postato il 12 Gennaio 2012 | in "Economia, Politica"
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BENRIZ
BENRIZ
12 anni fa

Le liberalizzazioni sono indispensabili e devono riguardare tutti i settori soprattutto le professioni tra cui quella forense. L’esame di abilitazione alla professione forense infatti ostacola fortemente il costituzionale diritto al lavoro di tanti giovani. E’ assurdo che l’Italia, in forza della legislazione europea, preveda la libertà della circolazione dei servizi, delle persone, delle merci e delle professioni, ma abbia ancora un esame per l’esercizio dell’attività forense, istituito col Regio Decreto 37/1934. Detto esame, costituito da 3 prove scritte e una orale, con 2 diverse Commissioni presso 2 diverse Corti di Appello, è molto difficile ed è simile al concorso per la magistratura, con la differenza, non di poco conto, che col superamento di quest’ultimo si consegue un posto di lavoro con uno stipendio fisso, mentre chi supera la corsa ad ostacoli per la professione forense deve poi iniziare a formarsi la clientela e ci vogliono anni prima di vedere dei guadagni. In caso di mancato superamento dell’esame,al giovane praticante avvocato, a cui viene consentito il patrocinio ossia l’esercizio provvisorio della professione per sei anni, viene impedita l’attività con abbandono della clientela e CHIUSURA DELLO STUDIO.

mario pezzati
mario pezzati
12 anni fa

scusa benriz, ma in tutte le nazioni per potere praticare il mestiere di avvocato devi superare degli esami estremamente rigorosi (oltre a conseguire la laurea)… anche gli USA, nazione molto liberale e scevra da difese corporativiste, ha degli esami di stato.

BENRIZ
BENRIZ
12 anni fa

A Mario Pezzati vorrei chiedere: quale è l’esame di Stato che fanno gli Ingegneri, i Medici, i Farmacisti, gli Architetti ecc.,subito dopo la laurea; se durante gli esami di Stao di detti professionisti si impegnano i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Penitenziaria, la Finanza e si usano i metal detector e se qualcuno di detti professionisti è stato mai espulso dall’esame. Inoltre, vorrei chiedere al sig. Pezzati se è a conoscenza dell’esame che hanno sostenuto gli attuali avvocati,soprattutto gli anziani, fino al 2003, ossia fino alla introduzione da parte del leghista Castelli del presente diabolico esame-lotteria, costituito da 3 prove scritte, una orale, che si svolgono c/o 2 diverse Corti di Appello, con una Commissione Centrale e un esercito di Sottocommissioni, con gli ispettori vigilanti e divieto di consultazione di quei codici che gli AVVOCATI usano tranquillamente nei loro Studi. Non sarà perciò il caso di equiparare l’esame di Stato degli avvocati a quello di tutti gli altri professionisti?

BENRIZ
BENRIZ
12 anni fa

Si invia il post, tratto da un Forum, che per la sua profondità merita certamente di essere letto e preso in considerazione dal Sig.Ministro e dal Presidente Monti, a cui il messaggio è diretto, per porre fine a questo stato di cose e consentire a tanti giovani di recuperare la speranza e l’ottimismo di un futuro migliore:
“Da w monti…..già, infatti… “x noi” non ha fatto nulla. MA io penso che la professione sia morta. Tempi di tagli, di crisi e quant’altro. Gli avvocati servono decisamente meno di un parrucchiere e, forse, ancora meno di un pedicure. Che tristezza. Sono contento di essere laureato in giurisprudenza? Sinceramente no. Due giorni fa ho fatto questo sogno: uscivano i risultati degli scritti ed io, all’orale, riuscivo finalmente a “conquistare” il tanto agognato titolo di avvocato. Alle felicitazioni, vere e sincere, dei miei familiari ed amici rispondevo con un laconico “tanto non eserciterò mai, voglio guadagnare per vivere decentemente”. Questo paese e questa nazione mi hanno tolto qualsiasi capacità di sognare. Non è possibile fare un sogno quale quello sopra descritto. Se persino nei sogni uno non riesce ad essere felice che vita conduce? Io cambio totalmente mestiere. E’ meglio….. non sono cinico, sono realista Mostratemi un cuore non contaminato da folli sogni ed io vi mostrerò un uomo felice…
ma solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, è da sempre così e lo sarà sempr

