postato il 29 Luglio 2010 | in "In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Spunti di riflessione"

Riceviamo e pubblichiamo, riflessioni sul carcere italiano

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Vincenzo Andraous, detenuto nel carcere di Pavia impegnato in attività sociali e culturali con enti, scuole, parrocchie, università, associazioni culturali.

“Quando giungerà il tempo di riparare”

di Vincenzo Andraous
Per superare la non-raccontabilità del carcere italiano occorre avere più coraggio per ciò in cui si crede, per non lasciare inalterata questa condanna aggiunta ingiustamente alla condanna da scontare, affinché l’uomo che convive con la propria pena, colga il senso di ciò che si porta dentro.
Chi sbaglia e paga il proprio debito con decenni di carcere ( quando giungerà il tempo di sostituire quel verbo “pagare” con “riparare” sarà sempre troppo tardi ), attraversa davvero tempi e contesti di un lungo viaggio di ritorno, lento e sottocarico.
Non c’è più l’uomo sconosciuto a se stesso, ma uomini nuovi che tentano di riparare al male fatto, con una dignità ritrovata, accorciando le distanze tra una giusta e doverosa esigenza di giustizia per chi è stato offeso, e quella società che è tale perché offre, a chi è protagonista della propria rinascita, opportunità di riscatto e di riparazione.

Continuare a parlare del carcere che ancora non c’è, del carcere che occorre quanto meno migliorare, è obbligante non solo per l’uomo detenuto, ma anche e soprattutto per la ricerca di una Giustizia giusta ed equa, una Giustizia che è anche perdono, e che comprenda un granello di pietà, perché la pietà non è mai un atto di debolezza.
Questo mondo penitenziario deprivato di ruolo, di scopo, di utilità, è ridotto così perché è il risultato creato e prodotto dal sistema? Quale sistema? Il sistema per cui qualcuno pensa che per risolvere il problema della devianza, basta mettere in prigione il delinquente e gettare via la chiave, tutto è risolto? Il sistema che esclude, e conclude in noi stessi, la non volontà a recuperare la persona con un impegno reale e coerente?

Penso ai tanti uomini che in un carcere sopravvivono a se stessi, inchiodati alle loro storie dimenticate, sono convinto che non esistono slanci in avanti utopisti, esistono esistenze sconfitte dal tempo e dalle miserie che ci portiamo addosso.
Mi chiedo se è possibile perdonare, nella necessità di salvaguardare la collettività, ormai improntata alla sola risposta penale, al solo deterrente carcerario.
Forse sarebbe il caso di trasformare un contesto disumanizzato e disumanizzante, in un tempo che non estrania dalla propria identità, dal proprio valore di persona.

Se è vero che ognuno vive il suo presente in funzione delle scelte del passato, è anche più vero che rielaborando e rivisitandone gli anfratti, può accadere che il detenuto abbandoni la mera convinzione di avere pagato quanto dovuto.
Occorre riconoscere il bisogno di un percorso umano ( non solo cristiano ) nella condivisione e nella reciprocità, quindi nella accettazione di una possibile trasformazione e cambiamento di mentalità, non certamente quella di lasciarsi andare e volgere le spalle al proprio rinnovamento, imparando che anche dalle critiche più feroci, c’è insita la possibilità di dialogare e confrontarsi, soprattutto di crescere insieme, affinché anche il carcere, senza sterili contrapposizioni ideologiche, possa diventare un luogo, sì, di pena, ma anche a davvero un luogo di speranza, con il coraggio di scegliere fra tanti dubbi, un percorso significativo su cui giocarsi un pezzo di vita, per il bene di tutti, società libera e detenuta.

17 Commenti

Commenti

  1. ma se il carcere non fosse duro, che punizione sarebbe?
    questo è il punto nodale della questione.


  2. forse è proprio così, forse, ma un carcere ridotto al solo castigo e disumano agire, è un carcere che non serve a nessuno, entrano uomini che hanno sbagliato, scontano la pena, permanendo a un tempo bloccato, a quello della commissione del reato, poi escono veri e propri pacchi bomba, qual’è l’interesse collettivo di tutto ciò?
    Il solo aspetto vendicativo della pena risana la frattura?
    Carcere sia per chi sbaglia, ma un carcere, una fatica, un percorso, un tragitto di vita che migliora le persone, non che le rende peggiori di quando sono entrate.


  3. @gaspare
    Caro Gaspare, anche chi ha sbagliato ha diritto a una seconda opportunità e a vivere in condizioni dignitose. La pena deve essere educativae nun puntare all’anninetamento definitivo di chi, pur avendo commesso degli errori, vuole riabilitarsi nella società. Che intendi per “carcere duro”?


  4. voi parlate di seconda possibilità, io penso invece a chi rispetta la legge e fatica nel rispettarla.
    Io penso a un ragazzo che voleva lavorare e ai cantieri navali gli hanno detto di no, perchè gli unici che potevano essere assunti erano gli exdetenuti tramite la corsia preferenziale.
    E questo ragazzo era incensurato. Ora ditemi, questo ragazzo per lavorare, deve prima delinquere?
    Non bisognerebbe premiare chi si mantiene onesto?

