggioranza (proprio al ministro dell’Economia, il direttore del Riformista Macaluso indirizza oggi un paio di domande interessanti). Infine, leggete due pezzi che offrono ricette interessanti per fare ripartire l’economia (in linea con quello che abbiamo sempre sostenuto): dal Foglio, con il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, Mariano Bella, e da Repubblica, con l’ex vicedirettore generale della Banca d’Italia, Pierluigi Cocca.

Berlusconi: “La manovra è più equa. Le opposizioni collaborino” (Alessandro Frulloni, Corriere)

Casini: è truffaldina e non ha le coperture (Liberazione)

Bersani e Casini: decreto pessimo (Celestina Dominelli, Sole24Ore)

Bersani e Casini attacano: “Misure truffaldine” (Alberto Custodero, La Repubblica)

L’ira di Bersani. A Casini non tornano i conti (QN)

Alemanno: “Non basta, azzerate i tagli” (Francesca Schianchi, La Stampa)

Tabacci: “Questo governo ha trasformato i sindaci in esattori” (Marco Alfieri, La Stampa)

La manovra immorale (Savino Pezzotta, Liberal)

Giulio e Umberto escono perdenti (Libero)

Due domande a Tremonti (Emanuele Macaluso, Il Riformista)

Rutelli: governo per le riforme (Alessandro Calvi, Il Riformista)

Vademecum per liberare l’economia (e non solo il commercio) (Mariano Bella, Il Foglio)

Tre mosse per l’economia italiana (Pierluigi Ciocca, La Repubblica)

Tagli alle provincie, si parte subito. In un anno può diventare realtà (Fabrizio de Feo, Il Giornale)

Questa manovra piace solo a Silvio (Emilio Gioventù, ItaliaOggi)

Le accuse di Calderoli ai politici fannulloni (Gian Antonio Stella, Corriere)

Se Parigi vince, Roma non perde (Marta Dassù, La Stampa)

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La cultura italiana ha un futuro?

postato il 31 agosto 2011

“Riceviamo e pubblichiamo” di Jakob Panzeri

Beati i tempi in cui gli antichi filosofi si vantavano del loro sapere “inutile” perché privo di qualsiasi risvolto o guadagno e rivolto unicamente all’elevazione della propria anima e a un amore puro e disinteressato verso il sapere. Sapere che inutile non doveva tanto essere se dopo secoli di distanza continua ancora a parlare all’uomo moderno e a brillare del suo valore. Aristofane paragonava le sue commedie alle mele che i greci mettevano d’inverno in mezzo ai vestiti per conservarli, come la nostra naftalina. Oggi l’inutilità della cultura non è più un vanto ma soltanto motivo di disprezzo. Lo sa bene l’Accademia della Crusca  soffocata nel suo grido d’allarme : “Aiutateci a costruire un futuro”.

L’Accademia della Crusca era stata bollata come ente inutile dalla recente manovra finanziaria perché risultava con meno di 70 dipendenti, unico criterio stabilito senza alcuna considerazione riguardo il prestigio, la storia, l’utilità reale degli enti. Inutile come la fondazione Benedetto Croce, il Museo storico della Fisica e l’Accademia fiorentina. Fortunatamente il pericolo di chiusura sembra evitato, ma rimane il paradosso delle istituzioni politiche che giudicano inutile questa accademia per l’esiguo numero dei dipendenti, che poi sono le stesse che non permettono alla ente pubblico Accademia della Crusca di assumere nuovi dipendenti.

“È un paradosso: noi abbiamo solo 6 dipendenti, 3 in biblioteca e 3 in segreteria, solo perché con i fondi erogati dallo stato non ci possiamo permettere di assumere più persone. Ci sono anche dai 20 ai 30 collaboratori con contratti a progetto, a seconda dei finanziamenti che riceviamo, precari in posizione chiave: chi mantiene il sito, chi digitalizza le opere della biblioteca, chi cura l’archivio, chi si occupa delle pubblicazioni. In più ci sono circa 60 accademici, illustri studiosi di tutto il mondo che come me lavorano per l’Accademia senza percepire alcun compenso” (Nicoletta Maraschio, presidente Accademia della Crusca) .

