postato il 25 Maggio 2012 | in "In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Spunti di riflessione"

Trasparenza e democrazia sono più importanti di Beppe Grillo

di Adriano Frinchi

Sarà l’eccessiva esposizione mediatica, sarà anche merito del consenso elettorale  raccolto nelle recenti elezione amministrative ma Beppe Grillo pare diventato il crocevia della politica italiana, tanto che sembra addirittura che in Parlamento i “cattivoni” della casta si siano messi a cospirare contro Grillo e i grillini.

Ma andiamo con ordine.

Ieri la Camera ha approvato un emendamento, presentato da due deputati dell’Udc, al disegno di legge sulla riduzione dei rimborsi elettorali e sul controllo dei bilanci dei partiti, dopo gli ultimi scandali che hanno coinvolto l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi e quello della Lega Nord Francesco Belsito. Il testo approvato prevede che non abbiano diritto al rimborso i partiti che non abbiano uno statuto.

Il comico genovese, ha gridato allo scandalo perché a suo avviso l’emendamento approvato sarebbe una manovra dei partiti per rendere impossibile l’accesso ai rimborsi elettorali al Movimento 5 stelle.

Ma perché in base all’emendamento approvato il M5s non avrebbe diritto ad accedere ai rimborsi?

Semplicemente per il fatto che il movimento di Beppe Grillo non è giuridicamente inquadrato come un partito e non ha uno statuto. Il Movimento 5 stelle ha infatti solamente un “non statuto”, piuttosto fumoso, che garantisce solo una cosa: la proprietà del simbolo del M5s a Beppe Grillo.

Da qui gli strali di Beppe Grillo su un presunto “emendamento ammazza Grillo”.

Per onorare la verità e tranquillizzare molti animi bisogna ricordare alcune cose:

  1. il M5s, per decisione di Beppe Grillo, non usufruisce dei rimborsi elettorali. Non si capisce quindi come si fa a colpire il Movimento su una cosa a cui ha espressamente rinunciato;
  2. l’emendamento si inserisce nel quadro di una riforma per mettere fine allo sperpero dei soldi pubblici e regolamentare in maniera rigorosa la vita dei partiti e quindi l’accesso al finanziamento pubblico (una proposta che l’UDC presentò a febbraio).

Nessun “complottone” dunque contro Beppe Grillo, ma solamente il tentativo della classe politica di rendere i partiti trasparenti e democratici ed evitare partiti padronali che fanno man bassa del denaro pubblico.

Sorge però legittimo il dubbio che  gli strali di Grillo siano dovuti al fatto che questa riforma interroga il M5s su democrazia interna e trasparenza. Qualche grillino infatti potrebbe chiedere conto e ragione al “grande capo” del “non-statuto” e di quella proprietà esclusiva del simbolo del Movimento.

Questo dubbio verrà chiarito col tempo, intanto è sufficiente ricordare che trasparenza e democrazia sono più importanti di Beppe Grillo. Che a lui piaccia o no.

1 Commento

Commenti

  1. La doverosa premessa è che non sono fan del Grillo politico e tantomeno posso esser definito grillino. Ho letto il suo blog abbastanza, per capire che siamo troppo distanti sui valori fondamentali, ai quali credo fin dalla più tenera età. Ciò detto però è anche vero che non si può buttar via il bimbo insieme all’acqua sporca.
    Esemplifico. Ho letto attentamente il “non statuto” del M5S e bisogna riconoscere che in alcune parti è effettivamente molto generico e interpretabile. Tuttavia ci sono anche alcuni punti che mi piacerebbe vedere estesi ai tutti gli altri partiti. Per esempio laddove si dice che i candidati devono essere incensurati e senza alcun procedimento penale in corso a loro carico.
    Stessa cosa si potrebbe dire a proposito di altre idee, di cui il M5S si fa portavoce, ma il discorso porterebbe lontano.
    Concludo perciò con una riflessione, giuro senza polemica, sulla trasparenza e la democrazia interna dei partiti: sbaglio o le liste che vado a votare alle elezioni sono tutte frutto di nomina dei vertici dei partiti ?
    La legge “porcellum”, che ci ha tolto la possibilità di esprimere la preferenza del candidato, non mi pare un bell’esempio né di trasparenza né di democrazia.

    Cordiali saluti




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