postato il 29 Agosto 2012 | in "Interventi, Politica"

Casini: «Noi fabbrica dei moderati, con il Pd una gara diversa»

L’intervista pubblicata su “Il Messaggero” di Stefano Cappellini 

Presidente Casini, deluso che Bersani abbia detto di preferire Vendola a lei?
«Intendiamoci una volta per tutte, noi e il Pd facciamo una gara diversa. Alle prossime elezioni si confronteranno tre aree: la sinistra, la destra e l’area moderata che noi siamo impegnati a organizzare. Molti si sono meravigliati che Bersani abbia detto di preferirmi Vendola. Ma è naturale sia così. Se la sinistra andasse al governo nella versione di Vasto, o anche solo con una formula Bersani-Vendola, noi saremmo all’opposizione. Per noi ha fallito la sinistra e ha fallito la destra. Ha fallito Prodi e ha fallito Berlusconi. Abbiamo detto alt a un bipolarismo primitivo che ha prodotto solo delusioni. E ribadisco che non ci arruoleremo mai in eserciti già sconfitti. Noi seguiamo un altro disegno: il prossimo dovrà essere un governo sì politico, ma capace di recuperare l’ispirazione dell’attuale. Il governo Monti ha evitato che l’Italia precipitasse verso un baratro greco ed è espressione di un armistizio che deve avere continuità sia sul piano dei contenuti che su quello del clima politico. In questa chiave, un patto tra progressisti e moderati è inevitabile, e anche paesi come la Germania si avviano di nuovo su questo sentiero».

Lo scontro sulla giustizia sta ridisegnando i confini dell’ex centrosinistra: da una parte Bersani e Vendola dall’altra quello che Luciano Violante ha definito il fronte del populismo giuridico.
«La sinistra in questi anni ha compiuto una evoluzione indiscutibile, testimoniata al massimo livello dalla decisione di appoggiare l’esperienza del governo Monti. Ma è chiaro anche che ha rinviato per anni lo scioglimento di alcuni nodi ancora intricati, in cima ai quali c’è il rapporto con la propria componente giustizialista. Le contraddizioni su questo terreno stanno esplodendo e non è un caso che la resa dei conti avvenga oggi. La caduta del berlusconismo come grande nemico comune contro cui fare fronte a ogni costo ha tolto a tutti un grande alibi. Un garantismo di sinistra, che è stato a lungo represso, non ce la fa più a subire un giustizialismo istituzionale e politico che non esita a mettere in discussione, in forma del tutto strumentale, persino il capo dello Stato. Chi come me ha seguito da vicino le vicende politiche, e sa quello che Napolitano ha fatto per difendere l’autonomia della magistratura anche da attacchi sconclusionati, non può che restare sconcertato dalle critiche che ha ricevuto. Chi le conduce in nome dell’autonomia del mondo giudiziario parla a sproposito».

Alcuni di questi attacchi al Quirinale, ma anche alle forze politiche della maggioranza, Bersani li considera condotti con metodi “fascisti”. E si riferisce a Beppe Grillo.
«L’epiteto fascista non è casuale. La forma di intolleranza, di vera e propria caccia all’avversario politico che caratterizza molti esponenti del gallismo e del dipietrismo merita questo appellativo. Grillo riproduce alcuni dei vizi peggiori delle stagioni passate. Nella forma che ha dato al suo movimento batte persino Berlusconi. Altro che uomo solo al comando, la sua è un’autocrazia ancora peggiore».

Ma, in concreto, come si applica il credo garantista all’agenda degli ultimi mesi di governo?
«Chi sulla giustizia lavora per approvare solo un pezzo di riforme, lavora per non fare niente. Bisogna utilizzare la fine della legislatura per riforme organiche e serene, archiviando definitivamente l’era berlusconiana nella quale si è agito in base al principio dell’interesse del singolo o della vendetta contro i magistrati. Va approvata la legge contro la corruzione, verso la quale il Pdl sta ponendo obiezioni eccessive, e va approvata la legge sulle intercettazioni, la cui pubblicazione indiscriminata rappresenta una forma di inciviltà che non ha eguali nei paesi occidentali».

