Tutti i post della categoria: Immigrazione

Immigrazione, non lasciare sola Lampedusa

postato il 20 marzo 2011 da Redazione

Il governo non lasci sola Lampedusa. Servono piani speciali per trasferire gli immigrati. Siamo un grande Paese e abbiamo i mezzi per affrontare quella che è una grande emergenza per l’isola, ma che per l’Italia è una cosa oggettivamente limitata.

Pier Ferdinando

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La grande migrazione

postato il 17 febbraio 2011 da Redazione

Le temute (e prevedibili) conseguenze delle ribellioni Nordafricane si sono manifestate. Da diversi giorni i canali dell’immigrazione clandestina si sono riaperti, a causa della forte instabilità che sta rapidamente contagiando i Paesi dell’area mediterranea. I flussi più consistenti provengono dalla Tunisia: oltre 5000 immigrati clandestini sono partiti dalle coste di quel tormentato Paese.

Non tutti però raggiungono il suolo italiano, come nel caso del peschereccio speronato da una motovedetta tunisina poche miglia prima dell’ingresso nelle nostre acque territoriali. Delle oltre 120 persone imbarcate, solo 25 sono state tratte in salvo a seguito dell’affondamento della barca, 7 sono i morti accertati. Per i dispersi, le possibilità che siano tratti in salvo sono quasi nulle.

Incidenti sono stati registrati anche nelle nostre acque, quando una motovedetta della Guardia di Finanza ha aperto il fuoco ferendo uno scafista che si rifiutava di fermare l’imbarcazione all’intimazione dei militari. Ciò che dal Ministro dell’Interno Maroni è stato definito un “nuovo ’89”, rischia di divenire in realtà una catastrofe umanitaria; egli denuncia la totale assenza dell’Unione Europea in soccorso del nostro Paese, lasciato solo ad affrontare questa ondata migratoria, l’inattività della Commissione e dell’Agenzia Europea per l’Immigrazione (Frontex), richiede stanziamenti per far fronte a quest’onere quantificati in 100 milioni di Euro.

Accuse infondate ed ingiuste secondo la Commissaria all’Immigrazione dell’U.E. Cecila Malstrom, che anzi le rispedisce al mittente, asserendo che il Governo Italiano ha più volte rifiutato l’aiuto offerto dalle Istituzioni Europee. Ma un rapporto dei Servizi di intelligence interni desta preoccupazione: secondo il direttore dell’A.I.S.I. Giorgio Piccirillo infatti il Governo libico avrebbe una precisa responsabilità nell’attuale situazione di emergenza.

A fronte del “Trattato di amicizia” firmato tra Roma e Tripoli e costatoci 250 milioni di Euro all’anno per venti anni, il Colonnello Gheddafi si impegnò col nostro Paese a far cessare le partenze di clandestini dalle proprie coste, adottando anche metodi censurabili. Ma ad oggi, la preoccupazione per un effetto contagio, acuita anche dai disordini occorsi la notte del 15febbraio a Bengasi, spinge la Libia a non onorare gli accordi stipulati con il nostro Paese.

Gheddafi, il più longevo dittatore dell’area Mediterranea, sembra abbia deciso di favorire la fuoriuscita di dissidenti e carcerati verso il confine tunisino come valvola di sfogo al crescente malcontento all’interno del Paese. Gli analisti ritengono che in questa ottica debba inserirsi il nuovo piano edilizio da 27 milioni di Dollari varato dal Colonnello in tutta fretta. Tuttavia, con l’Egitto che rischia di divenire una nuova rotta migratoria ed altri Paesi sull’orlo dell’anarchia, la caduta del regime libico rischia al momento di aprire una falla colossale nella struttura geopolitica del Nord Africa, di fatto aprendo le porte a decine di migliaia di migranti dell’entroterra africano, che si andrebbero a sommare alle migliaia pronti a partire dagli stati litoranei.

