Il nostro partito, ha già dimostrato di portare avanti valide politiche per l’agricoltura,
ma riteniamo che debba impegnarsi ancora di più, e con la serietà che lo contraddistingue per dare risposte e speranza all’agricoltura italiana, attualmente sprofondata in una crisi lunga e difficile.
Moltissime aziende ormai sono ferme e chi resiste riesce a malapena di tirare avanti,
quasi tutte le aziende non sono economicamente produttive, nè sono più nemmeno in grado di affrontare investimenti per le necessarie innovazioni, nemmeno con l’aiuto di contributi di settore messi in campo dai piani regionali.
Inoltre, fatto importantissimo, manca proprio la fiducia in un futuro migliore.
Noi dobbiamo riuscire, a farci interpreti, delle istanze che ci giungono dal mondo agricolo, che per cultura e tradizione, politicamente è sempre vicino alle nostre posizioni moderate e cattoliche, se vogliamo effettivamente mettere insieme i moderati italiani, dando risposte concrete, sia a livello regionale che a livello nazionale e comunitario.
L’agricoltura italiana ha una grande ricchezza di qualità e varietà di prodotti, che a livello comunitario faticano a trovare il giusto riconoscimento, contro gli interessi industriali delle grandi lobby alimentariste europee, che spingono verso la standardizzazione e la riduzione della produzione a pochi prodotti facilmente industrializzabili.
I nostri prodotti di altissima qualità, in molti casi, praticamente sono a tutti gli effetti biologici, ma spesso restano appesi agli alberi perché penalizzati dalla attuale regolamentazione del mercato europeo.
Occorre ripensare tutto il sistema degli aiuti, spesso fine a sé stessi, per incentivare il lavoro delle aziende agricole e promuovere le filiera agro-alimentari che hanno enormi potenzialità di penetrare nel mercato anche delle esportazioni, estendendole fino alla commercializzazione, lasciando così, il valore aggiunto agli agricoltori, per creare occupazione e sviluppo.
Non dimentichiamo, che abbiamo già lasciato il settore manifatturiero ai cinesi, e che l’agricoltura rappresenta l’unico settore per dare occupazione a tante persone, che altrimenti continuerebbero solo ad ingrossare le file dei disoccupati.
l’udc ha dimostrato vicinanza alle istanze dell’agricoltura, ma ha trovato di fronte un muro insormontabile: il populismo ed egoismo del ministro leghista Zaia. naturalmente non sono tutte di quest’ultimo le colpe dei maggiori problemi del settore primario italiano. si parla di poca convenienza, poca competitività, poco sviluppo, pochi investimenti da parte degli agricoltori, poca dinamicità, poca attenzione delle istituzioni nazionali, poca imprenditorialità dei conduttori agricoli… tutte queste concause portano alla situazione disastrosa che FRANCESCO ha ben descritto. ma come poter invertire la rotta, anche lentamente? come si può ridare vento in poppa all’ormai zattera- agricoltura italiana. siamo difronte ad un settore cola brodo, fondato al nord sulle quote latte, sull’allevamento distruttivo dei capi bovini, sui debiti con le banche, ma anche sulle colture romagnole di frutta in generale, con ottimi mercati e ottima organizzazione cooperativa; al sud, molti campi, molti appezzamenti sono ormai stati abbandonati, non coltivati, invenduti. un settore con aziende di 7 ettari in media a livello nazionale, che scende di molto al sud, poco più di 2 ettari. la mia domanda è semplice: come può un agricoltore vivere su un terreno di 2 ettari? non è più possibile, era possibile fino a 20-30 anni fa, ma ora non si può più. e cosa fanno i contadini? abbandonano i campi, cercano un lavoro alternativo, riempiono le file dei tanti che cercano lavoro oppure cercano di sopravvivere con quel loro appezzamento. 20 anni fa molti agricoltori, stringendo la cinta dei consumi, accumulavano risorse economiche per acquistare il terreno del vicino che emigrava al nord, e lentamente faceva crescere la propria proprietà e continuava così fino a crearsi una vera e propria azienda agricola, non solo autosufficiente, ma con un certo livello di guadagno. parlo di 15-20 anni fa, quando i prezzi dei prodotti agricoli erano relativamente alti. ora sono crollati i guadagni, solo saliti i costi, sono aumentati i risparmi in innovazione e ammodernamento da parte degli agricoltori, in manodopera, in tutto ciò che è superfluo. Mi chiedo ancora: come si fa ad essere competitivi con i debiti da pagare, i guadagni inferiori ai costi e la situazione che va sempre peggio? Che aspettative possono avere gli agricoltori? Che futuro possono sperare di avere? Interrogativi a cui nessuno riesce a dare risposta.
Per me l’unica soluzione è permettere in maniera accelerata un ingrandirsi, in termini di dimensioni, delle aziende, in modo da poter avere una maggior base produttiva e manageriale su cui poter diversificare e investire miratamente. Ma come si riusciamo a far lievitare la superficie media nazionale delle aziende agricole? Il mercato lentamente sta dando risultati: aziende più grandi fagocitano aziende più piccole, la prima generazione di agricoltori meridionali che fu successiva al latifondo baronale inizia a lasciare il passo alle menti vive dei giovani eredi intraprendenti. Ma il mercato si è dimostrato troppo lento nel regolare il settore. Per comprare un terreno c’è bisogno di parecchia burocrazia, è sempre un bene immobile, non sono mica automobili. Un altro quesito è come velocizzare il mercato? Nella pianura padana hanno sviluppato il sistema delle cooperative, che al sud non è mai stato ben visto dagli agricoltori. Come fare? C’è bisogno di interventi mirati alle singole realtà, un piano nazionale potrebbe anche essere dannoso, le regioni devono intervenire.
Porre i dazi doganali per proteggere il bene nazionale è anacronistico e irrealistico. Bisogna soltanto ristabilire quei rapporti di forza doganale con quei paesi che mantengono alti dazi sull’importazioni estere europee(parlo della cina), oppure attraverso operazioni monetaria riesce a rendere conveniente il proprio esport in una nuova logica di dumping (parlo della cina). Continuare a drogare l’agricoltura con contributi economici alla produzione o altri tipi ancora, anche questo mi sembra strana come soluzione: l’europa paga gli agricoltori per produrre, strano no.
Ma come possiamo fare?