Archivio per giugno 2010

Note di Merito, Franco Battiato si schiera al fianco dei malati di SLA‏

postato il 28 Giugno 2010

di Marta Romano

Il 25 giugno si è svolta, a Roma, una mirabile iniziativa: il concerto “Note di Merito”.

Franco Battiato, affiancato da molti altri artisti italiani ha portato sul palco, insieme alle sue canzoni, un tema importantissimo quale la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).

Infatti, il cantautore siciliano si è schierato con solidarietà ed impegno al fianco dei malati di questo grande male e al fianco di tutte le loro famiglie. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo di pubblico, ed ha avuto notevole risonanza nel web, tanto che Pier Ferdinando Casini, nel suo messaggio personale di twitter, si è complimentato con Battiato per il suo impegno.

Inoltre, qualche giorno fa, Casini si è reso protagonista di un accorato Question time, nel quale ha difeso a gran voce i malati di SLA e le loro famiglie contro i tagli previsti della manovra finanziaria. In questo modo uomini dello spettacolo e della politica si incontrano, senza darsi appuntamento, su un tema concreto e importante: si schierano a fianco dei deboli, dando voce a chi, nel nostro Paese, si ritrova solo a combattere una battaglia contro il silenzio e il disinteresse.

Queste iniziative sono importanti e necessarie per abbattere quel muro di solitudine che separa i malati e le loro famiglie dal mondo esterno.

Tutti insieme possiamo far sentire i malati gravi meno soli.

 

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Mozione di sfiducia Brancher, Casini risponde ad una sostenitrice

postato il 26 Giugno 2010

Casini_studio

Riceviamo e pubblichiamo una lettera alla redazione:

Caro Presidente,
Sono alcuni giorni che impazza sul web la polemica nei riguardi di Brancher. Un ministero, l’ennesimo, istituito per favorire il federalismo (come se non ne bastassero altri 3!), mentre quello dello Sviluppo Economico rimane vacante. Intorno alla figura di Bracher, inoltre, i dubbi sono tanti e lui stesso non fa che alimentarli. L’ultimo passo, chiedere il legittimo impedimento, con la pronta e fredda risposta di Napolitano: “Ministro senza portafoglio, nessun legittimo impedimento”.
La politica, però, in merito a Brancher è divisa, e ciò non fa che accrescere le perplessità nei cittadini che, davanti a tali discussioni, si trovano sempre più spaesati.
Ecco, oggi mi sento proprio così: spaesata. La mia domanda è proprio questa: come si muoverà l’UDC in caso di un’eventuale mozione di sfiducia nei riguardi di Brancher?
Buon lavoro da una sua sostenitrice, l’Italia ne ha tanto bisogno.
Marta

Pier Ferdinando Casini risponde:

I Parlamentari dell’UDC decideranno insieme il da farsi in caso di presentazione di una mozione di sfiducia: E’ fin troppo chiaro come il nostro giudizio sia negativo, sia dal punto di vista generale (non si doveva estendere il legittimo impedimento a tutti i Ministri), sia dal punto di vista particolare (che bisogno c’era di un Ministero inutile?). A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva Andreotti.
Detto questo, cara Marta, le mozioni di sfiducia hanno solo l’effetto di ricompattare maggioranze traballanti, qui c’è un dissidio durissimo aperto fra Pdl e Lega ed anche all’interno del Pdl. Siamo così sicuri che la mozione di sfiducia, al di là delle intenzioni, non rappresenti un aiuto insperato?
Pier Ferdinando

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L’epopea delle “quote latte” e le soluzioni della Lega di Bossi

postato il 26 Giugno 2010

quote-latte-vacca-cucina

di Maurizio Isma

La storia delle quote latte inizia ben 23 anni fa, nel 1987, anche se la normativa europea risale al 1984, quando arriva a casa di tutti gli agricoltori una lettera in cui si  dice che la produzione di latte a livello europeo è stata contingentata e che d’ora in avanti il producibile è equivalente al prodotto dal 1 aprile ‘86 al 31 marzo ‘87. I produttori più diligenti si sono subito adeguati alle nuove normative, ma nel  1989 arriva un’altra lettera in cui si afferma che solo pochi produttori hanno rispettato le regole, vengono perciò create due fasce, la prima quota A per chi ha sempre rispettato la produzione continuerà in tale mentre chi in quei due anni ha prodotto più del dovuto venne sommata un’ulteriore quota B che sommata alla A darà il producibile per anno.