mario pezzati
mario pezzati
12 anni fa

sig. benriz si emtta il cuore in pace, tutte le profesisoni prevedono esami…
le prevede financo l’abilitazione da promotore finanziario (esame scritto e orale)…

ma se vogliamo restare sul concreto: per l’abilitazione alla professione di commercialista serve la laurea, tre anni di praticantato e poi superare l’esame di Stato (3 prove scritte e 1 prova orale) necessario per l’esercizio della professione.

i medici sono tali non solo dopo 7 ani di corso di laurea, ma anche per fare il medico generico devono fare 4 anni di specializzazione.

e tutti i professionisti per essere tali sono tenuti a fare esami di stato.

ma visto che parliamo degli esami, perchè non parlaimo anche di tutti quei simpatici aspiranti avvocati che sbagliano anche la “è” voce del verbo essere??? a questi un esamino di italino lo vogliamo fare?
se non si è in grado di superare un esame, dubito che si sia in grado di potere avviare con profitto una professione indipendente.

BENRIZ
BENRIZ
12 anni fa

Gli errori li facciamo tutti, basta leggere il suo post!! L’esame di Stato deve essere uguale per tutti e deve mirare ad accertare la preparazione in diritto degli aspiranti avvocati, non già gli errori di distrazione che si possono commettere quando si scrive sotto pressione e in un clima di terrore. In verità l’attuale esame di stato è solo uno strumento per limitare l’accesso alla prrofessione da parte della casta ed impedire a tanti giovani l’ingresso nel mondo del lavoro.

ne.vogliamo.parlare?
ne.vogliamo.parlare?
12 anni fa

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Intervista a Marco Saba sul Sistema Monetario e Signoraggio
Trascrizione dell’intervista radiofonica fatta da Marcello Pamio a Marco Saba
Centro Studi Monetari: http://www.centrostudimonetari.org

D: Ho letto con molto interesse e attenzione l’Atto di Citazione pubblicato nel sito http://www.centrostudimonetari.org. Vorrei capire Marco cosa significa esattamente emettere moneta e qual è il potere di chi ha questo privilegio?
In parole povere: che potere ha chi oggi stampa il denaro?
R: La nostra ricerca è partita propria dal concetto di Signoraggio. Il Signoraggio è sostanzialmente la differenza di valore che c’è tra i costi tipografici per emettere carta-moneta e il valore nominale, ovvero, la cifra che è scritta sopra.
Questa differenza di valore tra il costo tipografico e quello indicato sulla facciata della banconota costituisce il Signoraggio, e, che come potete immaginare, è una cifra molto elevata. Nel momento in cui la Banca Centrale compra delle cose utilizzando questa moneta, che a lei è costata pochissimo (il costo tipografico è la carta filigranata e inchiostri) ottiene un potere di acquisto enorme che solo lei può avere. Quindi per quanto riguarda la carta-moneta solamente la Banca Centrale che la emette gode di questo beneficio.
La Banca Centrale nella parte del bilancio che riguarda il passivo non scrive il costo tipografico di emissione delle banconote ma il valore nominale! Cosicché quello che in realtà è un attivo, il Signoraggio, diventa un passivo per la banca! Quindi non è tassabile, viene evaso, ecc… Questo potere equivale alla quantità di carta-moneta che è in circolazione.

D: Quindi se ho capito bene: la Banca Centrale si occupa di stampare la carta-moneta. Per questa stampa spende pochissimi soldi, ma si fa pagare per il valore nominale scritto sopra?
R: Esattamente! Per fare un piccolo esempio, è come se il proprietario di un Casinò, nella sua contabilità mettesse al passivo non il costo di stampa delle fiches ma il valore nominale scritto sulle fiches.

