postato il 27 Maggio 2010 | in "In evidenza, Politica, Riceviamo e pubblichiamo"

Criteri originali di abolizione delle province

Italia“Riceviamo e pubblichiamo”, di Andrea Ugolini
Dopo due anni di orecchie da mercante il governo “Tremonti” si è ricordato che nel programma vi era la promessa di eliminare le province inutili, il numero 110 è enorme ed ingiustificato.
Oggi avendo riscoperto la crisi, ormai le elezioni si sono fatte e la propaganda è terminata, scopro con iniziale piacere dell’abolizione di 9 province.
Tra me e me ho pensato “un debole inizio ma pur sempre un inizio incoraggiante”.
Il secondo pensiero è stato: ma quanto si può risparmiare con l’abolizione di nove province visto che le strade provinciali, le scuole provinciali, la polizia devi continuare a finanziarla?
Inoltre queste nove province saranno accorpate ad altre che vedranno aumentare il numero dei loro consiglieri, anche se da quest’ultima voce un piccolo risparmio si avrà.

Il terzo pensiero che mi è giunto è stato quello dei criteri utilizzati. Come primo criterio non si eliminano le province di regioni a statuto speciale, come ovvio che sia. E’ da tenere comunque presente che alcune, come in Sardegna, sono piccolissime.
Il secondo criterio: si eliminano le province che contano meno di 220.000 abitanti. Le province che superano questa “fascia” sono più del 70%.
Guardando attentamente però si capisce perché l’asticella è stata tenuta così bassa, molte province del centro-nord si salvano per un pelo.
Inoltre è grottesca l’eliminazione in un colpo solo delle province di Ascoli Piceno e di Fermo che solamente un anno fa si sono separate mentre unificate raggiungevano i 400mila cittadini.

Ma è il terzo criterio che è assurdo e ridicolo, non vengono eliminate le province che, anche se non si trovano in regioni a statuto speciale, anche se non arrivano a 220.000 abitanti, confinano con un Paese estero.
Con questo sistema del tutto originale si salvano province come Sondrio, Vercelli, Imperia, Verbania, e Verbano-Cusio-Ossola a forte presenza leghista.
Mi viene una domanda, ma da quando le province fanno politica estera?
Quando partiranno le città metropolitane che sono sulla carta costituzionale da 20 anni?

Perché sminuire una iniziativa nobile come l’abolizione delle province in un risparmio misero per accontentare i soliti leghisti?
Ed ecco se quanto sopra verrà confermato cosa accadrà:

9 su 110 eliminate di cui 4 al sud,4 al centro e 1 al nord.
1 in Piemonte che sembra l’unica del nord a pagare,…chiaramente neanche una nel Lombardo Veneto.
Ancora una volta il “Re Umberto” festeggerà il dio Po.

12 Commenti

Commenti

  1. Manovra economica: qualcosa di buono c’è!

    Togliere di mezzo la stragrande maggioranza delle province, rendere più snelle le regioni, accorpare molti comuni e comunelli, tagliare i tanti enti inutili, ma costosissimi che sono la vera bolletta che le famiglie italiane non possono più pagare. La ‘casta’ frena. Vuole conservare tutto questo impianto fatto di regioni, province, comuni e comunità montane, consigli di quartiere a vari livelli che l’Italia non si può più permettere. Quindi ben vengano provvedimenti come quello contenuto nella manovra economica da 24 miliardi di euro approvata dal governo, che prevede la soppressione delle province inferiori a 220mila abitanti, ad esclusione di province che fanno parte di regioni a statuto speciale e/o che confinano con stati esteri. Bisogna quindi, ad esempio, depurare dall’elenco province poco popolose, ma facenti parte di regioni speciali quali Sardegna e Sicilia, oppure la provincia di Aosta. Al netto di questi dati, le province a rischio sono: Ascoli (212.846 abitanti), Matera (203.770), Massa (203.698), Biella (187.314), Vercelli (180.111) Fermo (176.488), Crotone (173.370), Vibo Valentia (167.334), Rieti (159.018), Isernia (88.895). 10 PROVINCE IN TUTTO, UN PO’ POCHINO! Tanto baccano per così poco! Ma speriamo sia solo l’inizio di una lunga opera di risanamento e di rifondazione di un paese tanto vecchio e troppo costoso! Ma le Province, quanto ci costano? Dai dati dell’Unione delle Province Italiane il 73% dei bilanci si distribuisce in spese correnti e soltanto il 27% in investimenti. Quindi, 3/4 dei soldi servono al mantenimento delle stesse province e solo 1/4 vengono utilizzati per il cittadino. Il costo complessivo delle province supera i 10 miliardi di euro. In base ai dati pubblici disponibili relativi ai bilanci, la somma delle sole spese correnti; considerando le spese in conto capitale le spese superano i 20 miliardi di euro all’anno. E si finanziano attraverso la “R.C.-Auto” e da altre imposte relative all’auto. La retribuzione mensile di un presidente varia tra 4.000 e 7.000 euro (a seconda del numero di abitanti della provincia considerata), quella di un vice-presidente tra 3.000 e 5.200 euro, quella di un assessore tra 2.700 e 4500 euro, cui si devono aggiungere i gettoni di presenza dei semplici consiglieri. Adesso si comprendono meglio quali sono gli argomenti che animano le “resistenze” della casta!


