postato il 4 Agosto 2013 | in "Spunti di riflessione"

Silvio si dimetterà da senatore, è in gioco il destino dei moderati

Pier Ferdinando CasiniPubblichiamo l’intervista di Carlo Fusi a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Il Messaggero

Nel momento del massimo del clangore proveniente dal campo berlusconiano, dove il vento del risentimento diventa un ciclone da cui fuoriescono improvvide richieste di grazia mischiate ad inquietanti evocazioni di guerre civili, Pier Ferdinando Casini nutre una convinzione: «Questo è l’ora dell’amarezza e della solidarietà al leader indiscusso, lo capisco. Ma io sono persuaso che il buon senso vincerà e le dico una cosa: Berlusconi si dimetterà dal Senato».

Beh, veramente a leggere le dichiarazioni di Sandro Bondi e certi ultimatum sul governo si direbbe che lei, presidente, stia vedendo chissà quale film…

«Lasciamo stare. Io provo una grande tristezza imperniata su tre riflessioni. La prima: un dispiacere personale per Berlusconi. I suoi errori sono sotto gli occhi di tutti e posso ben dirlo io che li ho messi in risalto quando lo osannava mezza Italia. Ma proprio per questo posso dire che il prezzo che Silvio paga oggi va ben oltre gli errori, e che l’accanimento giudiziario che parte della magistratura ha svolto nei suoi confronti è indubitabile. Ovviamente non mi riferisco alla sentenza della Cassazione bensì ad una intera vicenda durata vent’anni. Il secondo punto di amarezza sta nel fatto che dopo due decenni siamo ancora a Berlusconi: la democrazia italiana non appare in grado di emanciparsi e resta drammaticamente avvitata attorno a questo problema. Infine, la terza tristezza riguarda la nostra credibilità internazionale. Perché che il leader che per più tempo di tutti è stato capo del governo nel dopoguerra venga condannato per frode fiscale è una cosa che compromette enormemente l’immagine del nostro Paese».

Mettiamola così: chi paventa il rischio che l’Italia precipiti in un gorgo senza uscita, vaneggia o esprime un pericolo reale?

«Guardi, davvero io non credo di esprimere solo un atto di fede se affermo la mia convinzione che alla fine il buon senso non potrà non prevalere. Nel campo del Cavaliere questa è – comprensibilmente – l’ora dell’amarezza e della solidarietà e forse è ancora troppo presto perché si possa fare appello alla razionalità. Restano però fatti che non possono essere elusi. Esiste un popolo di centrodestra che non può essere seppellito sotto il marchio dell’infamia. Questo popolo è stato rappresentato da Berlusconi, conosceva i suoi problemi giudiziari e tuttavia lo ha rivotato appena pochi mesi fa. E personaggi che come lui sono stati al vertice dello Stato non potranno non convincersi che il tanto peggio tanto meglio non conviene a nessuno».

Sicuro che finirà così? Che una volta messa in moto, la macchina del risentimento non possa più essere fermata?

«Intanto anche in queste ore Berlusconi conferma di voler tenere il governo Letta al riparo delle puntate polemiche. In questo momento Berlusconi si trova ad un bivio non solo della sua avventura umana ma anche e soprattutto di quella politica. Se prevale il populismo e la deriva resistenziale, l’area moderata di centrodestra diventerà sempre più minoritaria. Se al contrario il Pdl continuerà sulla linea della responsabilità di questi mesi, allora avrà titolo per essere forza che costruisce il futuro del Paese».

Intanto però il Pdl scende in trincea e chiede al Quirinale la grazia per il suo leader. La ritiene una cosa fattibile?

«Subito dopo la sentenza della Cassazione, il Quirinale ha diramato un comunicato che solo gli sprovveduti non capiscono. Il capo dello Stato ha inteso riconoscere correttezza di comportamento al Pdl e nello stesso tempo ha voluto richiamare il Pd alle sue responsabilità. Perché il Pd era perfettamente consapevole dei problemi giudiziari di Berlusconi con il quale tuttavia ha stipulato una intesa di governo appena pochi mesi fa: dunque non può certo fare oggi la parte di chi si scandalizza. Napolitano ha richiamato tutti alle loro responsabilità».

Sì, ma le chiedevo della grazia che il Pdl vuole per Berlusconi. E’ una mossa che va nella direzione della responsabilità che lei auspica oppure è un fatto destabilizzante?

«Almeno per come sono avanzate e riportate dai media, quelle richieste appaiono forse umanamente comprensibili ma politicamente e prima ancora istituzionalmente sbracate e inconsulte. Non esiste che le domande di grazia possano diventare oggetto di mercanteggio politico. E nonostante tutto quello che si vede e si sente dalla sue parti, resto convinto che Berlusconi darà una concreta prova di buon senso. Prova che peraltro eviterà di consegnare un gigantesco atout al Pd: se la minaccia di far cadere il governo diventasse infatti realtà, a beneficiarne non sarebbe certo Berlusconi».

Questa prova quale sarebbe? Il famoso passo indietro? Oppure le dimissioni dal Senato?

«Berlusconi si dimetterà dal Senato. Perché chi ha avuto una responsabilità così alta nel guidare l’Italia non si sottoporrà all’umiliazione di un voto d’aula che, visti i numeri di palazzo Madama, è scontato. Berlusconi non è uno stupido ed è dotato dell’orgoglio sufficiente per evitare di consentire a Cinquestelle di diventare determinante per farlo decadere dal seggio. Non esiste, non succederà».

In attesa che Berlusconi faccia il suo beau geste, il Pd che deriva prenderà?

«Il Pd è in una situazione di grande difficoltà. Deve fronteggiare una ribellione del suo retroterra che rischia di essere fagocitato da Sel, da 5Stelle e così via».

E Scelta Civica quali specchi vede, quelli della propria dissoluzione?

«Anche il centro deve usare la testa. Mi riferisco a certe disinvolte disponibilità che qualcuno sarebbe pronto a dare ad un governo Pd appoggiato dall’esterno da 5Stelle e da Scelta Civica. E’ chiaro che per quanto mi riguarda è un’ipotesi che non esiste. Molte cose che dice Monti sono piene di buon senso. Dobbiamo capire che è necessario andare oltre Scelta Civica e l’Udc e superare lo stucchevole dualismo tra i politici e la società civile. Peraltro se tanti politici hanno dato pessima prova di sè, non mi sembra che l’esordio della società civile sia stato dei migliori».

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