D: Questa moneta crea inflazione?
R: Prima di tutto la moneta emessa in questo modo crea debito pubblico. Ciò è dovuto al fatto che il Ministero del Tesoro quando vende i Buoni del Tesoro alla Banca Centrale, invece di pagare anche lui le banconote al costo tipografico (costi irrisori) in realtà le paga al costo nominale indicato sopra, più gli interessi, perché paga con i Buoni del Tesoro.
Questo debito ovviamente va a carico dei cittadini!
Quindi per essere chiari, l’ammontare totale del debito pubblico che ammonta oggi a circa 25.000 euro a testa, in realtà è un credito, e i cittadini potrebbero richiederlo indietro. Alla Banca Centrale.

D: Quindi tutti gli stati sono indebitati con le banche centrali che sono tutte private?
R: Diciamo che ci sono dei casi in cui possono essere pubbliche, nel senso di nazionalizzate, come per esempio la Banca d’Inghilterra. Ma il fatto che hanno questo buco nero nel bilancio, per cui creano una provvista segreta enorme e questa provvista in virtù del falso in bilancio non va a finire nelle casse dello Stato, è chiaro che da un potere contrattuale di acquisto enorme con cui possano comprare la democrazia, i governi, i vari attori, ecc.
Il sovvertimento della democrazia attuato attraverso questi giganteschi fondi neri è la vera preoccupazione che noi abbiamo.

D: Correggimi se sbaglio: ma la Banca d’Italia e la BCE, la Banca Centrale Europea sono banche private.
R: La Banca d’Italia sicuramente. La Banca Centrale Europea è privata nel senso che è di proprietà di tutte le banche centrali che ne fanno parte. Per fare un esempio, il signoraggio ufficiale che per loro sarebbero gli interessi pagati sui Buoni del Tesoro, vengono divisi in quote tra le banche aderenti. La Banca d’Italia ha il 14,7% di azioni della BCE, e quella sarebbe la sua quota di Signoraggio formale che prende, ovviamente prenderà anche quella gran parte che poi è il capitale e che sfugge con quel meccanismo cosmetico del bilancio.
Mi preme far osservare che ci sono banche che partecipano anche loro a questo Signoraggio perché fanno parte del sistema, per esempio la Banca d’Inghilterra quella della Svezia e della Danimarca, però queste banche hanno anche un altro vantaggio, in quanto non avendo adottato l’euro internamente, ma avendo la loro moneta nazionale, loro prendono il 100% sul Signoraggio della loro moneta, e in più una fettina di quello europeo. In sostanza gli italiani senza saperlo stanno pagando le tasse a questi tre paesi!!!

D: Perché non è lo Stato a prendersi questo Signoraggio?
R: Ci sono stati degli episodi sporadici in cui questo è successo, per esempio quando avevamo la banconota da 500 lire, sopra non c’era la scritta Banca d’Italia, ma “Biglietto di Stato a corso legale”. Quindi lo Stato può emettere benissimo dei biglietti a corso legale.
Il problema è che ci sono delle forti pressioni per fare sì che questo non accada, e infatti oggi allo Stato rimane solamente il Signoraggio sulla emissione delle monetine metalliche (meno dell’1% del Signoraggio totale), e che in certi casi risulta essere negativo (stampare la monetina da 1 centesimo costa 3 centesimi!). Il grosso che è quello sulla carta-moneta va alla Banca Centrale e poi ridistribuiti alle varie banche centrali.
Poi esiste la riserva frazionaria, che è anche peggio, e riguarda le banche commerciali.
Tali banche possono creare denaro dal nulla.
Oggi il tasso di riserva è del 2%, e indica la percentuale minima di soldi che devono esserci fisicamente nei forzieri su 100 prestati. Quindi, quando un consumatore versa in banca 100 euro in contanti sul suo conto, la banca sostanzialmente può creare 50 volte tanto, dal nulla. Cioè 5000 euro!!!
Quindi se consideriamo un furto quello della Banca Centrale, veniamo a sapere che quello che fanno le altre banche messe assieme è di 50 volte tanto…
Queste sono risorse importanti che alla fine bloccano l’economia, lo sviluppo, ecc.
E’ come se avessimo una specie di meccanismo di estrazione di ricchezza che invece di andare a beneficio del popolo sovrano (è proprio al sovrano che spetterebbe il Signoraggio, e infatti prima era una tassa che prendeva il Re che era il Sovrano) e invece va a finire a pochi privati che appartengono alle grandi famiglie del capitalismo italiano.
Questo è il sistema. La cosa difficile da capire era il trucco con cui riuscivano a sottrarre tale ricchezza. Secondo noi però questo meccanismo è illegale, oltre ad essere antidemocratico infatti è contrario proprio allo spirito della Costituzione.

