postato il 25 Novembre 2013 | in "Politica, Spunti di riflessione"

Casini: «Decadenza, evitare il voto c’è una strada in Senato»

Da Berlusconi attacchi assurdi contro Napolitano

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Il Mattino” di Corrado Castiglione

Per Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, c’è una strada per evitare il voto al Senato sulla decadenza di Berlusconi: «Io voterò perla decadenza, ma lavorerò perché la discussione prima del voto possa individuare percorsi alternativi. L’Aula è sovrana, ma siamo in attesa di una decisione finale in ordine all’interdizione di Berlusconi dai pubblici uffici. E mi fermo qui. Non voglio preannunciare sui giornali riflessioni e procedure che invece intendo proporre all’attenzione di Palazzo Madama». Casini aggiunge: «Le parole di Berlusconi sono nettamente al di fuori delle righe, esattamente come quelle che il Cavaliere ha pronunciato anche nei confronti del capo dello Stato, per un’accusa che non sta né in cielo, né in terra». E intanto dal Colle è arriva la pesante replica alle parole del Cavaliere: «Non ci sono le condizioni per la grazia, da lui giudizi gravi».

Presidente Casini, al Mattino Berlusconi ha ribadito che se non si è dimesso prima della decadenza è perché vuole che il Parlamento «si assuma la responsabilità di qualcosa di cui dovrà vergognarsi». Sembra una sfida, non le pare?
«Le parole di Berlusconi sono nettamente al di fuori delle righe, esattamente come quelle che il Cavaliere ha pronunciato anche ieri l’altro nei confronti del capo dello Stato, per un’accusa che non sta né in cielo, né in terra. Si tratta di attacchi assurdi. Ma, devo dire: è il contesto che mi preoccupa».

In che senso?
«Purtroppo i toni di Berlusconi fanno tristemente pendant con quanto accade sul versante della legge di stabilità, laddove il cammino della manovra si è trasformato in una corsa contro gli ostacoli perché non si venga meno all’appuntamento del 27. Mi sembrano due facce della stessa medaglia. Ed è mio avviso il modo peggiore con cui ci si poteva accostare a questo momento».

Come andrà a finire?
«Io spero che questa vicenda finisca meglio di come è cominciata, nel senso che finora è già stata costellata di errori».

A cosa allude?
«Venendo incontro alle richieste di Berlusconi, sarebbe stato meglio sollevare la questione alla valutazione della Corte costituzionale, perché di fronte ad una decisione politica così delicata nessuno possa essere sospettato di fare un certo tipo di scelta soltanto nell’obiettivo di eliminare l’avversario politico. E poi il voto doveva essere segreto».

Dunque in qualche modo Berlusconi ha ragione quando afferma che per il Senato votare la decadenza sarà cosa vergognosa?
«Niente affatto, restano le sue parole al di sopra delle righe. Le istituzioni non sono un campo di battaglia. Del resto, non è la politica ma la magistratura ad aver condannato Berlusconi. Ecco perché chi in Senato si assume la responsabilità di votare la decadenza non fa altro che applicare una regola, senza per questo rendersi complice di un misfatto politico. Affermare il contrario è sbagliato. Naturalmente Berlusconi è libero di dire che la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti sia sbagliata, ma non può contestare il principio che sul piano giudiziario in uno stato di diritto ci sono innocenti e colpevoli».

Lei come voterà?
«Io voterò per la decadenza, ma lavorerò perché la discussione prima del voto possa individuare percorsi alternativi».

Qual è l’obiettivo?
«L’Aula è sovrana, ma non dimentichiamo che siamo in attesa di una decisione finale in ordine all’interdizione di Berlusconi dai pubblici uffici».

Intende dire che solleverà al Senato questioni pregiudiziali?
«Mi fermo qui. Non voglio preannunciare sui giornali riflessioni e procedure che invece intendo proporre all’attenzione di Palazzo Madama».

