Tutti i post della categoria: Sicurezza

Febbre d’azzardo…

postato il 7 maggio 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Anna Giunchi

Il gioco d’azzardo patologico, classificato in psicodiagnostica all’interno dei disturbi ossessivo-compulsivi, è una problematica da non sottovalutare, soprattutto in conseguenza degli esiti che può determinare nella vita sociale dell’ individuo.  I giocatori compulsivi (o patologici) sono persone incapaci di resistere all’impulso di giocare con somme di denaro, al punto da farlo in maniera cronica e progressiva, fino alla compromissione delle proprie relazioni sociali e familiari. Si è calcolato che i giocatori d’azzardo patologici presentano tentativi di suicidio di 4 volte superiori rispetto alla media dell’intera popolazione. A ciò bisogna aggiungere i danni creati dalla frequente associazione con altre dipendenze, come quelle da alcool o da sostanze stupefacenti.
Le conseguenze più evidenti, tuttavia, sono quelle strettamente legate alle perdite finanziarie, nonchè le ripercussioni sull’ambiente di lavoro e sul contesto familiare.

Tuttavia, grazie alla proposta di legge presentata alle Camere dall’ Udc , firmata dal consigliere regionale dell’Emilia Romagna Silvia Noè, da qui a pochi mesi si compieranno grossi passi avanti nella prevenzione  all’insorgere della patologia.  La proposta di legge parla infatti di un “divieto di installazione dei sistemi di gioco d’azzardo elettronico in luoghi pubblici, o aperti al pubblico, nei circoli e associazioni”. Si parla di una sanzione che va dai 1.000 ai 6.000 euro a dispositivo, e la confisca (con distruzione) degli apparecchi senza autorizzazione.  Accanto al progetto di legge nazionale vi è anche una normativa regionale, firmata dalla stessa Noè, sorta con lo scopo di prevenire tutte le forme di dipendenza particolarmente comuni nelle fasce sociali maggiormente colpite dalla crisi. Vi sono persone che riservano speranze e illusioni nella monetina da un euro, e non vedono più la giocata come intrattenimento, quanto come dipendenza ossessiva.

Nella proposta di legge vi è l’obbligo, per i gestori, “di esporre materiale informativo che evidenzi i rischi connessi al gioco eccessivo”. Riportato, inoltre, il divieto di fare pubblicità sull’apertura o sull’esercizio di sale giochi.

La Regione prevede corsi di formazione per gli operatori delle sale da gioco, nonchè campagne di sensibilizzazione e di sostegno per gli affetti da quella che è una vera e propria patologia: la ludopatia.

Un viaggio di incontro da parte della politica locale verso una problematica di carattere sociale; lo stesso Ministro della Salute Renato Balduzzi ha mostrato il proprio sostegno verso l’iniziativa.

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Su sicurezza e giustizia il governo sia determinato come sulle misure anticrisi

postato il 29 marzo 2012

Sono preoccupato che il governo, che si e’ insediato con la mission prioritaria di affrontare la crisi economica, possa rassegnarsi alla ordinaria amministrazione su settori come sicurezza e giustizia.
Sarebbe un errore perché sono temi fortemente legati alla lotta contro la crisi economica e devono essere  affrontati da parte del governo con la stessa aggressività, forza e determinazione con cui si sta affrontando la crisi economica.

Pier Ferdinando

 

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I fondi sequestrati alla mafia vadano allo sviluppo territoriale

postato il 10 luglio 2011

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nella sua ultima intervista, rilasciata nell’agosto 1982 a Giorgio Bocca per la Repubblica, sottolineava che “la mafia non è soltanto una questione criminale fine a se stessa, ma anche economica e sociale”, così dicendo pose le premesse di una lotta alla mafia che colpisse anche gli interessi economici e le ricchezze accumulate con i traffici illegali. Da allora tanto si è fatto e grazie ad una legislazione ad hoc e al lavoro congiunto della magistratura e delle forze dell’ordine si è potuto colpire ripetutamente gli interessi economici mafiosi e, soprattutto, è iniziata una preziosa opera di confisca e reimpiego di beni e di denaro sottratti alla criminalità. Le somme di denaro e dei proventi derivanti dai beni confiscati attualmente affluiscono al Fondo Unico Giustizia, che va distinto dal Fondo Unico di Amministrazione, ed è disciplinato dall’art.61, commi 23 e 24, del D.L. 25.6.2008 n. 112 (convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 6 agosto 2008 n. 133) e dall’art. 2 del D.L. 16 settembre 2008 n. 143 (convertito don modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181). Nel Fondo Unico Giustizia arrivano le somme sequestrate nell’ambito di procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione (ordinarie o antimafia) o di irrogazione di sanzioni amministrative ed i proventi derivanti dai beni confiscati nell’ambito di procedimenti penali, amministrativi o per l’applicazione di misure di prevenzione.

