postato il 10 Ottobre 2010 | in "Esteri, Sicurezza, Spunti di riflessione"

Non si parli di ritiro, ma è urgente una messa a punto complessiva

«II governo in Aula spieghi come intende procedere»

Pubblichiamo l’intervista a Pier Ferdinando Casini su Avvenire’ di Giovanni Grasso

L’ Italia «sta pagando un pesante e dolorosissimo tributo di sangue per una causa giusta. Non è in discussione il nostro impegno in Afghanistan, ma occorre una seria riflessione sulle modalità». Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini si dice «addolorato» per la morte dei quattro alpini, ma anche «preoccupato» per la piega che sta prendendo l’intervento militare in quel tormentato Paese. E, in questa intervista, spiega: «Siamo in Afghanistan per una causa giusta: l’impegno a fianco degli alleati contro il terrorismo e per l’ Afghanistan libero non è e non può essere messo in discussione. Ma occorre riflettere sulle modalità e sull’efficacia di questo impegno, alla luce di quanto sta accadendo».

Qual è dunque il suo parere riguardo alla permanenza dei nostri militari a Kabul?
È urgente rimettere la questione afghana al centro dell’agenda politica nazionale. Non possiamo ricordarci del tema solo quando accadono tragiche vicende ai nostri ragazzi.

E dunque, cosa propone l’Udc? Più aiuti civili e meno militari?
Non si può semplificare. L’ottica di una vera pacificazione, in un Paese così difficile, richiede un gravoso impegno armato e un controllo effettivo del territorio. Non ci siamo mai illusi che il raggiungimento della pace, dell’ordine e della stabilità in Afghanistan fosse a costo zero: e non ci illudiamo adesso, a ragion veduta. Però se c’è qualcosa che non va nella strategia, occorre discuterne collegialmente, tra di noi, in Parlamento. E poi, a livello internazionale, con gli alleati.

L’Udc critica il governo per la conduzione dell’intervento in Afghanistan?
Siamo un’opposizione responsabile. E siamo da sempre convinti che sarebbe un grave errore strumentalizzare le questioni della politica estera per la lotta politica quotidiana: non l’abbiamo mai fatto, anche perché sarebbe un atteggiamento che minerebbe l’immagine e la credibilità del nostro Paese a livello estero. Però il governo deve sentire la responsabilità di venire in Parlamento. Non solo per informarci – cosa che è sempre avvenuta- delle dinamiche dell’accaduto, ma per dirci in che direzione intende procedere. E quali proposte intende portare al tavolo degli alleati internazionali. È chiaro che così non si può continuare: la strategia per l’Afghanistan, le modalità della nostra presenza, hanno sicuramente bisogno di una messa a punto.

5 Commenti

Commenti

  1. Ottima Intervista del Presidente Casini!


  2. Certo, ottima intervista…
    Ma io non ne posso più di questi spargimenti di sangue. Quanti ne devono morire ancora?


  3. Anna, è difficile da capire, da comprendere… è difficile finanche parlare e trovare i giusti argomenti allorquando si ha spargimento di sangue. Ma purtroppo, la libertà ha un prezzo! I nostri Soldati hanno perso la vita per un alto ideale; si sono sacrificati per dei valori inestimabili: la Libertà e la Democrazia! Hanno cercato, e lo stanno facendo tutt’ora, di ridare dignità e futuro ad un popolo oppresso. Perdono la vita per garantirne una a milioni di persone. SONO DEGLI EROI!
    Ed il modo migliore per onorare la Loro Memoria non è sicuramente battere la ritirata, ma proseguire nell’impegno umanitario e sconfiggere il nemino, che in questo caso si chiama “terrorismo”!


  4. Buongiorno
    Sono la solita voce fuori dal coro degli apprezzamenti.
    No, presidente Casini, per cominciare lei, rivangando il vecchio politichese, non ha dato una risposta al giornalista: ha tergiversato, da buon “vecchio” politico! Il suo non prendere una ben che minima posizione, mi mette una pulce nell’orecchio. Se lei crede nella esportabilità della democrazia, attraverso azioni di guerra, forse è il caso di ammettere che non avete, tutti voi politici, il più lontano sentore della base e credete, tutti voi politici, di poterci prendere, come sempre, per i fondelli.
    Vede, presidente, quegli Italiani che, pur piangendo sui poveri morti, non vogliono farsi turlupinare si pongono delle domande:
    1) i soldati che partono per le “missioni di pace” sanno che vanno a rischiare la vita?
    2) se lo sanno, quale prezzo hanno contrattato per il rischio che corrono?
    3) le famiglie che in tv ci vengono a dire che il loro congiunto morto credeva “nell’ideale della missione”, che cosa ricevono in cambio da questo governo?
    4) non sarebbe più onesto una dichiarazione, da parte di tutti i politici, in cui viene detto che questo “lavoro” è l’unico che si trovi in Italia con una retribuzione adeguata e con la sicurezza di un futuro per le vedove ed i figli dei caduti?
    5) i soldati che partono vanno per combattere o per per fare da bersaglio?
    6) non sarebbe il caso che tutti i politici che appoggiano le “missioni di pace”, mandino, “con le truppe”, anche un loro congiunto, a dimostrazione che “veramente” ci credono?

    Queste le domande che mi vengono in mente per un aspetto della situazione.
    Ma ci sono altri aspetti della situazione con relative altre domande:
    1) considerato “lavoro” ben retribuito quello dei militari che scelgono di andare all’estero “ad esportare la democrazia con le armi”, qual è la differenza tra i morti sul lavoro in Italia (morti bianche vengono chiamate) quasi sempre con retribuzioni da far pena e senza nessun vantaggio per le famiglie che restano povere e pazze, e i morti sul “lavoro militare” in terra straniera?
    2) dove siete tutti voi politici quando un muratore cade da un’impalcatura?
    3) così come lei desidera un intervento del ministro La Russa per spiegare ciò che è accaduto in quelle terre lontane geograficamente e culturalmente, perchè non chiede al ministro Sacconi un intervento per ogni morte bianca che avviene in casa nostra?

    Ultimo aspetto della vexata quaestio: la nostra costituzione non prevede interventi belligeranti, le nostre sono tutte “missioni di pace”, anche quando si mandano i nostri soldati a cercare quelle mine antiuomo, anticarro, ecc.; anche quando li si lascia morire per i malanni presi con l’uranio impoverito (era questo, mi pare, il danno denunciato dagli interessati e negato dai vari governi italiani): queste sono missioni di pace, forse suicide, ma sempre per portare pace!!!
    Domanda:
    1) se armiamo “eccezionalmente” gli aerei con bombe, cambiando così il ruolo dei nostri soldati in quei luoghi di guerra, quante altre eccezioni si verificheranno nel futuro?
    2) è forse questa una scusa per cambiare ancora di più la nostra costituzione?

    Lei, senza tergiversare, è in grado di rispondere “onestamente” a queste domande?
    Una citoyenne


  5. […] preoccupato per la piega che sta prendendo l’intervento militare in quel tormentato Paese. E, intervistato da ‘Avvenire’ ‘ quanto alla permanenza dei militari italiani in quell’area ‘ e’ urgente […]




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