postato il 29 Ottobre 2009 | in "Economia"

Banca del Mezzogiorno: corsi e ricorsi storici?

Foto di GojameLo scorso 15 ottobre il governo ha varato un disegno di legge per l’istituzione di un nuovo istituto di credito per il Sud, la Banca del Mezzogiorno . «Il mezzogiorno è l’unica parte d’Italia senza banche proprie. C’erano, ma sono venute meno» ha detto il ministro dell’Economia Tremonti. Negli intenti del titolare del Tesoro il nuovo istituto dovrebbe svilupparsi “sull’esempio del Credit Agricole francese, che nasce dal territorio ma poi confluisce in una struttura unica”. Un istituto in cui lo Stato avrà il ruolo di socio promotore, che servirà a finanziare le piccole e medie imprese e che, assicura Tremonti, non diventerà un carrozzone perché l’Europa non lo consente.

Uno sguardo al passato. L’annuncio della nascita del nuovo istituto è stato però accolto da dubbi e perplessità. Per lo sviluppo del Mezzogiorno serve una banca? Il pregiudizio negativo nasce ricordando le esperienze passate. A cominciare dalla Cassa del Mezzogiorno che, nonostante i 150 miliardi di euro complessivamente erogati, ha fallito l’obiettivo di colmare il gap di sviluppo economico tra sud e nord del Paese. Sette anni dopo, nel 1999, nasce per la promozione territoriale e per attrarre investimenti l’agenzia Sviluppo Italia, che poi ha cambiato nome in Invitalia , e sui cui risultati si nutrono forti riserve. Ci sono poi le esperienze di altri istituti bancari del Sud come il Banco di Napoli, venduto per 60 miliardi di lire.

La posizione dell’Udc. Il fallimento delle passate esperienze porta a prendere quanto meno con le pinze la nuova iniziativa del governo. Per Casini “la Banca del Mezzogiorno non risolve i problemi del Sud Italia. Non è, infatti, istituendo un nuovo istituto bancario che si risolve il problema dell’irrogazione del credito al tessuto produttivo delle regioni meridionali del Paese. Al Sud il credito concesso è effettivamente scarso. La causa, però, è semplice: alla luce del contesto socio-economico i rischi sono più elevati per le banche e, di conseguenza, i tassi sono molto più alti che al Nord. Il problema di fondo, allora è un altro e non riguarda la concessione di credito alle imprese, quanto la lotta alla povertà delle famiglie e la creazione di un ampio e diffuso tessuto produttivo. Fare impresa al Sud, infatti, è molto più difficile che al Nord a causa dei condizionamenti della criminalità organizzata, delle carenza infrastrutturale, dell’inefficienza cronica delle pubbliche amministrazioni e via dicendo. Problemi, questi, che vanno risolti alla radice e in via prioritaria rispetto alla questione del credito alle imprese del Sud”.

Scenari. Nella Banca del Mezzogiorno lo Stato entrerà per soli 5 anni e per una quota di capitale di 5 milioni. Sarà importante capire quale sarà la composizione del comitato promotore dell’istituto, che ci si augura sarà composto da banchieri, imprenditori ed esperti del credito. Secondo il disegno di legge del 15 ottobre, il Comitato è composto da un massimo quindici membri nominati dal Presidente del Consiglio su proposta del ministro dell’economia e delle finanze, “di cui almeno cinque espressione di soggetti bancari e finanziari con sede legale in una delle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia) e uno di Poste Italiane s.p.a.

Intanto, non solo in politica ma anche in Rete il dibattito è aperto. Dite la vostra.

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2 Commenti

Commenti

  1. Perchè ancora questa ostinazione del governo a volere una banca del sud? forse cn una nuova banca risolviamo tutti i probemi?
    fare impresa non è affatto facile, sia che si tratti di una piccola bottega sia che si tratti di un’azienda medio grande.
    certo migliorare le condizioni di accesso al credito e limitare lo strapotere delle banche che molto spesso si comportano da usurai sarebbe un buon punto di partenza, ma fino a qundo non ci sarà una presenza di uno stato forte che costruisca infrastrutture e che t protegga da chi ti minaccia e condiziona il tuo lavoro… cosa me ne faccio di una banca del sud?
    purtroppo la mia esperienza di giovane appartenente ad una famiglia che da generazioni fa impresa mi porta ad essere scettico nei confronti di questi “proclami elettorali”…
    ogni giorno chiudono imprese, molti delocalizzano in Tunisia, in Romania o magari in Cina, concorrenza sleale da parte dei cinesi, criminalità diffusa, burocrazia che ti soffoca, ecc ecc…. ma lo Stato dov’è?
    Angelo


  2. Attualmente non serviva una “banca del mezzogiorno”, i problemi sono ben altri, criminalità organizzata, infrastrutture, giunte comunali con infiltrazioni mafiose e nuova emigrazioni di giovani verso il centro – nord Italia e verso l’estero. Abbiamo visto che la famosa cassa del mezzogiorno è stata solo uno sperpero di denaro pubblico. Prima risolviamo i problemi dalla base poi possiamo passare ad altre azioni di sostegno.




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