Paradosso nel paradosso: tutto ciò avviene mentre ci sono, come documentato in una recente puntata di Superquark, più di 17.000 laureati in materie umanistiche inabili a trovare una sistemazione nel mondo di un lavoro che non accetta il loro sapere, letterati, filologi, filosofi e archeologi la cui passione ha prevalso sulle logiche perverse del mercato e li ha spinti su una strada che pur appare senza futuro, giovani che sicuramente avrebbero e dovrebbero avere l’opportunità di manifestare il loro talento e il loro amore in istituzioni e fondazioni come l’Accademia della Crusca e farebbero sicuramente un lavoro migliore degli incompetenti che hanno restaurato l’anfiteatro di Pompei con il cemento armato, un vero stupro alla cultura pompeiana denunciato da Gian Antonio Stella sulle colonne de “Il Corriere della Sera” .

Paradossi, ancora paradossi: come il numero di medici e ingegneri di cui abbiamo una grave carenza quando ogni anno 1 aspirante ingegnere su 3 non riesce ad accedere ai politecnici e 1 aspirante medico su 10 deve rinunciare al sogno del camice bianco. Tutta l’organizzazione della cultura italiana è un paradosso. Come paradossale è la condizione della nostra ricerca: siamo fanalino d’Europa per i fondi erogati (circa il 0.6% del Prodotto Interno Lordo) e per il numero di ricercatori in Italia, eppure abbiamo il più alto tasso di produttività e di pubblicazione di paper scientifici in rapporto alla popolazione. I ricercatori italiani hanno un tasso di produttività maggiore dei rinomati politecnici e cliniche svizzere e nei laboratori di ricerca europea come il centro di biologia molecolare di Heidelberg sono più i nomi italiani che tedeschi e francesi con compiti di dirigenza. La ricerca italiana, che ha iniziato il suo grande boom nei primi anni ’80 anche sull’onda dell’ammirazione per i Premi Nobel assegnati a Rita Levi Montalcini per la medicina e Carlo Rubbia per la fisica, in ventanni è quadruplicata con un tasso di produttività e di ingegno che oggi si trova soltanto in Cina, India, Brasile, futuri dominatori dell’umanità. Dal 2005, la ricerca italiana, ferita da continui tagli e mancanza di sostegno, arretra nelle classifiche internazionali ma non smette di continuare a brillare e presentare i suoi frutti al mondo.

Ma non possiamo chiudere questo articolo senza aver dato uno sguardo all’estero e in particolare alla Germania, l’unico paese europeo che può essere definito davvero al di fuori della crisi e che costituisce l’autentico baluardo dell’Unione Europea: la Germania ha compiuto la precisa scelta nelle sue manovre finanziarie di escludere qualsiasi taglio a istruzione e ricerca perché come ha dichiarato il direttore del Museo della Scienza e della Tecnica di Monaco :” Lo stato tedesco sa che un ignorante domani costerà allo Stato più dell’opportunità e del dovere di istruirlo oggi e che la tecnologia e la ricerca che sosteniamo continueranno a fare grande il popolo tedesco”. In Germania l’Istituto per la lingua tedesca di Manneheim, l’analogo della nostra Accademia della Crusca, può contare su 80 dipendenti e una dotazione ordinaria di circa 8 milioni di euro. I fondi erogati alla nostra accademia dal Ministero per i Beni Culturali sono invece soltanto 200.000 euro. Stessa situazione per i musei “gemelli” della Scienze e della Tecnica di Monaco e di Milano, il secondo riceve dallo stato italiano la decima parte dei finanziamenti tedeschi.

E’ questa la domanda: la cultura italiana ha un futuro?

Il motto dell’Accademia della Crusca è il verso petrarchesco “ Che il più bel fiore colga”.

Troviamo allora il coraggio di cogliere questo fiore e di far germogliare i suoi semi.

Costruiamo un futuro!