Semplificando è  come dire abbiamo piazzato il limite dei 50 all’ora, abbiamo messo l’autovelox, quelli che abbiamo beccato a 100 all’ora gli daremo d’ora in avanti un permesso per andare a 100, mentre chi ha sempre rispettato il limiti dovrà continuare a rispettarli.

Gli anni passano i politici in caccia di voti (anni in cui le elezioni hanno periodicità annuale) dicono ai produttori di fregarsene dei limiti imposti che anche se dovessero arrivare le multe le avrebbe pagate lo Stato all’Unione Europea. Passano gli anni, alcuni allevatori sentendosi dire che le multe non le avrebbero pagate vendono proprie quote a chi ne usufruisce e vuole rispettare le regole e con i soldi ricavati comprano vacche ed aumentano la produzione.

Riassumendo da una parte c’è chi si indebita per comprar quote e rimanere all’interno dei paramentri dettati dallUE e dall’altra chi fa soldi o si espande a dismisura in barba alle direttive comunitarie.

mungituraQui arriva finalmente l’ Europa, stufa di farsi prendere in giro dall’Italia mette dei paletti e tuona che è ora di finirla, le quote non le paga lo Stato ma i singoli produttori. Con vari escamotage, per esempio, sfruttando il fatto che è il primo acquirente il sostituto d’imposta, cioè colui che lo Stato ha individuato come soggetto che deve riscuotere le multe, si fanno società temporanee che durano 6 mesi intestate a nullatenenti. Queste fanno da intermediarie ed acquistano il latte dagli allevatori fuori quota per rivenderlo a latterie o privati che, essendo secondi acquirenti, non sono tenuti a fare da sostituti d’imposta, oppure con ricorsi al TAR per cavilli,  tipo notifiche sbagliate etc., il termine per il pagamento delle sanzioni è sempre stato procrastinato.

Certo, con quello che si legge sui giornali, molti sono convinti in Italia  che con un buon avvocato e la compiacenza della politica i processi non si fanno mai.

Arriviamo ai giorni nostri, in cui un ex Ministro dell’agricoltura, “mister tolleranza zero”, trova cavilli per spostare ancora in là il momento in cui  questi, che finora si son fatti beffa delle regole, pagheranno il dovuto. Ironia della sorte in tutti questi anni la politica della CE è cambiata e col 2013 il regime contingentato finirà e già ora le quote pagate, una fortuna dai produttori diligenti che hanno seguito le regole, non valgono più niente.

Un punto inoltre da capire è che le “multe” sono tecnicamente un prelievo supplementare tendente a disincentivare la produzione fuori quota, quindi il produttore fuori quota non infrange la legge con l’eccessiva produzione ma solamente nel momento che non versa la somma richiesta dall’UE.

Altra conseguenza, meno conosciuta ai consumatori, di cui non si può avere una stima precisa ma molto importante è che le quote latte e la loro cattiva gestione hanno portato ad un mercato parallelo del latte, al di fuori dei controlli sanitari e fiscali, grazie a produttori poco attenti alle regole e ad aziende di trasformazione compiacenti. Questo ha fatto si che quest’ultimi potessero imporre all’agricoltore un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato, abbassando così il corrispettivo pagato a tutti i produttori.

trattori-quotelatte-legaLa soluzione che propone la Lega, e che ha tanto sbandierato Bossi al comizio di Pontida rivolgendosi agli allevatori arrivati coi trattori, ovvero di interrompere il pagamento delle multe da parte degli allevatori che hanno sforato la produzione e di indennizzare chi invece ha subito dei costi e dei ridimensionamenti per rispettare le quote in suo possesso, oltre ad essere basato su un calcolo studiato da una Commissione d’inchiesta dell’allora Ministro Zaia, e non dall’Unione Europea, non risolve i problemi nè degli agricoltori che hanno acquistato le quote latte e sono sempre stati ligi ad osservare le regole perchè non c’è un euro per i rimborsi, nè di quelli che se ne sono sempre fregati perchè prima o poi il loro debito con l’Unione Europea dovranno saldarlo, con le conseguenze del caso.

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Prelievo su banche e transazioni finanziarie: chi le paga?

postato il 25 Giugno 2010

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di Gaspare Compagno

La proposta di Francia e Germania di tassare le banche e le transazioni finanziarie ha incontrato il favore dei vari governi europei ed ha dato vita ad un documento che nella sostanza dice poco: i governi devono trovare una soluzione e tassare la banche, ma la tassazione avverrà con modi e importi che saranno decisi dai singoli Stati in piena autonomia.
Ma in concreto cosa c’è? A mio avviso nulla.
I politici dovevano dare una “risposta” ai loro elettori e l’hanno data, ma dal documento non emerge nulla di concreto, perchè incarica gli organi competenti della UE e della BCE ad approfondire la questione e a dare una risposta per la prossima riunione che si svolgerà ad Ottobre.

