postato il 30 Marzo 2012 | in "Economia, Politica"

Oggi c’e’ una coalizione di pacificazione nazionale

Il pericolo non è scampato
L’Italia stava andando a fondo, ma ancora il pericolo non e’ scampato e dobbiamo stare attenti perché quella che stiamo attraversando e’ una fase delicata per il nostro Paese. In questi mesi si e’ finalmente costruita una coalizione di pacificazione nazionale in cui non sono annullate le diversita’, ma le energie della politica sono finalizzate ad unificare l’Italia.

Pier Ferdinando

 

 

11 Commenti

Commenti

  1. Onorevole Casini la pacificazione è una gran bella cosa, ma se pensate che dalla crisi si esce massacrando i dipendenti e il ceto medio molto meglio il conflitto permanente. Come prima. Il Governo o vira con decisione verso sinistra o tra poco collassa. Passera non si inventa un piano decente, le aziende chiudono, i negozi pure, i ricchi non vengono tartassati, la solita minestra. Marcia. Gli italiani sono pesci nell’acquario, addormentati, ma quando cominciano a perdere il lavoro, a pagare la benzina come il Brunello e la luce come l’oro e vedono che i ricchi non vengono toccati beh… la pazienza ha un limite di sopportazione.


  2. No, non ci siamo. Monti ha salvato l’Italia, è stato bravissimo e la migliore Italia lo ha sostenuto…ma l’attacco frontale all’art. 18 è qualcosa di deleterio…incentivare a investire nei licenziamenti vuol dire mettere in ginocchio decine di migliaia di famiglie (quelle che un partito di ispirazione popolare cattolico dovrebbe difendere); distruggere il tessuto sociale e aprire un periodo di stagnazione economica senza precedenti. Usate il buon senso, non cambiate l’art.18…altrimenti staccate la spina e diamo al popolo la scelta di eleggere un nuovo Parlamento. E’ la strada che meno auguro, ma se la medicina uccide il paziente, tanto vale cambiare medico.


  3. tutti a difendere l’articolo 18…. ma come faranno, mi chiedo, i lavoratori di tutta l’europa che le nostre garanzie se le sognano???
    eppure i lavoraotri tedeschi e francesi non sembrano alla fame…


  4. Buongiorno, presidente

    Lei scrive: “In questi mesi si e’ finalmente costruita una coalizione di pacificazione nazionale”. Sbagliato, presidente, sbagliato!
    Voi “avete costruito una coalizione di pacificazione parlamentare”, non nazionale!
    Si informi su quanti sarebbero gli astensionisti, in caso di votazione. E se per caso quei voti venissero intercettati dalla società civile, alla quale volete ad ogni costo chiudere la bocca, allora forse i vostri conti sarebbero tutti da rifare. E, per favore, non proponete ancora una legge elettorale truffa più porcellum del porcellum, solo per restare incollati alle vostre poltrone… Contrariamente a quanto tutti voi vi ostinate a pensare, gli Italiani stanno cominciando a capire… Una citoyenne


  5. Per il sig. Mario Pezzati
    Lei scrive: “tutti a difendere l’articolo 18…. ma come faranno, mi chiedo, i lavoratori di tutta l’europa che le nostre garanzie se le sognano???
    eppure i lavoraotri tedeschi e francesi non sembrano alla fame…”

    Sicuramente quello che sente lei, lo sento anch’io e non mi pare che i lavoratori tedeschi non siano garantiti… forse non lo chiameranno art. 18, lo chiameranno art. 37 o 54 o pinco pallino, ma mi pare di aver sentito che qualche garanzia ce l’hanno anche loro. A prescindere che le politiche economiche portate avanti dalla Germania sono state molto diverse da quelle dell’Italia che si ostinava a negare la crisi. Tutti noi ci dovremmo rendere conto che abbiamo votato un governo di personaggi/teatranti, non di politici seri, tanto da essere costretti a sostituirlo con un governo di tecnici… al comando di quello dimissionario? (almeno così parrebbe!).
    Una citoyenne