 

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31 agosto, Cadriano di Granarolo (BO)

postato il 31 agosto 2011

Ore  16.30 – via Don Minzoni 2

Visita alla Cooperativa l’Operosa

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Una manovra senza orizzonte

postato il 31 agosto 2011

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

La manovra in questi giorni è stata ulteriormente modificata e quello che è uscito ha quasi il sapore di una beffa, perché Bossi e Berlusconi si sono appropriati di una nostra proposta, facendola passare per una loro idea.

Intendiamoci, noi non ci lamentiamo di questo, ma ci lamentiamo perché non hanno preso le nostre proposte più importanti, ovvero le politiche per la famiglia.

A giugno solamente noi avevamo votato a favore dell’eliminazione delle province , mentre Lega e PDL si erano strenuamente opposti a questa nostra proposta.

Oggi, invece, affermano, gloriandosene, di avere deciso un importante taglio dei costi della politica , e io mi chiedo: cosa è cambiato da Giugno a ora?

Nulla. Ma il punto non è a chi attribuire il merito del taglio delle province, chi legge i giornali e ha buona memoria lo sa benissimo, ma semmai che il taglio delle province doveva essere propedeutico ad un altro punto fondamentale: una politica seria di aiuti alle famiglie numerose.

E’ chiaro che attuare una simile politica ha un costo, che non può essere pagato dai cittadini, ma che può essere affrontato con il taglio alla politica.

Il dimezzamento dei parlamentari e l’abolizione delle province, noi lo abbiamo sempre visto come uno strumento per reperire fondi da destinare alle famiglie numerose, per rinnovare il loro potere di acquisto consumato dalle ultime scriteriate politiche di questo governo, in modo da stimolare il mercato interno e contrastare gli effetti depressivi di una manovra che si caratterizza per le sue tasse.

Siamo felici che siano state accolte le nostre rimostranze verso la tassa di solidarietà: era ingiusta verso quello che per noi è ceto medio, mentre è giusto che a pagarla siano i politici, proprio per dare il buon esempio.

Infine, speriamo che vi sia il tempo per il governo per tornare indietro sull’assegnazione delle 6 frequenze del digitale terrestre ancora in ballottaggio. E’ un regalo inaccettabile, lo abbiamo detto e lo ripetiamo, soprattutto alla luce della recente asta per le frequenze della banda larga mobile che proprio oggi ha visto raggiungere offerte per un controvalore di 2,3 miliardi di euro e vedrà nei prossimi giorni iniziare la fase dei rilanci.

Alla luce di ciò, è legittimo pensare che se vendessimo, con lo stesso meccanismo, le frequenze del digitale ancora libere potremmo raggiungere la cifra di 3 miliardi di euro, e forse superarla, in modo da avere fondi da destinare alla famiglia e allo sviluppo della banda larga per internet e colmare il gap tecnologico che ci separa dal resto del mondo.

Per questo motivo guardiamo con interessi ai prossimi giorni: la nostra idea di tagliare tutte le province era ottima, e alla fine lo hanno riconosciuto anche gli altri attori politici che si sono adeguati, e siamo sicuri che le nostre idee in tema di sostegno alla famiglia e di vendita delle frequenze digitali siano pure ottime e possano rilanciare l’Italia.

 

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La manovra è pessima ma faremo di tutto per migliorarla

postato il 30 agosto 2011

L’intervista ai microfoni del Tg3

Questa manovra così com’è è pessima, è evidente che i conti non tornano. Noi faremo di tutto per migliorarla se saremo ascoltati, perché finora è  stato solo un dialogo all’interno della maggioranza. Il Presidente del Senato Schifani nei giorni scorsi ci ha chiamato, ha chiesto collaborazione istituzionale da parte dell’opposizione. L’ho rassicurato e rassicuro tutti gli italiani:  cercheremo di evitare guai peggiori.