L’art. 2 del D.L. 16 settembre 2008 n. 143, convertito in legge con modifiche il 5.11.2008, ha ampliato il contenuto del Fondo in quanto ha stabilito che in esso confluiscono anche:

  • le somme di denaro ovvero i proventi relativi a titoli al portatore, a quelli emessi o garantiti dallo Stato anche se non al portatore, ai valori di bollo, ai crediti pecuniari, ai conti correnti, ai conti di deposito titoli, ai libretti di deposito e ad ogni altra attività finanziaria a contenuto monetario o patrimoniale oggetto di provvedimento di sequestro nell’ambito dei procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione o di irrogazione di sanzioni amministrative;
  • le somme di denaro ovvero i proventi depositati presso Poste Italiane S.p.A., banche e altri operatori finanziari, in relazione a procedimenti civili di cognizione, esecutivi o speciali, non riscossi o non reclamati dagli aventi diritto entro cinque anni dalla data in cui il procedimento si è estinto o è stato comunque definito o è divenuta definitiva l’ordinanza di assegnazione, di distribuzione o di approvazione del progetto di distribuzione ovvero, in caso di opposizione, dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce la controversia.

La gestione del Fondo Unico Giustizia è affidata ad Equitalia Giustizia S.p.A.ed ha la finalità di finanziare: a) il Ministero dell’Interno per le attività di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico; b) il Ministero della Giustizia per il funzionamento ed il potenziamento degli uffici giudiziari e degli altri servizi istituzionali; c) il bilancio dello Stato. In particolare il testo emendato dell’art.2 del DL143/08 specifica che le risorse del Fondo unico Giustizia, anche frutto di utili della loro gestione finanziaria, vanno destinate in misura non inferiore ad un terzo al Ministero dell’Interno ed in misura non inferiore ad un terzo al Ministero della Giustizia. Le quote di assegnazione saranno indicate ogni anno con DPCM, di concerto con i Ministri dell’interno e della Giustizia. E’ facile comprendere l’entità delle somme che confluiscono nel Fondo Unico Giustizia, basti pensare che, su oltre 600.000 libretti di risparmio postali aperti per ragioni di giustizia, sono attualmente depositati presso le Poste SPA più di un miliardo e seicentomila euro. Il fatto che queste risorse vengano reimpiegate nel comparto giustizia, e dunque servano in parte a rendere sempre più efficace la lotta contro la criminalità organizzata, è sicuramente una cosa lodevole, ma considerata l’entità delle somme sequestrate e dei proventi derivati dai beni confiscati sarebbe auspicabile che queste venissero impiegate anche per sostenere lo sviluppo economico delle comunità locali e dei territori danneggiati dalle mafie. I loschi affari della criminalità organizzata, oltre che a finanziare attività illecite di ogni tipo, danneggiano seriamente le economie locali che bloccate dal cancro mafioso non crescono con evidenti nefaste conseguenze per il territorio e i cittadini.

