La Camera, ieri, ha approvato la fiducia sul decreto del Federalismo fiscale: la “maggioranza” ha così corretto la bocciatura avvenuta nella Bicameralina e il Presidente del Consiglio Berlusconi ha ben pensato di festeggiare sventolando un fazzoletto verde. Durissimo il nostro leader, Pierferdinando Casini, che nel discorso alla Camera di ieri (ripreso interamente da Liberal), svela il “trucco” di questo federalismo: ne avremo solo molte più tasse (IMU e Tasse di soggiorno, per esempio), meno fondi ai Comuni e meno Unità d’Italia, riacutizzando i malcontenti di un Sud sempre più vessato e scontento. Rincara la dose, Casini: “se non è vero che state facendo il Federalismo fiscale, cosa state facendo allora? Semplicemente, state riparando i danni che avete provocato voi stessi con la politica dei tagli lineari”. Solo che qui, il rammendo è peggio del buco. Anche perché, non è certo aumentando le risorse solo al Nord, che ci salveremo: sarà solo un caso che – come ci spiega uno studio pubblicato su Il Sud e redatto dal Centro Einaudi – la Sicilia è la regione il cui PIL crescerà di più? Ma il Governo ha altri problemi, legati alla propria “sopravvivenza”: come, infatti, ci spiega Lopapa su La Repubblica, le tensioni sono legate al rimpasto tanto atteso e, come aggiunge Giornalettismo, se Saverio Romano dovesse diventare Ministro dell’Agricoltura, la Lega potrebbe anche pensare a staccare la spina.
postato il 8 Febbraio 2011
Il Cav. ha paura e preme su Bossi: il tema della giustizia (che ritorna prepotente nell’agenda politica) è troppo importante e quindi si lanciano appelli alla distensione, o – meglio ancora – si tentano abboccamenti vari – come ci racconta Francesco Bei su La Repubblica – “federalismo in cambio del processo breve”. Eppure, scrive La Stampa e conferma l’intervista di Calderoli sul Sole, o i numeri sono certi o sono meglio le urne a maggio (magari dopo la riforma, magari no, chi lo sa); secondo Marcello Sorgi, poi, “Umberto è berlusconiano per amore”, sì, ma soprattutto “per forza” e quindi si cercherà in tutti i modi un accordo in extremis. Folli scrive invece di una via sempre più stretta per la maggioranza e il Foglio fa il punto della situazione su riorganizzazione del Pdl e riposizionamenti della Lega (da leggere). Nel frattempo, Onida sul Sole assicura che la modifica dell’art. 41 è un “falso problema”, mentre il Riformista ci racconta dell’ennesimo stop alla frustata di rilancio economico immaginata da B. e sottoscritta dalla Marcegaglia (pur tra diverse riserve) e si allarga il perimetro del Rubygate (leggete, dalla Stampa, delle accuse che la showgirl Sara Tommasi ha indirizzato a Lele Mora).
postato il 5 Febbraio 2011
Il Governo è arrivato alle strette e in mezzo a tante difficoltà, si è lasciato andare a un inaudito colpo di mano, pensando a un decreto del CDM per riparare allo stop della Bicamerale sul Federalismo Fiscale. Il resto lo sapete: il provvedimento ha mandato su tutte le furie il Presidente Napolitano, che ha cassato il decreto immediatamente, e ha invitato il Centrodestra “a fermarsi subito”, onde evitare ulteriori danni. Meno male che Giorgio c’è, diciamo con Peppino Caldarola sul Riformista: se non ci fosse stato lui, chissà dove saremmo arrivati. E la Lega, invece, cosa farà adesso? Stefano Folli, sul Sole, consiglia “prudenza”, perché si sa, la fretta è cattiva consigliera; mentre Marcello Sorgi, su La Stampa, si domanda se Bossi, sulla spinta del malcontento leghista, accetterà di continuare questa esperienza governativa o se, invece, si lascerà sedurre dalla possibilità di un Governissimo, con a capo Maroni (per capire meglio, leggete anche l’Unità). Che abbia ragione Pigi Battista, che sul Corriere analizza l’inutile e indecente teatrino della politica d’oggi? Temiamo di sì. Nel frattempo, mentre Bersani apre a un patto costituente con le opposizioni (e Vendola cerca il dialogo con Casini), monta la polemica contro il Tg1, questa volta con i CDR di Tg2 e Tg3 e il richiamo di Garimberti che invocano maggiore serietà e rispetto per il servizio pubblico. Solo che qui, “qualcuno” continua a fare orecchie da mercante. E che mercante!
Riprendere il dialogo tra maggioranza e opposizione
La scelta del governo di varare il decreto sul federalismo malgrado lo stop in commissione bicamerale è stata pura irresponsabilità, avventurismo istituzionale.
