Tutti i post della categoria: I 9 punti

Coronavirus: «È la terza guerra mondiale. La vinceremo»

postato il 11 Marzo 2020

«Come ai tempi del terrorismo gli interventi eccezionali sono del tutto giustificati»

L’intervista di Antonella Coppari pubblicata sul Resto del Carlino

Per descrivere il momento e indicare con quale animo si debba affrontare, Pier Ferdinando Casini ricorre a una frase del leader assurto a emblema della miglior Dc: Aldo Moro. «Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma, cari amici, non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato, con tutte le sue difficoltà».

Moro allude a periodi complicati, in cui vanno prese decisioni dolorose. Presidente Casini, ha mai vissuto una prova così drammatica?
«Questa è un’autentica terza guerra mondiale, anche se non ci sono i bombardamenti e ci è richiesto solo di stare in casa. Nulla di paragonabile al terrorismo: dopo l’11 settembre ci hanno chiesto di fare qualche piccolo sacrificio, come levare le scarpe agli aeroporti. Ora ci chiedono di cambiare radicalmente abitudini». [Continua a leggere]

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Coronavirus: Italia non è ventilatore del virus come Cina

postato il 27 Febbraio 2020

Il mio intervento in Senato dopo l’informativa del Ministro Speranza

Signor Presidente,
cari colleghi, a nome del Gruppo per le Autonomie vorrei esprimere anch’io alcune considerazioni, partendo da un presupposto (come mi sembra abbiano fatto nei loro diversi interventi anche i colleghi Collina, Faraone e gli altri): il ministro Speranza, che è una persona seria e perbene, ha tutta la nostra solidarietà e con lui tutto il Governo; tanto per eliminare un problema di equivoci, la stessa solidarietà ce l’hanno i Presidenti delle Regioni che sono in prima fila, a partire dal presidente Fontana, al quale è stata rimproverata la diretta Facebook; vorrei guardare però le cose anche dall’altra parte e dire cosa sarebbe capitato se non l’avesse fatta e le sue immagini fossero state rubate da qualcuno: probabilmente ci sarebbe stata la stessa speculazione rovesciata e a lui sarebbe spettato l’onere di spiegare di quello che era successo. Questo per dire come in questo momento sia estremamente difficile anche per la politica capire realmente cosa bisogna fare.
Vorrei dire una cosa, però, perché l’unità non è retorica: se siamo qua per esprimere solo genericamente unità, facciamo un esercizio retorico. Non serve oggi un esercizio retorico, ma una prova di verità singolarmente data da ciascuno di noi. [Continua a leggere]

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«Sbagliato boicottare le leggi. Così i sindaci aiutano Salvini»

postato il 6 Gennaio 2019

Alle Europee uniamo i partiti anti sovranisti

L’intervista di Antonella Coppari pubblicata su QN

Presidente Casini, tra i sindaci e Salvini da che parte sta?
«Dalla parte delle persone serie. Quelle che non fanno propaganda, ma hanno il senso delle Istituzioni. Se l’opposizione pensa di essere credibile organizzando un boicottaggio delle leggi dello Stato sbaglia: sta solo facendo a Salvini un grande favore».
Perché?
«Le leggi si rispettano anche se non piacciono. Nessun esponente politico, specie quelli istituzionali, può valicare questo confine». [Continua a leggere]

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Navi in Africa, una svolta

postato il 28 Luglio 2017

«Le Ong ribelli non sbarcheranno più migranti nei nostri porti»

L’intervista di Lorenzo Bianchi pubblicata su QN

Navi italiane a ridosso della costa libica. E’ un blocco navale?
«No, si tratta – smentisce con forza il presidente della commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini – di assistere la Guardia Costiera libica. Per la prima volta noi siamo autorizzati su richiesta del governo Sarraj a entrare nelle acque territoriali per svolgere l ‘azione di contrasto che la Guardia Costiera locale non riesce a fare cercando di respingere i trafficanti di persone. Con la nostra assistenza potrà infliggere di fatto un serio colpo alle loro attività».

Si frenerà il flusso dei migranti?
«Ora l’Italia affronta la questione libica con una strategia complessiva. C’è stato un ottimo lavoro di squadra. Sarebbe stato splendido però che il presidente francese Emmanuel Macron avesse veramente realizzato il capolavoro».