Da una terra come la Sicilia, che quotidianamente conta i danni economici provocati dalla Mafia, arriva una proposta in questo senso di cui si fatta promotrice l’onorevole Giulia Adamocapogruppo dell’Udc all’Assemblea regionale siciliana, che ha presentato uno schema di progetto di legge da proporre al Parlamento della Repubblica concernente la destinazione delle somme e dei proventi affluiti nel Fondo Unico Giustizia. Il disegno di legge voto nn. 508-527, approvato dal Parlamento siciliano il 14 aprile 2010, prevede che nel rispetto dei principi del federalismo fiscale il denaro e i proventi dei beni confiscati, affluiti nel Fondo unico giustizia, siano destinati allo sviluppo economico delle comunità locali e dei territori danneggiati dalla criminalità organizzata, con una specifica attenzione per il miglioramento delle infrastrutture, per il sostegno alle forze dell’ordine e per tutti gli altri interventi previsti dalla normativa regionale per il contrasto alla criminalità organizzata (Legge regionale n.15 del 20/11/2008). Qualcuno, specie dalle parti della sede leghista  di via Bellerio, potrebbe storcere il naso davanti alla proposta dell’onorevole Adamo, pensando all’ennesima occasione di spreco alla siciliana,  eppure il progetto di legge della deputata centrista ha dei contorni ben precisi che non solo mettono in pratica, in maniera corretta, i principi del federalismo fiscale ma stabiliscono un prezioso criterio di giustizia per cui le terre penalizzate e depredate dal fenomeno mafioso sono risarcite con infrastrutture, investimenti, caserme e scuole. Non si tratta dunque di togliere fondi al ministero della giustizia o a quello dell’interno, ma la destinazione di queste risorse alle comunità locali afflitte dal fenomeno mafioso risponde ad una logica di lotta alla criminalità che non è fatta esclusivamente dell’azione della magistratura e delle forze dell’ordine ma anche dall’azione di promozione sociale ed economica nella convinzione che la lotta alle mafie si fa anche con una economia libera, con infrastrutture decenti, con case, scuole ed ospedali.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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Quella strana attrazione leghista per le uniformi militari

postato il 4 aprile 2011

Dopo la pagliacciata delle ronde, fallite miseramente perché respinte dalla stessa società civile, invece di perdere tempo con queste ’boutade’, il Carroccio pensi a governare e a sostenere seriamente le Forze dell’Ordine, che per colpa degli ingenti tagli del governo non hanno le risorse e i mezzi necessari per difendere i cittadini”. Questo il duro commento del Segretario Nazionale dell’Unione di Centro On. Lorenzo Cesa in merito alla Proposta di Legge n. 4174, primo firmatario l’on. Gidoni della Lega Nord, che propone l’istituzione del “Corpo dei volontari militari per la mobilitazione”, in buona sostanza una specie di milizia regionale con compiti di protezione civile e concorso al mantenimento dell’ordine pubblico.

La proposta di una forza paramilitare ad ordinamento regionale, in verità, fa parte della preistoria leghista in quanto il primo a parlare di regionalizzazione dell’Esercito mi pare sia stato il sen. Franco Rocchetta nel lontano 1992; da allora si sono succedute varie ipotesi di lavoro sullo stesso tema, dalla regionalizzazione del Corpo Forestale dello Stato, alla Guardia Nazionale Padana fino a giungere alle famigerate ronde. Lo stesso on. Gidoni qualche giorno addietro si era fatto promotore di una ulteriore iniziativa legislativa volta ad incentivare l’arruolamento dei giovani del nord Italia nelle Truppe Alpine, allo scopo di contrastare il fatto che “nei reparti alpini il personale proveniente dalle regioni settentrionali si attesta intorno al 9 per cento(virgolettato tratto dal resoconto dell’intervento in aula sul p.d.l.).

Tralasciando ogni altra considerazione in merito alla questione, mi pare il caso di segnalare il fatto che il proponente indichi quale motivo della sua iniziativa legislativa la scarsità di personale a disposizione per i compiti connessi con la gestione delle emergenze in senso lato; orbene, ciò è singolare se analizziamo i freddi numeri forniti dalle statistiche ufficiali dove si riporta come in Italia vi sia il più alto numero di appartenenti alle Forze di Polizia di tutta Europa, pari a ben 325.000 unità senza contare le forze di polizia ad ordinamento locale. Ad essi vanno aggiunti i circa 30.000 effettivi del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ed i circa 190.000 uomini e donne delle tre Forze Armate fino a raggiungere un totale di circa 550.000 persone impiegate nei settori della sicurezza e difesa nazionale; quasi un addetto ogni 100 abitanti!