D: Mi viene in mente a questo punto quel biglietto verde stampato alcuni decenni fa in America dove al posto della scritta “Federal Reserve Note” c’era “United States Note”. Ovviamente il riferimento a J.F.K. non è casuale.
R: Chi si occupa di queste cose dal punto di vista investigativo sostiene che almeno sette (qualcuno dice anche otto) presidenti americani siano stati assassinati per la questione monetaria. Nel caso di Kennedy il motivo potrebbe proprio essere che pochi mesi prima di essere assassinato aveva fatto un ordine esecutivo 11110 in cui autorizzava il Ministero del Tesoro ad emettere dollari con la scritta “United States Note”. Naturalmente quella era una moneta perfettamente comparabile alle nostre 500 lire di carta, dove c’era scritto “Biglietto di Stato” invece di “Banca d’Italia”.
Dopo aver eliminato Kennedy hanno tolto immediatamente dalla circolazione questi biglietti sostituendoli con quelli della Federal Reserve, come se niente fosse.
Il discorso che noi facciamo a riguardo della Banca Centrale europea è esattamente lo stesso che possono fare gli americani per quanto riguarda la Federal Reserve (che addirittura non è neanche una società americana perché è registrata Puerto Rico).
Un’altra cosa interessante da sapere è che il famoso Premio Nobel per l’Economia in realtà non è un Premio Nobel perché non viene dato dalla Fondazione Nobel ma bensì dalla Banca Centrale svedese. Guarda caso.

D: Quindi, tornando un attimo al discorso su Kennedy, in pratica il presidente aveva bypassato il potere enorme della Federal Reserve, che sarebbe quello di creare il denaro.

R: Sono uscite da poco le registrazioni su internet dei discorsi che Kennedy ha tenuto alla Casa Bianca. Mentre ufficialmente dicevano che il problema per Kennedy era quello di togliere le truppe dal Vietnam, in realtà in quei giorni (si evince dalle registrazioni) quello che preoccupava veramente Kennedy era il fatto che la Francia restituiva i dollari chiedendo in cambio oro, secondo gli accordi che c’erano. Quindi Kennedy era molto attento alla situazione economico-finanziaria e ai rapporti con le banche centrali. E ad un certo punto, si sente nella registrazione, Kennedy minacciare gli europei di togliere le basi americane…

D: Oltre al Signoraggio, prima avevi accennato alla creazione del denaro da parte delle banche commerciali. Vorrei capire con un esempio concreto: se una persona porta 100 euro in banca, la banca mette questi 100 euro in Riserva, e poi…?

R: Il tasso di Riserva oggi è al 2%. Significa che per 100.000 euro virtuali scritti nei loro computer, basta che ne abbiamo realmente 2000 euro di carta. Questo è di fatto una “bancarotta tecnica”, perché loro hanno in realtà un cinquantesimo del denaro che vantano.

Vuol dire che se tutti andassero a ritirare i propri soldi allo sportello accadrebbe una cosa molto semplice: le banche chiuderebbero per una settimana l’erogazione del denaro chiamando immediatamente la Banca Centrale europea a Francoforte, la quale si metterebbe a stampare giorno e notte banconote per riuscire a soddisfare la richiesta e impedire che la banca fallisca realmente. Questa situazione aumenterebbe la massa monetaria creando ulteriore inflazione.

