Tutti i post della categoria: Ambiente

Federalismo demaniale, lo Stato cede i suoi tesori

postato il 28 luglio 2010 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo”

Lo Stato ha trasferito una buona fetta del suo demanio alle Regioni, con il plauso della Lega. La lista dei beni ceduti è consultabile da tutti presso il sito dell’Agenzia del demanio e come tutti possono vedere, anche senza alcune perle come gli isolotti della Maddalena, o il museo di Villa Giulia, si tratta di un ricco bottino: 3,6 miliardi di euro. Un bottino che è destinato ad arrichirsi perché sono per ora esclusi dall’elenco i beni di Roma, che saranno oggetto del decreto attuativo del federalismo su Roma Capitale, e sono per ora esclusi i beni delle Regioni a statuto speciale. [Continua a leggere]

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Emendamento UDC alla Manovra: La grande occasione della green economy

postato il 3 luglio 2010 da Redazione

 

di Giuseppe Portonera

L’Udc ha presentato un pacchetto di proposte per la manovra economica 2010, ricco di idee interessanti per il rilancio dell’economia italiano, puntando su parole d’ordine come giovani, fiscalità e famiglie e green economy. Voglio concentrare la mia attenzione proprio su questo ultimo punto, che reputo assai innovativo e condivisibile. Al giorno d’oggi la green economy può essere una risposta efficace al momento di crisi che stiamo attraversando, visto che oltre che ai benefici economici, punta la propria attenzione a ridurre anche i danni ambientali. Il nostro governo farebbe bene ad impegnarsi ad investire in questo settore, perché, come ribadito da grandi studiosi, in Italia proposte di energie alternative ed eco-sostenibili potrebbero essere un’ottima riposta all’eterno problema della dipendenza energetica. E invece, come si legge nel pacchetto Udc, questa “Finanziaria pone un enorme freno allo sviluppo delle energie rinnovabili. Il mancato acquisto dei certificati verdi da parte del GSE, infatti, costituirebbe un forte disincentivo allo sviluppo delle fonti rinnovabili, nonché un evidente carenza di garanzie per il finanziamento degli impianti”.