Di sicuro, gli appartenenti alle forze di polizia e forze armate gradirebbero che gli esponenti di questa maggioranza di governo dedicassero almeno parte delle loro energie a tentare di risolvere i molteplici problemi che affliggono il comparto sicurezza e difesa, in primo luogo la perdurante carenza di stanziamenti economici necessari all’espletamento dei livelli minimi di servizio. Una forte maggioranza di questo mezzo milione di donne ed uomini in uniforme ha dato fiducia alle ultime elezioni alle formazioni di centro-destra, fidandosi delle promesse che ad ogni piè sospinto venivano rivolte loro dai massimi rappresentanti di quella parte politica. Ora a questi servitori dello Stato non rimane che stringere i denti e continuare a fare, come sempre, il loro dovere ma con la certezza di essere stati ingannati e presi in giro con parole quali “specificità” che in realtà nascondevano tagli agli stipendi, penalizzazioni previdenziali e compressione dei diritti costituzionali.

Un’ultima preghiera: per non mortificare ulteriormente quanti ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per garantire la sicurezza degli altri cittadini, lasciamo perdere questa sottospecie di Milizia Volontaria per la Sicurezza … Regionale. Altrimenti, come scrive Metilparaben, finiremo alle milizie condominiali.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Roberto Dal Pan

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“Il Multiculturalismo è fallito” parola dell’Europa (che conta)

postato il 8 febbraio 2011

Dimentichiamoci per un attimo dell’attuale “politica” italiana. Ruby, la casa di Montecarlo, Scilipoti e i responsabili, ecco per 2 minuti -solo 2, giusto il tempo di leggere queste poche righe- dimentichiamoci di tutto ciò, e proviamo a guardare a ciò che accade in Europa in particolare riguardo alle politiche sociali e dell’integrazione.

Cittadinanza e integrazione sono un tema scottante per la società, e quindi, “ovviamente” (non per l’Italia),  sono un argomento di cui c’è necessità di discutere. E, infatti, due dei principali leaders europei hanno deciso di mettere il tema in discussione, oserei dire, aprendo un dibattito europeo:

Prima la Cancelliera Tedesca, Angela Merkel (Cdu), lo scorso ottobre, poi, la scorsa settimana, David Cameron (Partito Conservatore), hanno pressochè espresso lo stesso concetto: “Il Multiculturalismo è fallito“.

Queste sono parole forti. Molto forti. E’ riscontrabile la volontà di cambiare metodo d’azione riguardo cittadinanza e integrazione, forse perché riconosciute fallimentari. E, vista la sede scelta da Cameron per affrontare la questione (Conferenza di Monaco sulla sicurezza), chissà che forse non sia giunta l’ora di affrontarla pienamente  con un approccio unico europeo.

Ma cosa hanno detto la Merkel e, soprattutto, da ultimo, Cameron?
Hanno detto che il Multiculturalismo -ossia l’accostare, l’affastellare tante culture diverse, le une vicine alle altre, nel pieno rispetto di ciascuna, ma nella totale incomunicabilità, nonché impenetrabilità, nonché mancanza di volontà di integrazione- è fallito. Perchè non può bastare un appello al rispetto di ogni cultura, che si traduce nel lasciare in pace chi rispetta la legge. Non può bastare una posizione neutrale in mezzo a diversi valori.  Non può bastare, parrebbe dire, una libertà fatta da un lasciare fare senza coordinate utili a percorrere una certa direzione, una libertà, quindi, che si rivela essere disorientante e senza punti di riferimento, né per chi è già cittadino né per chi miri a diventarlo.

E già qui, già affermando, in sede ufficiale ed internazionale, quella che è una sentenza definitiva senza ritorno, si sono poste le basi per una svolta.
Ma ciò non basta.

Perché dopo la “pars destruens” viene la “pars construens”.
E anche questa è forte, e capace di scontrarsi con alcuni luoghi comuni e facili risposte di pancia .

Sono sempre buone e attuali le parole di J.F.Kennedy, pronunciate sotto la Porta di Brandeburgo: “dobbiamo costruire un maggior senso di orgoglio comune così che le persone si sentano libere di poter dire: sono musulmano, hindu, cristiano, ma sono anche londinese o berlinese“.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma, evidentemente, le Politiche adottate sinora non sono riuscite a conseguire questo chiaro, ma ancora non raggiunto, obiettivo.

