postato il 24 Gennaio 2019
Governo stia a fianco Guaidó e Parlamento venezuelano
Signor Presidente,
anzitutto vorrei cominciare questo breve intervento mandando un pensiero affettuoso e sincero, spero rappresentativo di tutto il Parlamento, agli italiani che stanno in Venezuela e che in questo momento soffrono pesantemente le conseguenze di una situazione che si protrae da diversi anni.
Onorevoli colleghi, credo che tutti abbiamo assistito con apprensione a quello che sta capitando in Venezuela. Io vorrei dire una cosa in premessa. Sul Venezuela la politica italiana negli anni passati si è divisa pesantemente: del Venezuela abbiamo dato giudizi diversi; storicamente del chavismo sono stati dati giudizi diversi. Ma oggi non è il momento di riaprire la pagina delle discussioni storico-politiche. Oggi è il momento di guardare in faccia la realtà e di vedere come uno dei Paesi che negli anni Settanta erano tra i più ricchi del mondo, ai vertici di tutte le statistiche mondiali, oggi si è ridotto ad un Paese in cui un decimo della popolazione è scappata; il 90 per cento vive sotto i livelli di dignità; i bambini in gran parte non vanno più a scuola, ma li trovate accanto ai bidoni della spazzatura per cercare per le loro famiglie qualcosa da mangiare; il cibo è razionato; la produzione petrolifera è scesa da 3 milioni di barili a 900.000, e probabilmente nei prossimi mesi si arresterà, per la semplice ragione che non sono state adeguate le attrezzature in tutti questi anni, pertanto anche l’unica risorsa che il Paese ha si sta inaridendo.
Davanti a questa situazione, colleghi, voi sapete benissimo che negli anni scorsi sono intervenute autorità internazionali, dall’ONU all’Organizzazione degli Stati americani, dal Mercosur a quella che è la principale risorsa spirituale del Venezuela, ossia la Chiesa cattolica e la Conferenza episcopale. Non solo. Il Santo Padre, Papa Francesco, e il Vaticano sono intervenuti più volte per cercare anche di proporsi – poiché avevano il consenso di tutti, del regime e dell’opposizione – come elemento di dialogo politico.
Io ricordo ai colleghi – molti di voi sono arrivati un anno fa – che un anno e mezzo fa il Senato approvò a larghissima maggioranza una mozione e il Governo espresse parere favorevole su di essa. Vi faccio solo notare che, allora, il Ministro degli affari esteri venne in quest’Aula a ricordarci come i nostri connazionali volessero medicinali; alcuni nostri funzionari dell’ambasciata avevano avuto congiunti morti per malattie abbastanza banali e non c’erano medicinali. Ma davanti alla richiesta delle autorità italiane di fare arrivare i medicinali alla nostra comunità, il Ministro degli esteri venezuelano aveva detto al nostro Ministro degli esteri che in Venezuela le cose andavano bene; che dei medicinali non ce n’era bisogno; che se avessimo avuto bisogno di medicinali per i nostri connazionali, li avrebbero forniti loro; e che avremmo dovuto solo dare un elenco. [Continua a leggere]
postato il 22 Gennaio 2019
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postato il 22 Gennaio 2019

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postato il 17 Gennaio 2019
Venerdì 25 gennaio, a Bologna, a partire dalle 14:30, presso Regione Emilia-Romagna – Sala 20 maggio 2012 – Terza Torre (Viale della Fiera, 8)
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PROGRAMMA:
14:30 Registrazione Partecipanti
15:00 Saluti Istituzionali
Stefano Bonaccini
Presidente della Regione Emilia-Romagna
Pier Ferdinando Casini
Senatore della Repubblica Italiana, Presidente dell’Associazione Parlamentare Amici del Giappone
Pierpio Cerfogli
Vice Direttore Generale di BPER Banca – Area Affari
Yuji Amamiya
Console del Giappone a Milano
Umberto Vattani
Presidente della Fondazione Italia Giappone
Moderatore
Davide Nitrosi
Responsabile Economia & Lavoro di QN
15:30 Italia-Giappone-Europa: un nuovo scenario
Alessandra Lanza
Responsabile Strategie industriali e regionali di PROMETEIA
15:45 L’Accordo di Partenariato Economico tra Giappone e Unione Europea
Marco Chirullo
Vice Capo Negoziatore per l’Europa
16:15 Le Relazioni Commerciali tra Italia e Giappone
Maki Hosoda
Vice Presidente della Camera Commercio Giapponese in Italia
16:30 Tavola Rotonda: le opportunità bilaterali di business e investimento
Stefano Nicoletti
Responsabile Internazionalizzazione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Ruben Sacerdoti
Servizio Attrattività e Internazionalizzazione della Regione Emilia-Romagna
Nicola Giorgi
Responsabile Servizio Global Transaction Banking di BPER Banca
Paolo Mattioli
Division Manager di MARPOSS
Gianluca Bellavista
Direttore Relazioni Esterne di Philip Morris Italia
17:30 Q & A di approfondimento su specifici settori: focus agroalimentare, meccanica e moda
18:30 Business cocktail
postato il 16 Gennaio 2019