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Rassegna stampa, 30 agosto ’11

postato il 30 agosto 2011
Il Terzo Polo ha presentato ieri la propria contromanovra, che sarà inserita come un unico emendamento al decreto del governo in sede di votazione: si tratta – come vi avevamo largamente anticipato – di una serie di proposte concrete e (lasciatecelo dire) anche “coraggiose”: meno spesa e meno tasse, meno debito, evasione e corruzione, più crescita e coesione, più equità per donne e giovani. Come spiegato da Casini sul Sole, il grande difetto della manovra del Governo è l’assoluta assenza di riforme “strutturali”, l’assoluta incapacità di saper “approfittare” del momento di crisi per rilanciarsi e reinventarsi: si è preferito mettere una pezza qua e là, nella speranza di arginare la piena: e allora, visto che non lo hanno fatto loro, ci abbiamo provato noi e nella nostra manovra potrete trovare tutto, dalla riduzione della pressione fiscale alla riforma delle pensioni, passando per un grande patto generazionale e il quoziente familiare; l’abolizione delle province e la riduzione delle spese della pubblica amministrazione; la banda larga per il mezzogiorno, le deduzioni per le famiglie e la riduzione Irap per le imprese; le liberalizzazioni, la riforma della giustizia e una patrimoniale del 5 per mille sulle grandi attività finanziarie superiori ai 10 milioni di euro. Una manovra liberale e responsabile, che si è avvalsa del contributo dei nostri migliori parlamentari e del sostegno del senatore Nicola Rossi, presidente dell’Istituto Bruno Leoni (così come fa notare Susanna Turco sull’Unità). Abbiamo scelto, quindi, di dire no a un “compromesso al ribasso”, che pagheranno – così come accusa Falasca sul Sole – soprattutto le nuove generazioni, i “soliti ignoti” condannati sempre più a non avere futuro in questo Paese; e non è certo un caso che sia l’Europa («Ci saremmo aspettati delle decisioni rapide e soprattutto chiarezza, perché questo vogliono i mercati. Un continuo cambio di misure annunciate e un continuo allungamento dei tempi vanno nella direzione opposta»: leggete Del Re da Linkiesta e il commento di Gambrotta su MF) che i mercati siano rimasti delusi da questa “nuova” manovra governativa (Oscar Giannino sul Messaggero sostiene che Berlusconi ha forse evitato il peggio, ma che così non può ancora andare bene). E non è sempre un caso, così come ci racconta Andrea Tornielli su La Stampa, che l’ala moderata e cattolica del centrodestra (in primis, il popolo di Cl così come noi vi avevamo fatto notare giorni fa) si stia preparando a giocare una partita in proprio (incrociandosi addirittura con le opposizioni), per superare questi schemi e aprire a un nuovo contenitore. A un nuovo centrodestra.
Casini: decreto pasticciato, mancano interventi strutturali (Celestina Dominelli, Sole24Ore) 

Pd e Udc: i conti non tornano. Casini avverte: rischio baratro (Diodato Pirone, Il Messaggero)

Il Terzo Polo: molta confusione, poco coraggio (Carlo Bertini, La Stampa)

Il Terzo Polo presenta le sue proposte. C’è anche Nicola Rossi (Susanna Turco, l’Unità)

Il sospetto del terzo polo: questi conti non tornano (Caterina Maniaci, Libero)

“Compromesso al ribasso”. Le proposte del Terzo Polo (Il Riformista)

Si è scelto di rinviare le riforme strutturali (Giampiero Falasca, Sole24Ore)

Ma anche così piace all’Europa? (Gianni Gambrotta, MF)

La nuova manovra delude l’Europa (Giovanni del Re, Linkiesta)

I mercati chiedono certezze (Oscar Giannino, Il Messaggero)

Tremonti sveste i panni del prof per uscire dall’isolamento nel Pdl (Fabrizio de Feo, Il Giornale)

La congiura inesistente del capitalismo (Giuseppe Bedeschi, Corriere)

Basta leader demiurghi: “I cattolici oltre Berlusconi” (Andrea Tornielli, La Stampa)

Bisogno di onestà nel Paese dei Furbi (Umberto Ambrosoli, Corriere)

