postato il 27 Aprile 2011 | in "In evidenza, Politica, Riceviamo e pubblichiamo"

Donne al centro. Cronaca di un incontro.

Donne al Centro

Il 18 aprile si è tenuto a Udine il primo di una serie di incontri dal tema “Donne al centro”, organizzato da Giulia Pezzano e da Monica Bertolini e reso possibile da Fabrizio Anzolini e Giorgio Venier Romano. Quello delle donne in politica (come nel lavoro e in altri ambiti) è un tema delicato che interessa non solo le donne, ma anche gli uomini, ed è un tema sentito, come si è potuto notare dalla sala piena di palazzo Kechler.

L’incontro ha offerto numerosi spunti di riflessione e ha saputo essere da stimolo per le donne presenti. Il tema non è mai facile da affrontare, perché, nello sforzo di difendere una determinata posizione, è sempre presente il rischio di scivolare in quelle che sono le visioni del “femminismo” o del “maschilismo”. Ma in questo incontro, nel quale a parlare erano le donne, questo rischio non si è mai concretizzato, anzi: esse sono state le prime ad essere critiche rispetto all’atteggiamento femminile di arrendevolezza di fronte ad un sistema che in alcuni settori le penalizza.

Formidabile la sintesi di Silvia Noè: “il sostegno della donna passa per il sostegno della famiglia; sostenere la famiglia significa investire sul futuro”. Si è anche molto parlato del ruolo della famiglia nella società, paragonato, da Monica Bertolini, alla funzione di un nido per un giovane uccello: il nido rappresenta il rifugio sicuro in cui crescere e il punto di decollo per l’uccellino che ha imparato a volare e ha voglia di aprirsi al mondo e alle infinite opportunità che la vita gli offre. Barbara Graffino ha quindi approfondito quelle che sono le difficoltà della famiglia di oggi, affrontando il problema di quei giovani precari o disoccupati che inevitabilmente rallentano il ricambio della società e delle conseguenze che questo ritardo offre: nonostante l’incremento delle nascite dovuto agli immigrati presenti in Italia, queste non compensano il numero di persone che muoiono ogni anno: stiamo assistendo ad un preoccupante calo demografico. Le famiglie si trovano inoltre in crescenti difficoltà economiche e su di esse non si investe abbastanza in confronto ad altri Paesi europei (la spesa italiana per la famiglia è pari ad un terzo di quella francese). È, perciò, ormai indispensabile avere a disposizione due redditi.

Notevoli, come tutti sanno, le difficoltà della donna nel mondo del lavoro. Questo, come ci ha esposto Silvia Noè, vede la maternità come un costo per l’azienda, quando invece, è tutt’altro: un dono. Anche Raffaella Palmisciano ha affrontato questo punto, sostenendo che l’80% dei datori di lavoro vede la maternità come un problema, tanto che è ancora diffusa la pratica di far firmare alla donna neoassunta una lettera di dimissioni con data in bianco. Prima di tutto, sostiene Silvia Noè, si deve favorire l’accesso delle donne al mondo del lavoro senza che le potenziali future gravidanze siano vissute come un disagio. In secondo luogo si deve puntare su politiche che aiutino la conciliazione tra lavoro in casa e lavoro fuori casa, problema che scoraggia molte donne nella ricerca di un impiego.

Si è quindi affrontato il tema della donna in politica e si è trattata la questione delle quote rosa. Già nell’introduzione alla serata Giulia Pezzano si è espressa a riguardo dicendo di sentirsi profondamente svilita da questo provvedimento poiché le donne non hanno bisogno di canali preferenziali o di scorciatoie per arrivare dove vogliono. Dello stesso parere Anna Teresa Formisano e Sara Giudice. Quest’ultima si è soffermata in particolare sul rischio di legittimare e permettere l’affermazione in politica di donne vicine al così definito “modello Minetti”. Per stimolare un impegno al femminile, invece, si dovrebbe innanzitutto cambiare la visione che le donne hanno di se stesse. Per Giulia Pezzano sono le donne ad attuare continuamente una svalutazione nei confronti di loro stesse, e le fa eco Sara Giudice che ricorda come le possibilità si trovano interamente nelle mani delle donne. La stessa Anna Teresa Formisano si sente spesso chiedere dalle donne: “E se poi non ce le faccio?”. È quindi un problema di cultura, come afferma Annalisa Lubich: bisogna cambiare alla radice l’immagine che uomini, donne, bambini e bambine hanno di loro stessi. Annalisa Lubich ha quindi affrontato il problema da un altro punto di vista: per cambiare il sistema corrente, dobbiamo prima entrarci. Ecco perché sostiene le quote rosa come medicina amara da prendere tappandosi il naso per superare la patologia del Paese, medicina che, una volta guariti, si dovrà smettere di assumere.

Molto ancora si potrebbe scrivere perché molte belle parole sono state dette da ognuna delle partecipanti. Non è stata una serata carica di lamentele e di vittimismo, piuttosto il messaggio che si è voluto trasmettere agli ascoltatori è stato quello di invogliare le donne a rimboccarsi le maniche. La sintesi di questo incontro è ben rappresentato ancora una volta dalle parole di  Giulia Pezzano: “Aprite gli occhi! Noi donne dobbiamo riuscire a guardare la realtà spogliandoci sia dalle lenti dell’ormai romanzesco sesso debole, sia da quelle dell’anacronistico e vuoto femminismo. Dobbiamo noi per prime capire il nostro enorme potenziale e il nostro valore, capire la ricchezza che rappresentiamo proprio per la nostra peculiarità e dobbiamo iniziare a darci da fare!”

“Riceviamo e pubblichiamo” di Chiara Cudini

1 Commento

Commenti

  1. Mi trovo in piena armonia con le parole pronunciate da Giulia Pezzano con le quali, in merito al provvedimento sulle quote rosa, afferma che le donne non hanno bisogno di canali preferenziali. Noi donne siamo al pari degli uomini e tali dobbiamo essere considerate. Solo chi merita, a mio parere, uomo o donna che sia, deve affermarsi in politica senza dover ricorrere ad alcuna scorciatoia. E con Sara Giudice quando parla del rischio di legittimare e permettere l’affermazione in politica di donne vicino al “modello Minetti”. Se oggi, ci ritroviamo questo tipo di donne a rivestire alte cariche politiche è proprio perché le donne hanno una visione sbagliata di loro stesse e ciò che mi fanno più paura sono le nuove generazioni alle quali viene giornalmente data loro attraverso i media, la visione delle donne “asservite ai piaceri maschili”.
    Dobbiamo dire basta a tutto questo e fare in modo, anche grazie a questi incontri, di riprenderci la dignità che abbiamo perso e che meritiamo.




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