La proposta di Cameron è “bastone e carota”. “Bastone” quando chiarisce che non si può abbassare il livello di guardia quanto al rischio che si creino zone potenzialmente capaci di creare sacche estremistiche. Ma proprio il multiculturalismo, l’affermazione del diritto alla convivenza di tante culture le une a fianco delle altre , ma allo stesso tempo chiuse nella loro stanze a chiusura stagna, sfocia in questa, certamente non voluta,  pericolosa degenerazione. Quindi va riconosciuta e combattuta senza esitazioni “l’ideologia politica” -così dice Cameron- che sta alla base del radicalismo di matrice islamica.

Ma, ecco qui un bel pò di “carota”, Cameron ha detto chiaramente che “Estremismo e Islam non sono la stessa cosa. C’è chi dice -prosegue il Premier inglese- che Islam e Occidente siano inconciliabili e che sia in corso una guerra di civiltà. Quindi dobbiamo proteggerci da questa religione, o attraverso la deportazione forzata vista con favore da certi fascisti, o vietando la costruzine di nuove moschee come suggerito in alcune parti d’Europa (ecco, forse qui Cameron parla anche di noi…forse…). Queste persone -conclude chiaramente Cameron- alimentano l’slamofobia e io respingo fermamente i loro argomenti”.

In Patria, come in tutta Europa (forse qui, però, noi non siamo compresi), il discorso è stato accolto da forti e intense discussioni.
Ma, forse, il fatto significativo è che Germania e Inghilterra (e, probabilmente anche in  Francia) hanno deciso che è il momento della svolta, quanto a cittadinanza e integrazione.
Non si può avere, così, su due piedi, e da una persona sola, la soluzione a tutti i problemi. Questo è chiaro.

Il fatto importante è che in Europa, non in Italia, si è deciso di affrontare, seriamente e, chissà, magari anche in questo ambito, coralmente un problema concreto e che tocca tutti i cittadini dell’Unione Europea (attuali o futuri!) da vicino, da molto vicino.

Quello che mi chiedo adesso, dopo aver letto le posizioni di Cameron e della Merkel, è una cosa semplice:
Quale è il pensiero del Governo Italiano attuale al riguardo?

“Riceviamo e pubblichiamo” di Edoardo Marangoni

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C’era una volta il “pacchetto sicurezza”, i sindacati di Polizia in piazza a protestare

postato il 9 dicembre 2010

Uno dei punti di forza del programma politico di questo Governo è stato il cosiddetto “pacchetto sicurezza”: soffiando sulle paure degli italiani, sulla loro insicurezza, il PDL e la Lega si sono presentati come gli unici in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. Anzi, si sono posti come gli unici che avrebbero potenziato le forze di polizia, per tutelare i cittadini onesti.

Ebbene, dopo due anni di governo si può serenamente affermare che non è così: l’unica cosa che ha fatto il governo è stato provare a dare vita alle “ronde di cittadini” che sono state un clamoroso flop.

Oggi tutti i sindacati di Polizia erano in Piazza (Siulp, Siap, Sap, Silp-Cgil, Fns-Cisl e Ugl), il Sindacato Autonomo di Polizia, ha affermato che la sicurezza è “al collasso e gli uffici rischiano di non essere più in grado di garantire il lavoro ordinario”, secondo quanto affermato dal suo segretario, Nicola Tanzi, mentre i sindacati di polizia, corpo forestale, polizia penitenziaria e vigili del fuoco sono scesi in piazza in decine di province italiane per protestare contro il governo. ”Siamo pronti a fare sacrifici, ma non si può mettere un tetto alle indennità operative – prosegue Tanzi – Per questo entro il 12 gennaio dev’essere approvato l’emendamento presentato dalla maggioranza e poi ritirato nell’ambito della conversione in legge del pacchetto sicurezza”. Inoltre, i fondi promessi dal governo provengono dal Fondo Unico di Giustizia, ovvero dalle somme incassate dai sequestri, e non sono assolutamente dei fondi strutturali, quindi l’anno prossimo saremmo punto e a capo.

