Una nuova Scuola per i nativi digitali

“Riceviamo e pubblichiamo” di Francesco Scavone

Le nuove tecnologie ed internet, sempre più spesso, sembrano essere sinonimi di futuro. Un futuro che, proprio partendo dalle ottime opportunità che pc, ipad, cellulari offrono, possa sfruttarle al massimo per creare nuove prospettive di crescita e sviluppo.

Sono gli stessi cardini sui quali è stata incentrata la ricerca del Censis in Calabria sui Nativi Digitali, i giovani studenti nati dopo il 1980 che fin dall’infanzia hanno interagito, si sono formati e comunicano attraverso le nuove tecnologie. L’indagine, che si e’ svolta nei mesi scorsi ed ha riguardato 2300 studenti e 1800 genitori, si è soffermata sull’uso del tempo di studio e del tempo mediato da questi strumenti, sugli effetti delle tecnologie digitali nella relazione con gli altri, sulle modalita’ di apprendimento, nel rapporto con la scuola.

I presupposti sono semplici. Le giovani generazioni sono sempre più parte di una “società digitale”; si informano, comunicano, interagiscono con i nuovi mezzi sul web: queste trasformazioni investono inevitabilmente i processi di apprendimento e di istruzione. Da qui nascono diverse questioni: possiamo considerare come risorse per l’apprendimento le tecnologie digitali? Possono essere uno stimolo sincero per la curiosità e lo spirito di iniziativa dello studente? E ancora, possono migliorare le capacità di concentrazione e riflessione, generando risvolti didattici positivi?

Molti rispondono in modo affermativo a questi interrogativi, con la consapevolezza che le nuove tecnologie sono imprescindibili per cercare un dialogo con i ragazzi e per svolgere al meglio la funzione didattica. Così la riflessione si sposta altrove, interessando un altro aspetto preoccupante: il divario esistente tra la scuola dei nostri giorni e le nuove generazioni. E Il campione geografico che è stato oggetto della rilevazione non ha certamente aiutato a disegnare un quadro migliore.

Il ministro Profumo, stamane, ha cercato di interpretare questo gap, prospettando margini di soluzione e innovazione. “Guardate i ragazzi in classe, guardateli negli occhi, vedrete quanto si annoiano con noi” – ha detto, osservando anche mestamente “sono sorpreso che in questa sala non ci siano ragazzi, noi siamo un altro mondo.” Insomma, il ministro ha confermato tutto il suo impegno per raggiungere nuovi obiettivi. Il problema non sono i nativi digitali ma il divario di cultura digitale. Ancora, gli insegnanti devono essere il nodo dell’inserimento delle tecnologie digitali nella scuola e saperle padroneggiare. Come per dire: inutile riempire le classi di pc e tablet se poi gli insegnanti non sanno che farci nella didattica. Un discorso condivisibile, che ovviamente non passa per la totale rottamazione della scuola tradizionale: la scuola pensata e disegnata dai nostri padri – lo dico da studente – è una risorsa, ma va ripensata e ridisegnata al passo con i tempi. I giovani d’oggi possiedono le competenze per interagire con diversi strumenti, attingono informazioni in maniera diversa da come avveniva prima che la rivoluzione digitale prendesse piede. E la scuola deve tenere presente i cambiamenti che stanno avvenendo.

Il ministro ha poi continuato: “Dobbiamo rinnovare profondamente la scuola. Pensiamo alle aule e ai corridoi: fanno parte di un altro mondo, le nuove scuole dovranno essere progettate in modo diverso.” Affermazioni importanti, se unite anche a quelle di un mese fa: ”Questo Governo e il mio ministero hanno un obiettivo: migliorare il livello medio del paese. Solidarieta’ e merito devono stare insieme. Dare un riconoscimento a chi eccelle vuol dire mettere i meritevoli al traino dell’intera classe e innalzare il livello medio.

Una dichiarazioni di intenti da non trascurare. C’è tanto da fare, e dovrà essere fatto bene. Chissà se, dopo anni di disattenzione per il settore dell’istruzione, si possa davvero iniziare a sperare. Dopotutto il solo titolo della conferenza, che conteneva l’espressione “emergenza educativa”, riassumeva in sintesi la situazione italiana.

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