postato il 17 Novembre 2013 | in "Politica"

Casini: “Dopo la decadenza i governativi aumenteranno”

Silvio si sente in un vicolo cieco e reagisce con mosse disperate
Pier Ferdinando Casini

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su ‘la Stampa’ di Michele Brambilla

Era successo anche a lui. A un certo punto, Pier Ferdinando Casini aveva dovuto dire: caro Silvio, addio. I fatti, allora, sembrarono dare ragione a Berlusconi. Ma visto quel che succede ora, chissà: forse il leader dell’Udc aveva torto sul domani, ma ragione sul dopodomani. Nei prossimi giorni, a Roma, ci sarà una manifestazione dei gruppi Popolari, e potrebbe essere il primo tassello di qualcosa di più ampio.

Senatore Casini, Berlusconi continua a perdere i pezzi: Alfano dopo lei e Fini.
«Penso che questa sia una storia diversa. È diverso il tempo, ed è diverso anche lui, Berlusconi».

Il Cavaliere è cambiato?
«Non è più l’uomo al quale ci siamo contrapposti noi. Quello era un Berlusconi al massimo fulgore. Quello di oggi è un leader dimezzato. E lui lo sa: non è un caso se sta attenuando la polemica verso i fuoriusciti. Sa che non può permettersi lo scontro duro».

Resta il fatto che convivere con Berlusconi non è facile, vero?
«Sì, le caratteristiche di fondo restano le stesse. Berlusconi non è mai uno che viene abbandonato: è uno che da sempre mette gli altri nella condizione di andarsene. Con me capitò così: salì sul predellino e disse “chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori”. La Lega poteva fare l’alleato esterno, noi dell’Udc avremmo dovuto annullarci entrando nel Pdl. Fui obbligato ad andarmene per difendere i nostri valori».

Lei passò per un traditore, per un complice della sinistra. Sono accuse che vengono rivolte anche ad Alfano.
«Anche oggi c’è la solita dinamica del “dagli all’untore”, ma la verità è che non ci sono untori. C’è che Berlusconi non è più riuscito a governare il processo politico che aveva messo in marcia. Aveva sempre vissuto sul divide et impera, ma questa volta la situazione gli è scappata di mano».

Perché? Non sta forse con chi gli è fedele fino in fondo?
«Ma guardi che qui non ci sono i falchi che gli vogliono bene e le colombe che gli vogliono male: la verità è che in vista dei grandi cambiamenti in arrivo, tutti si stanno posizionando. Specialmente i falchi».

E Berlusconi sarebbe così sprovveduto da non capire che i falchi non giocano per lui, ma per loro stessi?
«I falchi dicono le cose che lui vuole sentirsi dire. Questa volta, però, Silvio ha sbagliato i calcoli».

Perché?
«Perché il giorno dopo la decadenza, i governativi sono destinati ad aumentare, e lui capirà di essersi messo in un pericoloso isolamento».

Possibile che uno come il Cavaliere non capisca l’errore di prospettiva?
«Guardi, io credo che anche le altre fratture siano state errori. Però errori che Berlusconi aveva commesso con più lucidità».

La stupisce il fatto che cambia idea e linea tutti i giorni, e più volte al giorno?
«No, non è per quello. Berlusconi è sempre stato un indeciso. Si ricorda il tira e molla con Tremonti? Andò avanti sette-otto anni. Ma era una cosa diversa. Oggi succede questo: succede che lui si sente in un vicolo cieco, e reagisce con mosse disperate. Debbo dirle che, per chi ha conosciuto Berlusconi all’apice del successo, è un epilogo un po’ triste. Mi pare un uomo che cerca di menare con le mani legate all’indietro».

Siamo arrivati ai titoli di coda?
«Con Berlusconi non puoi mai dire che è finito. Occorre molta cautela. Certamente però oggi è molto indebolito».

Quindi quello di Alfano non è un azzardo
«Non credo. Angelino ha fatto una mossa ragionata, non azzardata. Veda, qui c’è un vulnus, che è il cambio di rotta di Berlusconi. Il governo Letta era nato perché Berlusconi aveva detto che il suo destino giudiziario e quello dell’esecutivo erano su due binari diversi. Adesso il Cavaliere smentisce se stesso. La gente lo ha capito».

Il governo esce rafforzato o indebolito da questa scissione?
«Rafforzato. Per sei mesi, Letta era andato avanti sentendosi rivolgere dal Pdl continue e violente dichiarazioni di guerra. Meglio una maggioranza più piccola ma coesa».

È questa la vera svolta politica di questi giorni?
«No, la svolta è un’altra. È una cosa di cui Berlusconi non si è ancora reso conto, e che dall’altra parte sta forse cominciando a capire Renzi, il quale pensava di raggiungere rapidamente l’egemonia nel Pd e ora si accorge delle difficoltà di interlocuzione che si incontrano in un partito. Ha capito qual è la svolta di cui parlo? È che la stagione degli uomini soli al comando è finita».

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