postato il 30 Aprile 2011 | in "In evidenza, Lavoro e imprese, Riceviamo e pubblichiamo"

Primo maggio, prima il lavoro

Troppe parole inutili e troppi silenzi sul primo maggio. La festa dei lavoratori, come purtroppo tante feste italiane, è stata come al solito preparata da una polemica sterile, questa volta sulle aperture degli esercizi commerciali nel giorno di festa. Polemica sterile non per l’oggetto ma per il modo di squisitamente ideologico di condurla. Bene ha fatto il Post a rilevare che: «è difficile vedere nella chiusura obbligatoria per i negozi una reale battaglia per i diritti dei lavoratori, così come è difficile ignorare l’evidenza che si tratti di una tappa delicata nella ridiscussione del funzionamento del lavoro nell’epoca contemporanea e che quindi la questione non si riduca semplicemente a un giorno di lavoro in più o in meno». C’era dunque e c’è un modo diverso per affrontare la questione e più in generale il problema lavoro. Di certo il modo non è la battaglia ideologica che appare sempre più fiacca quasi quanto l’identità della festa del primo maggio. Una volta la festa dei lavoratori celebrava con orgoglio il lavoro, la sua dignità e vitalità, oggi in tempi di disoccupazione crescente e diritti conculcati, per celebrare il primo maggio rimane solo il vacuo “Concertone”, una manifestazione ormai criticata anche a sinistra, una festa sbiadita dove confluiscono soprattutto i giovani che, come notò argutamente Ilvo Diamanti, sono “normalmente invisibile come il lavoro”. Ma è il silenzio a fare tanto male quanto le parole inutili, il silenzio di chi si occupa della cosa pubblica, il silenzio di chi dovrebbe, con uno straordinario sforzo di unità e concertazione, dare una risposta ad un Paese che ha fame di lavoro. Anche quest’anno dobbiamo penosamente rilevare una crescente disoccupazione e un impegno assolutamente scadente del governo su questo fronte. Cosa rimane del primo maggio se eliminiamo parole e silenzi? Rimane il lavoro che ripulito dalle ipocrisie e dalle scorie ideologiche deve tornare una priorità, per le forze politiche, sociali e per tutti gli italiani. Occorre tornare a pensare al lavoro, e se è il caso a ripensarlo, occorre credere veramente nel primo articolo della nostra Costituzione perché, come ha ricordato il Presidente Napolitano, l’Italia è più che mai una Repubblica fondata sul lavoro e deve tentare di “esserlo di più e non di meno”.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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