E’ per questo che la Banca Centrale viene chiamata il “Prestatore di ultima istanza”, però visto che crea denaro dal niente, sarebbe meglio chiamarla il “Prestigiatore di ultima istanza”.

D: Ma allora…questi soldi che io deposito fisicamente in banca vengono messi in Riserva e loro ne creano 50 volte tanti. Però poi questi ultimi creati dal nulla vengono prestati e tassati?

R: Certamente. Creano dal nulla il denaro e ci mettono pure gli interessi. Ma questi interessi sono solamente la ciliegina sulla torta, perché non appena questi hanno emesso dal niente il capitale hanno fatto già Bingo.

Che cosa pensa l’utente bancario normale? L’utente normale pensa che versando 100 euro in banca prende l’1% all’anno di interessi attivi, mentre la banca prestando quei 100 euro ne prende l’8% ogni anno da chi li prende a prestito. Quindi la differenza 8%-1%=7% sarebbe l’utile delle banche. In realtà non così, anzi siamo molto lontani dalla verità.

La banca con 100 euro da all’utente 1 euro di interessi all’anno all’utente; però la banca mettendo questi soldi in Riserva ne crea ben 5000 dal nulla. Supponendo che prenda un 8% di interessi sul prestito, ne prende 400 (8% di 5000 euro) tolto l’1 che ha dato a chi ha versato fisicamente i soldi, rimangono 399 solamente per quanto riguarda l’interesse. In più c’è il capitale creato dal nulla che sono 4900 (5000-100 euro iniziali).

In totale la banca crea 4900+399 e cioè 5299 euro virtuali partendo da 100 euro fisici.

Questo è il motivo per cui in ogni città le cattedrali non sono più le chiese ma i grandi istituti finanziari.

D: Cosa mi puoi dire sulle monete locali? Quelle monete chiamate anche valute complementari.

R: Nel mondo ce ne sono più di 5000, di cui 700 solamente in Giappone. Sono nate un po’ come funghi, come sono nate anche in altri periodi storici, per esempio durante la crisi del Marco negli Anni ’20.

Quando il sistema bancario, basato sull’usura, come abbiamo fin qui descritto, esagera, e quindi la crisi si diffonde tra i cittadini, è chiaro che le masse reagiscono spontaneamente con questa creazione di valuta complementare. In Giappone, all’indomani del 1995 c’erano circa 30000 suicidi economici all’anno, per bancarotta o fallimento, e un personaggio importante dell’ambiente bancario è uscito dal sistema e ha cominciato a creare queste valute alternative per cercare di risolvere la situazione di povertà. Qualcosa di simile è successo anche in Argentina dove le province si sono messe a stampare ed emettere della valuta locale complementare.

D: Bisogna partire da Comuni o Province?

R: No. Non deve partire per forza da Comuni o Province. Ci sono anche delle comunità che lo fanno. Non c’è una regola vera e propria: basta che sia una comunità inquadrata giuridicamente come provincia in Argentina o piuttosto comune in Giappone.

Ci sono semplicemente anche delle comunità di solidarietà che emettono questa valuta complementare per sopperire al risultato dell’esclusione dal credito. Per esempio in Italia abbiamo 18 milioni di persone escluse dal circuito del credito; questi 18milioni di persone potrebbero essere di nuovo reinserite nella società attraverso la creazione di valute complementari. Diciamo che è un modo soft per reagire alla distorsione finanziaria introdotta con l’uso delle monete tradizionali.

D: Pensi che questo sarà il passaggio obbligatorio? Visto che il sistema pian pianino sta collassando.

R: Penso che il passaggio intermedio sia proprio quello di sostenere una rapida diffusione di queste valute complementari. Le monete complementari potrebbero essere un passo per stabilizzare la situazione e far da ponte di passaggio tra l’attuale sistema ingiusto e illegale e un sistema futuro dove il Signoraggio sia chiaro, trasparente e si sappia soprattutto dove va a finire e a che scopi viene destinato.

Non può esserci una sovranità del popolo se non esiste una sovranità monetaria.

