postato il 24 Gennaio 2014 | in "Esteri"

Quel che andiamo a fare in India per i nostri marò

La lettera di Pier Ferdinando Casini al direttore di “Libero” Maurizio Belpietro

Caro direttore,
ho letto con grande interesse l’articolo che Maria Giovanna Maglie ha dedicato alla missione che una delegazione parlamentare compirà tra breve per visitare i due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India da quasi due anni. E mi preme fare qualche precisazione sulle motivazioni della visita. Come tutti sanno, si tratta di una vicenda complessa e dolorosa, che ha ancora molti punti oscuri e che da parte italiana, fin dall’inizio, non è stata sicuramente gestita nel migliore dei modi. Per questo ho proposto che il Parlamento attivi una commissione d’inchiesta sulla vicenda, in modo che ciascuno, compreso chi ha sbagliato, si assuma in pieno la sua responsabilità. Ma ho precisato che questo chiarimento sarà bene avviarlo solo dopo che Latorre e Girone saranno tornati a casa, perché farlo adesso, mentre loro sono sotto processo in india, rischia solo di peggiorare le cose. Le Commissioni esteri e difesa del Parlamento hanno seguito la vicenda fin dall’inizio, approfondendo in varie occasioni con i ministri interessati e con il commissario straordinario del governo. I resoconti parlamentari stanno lì a dimostrarlo. Ci siamo sempre mossi d’intesa col governo, nel rispetto della distinzione dei ruoli, per dare il nostro contributo ed esprimere vicinanza ai nostri militari, ma sempre con cautela, evitando ogni mossa che potesse peggiorare le cose. Con la stesso senso di responsabilità, insieme ai presidenti Cicchitto, Latorre e Vito, abbiamo scelto accuratamente tempi e modi della nostra missione, evitando che iniziative scomposte di singoli parlamentari e di singole forze politiche dessero l’immagine di un Paese che procede in ordine sparso, magari per qualche piccolo interesse elettorale. Partiamo adesso, in una fase cruciale della vicenda, sotto il profilo sia processuale che diplomatico, visto che finalmente la questione ha assunto un profilo internazionale ed europeo (anche per questo, a Delhi, incontreremo gli ambasciatori dei principali Paesi dell’Unione). E abbiamo deciso che a partire fosse una delegazione ampia, rappresentativa di tutti i gruppi parlamentari, per portare ai nostri fucilieri la solidarietà di tutti gli italiani. Se avessimo voluto strumentalizzare la vicenda non avremmo aspettato tanto: in questi due anni di occasioni ce ne sarebbero state tante. Caro direttore, conosco la passione professionale con cui “Libero” sta seguendo questa vicenda: mi auguro che almeno per una volta uomini politici e carta stampata possano fare squadra “insieme”.

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