Pubblichiamo l’intervista di Monica Rubino pubblicata su Repubblica
«I due ministri che aspettavano l’arrivo di Cesare Battisti hanno dato l’idea di uno Stato che si doveva vendicare. Mentre lo Stato deve essere implacabile, non vendicativo». Pier Ferdinando Casini, senatore del gruppo Per le Autonomie alleato con il Pd, mette in chiaro la differenza tra due visioni dello Stato, dopo la passerella di Salvini e Bonafede, che all’aeroporto di Ciampino si sono divisi la scena del ritorno dell’ex terrorista.
Che impressione le ha fatto il rientro di Battisti?
«E’ stato motivo di soddisfazione perché Battisti è un assassino condannato per omicidi e non poteva che essere estradato. Ma ho trovato triste il contesto».
I due ministri all’aeroporto le sono sembrati inopportuni?
«Se Salvini avesse tenuto una conferenza stampa al Viminale, l’avrei ritenuto doveroso e forse l’avrei anche applaudito. Ma parlare all’aeroporto, per di più con una divisa indosso, e stata un’ostentazione. Dubito che questa propaganda alia lunga risulti efficace. Il centrodestra è sempre stato estraneo all’idea di giustizialismo. Oggi sembra che la Lega abiuri il garantismo giuridico assorbito negli anni dell’alleanza con Berlusconi per riproporre gli stereotipi che indussero il Carroccio, venti anni fa, a portare il cappio in Parlamento».
La giustizia non ha bisogno di parole forti.
«Certo che no, siamo figli di una cultura giuridica garantista che dobbiamo preservare. Altrimenti di questo passo finiremmo con l’arrivare alla pena di morte».
Si sarebbe augurato maggiore unità tra le forze politiche?
«Sì perché è stato finalmente saldato un debito ideale coni figli delle vittime del terrorismo. E invece anche questo evento è diventato l’ennesimo spettacolo di propaganda degli uni contro gli altri. E’ una barbarie lo Stato che non riesce più ad avere dei momenti comuni, come accadde in passato ad esempio per i fatti di Nassiriya o per l’omicidio Biagi».
E’ preoccupato per il clima di violenza crescente in Italia e in Europa?
«Figli di questa orgia di violenza di parole sono, da un lato, gli imbecilli di Bologna che inneggiano a Battisti. E dall’altro il terribile omicidio del sindaco polacco, che dimostra come la continua istigazione alia violenza alia fine produca atti di violenza».
postato il 8 Gennaio 2019
L’intervista di Dino Martirano pubblicata sul Corriere della Sera
«La riforma che introduce il referendum propositivo senza quorum e pericolosissima. Così si avanza rapidamente verso una possibile dittatura delle minoranze che nessuno ci garantisce estranee a poteri forti e lobby…». E’ seriamente preoccupato l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini — che, a questo punto, e il decano dei parlamentari se si esclude il senatore a vita Giorgio Napolitano 一 perché con la riforma Fraccaro «si inaugura la stagione del derby permanente tra il popolo e le Camere, innescando un grave rischio per le istituzioni democratiche del Paese…».
Il governo gialloverde, che ha anche un ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, punta sull’ iniziativa «legislativa popolare rafforzata» per mandare in pensione le Camere?
«In passato c’è stata una fase in cui i regimi totalitari hanno abolito le Camere o le hanno ridotte a soggetti serventi. Poi c’è stato un lungo periodo (da Craxi a Berlusconi) in cui i processi riformatori hanno messo in discussione, a volte anche con ragioni, un eccessivo corporativismo parlamentare. Oggi siamo arrivati a chi vuole “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”. Ma tutti noi dovremmo ricordare bene che fine fanno le scatolette dopo essere state aperte: finiscono buttate nel secchio della spazzatura».
La Lega ha prima presentato e poi a sorpresa, nonostante l’iniziale appoggio di Salvini, infine ritirato un emendamento che fissa al 33% l’asticella del quorum di partecipazione.
«Il ritiro dell’emendamento della Lega e un fatto gravissimo perché il referendum propositivo senza quorum sarebbe un colpo mortale per la democrazia parlamentare. Con questo passo indietro mi sembra evidente il gigantesco baratto concordato da Lega e M5S». [Continua a leggere]
postato il 6 Gennaio 2019
Alle Europee uniamo i partiti anti sovranisti

L’intervista di Antonella Coppari pubblicata su QN
Presidente Casini, tra i sindaci e Salvini da che parte sta?
«Dalla parte delle persone serie. Quelle che non fanno propaganda, ma hanno il senso delle Istituzioni. Se l’opposizione pensa di essere credibile organizzando un boicottaggio delle leggi dello Stato sbaglia: sta solo facendo a Salvini un grande favore».
Perché?
«Le leggi si rispettano anche se non piacciono. Nessun esponente politico, specie quelli istituzionali, può valicare questo confine». [Continua a leggere]
postato il 17 Dicembre 2018
Insieme a Maurizio Marchesini, presidente di Marchesini Group Spa; Angelo Panebianco, professore di Sistemi internazionali comparati presso l’Alma Mater Studiorum; Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e Gian Luca Galletti, presidente regionale UCID dell’Emilia-Romagna.
postato il 3 Dicembre 2018
Al Senato vedo muoversi i nuovi responsabili

