Archivio per novembre 2011

Monti ha fatto rientrare l’Italia ai vertici

postato il 25 Novembre 2011

Il presidente del Consiglio Mario Monti, in queste ore, ha fatto qualcosa di più importante rispetto alla trattativa sui sottosegretari. Ha fatto rientrare l’Italia ai vertici nel panorama europeo, dalla porta principale.

Pier Ferdinando

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26 novembre, Milano

postato il 25 Novembre 2011

Ore 10.30 – Hotel Michelangelo Scarlatti (33 ang. Piazza Luigi di Savoia)

Partecipa al Congresso dell’Unione di Centro di Milano

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25 novembre, Ferrara

postato il 24 Novembre 2011

Ore 18.00 – Sala San Francesco (Via Savonarola, 3 )

Partecipa a Ferrara al congresso provinciale dell’UDC

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Ci penso io al nuovo compromesso storico

postato il 24 Novembre 2011

Pubblichiamo da ‘Panorama’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini
di Emanuela Fiorentino

Piero Gnudi, Paola Severino, Andrea Riccardi, Lorenzo Ornaghi. E poi ancora Corrado Clini, Roberto Balduzzi… Piace a Pier Ferdinando Casini un governo che qualcuno ha definito un monocolore Dc.
Non so se queste persone vengano dall’esperienza democristiana, ma certo il mondo cattolico svolge una funzione aggregante. In questi anni la Chiesa è stata una ricchezza per la nazione. Ma quando sento che c’è l’idea di rifare la Dc… La Dc è stata una casa troppo grande per farne una caricatura. Non voglio una simile Dc.

Perché un manager come Corrado Passera secondo lei ha deciso di lasciare un posto sicuro e uno stipendio strabiliante per fare il ministro? Che cosa ha in mente?
La politica è come quando ci si innamora di una donna, è una chiamata. Se uno deve spiegare perché è innamorato, magari di una donna brutta, non lo sa. Persone che hanno vissuto agiatezze economiche sentono una chiamata forte all’impegno pubblico; che le competenze concorrano a superare la crisi della politica è un fatto positivo.

E se Passera tra un anno e mezzo le rubasse la scena?
Me lo auguro, e questo vale per Passera e per tanti altri. Il politico che ha paura della concorrenza ha già perso.

Lei pensa che ministri e sottosegretari debbano dire apertamente che non si candideranno alle prossime elezioni?
Non mi piace questa autodifesa della politica. Le elezioni sono un evento democratico, perché escludere chi vuole entrare in campo? Noi politici dobbiamo proteggerci? Non mi piace… Faceva bene il presidente Mario Monti a volere i politici, ma in questo caso i partiti non li hanno voluti.

Passera, insieme con Riccardi e Ornaghi, ha partecipato al Forum di Todi. Possono essere loro il nocciolo duro del nuovo partito cattolico?
Loro e altri, che tutti si impegnino a spingere! Spingiamo e smettiamola di evocare demiurghi. [Continua a leggere]

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Rassegna stampa, 24 novembre ’11

postato il 24 Novembre 2011
In una lunga e interessante intervista a Panorama, Pier Ferdinando Casini rilancia la centralità dell’Udc e del Terzo Polo nei recenti sviluppi politici – “noi non vogliamo fare il sindacato di Monti e creargli trabocchetti lungo lavia. Gli abbiamo dato una delega e dobbiamo avere fiducia, non era il primo che passava, era il numero uno” – e lancia la proposta di una Große Koalition con Pd, Pdl e Terzo Polo per governare il Paese dopo il voto – “sarebbe stato molto difficile vedere Alfano e Bersani nello stesso governo. Ma a me piacerebbe che stessero insieme per presa volontà e che le ali estreme vengano in qualche modo emarginate”. Tutto è in movimento e noi saremo protagonisti dei grandi cambiamenti, “al Centro dell’Italia”, per riprendere il titolo di una bella intervista al Prof. Giovagnoli, che trovate su Liberal: i sondaggi ci danno in crescita costante e continua, ci sono tutte le carte in regola per fare qualcosa di importante. Infine, leggete l’intervista al Sen. Ichino su Studio (visto che, probabilmente, la prossima riforma del mondo del lavoro sarà strutturata sulla sua concezione di flexsecurity) e l’editoriale – come al solito, imperdibile – di Alesina e Giavazzi sul Corriere: l’euro è sull’orlo del baratro, per salvarlo serve l’intervento forte di una BCE forte.