L’Italia è la terra del sole e l’energia che scende la cielo potrebbe essere la soluzione a tanti problemi. Basta guardare al resto d’Europa: i paesi che hanno adottato politiche coraggiose hanno tratto enormi benefici. La Germania ha creato in pochi anni un’industria delle rinnovabili con 215.000 addetti, la Spagna un’altra da ben 100.000 addetti. E l’Italia? Nel 2006 ha prodotto circa 59,7 TWh di elettricità da fonti rinnovabili, pari al 17,6% del totale di energia elettrica richiesta, con il 13,1% proveniente da fonte idroelettrica e la restante parte data dalla somma di geotermico, eolico e combustione di biomassa o rifiuti. Ciò ha fatto del nostro paese il quinto produttore di elettricità da fonti rinnovabili nell’UE-15, seppur ancora lontana dagli obiettivi comunitari previsti, che prevedono la produzione del 22% di energia richiesta da fonte rinnovabile entro il 2010. Ciononostante, negli ultimi anni la produzione rinnovabile italiana sia cresciuta molto poco o si è mantenuta pressoché stabile: a crescere è soprattutto l’energia eolica, mentre quella idroelettrica ha raggiunto una fase di saturazione del potenziale economicamente sfruttabile. Inoltre, nonostante gli incentivi, l’Italia deve anche fare i conti con numerosi ritardi legislativi e di adeguatezza delle reti di distribuzione. Nel solare fotovoltaico l’Italia offre appena 1.700 posti di lavoro, contro i 42.000 della Germania e i 26.800 della Spagna; nel solare termico, siamo a 3.000 posti di lavoro in Italia contro i 17.400 della Germania. Fortunatamente nel 2009 abbiamo assistito a un cambio di marcia e si è registrato che, complici la crisi economica, le abbondanti pioggie, la mite estate, gli incentivi statali per le rinnovabili, i maggiori acquisti dall’estero (+7,2%) e le minori cessioni (-37,6%), la produzione di energia rinnovabile è passata dal 18,54% al 22,57%, raggiungendo l’ obiettivo del 22% per il 2010. Un ottimo punto di partenza, che adesso rischia di essere vanificato dallo stop imposto ai Certificati Verdi. Per l’ANEV, infatti, la misura prevista dalla Finanziaria “abolisce, anche retroattivamente, l’unico meccanismo di garanzia del sistema di sostegno alla crescita delle fonti rinnovabili, che serve invece proprio a tutelare il mercato e ad evitare speculazioni derivanti dall’oscillazione artificiosa dei prezzi dei certificati verdi” e “comprometterebbe tutti gli investimenti in corso di finanziamento nel settore delle rinnovabili, che negli ultimi due anni è stato uno dei pochi anticiclici a consentire crescita occupazionale nel nostro Paese”. Il rischio concreto, insomma, sarebbe quello di un sicuro default finanziario per tutti coloro che si vedrebbero tagliati i ritorni economici necessari a ripagare gli investimenti effettuati. Eppure, come dicevamo su, l’energia verde è la chiave per salvare i conti pubblici dei enti locali. Qui da me, in Sicilia, molti comuni hanno scelto di intraprendere questa strada. E a buon ragione. Facciamo un esempio: sono diverse le amministrazioni a rischio di bancarotta e le più importanti città isolane, Palermo e Catania, hanno un buco finanziario gigantesco. Ecco allora cosa si potrebbe fare. Il Comune X sceglie di costruire una centrale elettrica fotovoltaica o una nuova serie di pale eoliche, anche per produrre un solo megawatt di energia (più che abbondante, se si pensa che il consumo di una famiglia media è di 3 kw). Per finanziare la costruzione, sarà necessario un prestito alla “Cassa depositi e prestiti dello Stato”, è vero: ma stavolta non servirà a costruire un parcheggio o uno stadio, ma a finanziare un investimento fruttifero, visto che si tratta di una fonte di guadagno cospicua. Al contempo, l’energia prodotta basterà per soddisfare le richieste energetiche di scuole, uffici e ospedali. E quando il debito sarà ripianato (in tempi assai rapidi), il Comune potrà continuare ad usufruire gratuitamente dell’energia rinnovabile come meglio crede. Abbiamo davanti a noi una grande occasione, non sprechiamola per favore.

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Vogliamo una Calabria senza rifiuti tossici

postato il 30 giugno 2010 da admin

di Daniele Coloca (Estremo Centro Calabria)

La questione ambientale in Calabria si fa sempre più preoccupante. A subirne le conseguenze, oltre al nostro meraviglioso territorio, sono tutti i cittadini calabresi.

Da anni, la nostra terra, è oggetto di continui saccheggi, devastazioni che vanno dalle coste alle montagne, dal Pollino fino a Capo Spartivento.

L’elenco è lunghissimo, più volte abbiamo ripreso articoli sulle scorie tossiche di Amantea, sugli scarichi abusivi che inquinano mari e laghi, sulla depurazione delle acque, per non parlare del problema del dissesto idrogeologico causato soprattutto dalla cementificazione selvaggia e abusiva sul territorio.

La Calabria, viene ancora e sempre più considerata come un territorio di conquista per l’affermazione d’interessi particolari, resi ancora più difficili da contrastare, a causa dello strapotere mafioso che ormai domina su tutto.

E’ stata proprio questa mentalità diffusa e radicata a fare della Calabria il paradigma del dissesto e del degrado ambientale, una regione in cui s’ipotizza  un decollo sociale ed economico basato sul turismo e sulla cosiddetta valorizzazione delle risorse locali e nello stesso tempo si opera per distruggere tutto quello che si dice di voler valorizzare, ovvero le nostre coste, i nostri boschi, le nostre montagne.

Parliamo oggi della questione delle ferriti di zinco nella sibaritide. E’ in corso dal 1997 un’inchiesta della Procura di Castrovillari che nei mesi scorsi ha ordinato il sequestro di oltre sessanta ettari di terreno contaminati a ridosso dei tre siti interessati: tre aree ubicate nelle contrade ”Tre Ponti” e ”Chidichimo” di Cassano allo Ionio e ”Capraro” di Cerchiara di Calabria, con circa ventidue mila tonnellate di ferriti di zinco. L’indagine scaturisce da un’attività precedente, svolta dalla Guardia di Finanza di Trebisacce (oggi soppressa) che in passato aveva evidenziato un sistema ben collaudato di smaltimento illecito di svariate tonnellate di rifiuti tossici.

