postato il 28 Novembre 2010 | in "+Nord, In evidenza, Partito della Nazione, Riceviamo e pubblichiamo"

Milano, una settimana dopo

Verso il Partito della Nazione… che sappia anche essere “di quartiere”

Ogni qual volta torno a casa da una convention, un’assemblea, un congresso in cui si parla di politica, bhé, su giornali e tv le polemiche infuriano, i commenti si sprecano, e le interpretazioni delle parole sono le più molteplici.
Ecco, allora, che mi è venuta proprio voglia di dire la mia. Contrariamente a quanto letto sulla stampa, mi son fatto un’idea diversa delle parole di Pier Ferdinando Casini (e non solo). Per prima cosa sinceramente non ho sentito un’apertura a braccia aperte verso Berlusconi né verso il Governo. Così come, dall’altra parte, non mi pare ci sia stata un’apertura particolare al PD o alla Sinistra.
Ho sentito, invece, ribadite e confermate, le scelte cominciate a maturare quasi ormai 4 anni fa, all’inizio di questo lungo e difficile –perché negarlo?!- percorso verso il Partito della Nazione. “Un partito serio, repubblicano”, come direbbe Pier Ferdinando Casini, è quello che vuole assumersi le responsabilità. E’ quello che, consapevole della complicata fase politico-economica-sociale in cui ci troviamo, decide di rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani e mettersi in gioco per primo, se necessario anche al Governo del Paese, per provare a tirar fuori l’Italia da questa palude in cui si trova.

Un partito serio” è quello che si dimostra pronto a dialogare con tutti, capace di ascoltare le tante voci rappresentative del popolo. Certo, è necessario essere chiari, mettere i puntini sulle i quando si parla di valori e principi, ma sarebbe “serio” un partito che urla solo contro gli altri?! Altri che, peraltro, considera “nemici”, e non piuttosto “avversari”. Sarebbe “serio” voler restare ‘puri’, non lasciarsi ‘corrompere’, restare, o meglio, ‘tirarsi fuori’ dalla situazione attuale, pensando di ‘salvarsi’…  sennonché, così facendo, si potrebbe sì dire di non aver avuto commistioni, ma a quale prezzo?! C’è in gioco l’economia, le imprese, cioè il nostro tessuto sociale, le famiglie di tutti e ciascuno di noi, il futuro di ognuno di noi. Come ci si potrebbe sentire privi di responsabilità?! Come si potrebbe “fare spallucce”, o, peggio, pensare che il sol dire “arrangiatevi”, è colpa vostra, colpa di questo bipolarismo forzato che ha portato allo sfinimento la politica e, quel che è peggio, la società italiana?! Come si potrebbe?! Come?!
C’è proprio da cambiare mentalità, cambiare il modo di vedere, prima ancora che la politica, il mondo! Non è uno “zig-zagare” tattico-politico. E non perché lo dica Casini, né tantomeno perché lo dico io. Ma perché i fatti dicono il contrario: Sono 2 Legislature che l’UdC  si trova all’Opposizione, senza poltrone né cariche da spartire.

E’ stata una battaglia difficile, controcorrente, contro il bipolarismo “all’italiana”… e contro tutti! Ed oggi, questa battaglia, pare proprio essere vinta. O no?! PD e PdL sono al collasso. Spaccati profondamente all’interno, dalla base, presso l’opinione pubblica. E non potrebbe essere altrimenti!
Ma dire “noi l’avevamo detto”, “noi lo sapevamo”, “ecco, avevamo ragione” sarebbe del tutto sterile, improduttivo. E quindi, invece, bisogna darsi da fare! A che serve aver avuto ragione, senza aver pensato ad una nuova prospettiva per il futuro?!  Partendo da una nuova idea per il Paese e per la società italiana, unita.
Ma certo, la Convention a Milano non può essere stata solo sogni e buone idee. Se si vuole essere responsabili è necessario guardare prima a se stessi e vedere “come si sta”. E come sta l’Unione di Centro – Verso il Partito della Nazione?! Che dire… c’è tanto da fare, tanto da costruire. A partire da una vera strutturazione locale e periferica del Partito.

Certo, non sarà domani che si potrà dire “c’è una sede in ogni comune”, ma intanto bisogna cominciare a darsi da fare, da costruire ci sarà anche una nuova classe dirigente, un nuovo fronte di uomini e donne, pronti per le nuove sfide che verranno. Non può bastare più avere un grande e carismatico leader nazionale. Se vogliamo puntare in alto, dobbiamo cominciare (noi giovani) a chiedere al partito di formare le nuove leve, e tra di esse cercare giovani “liberi e forti”, capaci di guidare un vero progresso di rinnovamento, ognuno dal suo territorio, partendo dalla gente che conosce, che frequenta. Perché così può nascere un vero nuovo partito, un partito che parta dalla gente, dal territorio, dai veri problemi e dalle istanze concrete di chi si trova ad affrontare, ogni giorno, piccole grandi difficoltà. Una politica “di quartiere”, vicina alla gente, perché fatta, interpretata e portata avanti da chi di quella gente fa veramente parte.
E questa “sortita” nel ‘verde’ Nord, a Milano, la sua “capitale”, non può certo restare una “toccata e fuga”! Anzi, è il segno che, oggi più di prima, c’è proprio bisogno di soddisfare ed ascoltare le istanze del Nord, le istanze di chi si è fatto, in buona fede, ammaliare dal sogno berlusconiano e dall’orda leghista, ai fatti incapaci di fare alcunché di concreto, né per l’Italia, né per il Nord. Questa sì che è stata una bella sorpresa:  vedere un partito, nell’immaginario collettivo, “meridionalista”, incontrarsi al Nord, e parlare di Nord. La presenza di Gabriele Albertini, uomo forte del Nord –ex(?) primo cittadino di quella Milano che ancora sente e sa essere ‘sua’- non è stata certo una presenza di secondo conto, anzi. Il Nord, forse, finalmente, ha capito che i sogni prospettatigli non son altro che vane promesse elettorali. Ecco perché lo slogan “- promesse + Nord”.

Non c’è tempo da perdere! L’UE e l’Italia –ora anche il mondo, se pensiamo alla Cina e agli USA e alle due Coree- sono in difficoltà, e un ‘governicchio’, che “tiri solo a campare per non tirare le cuoia”, non può proprio bastare, non potrà certo rispondere alle richieste che si leveranno da più parti. La prima cosa che potrebbe, dovrebbe, fare un governo serio è affrontare questioni magari spigolose ma importanti, per la politica e per la società. E non solo legge elettorale, ma anche riforme, della Scuola, delle Finanze Pubbliche, delle Pensioni. E ci saranno da superare levate di scudi, opposizioni decise, proteste. Sarà necessario avere la forza di affrontare la società e smetterla –massmediaticamente- di inseguirla! Sarà necessario avere il coraggio di fare scelte anche impopolari. Ma cosa potrebbe spaventare mai una forza capace di farcela contro tutto e tutti?! Ora sì che si rivela il vero motivo, la vera ratio di quella difficile e tosta battaglia intrapresa 4 anni orsono: assumere su di sé la responsabilità di mettere del proprio nel tirare fuori dal pantano l’Italia. Per salvare l’Italia, per ricucire la società italiana, dilaniata da questo bipolarismo forzato, a Milano, lo scorso weekend, abbiamo battuto un bel colpo.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Edoardo Marangoni

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