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Terzo Polo, ecco la contromanovra

postato il 30 agosto 2011

Meno spesa e meno tasse, meno debito, evasione e corruzione, più crescita e coesione, più equità per donne e giovani. Sono questi gli assi portanti della contro-manovra del Terzo polo depositata ieri in commissione Bilancio al Senato sottoforma di un pacchetto di emendamenti al decreto anti-crisi, cui si accompagna una pesante bocciatura delle scelte di Berlusconi e dei suoi alleati. La proposta presentata dai vertici del  Terzo Polo avrebbe come effetto una riduzione della pressione fiscale, rispetto alla proposta della maggioranza poiché intervenendo davvero sui tagli di spesa come propone il Terzo Polo, la pressione fiscale si fermerebbe al 42%. Il pacchetto di Api, Udc, Fli e Mpa propone una riforma delle pensioni che dovrebbe portare a cancellare il sistema delle quote dal 2012 e permettere di andare in pensione o a 65 anni o con 40 anni di contributi. L’obiettivo del Terzo Polo è un grande patto generazionale tra genitori e figli che passi attraverso la revisione del sistema previdenziale. La proposta porterebbe un risparmio per diversi miliardi di euro (oltre 5 miliardi nel 2014) che dovrebbero essere destinati non alla riduzione del deficit, ma interamente a incrementare l’occupazione giovanile e favorire la riqualificazione dei 40-50enni che perdono il lavoro. Ma c’è spazio anche per le donne, per cui si propone l’equiparazione del settore privato a quello pubblico e l’andata in pensione a 65 anni: i soldi sarebbero destinati all’occupazione femminile e al quoziente familiare. Tra gli obiettivi del Terzo Polo c’è l’abolizione delle province, o meglio della soppressione di tutte le province sotto i 550 mila abitanti, che le farebbe passare dalle attuali 110 a 37, con un risparmio a regime di due miliardi di euro. Accanto all’abolizione delle la riduzione delle spese della pubblica amministrazione (in particolare gli acquisti delle regioni in sanità) di 16,4 miliardi di euro nel 2012, 20 nel 2013 e 25 nel 2014 per trasformare i fondi perduti in credito di imposta, risparmiando 23 miliardi l’anno, oltre all’asta delle frequenze tv i cui proventi sarebbero assegnati alla banda larga per il mezzogiorno. Con i tagli ottenuti da queste, secondo gli esperti del Terzo Polo,  è possibile pensare di azzerare il deficit ma anche prevedere deduzioni per le famiglie e riduzione Irap per le imprese. Si spinge poi sulle liberalizzazioni con il divieto di affidare in house servizi a società e scioglimento di quelle esistenti. Nel caso in cui un’amministrazione rinunci a liberalizzare non potrà scaricare il costo sui cittadini con nuove tasse e tariffe. C’è anche un capitolo giustizia:  il Terzo Polo propone di intervenire sul processo civile con la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, obbligo del giudice a rispettare il calendario fissato per le udienze e una riforma del sistema delle notifiche civili e penali tramite posta elettronica certificata. Per eliminare l’odioso e iniquo contributo di solidarietà, infine, il Terzo Polo propone di introdurre una patrimoniale del 5 per mille sulle grandi attività finanziarie e immobiliari superiori ai dieci milioni di euro.

 

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Manovra confusa e pasticciata, si rischia baratro

postato il 29 agosto 2011


La Manovra appare sempre più confusa e pasticciata e si preoccupa non tanto delle riforme strutturali che servirebbero al Paese, quanto di fare subito cassa nel modo più semplice: mettendo le mani nelle tasche dei cittadini.
Il richiamo del capo dello Stato ad un clima di collaborazione ormai è disatteso dai tentativi nella maggioranza di trovare la quadra al suo interno. Se non ci si pone la questione delle cose da fare, e non quella delle cose che portano voti, andremo sempre più verso il baratro.
Nonostante la chiusura di fatto della maggioranza riteniamo che venga prima il Paese delle nostre beghe. Percio’ cercheremo di migliorare la Manovra, anche se gravata da un peccato originale che peggiora andando avanti.

Pier Ferdinando

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