  2. Un applauso fortissimo a PF Casini: 1° a battere questo tasto nell’occasione topica. Mi sono unito dal 1974 a questa invocazione. Dopo 36 anni, le province sono passate da 92 a 110, più inutili e più pesanti che mai. Sono il nodo che fiacca la programmazione regionale, che deresponsabilizza gli amministratori pubblici. Vanno tolte sia per risparmiare, sia per ridar capacità d’azione alle Regioni, oggi incapaci di rispondere con elasticità alle sfide internazionali. Non basta passar la nottata greca, occorre alzar la testa e far correre veloce l’economia. Mi rattrista vedere Tremonti che ha già tolto le nove provincine, e ripete -ma chi ha mai parlato di tagli delle province, quando il Sole 24 ore di oggi, n. 114, p. 7, mostra anche la modalità del taglio….
    Casini, non mollare! Non fare il chierichetto…


  3. Che tristezza le parole di Bossi, Bergamo è Italia e non conosce la Guerra Civile.


  4. Gianluca, che tristezza Bossi!
    A pochi giorni dall’Unità d’italia, di unità si sente ben poco. Così siamo ridotti: ad andare avanti con spot elettorali privi di contenuti.
    Sono del Sud, e sono la prima ad evidenziare le responsibilità del meridione, che hanno portato l’Italia a questa situazione di doppia velocità. Ma non ci sto alle ingiustizie.
    E questa lo è. Questo è un bellissimo articolo, che mette in luce le magagne di questa decisione!
    Marta


  5. PROPOSTA: INIZIATIVA DI LEGGE POPOLARE SU ABOLIZIONE PROVINCE.


  6. La situazione richiede sacrifici per tutti ma, prima di chiederli ai cittadini occorre tentare di eliminare enti inutili. La manovra va in questo senso ma occorre uno sforzo in più. Il limite di 220 mila abitanti, valido per l’abolizione delle province, deve valere per tutte le tipologie di province, sia quelle cosiddette di confine, sia quelle delle regioni a statuto speciale e ridistribuire funzioni e compiti alla regione o al comune. Al limite dovrebbero essere salvate solo quelle poste al confine con uno Stato non UE.
    La spesa pubblica deve diminuire e, se questo è un principio, allora esso deve valere in tutto il territorio nazionale.
    E’ l’intero apparato pubblico che va ridimensionato.


  7. Un inizio di ragionamento è stato fatto sulle Province, anche se devo dire che qualcuno dell’attuale governo riferisce che nn era un loro punto nel programma. Io sinceramente ricordo diveramente. E lì ti cadono le braccia. Poi senti che nella finanziaria ci saranno dei tagli al numero delle province. A questo punto mi chiedo se una legge finanziaria possa sopprimere alcune province, ma in un momento così critico questo pensiero lo lasci in secondo piano. Ma allora mi chiedo giustamente come fà chi ha scritto l’articolo, perchè questi criteri??? Poi sorge spontanea un altra domanda, ma queste province saranno abolite si o no??? Ritengo che non ci sia nessuna volontà di abolirle a scapito delle Città Metropolitane. A questo punto messa così questa mi sembra una manovra lacrime e sangue ancora per il popolo. E le promesse di ridurre il peso del Governo e della Politica è solo un lontano miraggio, visto che si diceva bene prima, si stanno tutelando solo alcune poltrone.


