postato il 21 Settembre 2011 | in "Cultura, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Spunti di riflessione"

Ecco perché gli italiani sono un popolo e i padani no

di Jakob Panzeri

« Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor » scrive Alessandro Manzoni nella lirica Marzo 1821, l’ode patriottica in cui celebra i primi moti carbonari piemontesi e immagina il varco del Ticino di Carlo Alberto di Savoia. Più prosaicamente  la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli , siglata a Barcellona nel 1990, così definisce un  “popolo”: Ogni collettività umana avente un riferimento comune ad una propria cultura e una propria tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato la quale ha diritto a sentirsi popolo e a dichiararsi nazione”.

Il primo utilizzo della parola “Italia” è documentato nello storiografo greco Erodoto di Alicarnasso che fa derivare l’etimologia dal nome dal nome greco “italòs” che significa “vitello”, l’Italia viene identificata come una terra ricca di mandrie, di tori e di vitelli. Questo nome sarà in seguito ripreso da Tucidide, Aristotele, Antioco di Siracusa, Strabone tra gli storici greci, lo troveremo anche in Aulo Gellio, Varrone, Sesto Pompeo Festo e Virgilio presso i  latini. Il primo utilizzo della parola “Padania” invece risale al noto e simpatico giornalista sportivo Gianni Brera che usò poeticamente e forse ironicamente il termine Padania in alcune cronache degli anni ’60.

Le origini di un primitivo popolo italiano risalgono al Neolitico, quando diverse ondate migratorie portano alcuni popoli indoeuropei a coabitare pacificamente e a mescolarsi tra loro nella bella terra dei vitelli, popoli come i Liguri, i Paoleoveneti, gli Umbri, i Latini, i Lucani… popoli che ancora oggi rivivono nei nomi dei nostri enti regionali! Popoli che saranno conquistati dai romani e riuniti con il nome di “soci italici”.  Un popolo padano invece nella storia non è mai esistito e nessuno ha mai rivendicato l’unione di questo popolo prima della Lega Nord con la Dichiarazione di Indipendenza della Padania del 15 settembre 1996.

Un popolo inoltre deve riconoscersi in una comune lingua e tradizione. La lingua italiana è una lingua romanza, erede del latino, basata sul fiorentino letterario del trecento e ha come padre indiscutibile Dante Alighieri e la Commedia. La lingua padana non esiste, esiste solo un miscuglio di idiomi galloitalici retroromanzi. Ancora,  un popolo deve avere un’espressione geografica. L’Italia, unificata nel 1861 e infine allargata a Trento e Trieste al termine della prima guerra mondiale, ha avuto la fortuna di essere già prima unificata non dalle armi e dalla storia ma da una forte tradizione e cultura che la faceva respirare Italia anche se geograficamente divisa. Sui confini della Padania ancora oggi si discute: se la dichiarazione di indipendenza del 1996 dichiarava la Padania divisa in dieci stati federali nordisti  (Valle d’Aosta-Piemonte-Liguria-Lombardia-Trentino-Alto Adige-Friuli-Emilia-Romagna) e  tre regioni centrali ( Toscana-Umbria-Marche), Renzo Bossi, inaugurando il giro di Padania, ha di fatto smentito il padre e tagliato le gambe al centro, affermando che Padania è “dalla Alpi al Po”. I Romani, popolo pragmatico e quadrato, organizzando le suddivisioni amministrative avevano definito una Gallia cispadana e una Gallia transpadana per una ragione geografica molto semplice: la presenza del Po, il fiume più lungo d’Italia. Gallia perché in quella terra abitavano i galli, cis e trans perché gli uni stavano “al di qua” e gli altri “al di là” del Po. Ma da qui a definire la Padania ne passa di acqua sotto i ponti.

Dunque senza una lingua, senza una precisa espressione geografica, senza una tradizione e la consapevolezza espressa nella storia di essere popolo, non si è popolo. L’Italia è un popolo, la Padania non lo è.

Un ultima parola agli amici leghisti: siate fieri della vostra tradizione, siate fieri soprattutto pensando ai Longobardi. I longobardi, il cui patrimonio storico e culturale è stato recentemente dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanità (e io in quell’occasione ho avuto l’onore di vincere il Certamen Giannoniano) hanno assolto per l’Italia una missione fondamentale: hanno saputo tenere salda la fierezza delle loro origine, ma allo stesso tempo si sono aperti al diritto romano e ai principi cristiani portando in salvo la tradizione romana dai tempi oscuri di fine impero, hanno abbracciato il sud e il nord Italia facendo risplendere città come Monza e Pavia ma anche Spoleto e Benevento,  infine si sono fusi con i franchi ponendo l’origine del Sacro Romano Impero e della nostra odierna Europa.

L’Italia, e nemmeno la Padania, in questo momento ha bisogno di secessione, servono misure strutturali, riforme fiscali, un rilancio dell’economia. Serve un nuovo spirito nazionale per costruire qualcosa per valga ancora la pena vivere e non sopravvivere. Serve unirsi , da nord e sud, e tutti insieme, abbracciarci.



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