  6. cara sig.ra citoyenne e chi sarebbe serio??? forse l’on.le bertinotti che ha deciso di non rinunciare ai benefit da ex presidente della camera?? o il “caro” calearo, votato nel PD e che non si presenta alla camera ma ritira il suio pingue assegno?
    Lei ha ragione a lamentarsi, ma almeno noi, nel nostro picoclo, qualcosa facciamo…

    sulel garanzie in germania: forse non sa, che in Germania un lavoratore che blocca la catena produttiva viene licenziato, non certo reintegrato come è accaduto a melfi.
    Forse non sa che in germania i sindacati non hanno diritto ad avere una sede e svolgere attività sindacale all’interno dell’azienda.
    Forse non sa che in Germania, gli scioperi vengono preannunciati, anche alivello di singola azienda, circa 2 mesi prima.
    Forse non sa che in Spagna i lavoraotri del settor eauto hanno accettato una serie di provvedimenti per aumentare turni e produttività restando con lo stesso stipendio.

    Sono questi lavoraotri garantiti??? Ovviamente si, basta andare a leggersi la legislazione tedesca in tema di lavoro, ma le loro garanzie non sono diventate ingessature o privilegi, o inattaccabilità.
    Parliamoci chiaro: se io vado all’ufficio postale e il dipendente non lavora, quel dipendente non sarà mai licenziato…
    se io, con il mio bel contrattino a progetto, provo ad essere “lento” nel mio lavoro, vengo accompagnato alla porta…
    allora forse è meglio capire che bisogna rimodulare le garanzie lavorative andando su un modello di maggiore concretezza, e garantendo il lavoratore sui suoi diritti e tutele (e mi sembra che le nuove modifiche, prvedendo l’intervento del giudice per i casi di discriminazione, mantengano le tutele del lavoratore), ma garantendo all’azienda che il lavoratore non produttivo possa essere tolto dal mercato.


  7. x Mario Pezzati.
    L’articolo 18 è una bestemmia il solo pensare di toccarlo, semplicemente perchè non è il problema. Prima ci sono una dozzina di aspetti da toccare e che riguardano solo I RICCHI. La crisi la devono pagare loro. E poi se la pagano loro partecipiamo anche noi poveracci o middle-class ridotta a poveracci. Lo so che è un discorso di sinistra e l’Udc è un partito di centro che si sta s-c-i-a-g-u-r-a-t-a-m-e-n-t-e dimostrando di destra, ma la mia speranza è che dal punto di vista economico viri a sinistra, speranza disattesa ed infatti non lo voterò di certo alle prossime elezioni, ma bisogna inderogabilmente tassare, anzi tartassare i ricchi, e non parlo degli evasori che meritano un capitolo a parte, parlo dei ricchi che pagano le loro tasse. Ecco quei ricchi onesti vanno colpiti economicamente, con una patrimoniale corposa. Il Governo questo deve fare. Il Governo deve colpire chi prende più di 10.000 al mese di pensione, i Dini che prendono 40.000, e solo dopo i pensionandi, il Governo non doveva sbagliare i conti sugli esodati trattati come le bbestie, il Governo doveva predisporre un piano per il lavoro e visto che è incapace doveva farsi aiutare da chi ne sa, come Pezzotta per esempio. La Fornero questo doveva fare, alzare il ditino e dire Help me, non ci capisco un cazzo aiutatemi, senza piangere. Avrebbe trovato aiuto. Alla fine e solo alla fine doveva, anzi poteva cercare di affrontare l’articolo 18. Ma se risolveva il resto non ce ne era bisogno. VOto zero a questo Governo nell’ultimo mese, ZERO. E zero all’Udc di Casini che ha meritato 10 l’anno passato. Un’involuzione incredibile. Ma si sa… vincere è più semplice di continuare a farlo.


  8. Cos’è il grande centro se non una grande pacificazione nazionale? L’Italia ha un grande bisogno di questo e a questo si deve lavorare. Attenzione a non fermarsi alla pacificazione: occorre un motore ben diverso, e cioè un disegno politico ampio e ben definito. Non si può continuare solo con la politica dell’emergenza, dobbiamo indicare le nostre mete sociali ed economiche. Non abbiamo paura a farci sentire dal mondo, comunismo e capitalismo non avranno più storia, dobbiamo presentare la nostra visione umanistica: è arrivato il momento!