Il Pd è sempre stato spaccato sulle intercettazioni.
«In questa contesa come in altre il rischio che corre Bersani è quello di rimanere in mezzo al guado. Mi auguro che usi le primarie per fare chiarezza, e che non prevalga la tentazione di fare da collante ad anime inconciliabili. Tra un Vendola che si riferisce all’operato del governo Monti parlando di macelleria sociale e un Renzi che invoca continuità con il montismo, Bersani dovrà scegliere. Spero che non paghi un prezzo altissimo, in termini di chiarezza politica, alla tentazione di mediare a oltranza».

Perché il Pdl dovrebbe star fuori dalla nuova stagione di larghe intese?
«La destra si sta tirando fuori da sola dalla grande coalizione, per scelta sua. Il Pdl minaccia di non votare la fiducia su questo o quel provvedimento, strizza l’occhio alla protesta più demagogica e la scelta di ricandidare Berlusconi è la più grande prova di impotenza. Fallisce il rinnovamento e si torna a un passato che loro stessi si erano affrettati ad archiviare. Non ho parlato io di primarie e nuove leadership».

La Sicilia è il laboratorio dell’intesa futura con il Pd?
«Ogni realtà ha le sue peculiarità. Noi appoggiamo un candidato, Rosario Crocetta, che ha dimostrato di essere un ottimo amministratore come sindaco di Gela, si è distinto nella lotta alla mafia e ha rifiutato la deriva estremistica di un pezzo di sinistra, Idv e Sel, che non a caso presenta altri candidati».

Nelle liste della nuova area di centro in costruzione saranno candidati esponenti del governo? Passera? Riccardi?
«Non si tratta di fare gossip su candidature. Lo spazio politico in questa area, che abbiamo presidiato con coerenza e passione correndo anche il rischio di uscire dal Parlamento, è enorme. La nostra attenzione al sociale si sposa con la convinzione che solo sfidando il rischio dell’impopolarità è possibile sfilare il Paese dallo stallo in cui lo ha precipitato la logica delle corporazioni e delle difese di categoria. Chi nella società civile si muove parallelamente a noi deve decidere se accetta di dar vita a un’impresa comune in cui ciascuno rinuncia ai propri spazi di protagonismo e individualismo. La nostra deve essere impresa collettiva, perché è finita la stagione degli uomini della Provvidenza. Io mi auguro che siano molti i leader che aderiranno, perché la compresenza di più personalità non indebolisce il progetto, lo rafforza».

Vi accusano di voler rifare la Dc.
«La Dc è morta e sepolta e nessuno di noi è impegnato in sedute spiritiche. Cerchiamo di onorarne il ricordo senza ridicolizzarlo con paralleli insensati».

Voi ne siete i sostenitori più accesi, ma esaurita la fase della prima emergenza il governo Monti rischia di arrivare col fiato corto alle elezioni.
«È inutile compilare il libro dei sogni. Le risorse sono limitate. Innanzitutto si varino i decreti attuativi di provvedimenti che sono già legge ma vanno resi operativi. Poi, anziché perdersi in annunci condivisibili ma generici che il ministro dell’Economia non può che stoppare, si faccia insieme a Grilli una valutazione realistica su quello che è possibile fare e su quali sono le priorità. Chiederemo al governo di passare dalla disamina che ha caratterizzato l’ultimo Consiglio dei ministri alla decisione su due temi che saranno architrave della nostra campagna elettorale: le famiglie d’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Nel primo caso, va chiarito che la spending review deve avere come ricaduta immediata quella di alleggerire il peso della pressione fiscale. Nel secondo, bisogna ragionare di incentivi per combattere la disoccupazione giovanile e il precariato».