    Qui invece, in nome dell’umanità (ma quale umanità??) e del recupero, si finisce con il privilegiare chi ha sbagliato.

    Il carcere duro deve essere uno spauracchio: non infrangere la legge o soffri.

    non può essere un centro d iritrovo.
    altrimenti mi spiegate perchè io devo essere onesto?
    chi è onesto non ha diritti??
    Secondo me, ne ha di più chi non delinque….
    Il carere ha uno scopo preventivo da deterrente: se sbagli, ne pagherai le conseguenze.


  5. @Gaspare
    signor gaspare, e perché mai il premiare chi si mantiene onesto dovrebbe escludere il rendere una pena realmente rieducatica? mi pare che le due cose possano benissimo convivere. O lei pensa che chi delinque e commette un errore, una volta scontata la sua pena, non abbia diritto a re inserirsi nella società? se ci sono delle politiche di assunzione di ex detenuti è perché, se così non fosse, sarebbe molto più semplice tornare a delinquere. Altra cosa è parlare del problema che i giovani tutti hanno, in questo nostro Paese, a inserirsi nel mondo del lavoro. insomma, non arriverei a dire che la disoccupazione dipende da un favoritismo verso i detenuti, sarebbe come sostenere che gli immirati ci rubano il lavoro. Un concetto un pò razzista non le pare?


  6. Non ho detto questo e ti pregherei di non mettermi in bocca parole che non ho detto.
    Se un mio concetto non è chiaro, chiedetemelo, che lo rendo più esplicito.
    Mi rendo conto che il mezzo non favorisce un chiarimento, e sicuramente una chiacchierata de visu sarebbe ben più chiarificatrice.

    Tornando all’argomento principale:
    1) vogliamo reinserire i detenuti? Benissimo, ma solo dopo che abbiamo risolto i problemi di chi non ha violato la legge.

    2) chi delinque merita di essere punito duramente. Ci pensava prima. La legge si rispetta, altrimenti è l’anarchia. Ha fatto la sua scelta, ne paga le conseguenze. A me sembra invece che qui si scivoli nel buonismo. Abbiamo una tale ansia di essere buoni, che alla fine giustifichiamo tutto e tutti.
    Per ogni delitto possiamo trovare una giustificazione. Da chi vive in un abuso edilizio, a chi froda il fisco, a chi uccide.

    3) mi fate un esempio di pena rieducativa? secondo voi trasformare un carcere in un hotel, è abbastanza rieducativo?


  7. infine, al di là di tutti i discorsi accademici, andiamo al fatto sodo.
    Siamo tutti buoni quando siamo al sicuro nella nostra casuccia.
    Ma voi, se foste derubati. Se vi puntassero un’arma o se minacciassero la vsotra famiglia, vorreste vedere il colpevole in galera, trattato duramente, o pensereste al suo reinserimento?

    Una volta mi hanno derubato. Sinceramente auguro la morte alle persone che mi hanno derubato.


  8. presidente, alla luce degli ultimi avvenimenti non si faccia venire in mente di andare in soccorso di chi voleva annientarci, piuttosto acceleri il progetto del partito della nazione.l’Italia ne ha di bisogno.


  9. @gaspare
    Nessuno dice di trasformare il carcere in un hotel: ma c’è una bella differenza fra un hotel e un trattamento che viola i diritti di ogni essere umano ad avere un sistemazione dignitosa. Ma da dove ti viene tutta questa cattiveria ingiustificata?


  10. @gaspare
    1)reinserimento dei detenuti non significa che non debbano scontare la propria pena, certo farli stare in carcere a vegetare non gioverà né a loro né allo stato che li mantiene. Piuttosto i detenuti nel periodo in cui scontanto la pena dovrebbero lavorare per coprire le spese della propria permanenza in carcere. Sono tanti i lavori che potrebbero fare anche senza uscire dal penitenziario

    2)chi delinque merita di essere punito, certo. Ma merita anche una seconda possibilità. Chi nella propria vita non ha commesso un errore e dopo si è pentito e ha imparato da quell’errore?

    3)per pena rieducativa intendo proprio quello che ho scritto nel punto uno.

    Infine, Gaspare, mi pare davvero esagerato augurare la morte. Moderiamo i toni del dibattito e cerchiamo di volare alto.

    Roberto


  11. @ rita: dal volere che le legge venga rispettata.
    Il carcere è un deterrente, ma lo è solo se è duro ed è una vera condanna.
    Se vi fosse la certezza della pena, e la pena fosse realmente dura, allora si che i reatidiminuirebbero

    @roberto: c’è sbaglio e sbaglio. o vogliamo dire che tutti gli errori sono uguali?
    A me non sembra esagerato augurare la morte.
    Io sono a favore della pena di morte per certi reati.

