postato il 28 Luglio 2010 | in "Economia, Interventi, Politica"

Manovra: colpisce i più deboli e senza coraggio

Signor Presidente, abbiamo condiviso la scelta del Ministro Tremonti di adottare una politica di rigore tesa a mettere in sicurezza i nostri conti pubblici. Era necessario farlo in un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, ma il problema non è questo, il problema, per noi, è un altro.

È sufficiente, in questo momento, una finanziaria ragionieristica che mette i conti a posto, che piace ai burocrati europei, perché almeno sulla carta taglia la spesa? Una finanziaria che va bene all’Europa – è questa la domanda -, va bene anche per i cittadini italiani? Mettere in salvo i conti pubblici, che di per sé è una cosa giusta, è un fine, come lo interpreta il Ministro Tremonti, oppure è un mezzo indispensabile per rilanciare l’economia e, quindi, va accompagnata da scelte di vere politiche economiche? Il punto è questo: noi intravediamo, in questa manovra, una grande mancanza del coraggio della politica. La debolezza della manovra si capisce sia dalle cose che vi sono sia da quelle che mancano. Ci sono i tagli alla spesa pubblica, ma sono i tagli lineari, non quelli selettivi che impongono una scelta politica forte fra le cose che si vuole continuare a fare e quelle che, invece, non si vogliono più fare perché si ritengono superflue o non più prioritarie. Ormai dovrebbe esserle chiaro, signor Ministro, che i tagli lineari non funzionano; li abbiamo fatti nel 2008 e la spesa corrente aumentò, ci abbiamo riprovato nel 2009 e la spesa aumentò ancor di più. Per ridurre la spesa pubblica bisogna ridurre i centri di spesa. Il problema della spesa pubblica in Italia dipende dal fatto che vi sono troppi centri di spesa, oppure sono in troppi a spendere. Mi chiedo, allora, e chiedo a tutti i colleghi, come è possibile qualificare la spesa pubblica con oltre 8 mila comuni di cui 2 mila sotto i mille abitanti? Uno, nella sua provincia, Sondrio, ha 34 abitanti e un altro – mi dicono -, con gli ultimi decessi, purtroppo, meno di 50. C’è qualcuno, in quest’Aula, che crede che un comune di 34 abitanti possa spendere bene e possa essere efficiente nell’erogazione dei servizi? La riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione delle province, la riorganizzazione e l’accorpamento dei comuni, rappresentano l’unica vera soluzione per ridurre la spesa, ma per realizzare ciò ci vuole coraggio, quel coraggio che a questa maggioranza manca. E, allora, cosa si fa? Si preferiscono i tagli lineari inutili ed iniqui. I tagli lineari – bisogna che i cittadini lo sappiano, ma lo hanno percepito – penalizzano soprattutto regioni e comuni (12 miliardi in meno in due anni). Domanda: se il Ministro dell’economia e delle finanze sapeva che c’erano possibilità di risparmi di questo tipo, se era conscio degli sprechi di soldi buttati via in queste dimensioni, spesi male nei conti di regioni e comuni, perché non è intervenuto prima, essendo stato, negli ultimi dieci anni, Ministro dell’economia e delle finanze per circa 7-8 anni?

