postato il 30 Dicembre 2011 | in "Cultura, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo, Temi etici"

Maria Eletta Martini: la ‘madre’ del volontariato

“Riceviamo e pubblichiamo” di Jakob Panzeri

“Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio”. Alessandro Manzoni

“La Repubblica italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia e ne favorisce l’apporto originale per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale “. (Legge 66/1991)

Maria Eletta era solita ricordare alle persone più care gli episodi della sua giovinezza, il suo impegno di staffetta partigiana,  l’occupazione in tempo di guerra della casa-madre del quartiere San Marco,  i suoi alunni, le lunghe discussioni davanti a una tazza di caffè con Aldo Moro. Allora era una giovane docente delle scuole medie che con il suo impegno nelle associazioni cattoliche iniziava a donare all’Italia la sua grande fede e la sua passione civile e politica che la rendono oggi uno dei pilastri del cattolicesimo democratico. L’attività politica di Maria Eletta inizia nel 1951 nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana arrivando a ricopre la carica di consigliere comunale di Lucca, il paese natale in cui il padre era stato il primo sindaco eletto dopo la Liberazione. Nel 1963 viene eletta per la prima volta in parlamento ed è l’inizio di un grande percorso cattolico e democratico: tra i suoi impegni legislativi, s’annoverano quelli di promotore e relatore unico del nuovo Diritto di Famiglia; è stata relatrice delle leggi sull’aborto e sul divorzio impegnandosi per la presenza dei consultori familiari e dell’obiezione di coscienza; da presidente della Commissione Sanità ha portato a conclusione la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Non è mancato il suo impegno a favore delle adozioni, di leggi a favore di cooperazioni con paesi in via di sviluppo e delle normative Stato-Chiesa. E’ lei l’autrice nel 1991 della legge 266 che riconosce il valore sociale, morale e gratuito del volontariato. Dopo Tangentopoli, in cui Maria Eletta si era fatta portatrice di una linea dura e moralizzatrice all’interno del partito, aveva cercato di testimoniare i valori del cristianesimo democratico prima partecipando alla fondazione del Partito Popolare Italiano poi con la Margherita; nominata Gran Cavaliere di Gran Croce dal 1996 al 2002 fu membro del comitato Nazionale di Bioetica.

La “madre del volontariato italiano” si è spenta alle 7 di mattina del 29 dicembre con la delicatezza che l’ha caratterizzata in vita. Ma a portarne avanti il  ricordo e  l’ azione sarà il suo dono più grande, il Centro Nazionale per il Volontariato, anzi, le migliaia di persone, gli organismi di volontariato, le strutture di servizio e gli enti che vi aderiscono che quest’anno hanno festeggiato i 25 anni con un unico intento: quella di valorizzare e accrescere ancora di più quella grande rete generosa e disponibile di solidarietà che è il volontariato, una delle vere principali ricchezze del nostro paese.

Oggi si stima che il 10% degli italiani si dedica al volontariato, è la fine dell’anno, è tempo di resoconti e di cambiamenti. Aggiungi la tua goccia a questo oceano di bene.

PER APPROFONDIRE

Centro Nazionale per le Ricerche e per il Volontariato

La legge quadro 266 del 1991

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