Invece?
«Al rientro in Libia Haftar (il generale che di fatto controlla la Cirenaica ndr) ha detto che Sarraj (il premier del Governo di unità nazionale appoggiato dall Onu ndr) è un fanfarone, un fantoccio e che non controlla nulla. E’ la risposta più efficace a chi riteneva che l Italia fosse stata espropriata e che si fosse realizzato il miracolo di Parigi».

Adesso Macron annuncia che il suo Paese farà in Libia centri hotspot per i richiedenti asilo politico “con o senza l’Unione Europea”
«Per noi tutto quello che contribuisce a infliggere colpi ai trafficanti di esseri umani o a bloccare questo esodo incontrollato è un fatto positivo. Comunque mi sembra che le stesse smentite francesi dimostrino che non hanno le idee così chiare». [Continua a leggere]

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Aprire le porte ai migranti un dovere morale e pure convenienza

postato il 9 Maggio 2016

casiniL’intervista di Osvaldo Baldacci a Pierferdinando Casini pubblicata su Il Giornale di Sicilia.

II Papa latinoamericano e il presidente statunitense gridano agli europei smarriti che serve più Europa, e hanno ragione. Chi fa demagogia in Italia dovrebbe capire che se l’Europa si dissolvesse l’Italia rischierebbe di diventare un enorme campo profughi per migranti, chiusa dai muri. Un’Europa forte, con valori chiari, è un elemento imprescindibile del nostro futuro. Ne è convinto Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.

Presidente, venerdì tutta la leadership europea era riunita in Vaticano per consegnare il Premio Carlo Magno a Papa Francesco, il quale ha rivolto parole alte ma anche incandescenti. Che ne pensa?
«Il Papa coglie il terribile vuoto di leadership che c’è in Europa e lo colma in un’epoca in cui gli stessi leader europei sembrano alla ricerca di una fonte d’ispirazione che hanno perso. È simbolica la consegna del premio al pontefice da parte di tutta Europa che va a cercare conforto dalle parole del Papa. D’altro canto già Giovanni Paolo II è stato un gigante della nostra epoca in Europa, ma comunque il più grande tra altri giganti, come Helmuth Kohl e Mitterrand, e c’erano anche personalità come Andreotti e Ciampi. Oggi invece a parte la figura della Merkel appare solo un deserto».
Il Papa parla anche da capo della Chiesa, dopo che l’Europa ha rifiutato di riconoscere le proprie radici cristiane.
«Per un malinteso senso del multiculturalismo ci si rifiutò di inserire nella costituzione poi bocciata il richiamo alle radici cristiane. Quello è stato un errore capitale, la proiezione di una illusione grande come una casa, cioè che in nome dell’accoglienza noi dobbiamo abdicare alle nostre bandiere. Pensare che per accogliere altri dobbiamo essere privi di identità è follia. Anzi, solo la consapevolezza della nostra identità, solo se sappiamo chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo possiamo accogliere gli altri, tanto più se questi hanno un’identità forte come quella islamica».
Quindi cosa dobbiamo fare secondo lei?
«Occorre una grande semina dei nostri valori, che è il presupposto per accogliere. Inoltre quando accogliamo dobbiamo avere chiari dei valori indisponibili, punti dai quali non si recedere: ad esempio la parità delle donne, la tutela dei minori, la libertà religiosa. D’altro canto vorrei aggiungere che c’è chi fa la battaglia contro le moschee, ma io invece preferisco le moschee agli scantinati dove si trovano ammassate centinaia di persone senza alcun controllo e che magari vengono trasformati in luoghi di propaganda. Nelle moschee invece ci possono e ci devono essere verifiche, controlli delle autorità, sermoni in italiano».
Accogliere è anche un problema di gestione delle risorse…
«Accogliere è un’esigenza non solo morale ma anche economica, gli indici demografici sono un dato da cui non possiamo scappare, con la denatalità dell’Europa e la grande crescita dei Paesi alle nostre porte. Bisogna scegliere tra integrazione o invasione».
In Italia i sentimenti di ostilità all’Europa e all’immigrazione sembrano crescere. [Continua a leggere]

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Migranti: demagogia Lega non risolve problemi

postato il 17 Agosto 2015

Pier Ferdinando CasiniMi sembra che stiamo assistendo a un’estate di stupidari collettivi. Salvini sta facendo demagogia, ma con lui non si risolverebbe uno solo dei problemi dell’immigrazione. D’altronde la Lega ha già gestito il ministero dell’Interno e i problemi sono rimasti uguali. Troppo complessi per semplificazioni inutili.
Papa Francesco, la Conferenza episcopale italiana, i preti, i vescovi fanno il loro lavoro; curano le anime di tutti noi dicendoci anche le cose sgradite. Quando la politica vuole sindacare la libertà della Chiesa arriva sempre su un terreno che non è certo produttivo.

