postato il 27 aprile 2017 | in "Politica, Rassegna stampa"

“Quando si candidò gli dissi: tu sei matto. Fece come John Wayne”

L’intervista di Luciano Nigro pubblicata su Repubblica

«L’impresa di sconfiggere la sinistra nella “città rossa” poteva riuscire solo a Giorgio Guazzaloca. Perché era bolognese nell’anima perché aveva intuito vent’anni prima di Emmanuel Macron la crisi dei partiti e la necessità di un movimento civico». Pier Ferdinando Casini ricorda così l’amico che divenne sindaco di Bologna sconfiggendo per la prima volta la sinistra nella sua capitale storica. Lo dice in lacrime: «Ho perso un fratello maggiore col quale ho condiviso trent’anni di battaglie».

La più importante nel 1999, quando Guazzaloca divenne sindaco di Bologna.
«Fu lui a dirmi di volersi candidare, ero a casa di mia mamma. Gli dissi che era una follia, che non aveva speranze di successo».

Di certo non lo convinse.
«E come potevo? Giorgio aveva un carattere impossibile, anche per questo lo amavo».

Come nacque il vostro sodalizio?
«Era la fine degli anni Ottanta. Giorgio era repubblicano, guardato con sospetto dalla Democrazia cristiana. Voleva rompere gli equilibri locali che prevedevano il Pci alla guida della città e la Dc al governo dell’economia. Lo aiutai a diventare presidente della Camera di Commercio perché quell’idea mi piaceva».

La sfida per il Comune era un’altra cosa.
«Nacque proprio quando la sinistra lo estromesse dalla Camera di commercio e gli propose di guidare la Fiera. “Stavolta li sfido”».

E lei alla fine accettò?
«Certo. Giorgio aveva capito per primo la crisi dei partiti. Fece una lista civica, prese tutti i voti del centrodestra e tanti ne conquistò a sinistra perché la sua bolognesità era in sintonia con lo spirito della città. Aveva l’amabilità dei bolognesi, ma anche le loro impuntature. E fece la gara a modo suo, come l’amato John Wayne».

Più civico che di centrodestra?
«Tanto civico che i manifesti di Berlusconi “voto Guazzaloca”, li nascose in una cantina. Me lo raccontò ridendo».

Non fu semplice, però, governare Bologna.
«Il 2 Agosto del 2000, sul palco della strage alla stazione, lui sindaco e io presidente della Camera, fummo sommersi dai fischi. Giorgio era infuriato e per rasserenarlo gli dissi: vent’anni fa c’erano Zangheri e la Iotti, potevano non fischiarci?».

Trattato come un usurpatore?
«Questo no. Guazzaloca aveva un enorme equilibrio, perciò anche a sinistra è ricordato con rispetto. Da sindaco non fece lo spoil system, tenne in Comune dirigenti comunisti. È un simbolo di Bologna ed è amato anche da chi era stato suo avversario».

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