postato il 14 ottobre 2017 | in "Economia, Rassegna stampa"

«Sulle banche non faremo processi. Verrà anche Visco, ci siamo sentiti»

L’intervista di Enrico Marro a Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, pubblicata sul Corriere della Sera

Presidente Casini, finalmente martedì si parte con le prime audizioni.
«Guardi — risponde il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini — che non ci sono altre commissioni d’inchiesta che abbiano prodotto tanti atti quanto la nostra in quindici giorni».

Sì, ma voi avete anche poco tempo davanti e se non vi sbrigate rischiate di fare un buco nell’acqua.
«Non dipende da noi se la legislatura è alla fine. Ma se lavoreremo tutti seriamente e con lo spirito giusto non sarà una commissione inutile».

E qual è lo spirito giusto?
«Quello che porta a fare seriamente il proprio dovere, avendo soprattutto presente che c’è una sede per la campagna elettorale che è la piazza e c’è una sede per l’inchiesta parlamentare che è San Macuto. Sovrapporre i due piani sarebbe pernicioso per il Parlamento, per i risparmiatori e per l’Italia. Qui non dobbiamo fare processi, che fanno i magistrati, e qualsiasi interferenza nostra sarebbe inopportuna e impropria».

La commissione, comunque, ha i poteri della magistratura.
«Sì, ma per fare cosa? Per acquisire documenti secretati o convocare a testimoniare persone che eventualmente si volessero sottrarre. Poteri che ci vengono dati per pervenire con mezzi adeguati di conoscenza alla verità su fatti gravi che si sono manifestati in Italia, non per fare processi paralleli».

Convocherete in audizione il governatore della Banca d’Italia, il presidente della Consob e il ministro dell’Economia?
«Sì, come è normale che sia. Intanto, ho già scritto una lettera ai vertici della Banca d’Italia e della Consob per acquisire documentazione in ordine agli atti di vigilanza posti in essere nelle principali crisi bancarie. E lo sottolineo, per rispondere a chi fa il processo alle intenzioni giornalmente, dicendo che noi non vogliamo procedere con rigore. Con l’occasione, oggi ho parlato telefonicamente con il governatore Visco, che mi ha manifestato tutto il suo desiderio e interesse a rappresentare i fatti per quello che sono e non per come tante volte appaiono».

Ascolterete anche la sottosegretaria Boschi e l’ex premier Renzi?
«Al momento abbiamo deciso di partire dalle crisi più recenti, quelle che hanno investito le banche venete. Se avessimo cominciato dal passato, ci saremmo impantanati subito in una discussione su se partire dal 2007, dal 2008 o dal 2012. Iniziamo dagli ultimi casi, che è un criterio oggettivo, ma ciò non ci impedirà di esaminare tutte le crisi. compresa Banca Etruria. Quando arriveremo lì, decideremo quali audizioni fare».

Cosa pensa di poter concludere in pochi mesi?
«Il compito della commissione è di capire se è solo stata la crisi finanziaria globale il fattore scatenante delle crisi bancarie o se ci sono stati fenomeni di cattiva gestione, politiche inadeguate o scorrette per l’erogazione del credito, pratiche commerciali ingannevoli. E se ci sono stati comportamenti fraudolenti, tanto più gravi quando rivolti nei confronti di piccoli risparmiatori. Il che significa anche vedere se la vigilanza sia stata efficace o emissiva».

Ma perché se prima non voleva la commissione poi ha accettato di presiederla?
«Da quando ero presidente della Camera ho denunciato la patologia di un sistema che istituisce troppe commissioni d’inchiesta che rischiano di sovrapporsi al lavoro della magistratura. Ne ho visto i rischi anche per questa. Tutto il mondo sa che la mia ultima aspirazione era presiedere questa commissione, ma poiché sono un uomo delle istituzioni lo faccio e cercherò di farlo bene, sfatando le stesse mie preoccupazioni».

L’approvazione bipartisan della legge elettorale alla Camera aiuta i lavori della commissione?
«Quello che vedo è che Forza Italia sta contribuendo seriamente ai lavori. E vorrei sottolineare il lavoro dei miei vicepresidenti, il senatore Marino, e l’onorevole Brunetta, che pur rappresentando nell’ufficio di presidenza l’opposizione, sta dando un contributo molto importante».

Con i 5 stelle, invece, c’è tensione. L’accusano di conflitto d’interesse perché lei è socio della Fondazione Carisbo, azionista di Intesa.
«Scusi, mi sembra un po’ ridicolo… come se non si conoscesse la natura delle Fondazioni! Mi limito a dire che ci sono stati presidenti del consiglio e ministri dell’Economia soci di Fondazioni e mai nessuno si è sognato di parlare di conflitti d’interesse».

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