postato il 10 agosto 2017 | in "Politica, Rassegna stampa"

«Angelino non ha scelta, inevitabile l`intesa col Pd»

Silvio prigioniero dei veti di Salvini e Meloni

L’intervista di Paolo Mainiero pubblicata su “Il Mattino”

Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, fondatore di Centristi per l’Europa: la Sicilia è diventata il crocevia della politica italiana?
«In Italia ogni elezione amministrativa è un evento che provoca cataclismi. Quando poi si vota in una regione importante come la Sicilia, a pochi mesi dalle politiche, è chiaro che tutti corrono a posizionarsi in attesa del verdetto della Sibilla Cumana».

Centrosinistra e centrodestra annaspano alla caccia di una coalizione e tirano per la giacca Ap e Alfano. Ma a furia di tirare, la giacca si strappa…
«La difficoltà delle coalizioni è la difficoltà della politica italiana. Una politica che sta smarrendo la bussola e in cui i partiti sono sempre più evanescenti e sostanzialmente subiscono le impronte leaderistiche. In questo contesto, il centrosinistra non ha fatto ancora i conti con la sua direzione di marcia, come dimostrala polemica latente su Minniti (che sostengo senza riserve), mentre il centrodestra è sospeso tra un Berlusconi che vorrebbe riscoprire la sua vocazione moderata e Meloni e Salvini che giocano le carte principali».

Ma Berlusconi vorrebbe proporre in Sicilia un progetto sul modello del Ppe. Non è interessato?
«Se ci fossero in Sicilia le condizioni per un progetto ispirato al partito popolare europeo sarei sicuramente interessato. Ma il primo a riconoscere il fallimento è stato proprio Miccichè. In realtà quel progetto è stato impedito da una politica di veti contro veti da parte di Meloni e Salvini che detengono la golden share del centrodestra e Berlusconi non ha il coraggio di smarcarsi».

L’altro giorno, in Sicilia, ha detto chiaramente che serve una coalizione moderata e riformista della quale Aitano non può non far parte. E una convinzione o un auspicio?
«Chi ha collaborato con Letta, Renzi e Gentiloni, chi ha sostenuto e fatto parte di governi di centrosinistra e in Sicilia ha appoggiato il governatore Crocetta, non può correre dietro al pifferaio Salvini. Occorre un’alleanza chiara e coerente e l’unica scelta seria è una coalizione di progressisti e moderati, che peraltro in Sicilia va avanti da tempo. Tutti lo dicono e tutti, da Cicchitto al coordinatore siciliano di Ap Castiglione, danno per scontato questo approdo».

L’unico che non l’ancora detto è Alfano…
«Sono abbastanza anziano da conoscere i riti della politica. La sostanza è che si va verso questa direzione».

Però ad Alfano non sono piaciuti certi atteggiamenti di Renzi nei suoi confronti…
«Tra Alfano e Renzi ci sono state incomprensioni, ma le incomprensioni capitano e non si possono trasformare in tempeste. Le ragioni che hanno portato a privilegiare un’alleanza sono ampiamente più importanti di quelle che possono indurre a divisioni. Detto questo, i moderati non possono essere uno specchietto perle allodole. Il Pd compia con intelligenza politica un atto di generosità».

Tocca ai moderati esprimere il candidato?
«Ci sono diverse personalità che per qualità e consenso i moderati possono proporre. Penso a Gianpiero D’Alia, ma anche a Giovanni La Via e Dorè Misuraca. Proporremo questi nomi e il candidato alla presidenza sarà scelto insieme, senza imposizioni. Poi, è chiaro, che non si può fare una trattativa prendere o lasciare e che con il Pd occorre ragionare con spirito unitario».

Esclude quindi un candidato della società civile che possa mettere tutti d’accordo?
«L’elemento dell’esperienza politica è fondamentale perché a forza di dilettantismo stiamo riempiendo il Paese di casi come quelli di Roma e Torino. Ho conosciuto tante esperienze civiche che hanno prodotto più danni che risultati positivi e che hanno finito per alimentare l’antipolitica».

Il voto in Sicilia è l’ultimo prima delle politiche del prossimo anno. Gli accordi siciliani varranno anche per il livello nazionale?
«Non vedo come possa essere diversamente. Comunque, si capirà dalla legge elettorale. Se la legge prevederà le coalizioni, è evidente che le intese siciliane saranno estese a Roma. Altrimenti, ognuno correrà per proprio conto. Tuttavia, trovo davvero poco decorosa la fila per tornare i nel centrodestra e genuflettersi a uno come Salvini. È roba i che non sta né in cielo né in terra. Io, quando ruppi con Berlusconi, mi presentai da solo».

Però Berlusconi è nuovamente attrattivo. Se l’aspettava?
«Berlusconi è un grande, è come quei calciatori che non hanno più i novanta minuti nelle gambe ma che in dieci minuti sono in grado di cambiare la partita. Tuttavia, devo anche dire che il centrodestra ha vinto le amministrative più per gli sbagli degli avversari che per propri meriti».

Non c’è il rischio che tra i due litiganti, centrodestra e centrosinistra, che si contendono Alfano, alla fine vincerà il terzo incomodo, il M5s?
«Il rischio c’è, è molto forte. Ecco perché bisogna pensarci bene prima di non prevedere le coalizioni. Comunque, vorrei dire a Di Maio, un conto è girare in bici altro è governare. E le esperienze di Roma e Torino sono eloquenti».

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