Rimane pesante l’ombra della totale impreparazione ad uno scenario concretamente prevedibile. Se infatti è vero che l’Europa deve farsi carico della situazione, come ha ricordato anche il leader dell’U.d.C. Pier Ferdinando Casini, è altresì evidente che il Governo sembra aver chiuso gli occhi a quanto stava accadendo da ormai diverse settimane in tutta l’area mediterranea, in una forse disperata speranza che la situazione che stiamo vivendo sia solo un brutto sogno.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Federico Poggianti

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Immigrati, collaboreremo con il ministro Maroni

postato il 14 febbraio 2011 da Redazione

Gli sbarchi di immigrati sulle nostre coste continuano, e sono d’accordo con il ministro dell’Interno Maroni quando dice che l’Europa ci ha lasciato soli. Noi siamo disposti a collaborare, perché è necessario che questa invasione in qualche mondo si blocchi e che ci sia un aiuto europeo. Non possiamo essere lasciati soli come frontiera estrema dell’Europa.
L’invito alla responsabilità deve però essere rivolto anche a chi pensa di coinvolgere l’Europa nei ricorsi per Berlusconi alla Corte per i diritti dell’uomo, invece di andare a battere i pugni sul tavolo per fronteggiare l’emergenza immigrazione.

Pier Ferdinando

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La politica si assuma le sue responsabilità

postato il 9 febbraio 2011 da Redazione

La morte dei bambini rom non susciti nuove polemiche

E’ una vicenda che deve far riflettere, non suscitare nuove polemiche. Deve essere però un’occasione per un ripensamento, un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la politica.

Pier Ferdinando

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“Il Multiculturalismo è fallito” parola dell’Europa (che conta)

postato il 8 febbraio 2011 da Redazione

Dimentichiamoci per un attimo dell’attuale “politica” italiana. Ruby, la casa di Montecarlo, Scilipoti e i responsabili, ecco per 2 minuti -solo 2, giusto il tempo di leggere queste poche righe- dimentichiamoci di tutto ciò, e proviamo a guardare a ciò che accade in Europa in particolare riguardo alle politiche sociali e dell’integrazione.

Cittadinanza e integrazione sono un tema scottante per la società, e quindi, “ovviamente” (non per l’Italia),  sono un argomento di cui c’è necessità di discutere. E, infatti, due dei principali leaders europei hanno deciso di mettere il tema in discussione, oserei dire, aprendo un dibattito europeo:

Prima la Cancelliera Tedesca, Angela Merkel (Cdu), lo scorso ottobre, poi, la scorsa settimana, David Cameron (Partito Conservatore), hanno pressochè espresso lo stesso concetto: “Il Multiculturalismo è fallito“.

Queste sono parole forti. Molto forti. E’ riscontrabile la volontà di cambiare metodo d’azione riguardo cittadinanza e integrazione, forse perché riconosciute fallimentari. E, vista la sede scelta da Cameron per affrontare la questione (Conferenza di Monaco sulla sicurezza), chissà che forse non sia giunta l’ora di affrontarla pienamente  con un approccio unico europeo.

Ma cosa hanno detto la Merkel e, soprattutto, da ultimo, Cameron?
Hanno detto che il Multiculturalismo -ossia l’accostare, l’affastellare tante culture diverse, le une vicine alle altre, nel pieno rispetto di ciascuna, ma nella totale incomunicabilità, nonché impenetrabilità, nonché mancanza di volontà di integrazione- è fallito. Perchè non può bastare un appello al rispetto di ogni cultura, che si traduce nel lasciare in pace chi rispetta la legge. Non può bastare una posizione neutrale in mezzo a diversi valori.  Non può bastare, parrebbe dire, una libertà fatta da un lasciare fare senza coordinate utili a percorrere una certa direzione, una libertà, quindi, che si rivela essere disorientante e senza punti di riferimento, né per chi è già cittadino né per chi miri a diventarlo.

E già qui, già affermando, in sede ufficiale ed internazionale, quella che è una sentenza definitiva senza ritorno, si sono poste le basi per una svolta.
Ma ciò non basta.

Perché dopo la “pars destruens” viene la “pars construens”.
E anche questa è forte, e capace di scontrarsi con alcuni luoghi comuni e facili risposte di pancia .

Sono sempre buone e attuali le parole di J.F.Kennedy, pronunciate sotto la Porta di Brandeburgo: “dobbiamo costruire un maggior senso di orgoglio comune così che le persone si sentano libere di poter dire: sono musulmano, hindu, cristiano, ma sono anche londinese o berlinese“.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma, evidentemente, le Politiche adottate sinora non sono riuscite a conseguire questo chiaro, ma ancora non raggiunto, obiettivo.

