postato il 29 Giugno 2012 | in "Economia, Europa, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo"

L’accordo raggiunto permette di rilanciare l’Europa

“Riceviamo e pubblichiamo ” di Mario Pezzati

L’accordo raggiunto ha galvanizzato le borse europee, soprattutto perché dopo le diatribe degli ultimi giorni quasi nessuno si aspettava un simile risultato. Evidente anche l’impatto sul fronte obbligazionario, tanto che lo spread BTP-Bund ha subito un forte ridimensionamento e dopo essere sceso al di sotto dei 410 punti base, ha risalito la china. Ora il differenziale tra il decennale tedesco e quello spagnolo viene fotografato poco oltre i 441 punti base, con una secca contrazione di quasi il 5,5%. In forte recupero i prezzi del petrolio che dopo l’affondo di ieri recuperano posizioni e si riportano a ridosso dei 79,5 dollari con un rialzo del 2,33%. A riattivare lo shopping sul greggio contribuisce anche l’indebolimento del dollaro, nei confronti del quale l’euro sta recuperando posizioni, scambiando a 1,257.

Sostanzialmente l’accordo raggiunto nella notte ha dato vita al meccanismo anti-spread proposto dal Presidente del Consiglio Mario Monti ed è prevista l’adozione di un sistema che permetta di tenere sotto controllo l’andamento degli spread, oltre ad un piano che consenta l’uso dei fondi europei di salvataggio volto a stabilizzare i mercati del debito e ricapitalizzare direttamente le banche rompendo, di fatto, il circolo vizioso banche/debito sovrano.

Cosa accadeva infatti? Che i problemi delle banche emergevano tardi (quando erano veramente enormi), e venivano scaricati sui bilanci degli stati, indebolendo questi ultimi e generando ulteriori problemi e costi, in un circolo vizioso. Con un intervento diretto sulle banche, invece, e soprattutto con la vigilanza preventiva (altro punto emerso dagli accordi di questa notte), gli interventi saranno tempestivi e con costi più limitati, permettendo la rottura del circolo vizioso di cui sopra, nell’ottica di uscita dalla crisi.

Si può pensare di essere nella fase finale della crisi che ha avuto inizio nella primavera del 2010? Al momento è prematuro per affermare una cosa del genere, ma gli esperti prevedono che, se si procederà ad una attenta analisi costi/benefici, l’unica conclusione sarà una soluzione basata su tre pilastri: Unione Bancaria, European Redemption Fund e cessione parziale di sovranità all’Unione europea.

L’accordo, oltre ai due fondi citati, riguarda anche altre iniziative che dovrebbero rilanciare l’economia europea, tra cui anche il pacchetto da 120 miliardi di euro da destinare agli investimenti produttivi.

La possibilità di ricapitalizzare direttamente le banche servirà non solo a rassicurare i mercati, ma permetterà interventi e controlli “prima” e non, come accade ora, dopo che i problemi diventino troppo gravi. In altre parole, con dei controlli preventivi e con le conseguenti azioni si vuole evitare che i costi degli interventi siano eccessivi e pesino eccessivamente sulle spalle dei cittadini e degli Stati.

Se andiamo ad analizzare il meccanismo anti spread, fortemente voluto da Mario Monti che aveva minacciato di non firmare le altre iniziative europee, facendo pesare i sacrifici che gli italiani avevano fatto per l’Europa, osserviamo che verrà attivato su richiesta dei Paesi che lo riterranno opportuno, ma non implicherà nuove condizioni oltre a quelle stabilite dal Patto di stabilità e crescita rafforzato, e la sua attivazione non sarà monitorata dalle istituzioni europee come nel caso dei programmi di aiuto per i paesi in bancarotta.