D: Cosa dovremo fare noi utenti e consumatori, base della piramide?

R: Innanzitutto occorre che le associazioni di difesa dei consumatori diffondano una cultura su questo tipo di problemi. Avere la consapevolezza del meccanismo del Signoraggio soprattutto.

E poi descrivere anche la possibilità che offrono le valute complementari che è quella di trattenere localmente il Signoraggio. Per esempio un Comune potrebbe emettere una moneta complementare, trattenendo il 50% del Signoraggio evitando di tassare i cittadini e con l’altro 50% il Comune potrebbe redistribuirlo equamente tra tutti i cittadini.

Questo sarebbe un sistema per fare del bene recuperando una piccola parte di questo Signoraggio

D: A settembre so che sarai un relatore al 2 ?

R: Durante la 2a Conferenza Internazionale sulla Criminalità Organizzata che si terrà a Ginevra a settembre nel Palazzo delle Nazioni Uniti. E centrerò la mia relazione sugli aspetti criminali di alcune pratiche bancarie. Oggi ne abbiamo visto qualcuna…

CENTRO STUDI MONETARI

http://www.centrostudimonetari.org

http://www.disinformazione.it

mario pezzati
mario pezzati
12 anni fa

sig. benriz, lei parla di errori di distrazione… può essere…ma ne è sicuro al 100% per tutti? e se invece fossero errori di ignoranza? lei firmerebbe un documento legale con il dubbio che chi lo ha redatto, magari ha sbagliato a scriverlo in corretto italiano, ingenerando quindi potenziali equivoci?

Lei parla di mancato accesso al mondo del lavoro da parte di tanti aspiranti avvocati… se davvero fossero motivati, si impegnerebbero e supererebbero senza problemi l’esame… mi creda l’ho visto accadere: givoani avvocati motivati che hanno studiato e hanno passato senza problemi l’esame.
Ma soprattutto, si informi suquanti avvocati ci sono già in italia. Il vero ostacolo non è l’esame, ma il fatto che, per il mercato vi sono troppi avvocati e molti di questi non riescono ad avere abbastnaza incarichi e/o cause, per coprire i costi di gestione.

BENRIZ
BENRIZ
12 anni fa

Si riporta l’articolo di Valentina Napoleoni riguardante la necessità di liberalizzazione della professione forense che arricchisce il dibattito sulle liberalizzazioni:
“Il collasso del settore
La professione legale è in crisi, va liberalizzata
di Valentina Napoleoni10 Gennaio 2012
Da tempo si parla di liberalizzazione delle professioni, in una prospettiva di riforma del sistema economico, volta a contrastare, superandola, la crisi in atto nei diversi settori. Al centro del dibattito politico si pone la necessità di liberalizzare la professione legale, che incontra le resistenze degli Avvocati iscritti all’ordine, intenti a mantenere integro il loro predominio sul mercato, inibendo l’accesso anche ai praticanti aspiranti Avvocati.

