Cosa serve (davvero) alla Sicilia

“Riceviamo e pubblichiamo” di Giuseppe Portonera

Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera di oggi, ha scritto un articolo durissimo – fin dal titolo, “Il Festival degli sprechi” – sul recente stop di 600 milioni di euro di fondi dall’Ue alla Regione Sicilia. L’analisi è impietosa: dal 2000 al 2006, la Sicilia ha ricevuto 16,88 miliardi di fondi europei (il quintuplo dei fondi destinati a tutte le regioni del nord); di questi il 30-40% pare sia gestito dalle mafie. Di 2177 (duemilacentosettasette) progetti finanziati, ne sono stati completati solo 186 (centoottansei): l’8,6% (otto virgola 6 percento). Più di uno spreco, uno scandalo. Per anni in Sicilia sono piovuti miliardi, che invece di trasformare l’Isola in positivo, hanno solo aggravato, peggiorato, portato alla cancrena la situazione. Il centro studi Svimez ha calcolato che il Pil pro capite delle regioni del Sud dal 1951 al 2009, anziché crescere, ha subito rispetto al Nord un netto arretramento, passando – in modo constante – dal 65,3% al 58,8%.

Cos’è che quindi serve davvero alla Sicilia, per invertire la vergognosa tendenza? Di sicuro, meno soldi. Basta rubinetti aperti che servono solo a ingrassare clientele e a offrire una succulenta moneta di scambio a una classe politica parassita e parassitaria. Serve, poi, meno spesa pubblica, tagli netti alla pletorica e non funzionale macchina amministrativa/burocratica della regione. Serve avere il coraggio di dire basta alle infornate per stabilizzare migliaia di precari ogni anno (perché non è così che si crea lavoro!). Serve, quindi, un netto cambio di rotta: innanzitutto serve – paradossalmente – meno politica: serve cioè più spazio per l’iniziativa privata; in Sicilia i livelli di penetrazione industriali sono bassissimi e le varie aziende che nascono sopravvivono spesso solo grazie a incentivi vari, mentre proprio la stessa burocrazia regionale le strangola lentamente (del resto, ce lo insegnò Hayek: chi possiede tutti i mezzi, stabilisce anche tutti i fini). Viva la concorrenza, viva la libertà di investire, vincere (o fallire) quindi! Bisogna poi recedere in profondità i canali di collegamento tra i politici che spartiscono fondi pubblici per interessi privati. Perché, facendo questo, si assesta anche un colpo mortale alla corruzione e ai mille tentacoli delle piovre mafiose: l’Ue ha bloccato la tranche di 600 milioni di euro, perché non condivideva la sua divisione in mille rivoli – una marea di “misure” e “sottomisure” (gli ambiti di intervento) – tali da rendere sempre più piccoli gli importi ma anche più difficili i controlli.

Qualche tempo fa, il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca spiegava che il dato che più impensieriva gli organismi internazionali non era il pur spropositato livello della nostra spesa pubblica nazionale, quanto l’improduttività di gran parte dei suoi capitoli: in parole più semplici, l’incapacità della spesa pubblica (che è uno strumento utilissimo, da gestire con molta attenzione) di creare ricchezza. E, provate a indovinare, quali sono le regione che più appesantiscono con le loro cattive performance questo già triste bilancio. In Sicilia, per esempio, la spesa pubblica per le infrastrutture è altissima, ma le infrastrutture non esistono. E i soldi stanziati, che fine fanno? Eh.

Se, come è vero, a Ottobre si tornerà a votare per le elezioni regionali, questi saranno i temi che diventeranno ineludibili. Perché, in un momento di stringente crisi come questo, i rubinetti sono destinati a chiudersi, bruscamente. Questo vuol dire che se arriveremo impreparati a quel momento, continuando magari allegramente a spartire posti e incarichi di sottogoverno, il default sarà assicurato.  La scelta sta a noi. Diciamo basta alla Sicilia-Crono che divora i suoi figli e agli interventi palliativi per pony: diamo avvio a una seria cura da cavallo, per rimettere in sesto la nostra terra.

11 Commenti

Commenti

  1. Buongiorno, dott. Portonera

    Più che condivisibile l’analisi di Stella e la sua. Ma (era inevitabile il “ma”, non crede?) in tutto questo mi pare che manchi il cappello iniziale: da chi è stata governata la Sicilia, fin dalla sua inneggiata autonomia? Non ci scordiamo mai chi sono stati i padri fondatori, chi, cioè, ha scambiato il bacino di voti che la Sicilia ha rappresentato per la politica di Roma con benefici che hanno beneficiato solo pochi eletti, sempre gli stessi. La mia grande utopia sarebbe quella di un ravvedimento del popolo siciliano promuovendo un referendum in cui rinunciano all’autonomia che tanta corruzione ha portato per divenire una regione normale, come le altre.
    Ma essendo l’autonomia regionale il più grande impieghificio che sia dato di conoscere, difficilmente il popolo siciliano vorrà acquisire questa sorta di dignità.
    Allora bisognerebbe ricorrere a rimedi drastici: oltre ai tagli degli incentivi europei, sarebbe opportuno pensare ad un controllo sostanziale su tutto il personale impiegatizio regionale, a cominciare dai dirigenti a finire all’ultimo usciere, a cominciare dalla classe politica dirigente ad andare a finire all’ultimo portaborse. Si metta in parallelo ciò che si fa in Sicilia e ciò che si fa in altre regioni, dopo di che, non volendo essere drastici ed affamare gente che fino ad adesso si è cullata negli allori di un dolce far niente, non potendoli licenziare, si mettano tutte queste persone part time, con stipendi e privilegi dimezzati, così potrà dimostrare di lavorare… almeno un po’!
    Se la cura per la Sicilia non sarà drastica e non parte dalla testa (regione), allora non ci sarà mai speranza per questa terra.
    Una citoyenne


  2. Spero proprio che qualche siciliano risponda a queste affermazioni demagogiche, populiste e fatte così tanto per parlare! Un cittadino.