Oggi si porta a conoscenza di tutti che esiste un problema legato alla sicurezza e alle condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, un problema che avevamo già sollevato e denunciato sia quando avevamo condannato l’ipotesi di tagli alla sicurezza e il taglio delle tredicesime dei poliziotti, sia quando avevamo espresso solidarietà a Pignatone che chiedeva più mezzi per la lotta alla ‘ndrangheta, e solo l’altro ieri avevamo chiesto che, qualunque governo ci sia, non si abbandonino le forze di polizia, perchè noi abbiamo bene in mente quali priorità e bisogni ha la gente, e preferiamo i fatti ai proclami.

Speriamo che il Governo prenda atto di questa protesta e decida di ascoltare la voce di chi ogni girono rischia la vita per la sicurezza nostra e delle aziende, per chi tutela noi e la nostra onestà, e sopratutto speriamo che il PDL e la Lega non decidano di tradire l’enessima promessa elettorale.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

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Contro la criminalità collaborino tutti

postato il 7 dicembre 2010

La lotta alla criminalità non deve avere né confini né colori  politici. La confisca è un processo che deve andare avanti.
Mi pare che in questo momento di crisi politica e di polemiche violente sia importante individuare un settore nel quale governo e opposizione devono lavorare insieme, è questo lo spirito con cui abbiamo approvato il decreto sicurezza.
Qualsiasi nuovo governo verrà, o questo se resterà, deve avere come obiettivo fondamentale  quello di non abbandonare il territorio ma dare risposte efficaci da parte dello Stato.
La confisca dei beni rappresenta un tema fondamentale, perché riciclare i beni sequestrati serve a far capire che la lotta alla mafia non è fatta solo di arresti importantissimi, ma anche di questi beni che vengono rimessi nel mercato del bene.

Pier Ferdinando

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‘Ndrangheta: partiti e cittadini si sveglino!

postato il 15 ottobre 2010

I cittadini, anche quelli del Nord, si devono svegliare, perché il cervello criminale di tante penetrazioni proprio al Nord è in Calabria.
Bisogna condurre una battaglia per la quale i magistrati hanno il nostro pieno sostegno.
Quando ho incontrato il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, gli ho espresso la solidarietà del mio partito a tutti i livelli perché anche i partiti politici si devono porre seriamente questa questione e, in certi casi, prendersi la responsabilità di tagliare: non possiamo abituarci a convivere con la criminalità.
Questo non è accettabile.

Pier Ferdinando

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Non si parli di ritiro, ma è urgente una messa a punto complessiva

postato il 10 ottobre 2010

«II governo in Aula spieghi come intende procedere»

Pubblichiamo l’intervista a Pier Ferdinando Casini su Avvenire’ di Giovanni Grasso

L’ Italia «sta pagando un pesante e dolorosissimo tributo di sangue per una causa giusta. Non è in discussione il nostro impegno in Afghanistan, ma occorre una seria riflessione sulle modalità». Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini si dice «addolorato» per la morte dei quattro alpini, ma anche «preoccupato» per la piega che sta prendendo l’intervento militare in quel tormentato Paese. E, in questa intervista, spiega: «Siamo in Afghanistan per una causa giusta: l’impegno a fianco degli alleati contro il terrorismo e per l’ Afghanistan libero non è e non può essere messo in discussione. Ma occorre riflettere sulle modalità e sull’efficacia di questo impegno, alla luce di quanto sta accadendo».

Qual è dunque il suo parere riguardo alla permanenza dei nostri militari a Kabul?
È urgente rimettere la questione afghana al centro dell’agenda politica nazionale. Non possiamo ricordarci del tema solo quando accadono tragiche vicende ai nostri ragazzi. [Continua a leggere]

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Solidarietà a Pignatone, servono piu’ uomini e mezzi

postato il 5 ottobre 2010

A nome dei parlamentari dell’UDC esprimo piena solidarietà al Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Pignatone che, con il suo lavoro, ha concretamente dimostrato di contrastare sul territorio lo strapotere della ‘Ndrangheta.
Non è un caso che oggi questo magistrato sia oggetto di minacce sempre più dure: a lui e ai magistrati come lui lo Stato deve fornire mezzi, uomini e strutture per rendere efficace la lotta alla criminalità che rende i calabresi sempre più sgomenti.

Pier Ferdinando

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