postato il 29 Marzo 2011 | in "In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Trasporti"

Messina città di frontiera

Mentre in Italia si parla di “alta velocità”, ciò che consente il trasporto di persone e di mezzi per giungere sulla sponda calabra partendo da Messina non si potrebbe definire esattamente così. Nello specifico sono a disposizione: traghetti RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e traghetti privati.

I primi partono dalla stazione marittima e risultano poco convenienti da usare in quanto hanno una frequenza che supera abbondantemente l’ora;  i secondi invece partono dalla rada di S. Francesco, e ciò obbliga chi viene dal centro della città a percorrere il Viale della Libertà in direzione nord, incappando spesso nel traffico causato anche dalla carreggiata ristretta dalla linea ferrata del tram. I traghetti privati hanno una frequenza di 40 minuti e collegano Messina con Villa San Giovanni (RC).

I prezzi per coloro che intendono attraversare lo Stretto sono aumentati negli ultimi anni in maniera consistente fino a raggiungere la cifra di Euro 2,50 e conseguentemente per fare andata e ritorno si spende ben Euro 5 che in tempi di crisi sono una bella cifra, soprattutto considerando che l’attraversamento dello Stretto dura solo 20 minuti e copre una distanza di circa 3km.

Attraversare lo Stretto oggi a differenza di un tempo, quando c’erano molti più traghetti, richiede 60 minuti: partenze ogni quaranta minuti e venti minuti di traversata.

Fa riflettere la totale assenza di concorrenza su una tratta sicuramente produttiva, ogni traghetto trasporta centinaia di mezzi e di persone, il monopolio che si è venuto a creare in questi ultimi anni ha portato alla libertà da parte dell’attuale gestore privato, di far crescere i prezzi oltre misura, eppure nel passato qualche altro piccolo imprenditore aveva le sue navi che consentivano la traversata! Un’autentica involuzione per quanto riguarda il libero mercato!

La tratta Messina – Villa San Giovanni è piuttosto redditizia in quanto molta gente quotidianamente, per studio o per lavoro, si sposta nella sponda opposta, per non parlare poi del periodo delle vacanze estive durante il quale il flusso dei turisti porta al tutto esaurito, in tutto ciò è strano che alcun altro imprenditore, anche non messinese, non si sia interessato a fare affari nella città dello Stretto.

I maligni sostengono che questo aumento considerevole dei prezzi, spesso dovuto alla assenza di concorrenza, e anche alla dismissione dei traghetti statali, abbia un secondo fine: servirebbe, in vista della realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, ad influenzare l’opinione pubblica e a convincere coloro che si oppongono alla realizzazione di tale struttura. In questo modo si diffonde tra la gente l’idea che col Ponte in “cinque minuti” si potrà raggiungere la costa calabra o quella siciliana. La propaganda dimentica però di dire che ci saranno dei caselli che creeranno inevitabilmente  lunghe code di auto e nasconde l’inevitabile  pedaggio per l’attraversamento del Ponte, che in molti dubitano sia sufficiente per potere ripagare un’opera colossale in tempi ragionevoli.

Messina è una città di frontiera, non con un paese straniero, con la propria madrepatria. E’ una città costretta a dovere pagare un prezzo troppo alto per l’attraversamento dello Stretto ed è una città a cui si vuol far credere che il Ponte rappresenti l’unica salvezza.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Antonino Ingegnere

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