La proposta di Cameron è “bastone e carota”. “Bastone” quando chiarisce che non si può abbassare il livello di guardia quanto al rischio che si creino zone potenzialmente capaci di creare sacche estremistiche. Ma proprio il multiculturalismo, l’affermazione del diritto alla convivenza di tante culture le une a fianco delle altre , ma allo stesso tempo chiuse nella loro stanze a chiusura stagna, sfocia in questa, certamente non voluta,  pericolosa degenerazione. Quindi va riconosciuta e combattuta senza esitazioni “l’ideologia politica” -così dice Cameron- che sta alla base del radicalismo di matrice islamica.

Ma, ecco qui un bel pò di “carota”, Cameron ha detto chiaramente che “Estremismo e Islam non sono la stessa cosa. C’è chi dice -prosegue il Premier inglese- che Islam e Occidente siano inconciliabili e che sia in corso una guerra di civiltà. Quindi dobbiamo proteggerci da questa religione, o attraverso la deportazione forzata vista con favore da certi fascisti, o vietando la costruzine di nuove moschee come suggerito in alcune parti d’Europa (ecco, forse qui Cameron parla anche di noi…forse…). Queste persone -conclude chiaramente Cameron- alimentano l’slamofobia e io respingo fermamente i loro argomenti”.

In Patria, come in tutta Europa (forse qui, però, noi non siamo compresi), il discorso è stato accolto da forti e intense discussioni.
Ma, forse, il fatto significativo è che Germania e Inghilterra (e, probabilmente anche in  Francia) hanno deciso che è il momento della svolta, quanto a cittadinanza e integrazione.
Non si può avere, così, su due piedi, e da una persona sola, la soluzione a tutti i problemi. Questo è chiaro.

Il fatto importante è che in Europa, non in Italia, si è deciso di affrontare, seriamente e, chissà, magari anche in questo ambito, coralmente un problema concreto e che tocca tutti i cittadini dell’Unione Europea (attuali o futuri!) da vicino, da molto vicino.

Quello che mi chiedo adesso, dopo aver letto le posizioni di Cameron e della Merkel, è una cosa semplice:
Quale è il pensiero del Governo Italiano attuale al riguardo?

“Riceviamo e pubblichiamo” di Edoardo Marangoni

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E’ il momento del cordoglio, no a sciacallaggi

postato il 7 febbraio 2011 da Redazione

Questo è il momento del cordoglio comune dell’intera comunità nazionale per la morte dei quattro bambini rom. Ed è anche il momento della riflessione per assumere decisioni conseguenti affinché questi fatti non si verifichino più. La speculazione di chi è abituato agli sciacallaggi non mi è mai piaciuta, né ieri contro Veltroni, né oggi contro Alemanno.

Pier Ferdinando

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Tramonti africani e timori italiani

postato il 15 gennaio 2011 da Redazione

In arabo la parola “Maghreb” significa tramonto e indicava i paesi più occidentali dei domini islamici, oggi questo nome si addice di più alla sorte dei regimi che governano gli stati africani mediterranei. Le cronache di questi giorni ci hanno raccontato il tramonto del presidente tunisino Ben Ali e come ogni tramonto, purtroppo, anche questo si è colorato di rosso, il rosso del sangue di tanti giovani tunisini.

In Italia e in Europa ciò che accade in Tunisia, e che rischia di contagiare l’Algeria e gli altri paesi limitrofi, sembra non destare interesse, forse perchè si è troppo concentrati su un’altra tristemente famosa figlia del Maghreb. Eppure l’Occidente ha delle responsabilità dall’altra parte del Mediterraneo e soprattutto l’Italia ha da imparare qualcosa da quanto sta accadendo in quelle società. L’Occidente è stato a lungo complice del fuggitivo e disprezzato Ben Ali e di tutti gli altri pseudo presidenti nordafricani, un po’ per convenienza (i ricchi affari delle imprese occidentali) e un po’ per quel calcolo politico che preferisce dittatori dal pugno di ferro capaci di sbarrare la strada ai partiti islamici anti-occidentali.