“Con questo accordo si capovolge il concetto di vigilanza e di condizionalità: finora la logica all’interno del patto di stabilità era impostata su verifiche ex-post dei conti pubblici e delle adeguate misure”, commenta Felice De Novellis, economista di Ref Ricerche. “Ora il controllo e la condizionalità sono spostati ex-ante: quindi la vigilanza, che certamente andrà rafforzata, dovrà verificare ex-ante se un Paese è nelle condizioni di poter avere tale tipo di sostegno”.
“Sposta la logica e ciò è un’ottima idea: un Paese sarà anche incentivato a essere e a rimanere in un sentiero virtuoso perché ciò gli consentirà di garantirsi livelli di rendimenti e politiche fiscali prevedibili. E di conseguenza un Paese diventa così anche più credibile. E’ uno strumento decisamente migliore rispetto a quello degli eurobond”, aggiunge De Novellis.

Lo stesso presidente della BCE, Mario Draghi, si è detto “molto contento” delle discussioni di ieri durante il Consiglio Ue di Bruxelles e incalza i leader a continuare oggi le trattative. “Sono stati raggiunti risultati nel breve termine. La deroga dello status di creditore privilegiato per la Spagna è uno di questi risultati”, ha aggiunto. “La futura possibilità di usare l’Esm per ricapitalizzare direttamente le banche, qualcosa che la Bce chiede da un po’ di tempo, è anche un buon risultato. E dobbiamo tenere in mente che tutte queste cose, per essere credibili, dovrebbero essere accompagnate da stretta condizionalità. Questo è essenziale”. “La Commissione europea – ha detto poi Draghi – presenterà una proposta sulla base dell’articolo 136 del Trattato per la creazione di un meccanismo di vigilanza unico, all’interno del quale la Bce assumerà il ruolo di supervisore per l’eurozona”. Per il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso il vertice ha rappresentato un passo verso un’autentica unione monetaria della Eurozona. Sempre secondo Barroso, “i leader Ue sono stati capaci di prendere misure di breve e medio termine impensabili solo fino a pochi mesi fa”.

4 Commenti

Commenti

  1. Buongiorno, dott. Pezzati

    Bene, un successo del prof. Monti. Avremo ceduto anche una parte di sovranità, ma potremo essere salvati in caso di “fallimento”, è così che funziona?
    Ma già da lunedì il prof comincerà a lavorare sulla revisione della spesa pubblica e nel mirino entreranno tutti i “dipendenti pubblici”, perchè, come dice la Fornero, i lavoratori colpiti dalla manovra non potranno essere solo i dipendenti privati, l’equiparazzione deve essere totale. (Dico bene, fino ad ora?). Ci sono i soliti sindacati già sul piede di guerra, si prevedono mobilitazioni di masse, ecc.
    Ma certamente, come già successo per dipendenti privati, il prof. Monti ascolterà con attenzione, sorridendo amabilmente, e poi continuerà a fare il proprio lavoro, così come lo aveva pensato, unitamente con i ministri del suo governo.
    Riportando il prof. in campo nazionale, la revisione di spesa prevede un introito di quattro/cinque miliardi di euro, sempre sulle spalle dei lavoratori, questa volta pubblici, solo così si potrà eleminare il pericolo dell’aumento dell’IVA, almeno così ci dicono. (sto sbagliando?)
    Lei non coglie l’anomalia della situazione? Tutto a gravare sulle spalle dei cittadini comuni, quelli che stanno già tirando la cinghia all’inverosimile?
    Ebbene le posto questo articolo sui costi della politica, costi che il governo dei proff. non osa toccare perchè se li toccasse cadrebbe l’appoggio dei partiti che fino ad ora lo sostengono. Nell’articolo che le posto, le faccio notare che mancano i costi della politica degli enti periferici (regioni, province, città); mancano i costi sostenuti dagli Italiani per finanziamento dell’editoria, ivi compresi i giornali organi dei vari partiti, al di là delle copie che riescono a vendere; mancano gli emolumenti dei super burocrati di stato, quelli che hanno fatto fallire la proposta di legge sul tetto ai loro stipendi; mancano i sostanziosi emolumenti ai vari Amministratori delegati degli Enti di Stato (Rai, Enel, ecc.); mancano chissà quante cose che in questo momento non mi vengono in mente, ma che sicuramente lei avrà ben chiari (a proposito che fine hanno fatto le frequenze televisive dalle quali si pensava di poter trarre qualche euricchio?). Questo articolo si occupa solo dei costi della politica romana ed io le chiedo se a lei sembra giusto che tutto ricada sulle spalle di inermi cittadini, salvando solo le varie logiche lobbystiche.

