postato il 17 Novembre 2015 | in "Spunti di riflessione"

Primo, battere il Califfato. Serve l’intesa con Putin

La Russia può garantire l`exit strategy di Assad. Gli Usa hanno ragione, l`intervento di terra sarebbe un regalo ai terroristi

11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

«Occorre avere consapevolezza che la battaglia contro Daesh sarà lunga e difficile, ed essa si fonda su un presupposto essenziale: che tutti i Paesi che partecipano alla coalizione anti-Daesh remino davvero nella stessa direzione, ma finora non è stato così». A sostenerlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato, oltre che docente di Geopolitica del Mediterraneo alla Lumsa di Roma. Quanto al dibattito sulle strategie militari da adottare, Casini è perentorio: «Sono totalmente d`accordo con il presidente Obama – dice a “l`Unità” – l`intervento di terra in Siria oggi sarebbe un regalo ai terroristi». Quanto al coinvolgimento della Russia, Casini lo ritiene essenziale: «Noi dobbiamo trasformare l`intervento della Russia in Siria da problema a opportunità».

“La Francia è in guerra” ha annunciato solennemente Francois Hollande. Ma Daesh può essere sconfitto con i bombardamenti aerei e solo “manu militari”?
«Daesh è il tentativo di creare una piattaforma geopolitica nuova, su un territorio specifico, una sorta di Califfato che s`insedia su un territorio specifico, esercitando un controllo sulle risorse idriche e su quelle petrolifere, e che ha suoi messaggeri di morte nelle nostre città, determinati, addestrati per mesi in Siria e Iraq, contro cui non possiamo più permetterci, noi europei, di agire in ordine sparso. Sconfiggerlo sarà una battaglia lunga e difficile, ma c`è un presupposto che fin qui non si è concretizzato: che tutti i Paesi che partecipano alla coalizione anti-Daesh remino nella stessa direzione. Sono in troppi quelli che fino a oggi hanno addirittura finanziato il Daesh in funzione anti-sciita e anti-Assad – penso alle monarchie del Golfo e altri che fino a ieri hanno pensato più alle loro priorità che alla lotta all`Isis. Non c`è dubbio, ad esemplo, che la preoccupazione maggiore della Turchia sia stata la creazione di un possibile Stato curdo che unisse i curdi iracheni, siriani e turchi».

C`è chi ritiene Daesh una sorta di al Qaeda 2.0. È anche Lei di questo avviso?
«Io non so se è il 2.0 di qualcosa o no, so che Daesh si è alimentato finanziariamente non solo impadronendosi delle banche che esistevano nelle città conquistate, ma anche facendo contrabbando di petrolio con i Paesi vicini. Se non c`è la volontà di tagliare questi rami, l`Isis non si sconfiggerà mai. Perché c`è stata una coalizione internazionale che il più delle volte è rimasta sulla carta».

Una coalizione più coesa, determinata, nella quale tutti remino nella stessa direzione, può fare a meno della Russia?
«Assolutamente no. Noi dobbiamo trasformare l`intervento della Russia in Siria da problema a opportunità. Mosca è un player fondamentale perché può garantire l`exit strategy di Bashar al-Assad. Noi dobbiamo chiarire le priorità: non si possono combattere allo stesso tempo l`Isis e Assad. Bisogna stabilire che oggi la nostra emergenza si chiama Califfato».

Una strategia politica, pur fondamentale, non nega a priori l`uso dello strumento militare. Qual è in proposito la sua opinione?
«Condivido totalmente quanto affermato dal presidente Obama: l`intervento di terra in Siria oggi sarebbe un regalo ai terroristi. Oggi l`Europa è unita e deve stabilire le priorità, e definire compiti e ruoli: c`è chi si deve occupare della Libia, chi della Siria, e tutti insieme dobbiamo occuparci dei rifugiati e anche dei “foreign fighters” che infestano le nostre città. Quello che dovrebbe essere chiaro a tutti, è che oggi siamo di fronte a una doppia sfida terroristica contro cui dobbiamo difenderci quella di un terrorismo statuale, e quella dei foreign fighters».

Quello dei foreign fighters europei è un fenomeno in inquietante crescita. A suo avviso, cosa c`è alla base della capacità di attrazione dimostrata da Daesh?
«C`è una immensa, e irrisolta, questione di integrazione sociale che riguarda in particolare, e non a caso, la generazione delle banlieu in Francia, e c`è un grande lavoro culturale che dovremmo fare. La mia idea è chiara: noi dobbiamo integrare tutti coloro che lo meritano, indipendentemente dalle religioni, ma guai a mostrare pavidità o timidezza».

Cosa vuol dire questo, presidente Casini?
«Vuol dire che esistono valori indisponibili – libertà di religione e di espressione, diritti delle donne, ad esempio – sui quali mercanteggiare non è possibile. Noi siamo figli della tradizione cristiana e dell`illuminismo che è nato proprio in Francia. Accettazione delle diversità, sì. Compromessi sui principi, assolutamente no».

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