Berlusconi è a rimorchio di Bossi: ha permesso che il leader della Lega andasse a mediare con Fini. E così quella che era una forza marginale della maggioranza è diventata decisiva. Ma cosa si aspetta a capire che le elezioni anticipate agevolerebbero la Lega, che ha fretta di andare a votare? Il leader del Carroccio non sta difendendo il presidente del Consiglio ma se stesso, ed è pronto a scaricarlo il giorno dopo le elezioni.
Pier Ferdinando
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L’Italia è un Paese dove pochi giorni di pioggia mandano sott’acqua un’intera regione, e dove un patrimonio culturale unico al mondo si sgretola. Il Veneto allagato, il crollo di Pompei (solo quattro sassi per il governatore Zaia) metafore entrambe degli effetti devastanti che mancato rispetto delle regole e incuria continuano a causare nel nostro territorio. Ma non solo.
Oggi il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, nel suo intervento alla Camera sul crollo della Domus dei gladiatori, si è difeso così: «Se avessi responsabilità per ciò che è accaduto sarebbe giusto chiedere le mie dimissioni, anzi le avrei date io. Se invece facciamo prevalere serietà, obiettività e misura, allora sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei come le situazioni in cui versa il patrimonio artistico si trascinano da decenni senza che nessuno sia riuscito a risolverli definitivamente e a impostare una strategia efficace». Per il ministro della cultura il problema vero non è una mancanza di fondi, ma la loro gestione. E’ assicurare «una gestione capace di investire al meglio le risorse». [Continua a leggere]
Se in questo nostro Paese non mettiamo insieme, prima o poi, le forze responsabili non riusciremo ad affrontare in modo concreto, con provvedimenti anche impopolari, le tante emergenze. La paura e lo sguardo costante puntato verso le elezioni non portano a nulla. Se il premier e Bossi in modo irresponsabile, al cospetto di una situazione di grave crisi economica e finanziaria internazionale, decideranno di sciogliere le Camere, le altre forze presenti in Parlamento non faranno le belle statuine ma si prenderanno la responsabilità di governare questo Paese.
E se domani si votasse noi andremmo da soli, non abbiamo intenzione di allearci con il Pdl o con il Pd. Li avevamo avvertiti che il bipartitismo e il bipolarismo avrebbero consegnato il Paese nelle mani di Bossi da un lato e di Di Pietro dall’altro. Non esiste proprio un’alleanza con due partiti perdenti.
Bersani si pone il problema di un allargamento della sua alleanza a sinistra, fa bene a farlo ma io gioco un’altra partita: non ci interessa aggiungere un posto al tavolo della sinistra così come abbiamo rifiutato di aggiungere un posto al tavolo di Berlusconi. Questo bipolarismo ha fallito, quando questi signori se ne renderanno conto, e faranno qualche piccola autocritica, potranno incominciare a dialogare con l’Udc.
Rifare la legge elettorale? Qualcuno evoca questa cosa come se fosse un peccato, ma una legge elettorale in cui 5 persone nominano mille parlamentari e in cui questo premio di maggioranza, che doveva stabilizzare, ha finito per fare deflagrare dopo due anni Prodi e dopo due anni e mezzo Berlusconi con 100 parlamentari di maggioranza, che cosa aspettiamo a cambiarla? Prima si cambia e meglio è.
Alemanno e Bossi che mangiano fuori dal Parlamento? Una cosa di pessimo gusto. Piazza Montecitorio non è un luogo per banchetti. Potevano andare in trattoria o a casa del sindaco.
Pubblichiamo da Il Messaggero l’intervista a Pier Ferdinando Casini di Claudio Rizza
Nel giorno in cui la campagna acquisti per rafforzare il governo, e dare meno peso ai voti finiani, sembra un miraggio o un film mai esistito, dopo l’incredibile fumettone estivo che si fa finta non esista più, Pier Ferdinando Casini inanella tutte le sue perplessità. Deve fare i conti con il solito Cavaliere double face: a cena in casa Vespa, ai primi di luglio, il leader centrista respinse le avances del premier che lo sondava per farlo entrare in maggioranza e sostituire così ai finiani i voti udc replicò che «i trasformismi» non lo interessavano e che solo con le dimissioni e l’ammissione della non autosufficienza della maggioranza di governo si sarebbe potuta aprire una fase politica nuova. [Continua a leggere]
Alla trasmissione di approfondimento politico di Rai 3, condotta da Giovanni Floris, si discute di bipolarismo, del programma di governo e delle difficoltà della maggioranza.
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Casini, abbiamo visto affluenze, adesioni, amici che sono diventati più amici, c’è un alone positivo, ovviamente. Abbiamo visto anche quali sono gli umori della vostra base, gli umori, gli amori, i disamori. Io sono venuto qui due anni fa, lei aveva appena vinto la gara per la sopravvivenza in una campagna elettorale fortissima se non sbaglio baciata nel finale anche da un lieto evento familiare! Era riuscito però a superare quella che era stata la morsa che le avevano fatto due ex alleati che si erano dimenticati di essere stati alleati. Avete corso da soli, avete vinto. Allora, due anni fa, l’ha pagata essendo l’unico partito, il leader dell’unico partito che è stato all’opposizione dal 2006 al 2008 e poi ha continuato ad essere un partito di opposizione. Io credo che vi abbia fatto bene stare all’opposizione perché ci si rafforza da un punto di vista di coesione politica. Adesso la situazione sta cambiando però tutti si chiedono: dove va questo nuovo partito? Sta lì ad aspettare sulla riva del fiume ma prima o poi dovrà fare delle scelte. E allora di fronte a tutto questo, innanzitutto come ci si pone? Ci si pone nell’idea di dire aspettiamo e vediamo oppure prima di tutto i nostri valori? Oppure ci sono delle pietre angolari che sono la legalità, la giustizia, i valori cristiani, che cosa?
Come prima domanda è uno scibile umano! [Continua a leggere]
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Tante aziende non riaprono, tante famiglie stanno scivolando nella povertà, tanti giovani sono disoccupati. E Berlusconi cosa fa? Ha vinto con 100 deputati di vantaggio e dopo due anni è nella condizione del governo Prodi. Certo questo vuol dire che qualcosa non va. Ma le elezioni non sono la soluzione anzi, aggraverebbero il male.
Chi ha vinto ha il dovere di governare, vada avanti e finiamola con questa sceneggiata tra il premier e Fini. E non assecondiamo le bizze di Bossi, che vuole solo guadagnare voti in più senza curarsi del Paese.
Pubblicato da Pier Ferdinando Casini | su: Facebook
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