postato il 14 Agosto 2016 | in "Esteri"

Libia: Mogherini convochi subito un vertice Ue

Tra noi e la Francia ancora troppi equivoci

5863651052_f5db0e5a2d_bL’intervista di Marco Ventura pubblicata su Il Messaggero
«L’Europa non può continuare ad andare in ordine sparso sulla Libia. L’alto rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, convochi al più presto un vertice europeo per decidere una linea comune. Non può essere che la Francia vada da una parte e Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti dall’altra».

Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, invita anche a riconoscere che «il dialogo con Russia e Turchia è fondamentale se si vuole una vera stabilità nel Mediterraneo». E quanto al rischio di infiltrati jihadisti nei barconi: «Non possiamo arrenderci alla difficoltà di discernere tra migranti e infiltrati. I controlli più elevati in tutta Italia sono la risposta migliore a chi alza polveroni a Ferragosto solo per prendere qualche voto».
La sconfitta dell’Isis a Sirte non aumenta questo rischio?
«Il pericolo di infiltrati c’è sempre, in questi casi. Ma la priorità per noi era liberare Sirte: questa è una grande vittoria delle forze della coalizione e del governo di Al-Sarraj, che noi abbiamo tutto l’interesse a rafforzare. I rischi sono due. Il primo: che avanzi sottotraccia la strategia egiziana e francese di una tripartizione della Libia. Americani, italiani e britannici lavorano al fianco del governo insediato dall’Onu. La sensazione di queste ultime ore è che la liberazione di Sirte dia fastidio a chi punta sulla tripartizione e su Haftar a Bengasi. L’Europa deve chiarirsi le idee.»
Come?
«Dicendo basta alla retorica delle affermazioni pubbliche. La Mogherini convochi un vertice europeo per chiarire la strategia dei singoli Paesi. Il problema non siamo noi. Gli italiani sono coerenti sul campo con le dichiarazioni a favore di Al-Sarraj e dell’inviato dell’Onu, Kobler.»
La Francia in pubblico dice una cosa e poi ne fa un’altra?
«È evidente un tentativo dilatorio che incide con forza anche nei rapporti tra Unione Europea ed Egitto. Gli equivoci vanno chiariti senza perdere altro tempo. I problemi vanno trasformati in opportunità. Italia e Francia sono paesi amici, lavorino assieme per un accordo tra Haftar e Al-Sarraj che consenta al parlamento di Tobruk di votare a favore dell’esecutivo di unità libico.»
Sui migranti occorre una stretta maggiore come chiede la Lega?
«Ci sono professionisti della paura che continuano ad alimentare i timori nella speranza di strappare voti, e c’è poi chi cerca di risolvere i problemi ragionando. Noi dobbiamo distinguere tra disperati e jihadisti senza fare di tutta l’erba un fascio. Gli infiltrati sono una minoranza, ma dobbiamo tenere alta la guardia.»
Il leader turco Erdogan si lamenta della scarsa solidarietà dell’Europa dopo il tentato golpe
«L’ho detto subito anch’io. Non mi sono piaciute le lunghe ore di esitazione, quella notte, da parte dell’Occidente e dell’Europa. È sembrato che ci fosse chi confidava nella vittoria dei golpisti piuttosto che in quella del governo legittimo. In Europa le prime reazioni ci sono state dopo che aveva parlato Obama. La chiusura delle porte dell’Unione alla Turchia nel 2003 non ha giovato né all’Europa, né alla Turchia. Dobbiamo lavorare per recuperare una partnership con Ankara, non solo per la gestione dei flussi migratori ma anche perché la Turchia è un paese fondamentale, membro della Nato. Io non ho trovato scandalosa la ripresa di dialogo con la Russia, anzi: il puzzle siriano dimostra che senza un’intesa tra Putin e Erdogan la situazione è destinata a incancrenirsi. E ho trovato positiva, poco prima del tentato golpe, anche la riapertura verso Israele.»
Che dire della repressione?
«Gli arresti di massa non ci piacciono. Ma la Turchia è stata a un passo dal golpe, il che può spiegare le reazioni di questi giorni. Dobbiamo capire chi è il nostro nemico, che non è la Russia né la Turchia. Il nostro nemico è il jihadismo, il Califfato, che non possiamo non combattere insieme a Russia e Turchia.»
La Turchia rivuole indietro il dissidente Gülen dagli Stati Uniti
«La Turchia chiede, gli Stati Uniti risponderanno secondo le regole dello Stato di diritto, ma questa freddezza non porterà a una rottura, perché la rottura tra Turchia e Usa sarebbe un lusso che nessuno può permettersi.»
Come si esce dalla logica della contrapposizione con Mosca?
«La Russia di Putin non è quella di Eltsin o Gorbaciov, disposta a smantellare il proprio sistema. I governanti europei se ne rendano conto. Bisogna non dare l’impressione di avere nostalgia per la guerra fredda. La politica assertiva e nazionalista di Putin è quella che gli procura il consenso popolare che ha. La Russia com’è oggi è anche figlia delle scelte americane, compreso il disimpegno dal Mediterraneo per via della raggiunta autonomia energetica. La Russia ha coperto questi spazi e il mio invito è a continuare la politica del dialogo che tutti i governi italiani, di qualsiasi colore, hanno avuto verso Mosca. Le sanzioni non sono una politica per il futuro.»

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