Curioso mettere un tema del genere all’ordine del giorno a poche settimane dal varo di una riforma che il ministro Fornero ha definito “epocale”.
«Dovremo verificare sul campo gli effetti di una riforma varata in un periodo di crisi economica grave. Certamente ci sono luci e ombre ma aspetterei prima di trarre le conclusioni drastiche di qualcuno».

La verifica sugli orizzonti potrebbe portare alla conclusione che è meglio anticipare il voto.
«Oggi l’emergenza è fare la legge elettorale subito, restituendo ai cittadini la scelta dei parlamentari. Non c’è automatismo tra legge elettorale ed elezioni. E comunque chi vuole anticipare la scadenza venga allo scoperto. Basta con i giochini».

Alla nuova legge elettorale di tipo proporzionale i critici rimproverano che renderà impossibile, la sera del voto, capire chi governerà il Paese.
«La prossima sarà una legislatura costituente. Se si vuole cambiare la Costituzione nelle sue parti essenziali, magari varando il presidenzialismo, ci sarà modo di farlo. Ma finché la Costituzione è questa, le regole dicono altro. Ed è così vero che ancora nell’attuale legge non è prevista la designazione del presidente del Consiglio ma solo l’indicazione del capo della coalizione. E poi non mi sembra che quei festeggiamenti serali abbiano portato tanta fortuna né ai protagonisti né all’Italia».

C’è il rischio, se alle elezioni si frantumerà il quadro politico, che si indebolisca la nostra credibilità internazionale.
«La questione europea è un altro elemento dirimente ed è un grande punto di forza dell’esecutivo. Senza il governo Monti non sarebbe stato possibile tutto il dibattito che sta maturando in Europa. La posizione della Germania non sarebbe la stessa. E anche il lavoro di difesa della moneta unica che Draghi sta portando avanti ai vertici della Banca centrale non beneficerebbe dell’adeguato clima di sostegno politico. Si sta chiaramente tracciando un percorso verso gli Stati uniti d’Europa, superando l’equivoco di una Europa delle nazioni in cui la moneta unica non aveva corrispondenza in una adeguata cessione di sovranità sotto il profilo delle politiche fiscali e di bilancio. Bisogna andare oltre e, secondo la lezione del migliore europeismo, costruire un destino condiviso di una comunità di Stati».

Negli Usa preferisce la riconferma di Obama o l’elezione di Romney?
«Non voglio entrare in una logica di tifo. Il sistema americano è molto diverso dal nostro e, dal mio punto di vista, ci sono elementi di vicinanza ora con l’uno ora con l’altro candidato. Mi auguro però che la proficua collaborazione che l’amministrazione Obama ha avviato con l’Europa e con il nostro presidente del Consiglio per affrontare i nodi della crisi sia confermata anche in caso di vittoria di Romney. Aggiungo solo che apprezzo molto il fatto che il minimo comune denominatore tra i due candidati alla Casa bianca sia l’affermazione della necessità che lo spirito religioso mantenga il suo posto nella sfera pubblica. Lo Stato laico ha bisogno di Dio e non può sradicare il sentimento innato di religiosità che c’è nel popolo in nome di un relativismo generalizzato che in Europa rischia di diventare egemonico».

Con questa affermazione avrà convinto molti elettori, dell’uno e dell’altro campo, che sui temi dell’etica e dei diritti civili non c’è coesistenza possibile con la sinistra.
«Ci sono valori per npi cattolici non negoziabili e sui quali non abbiamo mai fatto sconti, né intendiamo rassegnarci adesso a saldi di fine stagione. Ma vogliamo anche dire con chiarezza che su questi temi il Parlamento dovrà intervenire senza vincoli di coalizione. Alla nostra coscienza non rinunciamo».

La corte europea ha bocciato la legge 40 sulla fecondazione assistita.
«Ogni legge è perfettibile. Questa è stata approvata, per altro con voto trasversale, dal Parlamento ed è corretto che lo Stato italiano la difenda inoltrando ricorso secondo i tempi e i modi previsti».