L’intervista di Simone Canettieri pubblicata sul Messaggero
Presidente Pier Ferdinando Casini, è preoccupato da questa manovra del popolo?
«C’è da allacciarsi le cinture di sicurezza. Le persone normali cominciano ad avere i brividi. L’Italia naviga a vele spiegate verso la recessione. Ora sarà anche vero che il deterioramento dell’economia parte da lontano, ma il colpo di grazia lo hanno dato questi sei mesi di incertezze, demagogie, offese alle autorità europee e di riscoperta assistenziale».
Non mancano i segnali di insofferenza.
«Non è un caso che il Nord produttivo sia un subbuglio e che sabato a Bologna, nella mia città, le piccole imprese abbiano elevato un grido d’allarme pesante: si sentono abbandonate».
Crede che il premier Conte e il ministro Tria abbiano la forza di imporsi sui due vicepremier Di Maio e Salvini?
«Conte e Tria sono figli di questa maggioranza: il bilancio di questi mesi per loro non è certo esaltante».
Ma l’Europa sembra appellarsi però proprio a loro due: è una trattativa dall’esito impossibile?
«In politica bisogna coltivare la dose della speranza e della pazienza, oggi paradossalmente proprio queste due persone possono salvare la maggioranza gialloverde da un’autentica disfatta. Io spero che ci riescano anche perché chi milita nella minoranza, come me, deve avere a cuore il destino del Paese».
Quindi la teoria dei pop-corn non l’appassiona?
«No, non mi piace».
Evitare il muro contro muro con l’Ue a cosa porterebbe?
«Si darebbe fiato alla discesa dello spread e anche il collocamento dei titoli di Stato sarebbe meno proibitivo. Comunque se anche dovesse andar bene, rimarrà un giudizio severo sul fatto che abbiamo creato due mesi di inutili polemiche che hanno dato credibilità alla Commissione, a discapito dell’Italia». [Continua a leggere]
postato il 30 Novembre 2018
Di Libia e soprattutto con i libici parlano troppi italiani…

L’intervista di Umberto De Giovannangeli pubblicata sull’Huffington Post
Il suo giudizio sulla Conferenza per la Libia di Palermo è tranchant: “L’abbiamo consegnata nelle mani di Haftar. Altro che un successo politico-diplomatico! Si è trattato di un passo indietro”. Reso ancor più evidente dal perdurare dell’assenza a Tripoli del nostro capo legazione, dopo che, il 10 agosto scorso, l’ambasciatore Giuseppe Perrone è stato richiamato a Roma per gravi motivi di sicurezza. “L’unico lato positivo è che dopo la mia sollecitazione e dopo diversi mesi, il ministro Moavero Milanesi convenga sull’urgenza della nomina di un nuovo ambasciatore”.
Ad affermarlo all’HuffPost è l’ex presidente della Camera, e senatore nell’attuale legislatura, Pier Ferdinando Casini. Di una cosa si dice certo. E questa certezza non è stata incrinata dalle considerazioni del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi né risolta da una vicenda, quella che riguarda il richiamo in patria dell’ambasciatore Perrone e l’assenza a Tripoli del massimo referente diplomatico, in una fase particolarmente calda, sul piano politico, nella quale l’Italia ha cercato, e continua a farlo, di affermare un suo ruolo primario sullo scenario libico. Il fatto è, rimarca Casini, ” che “di Libia e soprattutto con i libici, parlano troppi italiani…”. E di questo ne ha fatto le spese il nostro ambasciatore.
Per inquadrare un'”affaire” tutt’altro che risolto va ricordato che inizio agosto, l’ambasciatore aveva sottolineato, in un’intervista in arabo alla tv Libya’s Channel, l’importanza di “preparare bene le elezioni”, con una base “costituzionale chiara” e “condizioni di sicurezza adeguate”. Sostanzialmente, non entro la fine dell’anno, come prevedeva in un primo tempo il piano francese (successivamente l’inviato speciale Onu Ghassan Salamè ha definito una road map che sposta i termini al 2019). La soluzione di andare in tempi stretti alle urne era gradita anche dall’uomo forte della Cirenaica, il maresciallo Khalifa Haftar. Di qui le polemiche immediatamente successive alle dichiarazioni del diplomatico italiano, con bandiere tricolori date alle fiamme e altre dimostrazioni anti-italiane. A muoversi contro Perrone, almeno due istituzioni di Tobruk, nell’Est del Paese controllato da Haftar. La Commissione affari esteri della Camera libica aveva definito l’ambasciatore “persona non grata” e il ministero degli Esteri del “governo provvisorio” (non riconosciuto dall’Onu) lo aveva accusato di interferire negli affari libici. Uno strappo che la controversa presenza di Haftar alla Conferenza di Palermo del 12-13 novembre scorsi, non sembra, al di là di strette di mano e mezzi sorrisi, aver del tutto ricucito. [Continua a leggere]