postato il 24 agosto 2018 | in "Politica, Rassegna stampa"

Prevalgono rancore e demagogia. No a una commissione parlamentare

L’intervista di Paola Di Caro pubblicata sul Corriere

«II prevalere dell’impasto tra la demagogia e il rancore è la cosa peggiore che può accadere a questo Paese». Va controcorrente Pier Ferdinando Casini, e dopo il dramma di Genova non solo si schiera contro ogni ipotesi di nazionalizzazione, ma dice no anche alla richiesta di Forza Italia e parte del centrosinistra — con il quale è stato eletto — di una commissione d’inchiesta che indaghi sul crollo del ponte Morandi.
Ha presieduto la commissione Banche, perché dice no a quella per Genova?
«Votai contro l’istituzione della commissione, pur avendola poi presieduta perché strumenti di indagine così delicati possono produrre risultati — e non uno scontro di tutti contro tutti svilente per la politica e per il Paese — solo se ci si spoglia dei propri panni di provenienza, e ci si muove in una logica bipartisan».
E oggi non è possibile?
«Oggi rischiamo di inseguire la peggior demagogia di un governo populista usando le loro stesse armi propagandistiche ma facendolo perfino peggio. Il tutto si ridurrà a buttare la croce addosso ai ministri delle Infrastrutture del passato e per reazione a Salvini e alla Lega che votarono la proroga della concessione a Benetton… Almeno il Pd e FI cerchino di essere più seri. Fino a quando penseranno di recuperare il consenso assecondando gli umori dell’opinione pubblica?».
Che umori teme?
«Prevalgono odio e rancore. Siamo molto oltre la dinamica della politica, non sono normali polemiche. Quello di Genova è stato un fatto di gravità inaudita, ma le reazioni sono state perfino più intollerabili: era appena iniziata l’opera di soccorso e già si sparavano sentenze, ognuno con le sue certezze, odio a piene mani. Ma la storia insegna: gli euforici per le prime teste tagliate dalla ghigliottina furono quelli che la persero subito dopo…».
È un’accusa al governo?
«Certo. Mentre nel passato questi fatti portavano i governi a chiedere la collaborazione delle opposizioni, oggi ogni occasione sembra buona per acuire le divisioni e continuare la campagna elettorale. Salvo poi istituire commissioni ministeriali composte da chi fino a qualche mese fa doveva controllare le opere pubbliche. Io sono garantista, ma può mai essere che a valutare come si è operato siano gli stessi che operavano? E poi, le nazionalizzazioni…».
È contrario?
«Per carità, evitiamo un Venezuela a scoppio ritardato, con gli investitori in fuga davanti alle nazionalizzazioni! Ma poi, può uno Stato che non ha saputo controllare con il rigore necessario essere oggi premiato con la gestione diretta dei servizi? Una toppa peggiore del buco. Un po’ di memoria: le privatizzazioni nacquero perché il sistema precedente non funzionava ed era antieconomico. Evitiamo che l’onda demagogica ci riporti al passato».

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