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Mare Nostrum: uscire dall’emergenza e coinvolgere Ue e Onu

postato il 12 Giugno 2014

L’intervento in Aula al Senato di Pier Ferdinando Casini durante il dibattito sull’operazione Mare Nostrum

Pier Ferdinando CasiniSignora Presidente,
ieri ho illustrato la mozione Zanda ed altri e credo di aver soffermato abbastanza diffusamente la mia attenzione, e spero quella dei colleghi, sull’idea che sottende la nostra mozione.

Innanzi tutto il Governo ha detto di superare la logica emergenziale, di superare l’operazione Mare nostrum, perché l’eccezione non può diventare la normalità. Uno strumento d’emergenza di cui siamo onorati, perché ha salvato migliaia di essere umani disperati, non può essere trasformato però in normalità. Mare nostrum è stato uno strumento emergenziale. Tra l’altro sono grato al ministro Mauro, che ha ricevuto ingiusti attacchi in questo dibattito, per aver ideato uno strumento che ha consentito di salvare vite umane, ma che resta uno strumento emergenziale.

Oggi c’è la necessità di uscire dall’emergenza, di internazionalizzare il problema coinvolgendo Europa e Nazioni Unite. Questa è la linea del Governo, questo è l’indirizzo che il Parlamento dà al Governo. Il Parlamento non critica il Governo, perché sarebbe ingeneroso e ingiusto. Peraltro non è questo Governo ma il precedente ad aver ideato e realizzato Mare nostrum. Il Parlamento ritiene che il Governo abbia fatto un buon lavoro, abbia salvato migliaia di disperati da una morte sicura; adesso però occorre coinvolgere Europa e Nazioni Unite, perché Mare nostrum è uno strumento di emergenza che non può diventare normalità. [Continua a leggere]

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Ludopatia, una vera e propria piaga sociale

postato il 30 Maggio 2013

gioco-dazzardo-patologico-300x225“Riceviamo e pubblichiamo” di Vincenzo Pezzuto

Il fenomeno della ludopatia è oramai una forma patologica, una piaga sociale che continua a dilagare nel nostro Paese. Si tratta di una vera e propria dipendenza, nei casi più spinti è molto simile a quella delle droghe. Un male che rovina chi ne è affetto e chi circonda il soggetto in questione. Se da un lato il fenomeno permette ad uno Stato economicamente deficitario di incassare introiti fiscali (ma non sempre è così), dall’altro porta ad un incremento del numero di pazienti dipendenti dal vizio del gioco.
E’ giunto il momento che, una volta tanto, il legislatore italiano anticipi i tempi, facendosi portatore della problematica, senza che -come al solito- si attendano moniti provenienti dal potere giudiziario. Serve porre un freno alle macchine da gioco elettroniche, ai gratta&vinci, alle lotterie istantanee (la cui raccolta è cresciuta ultimamente del 193%) e ai siti online che permettono a tutti di cadere nelle braccia di un male che inganna chi, versando spesso in uno stato di bisogno, crede nella facile fortuna. Il mercato dei giochi nel nostro Paese è in costante espansione, basti pensare che negli ultimi sette anni la spesa dei nostri concittadini per il gioco lecito è passata dai 20 miliardi del 2004 ai 50 miliardi del 2011. A prospettare il “Paese dei balocchi” contribuisce notevolmente la martellante pubblicità presente su tutti i mezzi di informazione (rete compresa), meritando anch’essa un serio freno. Un male che in tempi di crisi grava parecchio sulle casse dello Stato per i costi medici diretti e per la diminuzione delle performance lavorative. Numerosi studi scientifici associano al fenomeno anche l’utilizzo di sostanze alcoliche, di tabacco e nei casi più gravi di sostanze stupefacenti. Senza contare che in alcuni casi la sete di “vittoria” spinge taluni ad affidarsi nella mani dell’usura e quindi della criminalità organizzata. Chi si affida al gioco è inizialmente spinto dall’ingenua speranza di poter cambiare repentinamente la propria vita e di far fuori in un sol colpo tutti i problemi (mancanza di lavoro, problemi economici, contesto sociale degradato). Per porre un freno ad un male che sta distruggendo interi settori della società italiana è necessario agire sui fattori ambientali che portano un individuo ad affidare la propria sorte al gioco e limitare tutte le forme che incentivano un concreto incremento della ludopatia.