Le condizioni di espletamento dell’esame di Avvocato, in Italia, stanno assumendo connotazioni intollerabili per i praticanti, in aperto contrasto con l’obiettivo di velocizzare i tempi di passaggio dal mondo universitario a quello lavorativo. Conseguita la laurea in giurisprudenza, infatti, il neo laureato è tenuto ad eseguire due anni di praticantato presso uno studio legale. Al termine del tirocinio, si impone il superamento di tre prove scritte, che si tengono ogni anno nel mese di dicembre. I risultati delle stesse, tuttavia, vengono pubblicati circa sei o sette mesi dopo, durante i quali l’aspirante Avvocato non risulta né un tirocinante, né un lavoratore subordinato, restando così privo della minima tutela giuridica, ancorché collabori presso uno studio legale. Nella maggior parte dei casi, le prestazioni lavorative vengono rese senza la sottoscrizione di un contratto ed il collaboratore percepisce forme di retribuzioni mensili pari a circa trecento euro, persino nella capitale.
A Milano si arriva a cifre superiori, che non superano comunque le ottocento euro mensili. Solo in alcuni studi di grandi dimensioni è possibile, per i più fortunati, percepire somme superiori. La “plebe” versa in condizioni di grave precariato, destinate a protrarsi per anni, poiché, qualora si superi l’esame scritto, il candidato è tenuto ad affrontare una prova orale. Se non supera quest’ultima, deve ripetere lo scritto e così via, di anno in anno. Peraltro, l’utilità delle prove nelle quali si articola l’esame di stato, ai fini dell’accertamento della capacità tecnico-giuridica dell’esaminando, è davvero discutibile. Quanto alle tre prove scritte, i giudizi risultano del tutto arbitrari e discrezionali, senza essere accompagnati da alcuna griglia di valutazione e motivazione. Le prove, inoltre, prevedono la redazione di due pareri legali e di un atto giudiziario, in un arco di tempo davvero ristretto, nel corso del quale nessun Avvocato potrebbe ritenere di aver esaustivamente trovato la soluzione vincente o tutte le possibili soluzioni prospettabili al cliente- sic!- Quanto alle prove orali, le stesse prevedono lo studio di sette materie, oggetto di esami universitari, già studiate in precedenza.
L’abilità e capacità di un Avvocato andrebbe testata su altri fronti. Il mercato è già un ottimo banco di prova per misurare la propensione allo svolgimento dell’attività forense dei praticanti, aspiranti Avvocati, in un’ottica di equo bilanciamento tra la necessità di inibirne l’esercizio a soggetti del tutto impreparati e la meritocrazia. Inoltre, la liberalizzazione della professione legale, se intesa come misura di agevolazione dell’accesso all’ordine degli Avvocati, da parte dei laureati in legge, consentirebbe il risparmio di numerosi costi. Tra questi, vanno denunciati aspramente quelli per l’acquisto dei quattro codici aggiornati, degli alberghi dove pernottare durante le prove scritte dell’esame e dei corsi di preparazione allo stesso, tenuti in tutta Italia. Facciamo due conti. La spesa media per l’acquisto dei codici si aggira attorno ai 500 euro, quella per i corsi oscilla tra 1.000 e 3.000 euro e quella per il soggiorno a minimo 300 euro. Un salasso di circa 2.800 euro l’anno per ogni praticante. Se a ciò si aggiungono le scarse retribuzioni percepite dagli esaminandi, è evidente come l’accesso alla professione sia, allo stato attuale, di fatto impedito ai meno abbienti, a discapito della tanto proclamata meritocrazia american style e dell’economia nazionale.
In Italia, infatti, ci sono migliaia di laureati in giurisprudenza che risultano precari a tempo indeterminato e che rappresentano un costo per il paese, pur contribuendo a rimpinguare le tasche di albergatori e docenti di corsi post-universitari. In un momento storico caratterizzato dalla crisi dei mercati finanziari sembra difficile concentrare l’attenzione sulla condizione economico-sociale dei praticanti presso studi legali.
Tuttavia, se si guarda ai numeri, le prospettive cambiano. Nella sola città di Roma, ogni anno, circa 5.000 laureati si accingono ad affrontare il fatidico esame. La concentrazione di Avvocati nella capitale supera quella dei legali presenti in tutta la Francia. Delle due l’una: o si limita l’ingresso alla facoltà di giurisprudenza o si sposa una politica di liberalizzazione della professione legale. Quest’ultima andrebbe intesa in senso relativo e non assoluto. In altri termini, non si tratta di consentire di svolgere la professione di Avvocato a soggetti sprovvisti della laurea in giurisprudenza e che non abbiano eseguito il periodo di praticantato, previsto dalla legge. Si tratta di semplificare i canali di accesso all’ordine degli Avvocati per quanti hanno conseguito una laurea in legge ed eseguito il successivo tirocinio. In tale direzione, sarebbe auspicabile l’abolizione dell’esame di Stato, o comunque una modifica dello stesso, in senso tecnico-pratico e tale da eliminare i costi che gravano sugli esaminandi, riducendo i tempi necessari alla pubblicazione dei risultati”.



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