  3. @ citoyenne: ma quale dott. e dott., suvvia, che ho preso la maturità da due giorni 🙂 è un piacere risentirla e, come al solito, condivido la sua analisi. La cura o sarà drastica, o non sarà.

    @ cittadino: amico, io sono siciliano. Lei no?


  4. anche io sono siciliano e cosa posso dire??? concordo con l’analisi di portonera e di citoyenne


  5. @giuseppe e @mario, non sono siciliano e quindi confesso di non conoscere quella realtà, per questo ho chiesto il parere su certe argomentazioni che trovo semplicistiche e soprattutto credo che se l’analisi è così tragica la situazione non può di certo risolversi con ricette confezionate usando l’ascia o la motosega! Quanto più grave è il malato, tanto più attenta, precisa e delicata deve essere la cura, se non si vuole ucciderlo. Un cittadino.


  6. Cos’è che trova “semplicistico” nella mia analisi?


  7. @giuseppe, veramente mi riferivo non alla sua analisi della situazione siciliana ma ai rimedi proposti nella sezione commenti, quali: Si metta in parallelo ciò che si fa in Sicilia e ciò che si fa in altre regioni, dopo di che, non volendo essere drastici ed affamare gente che fino ad adesso si è cullata negli allori di un dolce far niente, non potendoli licenziare, si mettano tutte queste persone part time, con stipendi e privilegi dimezzati, così potrà dimostrare di lavorare… almeno un po’. Non conoscendo la realtà siciliana, non mi convincono tesi che scaricano le responsabilità sempre sugli altri, sparando nel mucchio!


  8. non è uno sparare nel mucchio.
    se vi sono più forestali che nel resto d’italia e se questi forestali hanno un doppio lavoro in nero, vi è qualcosa che non va nell’amministrazione pubblica e nei controlli che si dovrebbero fare.

    La sicilia è sull’orlo del baratro e non per la mancanza di soldi dell’amministrazione pubblica (che è un effetto), ma per la mancanza di progettualità. NOn si portano avanti progetti concreti, si è scelto di portare avanti proclami a cui non sono mai seguiti fatti, si è preferito il sistema delle clientele alle soluzioni concrete…queste sono le cause.
    Non si può tollerare che un dipendente pubblico non faccia il suo lavoro o peggio voglia mazzette o altro. Bisogna distinguere il dipendente pubblico onesto da quello disonesto e quello disonesto deve essere messo in condizioni di non nuocere. Vi è poi l’esercito dei precari: dopo 20 anni di precariato non possono essere buttati in mezzo alla strada, ma visto che spesso non fanno nula (come testimonia la corte dei conti, oltre che la amtematica), allora nons arebbe un delitto dimezzare i compensi e gli orari di lavoro.


  9. Buongiorno (futuro) dott. Portonera

    Lei mi scuserà, ma io ho i capelli bianchi e quindi ragiono “all’antica”: chiamando tutti “dott.”, sono “quasi” certa di non sbagliare. Stia tranquillo, “il cittadino” ce l’ha con me, non con lei o con chiunque altro, ma io, proprio perchè vecchia e, in un certo senso, fuori dai giochi, ritengo giusto non solo “leggere” le critiche che mi vengono fatte (non le accetto per intero perchè io non ho “mai” amato chi inneggia a tizio o caio ed anche perchè queste critiche sono venute subito dopo un intervento della redazione (?) del blog, la qual cosa mi ha lasciato un po’ perplessa!), ma voglio anche continuare liberamente a fare le mie osservazioni.
    Per ritornare sull’argomento da lei posto, è stata con somma soddisfazione che ho letto su uno o più giornali di questa mattina che il “male siciliano” è da attribuire proprio a quella autonomia che io da tempo segnalo non solo come “malata”, ma anche “malata infettiva”, perchè contamina tutto ciò che tocca. E’ da tempo che io suggerisco ai Siciliani di buona volontà di promuovere un referendum regionale per abrogarla. Ma forse non conviene?
    Una citoyenne


  10. @citoyenne, anche io ho i capelli bianchi e nella mia vita non ho mai preso di punta nessuno, se non quando ho ritenuto che questi mancasse di rispetto agli altri facendo considerazioni di qualsiasi tipo sull’ altrui intelligenza. Per la verità mi sembra che sia lei ad avercela con Casini, il quale l’assicuro, non ha bisogno di nessun difensore d’ufficio, addossandogli responsabilità che io ritengo non siano le sue, contestandogli comportamenti opportunistici che io ritengo completamente falsi: senza inneggiare a chicchessia, ho solo ritenuto opportuno esprimere su questo il mio punto di vista. Per quanto riguarda la tempistica delle mie critiche ai suoi commenti posta in relazione ad un intervento (?) della redazione, mi deve scusare, ma sinceramente non sono riuscito a capire cosa voglia dire!
    Per quanto riguarda la Sicilia, non conoscendo quella realtà se non per quanto viene riportato dalla stampa e dalla TV ed avendo avuto l’impressione che i provvedimenti da lei auspicati assomigliassero troppo ai tagli lineari apportati dalla Gelmini nella scuola pubblica, ho chiesto il parere di qualche siciliano che penso conosca veramente quella realtà. Un cittadino.


  11. Ma magari citare l’utente da cui hai preso la foto no?




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