postato il 4 luglio 2017 | in "Esteri, Politica, Rassegna stampa"

Migranti: «Si rischia di regalare il Paese al populismo, se nessuno collabora ci serve un piano B»

L’intervista di Marco Ventura pubblicata sul Messaggero

«Serve un piano B dell’Italia». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, non crede più alle dichiarazioni d’intenti dei partner europei e suggerisce un’agenda concreta sull’immigrazione. «Il vertice europeo giovedì servirà a capire se oltre alle parole, a una generale consapevolezza, si passerà ai fatti. La determinazione del governo italiano, del ministro dell’Interno Minniti, ha prodotto frutti, ma adesso non c’è più un secondo tempo e se vogliamo essere efficaci nelle trattative dobbiamo avere un piano alternativo.»

Quale sarebbe il piano B?
«Tre punti. Il primo: la parziale chiusura dei porti che sono ingolfati e al limite della capacità recettiva, e il dirottamento delle navi in altri porti. Secondo: l’adozione di una linea nazionale più rigorosa verso le navi delle Organizzazioni non governative che adottano comportamenti sospetti come spegnere i transponder quando si avvicinano alle acque libiche. Una cosa inaccettabile, che nulla ha a che fare con lo straordinario esempio del volontariato e che introduce un’ombra, un sospetto sulla correttezza delle operazioni. Queste navi non devono poter attraccare da noi.»

Il terzo punto?
«Se la situazione rimane com’è, le navi che battono bandiere per esempio spagnole e francesi devono essere dirottate sui porti della Corsica o delle Baleari. Perché dobbiamo farci carico noi di tutto e di tutti? La situazione in Italia è esplosiva, la rete di accoglienza straordinaria che il Viminale ha messo in campo tramite i prefetti è allo stremo e rischiamo di regalare il paese all’anti-europeismo e al razzismo.»

Un netto cambio di politica?
«L’Italia ha già dimostrato di avere un grande spirito umanitario, fra l’altro con la missione Mare Nostrum. Adesso non abbiamo scelta. L’altro tema è la Libia. Una parte di quanti vengono salvati devono poter essere riportati in centri d’accoglienza gestiti dall’Onu in Libia. Ci vuole una missione europea sui confini tra Libia e altri Paesi subsahariani. È importante che abbiamo missioni dall’Afghanistan al Libano, ma è paradossale che ne l’Italia ne l’Europa siano presenti nella Libia del Sud da dove transitano i profughi. Che non sono libici.»

La presidenza di turno estone della UE non pare sensibile al tema…
«Gli estoni sono persone serie e perbene. Sentono come emergenza la Russia e la cyber-security e lo capisco, perché quest’ultima è una vera priorità. Ma devono farsi carico dei problemi collettivi dell’Europa ed è ovvio che i migranti siano una priorità mondiale.»

La Francia di Macron apre o chiude secondo lei?
«Nella storia, quando arrivano gli uragani, c’è sempre la speranza che colpiscano gli altri e questa mancanza di preveggenza caratterizza tutti i paesi europei. La Merkel pensa alle elezioni. Macron si confronta con le aspettative della pubblica opinione, il Centro Europa non vuole immigrati, la Spagna ha già chiuso accordi con Marocco e Algeria. Così il problema rimane tutto spalle di Italia e Grecia. Rimarremo soli se non dimostreremo di voler stoppare il fenomeno.»

Pensa anche a interventi militari?
«Immagino solo una presenza militare a protezione dei campi o centri per profughi nelle zone costiere. Nel Ciad c’è una missione francese, i tedeschi vi sono impegnati in funzione anti-terrorismo: la si può estendere a tutta l’Europa in chiave di contrasto ai trafficanti di esseri umani. E si possono pattugliare le acque davanti alla Libia per impedire ai barconi di prendere il largo.»

Renzi ha chiesto alle forze politiche di non fare demagogia sui migranti…
«È un appello che condivido, anche se destinato a essere respinto. In un paese serio non si fa campagna elettorale sulla pelle dei migranti, perché questa vicenda rischia di travolgere non solo la maggioranza ma il paese intero. Con Maroni ministro dell’Interno arrivavano meno profughi solo perché Gheddafi apriva e chiudeva i rubinetti delle migrazioni secondo i propri interessi.»

Questo vale anche per il resto dell’Europa?
«Confido che Macron e la Merkel dimostrino che il loro europeismo non si ferma ai funerali di Kohl. Oggi lo ricorderemo in Senato, sabato lo ha fatto l’Europa. Mi auguro che oltre al ricordo si prenda atto della sua lezione: Kohl ha pagato un prezzo politico altissimo per l’unità della Germania e l’abbattimento del Muro. Però sarà ricordato come uno statista. Macron rischia di dover fare scelte fondamentali, spero all’altezza delle aspettative di tutti. Ma l’Italia, per essere forte, si presenti con in tasca il piano B.»

 

 

1 Commento

Commenti

  1. Facciamo seguire alle parole I fatti. Solo Il 20% scappa dalle guerre quindi in libia bisogna selezionare gli aventi diritto all’asilo. Bisogna essere decisi e deTerminati. Altrimenti SI rischia e molto in Italia.




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