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Referendum sulle paritarie, una minaccia ai principi di libertà e sussidiarietà

postato il 22 Maggio 2013

Bologna-Due-TorriLettera al Corriere della Sera.

Caro direttore,

ho letto con attenzione l’intervento di Stefano Rodotà relativo al referendum consultivo che si terrà a Bologna domenica prossima; una consultazione attraverso la quale i cittadini bolognesi saranno chiamati ad esprimere la propria preferenza in merito all’erogazione di risorse finanziarie comunali alle scuole di infanzia paritarie a gestione privata. Ebbene, secondo il professor Rodotà l’artcolo 33 della Costituzione escluderebbe in maniera incontrovertibile la possibilità di erogare risorse pubbliche alle scuote paritarie. Si fratta di una ricostruzione fuorviante e che, a mio parere, non trova riscontro nel dettato costituzionale. La Costituzione riconosce espressamente l’istruzione e l’educazione quali diritti fondamentali della singola persona umana, prescindendo dalla natura dei soggetti erogatori del servizio. Se vincessero i referendari due principi costituzionalmente riconosciuti verrebbero disattesi: la libertà della famiglia di scegliere l’educazione che ritiene opportuna per i propri figli e il valore della sussidiarietà riguardante l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svoigimento di attività di interesse generale che tutti i soggetti pubblici sono chiamati a favorire, come per l’appunto nel caso degli istituti paritari convenzionati. L’erogazione di risorse alle scuole paritarie, pertanto, è pienamente legittima, svolgendo tali istituti funzione pubbliche e di pubbulico interesse, quali parti costitutive ed integranti dell’unico sistema nazionale di istruzione e formazione. Chiarito questo aspetto, va da se’ che le questioni poste dal referendum non possono ridursi ad una mera probtematica di ordine giuridico, investendo la qualità e le fondamenta stesse della nostra democrazia. D’altra parte, proprio da questo punto di vista, non è casuale che il modello «emiliano» sia oggi l’epicentro del dibattito; un modello che, promosso e praticato per decenni dalle giunte «rosse», si sintetizzava efficacemente con la formula «dalla culla alla tomba», sottolineando così il ruolo «totalizzante» svolto dalle amministrazioni pubbliche locali rispetto alla gestione ed erogazione dei servizi alla collettività. Non è certamente questa la sede per fornire giudizi storici, ma il dato incontrovertibile è che oggi quel modello è superato dai fatti; sempre di più la realtà ha dimostrato che dove il pubblico è stato capace di avviare un percorso di sussidiarietà garantendo un confronto efficace, la qualità e l’economicità del servizio è migliorata con conseguenti benefici per i cittadini. È quindi ingannevole e anacronistico oggi parlare di contrapposizione tra «scuola privata» e «scuola statale». Solo attraverso l’integrazione tra le due tipologie di offerte è possibile rendere universalmente accessibile, a condizioni economiche sostenibili, il sistema scolastico, a partire da quello per l’infanzia. La posta in gioco è molto alta. Ad ognuno di noi spetta il compito di difendere i valori e i diritti che la Costituzione proclama e sancisce, oggi come ieri, in ogni circostanza. Una di queste sarà proprio domenica prossima e non è casuale che chi si riconosce a livello nazionale negli sforzi del governo Letta, pur provenendo da posizioni diverse e per alcuni aspetti alternative fra loro, si ritrovi nella scelta di un voto a garanzia del piuralismo e della libertà educativa. Forse anche da Bologna può partire un chiarimento necessario nella sinistra italiana.

Pier Ferdinando Casini

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La vera sfida dell’università italiana

postato il 15 Febbraio 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Ludovico Abenavoli*

Nel periodo in cui nascono, nel cuore del Medioevo, le istituzioni universitarie si propongono di trasformare le riunioni assembleari delle Accademie, da uno studio di tipo generale e complesso, ad uno studio finalizzato e ordinato. Oggi che le idee e le conoscenze sono diventate essenziali nella generazione del benessere, all’Università è attribuito un ruolo centrale nella formazione e nell’innovazione. Un compito da svolgere, come stabilisce il trattato di Lisbona, attraverso la gestione razionale e programmata dei tre poli del triangolo della conoscenza e cioè formazione, ricerca ed innovazione.