    Poi intendiamoci, se per voi basta dichiararsi pentiti, per annullare il carcere facciamo pure… sapete quanti mafiosi, stupratori, pedofili, assassini, ladri, spacciatori, truffatori, si dichiareranno pentiti???


  12. @gaspare
    E’ ovvio che la legge deve essere rispettata, non diciamo banalità. Ma tu – e cito testualmente- dici: “Una volta mi hanno derubato. Sinceramente auguro la morte alle persone che mi hanno derubato”. Non mi pare che augurarsi la morte di qualcuno rientri nella (peraltro giustissima) certezza della pena…Francamente mi sembra che le tue siano posizioni un po’ estremiste


  13. Tra le parole, sofferte e sagge, di Vincenzo e quelle “da benpensante”
    di Gaspare c’è un abisso. Ma 2000 anni di cristianesimo non ci hanno insegnato niente? Ha ragione Roberto: cerchiamo di volare alto.


  14. il mondo è bello perchè è vario.
    meglio un delinquente in carcere o al camposanto che libero per strada.


  15. luisella e cosa ci dovrebbe isnegnare 2000 anni di cristianesimo???
    Per dire…nel medio evo il cristianesimo bruciava gli eretici… gli ultimi roghi risalgono a 1700… ma tralasciamo queste cose…

    forse che il cristianesimo ci insegna che si può violare la legge impunemente??? Scusa, ma lo trovo difficile, visto che la bibbia è piena di castighi e punizioni (anche terribili e crudeli) per chi viola la legge.

    Sbaglio o se si violano le regole, si va all’inferno??? un bel posticino, sisi…
    sai perchè l’inferno è raffigurato in maniera dura?? Per servire da deterrente.
    La legge non esiste senza una punizione dura verso chi la infrange.


  16. Caro Gaspare, mi fa piacere parlare di queste cose, perchè in genere sono argomenti poco “moderni” e poco “eleganti”. Giustamente dici che la Bibbia è piena di castighi e punizioni, ma ti riferisci all’Antico Testamento”. scritto da e per uomini del passato. Dio ci ha presi per mano come bambini per insegnarci cosa in realtà vuole da noi: “Misericordia Io voglio e non olocausti”. Gesù ha parlato della Legge che è per l’uomo e non l’uomo per la legge e ha perdonato chi lo linciato e massacrato sulla croce.Questo che dico è principalmente rivolto a me che sono tentata di reagire esattamente come hai fatto tu di fronte a delitti terribili com quelli che hai elencato, ma non voglio essere io a giudicare gli altri quando non lo fa nemmeno il Creatore, che si è autodefinito Amore. E se per caso tu hai dei figli capirai benissimo l’atteggiamento di Dio verso chi sbaglia. Il perdono che si chiede per i carcerati o i delinquenti, non consiste nell’evitare la giusta “pena” ma, credo,nel fare in modo che sia una possibilità di “ricominciare” anche partendo dai propri errori.Mi piacerebbe sentire anche altri pareri……. Ciao


  17. Molto bello l’articolo postato. Molto ideologico e umano.
    Ma vedete, amici intervenuti nel blog, a me piace stare con i piedi a terra.
    Si pongono diversi aspetti della questione:
    1) carceri superaffolate, perchè?
    2) forse perchè in galera “marcisce” il delinquente? No! Perchè in galera ci si mette chiunque non ossequia il potere di turno;
    3) il clandestino è un delinquente? Per questo governo, lo è… allora dentro!
    4) Quanti clandestini sono rinchiusi in prigione?
    5) il drogato è un delinquente? No! però per legge sta in galera;
    6) il piccolo spacciatore è un delinquente?
    7) quanti drogati e quanti piccoli spacciatori stanno in galera?
    Le leggi di questo governo e di quello prima del governo Prodi, hanno sistematicamente aggravato il sistema carcerario, mutando in reati quelli che non lo erano (clandestinità) o quelli che lo erano in forma minore (detenzione e spaccio di droga).
    (Stendiamo un velo pietoso su quanta ne circola nei palazzi del potere e che nessuno si azzarda a denunciare, ivi compresi quelli che quella legge l’hanno voluto.)
    La legge di Mastella tendente apparentemente a svuotare le carceri italiane, in effetti tendenti a liberare Previti e co., non è servita a nulla! Ora siamo messi peggio di prima e, non potendoci essere un altro indulto, ora si mandano, “per motivi di salute”, i carcerati eccellenti agli arresti domiciliari nelle ville con piscine.
    E’ la giustizia italiana questa? pare proprio di sì, ma gli Italiani, quelli come me, se ne vergognano!
    P.S. Propongo per i poveri detenuti eccellenti “malatini”, l’acquisto, a loro spese, di un quartierino periferico, formato da mono/bilocali, dove andare a trascorrere la loro detenzione, privandoli, naturalmente di cellulari, di collegamenti ad internet, ecc. Potremmo risparmiare così anche in secondini.
    PP.SS. A quando un’inchiesta sui suicidi e su “quelli suicidati” da terze persone?




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