Casini: “Ci penso io al nuovo compromesso storico” (Emanuela Fiorentino, Panorama)

Casini lancia il premier al Quirinale: “Di sicuro non rimarrà disoccupato”. (Goffredo De Marchis, la Repubblica)

«Al Centro dell’Italia». (Gabriella Mecucci, Liberal)

Sondaggio: cade il Pdl, Terzo Polo al 15 % (QN)

Dal convegno di Todi alla prudenza del governo Monti, sono queste le basi per la futura rifondazione cattolica in politica. (Bruno Vespa, Panorama)

Caro Rutelli, ma lo ha deciso lei che il bipolarismo ha fallito? (Cerasa Claudio; Rutelli Francesco, Il Foglio)

Pietro Ichino. Cosa deve fare il governo Monti in materia di lavoro secondo il Senatore del PD (Anna Momigliano, Rivista Studio)

C’è una sola via d’uscita (Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, Corriere)

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Germania, Usa e Cina hanno il fiato corto? Qualche preoccupazione nei mercati finanziari.

postato il 23 Novembre 2011

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

In questi giorni le cronache finanziarie hanno presentato molte notizie negative che hanno riguardato tre economie che sembravano in piena ripresa: Stati Uniti, Germania e Cina. Ovviamente questo avrebbe ripercussioni sull’Italia e sui nostri risparmi.

Volendo riassumere, quali notizie hanno colpito i mercati?

Intanto, l’asta dei BUND a 10 anni, i titoli di stato tedeschi, è andata male tanto che hanno fatto registrare una quota di invenduto pari al 35% e rendimenti sottilissimi (1,98%), ed infatti la Bundesbank e’ stata costretta a intervenire per evitare esiti negativi clamorosi.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha sostenuto che è stato effetto solo del nervosismo dei mercati finanziari e probabilmente è vero, ma nulla vieta di ipotizzare che questo nervosismo sia legato ai problemi che potrebbe vivere a breve la Deutsche Bank, la più grande banca tedesca. Secondo un articolo di Simon Johnson apparso su Bloomberg, proprio la banca tedesca potrebbe essere il veicolo definitivo del contagio della crisi facendola. Cosa dice l’articolo, ripreso anche da Wall Street Italia? La Deutsche Bank presenta due rischi: da un lato possiede moltissimi titoli di stato altamente rischiosi, come quelli della Grecia, dall’altro lato è anche esposta in maniera rilevante al settore immobiliare statunitense. Eppure se si pensa alla Deutsche Bank, la gente pensa ad un colosso finanziario, in realtà si tratta di un gigante dai piedi di argilla: a fine settembre 2011 i suoi asset totalizzavano 2,28 trilioni di euro, ma aveva una capitalizzazione esigua (ovvero aveva poco capitale proprio rispetto a tutto il capitale detenuto e investito) inoltre in America è un fiduciario importante di mutui, tramite la Taunus, che però ha bisogno di circa 20 miliardi di dollari per soddisfare i requisiti patrimoniali richiesti dalle Authority americane. Per evitare questo esborso finanziario, hanno cercato di declassare lo status della sua filiale da banca a holding, ma nessuno sa come sia finita la vicenda. Fa anche pensare la posizione assunta da Paul Achleitner, direttore finanziario della compagnia assicurativa Allianz nonché ex dirigente di Goldman Sachs, che ha recentemente ammesso  di essere preoccupato per questa situazione.

Altra fonte di preoccupazione per i mercati è la Cina: l’indice Hsbc che misura l’andamento del settore manifatturiero cinese è sceso al di sotto del livello che demarca la recessione e questa notizia segue altre notizie di analoghi rischi per la Cina pubblicati nei giorni scorsi . Da mesi la congiuntura del Dragone deve fare i conti con una serie di fattori domestici e internazionali che rischia di rallentarne lo sviluppo: la politica monetaria restrittiva promossa dalla banca centrale negli ultimi 18 mesi; la profonda incertezza che grava sul settore immobiliare; il raffreddamento della domanda mondiale che penalizza l’export del made in China. Quest’ultimo fattore è sicuramente quello che preoccupa maggiormente Pechino perché sfugge al suo controllo, e perché lo stato di salute dell’economia cinese dipende dal quadro clinico del ciclo globale.