L’ipocrisia occidentale del parlare nei consessi internazionali e davanti ai media di diritti e libertà per poi sottobanco trattare affari con i tiranni locali chiudendo gli occhi su alternanza politica, diritti delle donne e delle minoranze religiose è ben presente nella coscienza del popolo tunisino e in quella degli altri paesi. Questo elemento non è da sottovalutare perché la rivolta tunisina è una moto provocato anche dal risentimento per l’imbroglio e la sopraffazione. In pochi analisti hanno infatti rilevato che una delle gocce  che hanno fatto traboccare il vaso sono le rivelazioni della vituperata Wikileaks che hanno reso pubbliche la corruzione e l’insaziabile fame di potere e denaro della famiglia di  Leila Trabelsi, una parrucchiera che il presidente Ben Ali ha sposato in seconde nozze nel 1992 e che pian piano ha scalato le vette del potere economico e politico. E’ importante sottolineare che la rivolta tunisina è stata una rivolta giovanile ed una rivolta 2.0. Non si è trattato di poveri straccioni che si sono sollevati contro l’oppressore, ma di giovani istruiti che utilizzano con dimestichezza internet e i suoi social network. Quando il 4 gennaio muore il giovane diplomato Mohamed Bouzid, che si era dato fuoco il 17 dicembre perché non aveva altra prospettiva che il suo chiosco di frutta, la notizia della sua morte comincia a circolare rapidamente su Facebook e Twitter ed è l’input per l’inizio della rivolta.

Da quel giorno la rivolta corre in rete che diventa non solo luogo di denuncia ma un vero e proprio strumento di resistenza ai colpi di coda, anche virtuali, del regime agonizzante. I giovani tunisini non sono esecrabili perchè tentano di riprendersi la loro libertà per far sì che il loro futuro non sia un chiosco di frutta o un barcone nelle acque del canale di Sicilia, per mettere fine all’ingiusto e crescente divario tra ricchi e poveri. L’Occidente e l’Italia possono ignorare questa rivolta? Possono rifiutarsi di apprendere qualcosa da quanto successo in Tunisia? Evidentemente no e ciò per due ordini di motivi. Americani ed europei non possono lavarsi le mani della crisi del Maghreb, non solo perché hanno grandi responsabilità (il sostegno alla scalata del potere e al mantenimento di questo da parte dei dittatori) ma perché l’instabilità politica di questi paesi avrà delle intuibili conseguenze politiche, economiche e sociali sull’Europa. Per capirlo è necessario vedere comparire ogni tipo di imbarcazione carica di immigrati sulle nostre coste o aspettare il tracollo di qualche impresa che ha investito da quelle parti? In secondo luogo è necessario imparare qualcosa dalla gioventù tunisina e chiedersi se in paesi come l’Italia si può continuare a imbrogliare, speculare e sopraffare le giovani generazioni. Fino a quando abuseremo della loro pazienza? C’è da augurarsi che in Italia gli stati di Facebook e i messaggi di Twitter continuino a raccontare una tranquilla quotidianità e un futuro migliore.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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Populismo è alimentare le paure degli italiani

postato il 6 dicembre 2010 da Redazione

Non si strumentalizzi il tema dell’immigrazione per vantaggio politico
 
Il razzismo, la xenofobia sono sentimenti che ci sono sempre stati, ma in passato la classe politica ha cercato di governare questi fenomeni, parlando di accoglienza e anche di convenienza. Ma oggi questi temi li si strumentalizza per trarne qualche assurdo vantaggio politico. E’ solo populismo che si alimenta delle paure degli italiani e che rischia di creare una miscela esplosiva.
Noi, invece, abbiamo bisogno di essere quello che siamo: un Paese civile, che pratica l’accoglienza e che deve fare i conti con le sue contraddizioni a cominciare dal fatto che l’Italia è ormai un Paese a bassa natalità  e che non riesce a difendere il livello di vita che ha costruito negli ultimi decenni.
Io sono convinto che il multiculturalismo abbia fallito: noi siamo in grado di accogliere gli altri se siamo consapevoli delle differenze. Non dobbiamo smarrire il senso delle nostre tradizioni perché un conto è comportarsi come una società multirazziale e un conto è pensare che la nostra sia una società multiculturale.