8 Commenti

Commenti

  1. presidente (dell’internazionale democristiana – non ricorrendo nel suo caso altro uffici di presidenza attuale), da quando il Capo dello Stato è divenuto inviolabile? io sarò stato un ragazzo, ma delle cose contro Cossiga se ne son dette ( e richiesta la messa in stato d’accusa in Parlamento), del Presidente Leone non parliamo neppure. come fa a mentire davanti alla storia? il capo dello Stato non è mica Dio. dice bene Grillo riportando una strana tendenza degli ultimi anni: il papa si può criticare, Napolitano no.
    mi chiedo ancor come possa chiamarsi “grande coalizione” un’alleanza fra pd, udc e sel. è evocativo il nome, ma una coalizione che non arriva al 40% dei consensi elettorali non so che cosa abbia di “grande”. la democrazia cristiana chiamava “grande coalizione” l’alleanza col PRI??
    il pericolo VERO per l’area centrista – o forse il pericolo è per l’UDC e per Lei, non per il centro – è che si formi un vuoto politico tra UDC e PDL soprattutto se l’UDC starà con Vendola. in questo spazio politico vuoto qualcosa potrebbe effettivamente nascere, allora, per il bene del “centro” forse sarebbe meglio lasciar libera la piazza.


  2. Con questa intervista credo si sancisca la fine di tutte le polemiche estive che si erano alzate dopo contraddittorie dichiarazioni.
    Ora chi si è fatta più chiarezza il nostro obiettivo sarà la nostra festa nazionale a Chianciano dove speriamo verranno lanciate novità a livello politico.


  3. concordo con tutti i temi che ha toccato nella sua intervista al “Messagero”. Bravo,Presidente,continui cosi.mario


  4. Buongiorno, presidente

    Leggo ancora la sua sicurezza nell’appoggiare questo governo di cosiddetti tecnici; fino a che punto i tecnici risultino tecnici, non lo so, perchè pare che abbiano imparato bene e presto l’ars politica, quella nel comparire oggi per dire una cosa e ricomparire domani per ritrattare quanto espresso prima. E’ la legge della politica: dire e non-dire, ormai ci siamo abituati.
    Comunque, avendo letto tutta la sua lunga intervista mirante, giustamente, a tirare l’acqua al proprio mulino, debbo riconoscere che non ho capito una sua frase (mi scusi, ma ho tanti limiti!).
    Lei, arrivato ad un certo punto dice:
    “le famiglie d’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.”
    Chi o cosa sono le “famiglie d’inserimento….”?
    Per quanto riguarda la legge elettorale lei parla di un parlamento non più di nominati, ma di eletti. Ma ci dovrà essere almeno una parte di nominati, come vorrebbe Cicchitto?
    Una citoyenne


  5. Sono ancora io, presidente, la “rompiscatole”.
    A proposito di legge elettorale, al di là di preferenze o meno, non sarebbe il caso che il parlamento deliberi su determianti punti che, restando come sono, creano tanta idiosincrasia per la politica e per i partiti, tra i cittadini?
    Parlo di:
    – presenza obbligatoria per tutti i parlamentari tutti i giorni lavorativi nelle varie commissioni, o nell’aula di Montecitorio (ha letto il caso di Barbareschi che regolarmente “aggredisce” chi osa parlargli delle sue presenze nei luoghi in cui dovrebbe stare, anche perchè pagato dai cittadini. Ma non c’è solo Barbareschi, c’è anche la Bongiorno che si va a perorare le sue cause nei vari tribunali, per non parlare di Ghedini e di tutti gli altri che lei sicuramente conosce);
    – l’eliminazione di quell’area grigia, “gruppo misto” mi pare che si chiami, in cui si rifugiano tutti i voltagabbana… chi non aderisce più al proprio partito è “libero” solo di dare le dimissioni dal parlamento, perdendo tutti i benefici acquisiti nella legislatura (si eliminerebbe così il triste e tristo gioco del salto della quaglia). Mi pare di capire che nel “gruppo misto” stanno quegli eletti, per numero di voti ricevuti, il cui partito non raggiunge il quorum previsto dalla legge; bene per loro quel posto potrebbe andare bene… ma non può essere consentito a nessuno di fare il voltagabbana, perchè di contro non perde nulla, andandosi ad unire agli eletti. Questo proprio no!
    Potrei parlare qua anche di emolumenti e vitalizi vari, oltre ad aggiunte, spesso vergognose, che gonfiano i proventi dei professionisti della politica. Ma questa è una mortificazione tutta italiana!
    Una citoyenne


