postato il 27 Ottobre 2011 | in "Ambiente, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo"

Rischio idrogeologico, non bastano generici impegni

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

E’ notizia di queste ore che i cittadini del Veneto colpiti dall’alluvione un anno fa, si sono visti rifiutare le richieste di polizze dalle compagnie assicurative perché “non è stato fatto abbastanza per mettere in sicurezza il territorio veneto da una nuova alluvione” .
In pratica, i cittadini dei comuni colpiti volevano stipulare delle assicurazioni contro i rischi atmosferici ed eventi come le alluvioni, ma nessuna compagnia assicurativa è disposta ad accettare il rischio, ignorando così la lettera che Zaia, presidente della regione Veneto, aveva scritto questa estate indirizzandola proprio alle compagnie assicurative, per spingerle a stipulare queste assicurazioni.

Pur comprendendo le esigenze dei cittadini, che sono legittime e giuste, non si può neanche dare torto alle compagnie assicurative, perché il governo italiano da anni taglia i fondi destinati alle opere per il contenimento e la riduzione dei rischi legati ad alluvioni e frane.

Questo problema non riguarda solo il Veneto, ma tutta l’Italia come giustamente ricorda il deputato dell’Udc Mauro Libè quando afferma che nel nostro paese ben 6.000 comuni sono a rischio idrogeologico di cui 1700 a rischio frana e 1285 a rischio alluvione (i restanti comuni rischiano sia frane che alluvioni) .

Intervenire per risolvere il problema è possibile, come avevamo già detto un anno fa, e volendo dare una idea delle cifre: basterebbero spendere circa 44 miliardi di euro per eliminare quasi ogni rischio come sostiene il geologo Zampetti.

Sembra una cifra enorme, ma non lo è se consideriamo che lo Stato italiano ha speso dal 1994 al 2004 ben 20 miliardi di euro per i danni prodotti da frane e alluvioni (e se aggiungiamo le cifre spese negli ultimi 7 anni, raggiungiamo e superiamo la cifra dei 40 miliardi di euro).

Ma non è solo questo, perché per la messa in sicurezza e gli interventi più urgenti, basterebbero 4,1 miliardi di euro per evitare la maggior parte dei danni e dei costi successivi, ed è perfettamente inutile che il ministro Prestigiacomo faccia bella mostra di sé, affermando che bisogna “attuare subito il piano anti-dissesto idrogeologico. Ciò che è accaduto è l’ennesima, e temiamo non ultima, conseguenza di una condizione di dissesto del territorio”.

Dico che è inutile questa affermazione perché il ministro dovrebbe sapere che questo governo ha stanziato appena 55 milioni di euro per tutta l’Italia per prevenire i disastri idrogeologi. Con quali soldi il ministro pensa di finanziare questi interventi?

 

 

 

2 Commenti

Commenti

  1. Il problema è complesso, ed è semplicistico ridurlo al mero dato quantitativo di risorse destinate alla salvaguardia del territorio.
    Abbiamo una struttura di controllo, intervento e supervisione, che non funziona. Invece, funziona tutt’altro, malaffare, tangenti ed appalti truccati. Senza contare la qualità degli interventi realizzati, spesso inutili, a volte dannosi, tante volte così insensati che ognuno dotato di un briciolo di buon senso se ne rende conto, anche senza essere tecnici. Li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, milioni di euro buttati nei fiumi, nei torrenti, nei fossi e lungo le strade, per creare danno, potrei farvi un elenco lungo una pagina, di tutti gli interventi errati che sono stati realizzati nella piccola zona dove vivo, moltiplicatela per 10.000, per renderci conto di ciò che avviene in Italia. Non c’è serietà e responsabilità nella gestione del territorio, con una caotica sovrapposizione dei vari enti, inutili (ad essere buoni). Come minimo occorre concentrare la gestione del territorio, dotandola di una struttura tecnica responsabile e di una gestione ineccepibile. La mappatura del rischio deve essere inequivocabile, per togliere ai soliti furbi la possibilità, di consentire l’edificazione anche dove non è possibile, perchè a rischio, punto e basta.


  2. sig. francesco, sono d’accordo con lei, però mi permetto di insistere sul dato quantitativo, perchè?
    forse perchè occupandomi di economia riduco tutto all’aspetto economico (riconsoco la mia ignoranza in campo ingegneristico, quindi non potrei parlare con competenza di argini o altro).
    Però sono convinto che, assieme alla mappatura del rischio e ad un’unica agenzia, come da lei descritto ottimamente, ci vogliono anche le dotazioni adeguate: possiamo avere la migliore mappatura del territorio che si possa avere, ma se non abbiamo i soldi, gli argini, con cosa li costruiamo?
    Sottolineo, che costruire un argine prima (e qua servirebbe la sua mappatura) costa molto meno che intervenire DOPO….
    sempre che dopo l’argine venga costruito (e inv eneto non li stanno costruendo, quindi si potrebbero avere nuove alluvioni n veneto come l’anno scorso).
    In toscana le alluvioni avvengono da circa 3 anni… perchè??? perchè non ci sono mai soldi per costruire argini decenti.
    si preferisce l’intervento errato (cui lei ha gisutamente accennato) e non un intervento “sano”…
    io non so di quale zona è lei, ma io, essendo siciliano, ho ben presente il disastro dell’anno scorso che ha coinvolto i comuni siciliani del messinese.




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