Capitolo Alfano: la convince questa scissione?
«Mi convince la posizione di Alfano laddove resta di pieno sostegno al governo Letta. D’altronde su questo versante è Berlusconi ad avere cambiato idea: proprio lui che ai tempi delle larghe intese aveva più volte ribadito che le sue vicende personali non avrebbero coinvolto gli equilibri del governo-Letta. Detto questo, tutto il resto mi convince molto meno».

Perché?
«Perché a mio avviso il percorso di Alfano, per essere credibile, avrebbe bisogno di segnare una profonda cesura e di marcare una forte autocritica nei confronti di Berlusconi e del berlusconismo. Cosa che finora non c’è stata. Mentre da questo punto di vista noi centristi abbiamo sempre rimarcato la convinzione che Berlusconi non sia mai stato il salvatore della patria».

Dice, dunque, che le strade dei centristi e del Nuovo Centrodestra di Alfano non si incontreranno?
«È così. Lui fa il suo percorso, noi faremo il nostro. Le strade sono parallele. Ma per noi la mitologia del centrodestra è una visione che non ha riscontro nella realtà. È ovvio che loro oggi cerchino di assorbire elettorato berlusconiano, ma questo li obbliga ad una visione molto parziale».

Quindi niente dialogo con Alfano?
«Dialogo sì, sempre. Ma non possiamo dimenticare quello che è accaduto. Faccio soltanto un esempio: il federalismo in salsa leghista introdotto dal centrodestra è stato profondamente deleterio per il Paese. Ha moltiplicato i costi, aumentato le tasse e la confusione dei cittadini. Alfano segnerà la distanza da questa impostazione? ».

E la Nave popolare invece quale rotta intende battere?
«La Nave popolare è un’iniziativa che parte dalle periferie, per capire quali sono le istanze dei cittadini e del Paese reale, e che sfocerà nella nascita dei nuovi gruppi. Per il resto sono d’accordo con quanto afferma il ministro Mauro al Mattino: il percorso sarà una navigazione e solo senza rifare gli errori del passato e con grande chiarezza l’approdo comune potrà essere soddisfacente».

Sempre a proposito di dialogo: come guarda alle vicende del congresso Pd?
«Penso che vinca Renzi, ma sono tutt’altro che convinto della sua novità».

Perché?
«Non mi convince il suo bombardamento quotidiano nei confronti del governo-Letta, che è coerente soltanto alla tradizione migliore delle segreterie del Pd. E poi davvero ho trovato riprovevole il doppiopesismo con cui ha valutato le vicende della Cancellieri e di De Luca. È assurdo pensare di mandare la Guardasigilli al rogo e al contempo santificare il sindaco di Salerno. Il garantismo lo si deve praticare per convinzione e non praticare per convenienza».

Renzi o Cuperlo: forse per i centristi fa più paura la prospettiva di un Pd spostato a centro con Renzi e magari sarebbe più facile dialogare con un Pd a trazione-Cuperlo. Lei che ne pensa?
«Non è questo il nodo, mi creda: nei tempi in cui anche Grillo può erodere voti a Centro e in cui non esistono rendite di posizione. Piuttosto, il problema si porrà il giorno che Renzi vincerà le primarie e lui comincerà ad affrontare il tema delle alleanze e del tipo di coalizione che vuole costruire. Allora vedremo».

Un’ultima riflessione: lunga vita alle larghe intese, ma all’orizzonte qual è la madre delle priorità?
«Di sicuro la priorità è la nuova legge elettorale. Anche perché ormai i tempi sono maturi per il giudizio della Consulta sul Porcellum. Personalmente ritengo che il modello tedesco sia quello più giusto. Sono un convinto sostenitore del proporzionale. In ogni caso penso che l’assegnazione di un premio di maggioranza non possa prescindere da una soglia minima di consensi. Per il resto mi sembra che le preferenze restino il sistema migliore, con il quale gli elettori possano scegliere i propri rappresentanti in Parlamento».

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