  6. Presidente, sono un picolo esponente politico locale, ho fatto il consigliere comunale dalla D.C fino ad oggi per 5 legislature e sono sempre convinto che sia necessaria un’area moderata di centro per la stabilità e la governabilità del nostro paese. Comunque bisogna che la poltica, anche quella ad alti livelli (parlamentari) sia più vicina ai cittadini, faccia vedere con l’sempio che i sacrifici li debbono fare tutti e non solo sempre i soliti. Le famiglie sono sempre più in difficoltà, i ricavi non coprono le spese (basti pensare agli alimentari, alla benzina ad olre 2 €. al litro) e il grido di molti e molti cittadini è quello che non si può più sostenmere che certe categoria di persone usufruiscono di privilegi che vanno azzerati completamente e non mi riferisco solo alla poltica, ma anche a tutti gli apparati dello stato compreso le alte cariche miolitari. Non è più ipotizzabile che ci siano stipendi e pesnioni d’oro a confronto di hi percepisce 1000€. di stipendio e 500€ di pensione. Presidente si faccia paladino di queste ingiustizie sociali, perchè quello che maca oggi è un’equità sociale. Si faccia portavoce di un esempio concreto nella riduzione degli stipendi pubblici per politici e manager statali, ammiragli, generali, colonnelli etc. Non mi fraintenda io sono per le Istituzioni con la I maiuscola, ma deve essere un onore rappresentarle e non un tornaconto personale.


  7. Presidente, ho paura che tutte le sue buone idee espresse nell’ intervista siano destinate a non essere realizzate perchè le coalizioni che si stanno preparando per le prossime politiche vanno sempre più assomigliando a quelle che, al governo alternativamente negli ultimi 20 anni, ci hanno portato sull’ orlo della bancarotta. C’ è solo da sperare che quei politici che hanno ancora un barlume di responsabilità stiano preparando un’ alternativa valida sia ad un eventuale cdx (Berlusconi-Gasparri-La Russa -Cicchitto-Santanchè-Brambilla etc. alleati con Maroni-Bossi-Calderoli….), che ad un eventuale csx (Bersani, Vendola, Di Pietro….). Se dovesse vincere una di queste due coalizioni siffatte, non ci sarebbe alcuna possibilità di proseguire sulla strada iniziata dal governo Monti e torneremmo a perdere la fiducia sia dei governi che degli investitori esteri, ci ritroveremmo di nuovo sull’ orlo del baratro e forse non si potrebbe più avere il tempo e la possibilità di evitare la bancarotta. Presidente, offrite agli Italiani la possibilità di scegliere una coalizione che abbia come programma la prosecuzione della linea Monti, con lui a capo o almeno con un incarico di governo importante, e poi, davanti al rischio di finire come la Grecia, si vedrà se il buon senso verrà ancora cacciato in minoranza. Cittadino.


  8. […] ha ripetuto Bersani (“Tra Vendola e Casini, scelgo Vendola.”), lo ha ribadito Casini (“Noi fabbrica dei moderati, con il PD una gara diversa.”) e pochi giorni fa alla convention di Chianciano lo ha riaffermato Cesa (“Non siamo una […]




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