Ma quello che preoccupa davvero in Cina è il rischio contemporaneo di due bolle: quella immobilaire e quella finanziaria. Quella immobiliare è particolarmente grave perché il mattone offre lavoro alla manodopera non specializzata che ancora abbonda in Cina, contribuendo così a garantire l’ordine sociale. La bolla immobiliare cinese tende a gonfiarsi e a diventare cronica per la mancanza di alternative d’investimento: i “nuovi ricchi” non investono in borsa e si sono buttati sul mattone, ma oggi i cinesi benestanti si rendono conto che il loro investimento sta perdendo valore. Si prefigura una nuova ragione di attrito tra il governo e il blocco sociale che, arricchendosi alla sua ombra, l’ha finora sostenuto, tanto che ad ottobre una quarantina di proprietari hanno protestato presso la sede del gruppo immobiliare Greenland di Shanghai. Chi protestava ce l’aveva con la svalutazione delle proprie case (-28%) e con la svendita a minor prezzo di appartamenti uguali ai loro da parte della società. A questi rischi si aggiungono i moniti del FMI che recentemente ha messo in guardia la Cina su possibili “fragilità” del suo sistema finanziario, in quanto le banche cinesi, che sono abbastanza robuste da sostenere crisi isolate, non riuscirebbero a sostenere crisi composte derivate da sovraesposizione ai crediti, bolle immobiliari, valore della moneta.

Infine i problemi degli Usa, dove gli esperti dell’Università del Michigan e di Reuters hanno deciso di rivedere al ribasso l’indice sulla fiducia dei consumatori statunitensi del mese di novembre a 64,1 punti dai 64,2 della lettura preliminare. Il dato è inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano una revisione al rialzo a 64,5 punti, mentre la spesa per consumi ha registrato una crescita dello 0,1% rispetto al mese precedente, inferiore dunque alle attese degli analisti (+0,3%). Da registrare anche la resa della super commissione bipartisan Usa, che doveva approvare i provvedimenti di rilancio dell’economia statunitense, ma che ha gettato la spugna perchè non ha trovato un accordo al suo interno.

 

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Immigrazione: non è tempo di barricate, la Lega discuta

postato il 23 Novembre 2011

Sono d’accordo con le parole di Napolitano: quello della cittadinanza ai figli degli immigrati è un tema molto serio, che affrontai già da presidente della Camera dicendo che era necessario arrivare allo ius soli.
Quanto all’atteggiamento della Lega, non è tempo di barricate. Mi auguro che, come dichiarato all’atto della fiducia al governo Monti, il Carroccio assuma un atteggiamento costruttivo e sieda attorno a un tavolo a discutere, tenendo in considerazione che l’integrazione va di pari passo con la sicurezza.

Pier Ferdinando

8 Commenti

Rassegna stampa, 23 novembre ’11

postato il 23 Novembre 2011
Il Terzo Polo continua compatto la propria strada nel Paese e in Parlamento: ieri, alla presentazione del nuovo libro di Rutelli, Casini ha ribadito il sostegno forte e incondizionato all’operato del Governo Monti e ha sottolineato che faremo tutto quanto è in nostro potere per “sminare” il suo cammino. Cammino che ci riguarda da vicino, perché – come sosteniamo da tempo – gli recenti sviluppi politici rappresentano l’inizio di una nuova fase, che riguarderà da vicino anche la stessa struttura del nostro sistema politico: vi potete fare un’idea più accurata leggendo gli articoli che abbiamo selezionato per voi, specialmente quelli sul “dopo-Todi”. Su Twitter, nei giorni scorsi, è circolata una simpatica battuta: “i cattolici di Todi dovevano fare un partito e invece hanno fatto direttamente il Governo”; ecco, noi proviamo a ragionare sulle prospettive che si sono aperte e che sono grandi e importanti. C’è, innanzitutto, una diaspora da ricomporre (leggete dal Corriere): ecco perché “quelli di Todi” (interessante Cocconi su Europa) non si fermano, e sfruttano lo slancio e l’impegno del “governo amico” per tradurre in azione politica concreta una riflessione “teorica” durata 17 anni (leggete su Liberal l’opinione della Binetti).

Il Terzo Polo: smineremo il cammino del governo. Casini e Fini alla presentazione del libro di Rutelli. (Claudio Terracina, il Messaggero)

Napolitano e il nodo immigrati: «Cittadino chi nasce in Italia». (Alessandro Trocino, Corriere della Sera)

Riccardi: «Quei bimbi sono parte del nostro futuro». (Giovanni Grasso, Avvenire)

Cattolici, preferenze e lavoro, il manifesto per il dopo Todi. (La Repubblica)

Quelli di Todi non si fermano. (Giovanni Cocconi, Europa)

Cattolici italiani in politica: «Una diaspora da ricomporre». (Ubaldo Casotto, il Riformista)

Dopo Todi c’è fermento anche nel Pd. (il Riformista)

Il dopo Todi è già iniziato. (Paola Binetti, Liberal)

L’Italia arriva alle elezioni del 2013 con un panorama politico inedito (Francesco Costa, Il Foglio)

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