  8. Mi sono stancato di commentare le loro nefandezze,
    dirò solo che si qualificano per quel che sono,
    mi associo alla proposta di Domenico per l’abolizione di tutte le provincie, Bergamo compresa.
    Anche se non sò se sia tecnicamente fattibile per quella via.


  9. Carissimi vi ringrazio per gli interventi su questa mia riflessione.
    Oggi però il Ministro Tremonti ha fatto marcia indietro.
    Le 9 province rimarranno dove sono ed io ho una convinzione che spiega il bluff come oggi è definito dal quotidiano Il Tempo.
    Non appena trafelò la notizia della soppressione di queste province Bossi rilasciò una dichiarazione minacciosa indirizzata a Tremonti “non so quali province vuole abolire,ma se ci tolgono Bergamo siamo pronti alla guerra civile”.
    Io sono sicuro che Re Umberto abbia fatto capire a Tremonti di non voler rinunciare a nessuna provincia dall’Umbria alla Valle d’Aosta e che quella guerra civile per Bergamo in realtà significasse “siamo pronti a marciare su Biella” che in effetti era la sola provincia del nord ad essere fatta fuori per giunta guidata da un leghista.


  10. Meno di 220mila abitanti: in totale sono ventidue province (dati ISTAT al 31 dicembre 2008), ma vanno escluse quelle che sono nelle regioni a statuto speciale, e scendiamo a 13. Tuttavia ve ne sono ancora altre da escludere, ovvero le province che confinano con l’estero, che sono quattro, dunque verranno abolite nove province, ovvero Ascoli Piceno, Matera (la Basilicata diventerebbe regione con una sola provincia), Massa e Carrara, Biella, Fermo, Crotone, Vibo Valentia, Rieti e Isernia (anche il Molise diventerebbe Regione con una sola provincia), quindi verranno eliminate circa duecento poltrone consiliari e una settantina di assessori. “Rischiano” anche Asti, La Spezia, Lodi e Grosseto, bisogna controllare dati aggiornati di cui non dispongo: non sappiamo quali dati verranno scelti dal Governo, ad esempio, scegliendo quelli del censimento 2001, a Terni mancano un centinaio di abitanti, dunque anche l’Umbria finirebbe per essere regione “monoprovinciale”, ma secondo i dati del 2009 è più che salva).

    Tutto quanto segue va letto con un “ammesso che saranno abolite”, visto che io non credo che questa cosa avverrà.

    La prima cosa che mi chiedo è: perché fissare l’asticella a 220mila e non a 300mila o a 250mila o a 200mila? Ad esempio un’asticella fissata a 300mila, oltre ad essere una cifra tonda, sarebbe stata omogenea, visto che tale soglia stabilisce quanti consiglieri e assessori possa avere una provincia. Non ne capisco il senso pratico.

    Va detto poi che se l’esclusione delle province nelle regioni a statuto speciale può avere un senso pratico (verrebbero eliminati tre quarti di Sardegna, ad esempio), quella delle province che confinano con l’estero non sembra avercelo (ferma restando l’inutilità della provincia in sé).

    Poi però faccio un piccolo calcolo di “amministrazioni”, ovvero: delle nove province che verranno abolite (ammesso che lo saranno) quattro sono in mano al PD, tre al PdL, una alla Lega Nord e una a Sinistra e Libertà. Non è più chiaro così? No?

    Allora considerate che saranno abolite cinque province del Sud, tre del centro e una del nord (che chiaramente è l’unica zona d’Italia che confina con l’estero). Delle quattro province salve perché confinanti con l’estero, due sono feudi leghisti (Belluno e Sondrio, quest’ultima patria di Giulio Tremonti) e due del PdL (di cui uno, Vercelli, è al momento commissariato perché il presidente Renzo Masoero è stato arrestato per concussione, si è riconosciuto colpevole e ha patteggiato due anni di carcere) In altre parole tutte queste condizioni servono a “salvare” le poltrone degli “amici”, in particolare della Lega Nord. Ancora un esempio: Lodi è stata di recente strappata al centrosinistra dalla Lega Nord, ma l’asticella di 220mila abitanti salva un’altra poltrona leghista.