Il sequestro dei siti già in precedenza cautelati e poi dissequestrati, è stato disposto a causa della mancata realizzazione degli interventi di bonifica in conformità al progetto approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; interventi, per i quali erano stati anche stanziati quattro milioni e mezzo di euro nell’ambito dell’Accordo Quadro di Programma in materia di tutela e risanamento del territorio della Regione Calabria.

La questione delle ferriti di zinco nella sibaritide è stata riaperta in questi giorni in Parlamento dai deputati dell’Udc Mario Tassone e Michele Vietti, su sollecitazione del sindaco di Cassano Jonio e consigliere regionale Gianluca Gallo.

I parlamentari evidenziano nell’interpellanza come la salute e la vita stessa dei cittadini che abitano in queste zone sono sotto il pericolo continuo di un inquinamento a cui non si riesce a porre rimedio, sebbene la situazione sia conosciuta ormai da più di dieci anni. Numerosi sono infatti i richiami e solleciti da parte delle Amministrazioni interessate, in particolar modo del sindaco del Comune di Cassano, Gianluca Gallo, che chiede da tempo un intervento concreto delle autorità preposte per ripristinare le normali condizioni ambientali e igienico-sanitarie delle zone.

In gioco, come al solito, c’è la salute dei cittadini ed il futuro di un’area, quella dell’Alto Ionio, a forte vocazione agricola e turistica. Urge avviare una bonifica e la messa in sicurezza ambientale del territorio. Sono quasi ventidue mila le tonnellate di ferriti di zinco già individuate e lasciate a giacere coperte da teloni spesso addirittura lesionati e deteriorati.

Non si può chiedere a queste popolazioni di veder messo in discussione il diritto a vivere nella propria terra e di progettarvi il futuro. Ci aspettiamo un intervento tempestivo della giunta regionale e del Governo, ricordando allo stesso che non potranno ripeterci quello che ci hanno detto sulle “navi dei veleni”, ovvero che ci sbagliavamo, che i rifiuti tossici non c’erano. Qui lo scempio ambientale è sotto gli occhi di tutti e non è figlio di un gesto folle.

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Verso un nuovo condono edilizio 2010, l’abuso definitivo?

postato il 21 giugno 2010 da Redazione

edificio abusivo di Gaspare Compagno

In spregio al buon senso, alcuni parlamentari hanno deciso di ritirare fuori il condono edilizio che la maggioranza, fino a pochi giorni prima aveva negato, ma d’altronde cosa aspettarsi da una manovra in cui la stessa maggioranza propone 1200 emendamenti e sbugiarda chi dovrebbe averla scritta ovvero Berlusconi e Tremonti, i quali a loro volta si contraddicono tra di loro e con loro stessi?
Sembra incredibile che ci sia ancora qualcosa da condonare in Italia, ma è così: a parte tutti gli scudi fiscali e i condoni ad essi collegati, questo è il terzo condono edilizio realizzato in 16 anni. Contiamoli assieme: il primo è del 1994, che riguardava in forma molto allargata le case abusive; il secondo risale al 2003; ora vi sarebbe il terzo, questo attuale, che servirebbe a condonare le case rimaste escluse dalla sanatoria del 2003. Un condono di cui avevamo già avuto sentore a marzo.
condono_edilizio1Perché questo condono sarebbe così scandaloso?
Intanto per come viene presentato: i tre senatori del PDL (Paolo Tancredi, Cosimo Latronico e Gilberto Pichetto Fratin) che lo hanno presentato non usano giri di parole e nel titolo della proposta affermano: “Emendamento condono edilizio”. Più chiari di così non si può.
Ma non è neanche questa la cosa peggiore.
E’ l’oggetto del condono che fa davvero rabbrividire: riapre i termini del precedente condono del 2003 (legge 269) per gli abusi edilizi commessi fino al 30 marzo 2010 e va a coprire le costruzioni poste (cito testualmente) “in aree sottoposte alla disciplina di cui al codice dei beni culturali e del paesaggio” purché la domanda venga presentata entro il 31 dicembre 2010.
Che significa in concreto? Mentre prima dalla sanatoria del 2003 erano state escluse le costruzioni poste in siti sotto vincolo di tutela ambientale o in zone di tutela del patrimonio culturale, ora queste abitazioni possono essere sanate e divenire regolari.
Facciamo qualche esempio concreto: le case costruite sui costoni rocciosi di Ischia, che sono a permanente rischio frana (e hanno già causato un morto) potrebbero venire sanate.
Le case costruite nella valle dei templi ad Agrigento potrebbero venire sanate e quindi potranno essere regolarizzate, in barba a tutti i provvedimenti firmati per fare abbattere questi ecomostri.
Ma non è finita: le case costruite a Palermo sul monte Pizzosella potrebbero venire sanate, nonostante sentenze e ordinanze comunali.
Le case di San Fratello, dove i geologi continuano a lanciare segnali di allarme per il rischio frane potrebbero essere sanate.
Le case lungo la costa ligure e lungo la costa amalfitana, potrebbero venire sanate.
I villini che sorgono dentro i parchi lombardi e veneti, togliendo aria alle famiglie, potrebbero essere sanati.