Perché solo ora si decide a tagliare? Se un responsabile di una funzione importante di un’azienda va dagli azionisti dicendo loro che può ridurre in maniera sensibile i costi mantenendo intatta la produttività, gli azionisti lo licenzieranno pensando che fino ad oggi ha sprecato i soldi. In realtà la situazione è più complessa perché se facciamo finta in quest’Aula di dare soltanto la colpa al Ministro Tremonti, perché lui è responsabile, incorriamo in una gigantesca fuga dalla realtà. Il Ministro Tremonti è uomo intelligente e sa che in una maggioranza in cui manca la voglia di fare le riforme e la capacità di agire realmente, l’unica cosa che gli rimane da fare sono i tagli lineari, i più semplici.. Fare questi tagli equivale ad un aumento di costi per i cittadini. Infatti i costi per i cittadini si possono aumentare in due modi: o aumentando le tasse o diminuendo i servizi. Noi siamo contrari ad entrambi i metodi ma rileviamo una considerazione: l’aumento delle tasse che contrastiamo può essere anche equo ma il taglio dei servizi non è mai equo perché colpisce le fasce più deboli che hanno bisogno di quei servizi, bambini, famiglie, anziani, reddito basso e disoccupati. Allora forse occorreva avere più attenzione verso la nostra proposta presentata al Senato – qui non c’è stato possibile evidentemente – di tassare la speculazione finanziaria, non i risparmiatori che investono in BOT e CCT, e destinare quei soldi alle regioni che invece così sono costrette a ridurre i servizi, e le speculazioni finanziarie sulla durata di 12 mesi erano un obiettivo concreto che si poteva raggiungere.

Ma se non ora quando operare quelle scelte strutturali di politica economica indispensabili per innestare un percorso di crescita? La FIAT va in Serbia. Molti se la prendono con l’amministratore delegato della FIAT ma io voglio fare un discorso di verità perché credo sia di verità. La FIAT ha usufruito largamente di aiuti pubblici ma la FIAT come le grandi aziende che stanno sul mercato non sono società di beneficenza o di mutuo soccorso e vanno laddove il mercato gli consente di stare e questa fuga dall’Italia della FIAT è il segno di un Paese che non ha più la capacità di dare prospettive: un cuneo fiscale al 46 per cento spinge le grandi aziende all’esodo ma spinge ad un esodo anche molto più silenzioso delle piccole e medie imprese che stanno abbandonando il nostro territorio nazionale. In tutto questo è solo un caso ma forse non lo è il fatto che il Ministero delle attività produttive non ha il Ministro. In questo momento di crisi industriale non c’è chi guida la politica industriale del nostro Governo!

Manca una politica dello sviluppo, manca una politica tesa alla riduzione del debito, una politica che sia in grado di affrontare le sfide. Noi ci aspettavamo – dico sinceramente – anche in questa manovra alcune iniziative di riforme liberali: le liberalizzazioni, la guerra alle corporazioni ma tutto questo non c’è come non ci sono forti investimenti pubblici. Nemmeno l’altra ricetta, quella keynesiana, non c’è nel tentativo di innestare nuova crescita. Abbiamo visto come sono rimasti intatti i vincoli del patto di stabilità per i comuni. Vediamo la rivolta dei sindaci, vediamo che con i soldi in cassa non riescono a pagare le imprese che a volte addirittura falliscono per mancanza di liquidità e il pubblico non paga quasi mai se non a un anno, due anni di distanza.. Le piccole e medie imprese falliscono per questo.

Abbiamo voluto verificare se tuttavia il Ministro Tremonti si fosse rivolto ai corpi intermedi, al volontariato, alle associazioni cioè se avesse fatto uno sforzo sulla sussidiarietà. Ma non vediamo niente. Vediamo i tagli alle scuole paritarie: uno dei pochi modelli di sussidiarietà riusciti in questo Paese che a causa delle minori risorse assegnate da questa manovra rischia di chiudere e non vediamo niente per le famiglie.

In compenso – e sto concludendo – vediamo il condono per i furbetti delle quote latte da un lato e le minori risorse per le forze di polizia dall’altro. Quale modello economico è quello che premia chi ruba, gli splafonatori delle quote latte, e penalizza chi ogni giorno rischia la vita per difenderci, come i poliziotti, le forze dell’ordine e i carabinieri? Non ci sono precedenti nella storia della dottrina economica di modelli di questo tipo e io dico per fortuna.