Pier Ferdinando

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Caro Telese, è ora di buonsenso

postato il 13 novembre 2010 da Redazione

Giovedì, come tanti, ho visto la puntata di Annozero e come tanti mi sono preoccupato e indignato per lo sfruttamento e le condizioni miserabili di quei poveri immigrati che protestano in cima alla gru. Mi sono perfino infervorato quando Luca Telese ha difeso con enfasi e con poesia la protesta degli immigrati rispetto alla presunta “tiepidezza” di don Mario Toffari, responsabile per la diocesi di Brescia della pastorale dei migranti, e del leader dell’Udc Pierferdinando Casini.

Questo entusiasmo per le parole di Telese si è però raffreddato il giorno successivo, quando dalle colonne de “il Fatto quotidiano” il buon Luca Telese ha riproposto, in un articolo dal sapore un po’ auto celebrativo, la sua invettiva contro i tiepidi, che per vigore faceva impallidire anche l’Apocalisse di San Giovanni, dove notoriamente i tiepidi non sono trattati proprio bene. Perché l’entusiasmo si è raffreddato? Perché gli immigrati sono ancora su quella gru e le parti sembrano sempre più irrigidite. Le parole di Telese, che stimo davvero, non hanno aiutato gli immigrati, hanno strappato applausi fragorosi e lodi sperticate e forse rinfrancato il fronte della protesta, ma, diciamocelo sinceramente, di applausi e di lodi quei poveri cristi in cima ad una gru non se ne fanno un bel niente.

Sappiamo che ci troviamo davanti ad una ingiustizia, sappiamo anche che è giusto e doveroso protestare, ma dobbiamo anche ricordare che in una comunità civile e democratica in questi casi tutti gli sforzi devono convergere per trovare una soluzione che rispetti le persone e le leggi. La rabbia e lo sdegno per l’ingiustizia sono buoni nella misura in cui non ci fanno dimenticare il buonsenso, quel buonsenso che hanno tentato di esprimere don Toffari e Casini e che dovrebbe caratterizzare anche le istituzioni, quel buonsenso che ci ha ricordato  il senegalese Diaw Alboury, che ha convinto il figlio Papa ad abbandonare la gru con la sua struggente supplica e che nel suo appello al figlio e ai suoi compagni ha ricordato che «solo attraverso il rispetto delle leggi del paese ospitante ed il reciproco riconoscimento del valore di persona si possa avviare un percorso di vera integrazione».

Caro Telese anche io mi indigno e grido contro le ingiustizie e l’oppressione dei deboli, ma c’è un tempo per protestare e gridare e un tempo per ragionare e per trovare soluzioni. E’ giunto il tempo del buonsenso, per chi protesta e soprattutto per chi governa questo Paese e ha il compito di trovare soluzioni.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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I bambini? Per la Lega non sono tutti uguali