condono edilizioE si, perché oltre a sanare, questo emendamento di fatto interviene anche se le precedenti richieste di condono sono state respinte e addirittura sospende “tutti i procedimenti sanzionatori amministrativi e penali già avviati, anche in esecuzione di sentenze passate in giudicato”. Cioè, non solo vengono sospese tutte le sentenze della magistratura per abbattere case abusive, ma anche le ordinanze comunali, provinciali e regionali, in barba al federalismo sbandierato da questo governo come uno dei suoi obbiettivi principe.
Ora quello che si prospetta è un emendamento che pur di fare cassa e di sanare le “furbizie dei soliti italiani”, condanna al cemento l’Italia e dimostra ancora una volta che in questo paese una scappatoia per sanare l’illegalità prima o poi si trova sempre.
Il Governo ha subito stoppato i tre firmatari, ma vista l’insistenza con cui il tema ritorna periodicamente all’attenzione, e considerando la mole di emendamenti di maggioranza, potrà succedere di tutto e sarà meglio stare molto in guardia per evitare di svendere il nostro ambiente e la sicurezza della nostra casa.

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L’Italia e l’energia, quale modello di sviluppo?

postato il 29 aprile 2010 da Redazione

Aerogeneratori, album di Lorca56Tutela dell’ambiente, riduzione delle emissioni, valorizzazione delle energie rinnovabili e sostegno alle imprese che investono in tecnologie sostenibili e risparmio. Sono alcuni dei temi trattati venerdì 23 aprile nel corso del convegno “La Green Economy per un nuovo modello di produzione e consumo”, organizzato dall’Udc alla Camera dei deputati e moderato dal deputato  Roberto Rao. [Continua a leggere]

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Il rischio idrogeologico in Calabria e Basilicata

postato il 22 febbraio 2010 da Redazione

Comuni a rischio idrogeologico in Basilicatadi Daniele Coloca e Antonio Di Matteo

Quello del dissesto idrogeologico è un tema tristemente attuale nel nostro Paese, come testimoniano le frane che hanno colpito San Fratello e Maieratio.

E’ importante aprire uno spazio di riflessione sull’argomento e porsi alcune domande su quanto sta accadendo.

Si tratta di semplici eventi naturali o piuttosto di danni dovuti a una dissennata gestione del territorio? Quali gli interventi da mettere in atto? Quali le aree del Paese dove il rischio che si verifichino eventi di questo tipo è maggiore?
In questo post riflettiamo insieme sul tema attraverso gli articoli di Daniele Coloca e Antonio Di Matteo, che hanno fatto un’attenta analisi della situazione in due regioni del Mezzogiorno, la Calabria e la Basilicata. [Continua a leggere]

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Una mozione bipartisan per la nave dei veleni

postato il 16 novembre 2009 da Redazione

RelittoNegli ultimi giorni il caso della nave dei veleni ha visto nuovi sviluppi: lo scorso 11 novembre la Camera ha approvato all’unanimità (con 490 voti) una mozione bipartisan sulle navi cariche di rifiuti tossici, con particolare riferimento a quella ritrovata a largo di Cetraro, nel Cosentino.
La mozione impegna tra l’altro il governo “a proseguire con il massimo impegno nell’attività di identificazione dei relitti sospetti e di verifica dell’eventuale esistenza di carichi nocivi per la salute pubblica o per l’ambiente, fornendo il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare delle risorse finanziarie e tecnologiche necessarie per far luce su questa gravissima vicenda“.

