Ricostruiamo l’Italia sul merito

Due milioni di giovani nullafacenti, cinquemila ogni anno lasciano lasciano l’Italia verso gli Stati Uniti o l’Europa centro-settentrionale. Con questi numeri appare evidente che ci stiamo dimenticando di gettare le fondamenta per il nostro futuro, il futuro dell’Italia. La reazione del mondo politico alla cosiddetta “fuga di cervelli” e al mondo della disoccupazione (soprattutto giovanile) è impalpabile.

Solo partendo dal merito e dalle energie più positive l’Italia sarà in grado di tornare a crescere valorizzando i suoi talenti, facendo sì che i giovani meritevoli possano rimanere nel loro Paese, per contribuire all’edificazione della nuova società.

Ecco quindi le proposte:
− premiare gli studenti meritevoli restituendo loro una piccola parte delle tasse versate; tale importo potrà essere utilizzato per aumentare ulteriormente il livello di conoscenza attraverso l’acquisto di libri e o abbonamenti a giornali o attraverso l’iscrizione a corsi di specializzazione post universitari;
− responsabilizzare i singoli Istituti scolastici che dovranno decidere di destinare le risorse disponibili agli studenti davvero meritevoli;
− concretamente, facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro premiando i giovani di talento con una visibilità maggiore ;
− diminuire il fenomeno del “brain drain”;
− simbolicamente, rendere evidente che le Istituzioni tutte credono nella necessità di sostenere il merito.

Clicca qui se credi anche tu che per l’Italia sia fondamentale investire sui giovani e sul futuro. Firmare la petizione.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Andrea Magnano

6 Commenti

Commenti

  1. Buongiorno,
    io sono uno studente di architettura che, appena laureato, volerà all’estero senza pensarci due volte, anche perché ho avuto l’occasione, grazie all’erasmus, di vivere 1 anno a Parigi e sinceramente la differenza si nota. Oltre a ciò che avete pubblicato, che condivido in pieno, però ci sarebbe da fare una vera riforma dell’università perché se io, italiano, mi laureo intorno ai 28/30 anni, e gli europei si laureano entro i 24, qualcosa che non va c’è. Sicuramente noi abbiamo più bagaglio culturale, sappiamo più cose teoriche dei nostri amici francesi o tedeschi, però la nostra università è troppo lenta. Io frequento l’università di Firenze, statale ovviamente, e il tempo medio per laurearsi si è attestato intorno ai 9 anni e mezzo! Questo è inaccettabile nella nostra società moderna!!
    Si deve far qualcosa per velocizzare la laurea e per riuscire a farci uscire di casa! Ad esempio in francia danno un contributo mensile ai ragazzi che vivono fuori (ad esempio io ricevevo 150 euro circa al mese, nonostante fossi italiano!). A Berlino una casa da 50 metri quadri costa nemmeno 100.000 euro, in italia costa 3,4 o anche 5 volte tanto! Per non parlare degli affitti !!
    In conclusione, ciò che avete descritto è un buon punto di partenza ma ci sono tanti, tantissimi problemi a monte che non vengono mai considerati.


  2. Già dalle scuole superiori occorre incentivare l’incontro fra domanda e offerta con dei tirocini formativ OBBLIGATORI incentivando le aziende ad assumere gli studenti che hanno svolto il tirocinio nella loro azienda. L’università deve svecchiarsi, e costruire i propri piani formativi sui contenuti che servono davvero e non sul numero dei professori a cui assegnare una cattedra. A tutti i livelli di istruzione occorre un insegnamento dell’Inglese e dell’Informatica che consenta di imparare davvero tali competenze, non il non-insegnamento che ci ritroviamo adesso. E soprattutto, politiche che incentivino l’assunzione dei giovani senza cadere nella trappola del precariato


  3. Pienamente d’accordo. Ho firmato e rifirmerei altre 100 volte. E’ necessario puntare sul merito, sui ragazzi che davvero valgono nel nostro Paese. Bisogna accorciare le distanze tra la scuola e il lavoro, e creare un ponte su cui i ragazzi possano camminare per raggiungere la stabilità lavorativa e, di conseguenza, familiare. Soltanto così potrà ripartire il sistema economico italiano.


  4. l’Italia deve avere il coraggio di fare la rivoluzione del merito. Viviamo in una società che spesso fa fatica a riconoscere il merito delle persone. Se non c’è meritocrazia c’è la medio-crazia, cioè il premio alla mediocrità ma questo non dà soddisfazione a nessuno e non costruisce un mondo migliore. Basta vedere i laboratori di ricerca delle università, pieni di giovani ricchi solo di talento, di speranza e della passione che li spinge ad andare avanti. La fondazione EBRI a Roma per la ricerca Europea sul cervello fondata dalla Montalcini ha ricevuto addirittura più volte lo sfratto esecutivo, miracolosamente salvata quest’anno da un miliardario cinese. Eppure giovani ricercatori continuano ancora a lavorare, anche se passano mesi prima di poter ricevere uno stipendio, e quale stipendio. Basta, dobbiamo avere il coraggio di fare la rivoluzione del merito.


  5. Si potrebbe partire facendo un’altra cosa, molto semplice: un database delle eccellenze, sia delle scuole superiori, sia delle università, da proporre a privati e pubblici. perchè no?


  6. Qualche giorno fa ho ascoltato uno show di Enrico Brignani, lui candidamente dichiarava, i nostri cervelloni se ne vanno via dall’italia, quelli invece senza cervello rimangono qui e sapete dove nelle file del nostro governo, poichè chi crede alle buffonate del premier del tipo “la nipote di mubarak” è molto di più che senza cervello.
    Concediamoci pure una risata, in Italia non c’è rimasto altro…..




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