Se il principio del “paghi chi ha causato la crisi” è corretto e limpido, meno limpido è trovare le cause della crisi medesima: nel caso della Grecia, ad esempio, è palese che è stato il precedente governo a truccare i bilanci pubblici.
Cosa che si è ripetuta con l’Inghilterra.
E si potrebbe continuare.
Chiaro che additare la responsabilità alle banche è, da un punto di vista mediatico, la scappatoia perfetta per i governanti, che però dovrebbero ammettere che una delle cause della crisi europea è la mancanza di crescita, che ha portato ad una riduzione del potere di acquisto delle famiglie e ad una crescita delle persone in cerca di lavoro.

transazioneOra, se l’ipotesi di tassare le banche e le transazioni finanziarie diventa realtà, è logico aspettarsi che le banche e le istituzioni finanziarie si rivarranno su qualcuno, andando a strozzare ulteriormente le famiglie e le imprese che hanno attualmente grossa difficoltà e che sono l’asse produttivo della società e che quindi andrebbero tutelati.
E’ prevedibile che questa tassa verrà poi girata sotto varie forme alle famiglie e ai piccoli imprenditori e artigiani, e allora accadrebbe che i governi tradirebbero le promesse fatte alle famiglie e ai consumatori di non penalizzarli.
Non li penalizzano direttamente, ma indirettamente si, dando vita ad una tassazione indiretta iniqua, ingiusta e che condannerebbe ulteriormente i soggetti deboli della società: le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese e che non vedono un futuro per loro.
Invece bisogna assicurare questo futuro, intervenendo con una legislazione efficace, efficiente, snella e certa nei tempi e nelle punizioni.

Con le regole certe si mettono le basi per una crescita che produrrebbe ricchezza per tutti, imprenditori e famiglie, ma se queste ultime vengono penalizzate, come possiamo aspettarci da loro ottimismo e propensione ai consumi? Questa è la vera domanda a cui bisogna rispondere.

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Mondiali, la politica rispetti l’autonomia dello sport

postato il 25 Giugno 2010

coppa-del-mondo-2006Detesto i partiti che vogliono mettere le mani sullo sport.
Non mi piace la politica che non rispetta l’autonomia del mondo sportivo. La Federcalcio ci ha portato quattro anni fa un insperato titolo mondiale, troppi politici sono corsi allora a santificarla e a osannarla.
Guarda caso spesso sono gli stessi che oggi vorrebbero crocifiggere o demonizzare i responsabili dello sport italiano. Lippi prima era un santo e oggi è un diavolo.
Un pò di serietà per favore.

Pier Ferdinando Casini

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Manovra: Casini, è indispensabile ma questa non va

postato il 25 Giugno 2010

La manovra è indispensabile ma questa è fatta male e neppure se volessimo potremmo votarla: si procede secondo la logica facile, ma non utile, dei tagli lineari per le Regioni, che dovranno ridurre i servizi, ed è mancato il coraggio di tagliare le province e i piccoli comuni sotto i 1000 abitanti.
Questo non significa che noi giocheremo al ‘tanto peggio, tanto meglio’. Al contrario, chiediamo che nel dibattito parlamentare sia recuperato il percorso virtuoso e ci sia più attenzione per le fasce di cittadini italiani che soffrono. Noi saremo costruttivi e faremo di tutto perché le forze politiche responsabili dell’Udc e del Pd non dicano solo dei no, ma cerchino di migliorare la qualità legislativa. In un momento di crisi economica come questo, la maggioranza non sia sorda alle proposte ragionevoli dell’opposizione.

Pier Ferdinando

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Stanca si dimette dall’EXPO 2015: basse manovre o mancanza di idee?

postato il 24 Giugno 2010

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di Gaspare Compagno

L’onorevole del PDL, Lucio Stanca, voluto da Berlusconi per rilanciare l’attività di EXPO 2015 bloccata fino all’aprile 2009, ha deciso di chiudere la sua avventura con l’EXPO 2015 in maniera netta e definitiva, in queste ore ha dato le dimissioni dalla carica di Amministratore Delegato e dal consiglio di amministrazione.

