postato il 13 Novembre 2010 | in "In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Spunti di riflessione, Turismo"

Pompei, Ruby e Avetrana: metafore dell’Italia

Non basteranno sonetti o preghiere lungo la via dell’Abbondanza dell’antica Pompei per far risorgere la “Schola Armaturarum Juventis Pompeiani”, ossia la famosa Domus dei gladiatori, storico luogo di allenamento dei vigorosi atleti romani, crollata l’altro giorno, si dice, per colpa di un’infiltrazione d’acqua.

Il crollo di un importante monumento in uno dei siti archeologici più grandi e prestigiosi del mondo non rappresenta certamente una bella pubblicità per il nostro Paese. Ma di chi è la colpa? Del buco dell’ozono? Dello scioglimento dei ghiacciai? Della camorra? Di Bertolaso? Di Bondi? Di Berlusconi? Di Ruby? Di Fede? Di Sabrina Misseri? Della strega di Topolino?

La pratica di chiara derivazione italiana dello “scarica barile” è appena incominciata. Il Presidente della Repubblica Napolitano ha immediatamente sollevato la questione, sottolineando che quello che è successo “E’ una vergogna”, e ha aggiunto: “Chi deve dare spiegazioni le dia subito, senza ipocrisie”. Senza ipocrisie? Ma l’illustrissimo Presidente lo sa che siamo in Italia?

Secondo il sindaco di Pompei Claudio D’Alessio, il cedimento dell’edificio era un crollo annunciato: “Succede quando non c’è la dovuta attenzione e cura”. Il Partito Democratico parla addirittura di disastro da incuria, e invita Il Ministro dei Beni culturali Sandro Bondi a riferire in Parlamento oppure a dimettersi. E la risposta del ministro-poeta è giunta immediata: “Se avessi responsabilità per ciò che è accaduto sarebbe giusto chiedere le mie dimissioni, anzi le avrei date io. Se invece facciamo prevalere serietà, obiettività e misura, allora sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei, come le situazioni in cui versa il nostro patrimonio artistico si trascinano da decenni senza che nessuno sia riuscito a risolverli definitivamente e a impostare una strategia efficace”.

Ma diciamo la verità. Diciamo le cose come stanno realmente. La colpa è di tutti e di nessuno, nel senso che è pacifico che servono numerose risorse umane ed economiche per amministrare e gestire in modo dignitoso le emergenze naturali e non. Dalle alluvioni ai terremoti, servono i soldi. Tanti soldi. E l’ultima finanziaria condotta dal ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti ha tagliato i fondi dappertutto. E’ inutile dire che non è una questione di soldi, e che questi “non fanno la felicità”. I soldi oggi rappresentano un bisogno di garanzie, una necessità per un Paese che ha il debito pubblico tra i più elevati al mondo e che sta affrontando una eccezionale crisi economica.

Secondo me occorre orientare l’attenzione su queste problematiche, sulla conservazione e protezione dei beni culturali, sulle riforme, e non perderci in chiacchiere da gossip inutili come la storia di una escort marocchina o il caso di Avetrana. Quest’ultimo in particolare, è diventato l’unico argomento giornalistico degli ultimi mesi, che ha trasformato un killer in una star mondiale, un avvocato d’ufficio in personaggio televisivo (tra poco lo vedremo ospite anche dalla De Filippi), e un inviato delle reti Mediaset come Remo Croci (trasferitosi ad Avetrana da due mesi) in una vittima sacrificale. Basta. Non se ne può più. Non mi meraviglierei se creassero un gruppo su facebook, dal titolo: “Remo torna a casa!”.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Daniele Urciuolo

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