Il futuro di ogni società risiede nella capacità di investire in cultura, ricerca, formazione ed è proprio investendo sulla conoscenza che i grandi Paesi offrono maggiori opportunità ai loro cittadini. Quindi risulta necessaria anche in Italia una strategia di sostegno alla realizzazione di una economia della conoscenza e di una reale società delle idee. Le sfide che condizionano il futuro del mondo, in particolare competizione globale e coesione sociale, impongono questo passaggio. La diffusione del sapere è un fattore qualificante dello sviluppo ed un obiettivo efficace per la vitalità dell’Università, che così trasforma il processo innovativo da aspetto tecnico ad interesse comune.

L’Università è promotrice attiva della società della conoscenza. Le scelte politiche degli ultimi decenni, non sono riuscite a fornire una risposta alla domanda: “quale Università per quale sviluppo”. Così le iniziative legislative sono nate in modo disordinato, lasciando il sistema universitario impantanato in visioni ormai lontane e superate. Ne consegue l’assenza di certezze sul modello di Università che si vuole realizzare nel nostro Paese.

La disponibilità di risorse finanziarie ed umane è l’aspetto dal quale si può iniziare a ragionare. La percentuale del PIL che l’Italia dedica a ricerca e sviluppo è pari a 1.23% nel 2008, mentre la media europea è dell’1.84%. Anche riguardo al numero dei ricercatori la situazione è analoga: in Italia 3.65 ricercatori ogni 1.000 unità di forza lavoro, contro 5.78 nell’EU. Un secondo aspetto da analizzare è la parcellizzazione delle strutture pubbliche di ricerca. Una situazione che rende difficile creare una reale strategia per l’eccellenza, che produce al contrario inefficaci duplicati e che tende a legittimare una distribuzione a pioggia dei finanziamenti. Pertanto è necessario prestare attenzione al miglioramento della produttività scientifica anche grazie ad un efficiente sistema di valutazione.

L’importanza di creare sistemi locali orientati all’innovazione è ampiamente condivisa, essa non nega la natura globale della conoscenza, ma esprime l’esigenza di realizzare un modello di sviluppo che permetta agli stessi sistemi di essere vitali, valorizzando le varietà delle risorse presenti. Il confronto continuo tra le conoscenze che il sistema produce, con quelle prodotte ed acquisite dall’ambiente esterno, rappresenta il vero cuore pulsante di tale percorso. L’impegno attivo ed integrato dell’Università, dei governi e delle imprese locali deve essere rivolto ad organizzare questo confronto ed a costruire le interdipendenze per la gestione delle conoscenze.

Dalla riforma del mondo accademico attualmente in atto, emerge che il banco di prova della diversificazione e della competizione tra gli Atenei sarà rappresentata dall’attrattività che ogni singola Università riuscirà ad esercitare verso docenti, ricercatori, studenti, capitali pubblici ed investimenti privati. L’Università italiana sarà più europea quanto più il suo profilo sarà autonomo, responsabile, imprenditoriale e competitivo.

Appare chiaro quindi come il sistema universitario italiano si debba impegnare ad allargare le sue prospettive, enfatizzando il proprio ruolo di volano socio-economico. Infatti proprio perché l’Università rappresenta il luogo per la formazione della classe dirigente di un Paese, essa non può sottrarsi alla sfida educativa rappresentata dal tema della consapevolezza del ruolo e della responsabilità sociale degli individui. In tal senso sarebbe auspicabile una maggiore e fattiva attenzione di quei soggetti che sono i naturali interlocutori degli Atenei. Mi riferisco agli enti territoriali, ai mezzi di comunicazione, alle realtà associative, al mondo della cultura, tutte componenti delle comunità nelle quali le Università operano.

La vera sfida dell’Università moderna, quindi non è costituita solo dall’acquisizione di competenze che consentano di rispondere alle aspettative di inserimento nel mercato del lavoro ed ai bisogni del mondo produttivo. La vera sfida è rappresentata dalla formazione di una nuova classe dirigente, consapevole delle responsabilità a cui sarà chiamata, capace di coniugare i legittimi obiettivi personali con i più generali interessi sociali, su chiari e imprescindibili principi etici. In quest’ottica l’UDC che rivendica con orgoglio la sua natura di partito laico di ispirazione cristiana, che fà riferimento alla dottrina sociale della Chiesa e incentra la sua azione sui principi del bene comune, della solidarietà e della sussidiarietà, è senza dubbio la forza politica in cui queste dinamiche possono trovare la loro naturale realizzazione.

*Responsabile Università UDC Calabria

 

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