Ma le sue non sono semplici dimissioni, ma un vero e proprio “jaccuse”, come dimostra la inusitata lunghezza delle lettera che spiega le sue motivazioni: ben quattro (4) pagine, nelle quali attacca anche la presidente Diana Bracco.

Ma queste non sono semplici dimissioni anche per un altro motivo: riguarda infatti la gestione dell’EXPO 2015, una grande vetrina per Milano e l’Italia, oltre che una opportunità per una miriade di imprese coinvolte nei progetti miliardari delle infrastrutture necessarie.

Ed è proprio su questo punto che dobbiamo focalizzare la nostra attenzione, anche alla luce delle recenti notizie sulla gestione degli appalti per le infrastrutture pubbliche.

In 14 mesi di gestione, Stanca non sembrerebbe avere brillato per attivismo, almeno a sentire l’autorevole voce di Filippo Penati, vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, che anzi chiede al manager di restituire i soldi, visto il suo doppio incarico (manager e onorevole) che, sempre a sentire Penati, non ha prodotto nessun risultato, addirittura non si sa se vi sono i soldi necessari per l’Expo e le aree da utilizzare.

Di contro Stanca, in una sua intervista al Corriere della Sera motiva le sue dimissioni inizialmente con un mutamento di fase nella gestione del progetto: a sentire lui si è passati da una fase di programmazione a quella realizzativa che l’articolo 54 della Finanziaria, sostiene Stanca, affida alla collegialità dei soci.

In realtà i problemi sono molteplici, a cominciare dalle polemiche innescate da Diana Bracco agli ulteriori tagli operati con l’ultima finanziaria: infatti il presidente Bracco, solo un paio di giorni fa, aveva fatto a pezzi il business plan concepito da Stanca, motivando i suoi rilievi con i rischi connessi alla gestione dei costi operata da Stanca.

Possibile? Vediamo un po’ i conti.

expoIntanto il piano di contenimento dei costi operativi della spa (perchè Gestione EXPO 2015, è una società per azioni) prevede per il momento tagli per oltre 5 milioni sul preventivo di quest’anno di quasi 24 milioni di euro. E in percentuale non è neanche il taglio più grande, infatti se consultiamo la voce “progetti nazionali e internazionali” osserviamo che da 2 milioni si è scesi a solo 100mila euro, mentre i viaggi e le trasferte sono calati di circa il 20% da 1,3 a 1 milione di euro. Ma il disastro dei conti non si ferma solo a queste voci, se guardiamo alle entrate osserviamo che le sponsorizzazioni erano state iscritte a bilancio per 8,5 milioni, ma, complice anche la crisi internazionale, non si supereranno i 3,2  mentre anche la cassa piange: ad aprile c’erano solo 200mila euro arrivati dai privati. E non abbiamo finito: anche il personale sta subendo una sforbiciata e circa una diecina di dipendenti, su un centinaio, sono stati licenziati.

Queste come voci ordinarie di bilancio. Passiamo alle vera “polpa”: gli investimenti.

Se analizziamo il bilancio e il business plan, osserviamo che sono fermi. Anzi in alto mare.

city-life-_milano-expo-2015Perchè? Perchè la società non ha ancora preso possesso dei terreni tche sono di proprietà di Fondazione Fiera e gruppo Cabassi, si tratta di un milione di metri quadrati a Rho-Pero dove dovranno sorgere i padiglioni del 2015. Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano dovranno creare una società per rilevare i suddetti terreni, ma il problema non è questo, bensì i soldi: i proprietari dei terreni chiedono 200 milioni di euro che il trio formato appunto da Regione, Provincia e Comune non vuole sborsare, ma anzi chiede uno sconto.

Purtroppo non è ancora tempo di saldi.

Nel frattempo si stima che tra progettazione, personale tecnico e opere in vista della partenza dei cantieri (se i terreni verranno acquistati), nel 2010 si sarebbero dovuti spendere 26 milioni.

Siccome i terreni ancora non sono stati acquistati, se ne sono spesi solo 8,9, ovvero il minimo indispensabile per la progettazione e le prime opere. Ma senza i terreni questa spesa resterà una spesa inutile.