    http://www.linkiesta.it/tutti-i-costi-della-politica-che-la-manovra-non-taglia

    Perdoni la mia solita prolissità.
    Una citoyenne


  2. lei ha perfettamente ragione, ma è anche vero che dovuqnue si vada ci sarano cittadini pronti ad insorgere….
    le spiego: se parla con i dipendentiprivati, questi diranno peste e cora dei dipendenti pubblici e viceversa.
    Andiamo alle amministrazioni locali: premesso che lea mministrazioni hanno facoltà di amministrare il loro denaro, lo stato ha un potere relativo su di loro, proprio perchè gli enti locali godono di alcune preorgative. LE faccio un esempio: lo stato non può imporre agli enti locali (regioni, province, comuni) di rinunciare alle auto blu.
    se si andasse a togliere il finanziamento all’eduitori, vi sarebbe un risparmio, ma, e parlo per esperienza avendolo visto, vi sarebbe una mobilitazione nazionale perchè si direbbe che il governo vuole imbavagliare l’editoria, vuole affamarla, vuole ridurla a servo. Diranno, questi stessi soloni, che il finanziamento pubblico permette la pluralità, permette di sopravvivere a certe realtà editoriali che altirmenti non vivrebbero e non farebbero sentire la loro voce. Direbbero infine che questi finanziamenti permettono la imparzialità dei media.

    Su questi esempi si innesta la mia considerazione: al di là dei proclami, qualunque cosa si faccia, vi saranno delle proteste più o meno immotivate, perchè ognuno difende il proprio orticello.
    Noi italiani ce ne freghiamo di tutto, purchè non si tocchi il proprio orticello: se io cittadino, per esempio, non chiedo lo scontrino, permetto l’evasione, ma stia sicura che poi sarò io il primo a lamentarmi che il governo non fa nulla contro l’evasione.
    spero di avere reso l’idea del controsenso che siamo noi italiani.
    Critici verso balotelli fino a due secondi prima del gol, e dopo la doppietta, ecco che santifichiamo balotelli (sentito con le mie orecchie, giuro).


  3. Buongiorno, dott. Pezzati

    Ha ragione sul discorso che ogni italiano vuol vedere salvaguardato solo il proprio orticello; questo è indubbio!
    Ma vede, proprio per quanto riguarda l’editoria, io ricordo benissimo quando la Gabanelli, anni fa, fece un’inchiesta su questi finanziamenti e ricordo pure l’arroganza di Feltri, Ferrara, e dell’allora direttore de “la padania”, quando dissero che si beccavano stipendi mensili che andavano dagli ottomila ai quindicimila euro mensili e di come erano bravi ad aggirare il discorso sulle tirature. Sapere che sono io cittadina a dover pagare queste menti illustri, mi pesa alquanto. Ed è proprio nell’ottica della trasparenza che dico che il finanziamento all’editoria “tutta” dovrebbe essere eliminato.
    Una citoyenne


  4. Sono ancora io.

    A quanto precedentemente scritto, riguardo all’editoria, vorrei aggiungere che se questo governo ritiene giusto e abbastanza facile operare tagli su inermi cittadini, dovrebbe dimostrarsi altrettanto intransigente nell’intervenire, anche attraverso leggi nuove, sull’economia degli Enti locali, proprio per dimostrare la consapevolezza dell’assurdo tra i diversi trattamenti riservati a lobby e a cittadini comuni.
    Ma le lobby non si lasciano toccare, no?
    Una citoyenne




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