postato il 28 Luglio 2017 | in "Esteri, Immigrazione, Politica, Rassegna stampa"

Navi in Africa, una svolta

«Le Ong ribelli non sbarcheranno più migranti nei nostri porti»

L’intervista di Lorenzo Bianchi pubblicata su QN

Navi italiane a ridosso della costa libica. E’ un blocco navale?
«No, si tratta – smentisce con forza il presidente della commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini – di assistere la Guardia Costiera libica. Per la prima volta noi siamo autorizzati su richiesta del governo Sarraj a entrare nelle acque territoriali per svolgere l ‘azione di contrasto che la Guardia Costiera locale non riesce a fare cercando di respingere i trafficanti di persone. Con la nostra assistenza potrà infliggere di fatto un serio colpo alle loro attività».

Si frenerà il flusso dei migranti?
«Ora l’Italia affronta la questione libica con una strategia complessiva. C’è stato un ottimo lavoro di squadra. Sarebbe stato splendido però che il presidente francese Emmanuel Macron avesse veramente realizzato il capolavoro».

Invece?
«Al rientro in Libia Haftar (il generale che di fatto controlla la Cirenaica ndr) ha detto che Sarraj (il premier del Governo di unità nazionale appoggiato dall Onu ndr) è un fanfarone, un fantoccio e che non controlla nulla. E’ la risposta più efficace a chi riteneva che l Italia fosse stata espropriata e che si fosse realizzato il miracolo di Parigi».

Adesso Macron annuncia che il suo Paese farà in Libia centri hotspot per i richiedenti asilo politico “con o senza l’Unione Europea”
«Per noi tutto quello che contribuisce a infliggere colpi ai trafficanti di esseri umani o a bloccare questo esodo incontrollato è un fatto positivo. Comunque mi sembra che le stesse smentite francesi dimostrino che non hanno le idee così chiare».

Esistono interessi economici dietro le iniziative autonome di Macron?
«Il tema Total-Eni è del tutto irrilevante. Le grandi aziende si autotutelano. Il rapporto della Francia con Haftar credo sia figlio di quello che Parigi ha con l Egitto mentre il nostro con il Cairo è andato deteriorandosi dopo il caso Regeni. Non abbiamo un ambasciatore in Egitto. E’ un punto sul quale si deve riflettere. Sia per seguire le indagini sul ricercatore ucciso, sia per il nostro interesse al sistema Paese possiamo vivere questa situazione solo provvisoriamente».

Con l’invio delle navi siamo a una svolta cruciale?
«Per anni abbiamo salvato migliaia di vite umane. Ora dobbiamo evitare che fasce crescenti della popolazione del nostro Paese scivolino nel razzismo e in forme violente di intolleranza».

Le organizzazioni non governative hanno criticato il Codice di autoregolamentazione.
«O lo accettano o gli sarà imposto. Se le ong dichiarano di non volere a bordo ufficiali della polizia italiana e se insistono in comportamenti sospetti come chiudere i transponder quando sono a salvare vite umane in Libia allora ha ragione il procuratore di Catania. Non è normale. Vuol dire che hanno qualcosa da nascondere».

Se non accetteranno il nuovo codice non potranno sbarcare le persone salvate nei porti italiani?
«Questa sarà la conseguenza Vadano da un’altra parte».

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