  9. La modifica dell’art. 18 ha un impatto psicologico positivo sulle nuove assunzioni, se e quando ci saranno, l’effetto immediato è quello di cercare di far recuperare fiducia nei titoli di stato italiani, e sembra che comunque abbia contribuito. Il problema vero, invece, non si vuole affrontare, gli imprenditori sono con le spalle al muro, schiacciati dal peso del debito pubblico, che non accenna a diminuire, e che non consente quindi di alleggerire la pressione fiscale, che aumenta sempre di più, mentre le banche evitano di prendere rischi, e non finanziano oltre le imprese. Ma lo vogliamo capire che se non si libera il sistema produttivo del paese da una pubblica amministrazione corrotta ed inadeguata, zeppa di raccomandati ed incapaci, (capacissimi però a creare debito) non se ne viene fuori?


  10. Buongiorno

    Per Francesco

    Lei scrive:

    Ma lo vogliamo capire che se non si libera il sistema produttivo del paese da una pubblica amministrazione corrotta ed inadeguata, zeppa di raccomandati ed incapaci, (capacissimi però a creare debito) non se ne viene fuori?

    La pubblica amministrazione di cui lei parla è rappresentata dal parassitismo del mondo politico, alto/burocratico, bancario, ecc.?
    La pubblica amministrazione di cui le parla è quella dei “commessi ministeriali” che percepiscono più del PdR?
    Se è così, allora posso essere d’accordo con lei.
    Se invece la pubblica amministrazione di cui lei scrive (e alla quale io temo lei si riferisca) è rappresentata da quei milioni cittadini che ogni mattina si recano al lavoro, aprono gli uffici, le aule delle scuole, e quant’altro, allora io temo che lei viva su un altro pianeta. Oppure, molto più semplicemente, trovandosi ad essere filobrunettiano, tra i più assenteisti in campo politico, spera di seguirne le orme. Una citoyenne


  11. x Citoyenne, parlo per esperienze dirette, e ribadisco che il problema dell’Italia è il settore pubblico, corrotto, mafioso ed incapace, che stà distruggendo il Paese. Conosco molte persone oneste che fanno il loro lavoro nella Pubblica Amministrazione, ma sono minoranza.
    E’ la stragrande maggioranza che affossa tutto. Ho avuto modo di constatare che esistono dirigenti che fanno solo danni, e costano 100.000 euro all’ente pubblico, a cui si aggiungono in alcuni casi, anche 1 milione di euro di incentivi, gli enti locali di cui parlo, ovviamente sono ridotti in dissesto. Sono stato per un anno nella Pubblica Amministrazione, e di molti impiegati che vi lavoravano non sono mai riuscito a capire in cosa consisteva di fatto il loro lavoro, quando venivano al lavoro!
    Aggiungo inoltre che ormai non lavora più nessuno con la P.A. senza pagare tangenti, sempre più alte, ai funzionari. Che le imprese che vi lavorano se non si adeguano falliscono, perchè non vengono mai pagate. Che i bandi di gara sono tutti fatti su misura per chi deve vincerle, e come se non bastasse la turbativa, si arriva anche a manomettere le documentazioni di gara.
    Che moltissimi finanziamenti vengono impiegati per opere inutili o dannose. Che la mafiosità è arrivata a livelli insostenibili, ormai non si distingue più la differenza tra il corrotto, il politico, il mafioso ed il delinquente estorsore.
    Ebbene la risposta dello Stato a questo stato di fatto, finora si è limitata a mantenere in vita un sistema in coma, con cure palliative. Riconosco a Monti il merito di aver fatto almeno scendere i tassi sul debito pubblico, ma questo serve solo a non far morire, non a guarire! Se non si smonta questo sistema parassitario, l’economia del Paese ne resterà soffocata. Ormai stiamo andando indietro, perchè chi lavora e produce, non ce la fà più a sostenere questo sistema, nemmeno con una fiscalità che tra diretta ed indiretta arriva al 70 %, e lavorando fino a 70 anni, e con milioni di disoccupati, condannati a sprecare inutilmente, la loro vita, ed a cui viene negato un futuro.




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