E’ finita qui? No. Perchè dobbiamo considerare anche i soldi che non sono stati spesi perchè non sono disponibili Ad acquistarli sarà una società formata da Regione, Comune e Provincia, ma si cerca tuttora una soluzione per pagare meno dei 200 milioni di euro pretesi dai privati. Per il sito espositivo tra progettazione, personale tecnico, e opere in vista della partenza dei cantieri, nel 2010 si sarebbero dovuti spendere 26 milioni. Ma senza i terreni si è già scesi a 8,9. Il minimo indispensabile per la progettazione e quelle prime indispensabili opere (4,5 milioni). Ecco cosa produce il ritardo. Siete stupiti? Non siatelo, perchè l’EXPO 2015 ha una breve storia di costi molto molto alti. Per rendersene conto basta leggere la relazione del tesoriere al rendiconto economico finanziario per l’EXPO 2015 all’anno 2007. Vi invito in particolare a dare una occhiata ai costi per il modellino, il rendering dell’expo 2015 e per il video promozionale (totale: 114.600 euro, senza considerare le spese per le trasferte e così via, per un totale di oltre 4 milioni di euro). Ma sono bazzecole, visto che per i lavori completi, ancora non vi è una stima precisa del costo dei lavori anche se si vocifera di 4,1 miliardi di euro (stima del 2007 e quindi già adesso risulta inadeguata) come si evince a pagina 14 del Dossier EXPO 2015. Però già all’epoca questa stima era stata reputata sottostimata. Visto il prezzo ipotetico dei terreni, è ipotizzabile che la cifra finale lieviterà.

Nel frattempo sorge anche un altro problema: una volta che l’evento è completato, che fine faranno le aree utilizzate? E’ la domanda che pone il consigliere regionale della Lombardia, Enrico Marcora dell’UDC, mentre l’on. Libè chiede al governo di fare la massima chairezza, visto che Stanca è stato nominato personalmente da Berlusconi come suo uomo di fiducia. Domande che sono rimaste senza risposta.

expoCome si vede, quindi, la situazione non è rosea. Nel frattempo Lucio Stanca ha potuto percepire non solo lo stipendio da parlamentare, ma anche l’emolumento come manager della società Expo 2015: 450.000 euro annui. Parafrasando la pubblicità, “du stipend is megl che 1”, giusto? Giusto.

E se vi state chiedendo cosa farà Stanca e chi prenderà il suo posto, state tranquilli, tutto è già stato deciso: Stanca avrebbe chiesto al premier un posto di sottosegretario, stando a quanto afferma il quotidiano di Paolo Berlusconi, mentre il suo posto dovrebbe essere preso dal Consigliere Generale del Comune di Milano, Giuseppe Sala, già manager di Pirelli.

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Pomigliano: Se Fiat scappa perde la faccia, spero non accada

postato il 24 Giugno 2010


L’intervista ai microfoni del Tg3

‘La Fiat se scappa e non tiene conto di quella che è stata una scelta fondamentale, che cambia anche le relazioni industriali e che ha ottenuto il 65% dei sì, certamente passa dalla parte del torto. Ma io mi auguro che questo non avvenga. Di Pietro? Ha costruito una buffonata tutta la notte nella speranza di poter dimostrare che il palazzo fermava i propri lavori sugli enti lirici in attesa della partita della Nazionale, una baggianata totale’.
Poi il discorso passa alla manovra economica: ‘È inevitabile, ce l’ha imposta l’Europa. Noi denunciamo la sua contraddittorietà: non ha il coraggio di tagliare le province, ma taglia gli stipendi di poliziotti o di carabinieri’.
Governo tecnico? ‘No, vedo bene un governo di armistizio tra le parti politiche, un governo di solidarietà ampia che è quello che serve perché qui ciascuno pensa al suo orticello ma nessuno pensa al Paese’.

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Rilanciamo le fondazioni liriche, da Di Pietro solo show

postato il 24 Giugno 2010

fondazioniliricheSiamo in aula da oltre ventiquattro ore consecutive, per migliorare un provvedimento su cui, una volta tanto, la maggioranza si è resa disponibile e con il Ministro Bondi ai banchi del governo dimostra di apprezzare il ruolo del Parlamento. Di Pietro invece sta portando avanti il suo ennesimo show, fa ostruzionismo solo per dividere un’opposizione seria e unita. Mi fa piacere constatare che  il Pd voglia prendere definitivamente le distanze.
E’ necessaria una riforma del settore della lirica per risollevarla dalla crisi, per questo motivo continueremo a confrontarci in Aula per migliorare il Decreto Legge. L’arroganza e l’opportunismo di Di Pietro non ci fanno paura, continueremo a lavorare, a costo di non poter assistere alla partita della Nazionale.
 
Pier Ferdinando

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