Chi sta in galera è migliore di loro, nelle carceri italiane è in corso una mattanza

Le prime pagine dei giornali, come le trasmissioni televisive di pseudo informazione, sono veramente nauseanti. Dopo le morbosità sul caso della piccola Sarah Scazzi si ricomincia con i festini del Premier e la sua corte di compagni di merende, lenoni e signorine di facili costumi. E come in una tragedia greca non manca mai il coro, così nelle assurde vicende del Bel Paese non manca mai il coro degli indignati che si indignano e si disgustano dalla mattina alla sera sulle pagine dei giornali e nei salotti televisivi e magari dietro le quinte si fanno quattro risate sul “bunga bunga”.

Premesso che lo stile di vita del Presidente del Consiglio è esecrabile, sembra altrettanto discutibile e a dire il vero incredibile che giornali, tv ed anche illustri commentatori si agitino e si strappino le vesti per storie insulse come queste mentre, ad esempio, nelle carceri italiane si sta consumando una vera e propria mattanza. Non vi affannate a cercare nei quotidiani e nei loro siti, sotto le foto ammiccanti della prosperosa Ruby troverete forse qualche richiamo alla terribile storia di Simone La Penna che è stato lasciato morire in galera, ma non troverete quasi niente sui 54 morti in carcere dall’inizio dell’anno, di cui tiene la triste contabilità il blog Metilparaben, perché in questo Paese ci si occupa del carcere e dei suoi problemi quando mancano le “notizie”.

Le condizioni disumane dei carceri e le tragedie che dentro quelle mura si consumano, in un Paese civile sarebbero la prima notizia. Giornalisti, opinionisti e indignati di professione dovrebbero fare a gare per denunciare una situazione indegna per una democrazia occidentale, per far pressione sulla politica perché si occupi delle carceri e faccia rispettare la Costituzione e il suo articolo 27:  ”Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Nulla di tutto ciò, in questo disgraziato Paese siamo condannati ad occuparci dei festini di Berlusconi, Fede e Lele Mora narrati da protagoniste disinibite dalle cui labbra carnose piene di rossetto pendono fior fiore di giornalisti e i loro lettori; siamo condannati a sapere di tutto e di più su questi personaggi viscidi e tristi mentre non sappiamo nulla delle vite degli sventurati che si spengono tra le squallide mura di un carcere italiano.

Suona così tristemente lontano il monito di uno che la galera la conobbe da vicino, Sandro Pertini: “ricordatevi, quando avete a che fare con un detenuto, che molte volte avete davanti una persona migliore di quanto non lo siete voi”. E considerato chi sta sulle prime pagine, probabilmente un inquilino di San Vittore o Rebibbia è davvero migliore e meritevole di maggiore attenzione e rispetto.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

1 Commento

Commenti

  1. E’ proprio vero che ci riempono di tutti questi talk show per farci scordare i problemi reali del paese! La tv commerciale l’hanno inventata per questo (non far pensare troppo la gente) Passa comunque nel paese il messaggio che certi comportamenti non solo siano tollerabili ma addiritura siano un esempio di vita per i giovani (dei fini ultimi) in mancanza di grandi ideali di vita. Quando qualche flebile voce richiama comportamenti più consoni al vangelo vengono tacitati in primis da zelanti prelati che guardano più agli interessi terreni che a quelli celesti.
    Non stupiamoci poi se invece di una società cristiana ci troviamo una società leghista che indica nel diverso il nemico da combattere. Quante altre volte il papa dovrà chiedere perdono per altre persecuzioni, quante volte in nome delle religioni si dovranno uccidere i fratelli.




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