    Si tratta di un taglio ancora più ridicolo del paventato 5% tolto ai parlamentari, tutta roba che sarà buona per la propaganda del regime per distrarre dai tagli veri, dalla macelleria sociale.

    Sempre fermo restando che le province sono di per sé inutili, un taglio così come programmato nella manovra è ridicolo: perché tagliare Ascoli Piceno che racchiude 33 comuni e non Grosseto, che ne raccoglie solo 28 con diecimila abitanti in più? E perché salvare Siena che ha una densità abitativa di 70 ed eliminare Fermo che ne ha 205? E perché eliminare Biella e lasciare Vercelli, che confina con la Svizzera solo per un’unghia, ma ha meno abitanti?

    Con questo non voglio dire che bisogna abolire le province secondo questi parametri: voglio dire che l’utilizzo di questi parametri “geografici” o “politici” è sciocco. Vanno abolite le province che sprecano, fossero pure Roma, Milano o Napoli, non quelle che si trovano da qualche parte, che hanno un certo numero di abitanti invece che un altro, o che sono amministrati da questo o da quel partito. Stiamo parlando di economia, occorre utilizzare parametri “economici”. Non si deve fare la domanda “quanti abitanti ha questa provincia?”, bensì “Vibo Valentia (abolita) spreca più o meno di Benevento (rimane)?”. Ma soprattutto, quale delle due serve a qualcosa?

    Ammesso che la cosa si realizzi, in base a questi parametri tremontiani esiste la possibilità (molto concreta) che verranno abolite province virtuose (se esistono), mentre si salveranno province sprecone. In tal caso chi ci perde sarà l’intera collettività, perché saranno tagliati servizi forniti nel modo giusto, ma non verranno chiusi i rubinetti che devono essere chiusi.

    Continuo a ritenere Tremonti un incapace. È un politico, un commercialista, ma non è un economista. È a capo del ministero dell’Economia, ma non capisce nulla della materia. Tremonti non è né Robin Hood né Padoa-Schioppa. Sarà molto dura.

    Aggiornamento: su richiesta, ho aggiunto anche le province sotto i 300mila e sopra i 230mila abitanti al 2008, a prescindere da tutto il resto. In altre parole, le province sotto i 300mila sono invece tante di più, molte decine, se si vuole davvero fare una bella soppressione, che non trovo comunque affatto vantaggiosa economicamente, specie se poi ci s’inventerebbe qualcosa d’altro.


  11. […] Ma è il terzo criterio che è assurdo e ridicolo, non vengono eliminate le province che, anche se non si trovano in regioni a statuto speciale, anche se non arrivano a 220..000 abitanti, confinano con un paese estero. Con questo sistema del tutto originale si salvano province come Sondrio, Vercelli, Imperia, Verbania, e Verbano-Cusio-Ossola a forte presenza leghista. Mi viene una domanda, ma da quando le province fanno politica estera? Quando partiranno le città metropolitane che sono sulla carta costituzionale da 20 anni? Perchè sminuire una iniziativa nobile come l’abolizione delle province in un risparmio misero per accontentare i soliti leghisti? Ed ecco se quanto sopra verrà confermato cosa accadrà: 9 su 110 eliminate di cui 4 al sud,4 al centro e 1 al nord. 1 in Piemonte che sembra l’unica del nord a pagare,…chiaramente neanche una nel Lombardo Veneto. Ancora una volta il “Re Umberto” festeggerà il Dio Po. […]


  12. Secondo me si dovrebbero eliminare alcune province, quelle con meno di 300.000 abitanti…e ridefinire i confini di quelle esistenti: pensiamo alla provincia di Napoli, che rappresenta l’8% del territorio campano e il 60% della popolazione…non è assurdo? stesso discorso vale per altre grandi città.




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