Questo è il federalismo delle tasse e la strada maestra, dopo il richiamo del Capo dello Stato, è invece quella di realizzare un federalismo virtuoso, riprendendo il dialogo tra maggioranza e opposizione.
postato il 4 Febbraio 2011
Bye-bye Federalismo: il pareggio in Bicamerale stoppa il progetto della Lega e benché il Governo si ostini a dire che va tutto bene (capirete, ci siamo abituati ormai), le tensioni con il Colle o con i leghisti in primis sono fortissime. Questa è la vittoria di Casini e dell’Udc: vi ricordate quando due anni fa, fummo gli unici a spiegare che questo Federalismo era un rischio e avemmo il coraggio di votare no, quando Idv votò addirittura sì e il Pd si astenne? Ebbene, guardate chi aveva ragione: il tempo, si sa, è galantuomo. Tanto che, udite udite, perfino La Padania (sia pure con i soliti toni “celoduristi”) è costretta a riconoscere che Casini è ormai il “leader” delle opposizioni, l’uomo guida della proposta alternativa a Berlusconi (ovviamente, riconosciamo al grande Baldassarri il coraggio di essere coerente con sé stesso e i propri ideali, al contrario di altri). Il Messaggero si concentra sulla “doppia” sconfitta di Bossi: né la tanto agognata riforma federale, né le urne e – aggiunge il Corriere – l’Umberto deve anche guardarsi dai malumori della base, stanchi di fare i cani da guardia di Berlusconi (eppure, sottolinea Folli sul Sole, ci sono molti validi motivi per cui l’alleanza Pdl-Lega reggerà: sarà così?). Infine, leggete la bella intervista di Andrea Riccardi sul Corriere: un invito ai cattolici a “tornare a contare”. In quale luogo politico? Ovviamente, in un nuovo e rinnovato Centro, che sia la chiave per accedere a un nuovo futuro.
postato il 26 Gennaio 2011
L’alternativa al Berlusconismo si costruisce in politica, sia chiaro: il Nuovo Polo che nascerà a Todi questo fine settimana, rappresenta l’alternativa moderata al Centrodestra berlusconian-leghista; “siamo già al 15% e se si andasse al voto oggi avremmo ben 46 senatori”, spiega Pieferdinando Casini su Il Messagero, e aggiunge: “non si può chiedere ai giudici di chiudere un’era. Quello è compito nostro”. La nostra proposta politica è fin troppo chiara: siamo qui per ridare voce alla maggioranza degli Italiani, moderata, popolare e liberale, delusa dalle politiche di questo governo. Anche perché, qui va sempre peggio: Di Vico, sul Corriere, punta il dito, infatti, contro l’esplosione di tasse che seguirà il Federalismo fiscale targato Lega, mentre Folli, sul Sole, esprime preoccupazione per il clima sempre più aspro e Davide Rondoni, sull’Avvenire, torna sulle polemiche morali ed etiche di questi giorni.
«Lo squallore della vicenda è ormai sotto gli occhi di tutti. II discredito internazionale? Lottiamo per gli ultimi posti…»
L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su ‘Il Piccolo’ di Roberta Giani
Non scaglia la prima pietra: «Sono un cristiano. E, per costume e convinzione, non faccio la morale a nessuno». Non odia Silvio Berlusconi: «Non nutro antipatie o inimicizie. Semmai, in queste ore, provo sentimenti altalenanti». Non condanna nemmeno le truppe del Pdl che, come un sol uomo e una sola donna, difendono l’indifendibile: «Quando si spengono i microfoni, e prevale la dimensione privata, scorgo un disagio enorme». Ma mentre lo «squallore» del bunga bunga di Arcore fa il giro del mondo, Pier Ferdinando Casini dice basta: l’Italia, quella che si sta battendo per conquistare «gli ultimi posti» nell’hit parade del «discredito internazionale», non può permettersi un premier «sotto ricatto». In «fuga dalla realtà». No, mentre la crisi non passa e i problemi aumentano, l’Italia non può più permetterselo: e allora, o il premier fa un passo indietro e designa un successore «magari del Pdl» o le urne sono inevitabili. [Continua a leggere]
Pubblichiamo l’intervista a Pier Ferdinando Casini su ‘Liberal’ di Vincenzo Faccioli Pintozzi
Il Polo della Nazione nasce in un momento estremamente difficile per l’Italia, caratterizzato da una crisi economica e politica. Ha suscitato tante attese, ma anche più di un’obiezione. Per rispondere alle une e alle altre interviene Pier Ferdinando Casini, leader dell’Unione di Centro, che in un’intervista a Liberal spiega genesi e obiettivi della nuova formazione politica.
Presidente Casini, come è nata l’avventura di questo nuovo Polo?
Il Polo della Nazione nasce non per dividere il Paese, come hanno finora fatto destra e sinistra, ma per unirlo. Abbiamo bisogno di uno sforzo di unità nazionale se vogliamo uscire da una crisi che non è soltanto economica, ma anche, e forse, soprattutto politica e morale. Per farlo dobbiamo liberarci dal giogo della scelta secca tra le proposte fino ad ora presentate dal Popolo delle libertà e dal Partito democratico, che si sono dimostrate fallimentari. A noi interessa parlare degli italiani e dei loro problemi e lanciare un messaggio di pacificazione nazionale. [Continua a leggere]
Bossi stia tranquillo: i posti se li può tenere tutti per lui. Noi non siamo interessati, non vogliamo nessun posto e nessuna poltrona. Abbiamo dimostrato di poter fare politica senza nessun posto di potere.
Pubblicato da Pier Ferdinando Casini | su: Facebook
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