postato il 7 settembre 2010 da Redazione

Con l’arroganza tipica di chi si sente vincitore e si sente potente, senza magari esserlo, la Lega inaugura il nuovo corso dei contributi alla famiglia, sommando ad un concetto positivo (l’aiuto alla famiglia), un concetto negativo, attuando una distinzione tra bambini “di razza italica” e bambini che non lo sono.
Ma andiamo con ordine.
Il Comune di Tradate (Varese) un paio di anni addietro, istituisce il cosiddetto “bonus bebè”, 500 euro per ogni bambino nato , con lo scopo dichiarato e condivisibile di incentivare le nascite e aiutare le famiglie.
Sembra una iniziativa bella, pura e lodevole.
Ma non è così, infatti andando a leggere i criteri di assegnazione si legge che il bonus è destinato solo a coppie dove i genitori sono cittadini italiani di nascita, escludendo le coppie miste e quelle straniere. Lo scorso 3 giugno il Tribunale di Milano, interessato della vicenda da un ricorso presentato dall’ACLI, emette una sentenza secondo la quale “i criteri di assegnazione del bonus bebè sono discriminatori” è ordina al comune di Tradate di correggere l’ordinanza.
Ed ecco il cambio di rotta della Lega. Prima avrebbe parlato di un fraintendimento, ma ora no.
Anzi, con decisa arroganza, il sindaco di Tradate (Lega -PDL, Stefano Candiani, afferma con una nota mezzo stampa che “il comune di Tradate rivendica il criterio di assegnazione in quanto il bonus bebè non si configura come un intervento rientrante fra i servizi sociali assistenziali obbligatori ma appartiene alla categoria degli incentivi collocata in ambito concettuale e giuridico tutt’affatto diverso ed altro rispetto ai servizi sociali obbligatori”.
Pensate che abbiamo toccato il fondo? Ma quando mai. Qui si riscrivono pagine di storia e di genetica. Qui si riesuma Goebbels, Hitler e quant’altri. Sono esagerato? Forse, ma giudicate voi.
Il sindaco Candiani, presenta ricorso alla sentenza del Tribunale di Milano, ricorso che verrà discusso la prossima settimana.
Quale è la motivazione di questo ricorso? Reggetevi forte e ricordatevi quanto ho detto su Goebbels e soci: secondo il comune di Tradate, il “bonus bebè” sarebbe stato istituito per “la salvaguardia del ceppo europeo”. Infatti, e cito testualmente: “Il fine perseguito non è nel modo più assoluto di garantire sostegno a un bisogno. Il fatto è che la popolazione europea mostra un forte tasso di calo demografico. E’ del tutto ovvio che alla morte dei popoli si accompagna la morte delle rispettive culture. Il bonus attiene al futuro della cultura europea indissolubilmente legata ai popoli dell’Europa medesima”.
Ancora più divertente, il manifesto che accompagna questa iniziativa, rappresentato da un bel bambino biondo e dalla carnagione lattea, ovvero per i leghisti il ceppo europeo è rappresentato solo da chi è biondo, con carnagione chiara, mentre tutti gli altri, evidentemente non lo sono.
Per i leghisti gli immigrati vanno bene se lavorano e li fanno arricchire, ma poi non devono avanzare neanche le più elementari pretese. Il sogno leghista sarebbe immigrati che lavorano e poi spariscono, diventando invisibili. Se poi non figliano, sarebbe anche meglio.
E qui, darei un premio per la faccia tosta e l’astuzia.
Astuzia perché, per giustificare un provvedimento palesemente razzista, parlano di “difesa della cultura europea”.
Faccia tosta, perché queste stesse parole, non le hanno mica gridate a Gheddafi che ha parlato di islamizzare l’Europa, o di dare il via libera e non fermare più gli immigrati clandestini. In quel caso, hanno abbozzato, e non hanno criticato, perché Gheddafi porta gli “sghèi” (o denaro per chi non conoscesse il dialetto lumbard) e perché la Lega è questa: un partito che si presenta in un certo modo, ma agisce in un altro: protesta, ma poi è la prima ad intascare privilegi.
Ricordiamoci di Alessandro Noventa, Assessore leghista, inquisito perché gestisce un giro di prostituzione; oppure pensiamo a Ballaman che recentemente ha dovuto rinunciare alla presidenza del Friuli perché sorpreso ad usare l’auto blu per scopi personali, appesantendo i conti dell’erario; certo la Lega lo ha scaricato, ma io mi chiedo se davvero fossero all’oscuro del comportamento del loro collega di partito.
Ma torniamo a Tradate.
Voi penserete che è un piccolo paesino e quindi non fa testo, e invece no: a Brescia, il sindaco del PDL, Adriano Paroli, ha stanziano 1 milione e 250 mila euro per dare 1000 euro di contributo ad ogni bebè nato nel 2008, purché sia bresciano o di genitori italiani. E quando il tribunale nel 2009 ha imposto di estendere questo contributo anche agli immigrati, ecco un’altra prova di faccia tosta: il contributo viene tolto a tutti, anche agli italiani, così alle prossime elezioni si potranno aizzare ancora di più gli animi contro gli immigrati e contro gli avversari politici che chiedono regole chiare per tutti.
Però nulla di tutto ciò, il PDL e la LEGA ha avuto il coraggio di dirlo a Gheddafi.
Forse prima che dei 5 punti, dovrebbero discutere del coraggio e della coerenza dei propri comportamenti.

‘Riceviamo e Pubblichiamo’

di Gaspare Compagno

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