Termino, onorevole Presidente. Noi abbiamo la consapevolezza delle nostre difficoltà internazionali e nazionali. Queste difficoltà non sono solo figlie di questo Governo, ma certo sono acuite da questo tirare a campare. Lo diciamo da mesi e lo ripetiamo oggi in questo Parlamento, con un gesto di verità e di onestà: noi abbiamo il difetto di dire le stesse cose sempre, a pranzo, a cena e in Parlamento. Non servono atti di trasformismo, ma uno sforzo autentico di responsabilità nazionale per guidare davvero il Paese verso il futuro e fuori dalla crisi.

2 Commenti

Commenti

  1. Ecco dove finisce il canone Rai!

    E’ tempo di “golpe” d’agosto in Rai: nell’ultimo anno, i soli direttori giornalistici si sono guadagnati aumenti di stipendio per quasi 800 mila euro! A tradurre grossolanamente, l’equivalente del salario di 120 operai, o di 100 impiegati o di 50 praticanti giornalisti? 800 mila euro sempre moltiplicati da qui all’eternità del loro permanere in azienda. Esistono ‘i direttorissimi’ ed i ‘direttori semplici’. Signore e signori con 2, persino 3 aumenti di merito in 12 mesi, a colpi di 30, 40, 50 mila euro a volta… Ma restiamo ai Top. Questa volta i dirigenti non giornalistici. Niente nomi, ovviamente, e cifre in approssimazione per difetto. Vertici che si contano sulle dita di una mano si sono spartiti 600, 650 mila euro di aumento, soldi in più sui già moltissimi che guadagnavano. Costo aziendale, azzardiamo, quasi un milione. Uno più uno meno, nel buco Rai: al massimo, per rimediare, chiudi qualche piccola rubrica culturale regionale, togli i vestiti ai costumisti e tosi i parrucchieri nei teatri di posa. Aumenti oltre ad eventuali gratifiche, dai 20 ai 50 mila euro ogni volta e, per alcuni, tre volte in un anno…


  2. Buongiorno, presidente

    Ecco finalmente ho capito quali erano le manovre impopolari a cui lei si riferiva ed hanno tutte il mio pur modesto consenso, anche se continuo a trovarle insuffiecienti, perchè i costi della vita politica del paese non vengono sfiorati, nel suo progetto. Su questo argomento siamo su fronti diametralmente opposti, mi pare di aver capito. Sono altresì consapevole che, sui tagli “drastici” agli emolumenti dei parlamentari, dei ministri, fino a finire all’ultimo rappresentante politico, siete “tutti” d’accordo! Quelli non si toccano! Il taglio di 1.000 euro su quanto percepite (ed è tanto! basterebbe fare, in questo caso sì, il raffronto con le altre nazioni europee), rientra attraverso il gettone per la presenza nelle varie commissioni! Escono dalle vostre tasche, urlandolo alla folla/massa, 1.000 euro, rientrano, alla chetichella, attraverso i gettoni! Io, al posto vostro, preciso che non sto dicendo al “posto suo”, mi vergognerei di turlupinare in maniera così grottesca, così volgare, così ingannatrice il popolo degli elettori. Sa già come la penso sul finanziamento illecito ai partiti, sotto la voce di rimborso elettorale maggiorato… è una vergogna!
    Ma passiamo ad altro… altra carne bolle in pentola, presidente!
    Il cav. ha ripudiato il fagocitato Fini. Per avere la certezza dei numeri, gli occorre un altro alleato o un altro fagocitato. Sarà lei, visto che a Vietti è stato “donato” un posto di responsabilità? Il cav., in maniera più o meno visibile, sta cercando di irretire anche lei nella gioiosa macchina da guerra? E lei che farà? Si avvarrà forse di tutte quelle escamotages che il ruolo le consente, infischiandosene della fiducia che i suoi elettori le hanno dato? Stia all’erta, presidente, perchè, mi duole dirlo in questo contesto, lei non ha il magnetismo del cav., nè, soprattutto, cinque o sei canali televisivi dai quali mandare il messaggi d’amore verso quel popolo boicottato e, purtroppo, obnubilato.




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