postato il 4 aprile 2017 | in "Esteri, Politica, Rassegna stampa"

Venezuela: “Chi ha difeso Maduro ora deve condannarlo”

Il colloquio con Fabrizio Caccia pubblicato sul Corriere della Sera

Non arrivano buone nuove da Caracas. Il presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, cita le parole dell’arcivescovo Jorge Urosa Savino pronunciate appena 48 ore fa nella capitale venezuelana: «Il blocco all’Assemblea nazionale persiste, sono preoccupato, tutto questo crea una situazione di dittatura».

Anche Papa Francesco, domenica all’Angelus, ha ricordato la grave situazione in cui versa il Paese. E l’agenzia vaticana Fides ha riportato ieri la denuncia del cardinale Baltazar Porras, arcivescovo di Merida: «Se si continua così c’è il rischio di caos e inutili spargimenti di sangue. I reali bisogni della gente sono cibo e medicine».

Ecco perché Casini, che a fine dicembre scorso si recò a Caracas per incontrare la folta comunità italiana e il mese dopo, come primo firmatario, sulla crisi in Venezuela presentò una mozione in Parlamento approvata a larghi voti, ci tiene ora a tenere alta l’attenzione e lancia un messaggio preciso ai Cinque Stelle, che a gennaio gli votarono contro. «A me la contabilità delle ragioni e dei torti non interessa.Però credo che davanti all’indignazione del 99 per cento dei Paesi della comunità internazionale e alla condanna dell’Onu, un movimento che voglia proporsi come forza di governo debba avere l’onestà intellettuale e politica di riconoscere che il Venezuela sta andando davvero verso la dittatura. Certe posizioni assunte in passato non stanno più in piedi. Ricordo le parole della senatrice Ornella Bertorotta durante il dibattito in Aula: “Vogliamo raccontare la favoletta del dittatore che opprime il popolo?”. E ancora: “Il mondo è quello che è e ogni Paese purtroppo non è perfetto”. Questa difesa a oltranza del governo Maduro non ha più senso. Il Parlamento venezuelano umiliato, i parlamentari privati dell’immunità, non pagati da mesi, il Paese intero ridotto alla fame, con città spettrali, prigioniere della paura.

A gennaio la mozione venne approvata da Pd e Forza Italia insieme: si raggiunse quasi l’unità nazionale per il Venezuela. Dai Cinque Stelle, che ne presentarono un’altra in dissenso e fu bocciata, ora mi aspetto una condanna ferma di ciò che sta accadendo laggiù». Nelle parole di Casini si coglie quasi il rimpianto di Hugo Chávez: «Io non voglio dare giudizi sulla storia, ma se è vero che per molti quello che sta capitando è conseguenza dei disastri del regime chavista, ebbene voglio ricordare che almeno lui si muoveva con un consenso elettorale alle spalle. Chávez, per capirci, le elezioni le faceva! Adesso, invece, le elezioni sono scomparse dai radar, persino quelle locali. Ecco perché anche la Chiesa, nella persona del cardinale Pietro Parolin, il segretario di Stato che nel 2009 fu nunzio a Caracas, nella lettera inviata a Maduro un anno fa ha posto come una delle condizioni per sedersi al tavolo del dialogo proprio la fissazione di un calendario elettorale, oltre alla liberazione dei tanti prigionieri politici dell’opposizione e all’apertura delle frontiere per far entrare gli aiuti umanitari. La Chiesa sta facendo tanto per far sedere le parti al tavolo. Ma il problema vero è che se queste non si vogliono sedere, non si può obbligare nessuno».

 

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