Legambiente, in prima fila nel richiedere ulteriori controlli e monitoraggi, è soddisfatta del risultato e sottolinea (tramite il vicepresidente Venneri) come si tratti di un problema non solo ambientale e che nella mozione e’ specificato che in questa vicenda sia, invece, il Governo nella sua totalità ad intervenire, mettendo in connessione i diversi ministeri e gli organismi internazionali.

In conclusione, per intervenire in questa vicenda non si può aspettare la prossima emergenza, conclude il parlamentare UDC Mauro Libè:

Quella della nave dei veleni è una vicenda non chiusa, al pari di tante altre questioni non chiare che interessano i nostri mari. Con le mozioni presentate dall’Udc chiediamo un impegno tanto al Governo quanto a noi stessi per dare certezze ai cittadini e tutelare tutte le attività economiche necessarie al rilancio del Sud e compromesse da questa torbida vicenda. È nostro dovere ridare un’aspettativa per il futuro a delle regioni che vivono in mezzo a mille difficoltà, tutelando in primo luogo la loro principale risorsa economica, il turismo. Che, è bene ricordarlo, è la sola attività non delocalizzabile. Questa mozione deve farci ben sperare: su un argomento che avrebbe potuto registrare divisioni per interessi di parte si è invece trovato un accordo per un impegno unitario. Dunque, dobbiamo dare nuove prospettive al Pese e la questione della tutela dei nostri mari non deve cadere nel dimenticatoio, per poi tornare a galla in occasione della prossima emergenza.

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Rifiuti, è di nuovo emergenza

postato il 12 novembre 2009 da Redazione

Munnezz, foto di AdrianoltRoghi di spazzatura, scuole chiuse. Immagini che portano la nostra mente indietro nel tempo, all’emergenza rifiuti in Campania. Ma che, purtroppo, sono cronaca di questi giorni. Siamo in Sicilia, per le strade di Bagheria e di altri 60 comuni del Palermitano ripiombati in una situazione di emergenza. Cumuli di spazzatura per le strade, roghi e repentino peggioramento della situazione igienico-sanitaria. [Continua a leggere]

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La nave dei veleni non è a Cetraro, ma l’emergenza ambientale non va dimenticata.

postato il 2 novembre 2009 da Redazione

motoreA largo di Cetraro non c’è la nave dei veleni, ma un piroscafo affondato durante la prima guerra mondiale.
Questi sono i risultati delle analisi svolte dal ministero dell’Ambiente e rese pubbliche lo scorso 30 ottobre.

L’annuncio è stato fatto in conferenza stampa dal ministro Prestigiacomo e dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il quale precisa che “le indagini hanno accertato che non ci sono elementi di radioattività né di inquinamento nel raggio di tre chilometri intorno alla nave”.

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Nave dei veleni: ad Amantea la rabbia chiede verità

postato il 26 ottobre 2009 da Redazione

Manifestazione ad Amantea, dall'album di Maria Francesca Calvano“Basta veleni. Riprendiamoci la vita, vogliamo una Calabria pulita”. Sabato 24 ottobre si sono ritrovati in migliaia in piazza ad Amantea per manifestare contro la contaminazione dei veleni affondati nelle “navi a perdere” o sotterrati nelle valli dell’entroterra.

Cittadini, studenti, autorità locali, associazioni e organizzazioni ambientaliste hanno invaso il centro della cittadina tirrenica, divenuta il simbolo della lotta allo strapotere della criminalità organizzata, gridando la loro rabbia, la loro paura e il loro bisogno di verità sulla vicenda della cosiddetta ‘nave dei veleni’ che cela ancora troppi lati oscuri e che preoccupa per le paventate minacce sulla salute e l’economia di interi territori. [Continua a leggere]

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